Recovery fund, belle notizie e cose da fare

La Commissione Europea ha proposto un Recovery fund da 750 miliardi che si aggiungono agli altri fondi già decisi nelle settimane scorse. In particolare, al Recovery fund vanno sommate le risorse già decise dall’UE: gli acquisti straordinari della Bce dei titoli di stato, i crediti senza condizioni del fondo salva Stati, lo Sure sull’occupazione ai prestiti alle imprese della Banca Europea degli Investimenti.

All’Italia andrebbero circa 172 miliardi, di cui oltre 81 miliardi di contributi a fondo perduto e circa 91 di prestiti. Una cifra impressionante.

L’Europa c’è!

Sono stati sconfitti tutti coloro (Lega e Fratelli d’Italia) che in Europa hanno sempre votato insieme agli avversari dell’Italia affinché questo non avvenisse.

La proposta fatta dalla Commissione Europea rappresenta il punto fermo attorno al quale si avvieranno le negoziazioni.

Quanti soldi mette sul piatto l’Ue? Dove troverà questi soldi l’UE? A chi verranno dati e a quali condizioni?

Quanti soldi?

Il Recovery Fund potrà contare su una potenza di fuoco di 750 miliardi di euro da distribuire ai paesi membri (cui si aggiungeranno i fondi del bilancio Ue 2021-2027 pari a circa 1.100 miliardi di euro). Una cifra che semplicemente non ha precedenti nella storia dell’Ue. Tanto più che per reperire i 750 miliardi verrà fatta una emissione comune di bond. Il bilancio Ue viene usato a garanzia dell’emissione.

Alla scadenza dei titoli emessi, il ripagamento spetterà alla Commissione europea e, significativamente, non ai singoli paesi membri. Si tratterà peraltro di titoli a lunga scadenza. La Commissione prevede infatti che il ripagamento non avverrà prima del 2028 e dopo il 2058. In poche parole, si tratta a tutti gli effetti di un indebitamento comune.

A chi andranno?

I soldi diretti ai paesi membri saranno in larga parte contributi (fino a 500 miliardi) e nella rimanente parte (250 miliardi) prestiti (che in quanto tali dovranno poi essere restituiti dai singoli paesi membri all’Ue). In merito a quanto verrà dato a ciascun paese membro, si prevede un meccanismo di allocazione che riconosce che la crisi da coronavirus ha colpito simmetricamente tutti i paesi membri ma sta producendo effetti diversi.

L’Italia dovrebbe essere il primo paese membro in termini di risorse allocate: oltre 81 miliardi di contributi a fondo perduto e circa 91 di prestiti. Se non ci fosse questo fondo, l’Italia dovrebbe reperire sui mercati aumentando ulteriormente il proprio (elevatissimo) debito pubblico.

Come verranno spesi i soldi?

I finanziamenti dovranno supportare gli investimenti e le riforme realizzate per rilanciare la crescita. Si tratta di circa 560 miliardi da distribuire sia attraverso contributi sia attraverso prestiti.

Le verifiche riguarderanno l’attuazione delle riforme da fare e finanziate con il fondo, quindi, la riforma del sistema fiscale, del mercato del lavoro, della maggiore efficienza della pubblica amministrazione e della riduzione dei tempi della giustizia. L’attenzione, quindi, sarà rivolta non tanto ai temuti ‘tagli’ quanto piuttosto al controllo della qualità della spesa.

Altro obiettivo del fondo è l’incentivo degli investimenti privati con 31 miliardi e altri 15 miliardi, invece, saranno utilizzati per mobilizzare investimenti privati finalizzati ad accrescere l’autonomia strategica dell’Ue nel campo delle nuove tecnologie e delle catene del valore.

Infine, 9,4 miliardi di questo fondo serviranno per la prevenzione delle epidemie e per l’acquisto di medicine e strumenti medicali.

Cosa manca ancora?

Adesso comincia il confronto tra gli Stati fino alla decisione definitiva del Consiglio Europeo.

L’auspicio è che la presidenza di turno tedesca del Consiglio dell’Unione possa avere la forza di trovare la quadra nel prossimo semestre.

A quel punto, è importante che quei fondi siano disponibili da subito e non dal primo gennaio, come è stato paventato.

Appena dopo l’estate, inoltre, l’Italia deve presentare il “Recovery plan” con le indicazioni sulle linee strategiche per utilizzare i fondi.

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