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I “riflessi” della didattica a distanza

In tempi di pandemia abbiamo conosciuto questo nuovo modo di frequentare la scuola, a distanza.

Questo sistema ha certamente difeso i ragazzi e le relative famiglie dai contagi, ma gli studi fatti a posteriori ci hanno consegnato un quadro allarmante.

Le cose subito note sono state le difficoltà di tante famiglie che non avevano i mezzi necessari per frequentare da casa, poi che in tante zone la connessione internet non era all’altezza, poi che il rendimento scolastico, come l’attenzione, calavano, sono cresciuti enormemente i casi di miopia, ma quanto emerso dalle indagini sulle reazioni psico-emotive è ben più grave.

In pratica, stress, nervosismo, irritabilità e depressione sono le reazioni psico-emotive rilevate nei ragazzi, oltre alla minore concentrazione e capacità di apprendimento, alla perdita motivazionale e alla maggiore affaticabilità.

Questi problemi dipenderebbero dalla noia, dalla solitudine, dall’abbandono di abitudini consolidate che avevano rappresentato parti integranti della vita quotidiana della scuola, quali l’incontro e lo scambio con i compagni.

Senza la socialità si sono acutizzati nei bambini e nei ragazzi il senso di solitudine, il nervosismo ed il clima ambientale è stato percepito come pesante se non addirittura, avverso.

Ovviamente, le ripercussioni sono state differenziate, certamente più rilevanti nelle famiglie più fragili.

Nel complesso, per il 38% dei ragazzi, la Dad è una esperienza negativa e faticosa anche per problemi di ordine logistico e tecnico: troppe ore da restare ‘connessi’ a internet e lezioni online. In pratica, non l’hanno avvertita come positiva e la avversano come modalità di istruzione, con i danni che questo comporta,

Si conferma, quindi, che la formazione scolastica non è solo un processo di crescita cognitiva ma anche emotiva, relazionale e comportamentale che per crescere bene devono essere inserite in un clima favorevole che, purtroppo, la pandemia ha duramente colpito.

La didattica a distanza, inoltre, soprattutto per i bimbi della scuola dell’infanzia e primaria, ha limitato l’apprendimento, ha abbassato la capacità di concentrazione ed ha diminuito la curiosità, invece fervida nelle fasce infantili.

Queste sono le ragioni principali per le quali, nonostante le proteste di tanti, abbiamo deciso di tenere aperte le scuole.

Garantendo la sicurezza di tutti dai contagi, il ritorno alla scuola in presenza è l’unico modo per impedire ai nostri figli di cadere in quel circuito pericoloso che potrebbe avere ripercussioni anche in futuro.

 

 

Quirinale, i giochi sono iniziati (in malo modo)

E così, in modo molto prevedibile, il centrodestra ha proposto Silvio Berlusconi alla carica di Presidente della Repubblica.

Sinceramente, lo ritengo un passo falso, probabilmente l’ennesimo. Il centrodestra è forte nel Paese, ma le ultime candidature a sindaco per le grandi città hanno già evidenziato le debolezze di una coalizione ostaggio di un modello che guarda all’indietro e che si unisce solo di fronte a certi appuntamenti per dividersi le sedie da occupare.

Il risultato, quindi, è che ogni volta prevale il bilancino dei singoli partiti e non il quadro di interesse generale. Quella proposta è la riprova.

Non credo che servano tante parole per dire che la proposta è assolutamente inutile.

Berlusconi non ha le caratteristiche per ricoprire una carica di garanzia e di rappresentanza alta delle Istituzioni, in Italia e verso l’estero, che è possibile esercitare soltanto se l’interessato è al di sopra delle parti, gode di ampia simpatia e fiducia ed ha una dirittura morale ed una convinzione istituzionale profonde.

Ma tant’è, il centrodestra lo propone comunque sapendo che sarà difficile eleggerlo per il Quirinale ed esponendosi, così, all’implosione della proposta, della loro alleanza e – ma speriamo di no – anche a rendere difficile il percorso politico da fare adesso.

