Articoli

Le linee guida per la sicurezza dei bambini e degli adolescenti

Queste sono le linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti.

Tre sono gli ambiti principali:

  1. riapertura regolamentata di parchi e di giardini pubblici per la loro possibile frequentazione da parte di bambini, anche di età inferiore ai 3 anni, e di adolescenti con genitori o adulti;
  2. attività organizzate per i bambini di età superiore ai 3 anni e gli adolescenti, con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione, nel contesto di parchi e giardini o luoghi similari (fattorie didattiche, ecc.);
  3. attività ludico-ricreative – centri estivi – per i bambini d’età superiore ai 3 anni e gli adolescenti con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione utilizzando le potenzialità di accoglienza di spazi per l’infanzia e delle scuole o altri ambienti similari (ludoteche, centri per famiglie, oratori, ecc.).
linee-guida-centri-estivi_2344

Il DEF, lo scostamento del deficit ed il nuovo decreto economico

Il Governo ha presentato il Documento Economico di Finanza.

Lo shock che ci ha colpito ha completamente ribaltato le previsioni che erano state fatte per il 2020, che andava verso una moderata ripresa. Per via delle stringenti misure che il nostro Paese ha dovuto mettere in campo, è stata prospettata una rilevante caduta del Pil a marzo e aprile, con una tenuta a maggio e un rimbalzo nella seconda metà dell’anno favorito anche dalle misure prese del governo. In ogni caso la caduta del Pil per il 2020 dovrebbe aggirarsi sull’8% seguita nel 2021 da una crescita del 4,7%.

La prima notizia positiva è che il Governo ha deciso l’eliminazione degli aumenti dell’IVA e delle accise previsti per i prossimi anni. Di fatto è l’eliminazione delle clausole di salvaguardia che hanno drenato risorse per 96,1 miliardi dal 2011 a oggi. Le clausole di salvaguardia nel 2021 e nel 2022 avrebbero potuto pesare sulle tasche degli italiani per 47,1 miliardi in termini di aumento di tasse.

Per sorreggere la crescita il Governo attuerà una politica espansiva sia quest’anno che l’anno prossimo. Ciò consentirà anche di ridurre il deficit e il debito. Come dimostrano i risultati del 2019 per farlo non è necessario imporre misure lacrime e sangue ma si può continuare a lavorare per far crescere il gettito fiscale a parità di aliquote attraverso una seria politica di contrasto all’evasione supportata da innovazione, organizzazione e risorse umane qualificate.

Per fortuna, anche quest’anno il nostro tasso di interesse medio del debito continuerà a scendere e l’anno prossimo, considerando la crescente porzione di debito detenuta dalla Bce, sarà in linea con quello attuale.

Contemporaneamente, il Governo ha chiesto l’autorizzazione allo scostamento del deficit rispetto a quello previsto nella legge di bilancio 2020. Complessivamente lo scostamento è di circa 75 miliardi aggiuntivi per il solo 2020 in termini di indebitamento netto e di 180 miliardi di stanziamento di bilancio.

Lo scostamento è stato approvato e, pertanto, a giorni sarà varato il nuovo decreto economico pari a 55 miliardi (dopo i 25 miliardi già impegnati con il decreto “Cura Italia”). E’ un’entità mai raggiunta dal dopoguerra ad oggi.

Cosa prevederà il provvedimento?

Rafforzerà e prolungherà nel tempo gli interventi che stanno già operando e introdurrà nuovi strumenti a sostegno del tessuto produttivo che favoriscano e accelerino la fase della ripresa.

Tra le misure che verranno rafforzate, quindi, ci sono il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione sarà raddoppiata da 9 a 18 settimane fino al mese di ottobre)  e degli strumenti di supporto al reddito già in vigore (nessuno deve perdere il lavoro a causa dell’epidemia).

Il sostegno che stiamo fornendo ai lavoratori è, perciò, fondamentale e sarà erogato finché ce ne sarà bisogno.

L’indennità per il lavoro autonomo (i famosi 600 euro), che finora è stato ricevuto da circa 4 milioni di persone, sarà rinnovato e incrementato a 800 euro, con una revisione delle procedure che renda rapidissima l’erogazione della prossima tranche con l’obiettivo che arrivi entro 24 ore. Il rinnovo sarà per un’ulteriore mensilità (aprile) in modo pieno e per maggio per alcuni settori.

Ci sarà il reddito di emergenza, un nuovo strumento temporaneo in favore dei nuclei famigliari che non hanno reddito, pensioni o sussidi pubblici e oggi si trovano in difficoltà economiche.

