Sboarina mangerà il panettone? Dipende…

Set 08 2019
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Osservando l’arroganza della Lega, l’incapacità del sindaco di mediare tra mille posizioni diverse e le rilevanti differenze presenti nella maggioranza di Palazzo Barbieri posso ragionevolmente pensare che qualcosa di grosso possa accadere.

Mi pare che anche a Verona si stia riproponendo lo schema appena vissuto a livello nazionale. Un alleato forte e, per questa ragione, poco incline al dialogo – se mai ha avuto l’umiltà di farlo – che mostra i muscoli quotidianamente di fronte agli altri che, per questo, vanno in confusione, si arroccano in difesa, si irrigidiscono, tanto da creare anche dissapori di natura personale.

Basta elencare le scelte sul tappeto per capire quanto siano distanti i vari gruppi della maggioranza.

Sul futuro di AGSM e AMIA la confusione è totale, sul nuovo stadio non ne parliamo, sulla cacciata di IKEA da parte di Sboarina sappiamo quanti mal di pancia ci sono stati, sul rimpasto della giunta comunale non riescono a trovare una quadra. Sono arrivati al punto che alcuni, la Lega tra questi, aspettano che il sindaco vada in Cina per scatenare la bagarre in Comune.

Cose già viste, dicevo. Salvini ha fatto altrettanto a Roma ed ha approfittato di una mozione quasi insignificante, come quella sull’alta velocità quando tutto ormai era stato già deciso, per far cadere il Governo dopo un anno di ricatti e ripicche che abbiamo pagato con 20 miliardi di interessi in più sul debito pubblico.

La Lega ha in sé un’arroganza, peraltro non supportata da forti proposte politiche di sistema, derivante sia dal fatto che, come ovunque, anche qui comanda l’incaricato di Salvini – Fontana -, sia perché si è estremizzata con una campagna elettorale di odio e avversione che ha ottenuto in Veneto un consenso pari al 50%. Pertanto, crede di essere determinante per tutto.

L’occasione sarebbe anche ghiotta. Persa quella delle elezioni politiche, votare alle amministrative l’anno prossimo avrebbe il vantaggio di farlo in concomitanza temporale con le elezioni regionali e, pertanto, approfittare di quel trascinamento politico che di solito alle elezioni per i Comuni è di impatto minore.

Così proseguendo le cose, e di fronte a questi appuntamenti, qualcosa mi dice che il sindaco potrebbe “non mangiare il panettone” (cit. storica).

Spostare Verona ancora più a destra solo per il gusto leghista, o forse di qualche leghista, di comandare è uno scenario inquietante.

Quindi?

Sboarina, che ha dimostrato ancora una volta la sua debolezza, DEVE far emergere proposte e sintesi in grado di raccogliere le idealità presenti in Consiglio e, quindi, nella città, in modo da elevare il livello del confronto, uscire dalla sua litigiosa e malmostosa maggioranza per porsi come mediatore di tante sensibilità.

Solo in questo modo romperebbe il circolo vizioso nel quale si è ficcato, complice la pretesa di superiorità della Lega di Salvini (qui, Fontana), ma anche la sua scarsa autorevolezza.

I numeri in Consiglio comunale sono noti – la Lega ha sette consiglieri comunali – e sono persuaso che i gruppi politici sapranno gestire con intelligenza una fase simile.

OVVIAMENTE, non ipotizzo affatto strane alchimie tra soggetti diversi e men che meno alleanze diverse, ma posso ragionevolmente ritenere che di fronte ad un inversione di passo, ad un atteggiamento diverso del sindaco, di colloquio ampio con i protagonisti sociali di Verona, di coinvolgimento serio del Consiglio comunale sui temi della città, chi siede in Sala Gozzi abbia l’intelligenza e le capacità per non ossequiare e favorire una volontà che ha nella bramosia del potere l’unica stella polare di chi oggi sta bloccando Verona.

Come si direbbe, occorrerà fare politica. Però, dipende..

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