Perché il prezzo del gas sale e scende?

Nella nostra economia il gas ormai ha un ruolo fondamentale. Non solo per produrre energia elettrica, garantire l’illuminazione pubblica, il riscaldamento ed il condizionamento, ma anche per far funzionare le nostre industrie, in particolare quelle cd. Energivore, più che necessarie per produrre beni irrinunciabili in tantissimi settori commerciali e industriali.

Il gas è diventato ancora più importante anche a causa dei cambiamenti climatici. Meno acqua c’è, meno energia producono le nostre centrali termoelettriche.

Il prezzo del gas viene governato dalla borsa europea che si trova ad Amsterdam. Gli intermediari fissano il prezzo sulla base dell’aspettativa che il metano sia carente o in eccesso sul medio-lungo termine.

Si tratta di una normale azione del mercato in base alla quale i contratti prevedono la consegna del bene, ma il pagamento del prezzo pattuito avviene a una data futura prefissata e non nel momento in cui le parti, acquirente e venditore, raggiungono l’accordo. Questi contratti vengono negoziati in Borsa.

Le negoziazioni subiscono, ovviamente, l’influenza delle informazioni economiche condizionate dal conflitto in corso. Ad esempio, è bastato far filtrare la volontà che il pagamento in rubli del gas, condizione non scritta nei contratti con gli operatori europei, non sarà previsto fino al prossimo mese per far scendere il prezzo dei contratti “futuri” del gas, anche se di poco.

La domanda attuale, comunque, è: l’Europa può sostituire il gas russo? E come?

Non è semplice. Il gas russo, che paradossalmente, costa meno se comprato direttamente dalla Russia anziché alla Borsa di Amsterdam, viaggia su una rete di gasdotti già preordinata che alimenta le forniture in maniera puntuale seppur il rubinetto di quanto metano viaggia sulla rete lo decide principalmente Mosca, all’interno dei perimetri stabiliti dai contratti.

Il taglio netto, però, farebbe venire meno introiti per la Russia tra gli 800 milioni e 1 miliardo di euro al giorno, solo per l’Europa.

Il governo ha avviato contatti con Algeria e Azerbaijan (Paesi-fornitori di metano che transita su due gasdotti che arrivano in Italia: il Tap a Melendugno in Puglia, il Transmed che si aggancia alla rete di Snam a Mazara del Vallo in Sicilia), Angola, Congo, Qatar e forse Mozambico, per disintermediare le forniture russe sostituendole con gas naturale liquefatto prodotto da questi Paesi per sostituire la quota di import di metano russo che l’anno scorso ha toccato i 29 miliardi di metri cubi, il 38% del nostro fabbisogno.

Ovviamente, il prezzo del gas naturale liquefatto è in salita, sia per l’aumento della domanda in futuro (qui ritorna il ragionamento sui contratti “futuri”) a fronte di un’offerta che per almeno due/tre anni resterà tale ad oggi, sia perché non si riesce fare a meno del gas russo in pochi mesi e sia perché non è possibile dotarsi in breve tempo di rigassificatori in grado di compensare i circa 150 miliardi di metri cubi importati in Europa nel 2021 dalla Russia.

Commenti

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *