Ridurre il disagio abitativo dei nuclei familiari svantaggiati

Ho presentato una proposta di legge sul tema del diritto alla casa ed in particolare nel comparto dell’edilizia sociale pubblica a favore delle persone e delle famiglie meno abbienti.

Tra le conseguenze della crisi sanitaria e delle restrizioni al sistema economico-produttivo italiano, certamente va annoverata l’acuirsi delle diseguaglianze sociali e l’aumento di cittadini in condizioni di difficoltà.

La crisi rischia di riflettersi pesantemente anche sulla condizione abitativa delle fasce deboli, aggravando un’emergenza già molto preoccupante in numerose città italiane prima della pandemia.

È verosimile ritenere che potranno essere numerose le famiglie a rischio di sfratto per morosità, avendo perso le risorse per sostenere i canoni di affitto e altrettanto numerose quelle che rischiano di perdere la casa di proprietà perché impossibilitate ad onorare il mutuo.

La casa è un elemento fondamentale nella vita di ciascuna persona perché concerne bisogni di tipo personale, sociale, economico e simbolico che sono fondamentali per il benessere individuale.

In diverse occasioni, i sociologi hanno chiarito bene il valore identitario della casa financo a definirlo un elemento costitutivo dello spazio sociale degli individui. Nondimeno, appare rilevante il fatto che nei Paesi con scarsa offerta di alloggi in affitto, la maggior parte dei giovani tra i 18 e i 34 anni continua a vivere con i propri.

Nei fatti, nella società moderna, la casa gioca un ruolo fondamentale nella strutturazione delle disuguaglianze sociali.

Le problematiche relative sono note e rilevanti. Eppure, a fronte della gravità del problema, con risvolti in termini di diritti di giustizia sociale, le politiche dell’abitare hanno avuto un’attenzione marginale nel campo delle politiche sociali, tanto che l’edilizia residenziale pubblica non occupa posizioni di rilievo pur essendone noto l’impatto sulla diseguaglianza e sulla povertà.

Sul tema del diritto alla casa ed in particolare nel comparto dell’edilizia sociale pubblica, l’Italia sconta un ritardo decennale tanto da essere da troppo tempo il paese europeo che spende meno nel settore. L’offerta abitativa pubblica in Italia, dagli anni ’80 si è ridotta del 90 per cento.

Occorre, quindi, una chiara inversione di tendenza con interventi definiti attraverso una programmazione effettiva degli investimenti per l’edilizia residenziale pubblica da considerare una componente essenziale per un nuovo welfare in grado di diminuire precarietà e povertà.

Peraltro, la costante riduzione del flusso di nuovi alloggi popolari nel corso degli anni ha prodotto un significativo innalzamento dell’età media dei soggetti che risiedono negli alloggi e, conseguentemente, è cresciuta la quota di famiglie in case popolari con persona di riferimento pensionata.

Nel nostro Paese, nel tempo, tre sono state le azioni per favorire il mercato degli affitti: il fondo per l’affitto, la tassazione con ritenuta secca, al di fuori della progressività dell’Irpef, a partire dai contratti convenzionati e l’edilizia residenziale pubblica.

Malgrado questi interventi, l’efficacia nel contrastare il disagio abitativo delle famiglie non è pienamente soddisfacente. La ragione principale consiste proprio nel volume delle risorse impegnate e, probabilmente, anche la risposta asimmetrica che le Regioni hanno dato al problema sui propri territori.

La necessità di dotare ampie fasce di popolazione di edilizia sociale deve anche confrontarsi con i temi della rigenerazione urbana, del riuso e riqualificazione dell’ingente patrimonio immobiliare pubblico e privato dismesso, di una produzione edilizia ispirata alla sostenibilità ambientale e sociale ed all’efficienza energetica, della rivitalizzazione delle aree interne del Paese e dei borghi disabitati.

Sebbene il tema dell’Edilizia Residenziale Pubblica sia stato conferito esclusivamente alle Regioni, come stabilito dalla Legge Costituzionale n.3 del 18 ottobre 2001- modifica il titolo V della Costituzione, restano intatte le esigenze concernenti i livelli essenziali delle prestazioni nonché l’esigibilità delle prestazioni di welfare da parte del cittadino omogeneamente in tutto il territorio nazionale.

Infatti, le diversissime leggi e i regolamenti regionali che sono stati adottati nel tempo hanno condizionato le finalità sociali del comparto, diversificando fortemente il settore a livello nazionale; con caratteristiche contraddittorie a seconda del luogo.