Verrà prorogata per due mesi la Naspi a favore di coloro che hanno il sussidio di disoccupazione in scadenza e un indennizzo a favore di colf e badanti che, a causa dell’emergenza, non hanno potuto lavorare in questo periodo.

Sul fronte fiscale saranno rinnovate le sospensioni, semplificazioni e agevolazioni già disposte finora. Per contenere l’impatto sugli operatori economici, in particolare di piccole dimensioni, saranno inoltre rinviati alcuni adempimenti, come quelli amministrativi in materia di accisa e quelli attualmente previsti per l’installazione dei dispositivi necessari alla trasmissione telematica dei corrispettivi e, dunque, anche il rinvio degli scontrini elettronici.

Per gli indici di affidabilità fiscale, saranno individuate nuove e specifiche cause di esclusione per l’applicazione e verranno anche riparametrati per tener conto degli effetti di natura straordinaria correlati all’emergenza sanitaria.

Nascerà un fondo di solidarietà per micro e Pmi da 8 miliardi per indennizzare le perdite delle imprese (con possibilità di una quota a fondo perduto), un nuovo fondo per le ricapitalizzazioni da 5 miliardi (investimenti e innovazione), oltre a misure per gli affitti (ristoro integrale per tre mesi per il calo dei fatturati) e sulle bollette (eliminazione degli oneri di sistema), che terrà conto sia della loro dimensione che dell’impatto avuto dalla crisi. Per le PMI, inoltre, ci sarà la possibilità di un parziale assorbimento delle perdite che possa trasformarsi, a determinate condizioni, a fondo perduto.

Per le attività della ristorazione, esclusione della TOSAP per gli incrementi all’aperto degli spazi funzionali alle medesime e credito d’imposta per le spese sostenute per creare i nuovi spazi a disposizione.

A Regioni, Province, città metropolitane ed enti del Servizio Sanitario Nazionale saranno assegnati 12 miliardi di anticipazioni di liquidità per pagare i debiti della pubblica amministrazione e sarà costituito un fondo con una dotazione di 3,5 miliardi di euro aggiuntivi in favore di comuni, province e città metropolitane.

Verrà incrementato lo stanziamento per il credito di imposta concesso alle imprese che procedono alla sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro e che acquistano dispositivi necessari a tutelare la salute dei lavoratori.

Infine, oltre alla sterilizzazione della plastic tax e sugar tax, l’Iva sulle mascherine e sui dispositivi di produzione individuale verrà azzerata nel 2020 e dal 1 gennaio 2021 l’aliquota “sarà al 5 per cento.

Con un altro decreto, verso la metà di maggio, provvederemo alla velocizzazione delle opere pubbliche attraverso un corposo processo di sburocratizzazione.

La fase due (il non detto chiaramente).

Ho il sospetto che senza dirlo apertamente e chiaramente, qualche Presidente di Regione, Zaia tra questi, abbia deciso che dobbiamo acquisire l’immunità di gregge.

Il sospetto emerge dalle tante dichiarazioni che sento.

Andiamo con ordine. E’ chiaro a tutti che non siamo fuori dall’epidemia e che il virus continua a circolare, sebbene con numeri ridotti. Ad oggi se la diffusione è stata contenuta è merito dei provvedimenti assunti dal Governo, soprattutto quelli dolorosi del distanziamento sociale e del blocco della mobilità.

Ma non siamo fuori.

Poiché, almeno a breve, non ci sarà un vaccino in grado di garantirci l’immunità di gregge, saremo costretti a convivere con il virus. Ormai esiste in natura come tanti altri già conosciuti. Di conseguenza, l’enorme possibilità di contagi e la loro diffusione territoriale, con tutto quel che ne consegue, ci faranno compagnia per sempre.

Quindi?

In questa fase, la convivenza con questo nemico va affrontata con gli unici strumenti oggi a disposizione, in particolare quelli relativi all’aspetto sanitario.

Qui arriva il punto. Nonostante la palese contrarietà degli esperti, quelli come Zaia continuano a ripetere che le terapie intensive, le apparecchiature necessarie nonché i dispositivi di protezione sarebbero in numero sufficiente per affrontare i nuovi contagiati, anche in gran numero.

Ovviamente, questo non è del tutto sufficiente. E, allora, aggiungono che il buon senso delle persone e la predisposizione delle misure di tutela che le aziende ed i vari negozi devono porre in essere, garantirebbero sempre meno contagi.

