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Il lucido disegno di Renzi e le contromosse

Perché Renzi vuole far cadere il Governo Conte?

Le ragioni sono personali (antipatie reciproche) o di strategia politica?

Renzi deve “dimissionare” Conte perché è l’unico modo per lui di avere una prospettiva politica.

Partiamo dagli elementi di fatto che esulano dal fattore “pandemia”: l’ipotesi, soprattutto al Senato e senza un Governo Conte, di allargare la maggioranza attraverso l’ingresso di parlamentari provenienti da altri schieramenti; la contrarietà dell’Europa di trovarsi Salvini al tavolo, fatto che ha già inciso nel 2019.

In base a queste premesse, sono convinto che non ci saranno le elezioni anticipate.

Per fare cosa?

L’obiettivo prioritario è quello di disarcionare Conte per il peso che potrebbe avere alle prossime elezioni politiche.

Infatti, se l’assetto attuale proseguisse fino alle elezioni 2023, con una legge elettorale prevalentemente proporzionale (obiettivo imprescindibile nel quadro partitico attuale), lo schema è già scritto: lista PD, lista M5S, lista Conte, IV e LeU.

La lista Conte pescherebbe nell’area centrale dell’elettorato (modello lista Monti 2013) e, di fatto, sarebbe certamente antagonista di IV (e anche una parte del PD, a dire il vero).

Non solo. Questa “coalizione”, in caso di vittoria elettorale, potrebbe favorire la costituzione di un Governo di continuità con Conte premier nell’ambito del quale Italia Viva sarebbe marginale.

Diversamente, un assetto senza lista Conte, garantirebbe maggiori margini di consenso a Renzi in prospettiva, oltre che una centralità condizionante per la futura, possibile coalizione.

Se questa riflessione è giusta, sarà molto difficile che possa nascere un Governo Conte-ter.

Quindi, in questa situazione cosa è opportuno fare?

 

Premesse

Innanzitutto, evitare come la peste il voto anticipato. Anzi, è irritante che anche il PD ne faccia riferimento.

Infatti, la legge elettorale in vigore e le conseguenze di questa crisi irresponsabile che ricadrebbero su tutti, consegnerebbero la maggioranza alle destre.

Con i seggi parlamentari che conquisterebbero, i sovranisti:

  • avvierebbero un percorso duraturo nel tempo;
  • cambierebbero la legge elettorale a proprio favore;
  • eleggerebbero il Capo dello Stato;
  • governerebbero il processo del Recovery pla;
  • avrebbero i numeri sufficienti per cambiare la Costituzione.

Peraltro, l’avversione dei sovrasti per l’Europa si trasformerebbe in patente di “inaffidabilità”. Per noi europeisti, sarebbe l’isolamento.

Ma davvero c’è qualcuno che intende favorire – a partire da Renzi, responsabile di questo passaggio delicato – questa gravissima sconfitta della sinistra italiana e regalare alle destre il futuro? Sarebbe da sconsiderati e incoscienti assumersi questa grave colpa.

Ribadito l’obbiettivo di evitare il voto anticipato, e dato per assodato che Renzi miri a sostituire Conte, gli elementi da considerare sono:

  • la più volte ribadita volontà di Renzi di far parte di una maggioranza che parte dall’attuale;
  • la concreta previsione che l’obbiettivo sia la nomina di un premier tecnico;
  • la presenza di parlamentari disponibili a sostenere il Governo Conte;
  • la possibilità di allargare la maggioranza.

Chiarisco subito che a mio avviso escludere a priori Italia Viva dal nuovo ciclo politico, sarebbe un errore. Per ragioni più che oggettive e credo che una posizione del genere sia frutto di una vendetta che in politica non porta mai bene.

 Credo piuttosto si debbano sfruttare le condizioni nuove per conferire rinnovata centralità al PD e diluire il peso di Italia Viva nella coalizione.

 Valutiamo i due scenari.

 

I responsabili ed il rischio connesso

Partiamo dai “responsabili” di cui si parla. Premesso che non dovrebbero garantire il superamento della quota 161 al Senato (non per la fiducia, perché non servono, ma per alcuni provvedimenti) – va detto che per un Governo di legislatura il sostegno di gruppi non omogenei, frutto di operazioni di “responsabilità” e senza una coesione ideale, sarebbe un progetto debole, assolutamente non sufficiente (difficile anche la gestione delle Commissioni) che ci espone a fibrillazioni e contraddizioni che risulterebbero più che evidenti a tutti.