Quella proposta, inoltre, affossa il clima di unità nazionale per affrontare la pandemia e altro e fa prevalere un interesse di parte. Di fatto, è anche una sfiducia chiara verso Draghi che, ovviamente, dovrà lasciare un attimo dopo la possibile elezione di Berlusconi a Capo dello Stato perché, a quel punto, non resterebbe altro che il voto anticipato.

Altrettanto è stucchevole perché mai prima d’ora il candidato di bandiera di uno dei due schieramenti era stato il leader di uno dei due e questo lascia perplessi anche sulla capacità di condurre una fase così delicata della Repubblica.

Infine, quella proposta riflette un diritto di prelazione che il centrodestra assolutamente non ha, perché se è vero che noi non abbiamo la maggioranza, questa non ce l’hanno neanche loro.

Ed è proprio questa particolare condizione che dovrebbe motivare un percorso diverso, di condivisione su ipotesi di incontro che mai Berlusconi potrà favorire.

Quale?

E’ necessario individuare una figura di alto profilo istituzionale, che rappresenti indiscutibilmente i valori dell’unità della Nazione, e quindi non di parte.

Occorre giungere rapidamente a una scelta condivisa dall’arco di forze parlamentari più ampio possibile, a partire da quelle dell’attuale maggioranza.

Al contempo, la perdurante emergenza pandemica e la necessità di attuare con puntualità il PNRR richiedono che siano comunque garantite stabilità nell’azione di governo e una conclusione ordinata, e nei tempi ordinari, della legislatura prodromica anche alla revisione della legge elettorale.

Statale 12 e collegamento ferroviario con l’aeroporto.

La variante alla Statale 12 rientrerà tra le opere del Decreto Olimpiadi ma per il collegamento ferroviario Verona/Catullo per responsabilità della Regione Veneto non c’è spazio, mentre altri corrono…

Nel corso di un incontro con il Ministro Enrico Giovannini per affrontare il tema degli ulteriori commissariamenti delle opere pubbliche al fine di accelerarne la realizzazione, ho ulteriormente rafforzato il suo inserimento tra le opere “olimpiche”, ovvero quelle che dovranno essere realizzate con i finanziamenti del Decreto Olimpiadi Milano/Cortina 2026.

E’ stato superato, così, il grave ritardo che la Regione Veneto aveva determinato (nonostante nel 2011 Veneto Strade si sia assunto il compito di redigere il progetto, sia preliminare che definitivo, dopo nove anni di nulla il 24/01/2020 aveva trasferito ad Anas il compito di redigere la progettazione definitiva e lo Studio di Impatto Ambientale).

Questo grave ritardo ha inciso negativamente sul reperimento delle risorse e, quindi, sulle procedure per i commissariamenti.

Per realizzare le opere delle Olimpiadi invernali il Veneto riceverà altri 321 milioni di euro, oltre a quelli già ricevuti in passato. Pare che voglia destinare alla variante solo 50 milioni di euro, ovvero un terzo di quanto servirebbe per completarla.

Ho chiesto con fermezza che il Ministro si faccia parte attiva affinché la Regione investa una cifra maggiore. Non ci fidiamo della Regione – a Verona conosciamo le incompiute, la Grezzanella monca è una ciliegina – e chiediamo maggiori finanziamenti per Verona.

Nel corso dell’incontro, però, mi è venuto letteralmente “un coccolone”.

Infatti, ho scoperto che tra i commissariamenti rientrano due opere ferroviarie nuove di zecca: i collegamenti tra le stazioni di Brindisi e di Olbia con i rispettivi aeroporti.

Due linee ferroviarie oggi non esistenti per i quali i finanziamenti sono stati integralmente reperiti rispettivamente per 112 e 170 milioni di euro.

Una botta forte, nonostante pensavo d’aver già superato lo scotto in passato. Infatti, nel Decreto Olimpiadi era stato già inserito il nuovo collegamento ferroviario tra la stazione di Bergamo e l’aeroporto di Orio al Serio, anche quello interamente finanziato.

Quei tre risultati sono stati possibili perché le tre Regioni interessate da anni avevano chiesto quelle due infrastrutture e nel tempo avevano utilmente agito per la loro realizzazione.

