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La mobilità è tornata ai livelli pre-Covid

Da lunedì potremmo andare in giro senza mascherine nei luoghi aperti e se non ci si avvicina troppo alle altre persone, cioè si resta a più di un metro di distanza.

Un altro passaggio importante sulla difficile strada di contrasto al virus.

Questa concessione è possibile grazie ai tanti sacrifici che abbiamo fatto e grazie alle scelte oculate che da oltre un anno sono state assunte. Sempre improntate sulla base dei dati scientifici e al buon senso, le decisioni prese hanno avuto il merito di equilibrare le esigenze presenti nella società.

In ogni caso, non è l’unico segnale di “ripresa”. Infatti, a seguito delle riaperture avviate a fine aprile scorso, gradualmente anche a mobilità ha recuperato i livelli pre-pandemici.

Lo scopriamo dai dati Apple.

Questi mostrano che gli spostamenti in macchina sono stati in media del 25 per cento superiori a quelli del livello pre-Covid, gli spostamenti con i mezzi pubblici del 15 per cento superiori, mentre gli spostamenti a piedi del 2 per cento superiori.

Quindi, il livello di mobilità sembra essere tornato alla normalità, anzi sembra averla superata. Il dato più sorprendente riguarda i mezzi pubblici, il cui utilizzo durante la pandemia aveva subito il calo più accentuato.

I dati Google suddividono la mobilità anche per luogo di destinazione:

la frequentazione dei luoghi di svago è ancora inferiore dell’8 per cento. Questo calo, se riflettuto con il periodo pre estivo, ci dice che c’è ancora attenzione a recarsi in certi posti;

per i servizi essenziali, supermercati e farmacie, l’aumento è stato del 14 per cento;

la mobilità verso i luoghi di lavoro è calata del 12 per cento. Ciò potrebbe essere sia a causa delle modalità di lavoro smart-working, sia per la chiusura di diverse attività economiche. Gli esperti, vista l’entità del dato, propendono per la prima ragione.

Insomma, più aumenta la fiducia delle persone verso le risposte che lo stato sta dando, in primis con la campagna vaccinale, e più si vedono i risultati positivi

Sostenere la natalità e i figli

In questo articolo (https://www.vincenzodarienzo.it/la-novita-dellassegno-unico-universale/) ho trattato l’assegno unico universale.

In pratica, il Parlamento ha delegato il Governo a riordinare, semplificare e potenziare – entro aprile 2022 – le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’istituzione dell’assegno unico e universale, ovvero un beneficio economico attribuito progressivamente a tutti i nuclei familiari con figli a carico al fine di favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l’occupazione, in particolare femminile.

Sin dall’inìzio, pero, è stato chiaro che in ragione dei nuovi criteri fissati per l’assegno, diversi nuclei familiari restavano es causi dal beneficio.

Per questa ragione, abbiamo deciso una misura transitoria, per il periodo 1° luglio 2021-31 dicembre 2021, in favore dei nuclei familiari che, in ragione dei profili soggettivi dei relativi componenti, non rientrino nell’ambito di applicazione dell’istituto dell’assegno per il nucleo familiare.

La misura transitoria consiste in un assegno mensile, subordinato ad alcuni requisiti, il primò dei quali è che il nucleo familiare non rientri nell’ambito di applicazione dell’istituto dell’assegno.

L’importo dell’assegno, con riferimento a ciascun figlio minore, è determinato in base al livello di ISEE ed al numero di figli minorenni, l’importo medesimo è escluso dalla base imponibile dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e il beneficio è riconosciuto dall’INPS,

L’assegno temporaneo è compatibile con eventuali altre prestazioni, in favore dei figli a carico, erogate dalle regioni o province autonome e dagli enti locali.

Inoltre, sempre in via transitoria, per il periodo 1° luglio 2021-31 dicembre 2021, abbiamo deciso un incremento della misura mensile degli assegni per il nucleo familiare. L’incremento concerne solo i casi di nuclei familiari con figli; la misura mensile dell’incremento è pari, per i nuclei familiari fino a due figli, a 37,5 euro per ciascun figlio e, per i nuclei familiari con almeno tre figli, a 55 euro per ciascun figlio.

Insomma, due misure che mettono al centro uno dei temi di prospettiva più importante: favorire le nascite per poter affrontare il futuro più serenamente.