Quindi, se è vero che per evitare la crisi basta avere qualche voto in più degli altri, è altrettanto vero che non si riesce a governare con questo schema.

Qualcuno propone di “partire“ comunque con il sostegno dei “responsabili” perché durante il percorso le condizioni potrebbero mutare. perché un conto è favorirle con un governo che continua a lavorare puntando a rafforzarsi, un conto è farlo senza un governo.

Onestamente, credo sia difficile immaginare una simile prospettiva e poco mi convince il fatto che comunque “la partenza” del Governo sostenuto con questi numeri, possa essere attrattivo verso altri (Renzi compreso), semplicemente perché sarebbe debole e contrario ai propri desiderata strategici.

Un disegno simile, peraltro, si presterebbe ad un’unica (ri)soluzione: se fallisse sin dall’inizio o durante il percorso, sempre per evitare il voto, ci consegneremmo nelle mani di Renzi e Conte sarà messo da parte.

Per sincerità, se vi fosse in alcuni il retropensiero del voto subito o del superamento di Conte, questo scenario sarebbe ottimale.

 

Supporto più ampio

La già avvenuta emersione di parlamentari cd. “responsabili” è un fatto politico del quale non si può più fare a meno. Pare addirittura che si costituiscano in un nuovo gruppo parlamentare.

In questo scenario, infatti, oltre a PD, M5S e LeU, Renzi non sarebbe più l’unico interlocutore determinante numericamente e, pertanto, subirebbe un oggettivo indebolimento della propria presenza.

La “partenza” di una maggioranza del genere diventerebbe attrattiva verso “altri”.

 

Riflessioni concludenti

Personalmente, quindi, sono convinto che occorra (da subito) sia favorire operazioni politiche “responsabili” sia non escludere a priori Italia Viva, come sta avvenendo.

Ma Renzi, ci starebbe comunque in un assetto simile con Conte premier?

Non dovrebbe, considerato il percorso che ha generato, ma di fatto verrebbe compreso in un percorso e non allontanato attraverso il rifiuto o la sostituzione del suo gruppo nella maggioranza futura. La sua estromissione sarebbe per lui un alibi che può tornargli comodo sempre.

Se coinvolto sin dall’inizio, invece, sulla base di cosa potrà dire no a soggetti aggiuntivi alla maggioranza, peraltro già manifestatisi apertamente? E potrà avere ancora forza il suo no a Conte come unica pregiudiziale?

 

Attualità

Se venisse scelto un percorso diverso da quello che propongo, che porterebbe ad avere la fiducia da parte di una maggioranza (PD, M5S, LeU, i Responsabili), ma con numeri non sufficienti (non superiori a 161 al Senato), Renzi tornerebbe in gioco prepotentemente.

Intanto, per favorire questo scenario a lui favorevole, ha già dichiarato che Italia Viva si asterrà sul voto di fiducia, ergo, sarebbe disponibile a far parte di una maggioranza su basi diverse.

Se non mi sbaglio, se entro martedì prossimo Renzi non sarà coinvolto come partner,   attenderà il fallimento dell’operazione che si sta portando avanti senza di lui e chiederà di rientrare con le sue condizioni.

A quel punto, nonostante una maggioranza ampia, un governo Conte ter sarà molto, ma molto difficile, ragione per la quale, non escluderei neanche le dimissioni prima del voto di fiducia.

 

AC/AV a Verona, arrivano i commissari straordinari!

Per le tratte AC/AV Brescia-Verona-Padova e Verona-Fortezza a breve saranno nominati due commissari straordinari. Finalmente.

In merito, sono stato nominato relatore del provvedimento che darà il “nulla osta” (parere) per l’individuazione nominativa dei commissari ed entro il 27 gennaio il mio incarico va terminato.

Due buone notizie per Verona. La scelta di “commissariare” le due tratte Brescia-Verona-Padova[1] e Verona-Fortezza[2] conferirà impulso alla realizzazione delle opere relative in modo da rispettare i tempi stabiliti, soprattutto per quella verso il Brennero.

La scelta politica che abbiamo assunto investe due importanti infrastrutture ferroviarie caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio-economico a livello nazionale, regionale e locale.

