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Ben svegliata, Verona

Il nostro candidato, Damiano Tommasi, è il sindaco di Verona.

Il centrosinistra governerà la città per i prossimi anni, anni in cui si affronteranno sfide importanti per lo sviluppo e la crescita del territorio.

La vittoria è stata costruita con sacrificio e dedizione. Il Partito Democratico ha dimostrato capacità di unire una coalizione attorno al candidato Tommasi e ha saputo mettersi a disposizione per un obiettivo più grande dei propri interessi.

E’ capacità di governo favorire coalizioni come quella che ha vinto. Sono molto felice anche per i tantissimi giovani che hanno partecipato al nostro progetto.

La città cambia verso e dopo anni di divisioni e litigi nel centrodestra, abbiamo la possibilità di far crescere una nuova classe dirigente con valori ed obiettivi nuovi, con un lavoro sereno e rispettoso di tutti i veronesi, senza gli odiosi steccati imposti dal sindaco uscente.

E’ importante mantenere l’umiltà con la quale abbiamo condotto la campagna elettorale e che Damiano ha ben interpretato con il progetto politico che abbiamo sostenuto.

E’ nostro dovere ricostruire quanto è stato slegato in questi anni, il filo sociale nella comunità affinché nessuno venga escluso o si trovi in difficoltà. Una Rete di protezione sociale che comprenda tutti.

Abbiamo anche il compito di rasserenare il clima che è stato creato in città.

Questo è un passaggio essenziale.

Nei confronti della società e delle forze politiche che saranno all’opposizione, occorre un atteggiamento di confronto e di collaborazione sui temi concreti, senza inutili steccati, e con un pragmatismo che deve essere in linea con quanto già dimostrato nel corso della campagna elettorale.

Inutile inseguire polemiche e contrapposizioni sterili, pensiamo alle cose da fare, con soluzioni a portata di mano, senza voli pindarici.

Per quanto concerne la costruzione della squadra di governo, il Partito Democratico ha in sé le competenze politiche per farne parte pienamente. Tutti i nostri eletti hanno maturato competenze amministrative in anni di impegno e di amministrazione, oltre alla cultura politica che ci appartiene che da sempre orienta le nostre scelte a favore del territorio.

Premiare l’impegno profuso, conferire la rappresentanza a loro è atto doveroso a sostegno e riconoscimento per tutto quanto hanno fatto in questi anni.

Il voto al Partito Democratico sostiene Damiano Tommasi

Domenica si vota per il rinnovo del Consiglio Comunale di Verona.

Damiano Tommasi è una candidatura riconoscibile, signorile e rassicurante, certamente rafforzata dall’unità della coalizione di centrosinistra.

C’è un altro elemento, inconfutabile: Damiano Tommasi è l’unica vera novità tra i candidati. Gli altri due sono da almeno 20 anni sulla scena, sempre loro, prima insieme poi divisi e politicamente nemici giurati.

Da 10 anni litigano furiosamente e trascinano Verona nelle loro beghe. A capo di due schieramenti avversi, litigano su tutto e hanno creato una classe dirigente divisa e sospettosa.

Solo il candidato Tommasi è fuori da certe logiche e, per questo, un elemento di forte novità nel panorama politico veronese.

Il Partito Democratico veronese, che è già stato pilastro fondamentale della coalizione sin dalla scelta del candidato, avrà una rilevante responsabilità nell’azione di governo della città.

Essere il primo partito della coalizione ci consentirà di dare impulso alle prospettive future nonché di essere collante delle forze della coalizione di centrosinistra.

Abbiamo le capacità per farlo ed è necessario che la coalizione abbia un punto di riferimento chiaro e saldo.

La consapevolezza delle nostre potenzialità è all’attenzione di tutti gli elettori: il voto al PD rafforza quel pilastro centrale che siamo e ci consegna la responsabilità di tenere salda l’alleanza per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Il Partito Democratico si è dimostrato, unico in gradi di poter raggiungere quel livello di coesione.

Il voto al PD sostiene Tommasi e garantisce la solidità della coalizione.

Nella lista dei candidati PD per il Consiglio Comunale c’è il giusto mix di esperienze e di generazioni che si mettono al servizio di Verona per i prossimi anni.

Tutti meritevoli. Tra questi, mi permetto di consigliare alcune scelte per l’indicazione delle preferenze da esprimere.

Francesco CASELLA
È il segretario del circolo PD della quarta Circoscrizione ed è stato consigliere della medesima Circoscrizione.

 

Federico RIGHETTI
È il segretario dei giovani democratici di Verona.

 

 

Carla AGNOLI
È impegnata nel Circolo PD della terza Circoscrizione.

 

Federico BENINI
È consigliere comunale nonché capogruppo del gruppo consiliare PD in Comune.

 

Marco BURATO
È stato consigliere comunale di Verona ed è impegnato nel Circolo PD dell’ottava Circoscrizione.

 

Giorgio FURLANI
È stato consigliere della sesta Circoscrizione ed è impegnato nel Circolo PD della medesima Circoscrizione.

 

Valentina SILVESTRI
È impegnata nel Circolo PD della seconda Circoscrizione.

 

 

Referendum, votare o non votare?

l referendum previsti per il 12 giugno sono cinque diversi quesiti referendari che trattano il tema della giustizia.

 

Detto che votare “sì” significa cambiare le leggi attuali e votare “no” significa lasciarle così come sono, in pillole provo a scrivere di cosa si tratta.

Incandidabilità per i politici condannati

 In Italia, chi è condannato in via definitiva per alcuni gravi reati penali non può candidarsi alle elezioni, né assumere cariche pubbliche e, se è già stato eletto, decade.

Coloro che sono eletti in un ente locale, come i sindaci, sono invece automaticamente sospesi dopo la sentenza di primo grado.

 Con l’abrogazione della legge, sia l’incandidabilità per i condannati in via definitiva, sia la sospensione per gli eletti in enti locali, non saranno più automatiche ma saranno decise da un giudice caso per caso.

Limitazione delle misure cautelari

 Le misure cautelari più note sono la custodia cautelare in carcere, gli arresti domiciliari o il divieto di espatrio. Oggi, il magistrato può applicare queste misure solo in tre casi: se c’è il pericolo che la persona fugga, che inquini le prove oppure che continui a ripetere il reato.

Se vince il “sì”, viene eliminata la ripetizione del reato dalle motivazioni per disporre misure cautelari, ovvero la motivazione più frequentemente usata dalla magistratura per disporre una custodia cautelare. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove.

Separazione delle carriere nella giustizia

 Ad oggi i magistrati italiani possono svolgere sia il ruolo di pubblici ministeri (si occupano delle indagini insieme alla Polizia Giudiziaria e svolgono la parte dell’accusa nel processo) che il ruolo di giudici (emettono le sentenze sulla base delle prove raccolte e del contradditorio tra l’accusa e la difesa). Il passaggio tra i due ruoli non è vietato.

Con l’abrogazione della legge i magistrati dovranno scegliere, all’inizio della loro carriera professionale, se svolgere il ruolo di giudici oppure di pubblici ministeri, per poi mantenere quel ruolo per tutta la vita.

Questo è il quesito più subdolo, almeno nelle motivazioni. Infatti, chi vuole abrogare la legge sostiene che separare le carriere garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, perché così sarebbero slegati per attitudini e approccio dalla funzione punitiva della giustizia che appartiene ai pubblici ministeri.

Per capirci, significa dire che un magistrato che fa il pubblico ministero si abitua ad accusare e, quindi, quando fa il giudice non sarebbe nella condizione ideale di giudicare.

E’ una cosa che fa ridere, ma è così che viene detta.

Elezione del Consiglio Superiore della Magistratura

 Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno della magistratura, indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato. È composto da 24 membri, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dai magistrati. Oggi, per candidarsi, è necessario presentare almeno 25 firme di altri magistrati a proprio sostegno.

Con l’abrogazione della legge non sarà più necessario l’obbligo di trovare queste firme, ma basterà presentare la propria candidatura.

Valutazione dei magistrati

 I magistrati vengono valutati ogni quattro anni sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti, dagli organi che compongono il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione.

In questi organi, insieme ai magistrati, ci sono anche avvocati e professori universitari di diritto, ma soltanto i magistrati possono votare nelle valutazioni professionali degli altri magistrati.

Con l’abrogazione della legge, anche avvocati (ovvero la controparte dei magistrati) e professori universitari avrebbero il diritto di votare sull’operato dei magistrati.

Cosa penso.

In merito ai quesiti referendari, il Partito Democratico ha lasciato libertà di voto.

Io penso che chiamare gli italiani alle urne per decidere il numero delle firme per la candidatura dei magistrati (25???) (quarto quesito) o per farci dire che il magistrato che fa l’inquirente, poi non sa giudicare (terzo quesito) o per far valutare i magistrati anche dagli avvocati (quinto quesito), pur legittima in democrazia, sia una cosa sproporzionata rispetto a quello che gli italiani sanno della materia e per l’entità dei votanti su temi certamente non dirimenti per la Repubblica.

Sull’ incandidabilità per i politici condannati (primo quesito), pur essendo la sospensione automatica operante sin dalla sentenza di primo grado e non, quindi, dalla terza passata in giudicato, penso che la Legge Severino (che si vuole abrogare) sia un monito verso la commissione di reati da parte di chi amministra. Pur, tuttavia, andrebbe calibrata rispetto ad alcune situazioni critiche che sono avvenute, ma non può essere il referendum a deciderlo, anche perché questo cancella e non riforma.

Sulla limitazione delle misure cautelari (secondo quesito), non capisco perché ridurre i poteri della magistratura sulla reiterazione del reato, che è una delle cose più ovvie che un responsabile solitamente fa.

Detto questo, personalmente, dovendomi recare al seggio per votare per il sindaco di Verona, non ritirerò le cinque schede referendarie e così esprimo il mio voto attraverso l’astensione/mancato raggiungimento del quorum necessario per la validità dei referendum.

Il PNRR per la transizione ecologica

I singoli Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza dei paesi UE hanno dovuto rispettare due vincoli relativamente agli obiettivi che sono stati posti per la transizione ecologica:

  • la destinazione di almeno il 37 per cento delle risorse assegnate;
  • il rispetto del principio di non arrecare alcun danno significativo all’ambiente.

Dei 191,5 miliardi di euro di risorse europee assegnati all’Italia, quindi, 71,7 miliardi sono destinati per gli obiettivi climatici. Nel confronto Europeo dei PNRR, l’Italia, con circa la metà del totale dei fondi assegnati, è il paese che investe più di tutti in mobilità sostenibile.

Le misure del PNRR per identificare le misure verdi sono state catalogate diversamente tra loro: alcune sono considerate verdi al 100%, altre solo al 40% (e sono queste che non devono arrecare danno all’ambiente, uno dei due principi fissati).

Per fare un esempio, le linee ferroviarie di nuova costruzione o ristrutturate sono considerate verdi al 100%, mentre il potenziamento delle linee ferroviarie regionali (di più modesta dimensione e impatto) sono ritenute verdi solo al 40%.

Nel nostro PNRR 55 interventi sono verdi al 100% e 53 lo sono al 40%.

Le principali aree di intervento riguardano la costruzione di infrastrutture per la mobilità sostenibile (40% del totale), l’efficientamento energetico di immobili e impianti di fornitura (30%), gli investimenti in energie rinnovabili (14%) e le opere di prevenzione (15%).

Le misure verdi sono distinte in quattro categorie:

Trasporti e altre infrastrutture verdi: circa 29 miliardi di euro sono destinati per l’ammodernamento, la ristrutturazione e la nuova costruzione di infrastrutture pubbliche a basso impatto ambientale.

Fra le modalità di trasporto, quello su ferro è il maggiormente interessato dagli investimenti, per un totale di 20,5 miliardi, includendo anche gli interventi per la gestione del traffico ferroviario europeo.

Ai progetti dell’alta velocità sono stati destinati 13,2 miliardi e circa 7,1 miliardi sono destinati al trasporto urbano sostenibile, includendo le ciclovie che ricevono finanziamenti per 600 milioni.

Efficientamento: per quanto riguarda gli incentivi per le case private, il Superbonus 110% (12,1 miliardi di euro) è la più grande misura verde dell’intero PNRR. A favore dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici sono destinati 2,1 miliardi.

Poi ci cono gli investimenti volti a diminuire gli sprechi di risorse nella fase di produzione e di trasporto. Il PNRR, infatti, finanzia opere di efficientamento rivolte a impianti energetici, idrici e di stoccaggio. Tra questi, 3,6 miliardi sono destinati a rendere più efficiente il sistema di distribuzione dell’energia elettrica.

Energie rinnovabili: gli investimenti in impianti di energia rinnovabile e in infrastrutture per combustibili alternativi ammontano al 13,8% delle risorse per la transizione verde. Fra le diverse fonti di energia rinnovabile, gli impianti a energia solare sono i maggiori beneficiari (4,6 miliardi). Seguono gli investimenti in biomasse (1,9 miliardi), in energia eolica (755 milioni) e in infrastrutture di ricarica elettrica (740 milioni).

Opere di prevenzione ambientale: sono stati destinati 11 miliardi di euro. L’investimento più corposo (quasi 6 miliardi) prevede vari interventi volti all’adattamento, la prevenzione e la gestione del rischio di inondazioni. Fra questi interventi ci sono azioni di sensibilizzazione, la protezione civile, i sistemi e le infrastrutture di gestione delle catastrofi e gli approcci basati sugli ecosistemi. Ci sono anche investimenti in ricerca e innovazione incentrati sull’economia a basse emissioni di carbonio, sulla resilienza e sull’adattamento ai cambiamenti climatici (3 miliardi in totale) Quasi tutte le misure in questa categoria sono orientate all’adattamento al cambiamento climatico.

La concorrenza, “sleale”

Il 4 novembre 2021 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge “Concorrenza”, uno degli impegni centrali nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il provvedimento comprende una serie di interventi specifici per affrontare i mille ostacoli che si frappongono allo sviluppo della concorrenza nel sistema economico.

Nel 2009 era stato deciso di approvare annualmente una legge per il mercato e la concorrenza, ma, finora, è stato fatto solo nel 2017.

I settori interessati dal disegno di legge appartengono al comparto dei servizi, cioè attività economiche debolmente esposte alla concorrenza internazionale e spesso svolte attraverso un forte ruolo di intermediazione di soci pubblici. Questi due fatti rendono molti settori praticamente dei monopoli.

Al contrario, l’entrata di nuovi operatori in certi mercati potrebbe portare benefici per i consumatori e l’assegnazione mediante gare permetterebbe una selezione del concessionario più efficiente e la raccolta di introiti elevati per l’ente appaltante.

Tra gli altri, tratto il tema della gestione di stabilimenti balneari su tratti di costa demaniali, per i quali molto spesso vengono pagate somme ridicole dal concessionario tanto che l’ultimo rapporto della Corte dei Conti nel 2020 riporta che lo Stato ha incassato 92 milioni e 566mila euro per 12.166 concessioni ad uso turistico e un giro d’affari stimato sui 15 miliardi di euro.

Il Governo Conte I aveva prorogato le concessioni al 2033, ma la Commissione Ue aveva censurato la decisione perché in contrasto con la direttiva 2006/123/CE detta “Bolkestein” e con la sentenza della Corte di giustizia europea del 14 luglio 2016, che aveva dichiarato illegittime le proroghe automatiche e generalizzate sulle concessioni balneari. In seguito, l’Italia è stata anche oggetto di una specifica procedura di infrazione.

Per affrontare questa censura il disegno di legge “concorrenza” è stato inserito tra gli obiettivi qualitativi per ottenere i fondi del PNRR – entro luglio deve essere approvato –  e il Consiglio di Stato ha detto basta alle proroghe illimitate e fissato al 31 dicembre 2023 il termine ultimo per indire le gare.

Dacché, la proposta che il Governo doveva inserire per forza nel disegno di legge non poteva che essere il 2023.

Cosa ha deciso il Consiglio di Stato?

  • Poiché le norme legislative nazionali che hanno disposto la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative…sono in contrasto con il diritto eurocomunitario…e, pertanto, non devono essere applicate né dai giudici né dalla pubblica amministrazione»;
  • «ancorché siano intervenuti atti di proroga rilasciati dalla Pubblica Amministrazione…deve escludersi la sussistenza di un diritto alla prosecuzione del rapporto in capo gli attuali concessionari…La non applicazione della legge implica…che gli effetti da essa prodotti sulle concessioni già rilasciate debbano parimenti ritenersi tamquam non esset»;
  • «al fine di evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere, di tener conto dei tempi tecnici perché le amministrazioni predispongano le procedura di gara richieste e, altresì, nell’auspicio che il legislatore intervenga a riordinare la materia in conformità ai principi di derivazione europea, le concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative già in essere continuano ad essere efficaci sino al 31 dicembre 2023, fermo restando che, oltre tale data, anche in assenza di una disciplina legislativa, esse cesseranno di produrre effetti, nonostante qualsiasi eventuale ulteriore proroga legislativa che dovesse nel frattempo intervenire, la quale andrebbe considerata senza effetto perché in contrasto con le norme dell’ordinamento dell’Ue».

In pratica, se non passasse il disegno di legge “concorrenza”, l’Italia perderebbe i fondi UE previsti per quest’anno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pagherebbe l’infrazione UE e le concessioni demaniali scadrebbero comunque a dicembre 2023, senza nessuna tutela per gli attuali gestori dei lidi.

La proposta del Governo, invece, terrebbe conto di una serie di evidenze. Infatti, ha previsto:

  • una delega al governo per l’adozione, entro sei mesi, di uno o più decreti legislativi per semplificare la disciplina sulle concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative;
  • i criteri per la scelta del concessionario sarebbero stati quelli di un’esperienza tecnica e professionale già acquisita, comunque tale da non precludere l’accesso al settore di nuovi operatori; soggetti che, nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura, hanno utilizzato la concessione come prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare; la previsione di clausole sociali per promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato dal concessionario uscente; la durata della concessione per un periodo non superiore a quanto strettamente necessario per garantire l’ammortamento e l’equa remunerazione degli investimenti autorizzati, con divieto espresso di proroghe e rinnovi anche automatici.

La contrarietà del centrodestra a questo specifico punto, è incomprensibile e se non trova una soluzione, a pagare saranno propri quelli che pensano di tutelare impedendo allo Stato di creare le migliori condizioni per favorire la concorrenza.

Damiano Tommasi è la vera novità

Il centrosinistra sosterrà Damiano Tommasi alla carica di sindaco di Verona.

Per fortuna il mandato del sindaco Sboarina è sostanzialmente scaduto e, quindi, il 12 giugno si vota.

Con la candidatura di Tommasi, possiamo certamente competere perché sono presenti alcuni elementi potenziali che favoriscono la nostra campagna elettorale.

Innanzitutto, la chiara riconoscibilità del candidato, unita ad una presenza signorile e rassicurante rispetto al sindaco uscente che è stato divisivo – addirittura nel suo campo politico – e a tratti livoroso.

La personalità di Tommasi è in grado di attrarre consensi oltre lo schieramento che lo sosterrà, per il suo profilo e le competenze maturate nel tempo.

E’, quindi, senz’altro una persona credibile ed autorevole al quale si aggiunge la nota positiva del sostegno di uno schieramento unito, ampio e capace di cogliere tutte le occasioni possibili per lo sviluppo e la crescita di Verona.

C’è un altro elemento, inconfutabile: Damiano Tommasi è l’unica vera novità tra i candidati. Gli altri due sono da almeno 20 anni sulla scena, sempre loro, prima insieme poi divisi e politicamente nemici giurati.

Da 10 anni litigano furiosamente e trascinano Verona nelle loro beghe. A capo di due schieramenti avversi, litigano su tutto e hanno creato una classe dirigente divisa e sospettosa.

Solo il candidato Tommasi è fuori da certe logiche e, per questo, un elemento di forte novità nel panorama politico veronese.

L’unità dell’area del centrosinistra, poi, sarà il valore aggiunto.

Bene ha fatto il Partito Democratico a sostenerlo e a lavorare per l’unità di tutte le forze progressiste presenti in città.

Il Partito Democratico si è dimostrato pilastro fondamentale della coalizione, fino alla scelta di un candidato civico, unico in gradi di poter raggiungere quel livello di coesione.

Mettersi a disposizione per un progetto più grande.

Adesso il PD deve farsi carico dell’imprescindibile rinnovamento generazionale.

Questo è un punto nodale. Impensabile progettare un futuro senza basarsi su coloro che saranno protagonisti di quel futuro: i giovani.

Francia: Macron verso il bis (per fortuna)

Emmanuel Macron e Marine Le Pen si sfideranno Domenica 24 aprile nel ballottaggio del secondo turno delle elezioni presidenziali francesi dopo essersi imposti al primo turno, rispettivamente con il 27,9% e il 23,2% dei voti.

Il candidato della sinistra, Jean-Luc Mélenchon, vero exploit della tornata, è arrivato molto vicino a qualificarsi per il secondo turno, con il 22%: il voto del suo elettorato è considerato decisivo per il risultato finale.

Dati alla mano, la stragrande maggioranza dei sondaggi dà il presidente uscente e candidato di En Marche! come probabile vincitore del secondo turno.

La riedizione di uno scenario in tutto e per tutto simile a quello del 2017 – un testa a testa tra Macron e Le Pen al ballottaggio – conferma da un lato una Francia filo-europea e liberale e dall’altro una Francia nazionalista e conservatrice.

Da considerare anche che entrambi i candidati hanno ottenuto più voti di cinque anni fa, andando a erodere il sostegno alla destra e alla sinistra tradizionali: il Partito socialista e i gollisti de Le Républicains sono praticamente scomparsi.

Il destino dell’Europa si decide in Francia?

Nelle urne francesi c’è in gioco non solo il destino della Francia, ma di tutta la Ue.

La candidata del Rassemblement National, scettica nei confronti di Bruxelles e delle sue istituzioni, ha più volte affermato di essere a favore di un ritiro della Francia dalla Nato ed è stata un’ammiratrice del presidente russo Vladimir Putin. Se vincesse, l’onda d’urto della sua elezione all’Eliseo in un momento come questo, in cui le forze russe sono impegnate in una guerra sul suolo europeo, in Ucraina, avrebbe effetti devastanti per l’Unione.

Intanto, però, l’affermazione al primo turno dimostra il fascino duraturo delle correnti nazionaliste e xenofobe in Europa.

Non ci resta che tifare per Macron!

Ecomafie, l’Università di Verona in audizione

Le professoresse Anna Genovese e Federica Pasquariello, entrambe Ordinario di Diritto Commerciale del Dipartimento Scienze Giuridiche dell’Università di Verona, sono state audite dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse connesse.

L’audizione è stata chiesta da me che sono membro della Commissione.

Infatti, in qualità di relatore per l’inchiesta sulle garanzie fideiussorie previste per l’esercizio di impianti di rifiuti, ho apprezzato lo studio fatto dalla nostra Università in merito, su richiesta della Provincia di Verona.

Il tema è rilevante. A volte, l’obbligatorietà di stipulare una fideiussione per attivare un impianto di smaltimento dei rifiuti, che ha un costo di un certo peso e che deve essere riscossa in caso di illecite attività o danni ambientali, viene superata con false garanzie o con fideiussioni prestate da Enti di paesi extra UE presso i quali la riscossione può essere complicata.

L’inchiesta che sto conducendo ha origine a Verona. Infatti, da consigliere provinciale ho avuto modo di rilevare le criticità affrontate dalla Provincia nelle fasi di autorizzazioni degli impianti di rifiuti e queste erano sempre legate alle garanzie prestare dai richiedenti.

Per questa ragione, avevo proposto l’inchiesta in corso che, per una parte, è già stata approvata dal Parlamento.

La mancata escussione delle garanzie provoca gravi danni economici e l’impossibilità di affrontare le ripercussioni ambientali.

