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I “riflessi” della didattica a distanza

In tempi di pandemia abbiamo conosciuto questo nuovo modo di frequentare la scuola, a distanza.

Questo sistema ha certamente difeso i ragazzi e le relative famiglie dai contagi, ma gli studi fatti a posteriori ci hanno consegnato un quadro allarmante.

Le cose subito note sono state le difficoltà di tante famiglie che non avevano i mezzi necessari per frequentare da casa, poi che in tante zone la connessione internet non era all’altezza, poi che il rendimento scolastico, come l’attenzione, calavano, sono cresciuti enormemente i casi di miopia, ma quanto emerso dalle indagini sulle reazioni psico-emotive è ben più grave.

In pratica, stress, nervosismo, irritabilità e depressione sono le reazioni psico-emotive rilevate nei ragazzi, oltre alla minore concentrazione e capacità di apprendimento, alla perdita motivazionale e alla maggiore affaticabilità.

Questi problemi dipenderebbero dalla noia, dalla solitudine, dall’abbandono di abitudini consolidate che avevano rappresentato parti integranti della vita quotidiana della scuola, quali l’incontro e lo scambio con i compagni.

Senza la socialità si sono acutizzati nei bambini e nei ragazzi il senso di solitudine, il nervosismo ed il clima ambientale è stato percepito come pesante se non addirittura, avverso.

Ovviamente, le ripercussioni sono state differenziate, certamente più rilevanti nelle famiglie più fragili.

Nel complesso, per il 38% dei ragazzi, la Dad è una esperienza negativa e faticosa anche per problemi di ordine logistico e tecnico: troppe ore da restare ‘connessi’ a internet e lezioni online. In pratica, non l’hanno avvertita come positiva e la avversano come modalità di istruzione, con i danni che questo comporta,

Si conferma, quindi, che la formazione scolastica non è solo un processo di crescita cognitiva ma anche emotiva, relazionale e comportamentale che per crescere bene devono essere inserite in un clima favorevole che, purtroppo, la pandemia ha duramente colpito.

La didattica a distanza, inoltre, soprattutto per i bimbi della scuola dell’infanzia e primaria, ha limitato l’apprendimento, ha abbassato la capacità di concentrazione ed ha diminuito la curiosità, invece fervida nelle fasce infantili.

Queste sono le ragioni principali per le quali, nonostante le proteste di tanti, abbiamo deciso di tenere aperte le scuole.

Garantendo la sicurezza di tutti dai contagi, il ritorno alla scuola in presenza è l’unico modo per impedire ai nostri figli di cadere in quel circuito pericoloso che potrebbe avere ripercussioni anche in futuro.

 

 

Incendi ad aziende che trattano i rifiuti

In Veneto, e soprattutto a Verona, negli ultimi anni diversi incendi hanno colpito società attive nel settore della raccolta, dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti.

E’ noto che il settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti è oggetto di forti interessi da parte della criminalità organizzata che ha stabilito una presenza significativa anche in Veneto e a Verona in particolare.

Incendi ad aziende che trattano i rifiuti. Verona, i segnali tipici dell’intimidazione sono stati diversi.

 

Incendi ad aziende che trattano i rifiuti.

L’incendio di Isola della Scala è doloso?

Nelle prime ore di martedì 18 gennaio un incendio è divampato presso la ditta Agrofert di Isola della Scala (Verona), azienda che tratta rifiuti urbani.

Il rogo ha coinvolto diverse macchine operatrici per la movimentazione dei rifiuti che sono andate bruciate e avrebbe danneggiato la struttura.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco giunti da Verona e da Bovolone (località limitrofa a Isola della Scala) con i volontari con 3 autopompe, 2 autobotti, il carro NBCR (Nucleare Biologico Chimico Radiologico) e 21 operatori.

E’ intervenuta anche una squadra di tecnici Arpav e sono stati effettuati dei campionamenti di aria ambiente per la misura dei composti organici volatili nei pressi della ditta e nei campi circostanti potenzialmente interessati dalle ricadute.

La vicenda ha generato forte preoccupazione nella comunità locale per la natura e le caratteristiche dell’incendio nonché per il settore colpito dal rogo.

L’incendio ha un’origine dolosa? E’ responsabile la criminalità organizzata?

Le caratteristiche dell’incendio che ha coinvolto diverse macchine operatrici per la movimentazione dei rifiuti, sono particolari e meritano una profonda attenzione.

Ricordo che in Veneto, e soprattutto a Verona, negli ultimi anni diversi incendi hanno colpito società attive nel settore della raccolta, dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti.

