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Occupazione, il peso della demografia

La demografia sta modificando profondamente le dinamiche del mercato del lavoro.

Nel mese di dicembre 2021, il tasso di occupazione è tornato ai livelli pre-Covid, ma il numero di occupati è più basso. Come mai? Le persone in età lavorativa sono diminuite di oltre mezzo milione in quanto vanno in pensione e sono rimpiazzati solo parzialmente dai nati negli ultimi decenni.

I dati provvisori sul mercato del lavoro relativi al mese di dicembre 2021 confermano la rapida ripresa dell’economia italiana dopo la crisi pandemica. In pratica, sono stati creati 532.000 nuovi posti di lavoro tra la popolazione in età lavorativa, ma il numero di occupati è comunque diminuito di 307.000.

La ragione di questo divario è il crollo della popolazione in età lavorativa, pari a ben 543.000 unità, dovuto principalmente al saldo negativo tra le persone che compiono 15 anni e quelle che ne compiono 65, causato dal calo delle nascite che ha interessato l’Italia negli ultimi cinquant’anni. In sostanza, i nati verso la fine degli anni 50 stanno andando in pensione e sono rimpiazzati solo parzialmente dai nati negli ultimi decenni.

Nel primo decennio del 2000, il saldo negativo è stato più che compensato dai flussi migratori in entrata, ma questi si sono significativamente ridotti dopo la crisi finanziaria e in particolare durante la crisi pandemica. Il risultato è stato che dal 2012 è partito il trend negativo che si è accentuato negli anni successivi.

Il calo che si è osservato può avere caratteristiche strutturali, perciò molto pericoloso per il mantenimento del sistema di benessere che è stato costruito negli anni.

Inoltre, sono queste le dinamiche che ci fanno comprendere come mai, a fronte di un forte rimbalzo dell’attività produttiva, molte imprese dichiarano le proprie difficoltà a trovare i lavoratori necessari e, spesso, lavoratori specializzati.

Lo stretto legame tra demografia e lavoro deve indurci ad anticipare i cambiamenti del mercato del lavoro.

I vaccini funzionano e non fanno male.

E’ stato pubblicato il primo Rapporto annuale sulla sicurezza dei vaccini anti Covid, relativo al periodo fra il 27 dicembre 2020, data di inizio della campagna vaccinale, e il 26 dicembre 2021 redatto dall’Agenzia Italiana del Farmaco.

I dati sono molto rassicuranti.

Dal Rapporto, che conferma i dati di altri Paesi europei, emerge che sono pochissime le reazioni avverse ai vaccini e quasi tutte non gravi: su oltre 108,5 milioni di dosi somministrate in un anno, le segnalazioni di “sospetti eventi avversi” sono state 117.920.

Le segnalazioni

Sul totale, l’83,7% (in tutto 98.717) delle segnalazioni è riferita a eventi non gravi, e il 16,2% (19.055) a eventi avversi gravi.

I bambini

Le segnalazioni di sospetti eventi avversi dopo la somministrazione di un vaccino anti Covid ai bambini e ragazzi fino a 16 anni sono rare e hanno riguardato soprattutto febbre, mal di testa, stanchezza e vomito.

Sono state registrate 1.170 segnalazioni di sospette reazioni avverse manifestatesi nella popolazione pediatrica (l’1% del totale delle segnalazioni in Italia) su 4.178.361 dosi di vaccino somministrate, con un tasso di quattro volte di meno rispetto a quello riscontrato nella popolazione generale.

Le reazioni ai vaccini nei bambini e ragazzi – dopo più di 4 milioni di dosi – sono state soprattutto locali e confinate a qualche giorno di malessere.

La gravidanza e l’allattamento

La vaccinazione per Covid è indicata sia in gravidanza sia in allattamento e non emergono particolari problemi di sicurezza dai dati di farmacovigilanza, né dagli studi ad hoc. Non sono stati riscontrati effetti sulla fertilità, né maschile né femminile.