Successivamente, sarà avviata l’intesa con i Presidenti delle Regioni e poi la firma del decreto da parte del Presidente Conte su proposta del Ministro De Micheli. Su quel decreto di nomina ci esprimeremo di nuovo per il “nulla osta” definitivo.

La decisione di inserire le due opere tra quelle da commissariare è legata alla constatazione che seppure siano a buon punto di realizzazione o progettazione, necessitano comunque di un ulteriore accelerazione per essere completate e rese funzionanti nel breve periodo.

In tutta Italia le opere da commissariare sono 58 (ferroviarie, stradali, idriche, caserme) che, per varie ragioni, non sono in linea con il cronoprogramma.

Per Verona, la lentezza per la tratta Verona/Fortezza è strettamente legata al tempo perso dal Comune di Verona nel dare il proprio parere sul progetto preliminare del lotto 4 funzionale Pescantina-ingresso nel nodo di Verona).

Oltre un anno e mezzo per dire cosa ne pensava. Un’enormità che, tra le altre lentezze, ci ha obbligati a “commissariare” l’intervento per riuscire a rispettare i tempi di realizzazione entro il 2028, ovvero in concomitanza con l’apertura del tunnel del Brennero.

Con l’incarico che mi è stato conferito, farò di tutto per portare a termine velocemente la nomina dei due commissari perché Verona ha bisogno come il pane di quelle due tratte ferroviarie.

[1] L’opera si compone di varie tratte:

  1. Brescia-Verona, costo 3.430 mln, finanziata con 2.847 mln per tratta Brescia est-Verona e Nodo di Verona ovest;
  2. Verona-Bivio Vicenza, costo 3.093 mln, finanziata con 1.364 mln per 1° lotto costruttivo e Nodi di Verona est;
  3. Attraversamento di Vicenza, costo 805 mln, finanziato con 150 mln per 1° lotto costruttivo;
  4. Vicenza-Padova, costo 1.316 mln, non ancora finanziati.

[2] L’opera si compone di varie tratte:

  1. Fortezza-Ponte Gardena, costo 1.522 mln interamente finanziati;
  2. Circomvallazione di Bolzano, costo 852 mln, finanziato con 8 mln;
  3. Circomvallazione di Trento e Rovereto, costo 1.555 mln, finanziati con 7 mln;
  4. Ingresso nel nodo di Verona (da Pescantina), costo 998 mln finanziati con 25 mln per la sola parte progettuale.

Patrimoniale, perché sono d’accordo.

Nel corso della Legge di Bilancio 2021 è stata presentata la proposta di una patrimoniale sui beni mobili detenuti ed immobili posseduti al valore catastale superiori ad una certa cifra.

La proposta è stata bocciata, anche dal Partito Democratico.

Di cosa si trattava?

La proposta rimodulava un meccanismo di prelievo fiscale attraverso l’abolizione dell’IMU (seconde case, ovviamente) e dell’imposta di bollo sui conti correnti e sui depositi, fino al valore di 500mila euro della somma tra beni immobili e mobili e l’applicazione, a partire dalla somma dei beni mobili ed immobili superiore a 500mila euro, di un’aliquota progressiva (percentuale di tassazione):

dello 0,2% fino a 1 milione di euro;

dello 0,5 per cento per un patrimonio netto di un milione di euro, ma non superiore a 5 milioni di euro;

delll’1 per cento per patrimoni oltre i 5 milioni di euro, ma non superiore a 50 milioni di euro;

del 2 per cento per i patrimoni oltre i 50 milioni di euro.

Solo per il 2021, invece, era stata proposta un’aliquota del 3 per cento per patrimoni superiori al miliardo di euro.

Per calcolare il valore dei beni immobili doveva essere detratta la quota di mutuo eventualmente in corso.

La “patrimoniale”, quindi, coinvolgeva solo gli italiani detentori di un patrimonio di oltre 500mila euro tra valori mobiliari e immobiliari.

Se fosse stata approvata, quanti italiani sarebbero stati interessati da questa tassa sul patrimonio?

Secondo l’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane pubblicata nel 2018 dalla Banca d’Italia, un decimo delle famiglie italiane ha un patrimonio netto superiore a circa 460 mila euro.

Quindi, il 90% degli italiani avrebbe risparmiato l’IMU sulle seconde case (chi ne possiede) e avrebbe risparmiato l’imposta di bollo sui conti correnti e sui depositi.