Secondo le analisi della Direzione Nazionale Antimafia il settore dei rifiuti è al centro degli interessi economici delle organizzazioni criminali. Di conseguenza, questi incendi devono essere valutati con particolare attenzione dall’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza perché possono essere gli indicatori di azioni di intimidazione e di condizionamento da parte di gruppi criminali.

Anche le relazioni territoriali sul Veneto della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati, di cui faccio parte, hanno evidenziato la presenza di gruppi criminali nel ciclo illecito dei rifiuti e ha sottolineato il fenomeno degli incendi di natura dolosa contro aziende operanti nel settore dei rifiuti.

Non nascondo una certa preoccupazione. Se dovesse essere confermata l’origine dolosa, si confermerebbe anche la matrice e, quindi, la penetrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio.

Sulla base dell’esperienza acquisita nelle zone d’Italia ove il fenomeno della criminalità organizzata esiste da tempo, gli incendi sono tipici dell’intimidazione… a fare qualcosa.

Considerate le particolari caratteristiche dell’incendio, è necessario, quindi, avviare tutte le azioni necessarie per fugare ogni dubbio sull’eventuale coinvolgimento di gruppi criminali organizzati, quindi, ho chiesto al Ministro dell’Interno quali iniziative di competenza intende adottare per contribuire a fare luce sulle cause e sulla matrice dell’incendio di Isola della Scala e, soprattutto, quali iniziative di competenza intende adottare se dovesse emergere il coinvolgimento della criminalità organizzata.

La manovra finanziaria

La Legge di Bilancio 2022 è stata “costruita” su una crescita del PIL reale del 6,0 per cento per quest’anno e del 4,7 per cento per il prossimo. Sebbene la stima di crescita per il 2021 appare ormai raggiunta, visto che la crescita finora acquisita è già oltre i sei punti percentuali, restano alcune criticità legate alla ripresa dei contagi Covid, all’aumento del gas naturale e all’inflazione alta.

La manovra per il 2022

Per il 2022 si prevedono misure espansive per 37 miliardi, con coperture pari a 13,8 miliardi e un maggiore indebitamento di 23,2 miliardi.

Nel merito, va detto che circa 11 miliardi sono destinati per le riforme strutturali, quali il primo stadio della riforma fiscale (8 miliardi) e il riordino degli ammortizzatori sociali (3,3 miliardi per  ampliare la platea dei beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale), mentre i restanti 26 miliardi finanzieranno le misure temporanee legate al prolungarsi della  pandemia e all’aumento dei prezzi dell’energia e strumenti già esistenti.

Le misure espansive

  1. Il rifinanziamento degli strumenti già esistenti, sono:
  2. il Reddito di Cittadinanza (ci tornerò con una news dedicata);
  3. le misure per il sistema pensionistico per finanziare la proroga di APE sociale e Opzione Donna e l’introduzione di Quota102. Quest’ultima prevede l’accesso al trattamento di pensione anticipata per i contribuenti che maturano, nel 2022, i requisiti di 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva;
  4. l’istruzione e la ricerca;
  5. la sanità, per la quale viene aumentato il Fondo sanitario nazionale per 2 miliardi nel 2022, portandolo a 124 miliardi. Inoltre, è previsto per le regioni il rimborso delle spese sostenute per l’acquisto dei farmaci innovativi e per la stabilizzazione di 12.000 contratti all’anno di formazione specialistica per medici;
  6. gli interventi in favore degli investimenti e della competitività delle imprese.

Le misure temporanee legate alla gestione della crisi pandemica o ad altre esigenze temporanee sono:

  1. l’acquisto di vaccini anti SARS-CoV-2 (1,9 miliardi) e la proroga dello schema straordinario di garanzie statali sui finanziamenti delle PMI (3 miliardi);
  2. sostegni a imprese e lavoratori con il rifinanziamento del “Fondo di tutela ai redditi nella fase di uscita dalla pandemia”;
  3. a fronte dell’aumento del costo di gas naturale ed elettricità negli ultimi mesi, la manovra stanzia 2 miliardi per calmierare il rincaro delle bollette energetiche, a seguito dei 4,5 miliardi già spesi nella seconda metà del 2021.

Le coperture

Le coperture per il 2022 si compongono di maggiori entrate per 7,9 miliardi e minori uscite per 5,9 miliardi.

Tra le maggiori entrate, la principale copertura (4,3 miliardi) deriva dalle modifiche al regime agevolato di deduzioni sulla rivalutazione dei beni aziendali introdotto nell’agosto 2020 con il decreto Rilancio.