Di colpo quelle nuove linee appaiono interamente finanziate, commissariate e, quindi, prossime alla costruzione e la nostra linea ferroviaria, peraltro già esistente e soltanto da adattare per collegarsi con il Catullo, resta ferma al palo.

Ecco l’ennesimo incredibile risultato della Regione Veneto!

La Regione Veneto non ha inserito il collegamento ferroviario dell’Aeroporto di Verona nell’Accordo quadro firmato con RFI e approvato con DGR n. 1917 del 29 novembre 2016, cosa che avrebbe indotto il MIMS e RFI a finanziare l’opera nel vigente Contratto di Programma 2017/2021 (come, invece, avvenuto con il collegamento ferroviario dell’Aeroporto di Venezia).

Lo strabismo della Regione, che ha sempre mal posto quel tema, proponendo un collegamento con il Lago di Garda che ha inficiato il progetto originario, costringe Verona a subire ed il nostro aeroporto a perdere in concorrenza con gli altri scali in questione.

Ad oggi, sia il Ministero delle Mobilità e dei Trasporti Sostenibili, sia RFI considerano impossibile portare a termine la procedura, in quanto il progetto necessiterebbe comunque di un aggiornamento a seguito delle modifiche normative intervenute dal 2003.

Al contempo, però, anche a seguito della mia insistenza in Parlamento, nell’aggiornamento 2020/2021 del Contratto di Programma MIT‐RFI 2017/2021, il finanziamento dell’intervento è fissato al prossimo Contratto di Programma 2022‐2026 (oggi ha una dotazione finanziaria di 180.000 €).

Sollecito, quindi, la Regione Veneto a supportare la nostra proposta indicando come massima priorità l’attuazione dell’intervento “Collegamento ferroviario aeroporto di Verona” nel Contratto di Programma MIMS‐RFI 2022‐2026.

Cambiare le regole per il centro storico

Il Soprintendente per le belle arti, il paesaggio e l’archeologia di Verona, Vincenzo Tinè, ha lanciato un monito chiedendo alla città di “darsi una regolata» sulle tante manifestazioni in centro perché anche quest’anno le soluzioni approntate per il carico dei mercatini «non hanno dato i risultati sperati», quindi è doveroso «mettere ordine in centro storico».

Non ci sono dubbi che la pandemia da Covid 19 ci ha “donato” un lato che sembrava dimenticato: quello di vedere – nello stretto senso fisico e materiale – i monumenti e le piazze più belle e centrali della città nella loro bellezza e magnificenza in periodi in cui ciò non è stato possibile per tanti anni.

Pur nella drammaticità della situazione, Piazza Bra, Piazza dei Signori e le piazzette limitrofi libere nel periodo natalizio sono state una cosa che non ricordavamo da anni.

Quell’immagine, poi, della sporcizia in Piazza dei Signori dopo lo smontaggio è stata una ferita e purtroppo sta girando ovunque. Per inciso, è la stessa sporcizia che viene prodotta ad ogni smontaggio e ciò fa pensare sia alla scarsa attenzione e rispetto di coloro che vengono autorizzati a posizionarsi in quei luoghi sia alla disorganizzazione del Comune a far rispettare le regole e a provvedere contemporaneamente alla pulizia.

Guardiamo al futuro.

Condivido il richiamo del Sovrintendente Tinè a mettere ordine. E’ da anni che denuncio che le cinesate, la porchetta e le mangiatoie da sagra sono da evitare, sia perché non riflettono nessuna tradizione territoriale, sia perché sotto l’Arena non si mangia!

Occorre ripensare questi tipi di eventi in funzione della storia e delle tradizioni di Verona e dei monumenti che insistono nei luoghi dove si intendono autorizzare strutture di vario genere.

Sarà un difficile equilibrio, certo, perché decoro, conservazione e ricorrenze (storiche e culturali) da festeggiare spesso non collimano tra loro, ma non c’è altra scelta, ormai.