Uno dei principi cardine della nostra Costituzione è il fatto che vi sia una tassazione progressiva man mano che la capacità reddituale aumenta e la proposta ne coglieva l’essenza.

Detto questo, non mi stupisco della contrarietà delle destre e nemmeno di quella grillina. Sono colpito dalla contrarietà del mio partito.

Da sempre la sinistra è redistribuzione del potere e anche della ricchezza. In questa occasione abbiamo negato questo nostro valore forte.

In ogni caso, il dibattito è stato aperto. La patrimoniale non è più un tabù e, secondo me, visti i tempi, vi sono le condizioni per proseguire il confronto e, spero, l’attuazione.

Il vaccino è anche geopolitica

L’anno appena iniziato rifletterà ancora per un po’ quanto abbiamo vissuto nel 2020.

L’economia globale è in difficoltà, tantissime famiglie sono state spinte verso condizioni di povertà, molti comparti industriali sono in affanno, il piccolo commercio è aggredito da una sofferenza enorme ed i Paesi più deboli stanno regredendo dopo anni di sviluppo.

Il vaccino è l’unica speranza.

Anzi, a ben guardare la situazione mondiale e le conseguenti destabilizzazioni che il virus sta determinando nonché le diseguaglianze e l’aumento degli squilibri tra ricchi e poveri, posso ragionevolmente ritenere che il vaccino non servirà solo contro il virus, ma anche per contrastare e invertire una condizione nell’ambito della quale può ingenerarsi il tutti contro tutti.

A fronte di ciò, tuttavia, non tutti i Paesi hanno contribuito allo stesso modo.

Contro la pandemia uno sviluppo sicuramente positivo è stata la costituzione di COVAX, codiretto dall’alleanza per i vaccini (Gavi), dall’OMS e dalla coalizione per l’innovazione in materia di preparazione alle epidemie (CEPI), è finalizzato a supportare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione dei nuovi vaccini Covid-19.

Positivo, perché COVAX si pone lo scopo di distribuire a tutti, soprattutto ai Paesi con redditi più bassi, i vaccini di ultima generazione e perché via sia una gestione globale dei vaccini Covid-19 attraverso un processo di prequalificazione da parte dell’OMS che ne certifica qualità, sicurezza ed efficacia.

Diversamente da questo approccio positivo, si annoverano le decisioni negative di Stati Uniti, Russia e Cina i quali non solo non hanno voluto contribuire economicamente all’iniziativa COVAX, ma addirittura rivendicano l’accesso prioritario ai vaccini Covid-1911 (USA) o producono vaccini di dubbia qualità (Russia e Cina) in merito ai quali hanno avviato accordi bilaterali con nazioni in America Latina, Asia e Africa.

Da questi comportamenti si capisce ancora di più la posta in gioco, ovvero l’utilizzo geopolitico del vaccino, per creare nuove aree di influenza nel mondo o consolidare al proprio interno il consenso.

Ovviamente, penso che l’iniziativa COVAX sia l’unica in grado di tutelare i più deboli da ingerenze future non sempre limpide e trasparenti.

C’è un però.

Se non si fa in fretta e i finanziamenti non saranno costanti, il rischio che i Paesi più deboli ricevano per un lungo tempo altri tipi di vaccini, come quelli tradizionali adenovirali a basso costo prodotti da case farmaceutiche multinazionali o da aziende russe e cinesi, anziché i vaccini più moderni seguiti dall’OMS, può determinare un nuovo asse nell’ambito del quale prevale l’interesse a entrare nella gestione politica di quei Paesi e non quello di tutelare la salute pubblica di quelle comunità.

Solo la gestione COVAX garantisce efficacia delle vaccinazione e rispetto delle democrazie e delle Istituzioni di quei Paesi.

Sono certo che con la vittoria di Biden, gli Stati Uniti saranno un altro Paese che contribuirà all’affermazione universale dei vaccini nonché al sostegno economico delle iniziative che favoriscono questo approccio (attualmente prevalgono il contributo degli Stati Uniti e dei governi europei oltre che della Fondazione Gates) e, soprattutto, condizioneranno le politiche condotte da alcuni Paesi, Russia e Cina in primis e contrasteranno le pericolose manifestazioni di estremismo anti-scientifico.

L’accoglienza torna ad essere umana.

