Rifiuti, Verona non cresce per nulla.

La classifica sui Comuni ricicloni che ogni anno Legambiente rende nota è impietosa: Verona è ferma al palo non superando neanche il 50% della raccolta differenziata.

Per l’anno 2018 il Veneto si conferma una Regione virtuosa, posizionandosi al primo posto con una raccolta differenziata che arriva al 68,7%. Cresce poco rispetto all’anno prima, ma pare che la ragione sia da individuare nell’aumento della produzione complessiva di rifiuti con un +2,8% rispetto al 2017.

La produzione dei rifiuti che cresce è un tema rilevante a testimonianza che tutti gli sforzi per incrementare il riuso ed il riciclo (economia circolare) non stanno dando i frutti sperati.

Poi c’è la classifica dei Comuni. Possono fregiarsi del titolo di riciclone quelli che differenziano più del 65% dei rifiuti e producono meno di 75kg all’anno per abitante di rifiuto secco non riciclato.

Mentre il comune veronese più riciclone è Grezzana, Verona è a metà classifica ed i dati non sono buoni: i residenti del capoluogo producono circa 243 chili di rifiuti per abitante all’anno e la raccolta differenziata non arriva al 50%.

Certo, la città non può mettersi al confronto con realtà più piccole, ma il dato negativo va oltre la semplice differenza territoriale.

E’ il chiaro segnale di un marcato disinteresse sul fronte specifico, con gravi responsabilità politiche.

In concreto, l’Amministrazione comunale è distratta e non ritiene la raccolta differenziata un obiettivo di sistema con valenza anche ambientale.

Lo stesso aumento della produzione dei rifiuti pro capite è indicatore di un’assenza di politiche comunali che incidano sui costumi dei residenti.

D’altronde, gli obiettivi migliori si raggiungono quando c’è condivisione tra Comuni e cittadini. Ma in quale occasione qualcuno ricorda una forte e continua iniziativa per sensibilizzare la residenza sulla necessità di a. produrre meno rifiuti; b. differenziare maggiormente i propri rifiuti?

Nel momento in cui è stato scelto di fare la raccolta differenziata a valle con i cassonetti differenziati (il sindaco Sboarina ha lasciato tutto com’è, quindi, ha condiviso la scelta fatta anni prima) ed è stato lasciato l’onere in capo ai cittadini, la cosa normale da fare era una costante azione del Comune su di essi con campagne di sensibilizzazione per indurli ad impegnarsi di più.

Invece, zero, come il risultato ottenuto: in un anno zero crescita sulla raccolta differenziata.

Se AMIA anziché buttare via i soldi delle tariffe con inutili sponsorizzazioni a pioggia, ben 500 mila euro a ottobre 2018 (con i conti in rosso, peraltro) e la finisse di pagare ogni anno 58 mila euro il noleggio di auto di lusso ai suoi dirigenti e funzionari, perseguisse disegni diversi e se Sboarina anziché pensare allo stadio agisse di più e meglio su questo versante, probabilmente non saremmo a questi termini.

Questione di priorità e AMIA Sboarina ne hanno altre, evidentemente.

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