Le variazioni del ciclo mestruale sembrano essere minime. Per quanto riguarda la gravidanza, il vaccino è sicuro e gli anticorpi attraversano la placenta e vengono trasmessi dalla madre al figlio, proteggendolo nei primi tre mesi di vita. Lo stesso avviene attraverso il latte materno.

Le miocarditi

Gli approfondimenti sugli eventi di particolare interesse hanno riguardato i rarissimi casi di anafilassi, sindrome di Guillain-Barré, miocarditi o pericarditi, paralisi di Bell (che riguarda il nervo facciale) e la trombosi trombocitopenica di AstraZeneca e Johnson&Johnson. Fra gli altri casi classificati come gravi c’erano febbre o disturbi gastrointestinali tanto intensi da richiedere il ricorso all’ospedale. Le miocarditi e le pericarditi sono state classificate come molto rare, con un’incidenza di due casi per milione di dose.

 

Le reazioni anafilattiche

Per quanto riguarda le anafilassi, le reazioni allergiche ai vaccini a Rna sono state leggermente superiori rispetto a quelle della media dei vaccini usati fino a ieri. E’ stata  comunque una reazione rara, che viene trattata prontamente e regredisce senza complicazioni.

I decessi

In un anno sono stati 22 i decessi correlabili alla somministrazione di un vaccino anti Covid in Italia.

Complessivamente, 10 segnalazioni valutate come correlabili si riferiscono a casi di trombosi trombocitopenica a seguito di vaccinazione con vaccino a vettore adenovirale (AstraZeneca o Johnson&Johnson).

In base ai dati disponibili – si legge nel rapporto – è possibile che alcuni eventi attesi per i vaccini possano avere conseguenze clinicamente rilevanti in alcuni soggetti anziani fragili, specialmente se si presentano con particolare intensità (come l’iperpiressia).

Nel dettaglio, in due casi – un uomo di 79 anni, con storia clinica di patologie cardiovascolari, e una paziente fragile di 92 anni, con storia clinica di demenza e diabete mellito – si sono verificati eventi avversi correlabili alla vaccinazione (iperpiressia, cioè febbre alta, e vomito), che hanno innescato uno scompenso delle condizioni cliniche fino al decesso.

Altre dieci morti si riferiscono a fallimenti vaccinali, con il Covid comparso tra 3 settimane e 7 mesi dal completamento del ciclo vaccinale. Per fallimento si intende l’infezione dopo la vaccinazione che ha portato alla morte del contagiato.

In due casi di decesso le pazienti presentavano condizioni cliniche e terapie compatibili con uno stato di immunosoppressione. In altri 8 casi, i pazienti avevano un’età compresa tra i 76 e i 92 anni, con una condizione di fragilità a causa di molte patologie già presenti prima del Covid.

 

Il rapporto completo è visionabile qui https://www.aifa.gov.it/rapporti-su-sorveglianza-dei-vaccini-covid-19

 

Cosa succede al superbonus 110%?

Il cd. Superbonus 110% ha evidenziato due problemi di fondo: l’abnorme aumento dei costi degli interventi (“tanto, paga lo Stato”) e il disequilibrio nell’utilizzo (chi ha di più lo ha maggiormente utilizzato).

Secondo i dati ENEA aggiornati al 2021, sono 95.718 gli interventi edilizi finanziati per circa 16,2 miliardi di euro.

La misura ha comunque evidenziato criticità, ragione per la quale sono state apportate importanti modifiche.

Miglioramenti tecnici

Sono state introdotte ulteriori proroghe di diversa durata a seconda del soggetto beneficiario. Per interventi effettuati dai condomini e dalle persone fisiche, la detrazione sarà pari al 110% delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2023, per poi calare al 70 e 65 per cento per gli anni 2024 e 2025. Per i comuni colpiti da eventi sismici dal primo aprile 2009 la detrazione è invece integralmente prorogata al 110% fino a fine 2025.

Le scadenze per ricevere il credito d’imposta per gli interventi trainanti (ad esempio isolamento termico e sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale) sono ora applicate anche agli interventi “trainati”.

Aumento dei prezzi

Per contrastare, invece, l’aumento dei prezzi, è stata decisa l’estensione dell’ambito di applicazione dei prezziari del Ministero dello sviluppo economico, che da quest’anno si applicheranno anche agli interventi di riduzione del rischio sismico e per gli interventi relativi al bonus facciate.

Per quanto riguarda la congruità dei prezzi, inoltre, che deve essere asseverata da un tecnico abilitato, entro il 9 febbraio 2022 dovranno essere fissati i valori massimi rimborsabili per talune categorie di beni.

Infatti, un punto critico della normativa che disciplina il superbonus riguarda il contenimento dei costi degli interventi. Costi che sono esplosi anche a causa dell’aumento delle materie prime.

In questo ambito esistono solo due principali limiti alla spesa per quanto riguarda il superbonus. Esiste l’ammontare massimo per determinate tipologie di intervento, ovvero:

  • per l’installazione del cappotto termico negli edifici unifamiliari il massimale di spesa è pari a 50.000 euro;
  • il tecnico abilitato che certifica i lavori deve accertare che il costo dell’intervento sia in linea con i prezzi medi delle opere riportati nei prezzari predisposti dalle regioni e dalle province autonome territorialmente competenti.

Le misure citate contrastano il lievitamento dei prezzi, molto anomalo, ma resta il tema della fruizione del superbonus senza nessun filtro sul reddito dei proprietari di casa.

Differenze reddituali

Questo rende la misura particolarmente iniqua ed è stato accertato che i benefici del superbonus sono maggiormente concentrati tra i contribuenti con redditi superiori ai 50.000 euro.

Questa era la ragione per la quale nella proposta della Legge di Bilancio 2022 era stato imposto il tetto ISEE di 25.000 per le abitazioni unifamiliari per poter beneficiare delle detrazioni sui lavori. Quel limite risolveva il disequilibrio che è stato osservato tra i beneficiari della misura. Pur tuttavia, il limite è stato rimosso nel corso dei lavori parlamentari.

Come fare per limitare il differenziale utilizzo della misura tra contribuenti appartenenti a diverse fasce di reddito?

Un nuovo luogo della memoria

L’ex Campo di concentramento di Montorio identificato con la sigla n. 416 DAT “La Colombara”, sarà un nuovo luogo della memoria di quella che è stata la Shoah.

A memoria dell’Olocausto degli ebrei e della ferocia dei nazisti e dei fascisti, un immobile che stava per essere venduto sarà trasformato in un centro di documentazione sui tragici fatti.

Già, proprio così, stava per essere venduto.

Nel 2019 il Governo aveva deciso di vendere l’ex campo di concentramento e l’Agenzia del Demanio aveva già pubblicato l’elenco dei beni immobili di proprietà dello Stato non utilizzati per finalità istituzionali (qui la news https://www.vincenzodarienzo.it/un-grave-errore-vendere-i-luoghi-della-memoria/),

Era una decisione sbagliata che offendeva la memoria dei deportati e la storia del nostro Paese. Per questo avevo depositato un’interrogazione all’allora Ministro Tria affinché rivedesse la sua posizione (https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=18&id=1120154)

Tra i firmatari avevo coinvolto la Senatrice a vita Liliana Segre.

La sua adesione è stato il punto di svolta. Infatti, nei successivi incontri che ho avuto, ho sempre avvertito che la decisione venisse rivista anche grazie a quel nome, così rilevante.

La scelta di cedere quell’immobile si fermò quasi immediatamente dopo i primi contatti con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, fino a giungere ai giorni nostri.

