Traffico di armi. Chi sono i Paesi che finanziano l’ISIS?

Fino a poco tempo fa l’Arabia Saudita era il maggiore destinatario extraeuropeo dell’esportazione di armamenti italiani con circa il 14 per cento delle commesse.

Dalle notizie pubblicate dalla stampa risulterebbero provenienti da privati cittadini residenti in Arabia Saudita, Qatar e Kuwait i maggiori contributi di armamenti riservati al sedicente Stato Islamico e ad Al Qaeda, anche a causa della normativa presente in questi Stati.
Pare che la Germania abbia recentemente sospeso la fornitura di armi all’Arabia Saudita per motivi precauzionali, a causa dell’eccessiva instabilità della regione.

In Italia c’è il divieto di esportare armi quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei prodotti per la difesa (è prevista anche l’eventuale sospensione o revoca di autorizzazioni già concesse per gravi motivi nel frattempo subentrati).
Per sapere se l’Arabia Saudita è ancora il maggiore destinatario dell’esportazione di armamenti italiani e in che misura, ho presentato un’interrogazione al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e al Ministro dell’interno  per chiedere se risulti che in Arabia Saudita, Qatar e Kuwait risiedano i cittadini che maggiormente riforniscono di armi il sedicente Stato Islamico e Al Qaeda, grazie ad una normativa eccessivamente «morbida» al riguardo in quei Paesi ed al conseguente trasferimento di armi a privati; e trovi conferma che la Germania abbia sospeso le forniture di armi all’Arabia Saudita per i motivi citati; se siano state svolte le operazioni di controllo sulle esportazioni e quali siano stati gli esiti, oppure, nel caso non siano stati finora fatti controlli, se il Governo non ritenga di disporne.
L’interrogazione serve per accertare se tutte le notizie che leggiamo e sentiamo su questi fatti siano veritiere.

ISIS e dintorni

Dopo i fatti di Parigi e il giusto clamore che hanno creato, è bene capire prima di qualsiasi mossa. L’origine del vile attentato è chiara: l’intervento militare francese nell’area in cui i miliziani del cosiddetto stato islamico sono impegnati. Diversamente dall’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo, questo atto criminale è direttamente riconducibile a quel conflitto. In ogni caso, è bene dirlo, si tratta di un’aggressione anche alla nostra democrazia. E come tale l’Italia deve rispondere, da sola sul versante interno e insieme all’Unione Europea e alla Comunità internazionale in quei territori.

Ma cos’è lo stato islamico? E quali obiettivi si pone? L’origine temporale di quella formazione terroristica va individuata nella frammentazione politica determinatasi a seguito dell’intervento americano in Iraq. Nel Maggio 2003 Paul Bremer, governatore civile dell’Iraq occupato dalle forze americane, sciolse l’esercito iracheno.

Improvvisamente 400.000 soldati furono esclusi da incarichi militari e fu negato loro il trattamento pensionistico. Numerosi ex-militari cominciarono a imbracciare le armi e a combattere contro gli USA e contro il nuovo governo sciita iracheno: Nacquero gruppi di combattimento e di coordinamento  per riconquistare il potere in iraq.

Dopo diversi ani, il 9 aprile 2013, quegli stessi gruppi, dopo essersi ampliati all’interno della Siria hanno adottato il nome di Stato islamico dell’Iraq e del Levante. L’Isis (detto anche Daesh) appare sulla scena nel dicembre 2013. E’ una formazione terroristica in rotta con Al Qaida (ritenuta troppo morbida). L’Organizzazione ha salde radici nell’estremismo sunnita, ha come obiettivi quelli di innescare una guerra civile nei Paesi islamici alimentando l’odio tra le componenti sunnita e sciita, oltre che esercitare violenza contro le altre confessioni religiose. Intollerante e illiberale, intende farsi Stato e utilizza la religione per questa finalità. La forte connotazione ideologica ne rafforza la capacità militare.

Gli obiettivi immediati sono il controllo di un’area a cavallo tra Siria e Iraq abitata dagli arabi sunniti e in prospettiva creare un califfato su tutto il mondo islamico; la gestione delle risorse petrolifere dell’Iraq settentrionale dopo aver occupato le zone siriane anch’esse perché ricche di petrolio. Le zone effettivamente controllate non sono poi così estese e gravitano intorno alle città di Raqqa e di Mosul (vedi foto). La zona di influenza, però, è più vasta. Nonostante la propaganda, il califfato è dunque ben lontano dall’essere una realtà. La missione primaria di Daesh rimane concentrata sulla difesa delle postazioni conquistate. Tra gli obiettivi c’è però l’espansione e la conquista.

In ogni caso, l’Italia non è a rischio zero.

