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La violenza contro le donne è un crimine.

Il 25 novembre scorso è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per comprendere meglio questo grave fenomeno sociale che affligge il nostro Paese, per restare dentro i confini nazionali, credo sia utile rendere noti due dati che sono significativi e che vanno oltre gli omicidi, dei quali si parla, che sono stati 133 nel 2018, 111 nel 2019 e 91 nei primi dieci mesi del 2020.

Partiamo dall’accesso ai Pronto Soccorso degli ospedali. Il 24 novembre 2017 sono state adottate le linee guida nazionali rivolte alle aziende sanitarie e ospedaliere per garantire un intervento adeguato e integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna.

Le linee guida delineano un percorso per le donne che subiscono violenza, a partire dal triage ospedaliero fino al loro accompagnamento o orientamento, se consenzienti, ai servizi pubblici e privati dedicati.

Il Ministero della salute, utilizzando i dati degli accessi al Pronto Soccorso, ha effettuato un monitoraggio a livello nazionale degli accessi delle donne vittime di violenza per gli anni 2017 – 2019. Ebbene, sono state 19.166 le donne vittime di questi episodi di violenza e di queste il 34% sono state accompagnate con l’intervento del 118.

Il secondo dato importante riguarda le chiamate al numero verde 1522 nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020. Il numero verde è promosso e gestito dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio.

I dati provenienti dalle chiamate al 1522, messi a confronto con lo stesso periodo degli anni precedenti, forniscono indicazioni utili all’evoluzione del fenomeno nel corso del lockdown.

Ebbene, il numero delle chiamate valide sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020 è notevolmente cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+71,7%), passando da 13.424 a 23.071. La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è triplicata passando da 829 a 3.347 messaggi.

Nel periodo considerato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le telefonate  sono cresciute del 107%. Crescono anche le chiamate per avere informazioni sui Centri Anti Violenza (+65,7%).

Come leggere i vari provvedimenti.

Questa nota è per consentire la lettura agevole dei vari provvedimenti che si susseguono in questa fase per fronteggiare l’emergenza dettata dalla diffusione del Covid-19.

Cosa abbiamo fatto dal 14 ottobre

Per affrontare le ripercussioni economiche della seconda ondata dei contagi, finora sono stati approvati tre decreti cd “ristori”. I primi due sono stati finanziati in extradeficit, l’ultimo, grazie al mini–boom del Pil nel terzo trimestre 2020, è stato finanziato con soldi presenti in cassa.

Tutti e tre i decreti hanno previsto misure di sostengo per le imprese e i lavoratori.

Il terzo decreto ristori, invece, porta con sé anche le novità dei 400 milioni di euro da devolvere ai Comuni per gli aiuti alimentari e dei 100 milioni al commissario all’emergenza per l’acquisto di farmaci per curare i pazienti positivi al Covid.

Voluto fortemente dal Partito Democratico il fondo per gli aiuti sarà suddiviso tra i Comuni con le stesse modalità della scorsa primavera e servirà per erogare buoni-spesa a famiglie e persone in stato di difficoltà.

Ad oggi, i tre decreti varati finanziano completamente i contributi automatici a fondo perduto per le attività economiche delle Regioni che via via si sono “colorate” di arancione e di rosso, oltre ad ampliare la platea degli aventi diritto.

Infatti, l’Agenzia delle Entrate continua ad inviare i bonifici automatici a fondo perduto per tutti coloro che l’hanno già ricevuto a maggio scorso, per le medesime ragioni.

Cosa sarà fatto adesso.

Vi sarà un quarto decreto ristori e anche questo sarà finanziato in extradeficit con uno scostamento di bilancio pari a 8 miliardi di euro che sarà votato giovedì prossimo.

E speriamo che sia l’ultimo.

In ogni caso, questi ulteriori 8 miliardi servono per misure che, in continuità con quelle precedenti, consentiranno di estendere gli interventi previsti a favore degli operatori economici, per il sostegno dei settori produttivi e per il sostegno dei cittadini, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale.

Il quarto decreto Ristori dovrebbe prevedere anche il rinvio delle scadenze fiscali di novembre e dicembre, ovvero il rinvio del secondo acconto Irpef, Irap e Ires del 30 novembre, dei contributi previdenziali e ritenute fiscali del 16 dicembre e dell’Iva il 27 dicembre per tutte le imprese che abbiano perso nel primo semestre almeno il 33% del fatturato e che fatturino fino a 50 milioni di euro.

Perché così tanti provvedimenti (tre/quattro decreti ristori e scostamenti di bilancio).

La  cronologia di questi atti seguono passo passo l’evoluzione dei Dpcm sulle chiusure. Man mano che le Regioni passano ai “colori” più aspri – rosso e arancione – il Governo stanzia le risorse per le attività economiche ed i lavoratori interessati.