Per le minori spese, l’unica copertura rilevante è l’interruzione del programma “Cashback”, che genera complessivamente circa 3 miliardi, di cui la metà era stata già trasferita al fondo per la riforma degli ammortizzatori sociali.

L’incasso italiano della tassa alle multinazionali

Sulla tassa minima globale sulle multinazionali ne ho già parlato (https://www.vincenzodarienzo.it/la-tassazione-sulle-multinazionali/).

Con questa news affronto lo sviluppo di quella decisione assunta a luglio.

Infatti, nel mese di ottobre è stato raggiunto un nuovo accordo sul sistema di tassazione delle multinazionali e sono stati, quindi, chiariti alcuni aspetti importanti, la definizione dei quali consente di calcolare, più o meno, il gettito per l’Italia, frutto dell’applicazione di due soluzioni contabili che concorrono entrambe al calcolo effettivo della somma spettante.

In base alla prima applicazione, secondo l’OCSE, questa nuova tassazione dovrebbe portare alla ripartizione di 125 miliardi di dollari di profitti (circa 110 miliardi di euro) tra i paesi dove le multinazionali non sono residenti.

Assumendo il PIL relativo dell’Italia rispetto a quello degli altri paesi (2,5 per cento) come indicatore statistico applicato al fatturato per la conseguente ripartizione, all’Italia potrebbero spettare anche 2,7 miliardi circa.

Applicando a questa cifra spettante l’aliquota IRES del 24 per cento, si ricava un gettito per l’Italia di circa 640 milioni, superiore quindi a quello dell’attuale digital tax (circa 230 milioni di euro) che l’Italia già introita e che sarà sostituita dalla tassazione di cui stiamo parlando.

Il gettito, invece, derivante, dall’applicazione della seconda soluzione adottata, sarebbe di 2,3 miliardi sin dal primo anno di applicazione dell’accordo.

In definitiva, le entrate nette della prima e della seconda soluzione potrebbero essere nel primo anno di applicazione (il 2023) di circa 2,5 miliardi.

Sul dato inciderà senz’altro il fatto che alcune delle multinazionali italiane sono a partecipazione pubblica.

Queste, dovendo pagare più tasse, ridurranno l’ammontare dei dividendi che annualmente versano allo Stato.

Il saldo resta comunque positivo per le casse pubbliche.

 

Carenza di medici di base. Perché?

Con 1.408 abitanti per medico di base, l’Italia rientra nella media europea (1.430), però il valore è in discesa perché negli ultimi anni il numero di medici di base è passato da circa 45.500 nel 2012 a 42.420 nel 2019 (ultimo dato disponibile).

L’accordo collettivo nazionale prevede che un medico di base può assistere fino a 1.500 pazienti. Alcune regioni hanno aumentato notevolmente questo limite e la media nazionale è di 1.224 con un valore più alto al Nord (1.326), rispetto al Centro (1.159) e al Sud (1.102).

Il Veneto con 1.365 assistiti per medico di base è la terza regione in Italia.

Il deficit di medici di base è stato affrontato con l’aumento dei finanziamenti per borse di studio per completare il loro percorso formativo e di anticipare la fine del corso di formazione per la specializzazione in medicina generale.

Infatti, un insufficiente numero di borse di formazione in medicina generale acuisce il problema della mancanza dei medici di base. Tra il 2022 e il 2028 si stima che la differenza tra medici di base in uscita e in entrata sia tra 15.500 e 18.700 unità. Gran parte dello squilibrio emergerebbe nei prossimi 3 anni con un saldo tra 10.400 e 16.300 unità.

Purtroppo, sebbene nel Piano nazionale ripresa e resilienza siano stati stanziati fondi per 900 borse per la formazione dei medici di medicina generale da quest’anno fino al 2024, oltre ai finanziamenti ordinari, il divario resterà comunque tra medici di base in uscita e in entrata: la differenza sarebbe tra 7.700 e 13.600 unità dal 2022 al 2024 e tra 9.200 e 12.400 dal 2022 al 2028.

In Veneto la differenza nel periodo 2022/2028 sarebbe di 1878 medici in uscita e 595 in entrata. Una situazione molto preoccupante.

Gli esperti ci dicono che la carenza di medici di base è frutto del crollo demografico che l’Italia sta vivendo da anni e che, purtroppo, rende problematico la sostituzione di tutti i lavoratori, non solo dei medici, quindi, che vanno in pensione.

Per fare un esempio, fino alla fine degli anni ’80, ogni anno raggiungevano l’età lavorativa quasi un milione di persone l’anno. L’anno prossimo, invece, raggiungeranno i 20 anni i nati nel 2002 che erano soltanto 520 mila, ovvero circa mezzo milione di persone in meno.