Liliana Segre ha voluto partecipare anche all’iniziativa di inaugurazione. Infatti, dopo che l’ho informata dell’evento, mi ha inviato una lettera di saluto che è stata letta pubblicamente da Daniela Dana Tedeschi, presidente dell’Associazione Figli della Shoah. La foto ritrae quel momento.

L’acronimo DAT significa Difesa Antiaerea Territoriale ed è collocata nell’area vicina a Corte Colombare, successivamente “trasformata” in Campo di concentramento degli Ebrei nel 1944. Il sito è stato ritrovato oltre 70 anni dopo grazie al lavoro dell’Associazione montorioveronese.it.

E’ certo, stando ai riscontri storici, che furono decine gli Ebrei, donne, uomini e bambini, fatti prigionieri a Roma, rinchiusi nel casolare vicino a Montorio nei primi mesi del 1944 e destinati nel lager di Auschwitz, passando per il campo di concentramento di Fossoli.

Quel luogo di detenzione ha ospitato anche prigionieri politici.

Il bene di alto valore morale è stato consegnato a Verona e sarà trasformato in luogo di memoria e incontro contro ogni prevaricazione e discriminazione, per qualsiasi ragione,

Su questo link http://www.montorioveronese.it/2019/05/10/75-anni-fa-gli-ebrei-romani-nel-campo-di-concentramento-di-montorio/, troverai dettagli ulteriori da conoscere.

I “riflessi” della didattica a distanza

In tempi di pandemia abbiamo conosciuto questo nuovo modo di frequentare la scuola, a distanza.

Questo sistema ha certamente difeso i ragazzi e le relative famiglie dai contagi, ma gli studi fatti a posteriori ci hanno consegnato un quadro allarmante.

Le cose subito note sono state le difficoltà di tante famiglie che non avevano i mezzi necessari per frequentare da casa, poi che in tante zone la connessione internet non era all’altezza, poi che il rendimento scolastico, come l’attenzione, calavano, sono cresciuti enormemente i casi di miopia, ma quanto emerso dalle indagini sulle reazioni psico-emotive è ben più grave.

In pratica, stress, nervosismo, irritabilità e depressione sono le reazioni psico-emotive rilevate nei ragazzi, oltre alla minore concentrazione e capacità di apprendimento, alla perdita motivazionale e alla maggiore affaticabilità.

Questi problemi dipenderebbero dalla noia, dalla solitudine, dall’abbandono di abitudini consolidate che avevano rappresentato parti integranti della vita quotidiana della scuola, quali l’incontro e lo scambio con i compagni.

Senza la socialità si sono acutizzati nei bambini e nei ragazzi il senso di solitudine, il nervosismo ed il clima ambientale è stato percepito come pesante se non addirittura, avverso.

Ovviamente, le ripercussioni sono state differenziate, certamente più rilevanti nelle famiglie più fragili.

Nel complesso, per il 38% dei ragazzi, la Dad è una esperienza negativa e faticosa anche per problemi di ordine logistico e tecnico: troppe ore da restare ‘connessi’ a internet e lezioni online. In pratica, non l’hanno avvertita come positiva e la avversano come modalità di istruzione, con i danni che questo comporta,

Si conferma, quindi, che la formazione scolastica non è solo un processo di crescita cognitiva ma anche emotiva, relazionale e comportamentale che per crescere bene devono essere inserite in un clima favorevole che, purtroppo, la pandemia ha duramente colpito.

La didattica a distanza, inoltre, soprattutto per i bimbi della scuola dell’infanzia e primaria, ha limitato l’apprendimento, ha abbassato la capacità di concentrazione ed ha diminuito la curiosità, invece fervida nelle fasce infantili.

Queste sono le ragioni principali per le quali, nonostante le proteste di tanti, abbiamo deciso di tenere aperte le scuole.

Garantendo la sicurezza di tutti dai contagi, il ritorno alla scuola in presenza è l’unico modo per impedire ai nostri figli di cadere in quel circuito pericoloso che potrebbe avere ripercussioni anche in futuro.