Poiché non esistono solo i luoghi da sempre utilizzati – ad esempio, cosa impedisce di mettere banchetti lungo Corso Porta Nuova o in Piazze come Cittadella e Corrubio? – penso sia possibile individuare un modello standard per banchetti, palchi e strutture compatibile con la storia e con il contesto in cui devono essere montati.

E perché non costituire un gruppo di lavoro composto da esponenti delle Istituzioni, Soprintendenza, storici, rappresentanti delle categorie e personalità della cultura con il compito di formulare una proposta entro il prossimo mese di giugno?

La politica, poi, ha tempo per le sue scelte in modo da essere pronti per il Natale 2022.

Sostegno e valorizzazione dei Carnevali storici

Con la Legge di Bilancio arrivano finanziamenti anche per il Carnevale veronese.

E’ stato approvato l’emendamento che avevo sottoscritto che aumenta il Fondo unico per lo spettacolo con la finalità di tutelare e valorizzare la funzione svolta dai carnevali storici.

Ai fondi può attingere anche il Bacanal del Gnoco che è nato quasi 500 anni fa. E’ quindi, uno dei carnevali italiani più antichi.

 

Come gli altri carnevali, anche quello veronese ha una riconoscibile identità storica e culturale, per la conservazione e la trasmissione delle tradizioni storiche e popolari che, di fatto promuovono anche i territori ove insistono.

Il Carnevale è si una manifestazione scherzosa, ma concentra in esso un insieme di arte, cultura, musica, danza, spettacolo, ingegno, creatività. In tutti i Carnevali italiani ci sono tutte le arti ed è di fondamentale importanza perché è una risorsa turistica ed economica.

Quindi, essendo il Carnevale italiano ovvero quello veronese, patrimonio culturale può attingere al Fondo unico per lo spettacolo dal vivo quale riconoscimento dello status di bene culturale delle manifestazioni carnevalesche.

Con l’emendamento approvato il Fondo unico per lo spettacolo è stato incrementato per il 2022 al solo fine di erogare finanziamenti dedicati ai Carnevali italiani.

Adesso tocca al Comitato Bacanal del Gnoco trasmettere al Ministero della cultura i propri progetti secondo le modalità e la procedura che saranno stabiliti con apposito bando che dovrà essere adottato entro la fine di gennaio.

Entro marzo, quindi, con decreto del Ministro della cultura, si provvede all’individuazione dei progetti ammessi al finanziamento e al riparto delle relative risorse.

Altre ottime notizie per la Fondazione Arena

E’ stato approvato il mio emendamento alla legge di Bilancio che stabilisce sia un criterio più favorevole di riparto del Fondo Unico per lo Spettacolo, sia le assunzioni a tempo indeterminato di personale artistico, tecnico e amministrativo anche per il 2022, sia la proroga per il rendiconto.

Oltre ai 150 milioni di euro in due anni per le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane decisi con la Legge di Bilancio 2022, ci sono altre buone notizie per la Fondazione Arena Leggi https://www.vincenzodarienzo.it/arrivano-finanziamenti-per-la-fondazione-arena/).

Ho proposto di integrare quella previsione – che agisce in maniera determinante sui bilanci – e con il mio emendamento è stato deciso:

  • che la ripartizione della quota del Fondo unico per lo spettacolo avvenga sulla base della media delle percentuali stabilite per il triennio 2017-2019 e non sull’ultimo triennio in cui, causa Covid, non si è lavorato;
  • più tempo per rendicontare l’attività svolta nel 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, dando conto in particolare di quella realizzata a fronte dell’emergenza sanitaria da Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli;
  • di prorogare fino al 31 dicembre 2022 la possibilità di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato di personale artistico, tecnico e amministrativo mediante procedure selettive riservate in misura non superiore al 50 per cento dei posti disponibili al personale che alla data di pubblicazione dei relativi bandi presti servizio, o lo abbia prestato fino a un anno prima della data di entrata in vigore della disposizione, presso la fondazione che procede all’assunzione, sulla base di contratti di lavoro a tempo determinato per un tempo complessivo non inferiore a diciotto mesi, anche non continuativi, negli otto anni precedenti.

E’ un risultato importantissimo per la Fondazione Arena.

Ho tenuto conto delle difficoltà che le Fondazioni lirico sinfoniche hanno attraversato a causa della pandemia e per evitare che questo importante pilastro della cultura (veronese) internazionale potesse venire meno, oltre al rafforzamento dei bilanci patrimoniali, ho proposto integrazioni per consolidare la struttura di produzione.

Un ringraziamento al Ministro Franceschini che ha condiviso la proposta a testimonianza della sua vicinanza al sistema delle Fondazioni ed alla nostra in particolare.

Statale 12: finalmente la luce verde!

Risultato epocale: la variante alla Statale 12 potrà rientrare tra le opere del Decreto Olimpiadi con una provvista finanziaria di 50 milioni di euro, intanto.

La nuova strada che collegherà l’area a sud di Buttapietra fino a Verona ed eliminerà il traffico viabilistico su quell’asse e, quindi, a Cà di David, ha ricevuto l’impulso definitivo per poter far parte delle opere infrastrutturali connesse alla manifestazione olimpica Milano/Cortina 2026.

Abbiamo cercato di superare, così, il grave ritardo che la Regione Veneto aveva determinato..

Infatti, nonostante nel 2011 Veneto Strade si sia assunto il compito di redigere il progetto, sia preliminare che definitivo, dopo nove anni di nulla il 24/01/2020 aveva trasferito ad Anas il compito di redigere la progettazione definitiva e lo Studio di Impatto Ambientale.

Questo grave ritardo ha inciso negativamente sul reperimento delle risorse. Infatti, il progetto pur essendo inserito nel contratto di programma 2016-2020, non è stato mai compreso nel piano delle appaltabilità, ovvero non ci sono risorse stanziate, perchè la progettazione preliminare non consente la destinazione finanziaria.

A causa del livello progettuale non è stato possibile inserirla nei due Decreti con i quali sono state commissariate decine di opere infrastrutturali in Italia – e ciò avrebbe accelerato tutto – e non sarà possibile inserirla neanche nel terzo commissariamenti che sarà approvato a Gennaio del prossimo anno.

L’unico modo per risolvere il ritardo, considerato che non crediamo saranno possibili altri commissariamenti successivi al terzo di Gennaio 2022, era ed è inserirla tra le opere “olimpiche”, in quanto Verona è sede della serata conclusiva.

Finalmente, la proposta che avevo inserito nei pareri sui precedenti commissariamenti è stata valutata positivamente e all’opera potrà essere destinata una quota finanziaria di circa 50 milioni di euro sui 145 necessari. Per la quota restante penso che possa essere inserita nel prossimo Contratto di Programma Stato/ANAS.

Con questa scelta tutte le procedure legate alla variante subiranno un impulso burocratico amministrativo notevole che potrà rendere possibile la cantierizzazione per lotti della strada e, speriamo, la costruzione di tratti importanti dell’arteria entro il 31 dicembre 25025, considerato che i giochi saranno a febbraio 2026.

Una svolta epocale che sembrava impossibile a causa dei ritardi che in questi anni sono stati provocati.

Un risultato che il Partito Democratico ha preteso con forza, a soluzione di un nodo stradale che rendeva quella parte del territorio sostanzialmente invivibile.

Le bugie e la verità

Incassato il colpo, l’Assessore regionale alle infrastrutture, Elisa De Berti ha subito replicato che il merito è suo.

Le sue dichiarazioni risentite (inutilmente), cozzano palesemente con i dati di verità ufficialmente depositati e verificabili in Comune di Verona, Regione Veneto, ANAS, Ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, con date certe e firme altrettanto certe.

Elenco, ancora una volta, i fatti veri:

  1. non è vero che i lavori per la variante inizieranno quest’anno come più volte annunciato dal Sindaco Sboarina e dalla Vicepresidente De Berti! Purtroppo, a causa loro il progetto è ancora a livello preliminare;
  2. la progettazione è ancora a livello preliminare perché nel 2011 Veneto Strade si era assunto il compito di redigere il progetto, sia preliminare che definitivo (l’incarico era stato voluto dal Consigliere Regionale PD Franco Bonfante nel 2008), ma il 24 gennaio 2020 Regione e Veneto Strade trasferivano ad Anas il compito di redigere la progettazione definitiva e lo Studio di Impatto Ambientale. Nove anni di nulla!;
  3. sono trascorsi tanti anni perché Regione Veneto e Comune di Verona non hanno trovato un accordo dal 2011 sul tracciato della variante e solo a luglio 2021, FINALMENTE, il Comune di Verona ha dato il proprio parere per il progetto definitivo;
  4. ad oggi non ci sono le risorse necessarie per costruirla perché la progettazione preliminare non consente la destinazione finanziaria. Per legge, solo dal progetto definitivo consolidato dopo la Valutazione di Impatto Ambientale è possibile provvedere al finanziamento;
  5. non è stato possibile accelerare l’iter come prevedeva il Decreto Semplificazioni (ottobre 2020) perché i requisiti richiesti per le opere stradali da commissariare erano la copertura delle risorse per almeno il 50% del totale e la progettazione definitiva;
  6. la variante non era stata inserita prima nel Decreto Olimpiadi Milano Cortina 2026 perché nel marzo del 2020 la Regione Veneto non lo chiese ed indicò altre opere stradali, di altre province;
  7. sono agli atti parlamentari i due pareri espressi dalle nostre due Commissioni Infrastrutture, Camera e Senato, nel 2021 sui due Decreti commissariamenti con i quali veniva inserita la variante tra le priorità dei medesimi commissariamenti straordinari e/o del Decreto Olimpiadi (Verona è sede della serata conclusiva), Per uno dei due il relatore sono stato io e per l’altro – relatore un Senatore di Forza Italia – la proposta è stata depositata sempre a mia firma;
  8. sono agli atti del MIMS (in presenza) e di Zoom (in videoconferenza) le riunioni che abbiamo intrattenuto – anche con altri colleghi – nel tempo sul tema;

Certo, conosciamo anche l’impegno della Regione Veneto da luglio 2021, ma siamo convinti che se lo avesse fatto qualche anno prima, la variante sarebbe già in esercizio.

L’inserimento della variante nel Decreto Olimpiadi è la più normale delle conseguenze di un impegno che si protrae da anni profuso dal Partito Democratico veronese.

Arrivano finanziamenti per la Fondazione Arena

Dalla Legge di Bilancio 2022 arrivano 150 milioni di euro in due anni per le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane.

Nel dettaglio, sarà istituito un fondo con dotazione pari a 100 milioni di euro per l’anno 2022 e 50 milioni di euro per il 2023 per l’assegnazione di un contributo finalizzato a incrementare il fondo di dotazione delle fondazioni.

Un importante risorsa alla quale può aderire anche la Fondazione Arena. Infatti, tra i requisiti per avere i fondi c’è quello che nel bilancio consuntivo dell’esercizio 2021 sia indicato un patrimonio netto negativo o un patrimonio disponibile negativo e, purtroppo, la Fondazione Arena ce l’ha.

A fronte di un patrimonio indisponibile di 28.181.788 milioni di euro nel 2020, la Fondazione Arena ha un patrimonio netto di 24.921.689 mln (24.857.571 mln nel 2019 e 21.982.978 mln nel 2018). Ciò fa sì che il patrimonio netto disponibile sia negativo per 3.260.099 milioni (stabile sul 2019 con – 3.324.217 mln ed in riduzione sul 2018 con – 6.198.810 mln).

Per quanto concerne i debiti, la Fondazione ne ha per 29.182.730 milioni nel 2020 (stabili nel 2019 con 29.950.787 mln ed in diminuzione sul 2018 con 34.259.539 mln).

Valutando il confronto:

  • tra il valore della produzione – ovvero 21.346.763 nel 2020 (anno Covid), ma prendendo come riferimento il 2019 con 49.436.044 mln simile a quello 2018 con 47.075.104 mln –
  • con i costi della produzione – che sono 21.246.349 nel 2020 (anno Covid) e 46.240.327 mln nel 2019 oltre a 43.610.663 mln nel 2018 –

posso ragionevolmente dire che la Fondazione non riuscirà a breve né a ridurre il livello del debito e men che meno a fare importanti investimenti destinati ad incrementare l’attivo patrimoniale.