Ora, assumiamo che siano vere le cose dette, in particolare che l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale e delle apparecchiature presso gli ospedali nonché la loro fornitura omogenea in tutto il Paese, saranno capaci di reggere l’impatto della ripartenza (ovvero dei nuovi contagi, dei ricoveri, ecc..) e colleghiamola alla richiesta “di aprire tutto e subito”, la somma di queste informazioni mi porta a dire che qualcuno – e Zaia è tra questi – ha deciso senza dirlo con chiarezza di favorire la crescita percentuale degli immunizzati.

Peccato, però, che, conseguentemente, aumenterebbero anche i decessi futuri.

Si, anche questi, come se fossero un dettaglio trascurabile o, peggio, ancora, un sopportabile danno collaterale di natura fisiologica.

Consiglio maggiore prudenza, come ci suggeriscono gli scienziati.

Il sostegno a imprese e famiglie sta funzionando.

Successivamente alla decisione di offrire garanzie alle famiglie e alle imprese attraverso il sistema bancario, è stata costituita una Task Force per assicurare l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di supporto alla liquidità.

Il gruppo di lavoro, attraverso la Banca d’Italia, ha avviato una rilevazione statistica presso le banche.

I dati raccolti ci dicono che il sistema messo in piedi dal Governo sta funzionando.

Risultano pervenute alle banche quasi 1,3 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per circa 140 miliardi. Poco più della metà delle domande provengono dalle imprese, a fronte di prestiti per 101 miliardi.

Le rimanenti 600.000 domande delle famiglie riguardano prestiti per 36 miliardi.

Circa 42.500 domande hanno riguardato la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 99.000 euro.

Molto importante è la platea dei beneficiari. Si può stimare che circa il 70% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche; solo l’1% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.

Oltre a questa rilevazione sulla moratoria, per quanto concerne il Fondo Centrale di Garanzia a sostegno delle piccole e medie imprese, il Mediocredito Centrale (MCC) segnala che sono complessivamente 38.921 le domande arrivate al Fondo dal 17 marzo al 27 aprile (di cui 1.711 relative alla previgente normativa), per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti.

In particolare, delle 37.210 domande arrivate e relative ai decreti “Cura Italia” e “liquidità”:

  • 20.835 sono pervenute per i finanziamenti fino a 25.000 mila euro, con percentuale della copertura al 100%;
  • 8.556 sono operazioni di garanzia diretta, con percentuale della copertura all’80%;
  • 4.509 sono operazioni di riassicurazione, con percentuale della copertura al 90%;
  • 919 sono operazioni di rinegoziazione e/o consolidamento del debito con credito aggiuntivo di almeno il 10% del debito residuo e con incremento della percentuale di copertura all’80% o al 90%;
  • 40 sono operazioni riferite a imprese small mid cap con percentuale di copertura all’80% e al 90%;
  • 2.313 sono operazioni con beneficio della sola gratuità della garanzia, che a normativa previgente erano a titolo oneroso.

Le 38.921 domande complessivamente arrivate al Fondo dal 17 marzo hanno generato un importo di 3,6 miliardi di euro di finanziamenti, di cui circa 450 milioni di euro per le 20.835 operazioni riferite a finanziamenti fino a 25.000 mila euro.

In virtù di questi numeri si può dire che le misure stanno dando frutti tangibili, sebbene non si possa negare che vi siano state disfunzioni.

Ma occorre tenere presente che la dimensione del fenomeno è enorme, coinvolgendo diverse milioni di soggetti richiedenti, la portata degli interventi governativi è estremamente ampia, la complessità delle tematiche nonché le difficoltà realizzative – che richiedono sforzi organizzativi, informatici e di procedure estremamente gravosi per le banche in un arco di tempo ristretto – sono evidenti.

Lavoreremo per eliminare ogni ostacolo e cercare di fare di più per risolvere ciascun caso.

Coronavirus. Anaao Veneto denuncia la Regione

“Alle competenti autorità di avviare le opportune indagini per accertare le eventuali responsabilità amministrative e/o penali, a carico dei Direttori Generali delle Aziende sanitarie della Regione Veneto e/o di altri soggetti responsabili degli adempimenti di cui al D.lgs. 81/2008.”

Così conclude la denuncia presentata ai NAS dall’Associazione Medici Dirigenti del Veneto.

L’Associazione parte da una constatazione: “il fatto che ci siano medici, infermieri e operatori sanitari che abbiano contratto il SARS-CoV-2 sul posto di lavoro per causa di servizio è la dimostrazione più evidente della fragilità dei modelli organizzativi e gestionali di molte strutture sanitarie del Veneto”.

Si è tanto polemizzato sul fatto che mancavano mascherine e dispositivi di protezione, ma coloro che conoscono le norme e chi avrebbe dovuto garantire ciò, in particolare al personale sanitario, ha chiesto dui avviare mirate indagini volte ad individuare i responsabili che sono tutti nell’ambito della Regione Veneto e nella moltitudine delle strutture sanitarie venete.

L’istruttoria, precisa e ricca di considerazioni, affronta tutte le vicende sull’emergenza e si conclude con l’elencazione delle criticità: “la grave carenza (se non la totale assenza) di dispositivi di protezione individuale (DPI), la tardiva adozione e/o il tardivo aggiornamento da parte delle strutture sanitarie, di modelli organizzativi idonei a gestire la pandemia da SARS-CoV-2 sui luoghi di lavoro, l’esecuzione dei tamponi (naso-faringeo) diagnostici anche a distanza di 7 o 14 giorni dall’ultima esposizione ad un caso confermato COVID-19 anziché all’interno delle 48 ore prescritte dalla Regione Veneto e l’inesistente piano pandemico regionale che doveva essere aggiornato ed adeguato, ma invece fermo dal 2007.”
Tutto questo, secondo il sindacato dei dirigenti medici, ha contribuito ai contagi.
L’esposto si conclude con la richiesta alle autorità competenti di avviare le opportune indagini per accertare eventuali responsabilità amministrative e/o penali a carico di datori di lavoro, ovvero in capo ai direttori generali delle Aziende sanitarie della Regione Veneto e di altri soggetti responsabili.

Emergono due constatazioni: la prima è che sono state messe a nudo quelle che sono state le omissioni e mancanze della Regione in merito alla mancata adozione dei presidi di sicurezza che avrebbero dovuto e potuto, sempre secondo l’associazione, evitare il diffondersi del contagio del Coronavirus presso il personale medico e ospedaliero della Regione; la seconda è che è proprio la Regione ad essere individuata come responsabile delle lacune, cosa che per me è nota perché le leggi sono chiare, ma tanti sono caduti nella propaganda di Zaia.
Per chi ha voglia, può leggere la denuncia. Resterà colpito.

 

Denuncia ANAAO

Le “mascherine” propaganda di Zaia.

Il 23 Marzo scorso denunciavo che le mascherine di Zaia “meglio piuttosto che niente” non ci difendevano dal virus. Infatti, la comunicazione ai veneti era stata fuorviante, ingenerando la convinzione che le “mascherine” in distribuzione servivano a proteggerci dal virus (https://www.vincenzodarienzo.it/zaia-e-la-mascherina-meglio-piuttosto-che-niente/)

In questo video, quelle “mascherine” sono state testate e la menzogna di Zaia è stata scoperta. Infatti, era stato lui a definirle “mascherine”..”per la protezione individuale”.

Spero che nessuno si sia ammalato usandole.

Presenze mafiose, occhi aperti.

La Direzione centrale anticrimine  della Polizia di stato ed il Ministero degli Interni hanno suonato il campanello d’allarme: l’emergenza economica causata dal coronavirus sta apparecchiando la tavola per la mafia.

I settori più fragili e più colpiti dalle misure di contenimento del contagio possono essere facili prede per il malaffare che dispone di ingenti ed immediate risorse economiche.

Il tema centrale è la liquidità, fattore indispensabile per le imprese per riuscire ad affrontare le difficoltà. Garantire la liquidità, e tanta, è anche l’oggetto del decreto legge del Governo che ha messo sul piatto garanzie pubbliche per 400 miliardi di euro alle imprese.

Una cifra enorme, ma che potrebbe non bastare.

Giocano, adesso, due fattori: riuscire a soddisfare tutte le richieste e riuscirci nel minor tempo possibile.

In pratica, il sistema delle garanzie offerte dallo Stato per tutti i prestiti richiesti in proporzione al volume dei ricavi che ogni impresa ha raggiunto nel 2019, fa sì che il prestito sia garantito. Ma i tempi di verifica e di elargizione potrebbero incidere non poco sulle prospettive delle imprese nel mercato di riferimento.