Quindi, ad esempio, con il terzo decreto ristori si finanziano le regioni passate dal giallo all’arancione o al rosso.

Come stanno i conti pubblici

Nonostante gli importanti scostamenti di bilancio, grazie al buon andamento delle entrate il deficit previsto per quest’anno sarà del 10,8% del Pil. Il limite consentito dall’UE, ora sospeso, sarebbe del 3%.

Il deficit del 10,8% è basso perché ci sono state maggiori entrate, minori uscite per la cassa integrazione e una ripresa più forte nel terzo trimestre.

Adesso, invece, stiamo scontando un rallentamento dell’economia.

Cosa faremo dall’anno prossimo

Da gennaio, in base all’evoluzione di contagi, si provvederà a irrobustire i ristori del prossimo anno, modulati proporzionalmente alla situazione dell’economia. Quindi, potrà servire un quinto decreto che avrà bisogno di nuovo deficit e un altro scostamento di bilancio.

Intanto, la legge di bilancio 2021

Il Parlamento entro il 31 dicembre prossimo deve votare la legge di bilancio per l’anno prossimo.

I finanziamenti (extradeficit) che saranno reperiti sul mercato per il quarto decreto ristori sostituiranno una parte dei 3,8 miliardi di euro previsti nel fondo anti-Covid della legge di bilancio 2021. Questo permetterebbe di liberare le risorse in questione e di riconvertirle per altre esigenze.

Infine, per il prossimo anno resta da sciogliere il nodo del Recovery fund, al momento bloccato dai veti di Polonia e Ungheria.

 

Perché tanti DPCM ravvicinati? In tre punti la spiegazione 

Nelle ultime tre settimane il Presidente Conte ha firmato due Decreti con disposizioni restrittive per contrastare la diffusione dei contagi. Un altro lo firmerà domani.

La domanda è lecita: perché tre Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri a distanza di una settimana circa l’uno dall’altro e non assumere la decisione più drastica sin dall’inizio?

Dal momento della recrudescenza dei contagi, i Decreti sono stati emanati il 18 ottobre, il 24 ottobre ed il nuovo sarà lunedì 2 novembre.

E’ necessario, quindi, comprendere in che modo si assume questa particolare decisione.

Sin dall’estate scorsa è stato predisposto un documento, dal titolo “Prevenzione e risposta a COVID-19” (concluso, poi, a settembre) nel quale sono descritti gli scenari possibili e le azioni conseguenti da assumere.

Per fare un esempio concreto, la fase 3, quella in cui siamo, prevede che occorrono azioni (locali/provinciali/regionali) per l’aumento delle distanze sociali, possibili obblighi anche su base locale sull’utilizzo di mascherine anche all’aperto, zone rosse con restrizioni temporanee con riapertura possibile valutando incidenza e Rt, interruzione di attività sociali/culturali/sportive a maggior rischio assembramento, valutazione di interruzione di alcune attività produttive con particolari situazioni di rischio, possibili restrizioni della mobilità interregionale ed intraregionale”.

Quindi, un primo dato è che le scelte del Presidente del Consiglio sono già state individuate nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19”. A questo link troverai il documento completo (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5373_16_file.pdf).

Ogni settimana, di norma il venerdì, il Comitato Tecnico Scientifico analizza ed elabora i risultati provenienti dai tamponi effettuati e dal sistema sanitario nazionale. Questi dati vengono scientificamente valutati e proiettati in linea potenziale per il futuro.

Nelle ultime tre settimane, i dati sempre in forte aumento dei contagiati e dei ricoverati (quindi, le criticità del sistema sanitario), la loro diffusione territoriale e le gravi difficoltà di tracciare i contatti dei contagiati scoperti, sono stati sempre valutati dal Comitato che, a sua volta, ha inoltrato al Governo le proprie conclusioni affinché si prendessero le decisioni del caso.

Quindi, il secondo dato è che le scelte del Presidente del Consiglio sono prese sulla base di evidenze scientifiche.

Detto questo, veniamo al perché dei DPCM a ripetizione.

Le scelte di contrasto al virus sono normalmente proiettate nei successivi 10/14 giorni. Pertanto, per valutare i risultati delle decisioni prese con il DPCM 18 ottobre si sarebbe dovuto aspettare almeno fino al 28 e per quello del 24 ottobre fino al 7 novembre prossimo.

In realtà, e questo è il terzo dato, i DPCM si sono susseguiti a distanza inferiore a causa della velocissima e diffusissima espansione dei contagi notevolmente superiori ad ogni previsione tanto che non è stato assolutamente possibile attendere gli esiti delle scelte precedentemente assunte.