La conferma arriva anche dal risultato di esercizio: 64.119 euro nel 2020 (anno Covid), ma appena 2.874.590 mln nel 2019 e altrettanti 2.679.157 mln nel 2018.

Non parliamo poi del rilancio delle attività di spettacolo dal vivo mediante l’acquisto di beni strumentali, mobili e immobili, nonché mediante la realizzazione di opere infrastrutturali volte all’adeguamento tecnologico, energetico e ambientale dei teatri e degli altri immobili utilizzati per lo svolgimento delle relative attività. Si tratta di azioni urgenti e importanti, ma che la Fondazione non potrà riuscire a fare, visto la condizione economica in cui versa.

Anche molte altre Fondazioni lirico sinfoniche sono nella medesima condizione, ma in questo caso il “mal comune mezzo gaudio” non è sufficiente.

I fondi che il Governo ha deciso sono più che necessari per rafforzare le Fondazioni lirico sinfoniche.

Attenzione, però. Se la Fondazione Arena chiede il contributo e malauguratamente producesse disavanzo d’esercizio che riduce il patrimonio indisponibile, anche per un solo anno, il Ministro della cultura disporrà lo scioglimento del consiglio di indirizzo e la Fondazione sarà sottoposta ad amministrazione straordinaria.

Auspico un’attenta valutazione affinché non si realizzi questa scelta dolorosa.

Bonus edilizi, a che punto siamo

Con la Legge di Bilancio 2022, il Governo ha affrontato compiutamente il tema delle diverse tipologie di detrazioni fiscali previste per la realizzazione di interventi di efficientamento e recupero del patrimonio immobiliare.
La scelta è coerente con la rivoluzione verde e la transizione ecologica che va avanti da qualche anno. Per questa ragione l’estensione temporale dei bonus non è legata al tema della ripresa economica post Covid-19, ma è il frutto di una strategia tendente a perseguire mirabili obiettivi di medio-lungo periodo che generano effetti espansivi in termini di produzione e reddito.

Superbonus

Vengono prorogati i termini per il riconoscimento della detrazione maggiorata del 110%, in misura variabile e con effetto decrescente.
Nello specifico, per le persone fisiche che realizzano interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche, e per i condòmini, l’agevolazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, del 70% per quelle sostenute nel 2024 e del 65% per quelle sostenute nel 2025.
Per le persone fisiche che realizzano interventi su singole unità immobiliari adibite ad uso abitativo, la detrazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 30 giugno 2022, ovvero il 31 dicembre 2022 laddove alla data del 30 settembre 2021 sia stata effettuata la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (Cila) o, in alternativa, qualora gli interventi agevolabili siano realizzati su unità immobiliari adibite ad abitazione principale da parte di soggetti persone fisiche con ISEE non superiore a 25.000,00 euro annui.
Per gli Istituti autonomi case popolari IACP e gli enti assimilati, nonché per le Cooperative di abitazione a proprietà indivisa, invece, il Superbonus 110% spetta fino al 31 dicembre 2023, a condizione che alla data del 30 giugno 2023 siano stati già ultimati lavori per una percentuale di completamento dell’intervento complessivo pari almeno al 60%.

