Perché serviva ancora il Governo Draghi

Questo è il testo dell’intervento in aula che ho svolto a sostegno della prosecuzione del Governo Draghi.

“Credo che per l’interesse del Paese il governo Draghi debba andare avanti.

Credo che sia interesse di tutti che il governo prosegua ed è un interesse che sta maturando anche con fortissime spinte che provengono da ovunque, dalle parti sociali, dal mondo del lavoro, dall’Unione Europea.

Nessuno ricorda un tale corposo, quantitativamente e qualitativamente, sostegno.

Vede, Presidente Draghi, Lei ha detto “È venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di governo”. Io dico che il paese Le chiede di proseguire il patto di fiducia verso gli italiani, un patto di fiducia che Lei e noi ci siamo guadagnati grazie all’azione di garanzia che il suo Governo ha condotto in questi mesi.

Le ragioni di questa convinzione sono diverse.

Certo, detto da un Senatore del PD può sembrare retorica o scontata. Invece, non è così e con quello che dirò, spero si comprenda la convinzione del perché, non dettato da timori elettorali o condizionato da interessi elettoralistici. Quella è la propaganda!

Innanzitutto, la credibilità internazionale.

L’alleanza atlantica sta affrontando una delle sfide più difficili dal dopoguerra. Il mondo come l’abbiamo conosciuto è messo in discussione da operazioni geopolitiche minacciose per la nostra democrazia. Il nostro contagioso modello di sviluppo democratico è attaccato con missili e armi.

La risposta, politica, non poteva che essere quella intrapresa da questo Governo. Certo, dolorosa, ma l’unica possibile.

Sin da subito, il posizionamento strategico è stato chiaro: dalla parte delle democrazie a sostegno dell’Ucraina.

Io penso che l’autorevolezza del Presidente Draghi e la composizione plurale di questo Governo abbiano evitato ambiguità ed incertezze nella posizione dell’Italia.

Una scelta meno decisa, condizionata da fattori politici interni, avrebbe danneggiato la nostra collocazione sincera determinando un pericoloso domino in Europa e la nostra messa in disparte.

Se il Presidente Draghi si è seduto in quel treno con Scholz e Macron – Germania e Francia solide guida dell’Unione – lo dobbiamo a tutti noi, a coloro che hanno sostenuto le decisioni di stare dalla parte giusta della storia. E al Presidente Draghi che convintamente l’ha perseguita.

L’unità nazionale

Normalmente, di fronte alle difficoltà si rinsaldano rapporti, ci si tiene per mano, si sta tutti dalla stessa parte. Io penso che nel tessuto sociale italiano sia accaduto qualcosa del genere, a partire dalla pandemia e penso che a questo forte senso di coesione nazionale abbia contribuito il Governo e la guida di Mario Draghi.

Le divisioni nelle difficoltà sono naturali, ma il fatto che le abbiamo affrontate insieme ha determinato condizioni irripetibili, certamente utili per proseguire nel loro contrasto con il sostegno dell’opinione pubblica.

L’affidabilità economica e finanziaria

Sin dall’inizio delle scelte fatte per l’attuazione del PNRR, sebbene l’ingente mole di finanziamenti a nostro favore fosse stata decisa con il Governo Conte II, è apparso chiaro in ogni luogo che la formula istituzionale del Governo di unità nazionale con a capo Mario Draghi fosse la migliore garanzia per l’attuazione delle riforme necessarie e successivamente per la spendita di quei finanziamenti europei.

In Europa in molti hanno rinunciato agli steccati iniziali proprio in virtù di questi due fattori.

A questi obiettivi abbiamo contribuito tutti, ognuno per la sua parte, mettendo anche da parte legittime aspirazioni diverse. Lo abbiamo fatto, e grazie a questo lavoro abbiamo centrato tutti gli obiettivi finora posti.

Queste certezze hanno determinato fiducia nelle varie realtà del nostro paese, a partire dai mondi produttivi e oggi ne vediamo i frutti attraverso i loro accorati appelli.

Le cose che ancora restano da fare

Noi tutti ci stiamo dividendo su alcune scelte, sui diritti, sui bonus economici, sulle elargizioni statali, ma c’è un’emergenza che ci accomuna: difendere gli italiani dai pericolosi effetti dei rincari a seguito dei prezzi elevati dell’energia.

L’agenda sociale è una priorità di tutti noi, senza distinzioni. I salari, il costo della vita, la difesa del potere d’acquisto, il lavoro, il patto sociale e la nuova cornice per far crescere l’Italia nonostante le difficoltà, passano solo da questa formula di Governo.

Nessun altro Governo può raggiungere una mediazione più elevata. L’unità nazionale su questo punto è esiziale per la migliore riuscita del progetto sociale di cui l’Italia ha bisogno.

Date le condizioni, la continuità del governo e della legislatura con la maggioranza più larga possibile è l’unica possibilità che abbiamo per proseguire sugli obiettivi strategici che ho elencato.

Come vedete, le ragioni sono forti, come forte è la nostra convinzione che le alternative non saranno mai in grado di raggiungere gli stessi risultati positivi.

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