La detanalità che sta crescendo progressivamente, legata a fattori di incertezza economica e sociale di molti giovani coppie, incertezze cresciute durante la pandemia, rischia di mettere a dura prova in futuro il nostro sistema sociale.

Servono molte altre misure per aiutare i giovani a fare figli, questi due provvedimenti economici vanno nella direzione giusta e dimostrano l’attenzione che riserviamo alle loro aspettative di vita.

Le conseguenze dell’inflazione sul debito pubblico

Sembrerà strano, ma un aumento dell’inflazione potrebbe facilitare la riduzione del debito pubblico e potrebbe ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil a patto che non crescano anche i tassi di interesse.

Si è aperto un importante dibattito: commentatori ed economisti sono sicuri che aumenterà l’inflazione, ovvero un aumento dei prezzi rispetto al passato recente.

Credo sia nelle cose che questo possa avvenire, considerato che la domanda crescerà di parecchio.

In che modo l’inflazione può modificare il livello e la dinamica del debito pubblico?

Positivamente attraverso la crescita del Pil e negativamente mediante la crescita dei tassi d’interesse sui titoli di Stato.

Infatti, la crescita della ricchezza interna incide sul rapporto debito-Pil e, quindi, questo effetto esercita una pressione a ribasso sul rapporto. Al contrario, l’effetto dell’inflazione sui tassi d’interesse esercita indirettamente una pressione a rialzo sul rapporto debito-Pil perché i creditori chiederebbero rendimenti superiori per compensare l’erosione del proprio capitale causata dalla maggiore inflazione ed i tassi, conseguentemente, aumenterebbero incrementando la spesa per interessi che lo Stato deve pagare.

Ovviamente, se l’inflazione non influisce sulla differenza tra tasso d’interesse e tasso di crescita del Pil, questi due effetti si compensano a vicenda e, quindi, l’inflazione non ha un effetto sulla dinamica del rapporto debito-Pil.

La differenza è nei tempi. Poiché i titoli di Stato non sono indicizzati all’inflazione, perché hanno una scadenza superiore ad un anno, l’effetto denominatore della crescita del Pil nominale è immediata perché è indicizzata all’inflazione corrente in tempi molto più brevi.

Pertanto, se dovesse accadere una cosa del genere, il peso positivo dell’inflazione sul tasso di crescita PIL (e quindi, sul debito pubblico) sarà, di fatto parziale, perché potrebbe essere eroso al momento in cui si rinnovano i titoli di Stato all’inflazione già cresciuta precedentemente.

Due buone notizie: Ancap resta dov’è e la TAV va avanti

La doppia buona notizia è arrivata: l’alta velocità nel tratto Sommacampagna/Sona va avanti senza abbattere la società di porcellana ANCAP che si trova lungo il tracciato come, invece, era previsto.

Il progetto originario prevedeva il posizionamento dei binari esattamente sopra una parte dei capannoni dell’azienda, ragion per cui con due delibere CIPE era stato deciso lo spostamento in un’altra area idonea che la proprietà aveva già individuato accanto al centro commerciale La Grande Mela.

Il consorzio CEPAV 2, general contractor dell’opera, aveva già preparato i contratti con la ANCAP per definire progetti e acquisti relativi allo spostamento.

Nel tempo, però, sono emerse due necessità: la continuità aziendale e, quindi, i posti di lavoro e lo sviluppo dell’alta velocità che per noi è crescita.

Un anno fa, sollecitato dal vicesindaco del Comune di Sommacampagna, Giandomenico Allegri, abbiamo valutato le opzioni possibili per perseguire i due obiettivi.

L’ipotesi da esplorare era quella relativa al transito dei treni ad alta velocità in quella zona senza coinvolgere la ANCAP.

In merito, glli esperti di Rete Ferroviaria Italiana avevano detto che sarebbe possibile utilizzare lo stesso sedime ferroviario esistente per creare una piccola deviazione nell’ambito della quale si potevano sia costruire i binari dedicati all’alta velocità sia addirittura riallocare l’attuale linea storica.

Tutto questo senza ulteriori espropri e, quindi, senza più demolire la ANCAP.

Un anno di incontri di vario genere, tecnico per consolidare l’ipotesi progettuale ed economico con l’azienda per affrontare insieme le modifiche necessarie anche alla salvaguardia del sito produttivo.

