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Perché il COVID-19 ha colpito i paesi in modo diverso?

Il virus ha colpito i tanti paesi in modo differente, a volte con divergenze enormi.

Come mai?

Ci sono tanti studi che indagano questo aspetto, ovviamente attraverso l’uso di modelli statistici.

Vediamo cosa emerge.

Anzianità

La maggior parte degli studi ha individuato la chiara incidenza dell’anzianità della popolazione. Sono stati trovati anche nessi tra decessi, contagi e presenza di patologie cardiovascolari/respiratorie e di cancro, mentre i risultati sono contrastanti circa il ruolo di altri fattori quali l’obesità e il fumo.

E’ chiaro che il Paese nel quale sono maggiormente presenti i parametri individuati come “rischiosi”, hanno avuto un più alto numero di contagi e decessi.

Reddito

Una cosa che mi ha colpito leggendo i confronti è che il reddito e il Pil pro-capite hanno pesato nel numero dei decessi.

In particolare, il Covid sembra aver colpito più duramente i paesi avanzati, mentre vi sono stati minori decessi nelle aree a reddito basso, come l’Africa.

Possono esserci due spiegazioni: i paesi più avanzati hanno più anziani rispetto ai paesi a reddito basso la cui media dell’età è molto più giovane o anche il fatto che nei primi il tracciamento è migliore rispetto ai secondi.

Inquinamento

Un altro elemento è che il virus ha inciso di più nelle zone in cui l’aria è più inquinata.

In pratica, ove è maggiore la concentrazione di particelle PM (o particolato o polveri sottili, spesso nella forma di PM2.5, quelle di dimensioni minori), il tasso di contagio è più alto, probabilmente dovuto al fatto che le particelle, depositate nei polmoni, aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie.

 Le restrizioni

Tanti paesi hanno adottato misure restrittive. Dagli studi emerge che le misure restrittive sono state efficaci nel contenimento dei decessi, ma non è chiaro quanto i movimenti delle persone abbiano inciso sul diverso impatto della pandemia tra paesi.

Sistemi sanitari

Qui emerge un paradosso, ovvero un legame “positivo” tra la capacità dei sistemi sanitari, la disponibilità di medici e infermieri e di letti e il rapporto tra decessi e contagiati.

In pratica, vale quanto detto per i paesi più avanzati. I Paesi ad alto reddito hanno un livello di spesa sanitaria elevata e una maggiore anzianità della popolazione, ragione per la quale si è registrata una più elevata mortalità rispetto ai paesi in cui la spesa sanitaria è più bassa.

Le nuove misure anti-Covid

Dal 15 marzo al 6 aprile 2021 sono state fissate le nuove regole per contrastare la diffusione dei contagi. Sono cambiati i parametri per collocare le regioni nelle varie colorazioni. Qui il decreto che le dispone, nella speranza che le vaccinazioni

 

canLe nuove misure anti-Covid
cellino quanto prima le restrizioni che dovranno restare solo un ricordo del passato.

Vaccinazione: competenze, destinatari e modalità.

La vaccinazione contro il COVID-19 è stata disciplinata con la Legge di Bilancio 2021 che ha previsto l’adozione, con un decreto del Ministro della salute, del piano strategico nazionale dei vaccini.

Il piano è stato adottato il 2 gennaio 2021, poi cambiato l’8 febbraio ed è stato integrato il 9 febbraio 2021 dalle Regioni.

Innanzitutto, al momento non esiste un obbligo specifico di adesione alla campagna di vaccinazione.

L’attività di vaccinazione è iniziata alla fine del dicembre 2020.

La prima fase di vaccinazione

Nella prima fase è stata prevista la somministrazione del vaccino in favore degli operatori sanitari e socio-sanitari delle strutture pubbliche e di quelle private accreditate, nonché in favore del personale e degli utenti delle residenze sanitarie assistenziali (RSA) per anziani.

