Risolvere i problemi dei cantieri TAV

Le gare d’appalto andate deserte per la realizzazione dell’alta velocità Brescia-Verona e Verona-Vicenza stanno rallentando l’esecuzione dei lavori e si rischia di non rispettare i termini imposti dal PNRR, di cui le due opere hanno ricevuto parte dei finanziamenti.

Quanto accaduto ha diversi profili.

Alcune gare vanno deserte per le conseguenze delle crisi delle imprese del settore dei lavori infrastrutturali che ne ha ristretto la platea in maniera significativa. A questo si aggiungono i rincari delle materie prime che rendono impossibile il calcolo dei costi in rapporto alla cifra a base d’asta nonché una certa sfiducia degli operatori a causa dell’eccessiva volatilità dei prezzi.

Sui rincari, sin dal 2021 siamo intervenuti riconoscendo le varianti motivate dal rincaro e avevamo deciso anche di ricalcolare i prezzi, cosa che abbiamo fatto da inizio aprile.

Non escludo che le imprese non abbiano partecipato alle gare in attesa dei nuovi prezzi.

Lo considero ovvio.

Se così non fosse, allora di non solo rincari si tratta, ma torniamo al primo punto, le difficoltà che vivono le imprese del settore.

E’ possibile una soluzione, anche considerando che si tratta di opere che possono essere funzionali alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Per la tratta Milano/Verona è stato condivisol’affidamento al mercato, mediante procedure di gara, di una quota degli appalti da far eseguire a terzi pari al 70% circa delle opere civili e di armamento (le infrastrutture). Il restante 30% è rimasto in capo al Consorzio CEPAV 2 attraverso gli affidamenti diretti.

Per la Tratta Verona/Padova, invece, è stato condiviso l’affidamento al mercato, mediante procedure di gara, di una quota degli appalti da far eseguire a terzi pari al 60% circa delle opere civili e di armamento (le infrastrutture). Il restante 40% è rimasto in capo al Consorzio IRICAV 2 attraverso gli affidamenti diretti.

A mio parere se la gara pubblica per l’individuazione delle imprese terze cui affidare il 70% o il 60% dei lavori dell’intera tratta, andasse deserta o comunque non è possibile aggiudicarla, il Contraente può procedere con affidamenti diretti purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano sostanzialmente modificate.

Credo che questa soluzione sia una corretta interpretazione degli impegni assunti dal Governo italiano in sede comunitaria. In questi casi, ossia quando un appalto non viene aggiudicato in sede di prima pubblicazione, l’obbligo di affidare ad imprese terze con una gara una quota parte dei lavori, dovrebbe ritenersi assolto da parte del Contraente.

E’ l’unica per garantire l’ultimazione delle opere affidate nel rispetto delle tempistiche contrattuali senza che ciò possa essere considerata quale violazione degli impegni assunti dallo Stato italiano verso l’Europa con il PNRR.

Ovviamente, serve un confronto specifico con la Commissione UE.

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