Il risultato del PD di Verona, perché …

Lug 07 2017
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Abbiamo conseguito il peggior risultato di sempre. Fuori dal ballottaggio nonostante le forti divisioni nell’area politica del centrodestra e con un numero di voti che è il più basso da quando è nato il PD.
Sebbene il progetto politico che è risultato perdente sia nato nella Direzione Provinciale di dicembre 2014, la maggior parte delle dinamiche si sono realizzate nell’anno che ha preceduto il voto con il risultato (tragico) di aver diviso il centrosinistra, fatto che si è dimostrato determinante per la sconfitta.
Un anno scandito da importanti passi falsi e terminato con la gestione nebulosa della fase pre primarie in palese violazione delle scelte legittimamente assunte, in particolare con il rinvio unilaterale del voto da fine dicembre 2016 (data decisa dall’assemblea cittadina) al 2 aprile 2017. Questa incertezza ha avuto come conseguenza il concreto sfilacciamento della rete della militanza e una diffusa demotivazione.
Ha avuto un grande rilievo la pubblica e ripetuta volontà dei segretari, provinciale e cittadino, di “addolcire” l’opposizione nei confronti del sindaco Tosi, alimentando la diffusa percezione di “accordi” motivati dal suo favore al referendum costituzionale tanto da far apparire all’elettore PD che ci potesse essere una vera e propria convergenza in ogni momento.
Parallelamente a questo, va ricordata la pervicace ed ostentata avversione nei confronti della sinistra veronese motivata dallo scientifico progetto ideale – reso pubblico in più occasioni – di sostituirla con l’ipotetico voto centrista. Questo progetto, una volta culminato con la sfiducia al capogruppo PD Bertucco a pochi mesi dalle elezioni, ha umiliato la sinistra veronese e indispettito molti nostri elettori che non hanno più riconosciuto il progetto originario del PD e si sono rivoltati contro.
Il risultato elettorale è la più plastica delle dimostrazioni: abbiamo preso meno voti del 2012.
La candidatura di Orietta Salemi alle primarie – avvertita come la principale protagonista della divisione del centrosinistra veronese – ha, conseguentemente, caratterizzato il PD veronese quale soggetto politico in posizione solitaria, palesemente avversario della sinistra che privilegiava la collaborazione con liste civiche comunque composte in gran parte da personalità del medesimo ambito PD.
Quel progetto politico è stato portato avanti in un unico disegno di prospettiva e mai, MAI, gli Organismi dirigenti hanno valutato candidature diverse.
Le condizioni per vincere c’erano tutte, soprattutto le forti divergenze degli avversari, ma la scelta di dividere il nostro fronte del centrosinistra ha prevalso molto di più delle divisioni degli altri.
E adesso?

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