Oltre a questi, è stata individuata come prioritaria anche la categoria dei soggetti di età pari o superiore a 80 anni per la quale la vaccinazione è iniziata, nelle varie regioni, nel corso del mese di febbraio (mentre nel periodo precedente la somministrazione ha riguardato solo gli anziani presenti nelle residenze sanitarie assistenziali).

La seconda fase di vaccinazione

Nella seconda fase si tiene conto del fatto che il vaccino di AstraZeneca dovrebbe essere destinato in via preferenziale ai soggetti di età inferiore a 55 anni e che non rientrino in specifiche categorie di rischio.

Pertanto, in questa seconda fase sono state previste due modalità di vaccinazioni in parallelo:

  1. un primo ambito, con vaccino Pfizer secondo il progressivo ordine di priorità e dopo il completamento della vaccinazione in favore delle persone rientranti nelle fasce della prima fase, che concerne le persone:

a. estremamente vulnerabili,

b. tra i 75 e i 79 anni di età;

c. tra i 70 e i 74 anni di età;

d. affetti da specifiche patologie (sono esclusi i soggetti di età pari o superiore a 70 anni);

e. tra i 55 e i 69 anni di età.

  1. il secondo ambito, a cui viene riservato il vaccino di AstraZeneca, prevede la vaccinazione delle persone tra i 18 e i 54 anni di età e privi di specifici fattori di rischio facenti parte del personale scolastico e universitario (docente e non docente), del personale dei corpi militari e dei corpi di polizia ad ordinamento civile o che operino o vivano in ambienti a rischio di contagio (quali gli istituti penitenziari e i luoghi di comunità, civili o religiosi) e del personale di “altri servizi essenziali”.

Successivamente al completamento della vaccinazione di AstraZeneca ai soggetti “del secondo ambito”, sarà avviata la vaccinazione alla restante popolazione (avente tra i 18 e i 54 anni di età e priva di specifici fattori di rischio).

Competenze per la somministrazione dei vaccini

Il piano nazionale di vaccinazione deve essere attuato dalle regioni, sulla base dei criteri fissati.

La somministrazione dei vaccini è effettuata presso le strutture individuate- sentite le regioni e le province autonome – dal Commissario straordinario (ieri Arcuri, oggi Figliuolo)

Le regioni provvedono alle somministrazioni dei vaccini tramite medici specializzandi;  medici, infermieri ed assistenti sanitari (ivi compresi quelli già in quiescenza).

Al momento, quindi, non è prevista la somministrazione dei vaccini da parte di personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, quali i medici di medicina generale. In merito, però, alcune regioni stanno adottando modalità organizzative che comprendono la somministrazione da parte dei medici di medicina generale

Il piano nazionale prevede anche, nella fase avanzata di attuazione, l’utilizzo di unità mobili, il coinvolgimento degli ambulatori vaccinali territoriali, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, della sanità militare e dei medici competenti delle aziende.

Alleanza PD M5S, perché ho un dubbio.

Tiene banco la riflessione sulla possibile alleanza tra il Partito Democratico ed il MoVimento 5 Stelle, in continuità con quanto è già avvenuto a sostegno del Governo Conte II.

La cosa non mi convince. Per tre ragioni.

La prima è ovvia: quello schema non ha retto e, infatti, riguarda il passato. Sebbene la responsabilità politica sia di Renzi, è palese che quell’alleanza non aveva la forza numerica che occorreva e, molto verosimilmente, non l’avrà neanche in futuro.

La seconda è legata alla legge elettorale proposta, peraltro, anche dal PD: il sistema proporzionale. Ragionerò in altra occasione sui perché di questa proposta, in questa news mi limito a dire che se la prospettiva è il proporzionale, è inutile perorare alleanze perché quel sistema favorisce le identità dei partiti che solo dopo aver raccolto il consenso alle elezioni possono stipulare alleanze.

Palesare, prima del voto, una possibile alleanza, renderebbe sovrapponibile una parte dei rispettivi elettorati che, a quel punto, potrebbero scegliere indifferentemente la propria preferenza nell’urna. Al contrario, è conseguente a quel sistema elettorale la necessità di ricevere un voto in più di tutti i possibili alleati, perché questo sarebbe l’unico modo per avere, in caso di prevalenza proprio di quella coalizione, la possibilità dell’incarico per il Presidente del Consiglio.

