“Moria del kiwi”, da Verona a Roma.

La “moria del kiwi” è una sindrome che colpisce il frutto e comporta l’appassimento delle piante per morte dell’apparato radiale, con conseguente perdita della produzione e il disseccamento delle stesse, fino a compromettere in maniera irreversibile, anche nel giro di una sola stagione, l’intero frutteto. Gli apparati radicali delle piante sintomatiche appaiono compromessi e caratterizzati da marcescenza diffusa con capillizio radicale assorbente assente.

Ad oggi la “moria del kiwi” rimane la più grave malattia perché non è stato identificato un chiaro ed unico agente eziologico ed è multifattoriale, ovvero si manifesta in concomitanza di diversi fattori presenti contemporaneamente, per altro ancora non completamente definiti.

Non esiste allo stato attuale né una cura né prevenzione efficace nonostante si sia cercato di controllare i fattori predisponenti, come gli eccessi idrici nel suolo. Anche a causa della difficile individuazione delle cause, non è stato al momento possibile trovare soluzioni efficaci per contrastarla, e a partire dal 2012, si è diffusa in tutti gli areali di coltivazione in Italia.

La moria è in continua espansione in tutti gli areali di coltivazione, arrivando a colpire oltre il 25 per cento della superficie nazionale (6.560 ettari su un totale di 25.000 ettari): apparsa a Verona nel 2012 (dove ha colpito, ad oggi, circa 2.000 ettari su un totale di 2.500 ettari prima presenti), si è poi diffusa anche in altre realtà dal 2014 al 2018.

Per il 2020, è stato stimato un danno diretto agli agricoltori di oltre 300 milioni di euro (senza considerare l’indotto). Va altresì considerato che il danno arrecato alle superfici è permanente, a differenza di molte altre calamità per le quali, nell’anno successivo, è possibile tornare alla piena produzione: nel caso della moria del kiwi, invece, si devono sommare ogni anno le mancate produzioni delle superfici colpite alle nuove, per cui la perdita di produzione è quasi esponenziale. In tale senso, si stima che la perdita economica cumulata sfiori ormai il miliardo di euro.

Sin dal 2013, data la gravità del problema, alcuni comuni veronesi e altri enti pubblici (Provincia di Verona e Camera di Commercio, Comuni di Sommacampagna, Valeggio sul Mincio, Villafranca e Sona; Consorzio kiwi del Garda) hanno iniziato a finanziare le prime ricerche, ad opera di CREA ed AGREA Centro Studi, per indagare il fenomeno e cercare di individuarne le cause.

Finora, però, il fenomeno della moria del kiwi era stato affrontato solo in modo prevalentemente “locale”, con azioni promosse da enti territoriali e di ricerca che hanno interessato specifici areali, e talvolta senza sostegno economico finalizzato.

Da qui la proposta del nostro Assessore all’agricoltura del Comune di Sommacampagna, Giandomenico Allegri, di approfondire il tema a livello nazionale.

Con il collega Senatore Taricco, capogruppo PD nella Commissione Agricoltura del Senato, è stato avviato un percorso di conoscenza attraverso l’audizione di decine di esperti.

Il lavoro si è concluso con una risoluzione impegnativa per il Governo con la quale si chiede di sostenere, previo reperimento delle risorse, un adeguato progetto complessivo,  un programma di ricerca dedicato, valorizzando il lavoro fatto finora dai diversi soggetti interessati (campi prova, impianti commerciali monitorati ed esperimenti messi a punto in condizioni controllate).

E’ la prima volta da quando la moria è apparsa in Italia, quindi, a Verona nel 2012 e speriamo che porti a conclusioni efficaci.

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