Una situazione allarmante alla quale non si riesce a far fronte e che ci sta portando dritti allo scenario 4, il peggiore, quello in cui è previsto anche il lockdown totale.

Con il DPCM di domani si cercherà ancora di arginare il virus che corre più che velocemente, tanto che in tutta Europa le scelte assunte si somigliano e tutte sacrificano la mobilità delle persone e l’esercizio delle attività economiche.

Il Comune di Verona si costituisca parte civile contro i delinquenti

Il Comune di Verona si costituisca parte civile contro quei delinquenti che hanno devastato la città e aggredito servitori dello Stato.

E’ una vergona inaudita avere gente così in giro per Verona.

Quando si aggredisce lo Stato attraverso i suoi uomini migliori, siamo al punto di non ritorno e dalle testimonianze emerge con chiarezza che c’era anche l’intento di uccidere. Diversamente, oltra all’uso di oggetti contundenti di varia natura, non si scaglierebbero sassi dal peso di quasi un chilo sui poliziotti.

Se poi aggiungiamo che era tutto programmato, quindi, anche l’approvvigionamento dei materiali per colpire le forze di polizia, la premeditazione rende il quadro molto nitido: alcuni criminali erano pronti a tutto.

Certa gente non ha diritto di cittadinanza e, pertanto, Verona deve respingerli nella maniera più limpida possibile, costituendosi parte civile nel processo che sarà avviato a carico di tutti coloro che, lo spero molto, saranno individuati.

Ho un dubbio: credo si sia arrivati a questo punto anche a causa dei tanti silenzi e delle ambiguità che nel tempo sono stati protagonisti in vicende comunque allarmanti che coinvolgevano ambienti dell’estrema destra veronese.

Non vorrei che qualcuno di quei delinquenti, come ho sempre ripetuto, si sia “sentito” accolto nei suoi vaneggiamenti. D’altronde, quando si minimizza o si etichettano come goliardici alcuni fatti accaduti, non si sa cosa può succedere alla prossima volta.

E, stavolta, la prossima mossa è stata l’aggressione violenta ai poliziotti che in quel frangente rappresentavano lo Stato di diritto.

Che a Verona circoli gente pronta a colpire le forze di polizia è un dato allarmante e deprime l’immagine della città. Non bastano le parole di dissociazione. Serve molto di più.

Serve isolare culturalmente i violenti, non farli sentire a casa propria e serve evitare qualsiasi connubio tra loro e la politica.

Per questo, l’unico segnale vero è la costituzione di parte civile del Comune di Verona che sarebbe anche il segnale più chiaro di vicinanza e solidarietà verso le forze di polizia che garantiscono la nostra sicurezza contro certi delinquenti.

In ogni caso la persistenza di gruppi di estrema destra, apertamente connesse alla sfera del neofascismo, è un elemento che può trasformarsi in una fonte ulteriore di destabilizzazione.

Per questa ragione, Forza Nuova e CasaPound vanno sciolte immediatamente perché è inaccettabile qualsiasi convivenza politica di gruppi neofascisti nella nostra società.

 

PS. Nella foto, il blocco di marmo che è stato lanciato addosso ai poliziotti e che ha colpito uno di loro provocandogli la rottura del tendine della spalla. E se avesse colpito pochi centimetri più in là?

Decreto “Ristoro”. Le decisioni prese.

Il Governo ha stanziato 5,4 miliardi di euro e ne potranno beneficiare ristoranti, partite Iva, gestori di palestre e piscine, discoteche, lavoratori stagionali, termali e dello spettacolo.

Contributi a fondo perduto

I contributi a fondo perduto sono per tutte le aziende che, a causa dell’ultimo Dpcm, sono costrette a chiudere o a ridurre l’orario, ma anche a taxi e noleggi con conducente, indirettamente colpiti. Si parte dai ristori già erogati ai sensi del decreto Rilancio (Maggio 2020), ma questa volta gli importi saranno quasi sempre più alti.

I contributi a fondo perduto sono per circa 460 mila imprese e saranno accreditati a partire dal 15 novembre con erogazione automatica sul conto corrente per chi li ha già ricevuti in precedenza.

I beneficiari sono suddivisi per categorie e, in base all’attività, il contributo varia dal 100% al 400%, fino ad un massimo di 150.000 euro di contributo.

La novità è che possono fare domanda anche le imprese che non ne hanno usufruito nei mesi precedenti e le imprese che fatturano oltre 5 milioni di euro all’anno, con un ristoro pari al 10% da calcolare sulla perdita di fatturato (in passato, escluse).