Il cerchio si è chiuso: l’accordo è stato trovato, la ANCAP ha acconsentito alla deviazione dei binari e CEPAV2 potrà proseguire i lavori in corso tra Brescia e Verona.

Una buona notizia per Verona perché consente contemporaneamente di salvaguardare posti di lavoro e di riprendere velocemente progetti e iniziative volte alla più rapida realizzazione della tratta, tenendo conto di definirla entro le olimpiadi del 2026.

La tutela dell’ambiente nella Costituzione

In Senato abbiamo approvato il primo passaggio per integrare la Costituzione con una nuova e innovativa previsione: la tutela dell’ambiente nell’interesse delle future generazioni.

Per la prima volta da quando è entrata in vigore, è stato così modificato l’articolo 9:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”

 Mentre l’ambiente è inteso nella sua accezione più estesa e sistemica che comprende l’ecosistema e la biodiversità, la previsione dell'”interesse delle future generazioni”, è assolutamente inedita nel dettato costituzionale e mira a tutelare il futuro del Paese attraverso i giovani.

La modifica costituzionale ha interessato anche l’articolo 41:

“L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.”

In concreto, l’evoluzione delle diffuse sensibilità verso la tutela dell’ambiente, ha portato al riconoscimento di questa nuova relazione tra la comunità territoriale e l’ambiente che la circonda, all’interno della quale si consolida la consapevolezza della risorsa naturale eco-sistemica non rinnovabile, essenziale ai fini dell’equilibrio ambientale, capace di esprimere una funzione sociale e di incorporare una pluralità di interessi e utilità collettive, anche di natura intergenerazionale.

La modifica, di fatto, trasforma il significato della “tutela del paesaggio” già sancito dall’articolo 9. Infatti, si passa dalla tutela del “monumento in natura”, ovvero di un mero bene (come si rileva dalla discussione fatta in merito dall’Assemblea costituente), in valore primario e sistemico.

La configurazione dell’ambiente come “valore” costituzionalmente protetto delinea una sorta di materia trasversale, in ordine alla quale si manifestano competenze diverse, che ben possono essere regionali, spettando allo Stato le determinazioni che rispondono ad esigenze meritevoli di disciplina uniforme sull’intero territorio nazionale.

Serviranno altri tre passaggi tra Camera e Senato affinché questo importante valore culturale possa essere parte integrante della nostra Costituzione.

La risposta del futuro

Penso che il fatto che migliaia e migliaia di giovani abbiano subito prenotato la sommisinistrazione del vaccino anti-covid sia la più bella e importante risposta che il futuro ci consegna.

Appena è stato possibile, anche in Veneto e a Verona, tantissimi convintamente si sono prenotati.

La cosa è positiva è lo è anche se le motivazioni addotte da alcuni commentatori (e soliti criticoni) è stata quella che “lo fanno per poter essere liberi di fare ciò che vogliono”. Non credo che questo cambi il valore dell’atto, tutti ci stiamo vaccinando per tornare alla normalità e fare quello che facevamo.

Ma, una frase così detta fa trasparire una certa dose di diffidenza sulle capacità e qualità dei nostri giovani.

È un errore, attuale ed in prospettiva, a causa del quale oggi non si riconosce loro un ruolo e questo disconoscimento inciderà anche un domani, ritardando il loro protagonismo nella società.

Non è retorica dire che i giovani sono il futuro. È un fatto inconfutabile. Chiunque di noi sa bene in quale età ha espresso molto, in termini di ambizione e crescita personale e professionale. I più anziani hanno costruito le premesse per quanto abbiamo avuto finora, ma quello che sarà un domani può essere costruito solo dai giovani di oggi.

Questo punto è decisivo per stimolare i decisori politici e sociali ad investire di più sui giovani, affinché sia sempre più ridotto quel tempo tra la maturazione personale e la scelta di impegnarsi nella via è nella società.

I Governi, da anni ormai, attuano politiche, soprattutto economiche, per favorire il dinamismo e l’intraprendenza giovanile, ma se queste azioni non sono accompagnate da stimoli culturali che i più grandi possono dare, il rischio è che l’investimento non coglierà i suoi frutti.

Tocca ai più grandi, quindi, creare le condizioni per un protagonismo maggiore dei giovani, lasciando spazi e incentivando le capacità che ci sono in giro.

