Scuolabus, un pasticcio ancora non risolto

Ago 24 2019
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Si è rischiata una pesantissima stangata su migliaia di famiglie che usufruiscono del servizio di scuolabus.

La Sezione della Corte dei Conti del Piemonte si è espressa in merito alla copertura della spesa del servizio di trasporto scolastico in relazione all’entità delle quote di partecipazione finanziaria a carico dell’utenza ed alle eventuali deroghe che si possono attuare.

I magistrati contabili hanno osservato che il trasporto scolastico è un servizio che non può essere classificato tra quelli pubblici a domanda individuale.

I servizi pubblici a domanda individuale sono quei servizi che i comuni non sono tenuti a fornire obbligatoriamente, bensì in forma facoltativa in quanto rientrante in quelle attività non obbligatorie istituzionalmente, ma attuate a richiesta dell’utenza. Per tali categorie di servizi è previsto l’obbligo di una percentuale minima di copertura dei costi e, per essi, gli Enti locali hanno l’obbligo di richiedere agli utenti la contribuzione, anche a carattere non generalizzata.

Quindi, poiché il trasporto scolastico non rientrerebbe tra i servizi pubblici a domanda individuale sarebbe da considerarsi a tutti gli effetti un servizio pubblico e, pertanto, come stabilito dall’articolo 117 del Testo Unico Enti Locali, l’Ente dovrebbe stabilire adeguate tariffe a copertura dei costi in misura tale da assicurare l’equilibrio economico-finanziario dell’investimento e della connessa gestione.

L’ovvia conseguenza è che l’erogazione del servizio di trasporto scolastico non può essere gratuito per gli utenti, il relativo costo non può più gravare integralmente sull’Amministrazione civica e, quindi, la sua copertura deve avvenire mediante il pagamento da parte di quelle famiglie che richiedono il servizio che, a questo punto,  dovrebbero completamente concorrere alla copertura integrale della spesa del medesimo.

Questo significa che da settembre poteva esserci una stangata per centinaia di famiglie che utilizzano il servizio di scuolabus.

Penso che il trasporto scolastico rientri pienamente tra i servizi pubblici a domanda individuale in quanto, non essendo tra quelli che i comuni sono tenuti a fornire obbligatoriamente e poiché non è stato dichiarato gratuito per legge nazionale o regionale, è assimilabile per le sue caratteristiche al concetto di servizio a domanda individuale.

Come altri Comuni italiani, anche Verona ha agito per evitare l’aumento in attesa della chiarificazione definitiva.

Ho presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze e dell’Istruzione per chiedere loro quali azioni intendono porre in essere per evitare che il costo del servizio scolastico gravi sulle famiglie.

Questo vulnus va risolto. Impensabile colpire in questo modo le famiglie. Sarebbe un’inaccettabile tassa sull’obbligo scolastico con possibili gravi conseguenze, sia sul versante economico, sia sulla frequenza stessa, in considerazione del fatto che ogni famiglia potrebbe organizzare il trasporto in proprio.

Ecco un’altra grave conseguenza della crisi che Salvini ha scatenato. Poiché la delibera della Corte dei Conti è di giugno scorso, Salvini anziché frequentare spiagge e cubiste poteva già risolvere il problema.

La menzogna  

Ma, dice Sboarina, la colpa non è di Salvini, bensì di Gentiloni perché la Corte dei Conti Piemonte cita un Decreto legislativo (art. 5, comma 2 Dlgs 63/2017) motivando la  propria decisione.

Intanto, ha scritto al ministro dell’Interno per correggere il Decreto del 1983.

FALSO.

E’ vero che la Corte dei Conti cita quel D.Lgs., ma per confermare – una volta e dopo aver stabilito che il servizio di trasporto scolastico non è un servizio pubblico a domanda individuale perché non previsto dal Decreto del 1983, bensì è un servizio di trasporto pubblico – che il servizio pubblico deve essere pagato dagli utenti attraverso la compartecipazione finanziaria (il biglietto), così come compiutamente stabilisce (oserei dire, ribadisce) il Decreto Legislativo 63/2017.

Ergo, quel D.Lgs del 2017 nulla centra con la qualificazione del servizio – se a domanda individuale o trasporto pubblico – di trasposto scolastico.

La confusione di Sboarina

D’altronde, se fosse come dice lui, perché ha scritto al Viminale affinché integri il Decreto del 1983 inserendo il servizio di trasporto scolastico?

Delle due l’una: o è falsa l’accusa a Gentiloni o è sbagliata la richiesta al Ministro dell’Interno.

Sarebbe sempre buona cosa leggere meglio le carte.

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