Quanto risparmia l’Italia con i prestiti decisi dall’UE?

La Commissione Europea ha effettuato le sue prime emissioni di titoli per conto dell’Unione Europea per il finanziamento del programma SURE ovvero il programma di finanziamento dell’occupazione (e della cassa integrazione). Lo SURE ammonta a 87,9 miliardi, di cui 27,4 miliardi destinati all’Italia.

È possibile, quindi, calcolare quanto risparmierà l’Italia prendendo a prestito dall’Unione Europea questi finanziamenti ai tassi previsti rispetto ai tassi normalmente praticati sul mercato.

Per finanziare lo SURE, la Commissione Europea ha, per ora, collocato “social bond” per 17 miliardi di cui 10 miliardi con scadenza a 10 anni al tasso del -0,238 per cento e 7 miliardi con scadenza a 20 anni al tasso dello 0,131 per cento.

Questi tassi verranno, quindi, applicati anche ai prestiti che la Commissione Europea farà all’Italia. In soldoni, significa che per ogni 1.000 euro presi a prestito, l’Italia dovrà restituire dopo 10 anni solo 976 euro. Invece, per il prestito ventennale dovrà restituire 1.026 euro.

Il risparmio per l’Italia va calcolato facendo la differenza tra questi tassi e quelli che attualmente l’Italia paga emettendo direttamente BTP sui mercati finanziari. Per questi ultimi, i tassi di interesse sui BTP decennali sono attualmente di circa 0,76 per cento; quelli sul BTP ventennali sono di circa 1,35 per cento.

Dunque, se anche in futuro permarranno questi tassi di interesse in modo da poterli applicare all’intero importo dei finanziamenti SURE all’Italia (27,4 miliardi) e se i prestiti saranno distinti per il 60 per cento decennali e il restante 40 ventennali, il risparmio per l’Italia sarebbe di circa 4,36 miliardi.

Questo per i prestiti SURE. Il ragionamento vale anche per i prestiti del Next Generation EU (Recovery fund).

Il Next Generation EU prevede un ammontare di prestiti pari a 127,6 miliardi, erogati tra il 2021 e il 2026. Se venissero applicati gli stessi tassi del finanziamento SURE e restasse invariata la proporzione di prestiti a 10 e 20 anni, il risparmio relativo a tali prestiti sarebbe pari a 20,3 miliardi.

Il totale dei risparmi per gli interessi dai programmi SURE e NGEU è quindi di 24,66 miliardi rispetto a quanto l’Italia avrebbe speso se avesse collocato i propri titoli di debito autonomamente sui mercati finanziari.

Il risparmio sarebbe anche superiore se il confronto venisse fatto rispetto alle emissioni riservate alle famiglie italiane che, normalmente, avvengono a tassi più elevati di quelli di mercato.

L’intervento da parte dell’Unione Europea con i programmi SURE e NGEU ha certamente facilitato il calo dei tassi di interesse rispetto quello che sarebbe accaduto nel caso fosse stata l’Italia ad emettere direttamente i BTP da collocare sul mercato.

C’è da tenere conto anche del fatto che i risparmi potranno essere superiori in quanto, come è noto, da tempo i titoli di debito italiani (come di altri paesi UE) vengono acquistati dalla BCE tramite la Banca d’Italia che avvengono, di fatto, a costo zero per lo Stato italiano, visto che gli interessi che quest’ultimo paga alla Banca d’Italia vengono poi restituiti allo Stato stesso attraverso la distribuzione di profitti della Banca d’Italia (che vanno quasi interamente allo Stato).

Evito, per il momento, di applicare lo stesso ragionamento ai prestiti del MES, ma è chiaro che anche qui il risparmio sarebbe consistente.

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