Io credo che i giovani siano pronti e rifletterli con il ricordo di quando eravamo giovani noi cercando un punto di incontro sia sbagliato, come lo era quando i nostri genitori – giovani negli anni 60 – si approcciavano a noi.

La conferma che hanno qualcosa di buono da dire è proprio la volontà di vaccinarsi, a tutela propria e degli altri.

Quale risposta migliore per il futuro?

Il puzzle del Governo Draghi

I limiti di prospettiva del Governo Conte II e gli errori commessi (ne ho parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/zingaretti-si-e-dimesso/) hanno portato alla nascita del Governo Draghi.

La maggioranza che lo sostiene la conoscete, ma posso dire che coloro che avevano auspicato questa soluzione, Italia Viva e Forza Italia, tutto avevano messo in conto tranne che Salvini potesse accettare di farne parte.

Per entrambi, le prospettive sono state inficiate, ovviamente. Infatti, la presenza della Lega e la conseguente virata di Salvini, tiene legata Forza Italia alla coalizione di centrodestra nell’azione di Governo e questo fatto provoca la risposta unitaria dell’area di centrosinistra più il M5S. In mezzo, di fatto schiacciata, resta Italia Viva.

In uno scenario senza la Lega, Forza Italia avrebbe agito come forza moderata di Governo e Italia Viva avrebbe potuto giocare su un tavolo diverso, anche in “simpatia” con Forza Italia con possibilità di incidere maggiormente rispetto ad adesso.

Allo stato, pertanto, la situazione è condizionata dal ripetersi, all’interno del Governo, dei due schieramenti storici.

Questo da un lato è una forza e dall’altro una debolezza. Infatti, nel primo caso i provvedimenti sono una vera sintesi di tante idealità e, quindi, con un elevato grado di permeabilità nella società, ma nel secondo non consentono grandi riforme se non quelle stabilite nell’ambito del Recovery fund.

Certo, queste sono pur sempre importanti e investono il futuro economico e sociale del Paese, ma per essere pienamente usufruite dovrebbero essere completate con le modifiche dell’assetto istituzionale.

Mi spiego. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con il recovery fund prevede riforme della pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia, delle pensioni, degli appalti pubblici, ecc. ma se il sistema istituzionale basato su questa legge elettorale, per giunta con il Parlamento dimezzato, non consente una stabile azione di governo e favorisce l’instabilità, il problema dell’efficienza dello Stato resta intatta.

Purtroppo, non vedo le condizioni per una riforma elettorale e istituzionale che completerebbe le cose da fare. Non le vado perché la Lega, soprattutto, non favorisce quel percorso e tiene bloccata anche Forza Italia.

C’è un altro punto di debolezza: di fronte alle forti contrapposizioni “tra alleati” di norma è Draghi a decidere. Detta così appare la soluzione migliore, ma non lo è, perché il Presidente del Consiglio in quella decisione che assume rappresenta solo se stesso e quando l’assume certifica la debolezza del sistema politico incapace di trovare un accordo al proprio interno.

PNRR, obiettivi qualitativi e quantitativi

Le risorse del Next Generation EU vengono erogate al raggiungimento di precisi obiettivi qualitativi, ovvero nuove leggi, semplificazioni normative e riorganizzazioni (millestone) e quantitativi ovvero risultati tangibili numericamente e fisicamente (target) che sono stati fissati nella proposta del Governo (nelle cosiddette “schede”).

Il PNRR italiano comprende 135 investimenti e 51 riforme. Per valutare il progresso nel lavoro da fare sono stati fissati 419 obiettivi che devono essere raggiunti a certe scadenze nel corso dei prossimi sei anni.

I tempi e le tappe degli interventi finalizzati agli obiettivi qualitativi che, di fatto, precedono e spianano la strada ai risultati quantitativi, sono prevalentemente concentrati nella prima fase di realizzazione (il 67 per cento è previsto entro il 2022).

Quindi, quando si dice che entro luglio potrebbe arrivare la prima tranche di 24 miliardi è perché è legata al raggiungimento dei primi obiettivi qualitativi. Infatti, sono in cantiere le prime riforme importanti, una delle quali – il DL Semplificazioni – è stato già approvato dal Consiglio dei Ministri.