Che i decreti sicurezza voluti da Salvini non funzionassero, si era capito sin da subito. Con il falso problema della sicurezza, aveva menomato i principi cardine dell’accoglienza e dell’umanità.

Immediatamente, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva segnalato al Parlamento diversi problemi con i decreti, inutilmente restrittivi e a rischio di fronte al diritto internazionale, che resta comunque superiore anche alla nostra Costituzione.

Salvini aveva voluto eliminare alcuni diritti che, al contrario, sono strettamente connessi con la vita umana delle persone, indipendentemente dalla provenienza. Una foga ideologica che ha sempre dato il sapore dell’odio verso gli altri, aggravata dalla palese violazione dei diritti.

Con la nostra riforma, abbiamo reintrodotto la protezione umanitaria che era stata cancellata.

La protezione è un diritto soggettivo che va riconosciuto tutte le volte in cui si riscontrano rischi nei confronti degli obblighi derivanti da norme costituzionali o dall’adesione dell’Italia a norme internazionali. Non è una tipizzazione di alcuni casi, che lascia sempre fuori altre situazioni, ma una norma di ampio respiro che ha a che vedere con i diritti umani.

Abbiamo rimesso al centro il principio sancito dall’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo: quando c’è un evidente rischio di violazione della vita privata e familiare, sia nel paese di origine che in Italia, i percorsi di vita delle persone vanno protetti.

Questo non significa proteggere tutti. No, questa è la propaganda salviniana. Infatti, per ciascun nuovo arrivo vi è un percorso di garanzia in grado di comprendere se vi sono quelle caratteristiche per accogliere o per non accogliere una persona.

L’esperienza vissuta con i decreti Salvini è stata devastante. Senza alcun discernimento

migliaia di persone e famiglie erano finite fuori dai percorsi di accoglienza, in alcuni casi tornati in situazione di irregolarità e spesso senza più una casa.

In pratica, finito il soggiorno c’era solo l’irregolarità, una situazione di evidente irrazionalità e disperazione per le persone che magari avevano costruito dei percorsi anche lunghi in Italia e che a un certo punto si vedevano espulse da sistema.

Abbiamo cancellato questa assurdità. Se una persona vive in Italia e vuole rimanerci avendone, però, chiaramente le caratteristiche, può restare per lavoro, per studio o comunque per un inserimento socio-lavorativo. In questo modo si favorisce l’integrazione.

Abbiamo cancellato l’abominio che Salvini aveva imposto per il soccorso in mare, ovvero quello che il governo aveva il potere di impedire l’ingresso nelle acque territoriali italiane alle navi di soccorso.

Oggi, l’impedimento all’accesso e al transito nelle acque territoriali non può avvenire in caso di operazioni di soccorso, che sono comunicate alle competenti autorità di coordinamento.

Protezione umanitaria, integrazione di chi ha diritto a restare e soccorso in mare, tra principi che rivestono di umanità una scelta politica difficile, controversa, ma che pone al centro di tutto la persona umana e non le vuote ideologie.

L’Europa per il miglioramento del clima

Nel corso del Consiglio d’Europa è stata assunta un’importantissima decisione: è obiettivo UE vincolante la riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Un altro passo importante per affrontare i cambiamenti climatici.

Accrescere l’ambizione europea in materia di clima stimolerà una crescita economica sostenibile, creerà posti di lavoro, produrrà benefici per la salute e l’ambiente a vantaggio dei cittadini dell’UE e contribuirà alla competitività mondiale a lungo termine dell’economia dell’UE promuovendo l’innovazione nelle tecnologie verdi.

L’obiettivo sarà raggiunto collettivamente dall’UE nel modo più efficiente possibile in termini di costi. Tutti gli Stati membri parteciperanno a tale sforzo, alla luce di considerazioni di equità e solidarietà, senza lasciare indietro nessuno. Il nuovo obiettivo 2030 deve essere conseguito in maniera tale da preservare la competitività dell’UE e tener conto dei diversi punti di partenza, delle specifiche situazioni nazionali e del potenziale di riduzione delle emissioni degli Stati membri, compresi gli Stati membri insulari e le isole, come pure degli sforzi compiuti.