 

 

Incendi ad aziende che trattano i rifiuti

In Veneto, e soprattutto a Verona, negli ultimi anni diversi incendi hanno colpito società attive nel settore della raccolta, dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti.

E’ noto che il settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti è oggetto di forti interessi da parte della criminalità organizzata che ha stabilito una presenza significativa anche in Veneto e a Verona in particolare.

Incendi ad aziende che trattano i rifiuti. Verona, i segnali tipici dell’intimidazione sono stati diversi.

 

Incendi ad aziende che trattano i rifiuti.

L’incendio di Isola della Scala è doloso?

Nelle prime ore di martedì 18 gennaio un incendio è divampato presso la ditta Agrofert di Isola della Scala (Verona), azienda che tratta rifiuti urbani.

Il rogo ha coinvolto diverse macchine operatrici per la movimentazione dei rifiuti che sono andate bruciate e avrebbe danneggiato la struttura.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco giunti da Verona e da Bovolone (località limitrofa a Isola della Scala) con i volontari con 3 autopompe, 2 autobotti, il carro NBCR (Nucleare Biologico Chimico Radiologico) e 21 operatori.

E’ intervenuta anche una squadra di tecnici Arpav e sono stati effettuati dei campionamenti di aria ambiente per la misura dei composti organici volatili nei pressi della ditta e nei campi circostanti potenzialmente interessati dalle ricadute.

La vicenda ha generato forte preoccupazione nella comunità locale per la natura e le caratteristiche dell’incendio nonché per il settore colpito dal rogo.

L’incendio ha un’origine dolosa? E’ responsabile la criminalità organizzata?

Le caratteristiche dell’incendio che ha coinvolto diverse macchine operatrici per la movimentazione dei rifiuti, sono particolari e meritano una profonda attenzione.

Ricordo che in Veneto, e soprattutto a Verona, negli ultimi anni diversi incendi hanno colpito società attive nel settore della raccolta, dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti.

Secondo le analisi della Direzione Nazionale Antimafia il settore dei rifiuti è al centro degli interessi economici delle organizzazioni criminali. Di conseguenza, questi incendi devono essere valutati con particolare attenzione dall’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza perché possono essere gli indicatori di azioni di intimidazione e di condizionamento da parte di gruppi criminali.

Anche le relazioni territoriali sul Veneto della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati, di cui faccio parte, hanno evidenziato la presenza di gruppi criminali nel ciclo illecito dei rifiuti e ha sottolineato il fenomeno degli incendi di natura dolosa contro aziende operanti nel settore dei rifiuti.

Non nascondo una certa preoccupazione. Se dovesse essere confermata l’origine dolosa, si confermerebbe anche la matrice e, quindi, la penetrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio.

Sulla base dell’esperienza acquisita nelle zone d’Italia ove il fenomeno della criminalità organizzata esiste da tempo, gli incendi sono tipici dell’intimidazione… a fare qualcosa.

Considerate le particolari caratteristiche dell’incendio, è necessario, quindi, avviare tutte le azioni necessarie per fugare ogni dubbio sull’eventuale coinvolgimento di gruppi criminali organizzati, quindi, ho chiesto al Ministro dell’Interno quali iniziative di competenza intende adottare per contribuire a fare luce sulle cause e sulla matrice dell’incendio di Isola della Scala e, soprattutto, quali iniziative di competenza intende adottare se dovesse emergere il coinvolgimento della criminalità organizzata.

La manovra finanziaria

La Legge di Bilancio 2022 è stata “costruita” su una crescita del PIL reale del 6,0 per cento per quest’anno e del 4,7 per cento per il prossimo. Sebbene la stima di crescita per il 2021 appare ormai raggiunta, visto che la crescita finora acquisita è già oltre i sei punti percentuali, restano alcune criticità legate alla ripresa dei contagi Covid, all’aumento del gas naturale e all’inflazione alta.

