Quota 100 umilia la specificità di militari e poliziotti

Lug 30 2019
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Il decreto-legge “quota 100” parifica il sistema pensionistico dei militari e degli appartenenti alle Forze di Polizia al sistema pubblico-privato, in barba alla specificità sempre riconosciuta al personale in divisa.

“Quota 100” lo esclude espressamente dall’applicazione. Eppure, il comprato “Sicurezza-Difesa” ha da sempre garantito l’accesso alla pensione con requisiti ridotti rispetto agli altri comparti, per la peculiarità del relativo status giuridico e la gravosità del correlato impiego, riconosciuto anche dall’articolo 19 del 4 novembre 2010, n. 183.

La specificità negata

La norma stabilisce il diritto a conseguire la pensione anticipata in presenza di un requisito anagrafico pari a 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni. Un provvedimento ininfluente per il personale del Comparto che può già da prima dell’emanazione del richiamato decreto, cessare dal servizio con diritto a pensione anticipata possedendo requisiti inferiori a quelli previsti da “quota 100”, ossia al maturare, dal 1° gennaio 2019, di 58 anni di età e 35 anni di anzianità contributiva ovvero 41 anni di anzianità contributiva a prescindere del requisito anagrafico, oltre che al raggiungimento dei limiti di età ordinamentale (fino alla qualifica di primo dirigente e grado corrispondente di colonnello, 60 anni di età).

Il nodo è l’articolo 15 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 che prevede la conferma, fino al 31 dicembre 2026, del requisito pensionistico, consistente in un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, introducendo, di fatto, il congelamento del progressivo adeguamento dei requisiti pensionistici in base agli incrementi della speranza di vita.

Il “congelamento” è stato riservato alle pensioni anticipate di tutti, tranne che per il personale delle Forze di Polizia e delle Forze armate.

Questo determinerà l’assimilazione dei requisiti della pensione anticipata spettante al personale in divisa rispetto a quello previsto per i restanti lavoratori dipendenti, in spregio della specificità del Comparto normativamente riconosciuta.

L’equiparazione tra comparti

Infatti, mentre per il personale del comparto pubblico i requisiti resteranno fermi a 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva fino a tutto il 2026, per il personale del comparto sicurezza-difesa i requisiti aumenteranno nell’arco del suddetto periodo, come segue:

biennio misura incremento

in mesi

pensione requisito età e anzianità pensione requisito solo anzianità
2019-2020 5 58 + 35 41
2021-2022 5 58 e 5 mesi + 35 41 e 5 mesi
2023-2024 5 58 e 10 mesi + 35 41 e 10 mesi
2025-2026 5 59  e 3 mesi + 35 42 e 3 mesi

Nel 2025, quindi, la differenza tra i comparti sarà di soli 7 mesi!

L’esclusione da “quota 100” determina anche un’altra ripercussione negativa, ovvero l’inapplicabilità ai militari e poliziotti di fruire dell’anticipo pensionistico mediante finanziamento bancario agevolato.

Interrogazione parlamentare

Ho chiesto ai Ministri del Lavoro e della Difesa di sanare quanto prima questa disparità di trattamento dal punto di vista previdenziale per rispettare le norme speciali di settore che da sempre hanno garantito al comparto “Sicurezza-Difesa” l’accesso alla pensione con requisiti ridotti, per la peculiarità del relativo status giuridico e la gravosità del correlato impiego.

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