Il Consiglio europeo ha riconosciuto la necessità di garantire le interconnessioni, la sicurezza energetica per tutti gli Stati membri e l’energia a un prezzo abbordabile per le famiglie e le imprese nonché di rispettare il diritto degli Stati membri di decidere in merito ai rispettivi mix energetici e di scegliere le tecnologie più appropriate per conseguire collettivamente l’obiettivo climatico 2030, comprese le tecnologie di transizione come il gas.

Toccherà, quindi, anche all’Italia, mobilitare finanziamenti pubblici e capitali privati per far fronte alle significative esigenze di investimento derivanti da questa maggiore ambizione.

La risposta economica alla crisi del coronavirus offre l’opportunità di accelerare la trasformazione e la modernizzazione sostenibili delle nostre economie nonché di ottenere un vantaggio competitivo. Occorre sfruttare al meglio il pacchetto Next Generation EU, per il quale almeno il 30% dell’importo totale della spesa va impiegato verso l’obiettivo green.

E’ stata fissata una tabella di marcia della banca per il clima 2021-2025 del Gruppo BEI, la quale contribuirà a onorare l’impegno del Gruppo BEI di sostenere investimenti per un valore di 1 000 miliardi di EUR a favore del clima e dell’ambiente entro il 2030.

La decisione presa è molto rilevante e avrà un forte impatto sulle politiche economiche italiane. Da anni stiamo investendo significativamente nel settore climatico e dobbiamo proseguire per raggiungere l’obiettivo che abbiamo condiviso.

Le regole per Natale e Capodanno.

Con questo nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono state fissate le regole per i prossimi giorni e quelle specifiche per i giorni di Natale e Capodanno.

Si tratta di restrizioni dettate dall’esigenza di contrastare efficacemente la diffusione del virus.

Non crediamo alle polemiche delle destre, soprattutto a quella che le decisioni vengono prese senza il loro coinvolgimento. E’ una menzogna.

Tutti i DPCM vengono preceduti da un dibattito parlamentare. Il Ministro della Salute presenta i dati e le intenzioni e Camera e Senato votano le risoluzioni di indirizzo per il Governo. Dalle Risoluzioni il Governo trae gli elementi per approvare un Decreto legge che autorizza il Presidente del Consiglio ad emanare i DPCM. Dopodiché viene redatta una bozza sulla quale viene avviato il confronto con le Regioni ed i Comuni. Solo al termine di questo iter, viene emanato il DPCM.

In tutte le fasi, Parlamento, Regioni e Comuni le opposizioni sono pienamente coinvolte e informate.

Il loro problema è che non approviamo le cose incredibili che propongono. Una serie di voli pindarici che non tengono conto dei dati statistici forniti dalla scienza.

Questa è la realtà.

 

dPCM 03 dicembre 2020

Come leggere i vari provvedimenti.

Questa nota è per consentire la lettura agevole dei vari provvedimenti che si susseguono in questa fase per fronteggiare l’emergenza dettata dalla diffusione del Covid-19.

Cosa abbiamo fatto dal 14 ottobre

Per affrontare le ripercussioni economiche della seconda ondata dei contagi, finora sono stati approvati tre decreti cd “ristori”. I primi due sono stati finanziati in extradeficit, l’ultimo, grazie al mini–boom del Pil nel terzo trimestre 2020, è stato finanziato con soldi presenti in cassa.

Tutti e tre i decreti hanno previsto misure di sostengo per le imprese e i lavoratori.

Il terzo decreto ristori, invece, porta con sé anche le novità dei 400 milioni di euro da devolvere ai Comuni per gli aiuti alimentari e dei 100 milioni al commissario all’emergenza per l’acquisto di farmaci per curare i pazienti positivi al Covid.

Voluto fortemente dal Partito Democratico il fondo per gli aiuti sarà suddiviso tra i Comuni con le stesse modalità della scorsa primavera e servirà per erogare buoni-spesa a famiglie e persone in stato di difficoltà.

Ad oggi, i tre decreti varati finanziano completamente i contributi automatici a fondo perduto per le attività economiche delle Regioni che via via si sono “colorate” di arancione e di rosso, oltre ad ampliare la platea degli aventi diritto.

Infatti, l’Agenzia delle Entrate continua ad inviare i bonifici automatici a fondo perduto per tutti coloro che l’hanno già ricevuto a maggio scorso, per le medesime ragioni.

Cosa sarà fatto adesso.

Vi sarà un quarto decreto ristori e anche questo sarà finanziato in extradeficit con uno scostamento di bilancio pari a 8 miliardi di euro che sarà votato giovedì prossimo.