Il contributo è sempre rapportato alle perdite di fatturato rilevate dalle differenze tra i ricavi di aprile 2020 e di aprile 2019.

I contributi a fondo perduto sono previsti nella misura del:

  • 100% per tassisti e noleggiatori;
  • 150% per gelaterie, pasticcerie e bar senza cucina, aziende agricole e strutture alberghiere;
  • 200% per ristoranti, catering, piscine, palestre, teatri e cinema;
  • 400% per discoteche, sale da ballo e simili.

Quindi, i nuovi aiuti saranno, in base al codice Ateco dell’attività, pari al 100%, al 150% o al 200% rispetto all’aiuto già previsto dal decreto Rilancio, che a sua volta era pari al 20%, 15% o 10% (a seconda della grandezza dell’azienda) della perdita subìta.[1]

Esempi:

Attività con ricavi e compensi inferiori a 400mila euro Ricavi aprile 2019 Ricavi aprile 2020 (e perdite) Contributo DL Rilancio (Maggio)

 

Contributo DL Ristoro

(% di oggi x20% di maggio)

Bar, pasticcerie 15.000 3.000 (-12.000) 2.400 (20%) 3.600 (150%)
Ristoranti 20.000 5.000 (-15.000) 3.000 (20%) 6.000 (200%)
Palestre, piscine 40.000 10.000 (-30.000) 6.000 (20%) 12.000 (200%)
Discoteche 100.000 20.000 (-80.000) 16.000 (20%) 48.000 (400%)

 

  1. Le cifre sono indicate – per comodità – per consentire il risultato superiore ai 2.000 euro a fondo perduto, importo minimo del contributo comunque da erogare nel caso in cui la differenza aprile 2020/aprile 2019 generasse un contributo inferiore.

Per i ristori ci sarà un doppio binario: per chi lo ha già avuto l’indennizzo sarà automatico e arriverà con bonifico sul conto corrente da parte dell’Agenzia delle entrate entro il 15 novembre. Potranno presentare la domanda anche le attività che non hanno usufruito dei precedenti contributi. L’Agenzia riaprirà il canale per le istanze e il ristoro arriverà entro la metà di dicembre.

Rata IMU cancellata

In arrivo la cancellazione dellaseconda rata dell’IMU, da pagare entro il 16 dicembre 2020. Questa dovrebbe essere eliminata per tutti i soggetti economici colpiti dal DPCM 25 ottobre: ristoratori, gestori di cinema, teatri, palestre, piscine e altre attività per le quali è imposta la chiusura totale o anticipata alle 18.00.

Credito d’imposta per affitti commerciali

Il credito d’imposta sugli affitti commerciali al 60% riguarda i mesi diottobre, novembre e dicembre. La misura viene allargata alle imprese con ricavi superiori a 5 milioni di euro annui, a patto che abbiano subito un calo di fatturato di almeno il 50%.
Il credito sarà cedibile al proprietario dell’immobile locato.

Proroga cassa integrazione

Tra le novità principali del nuovo decreto c’è la proroga della Cig per altre 6 settimane, un intervento che, da solo, richiede 1,6 miliardi di euro. La proroga riguarda il periodo compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021 e possono beneficiarne le imprese che hanno esaurito le settimane precedenti.

È prevista un’aliquota contributiva addizionale differenziata sulla base della riduzione di fatturato.  Per le imprese che hanno avuto una riduzione di fatturato oltre il 20% la Cig è gratuita, stessa cosa per i datori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019.

Bonus lavoratori spettacolo, turismo, stagionali e termali

Confermata l’indennità di 1.000 euro per i lavoratori dello spettacolo (intermitenti e autonomi), stagionali e del turismo. Per queste categorie il decreto prevede anche la proroga della cassa integrazione.

È riconosciuta un’ulteriore indennità destinata a tutti i lavoratori del settore sportivo che avevano già ricevuto le indennità previste dai decreti “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) e “Rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34). L’importo è aumentato da 600 a 800 euro.

Reddito di emergenza

Per coloro che ne hanno già beneficiato nei mesi passati, il dl Ristori conferma il reddito di emergenza per altre due mensilità. Il valore del beneficio può arrivare anche a 800 euro (attualmente in media 560 euro per circa 300mila famiglie).

Esonero contributi previdenziali

A sostegno dell’imprenditoria, il dl Ristori prevede lo stop ai versamenti previdenziali per le imprese che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa del Covid-19, tranne quelle del settore agricolo (per le quali sono previste altre misure). L’esonero contributivo dura 4 mesi al massimo ed è fruibile entro e non oltre maggio 2021.
Il quantum dell’esonero viene calcolato sulla base della perdita di fatturato:

  • fino al 50% per le imprese che hanno avuto una riduzione inferiore al 20%;
  • fino al 100% per le imprese con riduzione pari o superiore al 20%.

Filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura

Previsto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per tutta la filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura. La misura riguarda i contributi dovuti per il mese di novembre. Tale beneficio è riconosciuto anche a imprenditori agricoli, coltivatori diretti, mezzadri e coloni.

Stanziati 100 milioni di euro per sostenere tutta la filiera e la concessione di contributi a fondo perduto per gli imprenditori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e a chi ha avuto un calo di fatturato superiore al 25% rispetto a novembre dello scorso anno.

Settore sportivo: le indennità previste

Tra i settori maggiormente colpiti c’è quello sportivo, soprattutto dilettantistico. Il dl Ristori riconosce un’indennità ulteriore per coloro che lavorano con lo sport ed hanno già ricevuto le indennità di 600 euro stabilite dal Cura Italia e poi dal dl Rilancio. L’importo del beneficio è aumentato a 800 euro.

Inoltre viene istituito un apposito Fondo con 50 milioni di euro da destinare alle società sportive dilettantistiche danneggiate dalla riduzione o chiusura totale delle attività.

Pacchetto Giustizia

Non da ultimo, il nuovo decreto si occupa anche del comparto Giustizia, con diversi articoli dedicati alle misure di prevenzione nei tribunali. Tra le novità ci sono l’implementazione del deposito di atti e documenti via PEC, l’accesso agli atti da remoto e la possibilità di procedere a divorzio e separazione senza comparizione delle parti.

Computer studenti

Al provvedimento sono state agganciate anche altre misure, come gli 85 milioni per acquistare computer per gli studenti.

Fondi di sostegno per alcuni dei settori più colpiti

È stanziato complessivamente 1 miliardo per il sostegno nei confronti di alcuni settori colpiti:

  • 400 milioni per agenzie di viaggio e tour operator;
  • 100 milioni per editoria, fiere e congressi;
  • 100 milioni di euro per il sostegno al settore alberghiero e termale;
  • 400 milioni di euro per il sostegno all’export e alle fiere internazionali.
  • 100 milioni di euro per la filiera agricola.

 Sostegno allo sport dilettantistico

Per far fronte alle difficoltà delle associazioni e società sportive dilettantistiche viene istituito un apposito Fondo le cui risorse verranno assegnate al Dipartimento per lo sport.

Il Fondo viene finanziato per 50 milioni di euro per il 2020 per l’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività, tenendo conto del servizio di interesse generale che queste associazioni svolgono, soprattutto per le comunità locali e i giovani.

Salute e sicurezza

È previsto un insieme di interventi per rafforzare ulteriormente la risposta sanitaria del nostro Paese nei confronti dell’emergenza Coronavirus. Tra questi:

  • lo stanziamento dei fondi necessari per la somministrazione di 2 milioni di tamponi rapidi presso i medici di famiglia;
  • l’istituzione presso il Ministero della salute del Servizio nazionale di risposta telefonica per la sorveglianza sanitaria e le attività di contact tracing.

Ecco nel dettaglio a quali tipologie di attività di applicheranno i diversi coefficienti di incremento. In ogni caso, successivi decreti del ministro dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’economia potrannoaggiungere ulteriori codici relativi a settori “direttamente pregiudicati dalle misure restrittive introdotte dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri”.

CODICI ATECO INTERESSATI E % DI CONTRIBUTO:

493210 Trasporto con taxi 100%
493220 Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimesse con conducente 100%
561011 Ristorazione con somministrazione 200%
561012 Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole 200%
561030 Gelaterie e pasticcerie 150%
561041 Gelaterie e pasticcerie ambulanti 150%
561042 Ristorazione ambulante 200%
562100 Catering per eventi, banqueting 200%
563000 Bar e altri esercizi simili senza cucina 150%
591400 Attività di proiezione cinematografica 200%
823000 Organizzazione di convegni e fiere 200%
900400 Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche 200%
931110 Gestione di stadi 200%
931120 Gestione di piscine 200%
931130 Gestione di impianti sportivi polivalenti 200%
931190 Gestione di altri impianti sportivi nca 200%
931200 Attività di club sportivi 200%
931300 Gestione di palestre 200%
931910 Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi 200%
931999 Altre attività sportive nca 200%
932100 Parchi di divertimento e parchi tematici 200%
932910 Discoteche, sale da ballo night-club e simili 400%
932930 Sale giochi e biliardi 200%
932990 Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca 200%
960410 Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali) 200%
960420 Stabilimenti termali 200%
960905 Organizzazione di feste e cerimonie 200%
551000 Alberghi 150%
552010 Villaggi turistici 150%
552020 Ostelli della gioventù 150%
552030 Rifugi di montagna 150%
552040 Colonie marine e montane 150%
552051 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence 150%
552052 Attività di alloggio connesse alle aziende agricole 150%
553000 Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte 150%
559020 Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero 150%
493901 Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o sub-urbano 200%
773994 Noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli: impianti luce ed audio senza operatore, palchi, stand ed addobbi luminosi 200%
799011 Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento 200%
799019 Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca 200%
900101 Attività nel campo della recitazione 200%
900109 Altre rappresentazioni artistiche 200%
900201 Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli 200%
900209 Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche 200%
920009 Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse (comprende le sale bingo) 200%
949920 Attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby 200%
949990 Attività di altre organizzazioni associative nca 200%

