Russia – Ucraina, alcuni dati in pillole

I negoziati vanno a rilento, sull’Ucraina continuano a piovere bombe e decine di migliaia di rifugiati sono in fuga da città dell’est e del centro del paese.

Intanto, secondo l’esercito ucraino la Russia sta cercando di accerchiare Kiev eliminando le difese a ovest ea nord della capitale da cui circa 2 milioni di persone, metà dei residenti, sono fuggiti.

Dal Cremlino intanto si apre all’ipotesi di un incontro tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin.

Gli analisti ci dicono che Putin sia prigioniero dei suoi errori, ha sottostimato la resistenza ucraina e non ha una via d’uscita.

Inoltre, ritengono che avvertono che la battaglia per la capitale Kiev potrebbe essere lunga e decisiva. Alcuni stimano che potrebbero volerci due settimane prima che le forze russe circondino la città e almeno un mese di sanguinosi e distruttivi combattimenti per prenderla.

La Russia crolla e torna al passato

Prosegue la caduta libera del rublo, nonostante gli interventi della banca centrale russa per sostenere la valuta nazionale, che sta rapidamente perdendo il suo potere d’acquisto per effetto delle sanzioni occidentali.

Per frenare il declino, la Banca Centrale ha imposto un tetto ai prelievi di 10.000 dollari per i proprietari di conti in valuta estera nelle banche russe. L’ordine sarà in vigore fino al 9 settembre e mira a scoraggiare i tentativi dei cittadini russi di convertire i propri rubli in dollari o altre valute. La moneta russa ha perso dall’inizio dell’anno circa il 40% del suo valore rispetto al dollaro.

Nel frattempo, continua l’esodo di compagnie e multinazionali dalla Russia. È in questo clima di crescente isolamento, che il segretario di Russia Unita, il partito del presidente Putin ha proposto di “espropriare e nazionalizzare” gli impianti produttivi delle aziende occidentali che hanno sospeso le attività nel paese.

Volontari dal medio oriente

La Russia sostiene che ci siano 16mila volontari da vari Paesi del Medio Oriente pronti a essere arruolati per combattere nel Donbass.

Appelli a una “legione internazionale” di combattenti erano arrivati anche dal presidente ucraino Zelensky. Il regolamento delle forze armate ucraine prevede, infatti, la possibilità di un arruolamento di personale straniero “secondo un contratto su base volontaria”.

Il rischio, secondo gli analisti, è che l’Ucraina diventi un nuovo paradiso per contractors e mercenari la cui presenza, come dimostrano altri scenari di conflitto, complica ogni soluzione negoziata della crisi.

Un Recovery fund di guerra

Il Consiglio europeo ha promesso sostegno totale all’Ucraina e ai profughi in fuga dalla guerra, ma non si sono spinti fino ad accettare di inserire Kiev su una corsia preferenziale per l’adesione all’UE, come richiesto dal presidente Zelensky.

L’Europa cambierà. E’ cambiata con la pandemia e cambierà ancora di più con la guerra.

Le decisioni principali riguarderanno energia e difesa, e saranno prese entro maggio 2022. Tra le proposte avanzate c’è quella di un fondo di 100 miliardi di euro costituito con emissione di debito comune, per finanziare l’autonomia strategica: un ‘Recovery versione bellica’ che dovrebbe trainare l’Europa sia nella difesa sia nell’affrancamento energetico dalla Russia entro il 2030.

La battaglia del grano

Non sono solo i carburanti ad aumentare con l’aggressione russa all’Ucraina. I due paesi sono, infatti, tra i principali esportatori al mondo di grano e il conflitto rischia di scatenare una crisi alimentare senza precedenti, alimentando disordini e proteste anche molto lontano dalla zona di conflitto.

Se negli ultimi mesi infatti, i prezzi dei generi alimentari stavano già aumentando a causa delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento e dell’inflazione, l’inizio della guerra in Ucraina ha innescato una reazione protezionista in molti paesi che hanno sospeso le esportazioni di cereali e oli da cucina.

Il costo del grano, una fonte di sostentamento fondamentale in molti paesi, è salito alle stelle ribaltando i calcoli sull’approvvigionamento alimentare mondiale e portando al razionamento della farina in diverse parti del Medio Oriente e del Nord Africa.

Insieme, Ucraina e Russia rappresentano quasi un quarto dell’export mondiale di grano, il 17% di quello del mais e oltre la metà delle esportazioni di olio di semi di girasole a livello globale. Le strozzature nei porti del Mar Nero, dove i mercantili sono stati colpiti da navi militari russe, hanno colpito le esportazioni ucraine.

Mentre i boicottaggi dei porti russi da parte delle compagnie di navigazione internazionali e gli effetti a catena delle sanzioni hanno interrotto il flusso di cibo e mangimi per animali e fertilizzanti di cui la Russia è uno di maggiori esportatori al mondo.

I prodotti russi, gas e altro

Sono state elevate le sanzioni europee nei confronti della Russia. E’ stato deciso il divieto totale di qualsiasi transazione con alcune imprese statali russe in settori strategici come la siderurgia.

La Russia ha interrotto l’approvvigionamento del gas per l’Europa tramite il gasdotto Yamal. Si tratta di uno dei tre gasdotti attraverso i quali il colosso dell’energia russo, Gazprom, convoglia il suo gas naturale verso l’Europa.

Restano stabili i flussi provenienti da altri gasdotti, tra cui il Nord Stream 1 che attraversa il Mar Baltico. La notizia dell’interruzione dei rifornimenti attraverso Yamal, da cui passa ogni anno circa il 10% del fabbisogno di gas naturale necessario all’Europa, ha gettato nel panico i mercati già innervositi dal caro-prezzi su petrolio e benzina.

La Russia ha annunciato limitazioni all’export di grano verso diverse repubbliche ex sovietiche, come Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, delle quali è uno dei principali esportatori, al fine di evitare carenze e un’esplosione dei prezzi.

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