Piano nazionale sicurezza stradale 2030

In Commissione Trasporti del Senato sono il relatore del Piano nazionale per la sicurezza stradale, ovvero un sistema articolato di indirizzi, di misure per la promozione e l’incentivazione di piani e strumenti per migliorare i livelli di sicurezza da parte degli enti proprietari e gestori, di interventi infrastrutturali, di misure di prevenzione e controllo, di dispositivi normativi e organizzativi, finalizzati al miglioramento della sicurezza secondo gli obiettivi europei.

Il Piano dovrà integrarsi con gli altri strumenti programmatici nazionali e locali le cui azioni possono avere effetti positivi sulla sicurezza stradale: il Piano generale della mobilità ciclistica, il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, i Piani urbani di mobilità sostenibile, il Piano di azione nazionale sui sistemi intelligenti di trasporto e le Modalità attuative e gli strumenti operativi della sperimentazione su strada delle soluzioni di Smart Road e di guida connessa e automatica.

Il Piano accoglierà il principio Safe System, che si basa a sua volta su quattro princìpi guida: 1) i guidatori commettono errori che possono portare a incidenti; 2) il corpo umano ha una capacità fisica limitata per tollerare le azioni di impatto senza subire danni; 3) esiste una responsabilità condivisa tra coloro che progettano, costruiscono, gestiscono e utilizzano il sistema stradale nelle sue componenti (uomo, infrastruttura, veicolo), nel prevenire incidenti che provocano lesioni gravi o morte; 4) tutte le parti del sistema devono essere rafforzate per moltiplicare i loro effetti (strade e margini più sicuri; veicoli più sicuri; uso della strada più sicuro da parte degli utenti; velocità adatte alla funzione e al livello di sicurezza della strada; assistenza post-incidente).

Il Piano dovrà, inoltre, essere redatto tenendo conto delle tendenze attuali, quali: l’introduzione progressiva della guida automatica, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento del traffico merci nelle città legato al commercio elettronico, la diffusione di modelli basati sulla condivisione (sharing economy) e la diffusione di nuovi modi di trasporto (ad esempio, la micromobilità). Il documento evidenzia che le infrastrutture stradali nel sistema extraurbano e nell’ambiente urbano dovranno essere verificate ed eventualmente riconsiderate in funzione dei rischi che emergeranno a seguito della graduale diffusione di nuove tecnologie e nuovi modi di trasporto e delle altre tendenze citate.

In concreto, l’Italia si pone l’obiettivo generale di dimezzare il numero di vittime della strada entro il 2030 rispetto ai valori del 2020. L’intento è dunque quello di passare dalle 3.029 vittime della strada del 2020 (dato tendenziale, poiché quando è stato redatto il documento in esame il dato definitivo per il 2020 non era ancora disponibile) a meno di 1.515 nel 2030. A ciò si aggiunge l’obiettivo generale di dimezzare entro il 2030 anche il numero dei feriti gravi.

La stima preliminare del fabbisogno minimo è quantificata in circa 1,4 miliardi di euro. Considerando una quota di cofinanziamento statale media del 70 per cento, si stima un contributo statale pari a 980 milioni, mentre i restanti 480 milioni saranno a carico degli enti locali.

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