Salvini e Di Maio scasseranno i conti

Ott 01 2018
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Il Governo porterà il deficit (rapporto debito/PIL) al 2,4% per il 2019, al 2,1% nel 2020 e 1,8% nel 2021. Alcuni dati importanti, per capire:

  • manovra in deficit significa spendere soldi che si chiedono in prestito;
  • il Governo Gentiloni si era impegnato nello stesso triennio 2019/2021 a raggiungere un deficit dello 0,8% (2019), il pareggio di bilancio nel 2020 e, finalmente, non fare più debito con un +0,2% nel 2021;
  • lo 0,1% di deficit (rapporto debito/PIL) vale circa 1,8 miliardi di euro;
  • la differenza in più di indebitamento è pari a +1,6% (2019), +2,1% (2020) e +2,0% (2021) di quanto è stato previsto rispettivamente negli stessi anni;
  • l’Italia, quindi, chiederà prestiti per circa 102,6 miliardi di euro nel triennio (28,8 mld nel 2019 + 37,8 mld nel 2020 + 36 mld nel 2021), ovviamente, se la crescita del PIL resta come l’attuale per tre anni. Ogni decimale in meno del PIL significherebbe ulteriore indebitamento e viceversa un minore ricorso al debito;
  • fermando ad oggi gli interessi sul debito, quei prestiti ci costeranno, oltre alla restituzione del capitale richiesto, altri 13 miliardi di euro nel triennio. Se gli interessi cresceranno, aumenteranno gli interessi da pagare e viceversa diminuiranno.

I soldi chiesti in prestito serviranno per finanziare reddito di cittadinanza, flat tax e revisione della legge Fornero. Per comprendere bene cosa significa, faccio un esempio.

In una famiglia di cinque persone, oltre al capo famiglia, c’è la moglie che è in pensione, un figlio che studia alla Bocconi, un altro che è disoccupato ed il cognato che vive con loro al quale mancano circa 5 anni per andare in pensione. Il capofamiglia va in banca e chiede un prestito per ridurre le tasse che paga, per aumentare la pensione della moglie, per dare il mensile al figlio disoccupato e per anticipare gli anni che mancano al cognato per andare in pensione.

Proprio così, le spese che motivano la richiesta di prestito comprendono solo “favori” e nessun investimento che, con l’esempio che ho fatto, sarebbe stato quello di pagare gli studi al figlio che frequenta la Bocconi e consentirgli, quindi, di utilizzare bene la sua laurea.

Questa è la manovra per il popolo? No, paga il popolo.

Per difendere questa scelta, Salvini e Di Maio si sono sperticati a dire che i provvedimenti favoriranno la crescita che è stata fissata all’1,6% per l’anno prossimo.

E’ una colossale sciocchezza. Infatti, con il nostro debito al 134% del PIL e con la previsione di farne ancora fino al rapporto 2,4% debito/PIL – e l’hanno fatto per evitare la stretta dell’UE – ci vorrebbe una crescita di almeno il doppio, cosa che non si vede da anni, ormai e che difficilmente potrà accadere visto che aumentano il debito.

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