Questo comporta una difficoltà di rimpiazzare non solo i medici, ma ogni altra categoria professionale.

Sull’insufficiente ricambio generazionale nella popolazione lavorativa, ritorna il dibattito sulla necessità di aprire le porte all’immigrazione per compensare questa evidente deficienza demografica che in futuro potrebbe incidere sul livello di benessere che abbiamo raggiunto.

In Senato affossata la legge sui diritti

Nel segreto del voto tutti coloro che hanno sguaiatamente esultato in aula ed altri che sono stati zitti zitti, hanno eliminato dal tavolo ogni discussione sul riconoscimento del diritto sacrosanto di contrastare i crimini d’odio.

Sembrava una scena inverosimile ed invece è realmente accaduto in uno dei due rami del Parlamento.

Appreso l’esito del voto che affondava la proposta di legge dal titolo: “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità“, le destre hanno applaudito e festeggiato, come se il contrasto alle discriminazioni non fosse anche una loro responsabilità.

Vergognoso.

In ogni caso, la legge non è passata a causa di numerosi franchi tiratori.

Ho vissuto quei momenti e credo di avere le idee chiare su tante cose. In questa news, però, mi preme suscitare la riflessione su se e quando era possibile un percorso diverso.

Almeno dal mese di luglio ho sempre avuto chiaro che i numeri a nostro favore erano risicati e che il margine di prevalenza sarebbe stato molto scarso. Correttamente, da segretario d’aula del Gruppo PD, ho sempre fatto presente questo fatto in modo da poter far riflettere sulla possibilità di votare o non votare quel testo.

A tal proposito, qualcuno dice che se non avessimo osato le destre mai avrebbero aderito a modifiche, checché ne dicano adesso. Per mesi, infatti, hanno impedito anche la sola calendarizzazione in aula del provvedimento, perché mai avrebbero dovuto provare a lavorare con noi per modificarlo?

Altri dicono che non era sufficiente proporre di cambiarlo a poche ore dal voto decisivo, come invece è stato fatto e, quindi, come mai nonostante la prevalente consapevolezza che non avevamo i numeri, non si sia provato a fare in estate ciò che è stato fatto poco prima del voto?

Ragionevolmente sono vere entrambe le cose, sebbene sia portato a pensare che, normalmente, quando hai più tempo a disposizione rifletti di più e hai l’occasione di scoprire meglio il gioco altrui.

Il voto ad ottobre sarebbe in ogni caso arrivato.

Basta blocchi dei TIR in Austria

L’export commerciale verso Austria, Germania e Paesi scandinavi, secondo Unioncamere vale il 5,8% del Pil italiano, e quasi il 10% solo di quello del Nord-Est. Lungo l’asse del Brennero transita circa il 70% dell’interscambio in Europa e, soltanto dall’Italia, merci per circa 50 mln di tonnellate all’anno.

Ciò nonostante, sulle autostrade austriache A12 Inntal e A13 del Brennero, da mezzanotte alle h 4.30 non possono transitare autocarri con massa a pieno carico superiore a 7,5 tonnellate e tutti i mezzi pesanti con motore diesel, a prescindere dal carico. Inoltre, per i pochi mezzi che transitano di notte, le tariffe autostradali sono 10 volte più care della media europea.

I divieti di circolazione si applicano ai mezzi pesanti in base alla classificazione euro e a determinate categorie merceologiche. Un’ordinanza del 20 novembre 2020 del governo tirolese ha poi inasprito il divieto notturno per i mezzi pesanti estendendolo – a partire dal 1° gennaio 2021 – anche ai veicoli Euro VI, di nuova generazione, i quali hanno emissioni molto basse. Sono esentati i veicoli con trazione elettrica o idrogeno o LNG.

Queste limitazioni imposte dall’Austria hanno provocato un sensibile calo dei flussi italiani negli ultimi anni e ne produrranno ancora, visto che l’esercizio del tunnel per il trasporto merci ferroviario tra Italia e Austria difficilmente arriverà prima del 2030.

Ovviamente, le restrizioni al transito dei mezzi pesanti non valgono per i tir austriaci.  Ciò crea anche costi ulteriori nel mercato della concorrenza.

Verona è certamente penalizzata da queste restrizioni illogiche che non hanno migliorato la qualità dell’aria, peraltro.

Di fronte a questa scelta unilaterale delle autorità austriache, più volte, nel corso degli anni, in tanti hanno chiesto alla Commissione europea di intervenire con urgenza sull’annoso tema delle limitazioni imposte.

