Rifugiati e adesioni dei comuni veronesi al sistema SPRAR

Feb 06 2017
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Sulla vicenda rifugiati, mi convince l’impegno del Prefetto verso i Comuni affinché aderiscano al sistema SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), perché è l’unico modo per una più equa distribuzione sul territorio dei richiedenti asilo.
L’adesione garantisce il rispetto delle quote previste di 3 rifugiati ogni 1.000 abitanti e, soprattutto, impedisce l’apertura di nuovi Centri accoglienza straordinaria da parte delle cooperative che partecipano ai bandi e, quindi, l’arrivo di persone sul territorio senza che i sindaci e la comunità possano avere un ruolo attivo.
L’adesione, inoltre, favorirebbe l’impiego dei rifugiati in lavori di pubblica utilità e consente ai Comuni di poter accedere al Fondo nazionale per progetti di accoglienza integrata.
Il problema, a questo punto, è: in che modo chi aderisce risolve la procedura di trasformazione dai CAS già presenti a SPRAR. I CAS sono in 52 comuni veronesi.
La possibilità di farlo c’è e se il Comune aderisce va verificata innanzitutto la relazione tra la proprietà degli immobili e la nuova gestione, a questo punto comunale e non più solo privata (cooperative o enti vari).
Resta il tema della gestione: poiché il passaggio deve avvenire attraverso procedure ad evidenza pubblica, c’è il rischio di penalizzare quei comuni che hanno già avviato una positiva collaborazione con chi sta gestendo i Cas nel proprio territorio, sia dal punto di vista della prassi di lavoro che della stessa localizzazione.
Per favorire l’adesione di questi allo SPRAR sarebbe bene offrire loro la possibilità di scegliere se fare la gara oppure poter avviare una procedura semplificata e certa per confermare l’affidamento ai gestori attuali dei CAS con i quali l’esperienza è positiva, ovviamente rispettando tutti gli standard Sprar.
Questa facoltà soddisferebbe anche le esigenze dei comuni che non hanno un buon rapporto con le gestioni attuali dei CAS che, in questo caso, potrebbero bandire la gara.
Va ricordato, peraltro, che tutti i gestori CAS hanno partecipato a gare di evidenza pubblica e, quindi, hanno già superato il livello autorizzativo.
Per fare in modo che siano i comuni ad avere il massimo della possibilità di gestire secondo la propria specifica situazione locale tale trasformazione, ho chiesto al Ministero degli Interni di garantire questa possibilità.
Sono certo che questo favorirebbe l’adesione di tanti sindaci e, pertanto, Verona darebbe un significativo contributo all’accoglienza diffusa sul territorio.
Il tempo stringe, il bando scade il 30 marzo.

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