In questo spazio temporale di incertezza, le mafie possono arrivare prima dello Stato, perché hanno soldi, liquidi, pronti all’uso. In una situazione di emergenza la mafia può sfoderare un’economia parallela e sommersa, prestando soldi per conquistare aziende pulite con cui lavare denaro sporco e arricchirsi, nonché fare concorrenza sleale al mercato regolare.

Verona rischia molto, da questo punto di vista. Molto di più rispetto ad altre realtà. Sì, perché qui la presenza della criminalità organizzata è stabile da tempo, ormai, e già in passato ha tentato più volte di inserirsi nell’economia legale.

A Verona, ha dimostrato conoscenza del territorio, ha messo le mani in vari settori economici. Le decine di interdittive antimafia emesse dai Prefetti dimostrano la molteplicità degli interessi imprenditoriali.

Questa sgradevole presenza approfitterà senz’altro di questo scenario di difficoltà Chi avrà problemi di liquidità può trovare nella mafia un’opportunità immediata con prestiti a tassi bassi e la compartecipazione all’attività stessa.

Per questo, tutti abbiamo il dovere di tenere gli occhi aperti e chiedere che le Istituzioni, innanzitutto quelle pubbliche, facciano la propria parte nello stimolare e supportare le Forze di Polizia nel mirabile lavoro a difesa e tutela della nostra sicurezza.

La salute (e la vita) prima di tutto.

Capisco l’esigenza di riavviare le attività produttive, ma di fronte ad un virus che uccide, il problema della scelta non si dovrebbe neanche porre.

Questo non significa essere contro l’economia, ma visto che non abbiamo vaccini o cure apposite, fermare ogni assembramento che rischia di favorire il contagio è il minimo che si possa fare.

Quindi, sarebbe bene che a Verona tutti rispettassero i limiti imposti.

Le norme conferiscono la possibilità di apertura per aziende che, seppure non comprese tra i codici ATECO ammessi, sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere autorizzate previa comunicazione al Prefetto della provincia dove è ubicata l’attività produttiva.[1]

Pertanto, qualsiasi azienda può autocertificare, con una semplice comunicazione al Prefetto, di far parte della filiera che viene utile a una delle attività del Codice Ateco.

Ahinoi, mi risultano numerose segnalazioni dei sindacati al Prefetto di Verona concernenti il riavvio di attività specifiche che interessano migliaia di lavoratori.

Spero siano tutte attività “funzionali”. Si riesce a fare un riscontro di queste comunicazioni inviate? Si tratta dell’attività prevalente delle aziende “della filiera” funzionale alle attività ammesse? Qualcuna di queste attività “comunicate” sono state accertate e, in caso negativo, richiuse come prevede la norma?

Non voglio gettare la croce addosso a nessuno, ma è bene ricordare, innanzitutto a noi stessi, che le misure di contenimento stanno funzionando perché ci siamo isolati. Se questo è il miglior antidoto, non sarebbe meglio riflettere maggiormente ed evitare che altri si ammalino e rischino la vita?

In ogni caso, ritengo opportuno anche la verifica sul campo delle situazioni comunicate. Sui posti di lavoro devono essere rispettate regole rigorose di tutela, per evitare che i lavoratori si ammalino. Non lasciamo a loro l’onere della denuncia.

Sono l’anello debole della catena e dobbiamo tutelarli.

 

[1] L’articolo 1 comma d del Dpcm del 22 Marzo, poi confermato dal DPCM 10 aprile (articolo 2, comma 3), recita: «Restano aperte le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere di cui all’allegato 1 (le attività consentite) previa comunicazione al Prefetto della provincia dove è ubicata l’attività produttiva, nella quale sono indicate specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite. Il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente. Fino all’adozione dei provvedimenti di sospensione delle attività, essa è legittimamente esercitata sulla base della comunicazione resa».

Fermare il contagio nel carcere di Montorio.

Nel carcere di Montorio ci sono 17 poliziotti penitenziari e 25 detenuti risultati positivi al coronavirus.

Ho saputo che ancora dieci giorni fa i sindacati avevano rappresentato i fatti e, sinceramente, non è accettabile che ancora oggi non si sia vista l’ombra di nessuno. Le scelte prese finora, in particolare quella di riservare un’area dell’istituto per i detenuti malati, è stata buona cosa, ma il rischio che non sia sufficiente è nelle cose, visti i numeri così elevati.

Poliziotti e detenuti non sono cittadini di serie B.

Sinceramente, e lo dico senza polemica, pensavo che non arrivassimo fino a questo punto. Adesso, però, serve intervenire con urgenza.