E speriamo che sia l’ultimo.

In ogni caso, questi ulteriori 8 miliardi servono per misure che, in continuità con quelle precedenti, consentiranno di estendere gli interventi previsti a favore degli operatori economici, per il sostegno dei settori produttivi e per il sostegno dei cittadini, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale.

Il quarto decreto Ristori dovrebbe prevedere anche il rinvio delle scadenze fiscali di novembre e dicembre, ovvero il rinvio del secondo acconto Irpef, Irap e Ires del 30 novembre, dei contributi previdenziali e ritenute fiscali del 16 dicembre e dell’Iva il 27 dicembre per tutte le imprese che abbiano perso nel primo semestre almeno il 33% del fatturato e che fatturino fino a 50 milioni di euro.

Perché così tanti provvedimenti (tre/quattro decreti ristori e scostamenti di bilancio).

La  cronologia di questi atti seguono passo passo l’evoluzione dei Dpcm sulle chiusure. Man mano che le Regioni passano ai “colori” più aspri – rosso e arancione – il Governo stanzia le risorse per le attività economiche ed i lavoratori interessati.

Quindi, ad esempio, con il terzo decreto ristori si finanziano le regioni passate dal giallo all’arancione o al rosso.

Come stanno i conti pubblici

Nonostante gli importanti scostamenti di bilancio, grazie al buon andamento delle entrate il deficit previsto per quest’anno sarà del 10,8% del Pil. Il limite consentito dall’UE, ora sospeso, sarebbe del 3%.

Il deficit del 10,8% è basso perché ci sono state maggiori entrate, minori uscite per la cassa integrazione e una ripresa più forte nel terzo trimestre.

Adesso, invece, stiamo scontando un rallentamento dell’economia.

Cosa faremo dall’anno prossimo

Da gennaio, in base all’evoluzione di contagi, si provvederà a irrobustire i ristori del prossimo anno, modulati proporzionalmente alla situazione dell’economia. Quindi, potrà servire un quinto decreto che avrà bisogno di nuovo deficit e un altro scostamento di bilancio.

Intanto, la legge di bilancio 2021

Il Parlamento entro il 31 dicembre prossimo deve votare la legge di bilancio per l’anno prossimo.

I finanziamenti (extradeficit) che saranno reperiti sul mercato per il quarto decreto ristori sostituiranno una parte dei 3,8 miliardi di euro previsti nel fondo anti-Covid della legge di bilancio 2021. Questo permetterebbe di liberare le risorse in questione e di riconvertirle per altre esigenze.

Infine, per il prossimo anno resta da sciogliere il nodo del Recovery fund, al momento bloccato dai veti di Polonia e Ungheria.

 

A/22: in Legge di Bilancio il rinnovo della concessione!

Il Governo ha inserito la soluzione per il rinnovo della concessione per la tratta autostradale Modena-Brennero nella Legge di Bilancio. In pratica, la norma ricalca esattamente l’emendamento che avevo presentato in occasione del Decreto “Agosto”, poi stralciato erroneamente dalla Presidente Casellati

Erano in campo due proposte diverse: il rinnovo “in house” dopo la liquidazione dei privati che detengono quote di capitale della società e la proroga di altri 10 anni della scadenza della concessione avvenuta il 30 aprile 2014.

La commissaria europea per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le pmi ha posto la parola fine a questa ultima proposta, come aveva già fatto nel 2018 e come avevano già fatto l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e la Corte dei Conti a dicembre 2019.

In pratica, ha chiarito che la proroga darebbe luogo ad un affidamento senza gara incompatibile con la normativa UE in materia di appalti pubblici e concessioni e, inoltre, un siffatto affidamento senza gara sarebbe incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di stato.

Una chiarezza che fa strame delle tante amenità che sono state dette e che dà totalmente ragione alla mia proposta che, se fosse stata approvata nel decreto “Agosto”, oggi saremmo nella condizione di agire. Invece, abbiamo perso altro tempo prezioso.

Eppure, i contrari al rinnovo della concessione autostradale A/22 “in house”, tra i quali anche il sindaco di Verona, sapevano bene che la loro era una proposta impossibile e con il loro comportamento hanno solo ritardato la soluzione.