Purtroppo, però, la Commissione ha inspiegabilmente sempre evitato di prendere una posizione chiara sui divieti di transito austriaci; recentemente. Eppure, un documento «interno» reso di dominio pubblico anche dagli organi di stampa specializzati, ha rivelato che le Direzioni generali dei Commissari del mercato interno, dei trasporti e dell’ambiente avevano già dal dicembre 2020 raccomandato al Presidente della Commissione UE di avviare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Austria, qualora fosse fallito un ultimo tentativo di dialogo.

Tale procedura non è mai stata aperta. In sostanza, l’Austria ha violato sistematicamente il principio della libera circolazione delle merci senza subire alcuna conseguenza.

E’ l’ora di agire!

Insieme con altri Senatori PD ho chiesto al Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili di avviare con la massima urgenza tutti i passi necessari presso la Commissione Ue affinché sia attivata nei confronti dell’Austria la procedura di infrazione.

Il ministro Giovannini deve intervenire con forza perché quelle restrizioni stanno creando danni oggettivi e rilevanti all’economia dell’Italia e di Verona, penalizzando in modo particolare il settore dell’autotrasporto.

Scioglimento Forza Nuova e altre organizzazioni di estrema destra

La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

L’articolo 1 della legge 20 giugno 1952, n. 645, dispone che: “Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”,

L’articolo 3 della suddetta legge prevede che “Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministro per l’interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione, del movimento o del gruppo. Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell’articolo 1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell’articolo 77 della Costituzione.

Per queste ragioni, abbiamo presentato una mozione che chiede al Governo di agire come dice la legge e sciola definitivamente ogni organizzazione che si richiama al fascismo ed alla dittatura fascista.

Ridurre l’aumento di gas ed energia elettrica

Dell’aumento delle bollette e delle cause geointernazionali che hanno comportato il balzo sia per le famiglie sia per le imprese, ho già scritto in questa news (https://www.vincenzodarienzo.it/bollette-piu-care-mercato-e-ambiente/).

Il Governo ha prontamente affrontato il tema ed ha approvato un pacchetto di risorse per ridurre il più possibile gli aumenti in corso sul consumatore finale. In particolare, l’importante intervento economico interviene riducendo gli oneri di sistema – e per il gas, anche l’IVA – che si pagano in bolletta.

Cosa sono i “famosi” oneri di sistema?

Con le bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), ai servizi di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano alcuni componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale tra i quali, ad esempio, quelli a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Gli oneri di sistema rappresentano circa il 30 per cento dei costi in bolletta.

Con le bollette del gas, oltre ai costi della materia gas naturale (materia prima gas, approvvigionamento, commercializzazione al dettaglio), di trasporto e gestione del contatore e alle imposte, si pagano alcuni componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale quali risparmio energetico, realizzazione di reti di teleriscaldamento, compensazione dei costi di commercializzazione,  recupero oneri di morosità per gli esercenti i servizi di ultima istanza b bonus gas pagati solo dai condomini con uso domestico). Il peso degli oneri di sistema non è elevatissimo, ragione per la quale è stata ridotta l’aliquota IVA applicabile alle somministrazioni di gas metano per usi civili e industriali.

In particolare, per i consumi stimati o effettivi dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2021, l’aliquota sarà del 5 per cento anziché del 10% o del 22% (a seconda della quantità consumata) per gli usi civili e del 22% per gli usi industriali o del 10% per alcuni tipi di aziende.

Quindi, il Decreto “taglia-bollette” azzera gli effetti del futuro aumento della bolletta. Ma non per tutti.

Per l’energia elettrica, il provvedimento riguarderà oltre 3 milioni di famiglie che già beneficiano del “bonus sociale elettrico”, ovvero i nuclei che hanno un Isee inferiore a 8265 euro annui; i nuclei familiari numerosi (Isee 20.000 euro annui con almeno 4 figli); i percettori di reddito o pensione di cittadinanza; gli utenti in gravi condizioni di salute, utilizzatori di apparecchiature elettromedicali.

Le piccolissime e piccole imprese che beneficeranno (con utenze in bassa tensione fino a 16,5kW) sono circa 6 milioni e circa 29 milioni sono i clienti domestici che vedranno azzerate le aliquote relative agli oneri generali di sistema.

Per quanto concerne le bollette gas, i benefici toccheranno circa 2,5 milioni di famiglie che già beneficiano del “bonus gas”, Sempre nel quarto trimestre 2021, per tutti gli utenti del gas naturale, famiglie e imprese, oltre alla riduzione IVA, gli oneri di sistema sono azzerati.