[1] Decreto Rilancio (Maggio 2020): l’ammontare del contributo si calcola applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’analogo importo del mese di aprile 2019.

Le percentuali previste erano le seguenti:

  • 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 400.000 euro
  • 15%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 1.000.000 euro
  • 10%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 5.000.000 euro.

Il contributo era comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

 

Il nemico è il virus, non le attività economiche

Le ultime decisioni prese dal Governo hanno l’obiettivo di ridurre il più possibile la mobilità delle persone e, quindi, gli assembramenti.

Il quadro generale è a tutti noto.

Siamo di fronte ad un’importante ripresa dei contagi, alle prime (avanzate) sofferenze del sistema sanitario, all’ormai impossibilità di tracciare tutti i contagiati.

Il quadro è aggravato dal fatto che ovunque in Europa la situazione è molto critica e la mobilità tra Paesi non è stata (ne sarà) limitata.

Un altro dato importante: l’indagine epidemiologica ufficialmente avviata dal Governo e svolta all’inizio dell’estate ha certificato che in Italia i contagiati erano stati circa 1,4 milioni. Eppure, i dati ufficiali dei contagiati (decessi compresi) al 28 giungo scorso erano solo 240.310.

È altamente probabile che oggi sia nuovamente così, tant’è che quasi il 55% dei positivi sono asintomatici e tali restano. Ne vengono scoperti di più perché si fanno in media 160mila tamponi al giorno. Fino a giugno in media erano solo più o meno 30mila.

Un ulteriore dato sono le terapie intensive. È vero che ne sono state predisposte qualche migliaio in più rispetto alla primavera, ma è da tenere conto che mediamente il 75% di esse viene occupato da pazienti non covid, quindi, i numeri sono di molto inferiori, tant’è che l’asticella per l’allarme è fissata al 30% del loro riempimento (ad esempio, in Veneto siamo in fascia 3, ovvero tra 151/250 pazienti in terapia intensiva. La fascia massima è la 5 con 400 pazienti in terapia intensiva su 1.016 posti disponibili (fonte: piano di sanità pubblica della Regione Veneto) superata la quale le restrizioni saranno al massimo livello).

Inoltre, dato non indifferente, sono importanti i calcoli statistici degli epidemiologi che presuppongono in prospettiva numeri significativi di contagiati, ricoverati e decessi (ad esempio, avevano previsto anche 16mila contagi a fine ottobre, ma siano ben oltre i 20mila).

A questi livelli, è impossibile il tracciamento

Mi spiego meglio in numeri: per ogni contagiato le ASL dovrebbero rintracciare 10/15 persone per il conseguente isolamento fiduciario.

Posto che servono almeno 15 minuti per ognuno, occorrono 3,75 ore (su 15) per ciascun contagiato. Moltiplicato per 2mila (più o meno i contagiati quotidiano più in Veneto), fanno 7.500 ore al dì.

Impegno insostenibile.

Rispetto a tutto questo, ed è ragionevolmente impossibile qualsiasi ragionamento “localistico” in virtù del quale si pensa che un territorio stia meglio di altri.

Come pure è poco realistico sostenere che ci sono attività che per lo stretto rispetto delle regole (non ho dubbi in merito), non favoriscono i contagi.

Il tema centrale attorno al quale ruotano le valutazioni scientifiche non sono i territori o le singole attività economiche, bensì la mobilità e gli assembramenti.

Faccio un esempio: dalle 18,00, che per la maggior parte è il termine dell’attività lavorativa, si mobilitano svariati milioni di italiani.

La “chiusura” mira a colpire proprio quella mobilità.

Quindi, la causa dei contagi non sono quelle attività, ma ciò che la loro presenza determina, ovvero la mobilità di milioni persone.

La differenza tra le 18,00 e le 23,00 (nessuno era contrario alla chiusura, la differenza era solo sull’orario), sta nei numeri. Chiudere alle 18,00 consente di ridurre la mobilità di diversi milioni in più rispetto alle 23,00, senza compromettere la maggioranza delle attività lavorative, scolastiche e personali che si svolgono prima delle 18. Questo è il punto.

