Riduzione del numero dei parlamentari

Ott 12 2019
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Il Parlamento ha ridotto il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200, in aggiunta al taglio dei seggi dei deputati (da 12 a 8) e dei senatori (da 6 a 4) eletti all’estero.

Cambia, così, il rapporto numerico di rappresentanza sia alla Camera dei deputati (1 deputato per 151.210 abitanti, mentre oggi era 1 per 96.006 abitanti) sia al Senato (1 senatore per 302.420 abitanti, mentre oggi era 1 ogni 188.424 abitanti).

Questo comporterà la necessità di ridisegnare i collegi elettorali con un’altra legge.

Se nessuno dei soggetti legittimati (500 mila elettori, 5 consigli regionali, un quinto dei membri di una Camera) chiederà il referendum confermativo, la legge costituzionale approvata verrà definitivamente promulgata a gennaio dal Capo dello Stato.

Se invece ci sarà la richiesta referendaria (c’è tempo fino al 7 gennaio), il referendum si potrebbe svolgere nella tarda primavera (il governo ha due mesi di tempo per fissare la data delle urne che si sommano al mese concesso per la verifica delle firme dei richiedenti).

In caso di vittoria dei «sì» al governo verrebbero poi concessi altri 60 giorni per esercitare la delega che lo autorizza a ridisegnare i collegi elettorali.

Se invece all’eventuale referendum confermativo dovessero prevalere i «no» tutto rimarrebbe immutato.

Alle prime tre votazioni abbiamo votato in maniera contraria, in questa ultima votazione ci siamo detti favorevoli. Perché?

Le cose sono cambiate radicalmente. Nell’ipotesi iniziale – un altro dei tanti limiti della maggioranza precedente – la riduzione era un fatto a se stante, senza alcun contrappeso.

Va detto, a questo proposito, che anche nelle precedenti tre votazioni non abbiamo mai avuto una contrarietà di principio.

Chiunque ha avviato riforme costituzionali, a partire dal 1983 per giungere al referendum del 2016, ha sempre proposto la riduzione dei parlamentari. Quindi non potevamo esprimere una contrarietà di principio.

Quello che ci preoccupava era l’assenza di un contesto nel quale si potevano ridurre i parlamentari.

Infatti, solo la riduzione dei parlamentari porrebbe questioni di tipo costituzionale in quanto impone l’abbassamento dei quorum per le elezioni di tante cariche istituzionali quali, ad esempio, il Presidente della Repubblica.

Anche i regolamenti parlamentari necessiterebbero di una modifica perché un numero minore di parlamentari porterebbe ad aggiornare al ribasso sia il numero di componenti che il numero totale di commissioni. E poi ridurre le commissioni vuol dire ridurre necessariamente anche i ministeri, a cui sono legati.

Pertanto, non abbiamo cambiato idea rispetto a questo e abbiamo deciso a favore solo dopo un accordo nella maggioranza che ci impegna ad alcune modifiche che renderanno coerente la riduzione numerica degli eletti.

Nei prossimi mesi, dunque, ci siamo impegnati a:

  • avviare un progetto per una nuova legge elettorale;
  • l’abbassamento dell’età per l’elezione in Senato;
  • la riforma dei regolamenti parlamentari per garantire maggiore centralità delle Camere;
  • l’avvio dell’iter per arrivare all’autonomia differenziata.

Con questi accorgimenti, la riduzione sarà certamente più coerente con il quadro costituzionale complessivo.

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