Gli obiettivi quantitativi sono ben specificati. Ad esempio, per le linee ad alta velocità il target del 2025 è di costruire almeno 53 km di linea pronta per l’utilizzo; o anche, per Ecobonus e Sismabonus, vanno rinnovati entro giugno del 2023 almeno 12 milioni di metri quadri di superficie di edifici con un risparmio di energia di almeno il 40 per cento.

La valutazione, quindi, per ottenere le risorse si baserà su una misurazione oggettiva. Questi obiettivi, per ovvie ragioni, sono concentrati negli ultimi due anni (il 75 per cento dal 2024 in poi).

Questi sono alcuni esempi di come sono gli obiettivi.

Ecobonus e sismabonus (13,95 miliardi) – Estensione del Superbonus al 31 dicembre 2022 per i condomini e al 30 giugno 2023 per le IACP.

Completamento del rinnovo di almeno 12 milioni di m2, con il risparmio di almeno il 40% dell’energia; rinnovo almeno 1,4 milioni di m2 a scopo antisismico entro il 2023.

Completamento del rinnovo per almeno 32 milioni di m2, con risparmio di almeno il 40% dell’energia; rinnovo di 3,8 milioni di m2 a scopo antisismico entro il 2025.

Linee ad Alta Velocità nel Nord che collegano all’Europa (8,57 miliardi)

Assegnazione del contratto per costruire/completare la linea ferroviaria ad alta velocità del tratto Verona-Brennero entro il 2024.

180 km di linea ad alta velocità per passeggeri e merci nelle tratte Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Liguria-Alpi e Verona-Brennero costruiti e pronti per l’autorizzazione e l’operatività entro il 2026.

Verso le elezioni comunali. Che fare

L’anno prossimo si vota per rinnovare il Consiglio Comunale di Verona. Un appuntamento importante in previsione del quale mi permetto una riflessione.

Alcuni dati di fatto iniziali: in campo ci saranno, tra gli avversari, certamente Federico Sboarina, sindaco uscente sostenuto dal centrodestra classico e Flavio Tosi con la sua lista civica.

Nell’area del centrosinistra, a parte la presenza forte elettoralmente del Partito Democratico, vi è una pluralità eterogenea di forze civiche e politiche, peraltro quasi tutte o che sostengono elettoralmente il PD a livello nazionale o originate da scissioni dal PD.

Questo primo dato dice che il Partito Democratico è perno di una qualsiasi composizione alternativa a qualsiasi altro schieramento politico avversario.

Un altro elemento rileva, e molto: nelle ultime tre occasioni elettorali, il centrosinistra non è arrivato neanche al ballottaggio. Cinque anni fa a causa delle divisioni che erano state create e che avevano determinato più liste del centrosinistra.

Questo dato deve essere un monito perenne. Solo l’unità della nostra coalizione può consentirci di competere alla carica di sindaco.  

In questa direzione il nostro candidato sindaco avrà un ruolo determinante. A lui spetterà il compito di “comprendere” le aspettative di tutti in una sintesi che poi sarà la sua proposta per Verona.

Prima di allora, però, i partiti e le formazioni civiche hanno il dovere di creare le condizioni migliori per l’individuazione di un candidato unitario. In primis, chi è il più grande, come il PD.

A noi, quindi, il compito di promuovere e stimolare ogni azione interna alla nostra area di riferimento, per favorirne l’unità massima possibile.

Qui un altro dato, più che altro un timore: capisco che le altre formazioni, politiche e civiche, vuoi per favorire il proprio radicamento territoriale (farsi conoscere e crescere), vuoi per presentare progetti diversi (altrimenti non si sarebbero scissi), possano mirare al consenso del PD per eroderlo. D’altronde, non credo che saranno attrattivi a destra.  

Questa legittima aspirazione politica non può collimare totalmente con gli interessi del PD che, pur avendo il compito di favorire e salvaguardare l’unità del centrosinistra, non può restare immobile nell’iniziativa politica.

A tutti gli alleati possibili questo assunto va ribadito, con forza.

Nessuna arroganza, ovviamente, ma abbiamo il dovere di esercitare un ruolo con la consapevolezza che è il PD che, volente o nolente, è determinante sia nella fase di costruzione della coalizione sia nel voto.

Un altro dato rileva. In quasi tutte le formazioni politiche e civiche di area, hanno ruoli personalità che provengono dal PD e che hanno scelto di collocarsi altrove per ragioni politiche identitarie ma, a volte, anche a seguito di contrapposizioni maturate esclusivamente nella dimensione territoriale veronese, sia nel PD, sia nelle altre forze nelle quali si erano collocati inizialmente.