Ovviamente c’è un pesante effetto collaterale su tutte le attività che si sviluppano in quella fascia oraria e dovranno essere prontamente risarcite.

Nel frattempo, rispetto ad alcune obiezioni che sono state giustamente poste, per contenere al massimo i tempi di questa chiusura si sta agendo anche su altri fronti. Per i trasporti sono stati cospicuamente finanziati servizi aggiuntivi (attuati in ritardo a causa della scarsa reattività delle regioni, ma adesso sta funzionando).

Per la scuola è stata fatta una scelta di natura pedagogica.

Mentre per le scuole superiori la didattica a distanza deve essere almeno del 75% (anche qui nessun contrario, la differenza era solo sulle percentuali) – con il beneficio di ridurre i pendolari –  “materne, elementari e medie” si svolgono in presenza perché si è ragionevolmente valutato il beneficio per i bambini delle relazioni sociali che la scuola ha sulla loro formazione (nessuno aveva proposto di chiuderle) ed in più non gravano sui trasporti.

Zaia, agire subito è meglio!

Al momento Zaia non ha imposto restrizioni né ha attivato i reparti/ospedali Covid. Credo, al contrario, che ci siano tutte le condizioni per farlo adesso.

La situazione dei contagi in Veneto sta aumentando in maniera preoccupante.

Sebbene le terapie intensive siano passate da 494 posti a circa 1.000, grazie agli interventi economici del Governo, non possiamo restare tranquilli.

Infatti, secondo gli esperti, che si basano su studi e modelli matematici infallibili (ahinoi), per ogni contagiato in terapia intensiva ce ne sono decine in sub intensiva e tanti altri asintomatici.

Inoltre, se ogni giorno se ne contagiano 1.000, occorre tracciare le frequentazioni. In pratica, almeno altre 15 persone da rintracciare. Calcolando una decina di minuti per ognuna, sono 250 ore al giorno. Non credo che ci sia tutto questo personale in giro per fare una cosa simile con tempestività.

Inoltre, la saturazione delle terapie intensive incide anche sui pazienti con altre patologie, perché rischiano di non trovare posto per le cure necessarie.

Detto questo, guardiamo la situazione in Veneto.

I contagi sono superiori ai 1.000 al giorno e, pertanto, siamo pienamente nello scenario che ho descritto.

Pur tuttavia, Zaia, a differenza di altri suoi colleghi che per gli stessi numeri hanno agito diversamente, al momento non ha imposto restrizioni particolari perché, a suo dire, “saranno i parametri a deciderle, perché si tratta di decisioni dettate da scelte sanitarie e non politiche”.

Posso apprezzare la motivazione, oggettivamente basata sulla scienza e non sulle fandonie del suo capo Salvini, ma credo che si debba fare di più e subito.

Poiché dal Governo abbiamo finanziato l’apertura di ospedali dedicati ai pazienti Covid, l’aumento delle terapie intensive, l’acquisto massivo di tamponi e reagenti, il maggiore personale impiegato, le ore di straordinario per il personale medico, il recupero delle visite mediche non svolte a causa della pandemia, sono convinto che già ora debbano essere riaperti i reparti/ospedali Covid in modo da liberare “risorse” per altre situazioni.

Non solo.

Se lo scenario è quello dell’aumento esponenziale dei contagi, occorre agire sulle abitudini che stanno causando questo, in primis le frequentazioni pubbliche in forma assembleare.

Due azioni, riapertura reparti/ospedali Covid e restrizioni per gli assembramenti, che già ora possono essere attuati perché i dati sono chiari.

Questo è il nuovo Decreto anti-Covid-19

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il Dpcm del 18 ottobre 2020 sulle misure per il contrasto e il contenimento dell’emergenza Covid-19.

 

DPCM 18 ottobre 2020

 

Allegato A Dpcm_18102020

Il Veneto (Zaia) non ha attivato l’App Immuni.

Per colpa di Zaia, la App Immuni non è stata attivata in Veneto, ovvero non è possibile in tutta la Regione condividere i dati che ha tracciato via bluetooth tutti i contatti nelle ultime settimane.

La app. Immuni è uno strumento in più contro l’epidemia in quanto consente, attraverso l’impiego ottimale della tecnologia, di avvertire gli utenti che hanno avuto un’esposizione a rischio, anche se sono asintomatici, garantendo loro la massima attenzione alla privacy.

A chi si è trovato a stretto contatto con un utente risultato positivo al virus del COVID-19, l’app invia una notifica che lo avverte del potenziale rischio di essere stato contagiato e ciò avviene senza raccogliere dati sull’identità o la posizione dell’utente.

