Referendum, votare o non votare?

l referendum previsti per il 12 giugno sono cinque diversi quesiti referendari che trattano il tema della giustizia.

 

Detto che votare “sì” significa cambiare le leggi attuali e votare “no” significa lasciarle così come sono, in pillole provo a scrivere di cosa si tratta.

Incandidabilità per i politici condannati

 In Italia, chi è condannato in via definitiva per alcuni gravi reati penali non può candidarsi alle elezioni, né assumere cariche pubbliche e, se è già stato eletto, decade.

Coloro che sono eletti in un ente locale, come i sindaci, sono invece automaticamente sospesi dopo la sentenza di primo grado.

 Con l’abrogazione della legge, sia l’incandidabilità per i condannati in via definitiva, sia la sospensione per gli eletti in enti locali, non saranno più automatiche ma saranno decise da un giudice caso per caso.

Limitazione delle misure cautelari

 Le misure cautelari più note sono la custodia cautelare in carcere, gli arresti domiciliari o il divieto di espatrio. Oggi, il magistrato può applicare queste misure solo in tre casi: se c’è il pericolo che la persona fugga, che inquini le prove oppure che continui a ripetere il reato.

Se vince il “sì”, viene eliminata la ripetizione del reato dalle motivazioni per disporre misure cautelari, ovvero la motivazione più frequentemente usata dalla magistratura per disporre una custodia cautelare. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove.

Separazione delle carriere nella giustizia

 Ad oggi i magistrati italiani possono svolgere sia il ruolo di pubblici ministeri (si occupano delle indagini insieme alla Polizia Giudiziaria e svolgono la parte dell’accusa nel processo) che il ruolo di giudici (emettono le sentenze sulla base delle prove raccolte e del contradditorio tra l’accusa e la difesa). Il passaggio tra i due ruoli non è vietato.

Con l’abrogazione della legge i magistrati dovranno scegliere, all’inizio della loro carriera professionale, se svolgere il ruolo di giudici oppure di pubblici ministeri, per poi mantenere quel ruolo per tutta la vita.

Questo è il quesito più subdolo, almeno nelle motivazioni. Infatti, chi vuole abrogare la legge sostiene che separare le carriere garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, perché così sarebbero slegati per attitudini e approccio dalla funzione punitiva della giustizia che appartiene ai pubblici ministeri.

Per capirci, significa dire che un magistrato che fa il pubblico ministero si abitua ad accusare e, quindi, quando fa il giudice non sarebbe nella condizione ideale di giudicare.

E’ una cosa che fa ridere, ma è così che viene detta.

Elezione del Consiglio Superiore della Magistratura

 Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno della magistratura, indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato. È composto da 24 membri, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dai magistrati. Oggi, per candidarsi, è necessario presentare almeno 25 firme di altri magistrati a proprio sostegno.

Con l’abrogazione della legge non sarà più necessario l’obbligo di trovare queste firme, ma basterà presentare la propria candidatura.

Valutazione dei magistrati

 I magistrati vengono valutati ogni quattro anni sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti, dagli organi che compongono il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione.

In questi organi, insieme ai magistrati, ci sono anche avvocati e professori universitari di diritto, ma soltanto i magistrati possono votare nelle valutazioni professionali degli altri magistrati.

Con l’abrogazione della legge, anche avvocati (ovvero la controparte dei magistrati) e professori universitari avrebbero il diritto di votare sull’operato dei magistrati.

Cosa penso.

In merito ai quesiti referendari, il Partito Democratico ha lasciato libertà di voto.

Io penso che chiamare gli italiani alle urne per decidere il numero delle firme per la candidatura dei magistrati (25???) (quarto quesito) o per farci dire che il magistrato che fa l’inquirente, poi non sa giudicare (terzo quesito) o per far valutare i magistrati anche dagli avvocati (quinto quesito), pur legittima in democrazia, sia una cosa sproporzionata rispetto a quello che gli italiani sanno della materia e per l’entità dei votanti su temi certamente non dirimenti per la Repubblica.

Sull’ incandidabilità per i politici condannati (primo quesito), pur essendo la sospensione automatica operante sin dalla sentenza di primo grado e non, quindi, dalla terza passata in giudicato, penso che la Legge Severino (che si vuole abrogare) sia un monito verso la commissione di reati da parte di chi amministra. Pur, tuttavia, andrebbe calibrata rispetto ad alcune situazioni critiche che sono avvenute, ma non può essere il referendum a deciderlo, anche perché questo cancella e non riforma.

Sulla limitazione delle misure cautelari (secondo quesito), non capisco perché ridurre i poteri della magistratura sulla reiterazione del reato, che è una delle cose più ovvie che un responsabile solitamente fa.

Detto questo, personalmente, dovendomi recare al seggio per votare per il sindaco di Verona, non ritirerò le cinque schede referendarie e così esprimo il mio voto attraverso l’astensione/mancato raggiungimento del quorum necessario per la validità dei referendum.

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