Ecobonus e Sismabonus

E’ stata stabilita la proroga triennale delle detrazioni ordinarie afferenti ad interventi edilizi di riqualificazione energetica (c.d. Ecobonus) e riduzione delle classi di rischio sismico (c.d. Sismabonus).
In particolare, viene estesa al 31 dicembre 2024 la misura agevolativa in scadenza al 31 dicembre 2021.
Vale la pena rilevare, tra l’altro, come la proroga, insistendo sull’art. 16 Dl 63/2013, riguardi non solo gli interventi strettamente inerenti al c.d. Sismabonus, ma, più in generale, tutti gli interventi edilizi disciplinati dall’art. 16-bis, comma 1, D.P.R. 916/1986 (c.d. TUIR), richiamati in seno al citato art. 16.
In forza del citato rinvio normativo, dunque, saranno inclusi nella proroga triennale anche quegli interventi edilizi che rientrano nell’ambito del c.d. Bonus Casa, anche noto come Bonus Ristrutturazioni.
Sul punto, inoltre, ci sono novità anche in tema di Bonus mobili. In relazione alle spese documentate e sostenute negli anni 2022, 2023 e 2024 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, viene riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, nella misura del 50 per cento delle spese. Muta l’ammontare massimo sul quale calcolare la detrazione, che, dagli attuali 16.000 euro, viene limitato a 5.000 euro.

Bonus Facciate sino al 2022

La legge di Bilancio 2022 proroga, in ordine alle spese a tal fine sostenute nel corso dell’anno 2022, l’agevolazione cd “bonus facciate”.
Per i contribuenti che sostengono spese nell’anno 2022, relative ad interventi di recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, la detrazione d’imposta IRPEF o IRES, originariamente prevista nella misura del 90% è riconosciuta nella misura ridotta del 60%.

Sconto in fattura e cessione del credito

Viene prorogato il meccanismo che regola l’esercizio delle opzioni alternative alla fruizione diretta della detrazione dall’imposta lorda, ossia la cessione del credito d’imposta e il contributo sotto forma di sconto in fattura, sia con riguardo ai bonus edilizi ordinari non 110% che al Superbonus 110%.
In merito ai bonus soggetti ad aliquota ordinaria (non 110%), è stata prevista la possibilità, per i soggetti che sostengono spese “negli anni 2020, 2021, 2022, 2023 e 2024”, di optare per le c.d. opzioni alternative alle detrazioni d’imposta ordinarie non 110%.
Con specifico riguardo al c.d. Superbonus 110%, è stata prevista l’estensione della possibilità di esercitare le dette opzioni alternative relativamente alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2025.

Divieto per i camion e riflessione sulla SR 450.

Con l’approvazione del progetto esecutivo del nuovo casello autostradale a Castelnuovo del Garda, è giunta l’ora di progettare per tempo il futuro.
Due i temi da affrontare: l’opportunità offerta dalla strada regionale 450 Affi – Castelnuovo e le difficoltà giornalmente esistenti presso il casello di Peschiera del Garda.
Le problematiche viabilistiche nel basso Lago di Garda sono evidenti a tutti.
Il casello di Peschiera e quella strada regionale sono utilizzate come “scorciatoie” per i camion che transitano da/per il Brennero.
Questo significa intasamento della stazione e utilizzo di strade locali non certo in grado di sostenere a lungo un certo tipo di traffico pesante.
Peraltro, presso quel casello esiste la grave interferenza tra traffici locali, nazionali e internazionali che non solo rende impossibile la necessaria fluidità del transito con code che spesso interessano anche la corsia autostradale distante un paio di chilometri circa dall’uscita, ma pone anche problemi di sicurezza stradale.
Un sovraccarico che non è più accettabile.
Il nuovo progetto stimola una decisione che doveva essere assunta da tempo: vietare l’uscita/entrata dei camion da/per il Brennero. Per i traffici pesanti c’è l’autostrada, non altro!
Il divieto è un obiettivo da perseguire entro l’estate prossima, anche coinvolgendo le associazioni di categoria del settore.
Il prossimo casello di Castelnuovo del Garda favorirà anche la netta separazione dei transiti verso le direttrici presenti.
Ebbene, la strada regionale 450 Affi-Castelnuovo va studiata come asse a ridosso del Lago, parallela alla Strada Regionale 269 (Gardesana) e con essa collegabile con innesti a pettine utilizzando alcune strade già oggi esistenti.
Propongo questa riflessione alle Istituzioni per cominciare a ragionare su questo, almeno dal punto di vista teorico, in modo da cogliere per tempo tutte le eventuali possibilità in essere sia con riguardo agli spostamenti dei residenti sia per alleggerire la forte pressione del traffico veicolare da Peschiera fino a Garda.