C’è una terza ragione, più filosofica, ma altrettanto rilevante.

Posto che la natura 5S è completamente diversa dalla nostra su moltissimi temi, va specificato che il consenso populista e di protesta ottenuto nel 2018 non è trasferibile ad altri. Lo chiariscono bene tutte le analisi elettorali.

In quell’occasione il M5S ha raccolto l’antipolitica concentrata soprattutto nel meridione dove è sempre stato diffuso l’elettorato di protesta. Poiché possiamo tranquillamente affermare che quella spinta in parlamento si è esaurita, e il rapido ridimensionamento e lo sfarinamento degli eletti lo confermano, i loro voti raccolti dagli astenuti, dalla sinistra e dalla destra non sono automaticamente trasferibili, ovvero potranno “rientrare” solo convincendo l’ex elettorato che si è rivolto a loro per protesta, con politiche identitarie che valorizzino i valori della sinistra.

Quindi, un patto stabile rischia di compromettere questa possibilità perché offuscherebbe il nostro carattere riformista che, come già accaduto al governo, ci costringerebbe a fare un passo indietro su alcuni temi sui quali il populismo 5S ha fondato la sua forza, a partire dal giustizialismo per arrivare all’antipolitica che di sicuro continueranno ad esprimere.

La storia della politica nei Paesi a democrazia parlamentare insegna, invece, che il populismo può essere sconfitto solo con le proposte e il coraggio di esse e ciò favorirebbe anche le alleanze omogenee.

Queste tre ragioni mi confermano che ognuno deve fare il suo gioco e che un’alleanza costante non ci favorirebbe in prospettiva.

Acquistare la licenza per produrre i vaccini in Italia.

Il Governo Draghi si attivi per consentire l’acquisto della licenza per la produzione dei vaccini anti-Covid affinchè le aziende farmaceutiche italiane possano produrre autonomamente il vaccino in Italia.

Il 17 giugno 2020 la Commissione europea ha presentato una strategia europea sui vaccini per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini anti COVID-19 basata su alcuni obiettivi:

  • garantire vaccini sicuri, efficaci e di qualità;
  • assicurare agli Stati membri e ai loro cittadini un accesso rapido al vaccino, guidando al contempo lo sforzo di solidarietà a livello globale;
  • garantire il prima possibile a tutti i cittadini dell’UE un accesso equo a un vaccino dal costo abbordabile;
  • garantire che i paesi dell’UE si preparino all’introduzione di vaccini sicuri ed efficaci, predisponendo quanto necessario in materia di trasporto e mobilitazione e individuando i gruppi prioritari che dovrebbero avere accesso ai vaccini per primi.

A seguito delle raccomandazioni scientifiche positive dell’Agenzia europea per i medicinali, nell’UE è stato autorizzato l’uso di 3 vaccini anti COVID-19 sicuri ed efficaci: BioNTech-Pfizer, Moderna, Astrazeneca.

La Commissione Europea ha positivamente finanziato la Ricerca e stipulato Accordi di Acquisto Comune, ed ora deve correttamente condurre le verifiche tecniche e giuridiche affinché i contratti siano rispettati.

Oggi però in Europa si evidenzia una drammatica carenza di dosi di vaccino anti Covid-19, rispetto alla quantità necessaria per una campagna di immunizzazione della popolazione europea e questo sta generando ritardi sui programmi vaccinali nazionali e molta preoccupazione nell’opinione pubblica;

Carenza che è imputabile a limitate capacità produttive delle case farmaceutiche titolari del brevetto, evidentemente non attrezzate per far fronte a richieste in periodi di emergenza e di pandemia;

Sarebbe auspicabile moltiplicare la produzione di vaccini, per garantire la distribuzione e l’accesso, per la popolazione europea e, in prospettiva, per quella mondiale, agendo anche in termini di moral suasion, verso le multinazionali produttrici affinchè rendano di pubblico dominio le informazioni industriali che possano consentire anche ad altre case farmaceutiche di avviare la produzione.