Per questa ragione ho presentato una proposta di legge che propone, al fine di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale e il degrado urbano derivante dai fenomeni di alta tensione abitativa, un piano nazionale di edilizia residenziale pubblica e insiste su alcuni fattori importanti con interventi mirati sul sostegno all’affitto a canone concordato, sull’ampliamento dell’offerta di alloggi popolari, e sullo sviluppo dell’edilizia residenziale sociale e sul riscatto a termine dell’alloggio sociale, stabilendo anche agevolazioni fiscali per il conduttore di alloggi sociali.

Si tratta di azioni a favore di famiglie con redditi modesti. Ciò anche in ragione del fatto che rispetto a qualche decennio fa buona parte dei nuclei a reddito medio-alto ha avuto la possibilità di acquistare la casa.

Una politica che abbia come obiettivo la categoria degli affittuari ha, quindi, una buona capacità di raggiungere nuclei in difficoltà economica.

A questo link puoi leggere la proposta di legge: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/DDLPRES/0/1217590/index.html?part=ddlpres_ddlpres1-articolato_articolato1

Lo sport nel carcere. Proposta di legge.

Lo sport nel carcere. Proposta di legge.

All’interno degli istituti penitenziari la pratica dell’attività sportiva assume un ruolo importante: infatti, attraverso lo sport si impara ad accettare le regole e a collaborare con gli altri.

In un contesto sovraffollato, multietnico e multiculturale, come sono oggi le nostre carceri, lo sport rappresenta un valore aggiunto: è un linguaggio accessibile a tutti e non esclude nessuno. Lo sport può assumere dunque il ruolo di facilitatore dell’integrazione tra mondi, culture, lingue e religioni differenti.
Uno dei problemi principali di chi deve rimanere per lungo tempo in carcere per scontare una condanna è occupare il tempo in maniera proficua, facendo sì che il periodo che trascorrerà recluso non sia solo un’attesa inutile della scarcerazione ma diventi un’occasione per migliorare, per riabilitarsi e per trovare stimoli nuovi.

Il diritto allo sport va riconosciuto anche negli istituti penitenziari.

La proposta di legge che ho sottoscritto con altri colleghi ha come oggetto la promozione all’interno degli istituti penitenziari di un’adeguata e corretta attività fisica e sportiva al fine di migliorare le condizioni di vita dei detenuti e internati, facilitando il loro recupero sociale nonché stimolando la pratica di un’attività fisica sportiva quale strumento per agevolare dinamiche relazionali positive, l’aggregazione e l’incontro tra detenuti e operatori penitenziari.

La proposta, quindi, prevede che per lo svolgimento di attività sportive, gli istituti penitenziari debbano favorire e promuovere l’utilizzo di spazi disponibili attrezzandoli in modo adeguato tenuto conto delle diverse esigenze e delle possibilità offerte dalle rispettive strutture.

Presentazione a Verona della proposta di legge per i lavoratori malati di cancro

Oggi ho presentato a Verona la proposta di legge che ho presentato a tutela dei lavoratori malati di cancro

Ho presentato la proposta di legge per promuovere nuovi diritti dei malati di cancro a fronte dei nuovi bisogni di riabilitazione, sociali e lavorativi espressi dalle persone colpite da neoplasie.
Per le patologie oncologiche, non esiste una disciplina specifica sulla conservazione del posto di lavoro. Al termine del periodo di malattia stabilito dal contratto di lavoro, il datore può licenziare il lavoratore malato per giustificato motivo oggettivo.
Oltre al danno la beffa.
Il lavoro è parte della cura. Toglierlo per malattia incide sulle cure. C’è chi rinuncia a sedute di chemio pur di non perdere il lavoro.
I relatori, il Prof. Gianpaolo Tortora, Direttore delle Unità di Oncologia di Borgo Roma e Borgo Trento, la Dott.ssa Stefania Gori, Direttrice dell’Unità di Oncologia di Negrar e President eletto degli Oncologi italiani,  il Dott. Martignoni, Direttore Provinciale INPS Verona e la Prof.ssa Gottardi dell’Università di Verona – che ringrazio di cuore – hanno elevato la riflessione e formulato proposte.
Oggi ho presentato a Verona la proposta di legge che ho presentato a tutela dei lavoratori malati di cancro Oggi ho presentato a Verona la proposta di legge che ho presentato a tutela dei lavoratori malati di cancro Oggi ho presentato a Verona la proposta di legge che ho presentato a tutela dei lavoratori malati di cancro