L’intimidazione degli zaiani contro Crisanti

Nella democrazia di Zaia chi dice cose diverse da quelle imposte dalla sue scelte, viene querelato.

Azienda Zero, azienda sanitaria della Regione Vento ha depositato una denuncia per diffamazione  avverso il comportamento del dipendente Prof. Andrea Crisanti in quanto le critiche espresse pubblicamente dall’interessato avrebbero screditato le strategie di prevenzione adottate dalla Regione Veneto in tema di Covid 19.

Secondo il professor Crisanti, il Veneto avrebbe fatto affidamento sui tamponi rapidi, invece di quelli molecolari, a fronte del fatto, come dimostrava un suo studio diagnostico, che tre tamponi rapidi (di prima e seconda generazione, oggi superati) su 10 non avrebbero intercettato i contagiati da varianti del virus covid 19.

Lo studio è stato condotto dal professor Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare all’Università di Padova, dalla dottoressa Annamaria Cattelan, primario di Malattie infettive, collaborati dal professor Stefano Toppo e dal dottor Vito Cianci, direttore del Pronto Soccorso in Azienda ospedaliera a Padova;

Dallo studio emerge  che le varianti genetiche dell’antigene N Sars-CoV-2 non verrebbero rilevate dai test antigenici. Ciò, quindi, avrebbe compromesso l’affidabilità dei tamponi rapidi, che dal 15 gennaio, su richiesta della Regione Veneto, sono stati conteggiati nel bollettino nazionale dei contagi.

Se l’ipotesi venisse suffragata sarebbe possibile ipotizzare che l’utilizzo di massa dei tamponi rapidi in Veneto – che ha raggiunto quasi il 68% di tutti i test del tampone per Sars-Cov-2 – possa aver involontariamente favorito la diffusione di varianti virali da questi non rilevabili, contribuendo così alla loro libera circolazione e all’inefficacia delle misure di contenimento poste in essere dalla Regione. In pratica, l’utilizzo di massa dei test antigenici per bloccare la trasmissione del virus avrebbe favorito la diffusione di varianti non rilevabili del virus medesimo.

In proposito, rileverebbe anche il fatto che pare che sia stata inoltrata da parte del prof. Crisanti ad Azienda Zero una segnalazione che riportava alcune evidenze già emerse in merito ancora nel mese di ottobre 2020, prima che lo studio venisse completato e reso noto e che di questo non risulterebbero informati né il Comitato Tecnico Scientifico nazionale né il Ministero della Salute.

Inoltre, i primi esiti dello studio sono stati resi noti anche pubblicamente dal prof. Crisanti con interviste su un giornale locale padovano a fine mese ottobre 2020.

Da fonti stampa emerge che la Procura della Repubblica di Padova ha aperto un’inchiesta per appurare se i tamponi rapidi possano avere un’affidabilità molto inferiore a quella dichiarata dalle aziende farmaceutiche produttrici e, quindi, per questa ragione aver favorito la seconda ondata di contagi in Veneto.

I fatti sono così gravi che ritengo sia doveroso approfondire il delicato contesto. Infatti, anziché esaminare lo studio per confutarne le ragioni o per rivalutare le scelte operate, i dirigenti scelti da Zaia hanno preferito la via giudiziaria che sembra avere il brutto sapore dell’intimidazione.

In merito ho presentato un’interrogazione al Ministro Speranza per chiedergli di avviare un’urgente indagine ispettiva per fare piena chiarezza sulla validità dello studio in questione.

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