In Italia esiste un comparto imprenditoriale farmaceutico che ha già dichiarato di poter far fronte ad eventuali produzioni di Vaccino Anti-Covid, con il necessario supporto istituzionale. Ottenere la licenza del vaccino ci consentirebbe infatti di produrlo in house e di velocizzare i tempi per poter vaccinare almeno il 70% della popolazione entro fine anno.

Per questa ragione, insieme ad altri colleghi Senatori, abbiamo chiesto al Ministro Speranza di attivarsi per consentire l’acquisto della licenza per la produzione dei vaccini anti-Covid affinchè le aziende farmaceutiche italiane possano produrre autonomamente il vaccino in Italia.

Abbiamo anche chiesto se è stata già fatta una ricognizione per sapere, eventualmente, quali aziende italiane sarebbero in grado di produrre i vaccini.

Zaia chiarisca su Crisanti

Il giorno 8 gennaio scorso è stata pubblicata un’inchiesta dal settimanale l’Espresso secondo la quale “vertici della regione Veneto” avrebbero indebitamente “fatto pressione” su due primari dell’ospedale di Padova per far loro firmare una lettera relativa a uno studio sui tamponi rapidi. Tale lettera, indirizzata al direttore dell’ospedale, e poi pubblicata a mezzo stampa, sarebbe servita a prendere le distanze da uno studio sui limiti dei tamponi rapidi curato dal professor Andrea Crisanti, membro del Comitato scientifico COVID-19 della regione.

Lo studio, secondo l’inchiesta, avrebbe “violato la privacy dei pazienti o le formalità procedurali di autorizzazione dei test clinici”.

Secondo la citata inchiesta, i due primari avrebbero indirizzato una seconda lettera al direttore dell’ospedale in cui si precisava che tale studio sarebbe stato condotto rispettando le procedure. Tale lettera, tuttavia, – secondo quanto riportato dall’Espresso – non è stata pubblicata a mezzo stampa.

Secondo Espresso, lo studio aveva dimostrato l’alto margine di errore dei tamponi rapidi, con sensibilità attestata intorno a un valore del 70 per cento, risultando quindi molto meno affidabili dei tamponi molecolari nell’individuare persone positive al COVID-19, anche in casi di alta carica virale.

Il 21 ottobre, giorno in cui secondo l’inchiesta tale studio è stato divulgato, Azienza Zero, l’ente incaricato di garantire la razionalizzazione, l’integrazione e l’efficientamento dei servizi sanitari, sociosanitari e tecnico amministrativi delle strutture regionali del Veneto, aveva in corso una procedura di appalto per la fornitura di tamponi rapidi per un totale di 148 milioni di euro.

Sempre secondo quanto riportato dall’Espresso, il professor Crisanti sarebbe stato “emarginato dalla giunta” regionale, la quale ha trasferito da Padova a Treviso e Venezia il coordinamento dei test sul virus.

Su questi gravi fatti, ho presentato un’interrogazione parlamentare per sapere quali iniziative intenda adottare il Ministroal fine di verificare la veridicità dei fatti esposti in premessa e di fare chiarezza su ruolo svolto dalla regione Veneto in merito alla procedura di appalto per la fornitura di tamponi rapidi e alla estromissione del professor Crisanti.

In pratica, il Presidente Zaia deve dire se è vero quanto pubblicato da L’Espresso circa le pressioni e le minacce da parte delle ‘alte sfere’ della regione Veneto.

Se fosse vero, sarebbe una cosa inaudita.

Pressare, anche con minacce, la scienza medica per far valere proprie ragioni ‘politiche’ e, soprattutto, non consentire il libero confronto su soluzioni che potrebbero evitare tante sofferenze e lutti è la più grave delle responsabilità che qualcuno può commettere.

Va diradata questa nebbia che incide sulla credibilità e moralità, sua e della regione Veneto.

L’accoglienza torna ad essere umana.