Questo, se da un lato (per i primi) può favorire un approccio positivo, dall’altro (per i secondi) potrebbe essere elemento di criticità perché nulla e nessuno può escludere che quei contenuti che erano stati superati, ragione per la quale gli interessati hanno lasciato – e avversato – il PD o le altre forze, possano rientrare nel dibattito attraverso altri canali.

Per evitare che ciò avvenga, serve una forte iniziativa politica del PD, a guida della coalizione da formare. Impossibile che possano prefigurarsi scenari diversi.

Ritorno sul candidato.

E’ positivo che sulla figura di Damiano Tommasi, che non ha ancora sciolto la riserva, ci sia una sostanziale unità. Sono fiducioso per la difficile partita da giocare.

Ho un timore, però.

Se non dovesse essere questo lo scenario, quale altra figura sarà capace di unire la coalizione? Ci sono altri autorevoli candidati, certo, ma nell’estrema ipotesi che nessuno unisca come Tommasi, poiché è impensabile che tutti presentino un candidato, l’opzione potrebbero essere le primarie, strumento utile in mano a tutti i nostri elettori per scegliere il candidato più unitario possibile.

In questo ultimo scenario, il lavoro da fare oggi per rafforzare l’unità del centrosinistra, certamente favorirà la più ampia e plurale partecipazione alle primarie.

Non abbiamo altre scelte, pena la divisione e, conseguentemente, la sconfitta senza neanche competere.

Il vitalizio per i parlamentari condannati

La vicenda Formigoni ha riportato al dibattito l’eterno nodo sui vitalizi.

Qui ho detto, tempo fa, come sono attualmente regolati gli ex vitalizi per i parlamentari (https://www.vincenzodarienzo.it/due-parole-sul-vitalizio/).

Formigoni, ex senatore ed ex presidente della Regione Lombardia, ha subito il blocco dell’erogazione del vitalizio nel 2018 in quanto condannato in via definitiva per reati gravi contro la Pubblica amministrazione.

L’interessato ha presentato ricorso all’organo interno del Senato, la Commissione contenziosa, che gli ha dato ragione, restituendogli l’assegno.

L’amministrazione del Senato ha fatto ricorso all’organo interno di secondo grado, il Consiglio di garanzia, che ha confermato la linea della Commissione contenziosa.

In pratica, la decisione dei due organismi giurisdizionali interni ha assimilato il vitalizio a un trattamento pensionistico che, quindi, non può essere tolto in caso di condanna per certi reati, come avviene per tutti i pensionati italiani.

Preso atto di quanto avvenuto, al Senato abbiamo incaricato il Consiglio di Presidenza, ovvero l’Organo deputato a decidere, presieduto dalla Presidente del Senato, a rivalutare le regole vigenti, soprattutto per i casi di ex parlamentari condannati in via definitiva.

La proposta del PD è stata quella di incaricare il Consiglio di rivedere le norme in essere, ma avendo presente le norme sull’incandidabilità dei parlamentari.

Di che si tratta?

La legge prevede alcune cause di incandidabilità alla carica di parlamentare che precludono la possibilità di esercitare il diritto di elettorato passivo.

Tra queste cause, certamente rileva la temporanea incandidabilità a parlamentare di chi abbia riportato condanne definitive per alcuni delitti, ferme restando le disposizioni del codice penale in materia di interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Il testo unico prevede l’incandidabilità alla Camera e al Senato di chi è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento), per tre categorie di condanne definitive riferite a delitti, non colposi, consumati o tentati.

La prima categoria riguarda le fattispecie di condanna a pena detentiva superiore a 2 anni di reclusione per i delitti concernenti mafia, terrorismo, stupefacenti ecc..

La seconda categoria è costituita dalle condanne a pena detentiva superiore a 2 anni di reclusione per i delitti contro la pubblica amministrazione.

La terza categoria riguarda i casi di condanna a pena detentiva superiore a 2 anni di reclusione per i delitti per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni

Qualora una causa di incandidabilità sopravvenga o sia comunque accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Quindi, si a rivedere le regole in vigore, ma tenendo presente quanto prevede la legge per l’incandidabilità alla carica di parlamentare.