La manovra per il 2022

Per il 2022 si prevedono misure espansive per 37 miliardi, con coperture pari a 13,8 miliardi e un maggiore indebitamento di 23,2 miliardi.

Nel merito, va detto che circa 11 miliardi sono destinati per le riforme strutturali, quali il primo stadio della riforma fiscale (8 miliardi) e il riordino degli ammortizzatori sociali (3,3 miliardi per  ampliare la platea dei beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale), mentre i restanti 26 miliardi finanzieranno le misure temporanee legate al prolungarsi della  pandemia e all’aumento dei prezzi dell’energia e strumenti già esistenti.

Le misure espansive

  1. Il rifinanziamento degli strumenti già esistenti, sono:
  2. il Reddito di Cittadinanza (ci tornerò con una news dedicata);
  3. le misure per il sistema pensionistico per finanziare la proroga di APE sociale e Opzione Donna e l’introduzione di Quota102. Quest’ultima prevede l’accesso al trattamento di pensione anticipata per i contribuenti che maturano, nel 2022, i requisiti di 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva;
  4. l’istruzione e la ricerca;
  5. la sanità, per la quale viene aumentato il Fondo sanitario nazionale per 2 miliardi nel 2022, portandolo a 124 miliardi. Inoltre, è previsto per le regioni il rimborso delle spese sostenute per l’acquisto dei farmaci innovativi e per la stabilizzazione di 12.000 contratti all’anno di formazione specialistica per medici;
  6. gli interventi in favore degli investimenti e della competitività delle imprese.

Le misure temporanee legate alla gestione della crisi pandemica o ad altre esigenze temporanee sono:

  1. l’acquisto di vaccini anti SARS-CoV-2 (1,9 miliardi) e la proroga dello schema straordinario di garanzie statali sui finanziamenti delle PMI (3 miliardi);
  2. sostegni a imprese e lavoratori con il rifinanziamento del “Fondo di tutela ai redditi nella fase di uscita dalla pandemia”;
  3. a fronte dell’aumento del costo di gas naturale ed elettricità negli ultimi mesi, la manovra stanzia 2 miliardi per calmierare il rincaro delle bollette energetiche, a seguito dei 4,5 miliardi già spesi nella seconda metà del 2021.

Le coperture

Le coperture per il 2022 si compongono di maggiori entrate per 7,9 miliardi e minori uscite per 5,9 miliardi.

Tra le maggiori entrate, la principale copertura (4,3 miliardi) deriva dalle modifiche al regime agevolato di deduzioni sulla rivalutazione dei beni aziendali introdotto nell’agosto 2020 con il decreto Rilancio.

Per le minori spese, l’unica copertura rilevante è l’interruzione del programma “Cashback”, che genera complessivamente circa 3 miliardi, di cui la metà era stata già trasferita al fondo per la riforma degli ammortizzatori sociali.

L’incasso italiano della tassa alle multinazionali

Sulla tassa minima globale sulle multinazionali ne ho già parlato (https://www.vincenzodarienzo.it/la-tassazione-sulle-multinazionali/).

Con questa news affronto lo sviluppo di quella decisione assunta a luglio.

Infatti, nel mese di ottobre è stato raggiunto un nuovo accordo sul sistema di tassazione delle multinazionali e sono stati, quindi, chiariti alcuni aspetti importanti, la definizione dei quali consente di calcolare, più o meno, il gettito per l’Italia, frutto dell’applicazione di due soluzioni contabili che concorrono entrambe al calcolo effettivo della somma spettante.

In base alla prima applicazione, secondo l’OCSE, questa nuova tassazione dovrebbe portare alla ripartizione di 125 miliardi di dollari di profitti (circa 110 miliardi di euro) tra i paesi dove le multinazionali non sono residenti.