Che i decreti sicurezza voluti da Salvini non funzionassero, si era capito sin da subito. Con il falso problema della sicurezza, aveva menomato i principi cardine dell’accoglienza e dell’umanità.

Immediatamente, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva segnalato al Parlamento diversi problemi con i decreti, inutilmente restrittivi e a rischio di fronte al diritto internazionale, che resta comunque superiore anche alla nostra Costituzione.

Salvini aveva voluto eliminare alcuni diritti che, al contrario, sono strettamente connessi con la vita umana delle persone, indipendentemente dalla provenienza. Una foga ideologica che ha sempre dato il sapore dell’odio verso gli altri, aggravata dalla palese violazione dei diritti.

Con la nostra riforma, abbiamo reintrodotto la protezione umanitaria che era stata cancellata.

La protezione è un diritto soggettivo che va riconosciuto tutte le volte in cui si riscontrano rischi nei confronti degli obblighi derivanti da norme costituzionali o dall’adesione dell’Italia a norme internazionali. Non è una tipizzazione di alcuni casi, che lascia sempre fuori altre situazioni, ma una norma di ampio respiro che ha a che vedere con i diritti umani.

Abbiamo rimesso al centro il principio sancito dall’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo: quando c’è un evidente rischio di violazione della vita privata e familiare, sia nel paese di origine che in Italia, i percorsi di vita delle persone vanno protetti.

Questo non significa proteggere tutti. No, questa è la propaganda salviniana. Infatti, per ciascun nuovo arrivo vi è un percorso di garanzia in grado di comprendere se vi sono quelle caratteristiche per accogliere o per non accogliere una persona.

L’esperienza vissuta con i decreti Salvini è stata devastante. Senza alcun discernimento

migliaia di persone e famiglie erano finite fuori dai percorsi di accoglienza, in alcuni casi tornati in situazione di irregolarità e spesso senza più una casa.

In pratica, finito il soggiorno c’era solo l’irregolarità, una situazione di evidente irrazionalità e disperazione per le persone che magari avevano costruito dei percorsi anche lunghi in Italia e che a un certo punto si vedevano espulse da sistema.

Abbiamo cancellato questa assurdità. Se una persona vive in Italia e vuole rimanerci avendone, però, chiaramente le caratteristiche, può restare per lavoro, per studio o comunque per un inserimento socio-lavorativo. In questo modo si favorisce l’integrazione.

Abbiamo cancellato l’abominio che Salvini aveva imposto per il soccorso in mare, ovvero quello che il governo aveva il potere di impedire l’ingresso nelle acque territoriali italiane alle navi di soccorso.

Oggi, l’impedimento all’accesso e al transito nelle acque territoriali non può avvenire in caso di operazioni di soccorso, che sono comunicate alle competenti autorità di coordinamento.

Protezione umanitaria, integrazione di chi ha diritto a restare e soccorso in mare, tra principi che rivestono di umanità una scelta politica difficile, controversa, ma che pone al centro di tutto la persona umana e non le vuote ideologie.

L’Europa è pronta per l’era digitale.

La Commissione Europea ha proposto una riforma ambiziosa dello spazio digitale, una serie completa di nuove norme per tutti i servizi digitali, compresi i social media, i mercati online e altre piattaforme online che operano nell’Unione europea: la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali.

Le nuove norme proteggeranno in modo più efficace i consumatori e i loro diritti fondamentali online e renderanno i mercati digitali più equi e più aperti per tutti.

Le nuove norme , che promuovono l’innovazione, la crescita e la competitività e fornirà agli utenti servizi online nuovi, migliori e affidabili, vieteranno l’imposizione di condizioni inique da parte delle piattaforme online.

Molte piattaforme online occupano ormai un posto centrale nella vita dei cittadini e delle aziende, e persino nella nostra società e nella nostra democrazia in generale. E’, quindi, il caso di organizzare questo spazio digitale per i prossimi decenni.

Legge sui servizi digitali.

Alcuni grandi operatori sono diventati spazi quasi pubblici per la condivisione di informazioni e per il commercio online e hanno assunto una natura sistemica, il che comporta rischi particolari per i diritti degli utenti, i flussi di informazioni e la partecipazione del pubblico.