La mia proposta, peraltro in linea con l’accordo previsto dal Protocollo voluto dall’allora Ministro Delrio (gennaio 2016), era di consentire ai soci pubblici (tutti gli enti locali della tratta A/22) ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2437 sexies del codice civile ed anche in deroga allo statuto, di procedere al riscatto delle azioni possedute dai privati, previa delibera dell’assemblea dei soci, adottata con la maggioranza prevista per le assemblee straordinarie.

Bene, questa soluzione è nella legge di Bilancio che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre prossimo.

Da gennaio, quindi, possono essere liquidati i privati e rinnovata la concessione “in house” in modo da sbloccare i tanti milioni di euro di investimenti previsti per nuove opere sul nostro territorio.

Quanto risparmia l’Italia con i prestiti decisi dall’UE?

La Commissione Europea ha effettuato le sue prime emissioni di titoli per conto dell’Unione Europea per il finanziamento del programma SURE ovvero il programma di finanziamento dell’occupazione (e della cassa integrazione). Lo SURE ammonta a 87,9 miliardi, di cui 27,4 miliardi destinati all’Italia.

È possibile, quindi, calcolare quanto risparmierà l’Italia prendendo a prestito dall’Unione Europea questi finanziamenti ai tassi previsti rispetto ai tassi normalmente praticati sul mercato.

Per finanziare lo SURE, la Commissione Europea ha, per ora, collocato “social bond” per 17 miliardi di cui 10 miliardi con scadenza a 10 anni al tasso del -0,238 per cento e 7 miliardi con scadenza a 20 anni al tasso dello 0,131 per cento.

Questi tassi verranno, quindi, applicati anche ai prestiti che la Commissione Europea farà all’Italia. In soldoni, significa che per ogni 1.000 euro presi a prestito, l’Italia dovrà restituire dopo 10 anni solo 976 euro. Invece, per il prestito ventennale dovrà restituire 1.026 euro.

Il risparmio per l’Italia va calcolato facendo la differenza tra questi tassi e quelli che attualmente l’Italia paga emettendo direttamente BTP sui mercati finanziari. Per questi ultimi, i tassi di interesse sui BTP decennali sono attualmente di circa 0,76 per cento; quelli sul BTP ventennali sono di circa 1,35 per cento.

Dunque, se anche in futuro permarranno questi tassi di interesse in modo da poterli applicare all’intero importo dei finanziamenti SURE all’Italia (27,4 miliardi) e se i prestiti saranno distinti per il 60 per cento decennali e il restante 40 ventennali, il risparmio per l’Italia sarebbe di circa 4,36 miliardi.

Questo per i prestiti SURE. Il ragionamento vale anche per i prestiti del Next Generation EU (Recovery fund).

Il Next Generation EU prevede un ammontare di prestiti pari a 127,6 miliardi, erogati tra il 2021 e il 2026. Se venissero applicati gli stessi tassi del finanziamento SURE e restasse invariata la proporzione di prestiti a 10 e 20 anni, il risparmio relativo a tali prestiti sarebbe pari a 20,3 miliardi.

Il totale dei risparmi per gli interessi dai programmi SURE e NGEU è quindi di 24,66 miliardi rispetto a quanto l’Italia avrebbe speso se avesse collocato i propri titoli di debito autonomamente sui mercati finanziari.

Il risparmio sarebbe anche superiore se il confronto venisse fatto rispetto alle emissioni riservate alle famiglie italiane che, normalmente, avvengono a tassi più elevati di quelli di mercato.

L’intervento da parte dell’Unione Europea con i programmi SURE e NGEU ha certamente facilitato il calo dei tassi di interesse rispetto quello che sarebbe accaduto nel caso fosse stata l’Italia ad emettere direttamente i BTP da collocare sul mercato.

C’è da tenere conto anche del fatto che i risparmi potranno essere superiori in quanto, come è noto, da tempo i titoli di debito italiani (come di altri paesi UE) vengono acquistati dalla BCE tramite la Banca d’Italia che avvengono, di fatto, a costo zero per lo Stato italiano, visto che gli interessi che quest’ultimo paga alla Banca d’Italia vengono poi restituiti allo Stato stesso attraverso la distribuzione di profitti della Banca d’Italia (che vanno quasi interamente allo Stato).

Evito, per il momento, di applicare lo stesso ragionamento ai prestiti del MES, ma è chiaro che anche qui il risparmio sarebbe consistente.