Innanzitutto, va rassicurata la popolazione carceraria che si farà di tutto per impedire la diffusione del contagio. E va fatto con atti concreti e immediati, unici fatti che possono consentire uno sviluppo ordinato delle legittime preoccupazioni di tanti.

Quindi, immediatamente devono essere disposti i tamponi a tappeto per tutti i poliziotti ed i detenuti in modo da mappare la situazione ad oggi ed intervenire di conseguenza.

Ai detenuti contagiati devono essere garantiti i dispositivi previsti in questi casi.

Va risolto il delicatissimo tema del rapporto tra poliziotti e detenuti interessati dal contagio. Inimmaginabile che gli operatori penitenziari possano prestare servizio solo con mascherine e guanti nelle aree in cui è stato circoscritto la presenza del virus. Alla pari dei medici e infermieri dei reparti ospedalieri covid, anche i poliziotti devono essere forniti di occhiali e camici adeguati ed in numero sufficiente.

Non è compito della Polizia Penitenziaria gestire direttamente soggetti contagiati da malattie infettive letali, quindi, è necessaria una costante presenza di un presidio medico specializzato per malattie infettive in modo da affrontare le procedure di tutela per la salute di tutti.

Vanno esaminate anche altre possibilità, tra le quali annovero la domiciliazione degli arresti, ove possibile.

Con l’obiettivo di decongestionare il carcere, va valutata la possibilità di portare i malati fuori dal carcere in luoghi e strutture in passato già impegnate per la domiciliazione. Penso che Direttrice e Magistrato di Sorveglianza, che conoscono il tessuto collaterale al settore, possano agire in questa direzione.

Insomma, nessuna inerzia. Dieci giorni di ritardo sono stati già troppi!

Come finanziare le politiche di bilancio (e rilancio).

La Banca Centrale Europea varerà un piano d’emergenza contro i rischi del coronavirus attraverso un programma di acquisto di titoli e di obbligazioni pubbliche e private dei paesi membri dell’eurozona da 750 miliardi di euro.

750 miliardi di euro sono tanta liquidità. Il piano serve a contrastare gli effetti del coronavirus che in pochi giorni ha affondato i listini internazionali e ad evitare il peggio all’economia europea.

Sommando il cosiddetto Quantitative Easing (QE) da 20 miliardi al mese, i 120 miliardi di euro già promessi in precedenza ed i 750 annunciati dopo si ottiene un totale di oltre mille miliardi per il 2020.

La promessa di 750 miliardi ha avuto subito un effetto salvifico sullo spread italiano che dai massimi – oltre i 300 punti base – è precipitato a quota 190 in poche ore.

Il problema non è solo nostro. Il differenziale si è allargato anche per paesi come Francia e Olanda. Segno che il Coronavirus rischia di rimettere in discussione la tenuta dell’Eurozona.

Il nuovo programma si chiamerà “Pandemic Emergency Purchase Program” (Pepp), e proseguirà fino alla fine del 2020 e sarà accompagnato anche dal rinnovo dei 2.800 miliardi di euro di titoli già acquistati durante le precedenti iniziative portate avanti durante il mandato di Draghi.

Col Pepp, la Bce comprerà titoli pubblici e privati, inclusi i titoli greci e i commercial paper, di fatto le cambiali che tengono in vita molte piccole e medie aziende e che l’effetto dirompente del coronavirus sta mandando in tilt. La Bce, quindi, inietta molta liquidità e crea un paracadute per l’economia europea, sull’orlo della recessione.

Non si esclude la possibilità di superare i limiti che la Bce si è autoimposta pur di proteggere l’economia dell’eurozona, quindi, la regola che obbliga la Banca Centrale ad acquistare titoli in proporzione al capitale detenuto dalla banca centrale di ogni paese (a sua volta grossomodo proporzionale al Pil).

Un fatto molto rilevante, perché significa che, potenzialmente, la Bce potrà concentrare i suoi acquisti sui titoli di paesi in particolare difficoltà (leggi Italia, ma non solo).

Sono convinto che le misure messe in campo per inondare di liquidità il mercato, fornendo prestiti a tasso zero alle banche e alle imprese, non basteranno.

Si tratta comunque di prestiti di fronte ad una doppia crisi, di domanda e di offerta.

Per evitare che le aziende falliscano, il nostro Governo dovrà fare la sua parte con ambiziose politiche di bilancio e di rilancio, politiche che dovranno essere sostenute finanziariamente dalla Bce chiamata ad acquistare parte dei titoli emessi proprio per finanziare queste politiche.