Con questa legge saranno previste nuove procedure per una più rapida rimozione dei contenuti illegali e una protezione globale dei diritti fondamentali degli utenti online. Il nuovo quadro riequilibrerà i diritti e le responsabilità degli utenti, delle piattaforme di intermediazione e delle autorità pubbliche e si baserà sui valori europei, compresi il rispetto dei diritti umani, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e lo Stato di diritto.

Legge sui mercati digitali

La legge sui mercati digitali, invece, affronta le conseguenze negative derivanti da determinati comportamenti delle piattaforme che hanno assunto il ruolo di controllori dell’accesso al mercato digitale. Si tratta di piattaforme che hanno un impatto significativo sul mercato interno, fungono da importante punto di accesso attraverso il quale gli utenti commerciali raggiungono i consumatori e godono, o potranno presumibilmente godere, di una posizione consolidata e duratura, che può conferire loro il potere di agire come legislatori privati e di costituire una strozzatura tra le aziende e i consumatori.

Concretamente, la legge sui mercati digitali introdurrà una serie di nuovi obblighi armonizzati per i servizi digitali a livello dell’UE, attentamente calibrati in funzione delle dimensioni di tali servizi e del loro impatto, quali: norme per la rimozione di beni, servizi o contenuti illegali online; garanzie per gli utenti i cui contenuti sono stati erroneamente cancellati dalle piattaforme; nuovi obblighi per le piattaforme di grandi dimensioni di adottare misure basate sul rischio al fine di prevenire abusi dei loro sistemi; misure di trasparenza di ampia portata, anche per quanto riguarda la pubblicità online e gli algoritmi utilizzati per consigliare contenuti agli utenti; nuovi poteri per verificare il funzionamento delle piattaforme, anche agevolando l’accesso dei ricercatori a dati chiave delle piattaforme; nuove norme sulla tracciabilità degli utenti commerciali nei mercati online, per contribuire a rintracciare i venditori di beni o servizi illegali; un processo di cooperazione innovativo tra le autorità pubbliche per garantire un’applicazione efficace in tutto il mercato unico.

Essa si applicherà solo ai principali fornitori dei servizi di piattaforme di base più inclini a ricorrere a pratiche sleali, come i motori di ricerca, i social network o i servizi di intermediazione online, che soddisfano i criteri legislativi oggettivi per essere designati come controllori dell’accesso; fisserà soglie quantitative come base per individuare controllori dell’accesso presunti.

Prossime tappe: il Parlamento europeo e gli Stati membri discuteranno le proposte della Commissione nell’ambito della procedura legislativa ordinaria. In caso di adozione, il testo definitivo sarà direttamente applicabile in tutta l’Unione europea.

Zaia ha fallito e noi paghiamo le conseguenze.

I dati del, Veneto sono allarmanti.

Tra contagiati, posti occupati negli ospedali, condizioni nelle RSA e decessi, siamo molto oltre la prima ondata pandemica di primavera.

Allora, il beneficio fu certamente il lockdown totale, unica soluzione per contrastare la diffusione del virus.

Dal 4 maggio le decisioni sono ripartite tra lo Stato e le Regioni.

Sulla base di 21 parametri decisi insieme, lo Stato attua i provvedimenti meglio conosciuti come “zone, gialle, arancioni e rosse” nell’ambito delle quali sono stabilite misure automatiche e generali.

Sempre nelle medesime aree, però, le Regioni possono attuare restrizioni ulteriori, sulla base dei dati epidemiologici.

Qui, il grave errore di Zaia, dal primo giorno della decisione della zona gialla per il Veneto.

Egli ha puntato tutto sull’effettuazione massiccia dei tamponi, in particolare privilegiando quelli rapidi.

Questa scelta avrebbe dovuto consentire l’individuazione dei contagiati, il loro isolamento e il loro tracciamento. In questo modo, arginando la diffusione, non sarebbero servire altre decisioni più drastiche.

