Silvia Romano e l’odio dei razzisti.

È rientrata in Italia dopo 18 mesi di prigionia, Silvia Romano, la volontaria dell’Ong Africa Milele rapita il 20 novembre 2018 in Kenya.

Il volto sorridente, coperta da una lunga tunica verde, Silvia è stata liberata sabato 9 maggio in una zona non lontana da Mogadiscio, con un’operazione dell’Aise, i servizi italiani di intelligence esterna, condotta in collaborazione con quelli turchi e somali.

Nel novembre scorso, dall’arresto di tre dei responsabili del sequestro erano arrivate conferme di un trasferimento della ragazza da un gruppo criminale locale ad un gruppo jihadista somalo. Da quel momento di Silvia Romano non si era saputo più nulla.

Si riferisce che per il rilascio l’Italia avrebbe pagato un riscatto e secondo fonti dell’intelligence somala, è probabile che altre quote siano state versate ad intermediari che hanno facilitato i contatti con i suoi sequestratori. Sulle ipotesi relative al pagamento di un riscatto, al momento non c’è stata nessuna conferma.

La liberazione è stata possibile grazie al ruolo dei servizi segreti turchi. Negli ultimi anni la Turchia ha rafforzato la propria presenza nel Corno d’Africa, in particolare in Somalia.

Oggi i turchi, presenti nel paese con un contingente militare, addestrano le neonate forze dell’esercito nazionale somalo. Il porto e l’aeroporto di Mogadiscio sono gestiti e amministrati da società con sede ad Ankara e uno dei due ospedali presenti nella capitale porta il nome del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Romano, 23 anni, ha raccontato agli inquirenti della sua conversione all’Islam, che ha definito “spontanea e non forzata”.

Non entro nel merito di una scelta religiosa che resta sempre personale, pur evidenziando che il contesto in cui essa è avvenuta, certamente non è di quelli sereni che facilitano conoscenze e convincimenti utili alla scelta medesima.

Lo dico per rispetto, anche perché ci vorrà tempo per capire bene e spero che Silvia possa essere aiutata in questo difficile percorso di elaborazione, ovviamente, non solo religioso.

Restano, però, le sgradevoli affermazioni e polemiche relative alla “liberazione di una musulmana”, come se l’appartenenza religiosa rilevasse sulle azioni di uno Stato democratico a favore della liberazione di una sua cittadina.

Per Silvia Romano si sono aperte le fogne degli odiatori di professione, tanto che dovrà essere tutelata per l’odio che le hanno scatenato contro.

Per i razzisti il valore della vita dipende dalla fede religiosa e dal colore della pelle.

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