Non c’è da creare allarme né promettere il mondo, escluderei pericoli per l’Italia, ma è bene sapere che anche il nostro Paese è parte della coalizione contro lo Stato Islamico. Oltre a fornire beni di sostegno per fronteggiare la crisi umanitaria, forniamo armi, munizionamento, sistemi d’arma ai combattenti nonché diamo sostegno all’azione militare diretta di altri Paesi.
E’ al momento esclusa ogni funzione di bombardamento. Il ruolo dell’Italia, quindi, è di supporto delle altre componenti militari della coalizione, aree e terrestri.

Finora abbiamo fornito, in particolare ai peshmerga curdi, armamento in linea con le loro capacità, spesso di fabbricazione ex-sovietica (mitragliatrici e blindati in dotazione all’Esercito Italiano, sistemi d’arma controcarro di tipo Folgore). Inoltre, sul campo agiscono un velivolo KC767 per il rifornimento in volo, due velivoli a pilotaggio remoto Predator per il monitoraggio e 110 militari per l’attività di pianificazione nonché quattro Tornado e 135 militari tra equipaggio e personale specialista e di supporto con lo scopo di sorvegliare il territorio, scoprire le formazione armate dell’Isis e informare i Comandi “alleati”. Altri 280 italiani, militari e non sono consiglieri per gli alti comandi delle forze irachene e militari con il compito di addestrare le forze che combattono l’Isis.

Per contrastare il terrorismo abbiamo previsto nuove fattispecie di reato e punizioni penali per chi si arruola per il compimento di atti di violenza, con finalità di terrorismo (i c.d. foreign fighters) e per chiunque organizzi, finanzi o propagandi viaggi finalizzati al compimento di condotte terroristiche.

Antiterrorismo: libertà nella sicurezza

Modifiche al codice penale:

  • puniti con la reclusione da 5 a 8 anni i c.d. foreign fighters;
  • introdotta una nuova figura di reato destinata a punire con la reclusione da 5 a 8 anni chiunque organizzi, finanzi o propagandi viaggi finalizzati al compimento di condotte con finalità di terrorismo;
  • introdotta la punibilità di colui che si “auto-addestra” alle tecniche terroristiche e pone in essere comportamenti univocamente finalizzati alla commissione di atti terroristici (oggi è punito solo colui che viene addestrato da un terzo);
  • introdotte aggravamenti della pena prevista per il delitto di addestramento ad attività con finalità di terrorismo quando le condotte di chi addestra o istruisce siano commesse attraverso strumenti telematici o informatici;
  • stabilito che alla condanna per associazione terroristica, assistenza agli associati, arruolamento e organizzazione di espatrio a fini di terrorismo consegue obbligatoriamente la pena accessoria della perdita della potestà genitoriale «quando è coinvolto un minore»;
  • introdotte specifiche sanzioni, di ordine penale e amministrativo, destinate a punire le violazioni degli obblighi in materia di controllo della circolazione delle sostanze (i cd. “precursori di esplosivi”) che possono essere impiegate per costruire ordigni con materiali di uso comune.

 

Contrasto alle attività di proselitismo attraverso Internet

Sono anzitutto previste aggravanti di pena quando i reati di terrorismo, l’istigazione e l’apologia del terrorismo sono commessi tramite strumenti informatici e telematici.

Arresto per i trafficanti di immigrati clandestini

Viene previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per i promotori, organizzatori e finanziatori del trasporto di stranieri nel territorio dello Stato.

Misure di prevenzione

Vien modificato il Codice antimafia circa la disciplina delle misure di prevenzione e in materia di espulsione dallo Stato per motivi di terrorismo.

Espulsione degli stranieri

Sempre come misura di prevenzione viene modificato il TU Immigrazione con la previsione dell’espulsione amministrativa da parte del prefetto per motivi di prevenzione del terrorismo nei confronti degli stranieri che svolgano rilevanti atti preparatori diretti a partecipare ad un conflitto all’estero a sostegno di organizzazioni che perseguono attività terroristiche.

Potenziamento e proroga dell’impiego delle Forze Armate nel controllo del territorio

Con un serie di disposizioni – finalizzate a garantire maggiore disponibilità di personale per le esigenze connesse con il controllo del territorio e il contrasto del terrorismo – si prevede, tra le altre cose, anche la presenza di 300 militari in più nella Terra dei Fuochi.

Coordinamento nazionale delle indagini nei procedimenti per i delitti di terrorismo

Viene attribuito al Procuratore Nazionale Antimafia la funzioni di coordinamento, su scala nazionale, delle indagini relative a procedimenti penali e procedimenti di prevenzione in materia di terrorismo