C’è stato un momento in cui ha fatto credere che puntava su uno strano tampone “fai da te” per aumentare la quota dei tamponi. In tanti lo hanno seguito, poi quella cosa è sparita, per nostra fortuna.

Questo comportamento è stato un fallimento.

Primo, perché ha ingenerato la convinzione che il virus era fortemente contrastato e monitorato. Il binomio tamponi/niente restrizioni ha favorito gli spostamenti, convinti che le cose fossero sotto controllo.

Secondo, perché i tamponi rapidi si sono dimostrati non adeguati al livello di confronto, tant’è che il Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute non li conteggia.

E, purtroppo, i risultati sono più che evidenti – aggravati dall’impossibilità di tracciare tutti – e confermano che il sostanziale “liberi tutti” è stato il problema principale delle scelte di Zaia.

D’altronde, bastava seguire i suoi sermoni quotidiani per comprendere che mai parlava di scelte, ma solo di aria fritta e ovvietà imbarazzanti, peraltro, ben esposte dal comico Crozza.

Il colpo finale al suo fallimento, lo ha decretato lui stesso: ha chiesto al Governo la zona rossa fino all’Epifania.

Con questa mossa ha messo la parola fine a tante sciocchezze e convinzioni che hanno procurato al Veneto i danni peggiori rispetto alle altre realtà.

Approvata la riforma del MES

La riforma del Meccanismo europeo di stabilità (MES), che serve per fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell’eurozona, nel caso in cui tale intervento risultasse indispensabile per salvaguardarne la stabilità finanziaria dell’area valutaria complessivamente considerata e dei suoi Stati membri, è stato approvata.

L’assistenza finanziaria del MES può essere offerta sempre previa domanda da parte di uno Stato aderente.

La fornitura di assistenza finanziaria ha, come conseguenza, la definizione di condizioni che lo Stato debitore è chiamato a rispettare, più o meno rigorose in ragione dello strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono fare riferimento ad azioni e programmi da attuare per ottenere un miglioramento del bilancio dello Stato, o a parametri per i quali viene fissato un obiettivo quantitativo da rispettare, lasciando allo Stato la definizione degli strumenti da utilizzare a tal fine.

L’obiettivo del MES è, dunque, quello di salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri. A tal fine, il meccanismo può intervenire per fornire un sostegno alla stabilità dei Paesi aderenti che si trovino in gravi difficoltà finanziarie o ne siano minacciati, sulla base di condizioni rigorose, commisurate allo specifico strumento di sostegno utilizzato.

In particolare, il MES può:

  • fornire assistenza finanziaria precauzionale a uno Stato membro sotto forma di linea di credito condizionale precauzionale o sotto forma di linea di credito soggetta a condizioni rafforzate,
  • concedere assistenza finanziaria a un membro ricorrendo a prestiti con l’obiettivo specifico di sottoscrivere titoli rappresentativi del capitale di istituzioni finanziarie dello stesso Paese membro,
  • concedere assistenza finanziaria a un membro ricorrendo a prestiti non connessi a uno specifico obiettivo,
  • acquistare titoli di debito degli Stati membri in sede di emissione e sul mercato secondario.

La novità introdotta da ultimo, è che tra le decisioni assunte vi è anche un nuovo Strumento di sostegno alla crisi pandemica.

Infatti, è stato istituito nell’ambito del Trattato vigente del MES, un fondo volto a finanziare i costi dell’assistenza sanitaria nazionale. L’unico requisito per accedere alla linea di credito consiste nell’impegno da parte degli Stati richiedenti ad utilizzare le risorse per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta e i costi relativi alla cura e alla prevenzione causati dall’emergenza.

A tal fine, gli Stati richiedenti sono tenuti a predisporre un dettagliato Piano di risposta alla pandemia.

L’ammontare complessivo massimo delle risorse a disposizione di ciascuno Stato sarebbe pari al 2% del PIL del rispettivo Stato alla fine del 2019 (si tratterebbe di circa 240 miliardi di euro totali; circa 36 miliardi di euro per l’Italia).