Assumendo il PIL relativo dell’Italia rispetto a quello degli altri paesi (2,5 per cento) come indicatore statistico applicato al fatturato per la conseguente ripartizione, all’Italia potrebbero spettare anche 2,7 miliardi circa.

Applicando a questa cifra spettante l’aliquota IRES del 24 per cento, si ricava un gettito per l’Italia di circa 640 milioni, superiore quindi a quello dell’attuale digital tax (circa 230 milioni di euro) che l’Italia già introita e che sarà sostituita dalla tassazione di cui stiamo parlando.

Il gettito, invece, derivante, dall’applicazione della seconda soluzione adottata, sarebbe di 2,3 miliardi sin dal primo anno di applicazione dell’accordo.

In definitiva, le entrate nette della prima e della seconda soluzione potrebbero essere nel primo anno di applicazione (il 2023) di circa 2,5 miliardi.

Sul dato inciderà senz’altro il fatto che alcune delle multinazionali italiane sono a partecipazione pubblica.

Queste, dovendo pagare più tasse, ridurranno l’ammontare dei dividendi che annualmente versano allo Stato.

Il saldo resta comunque positivo per le casse pubbliche.

 

Carenza di medici di base. Perché?

Con 1.408 abitanti per medico di base, l’Italia rientra nella media europea (1.430), però il valore è in discesa perché negli ultimi anni il numero di medici di base è passato da circa 45.500 nel 2012 a 42.420 nel 2019 (ultimo dato disponibile).

L’accordo collettivo nazionale prevede che un medico di base può assistere fino a 1.500 pazienti. Alcune regioni hanno aumentato notevolmente questo limite e la media nazionale è di 1.224 con un valore più alto al Nord (1.326), rispetto al Centro (1.159) e al Sud (1.102).

Il Veneto con 1.365 assistiti per medico di base è la terza regione in Italia.

Il deficit di medici di base è stato affrontato con l’aumento dei finanziamenti per borse di studio per completare il loro percorso formativo e di anticipare la fine del corso di formazione per la specializzazione in medicina generale.

Infatti, un insufficiente numero di borse di formazione in medicina generale acuisce il problema della mancanza dei medici di base. Tra il 2022 e il 2028 si stima che la differenza tra medici di base in uscita e in entrata sia tra 15.500 e 18.700 unità. Gran parte dello squilibrio emergerebbe nei prossimi 3 anni con un saldo tra 10.400 e 16.300 unità.

Purtroppo, sebbene nel Piano nazionale ripresa e resilienza siano stati stanziati fondi per 900 borse per la formazione dei medici di medicina generale da quest’anno fino al 2024, oltre ai finanziamenti ordinari, il divario resterà comunque tra medici di base in uscita e in entrata: la differenza sarebbe tra 7.700 e 13.600 unità dal 2022 al 2024 e tra 9.200 e 12.400 dal 2022 al 2028.

In Veneto la differenza nel periodo 2022/2028 sarebbe di 1878 medici in uscita e 595 in entrata. Una situazione molto preoccupante.

Gli esperti ci dicono che la carenza di medici di base è frutto del crollo demografico che l’Italia sta vivendo da anni e che, purtroppo, rende problematico la sostituzione di tutti i lavoratori, non solo dei medici, quindi, che vanno in pensione.

Per fare un esempio, fino alla fine degli anni ’80, ogni anno raggiungevano l’età lavorativa quasi un milione di persone l’anno. L’anno prossimo, invece, raggiungeranno i 20 anni i nati nel 2002 che erano soltanto 520 mila, ovvero circa mezzo milione di persone in meno.

Questo comporta una difficoltà di rimpiazzare non solo i medici, ma ogni altra categoria professionale.

Sull’insufficiente ricambio generazionale nella popolazione lavorativa, ritorna il dibattito sulla necessità di aprire le porte all’immigrazione per compensare questa evidente deficienza demografica che in futuro potrebbe incidere sul livello di benessere che abbiamo raggiunto.