Regionali 2020, non credo all’alleanza con il M5S

Nov 26 2019
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In merito alle elezioni regionali Veneto della primavera 2020, ritengo che il paventato accordo elettorale con il M5S sia una prospettiva sbagliata e subalterna. Che peraltro avrebbe bisogno di una ampia riflessione nel Partito per essere legittimata, dato che nulla di questa ipotesi è stata discussa alle recenti primarie.

Una riflessione che non può essere il referendum tra gli iscritti di cui si vocifera, bensì il pieno coinvolgimento degli iscritti in ragione della portata strategica di una scelta simile.

Sono convinto che il collante per un’alleanza strategica di questa natura sia solo quella di non perdere le elezioni regionali. Fatto pur importante, ovviamente, ma non sufficiente per supportare una prospettiva di quella natura a fronte degli impegni da sostenere in caso di vittoria.

PD e M5S hanno deciso un governo insieme per fronteggiare una vera emergenza di natura democratica, ma questo non può tradursi tout court in patto di prospettiva strategica ovunque sul territorio nazionale, in ragione delle differenziazioni che esistono sui temi strategici.

Nel Veneto sarà difficile comprendere come sia possibile un’alleanza con un gruppo politico che mantiene ferme le proprie posizioni su infrastrutture economiche e sociali che garantiranno al territorio sviluppo e crescita.

Per quanto concerne il M5S, se a livello nazionale nulla pare cambiato sulla concezione della democrazia rappresentativa, del garantismo, dell’immigrazione e della sicurezza, a livello regionale è di tutta evidenza l’alternatività progettuale su tutti i temi che la Regione ha dovuto affrontare e che si troverà ad affrontare ancora.

Cosa può giustificare un’alleanza stabile se sul riformismo radicale che servirebbe al Veneto, le strategie sono alternative? Si può immaginare un’alleanza che subito dopo le elezioni viene sotterrata con la formazione di due gruppi in antitesi tra loro?

Un accordo con il M5S in Veneto testimonierebbe una certa remissività che indebolirebbe la nostra vocazione ad essere partito di governo di una Regione in cui si manifestano i principali indicatori della dinamicità economica del Paese.

Da questo punto di vista, quindi, un accordo strategico con il M5S apparirebbe semplicemente frutto di una operazione di potere fine a sè stessa. Il danno peggiore che potremmo arrecare al Partito Democratico.

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