L’Università di Verona, unica in Italia, ha offerto un contributo importante in questa direzione, con uno studio le cui analisi inserirò certamente nella relazione finale che il Parlamento dovrà approvare.

Infatti, l’inchiesta che sto conducendo si concluderà con un voto di Camera e Senato e sarà, quindi, un indirizzo e sollecito a modificare la legislazione vigente per consentire alle Amministrazioni competenti e vigilanti maggiori strumenti per affrontare gli illeciti che si consumano sulle garanzie da prestare.

Lo stato di attuazione del PNRR

Abbiamo affrontato lo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Piano Complementare per le opere di competenza del Ministero per le Infrastrutture e le Mobilità Sostenibili.

Il suo scopo è dare conto dell’utilizzo delle risorse del programma Next Generation EU, dei risultati raggiunti e delle eventuali misure necessarie per accelerare l’avanzamento
dei progetti.

Nelle slides che abbiamo valutato vi sono gli obiettivi e i traguardi previsti, in vista della rendicontazione alla Commissione europea per ottenere i finanziamenti.

È il risultato di un lavoro collettivo, che ha visto impegnati il Governo e le strutture operative a tutti i livelli. Il Parlamento ha dato un contributo essenziale al conseguimento di questi obiettivi e ha dimostrato notevole sensibilità nell’approvare in modo tempestivo riforme e norme essenziali per la riuscita del Piano.

L’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è una sfida decisiva per il Paese, da cui dipende la nostra credibilità nei confronti dei cittadini e dei nostri partner.

Lo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Piano Complementare di competenza del Mims

L’alta velocità “entra” in Verona

Chi ha percorso l’autostrada da Verona verso Milano e viceversa avrà notato che accanto sono in corso i lavori per la costruzione della linea alta velocità ferroviaria. Quella tratta riguarda il collegamento tra Milano e Verona e arriverà fino alla zona di Verona nord.

Il tratto che collega quella zona con la stazione di porta Nuova e poi fino a Porta Vescovo è definita nell’ambito del progetto denominato “Nodo di Verona”.

Ebbene, è stato approvato il progetto definitivo di Rete Ferroviaria Italiana relativo all’ingresso a ovest della linea in costruzione.

Un progetto ambizioso che dovrà realizzarsi entro il 2026. E’ la prima volta che l’alta velocità “entra” nella città.

In pratica, come si rileva nel progetto definitivo, la linea funzionale all’inserimento dell’Alta Velocità arriva sui binari IV e VI di Verona Porta Nuova e sarà realizzata anche una nuova linea “indipendente merci”, ovvero un intervento a favore del collegamento diretto a sostegno del potenziamento e dello sviluppo dell’interporto al Quadrante Europa.

Il Comune di Verona, anche recependo diverse sollecitazioni pervenute, ha avanzato alcune osservazioni al progetto. Esse riguardano: la salvaguardia della zona della Corte Fenilon e delle circostanti abitazioni; l’inserimento di barriere anti rumore a sud del futuro tratto merci; la realizzazione di una banchina ciclopedonale sul nuovo cavalcavia ferroviario di via Fenilon; l’allargamento del futuro sottopasso tra via Piatti e via Carnia e la creazione di una pista ciclabile che da via Carnia affianchi la nuova viabilità prevista fino a via Cason; l’ampliamento dei marciapiedi nei sottopassi di via Albere; l’eliminazione della rotatoria su via Carnia e la realizzazione di un raccordo viabilistico diretto con la tangenziale denominato Nuovo svincolo Fenilon.

C’è un però. Il Comune ha accorpato le opere compensative, che rappresentano il 2% del valore del progetto, per la costruzione di un nuovo sottopasso che collegherà via Albere con Stradone S. Lucia e che sbucherà all’altezza della rotonda per entrare in via Golosine.

Questa soluzione aggraverà il traffico in quella zona e, quindi, a ridosso delle residenze del quartiere.

In merito, ne ho già scritto qui https://www.vincenzodarienzo.it/golosine-il-quartiere-che-sboarina-vuole-far-morire/