Sosterrò Maurizio Martina, perché.

Nov 30 2018
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A Marzo prossimo avremo il nuovo segretario nazionale del PD. Tra i tanti candidati, sosterrò Maurizio Martina.

Con tanta serenità, anche se potrebbe passare come una scelta difficile.

Perché?

Ho atteso che fossero chiare tutte le candidature, per capire meglio.

Oggi, infatti, sono chiari i contorni politici di coloro che si sono proposti.

Spero di sbagliarmi, ma guardando alle candidature di Zingaretti e quella di Minniti prima del ritiro, qualcosa mi dice che il Pd dei prossimi anni non basterà, perché anziché  interrogarci sul fare, rischiamo di reinchiodarci anche in futuro sul solito bipolarismo interno tra renziani e antirenziani, così continuando a distruggere tante energie e tanta voglia di fare politica che ancora c’è nel Pd.

Quel dualismo interno, vissuto aspramente per anni, deprimerà ancor di più quella voglia di spendersi per un soggetto plurale e comprensivo.

Sembra un film già visto, e temo che in tanti non ci proveranno neanche.

Dire come è meglio fare è difficile, ormai, probabilmente sarà utile andare oltre il Pd attraverso una costituente di tutti i progressisti e democratici italiani.

Il congresso potrebbe esserlo, ad esempio, se non prevarranno, come temo, i rancori pro e contro Renzi del passato.

La domanda che mi sono posto è stata: può il Pd morire di risentimenti o di guerre tra bande del passato?

Ce lo siamo detti tante volte, pensavo che tutti avessero capito che era necessario uscire da questa situazione, ed invece, ce la ripropongono, seppure con candidati diversi.

Pensavo fosse sbagliato dire “è tutta colpa di Renzi” oppure “tutta colpa di chi non ha fatto lavorare Renzi”, ma vedo che Zingaretti e quello che si era formato attorno a Minniti sono pienamente dentro questo schema di contrapposizione.

Nella proposta di Maurizio Martina- certo difficile ed angusta – c’è un’altra strada, c’è la coerenza, perché in questi mesi ha lavorato per andare oltre e per superare quei vecchi schemi mentali.

L’ha detto tante volte che c’è bisogno di una leadership collettiva e mite: una squadra.

Se non cambiamo il Partito, difficilmente cambieremo l’Italia.

Mi spiace dirlo, ma ne sono convinto: con Zingaretti e colui/colei che rappresenterà la risposta della continuità non lo cambiamo, rinnoviamo e riperpetuiamo il passato.

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