Gli utenti che vengono avvertiti dall’app di un possibile contagio possono isolarsi per evitare di contagiare altri. Così facendo, aiutano a contenere l’epidemia e a favorire un rapido ritorno alla normalità e, inoltre, venendo informati tempestivamente, gli utenti possono contattare il proprio medico di medicina generale e ridurre così il rischio di complicanze.

L’applicazione è disponibile dal 1º giugno 2020, con una sperimentazione iniziata l’8 giugno in quattro regioni e l’estensione al resto dell’Italia dal 15 giugno. Tutti i dati raccolti durante il periodo di attività, siano essi salvati sul dispositivo o sul server, vengono cancellati non appena non sono più necessari e comunque, secondo le disposizioni attualmente in vigore, non oltre il 31 dicembre 2021;

Sebbene non obbligatoria, la app Immuni è stata scaricata da oltre 534mila veneti, secondo i dati del Ministero della salute. Il Veneto è la quarta regione per numero di download, dietro a Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna a dimostrazione che i veneti hanno compreso l’importanza di questo mezzo;

Incredibilmente, la App non è stata attivata in Veneto, ovvero non è possibile in tutta la Regione condividere i dati che ha tracciato via bluetooth tutti i contatti nelle ultime settimane.

Un ritardo pericoloso. Di fatto, per mesi nella Regione Veneto per chissà quanti contagiati non è stato possibile effettuare il tracciamento mediante questo importante strumento aggiuntivo per i Servizi di Igiene e Sanità Pubblica nell’identificazione di eventuali contatti.

Una grave responsabilità di Zaia che, al contrario, continua a pontificare su tutto, tranne fare il proprio dovere. Dopo tre mesi ancora non abbiamo Immuni.

Ho presentato un’interrogazione al Ministro Speranza per chiedergli di premere su Zaia e sostenere ogni azione funzionale alla sua attivazione e, se necessario, surrogare la Regione Veneto.

Bus affollati? La soluzione c’è e da tempo!

Per ridurre la capienza degli autobus, ATV può avviare servizi aggiuntivi nelle fasce orarie più cariche e gli orari delle scuole possono essere scaglionati. Serve un piano..

Per il trasporto pubblico locale è stato disposto il riempimento dei mezzi in misura non superiore all’80% dei posti consentiti della carta di circolazione dei medesimi.

E’ più che evidente che in alcune fasce orarie è difficile rispettare questo limite e, peraltro, le evidenze scientifiche dimostrano che i tempi di percorrenza media dei passeggeri, pur in presenza di misure quali l’apertura dei finestrini o di altre prese d’aria in grado di garantire il ricambio d’aria, non risultano sufficienti per contrastare sufficientemente la diffusione dei contagi.

Anche per questo è necessario corrispondere i timori diffusi dei veronesi e la conseguenza, negativa, di impedire l’usufruizione del trasporto pubblico e, quindi, l’incremento del traffico veicolare privato sulle nostre strade.

Per questo, su proposta del PD, nel Decreto Agosto è stata inserita una norma (comma 3 sexies art. 57) che autorizza procedure snelle per l’affidamento degli eventuali servizi aggiuntivi in subconcessione (aggiudicazioni in “urgenza” secondo quanto previsto dall’art.163 co.7 del codice degli appalti).

Grazie alla nostra proposta, l’appaltatore/concessionario del servizio di trasporto pubblico, qual è ATV, può individuare un soggetto, compreso le aziende dei bus turistici, stipulare con loro un contratto di sub-affidamento/sub concessione e inviarlo all’amministrazione concedente.

Questa autorizza il subaffidamento condizionando risolutivamente lo stesso all’esito dei controlli attestanti il possesso dei requisiti di idoneità professionale e l’assenza dei motivi di esclusione sulle dichiarazioni rese e prevedendo in caso di esito negativo la revoca dell’autorizzazione e il pagamento delle sole prestazioni effettivamente eseguite.

Questa velocissima procedura consente di attutire il problema del sovraccarico dei bus, soprattutto in alcuni orari. Le spese per i servizi aggiuntivi, peraltro, sono rimborsati dallo Stato e per questo abbiamo già finanziato le Regioni con 180 milioni di euro.

Ecco l’altro punto. Io credo che i ragazzi debbano frequentare la scuola e, pertanto, propongo un tavolo urgente tra Comune, Provincia e Direzione scolastica provinciale per studiare un piano con le azioni migliori per diluire il “peso” degli studenti sugli autobus.

Una scelta simile, accompagnata dall’impiego di altri bus – così si impegnano ditte ferme a causa del virus – certamente risolverebbe il cogente rispetto dell’80% di capienza degli autobus.