Perché SI alla sfiducia di Toninelli

Mar 21 2019
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Per giustificare la sfiducia, basterebbe solo dire che Toninelli è l’unico ministro delle infrastrutture al mondo che non solo non ha programmato nè avviato alcuna opera nuova, ma addirittura si affanna a bloccare quello che era già previsto e serve al Paese.

Ci sono, inoltre, almeno altre sei buone ragioni – per sintesi – a supporto della sfiducia.

  1. La velocità della ripresa economica e la competitività dell’Italia dipende in buona misura dagli importanti investimenti pubblici e privati. Sulle grandi opere infrastrutturali si misura la capacità del Governo di guardare al futuro e di dotare il Paese di un sistema connesso, integrato con il resto dell’Europa e capace di creare crescita.Al contrario, la decisione assunta da Toninelli di bloccare quasi tutte le opere, addirittura per le opere in corso di realizzazione o già finanziate, per le quali sono state impegnate e già spese ingenti risorse economiche, oltre a bloccare il Paese e mettere in difficoltà un rilevante numero di imprese e di lavoratori impegnati nella loro realizzazione, rischia di compromettere il pieno rispetto di accordi internazionali già assunti dall’Italia per le grandi opere della rete TEN-T.
  1. Toninelli è responsabile della paralisi infrastrutturale derivante dalla infelice scelta di affidare ad un gruppo di “contrari a tutto” un incarico che ha a che vedere con lo sviluppo dell’Italia. Scientemente ha operato per impedirlo, anche nel momento in cui ha fatto di tutto per orientare i lavori in senso negativo.
  2. Ha dimostrato palese inadeguatezza. I suoi annunci sui tempi dell’analisi costi benefici sono sempre stati fasulli. Toninelli ha giocato sulla pelle dell’Italia, portando avanti ostinatamente la sua visione negativa dello sviluppo. È arrivato al punto di consentire l’inserimento di tutto nell’analisi, mancava solo il costo dei rifiuti che produrranno i lavoratori che saranno impegnati nei cantieri, per completarne le assurdità.
  3. Quel ministro ha sottratto ogni informazione al Parlamento impedendo, nonostante le pressanti richieste avanzate da noi a più riprese, la conoscenza di elementi determinanti. Se non ricordo male una volta professava la trasparenza, ma si è qualificato con un comportamento omertoso che si giustifica con la sua visione proprietaria del bene pubblico che ha dimostrato in più occasioni. Come se l’Italia fosse sua, e per fortuna non è così.
  4. Toninelli ha esposto il Paese a contraddizioni e contrasti con altri partner europei, minando fattivamente la credibilità e la serietà dell’Italia, faticosamente conquistata in questi anni. Sul più delicato dei temi, in cui serve collaborazione, ha isolato l’Italia.
  5. Toninelli è l’unico ministro delle infrastrutture al mondo sul quale ci sono dubbi se conosce o meno i progetti in corso e lo stato dei luoghi. I sui riferimenti a tunnel esistenti – come quello inesistente del Brennero – e a quelli non esistenti – come quello esistente in parte sulla tratta Torino-Lione – denotano pressappochismo ed un imbarazzante quanto inadeguato approccio alla complessità dei temi che dovrebbe quotidianamente trattare.

Quel Ministro della decrescita felice porterà il Paese verso il Medioevo. Abbiamo lasciato un’eredità importante. Tanti miliardi di euro, la cura del ferro, il progetto Connettere l’Italia. Abbiamo disegnato un Paese moderno e competitivo, che, attraverso le opere pubbliche, quelle importanti, potesse crescere nel prodotto interno lordo.

Sono convinto che questa sia la prospettiva positiva per l’Italia e che per perseguirla, e per il bene dell’Italia, è più che opportuno che Toninelli lasci l’incarico.

Nessun italiano sentirebbe la sua mancanza.

Anzi, no. Credo che solo Maurizio Crozza potrebbe lamentarsi perché verrebbe meno un importante fonte di alimentazione della comicità italiana.

Qui potrai seguire il mio intervento in aula: https://www.vincenzodarienzo.it/media/per-si-alla-sfiducia-a-toninelli/

 

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