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Zaia si è occupato delle case di riposo?

Per tanti giorni ho seguito le conferenze stampa di Zaia.

In diverse occasioni ho notato la sua capacità di non dire tutto, ovvero solo quello che gli interessava e di alzare sempre lo sguardo verso Roma, in modo da mettere in mora qualcun altro rispetto alle tante cose da fare.

Quindi, in tante occasioni abbiamo sentito parlare di mascherine, guanti, respiratori e così via.

Va specificata una cosa: dal 2004 le competenze in materia sanitaria sono state attribuite alle Regioni. Spetterebbe a queste garantire l’efficienza del sistema sanitario regionale.

In tutta Italia, su questo punto ci torneremo, perché l’epidemia ha fatto emergere importanti criticità e lacune, a testimonianza che le scelte fatte non sempre sono state felici.

Qui in Veneto, inoltre, propagandato come sistema efficiente, non possono mancare le dotazioni per il personale sanitario, ivi compresi i medici di base o, peggio ancora, posti per rianimazione e attrezzature adeguate.

Ne parleremo dopo l’epidemia.

Ovviamente, in un contesto emergenziale come quello che stiamo vivendo, il

Governo non può che fare la sua parte.

Ecco, questa certezza, che il Governo deve comunque agire, è stata presa a pretesto per scaricare su altri le proprie mancanze, con un gioco al rilancio che mediaticamente ha ingenenerato la convinzione che altri non hanno fatto il proprio dovere.

Invece, la prova provata del contrario, non solo è quella di aver scoperto tante falle nel sistema sanitario!/ospedaliero, ma alzando lo sguardo su altre esigenze sempre di carattere regionale, viene fuori un quadro desolante.

È il caso delle Residenze Sanitarie Assistite e delle Case di Riposo. Li non c’è Governo che tenga.

Innanzitutto, gli operatori non possono contare su competenze e dotazioni di livello ospedaliero ma si trovano a dover fare i conti con una popolazione ospitata altamente vulnerabile.

Più di 30mila anziani ricoverati in circa 200 strutture, pubbliche e private, devono affrontare l’epidemia di Coronavirus in condizioni assai complicate. Avevano bisogno si da subito di un’attenzione particolare che non c’è stata e almeno fino a due/tre giorni a abbiamo notato solo la forte latitanza della Regione.

Non risulta, inoltre, che la Regione abbia predisposto un monitoraggio di quello che sta succedendo. Quanti focolai di Covid19 ci sono nelle strutture venete e quanti contagiati? Qual è il fabbisogno di personale per sostituire chi è stato costretto a lasciare il lavoro perché colpito dal virus o dare il cambio a chi sta facendo turni massacranti? Chi deve provvedere alla continua sanificazione dei locali?

Le strutture, già alle prese con parecchi problemi di bilancio, si trovano a fare i conti con un peso insostenibile. Alcune sono già collassate, altre lo saranno a breve senza un intervento forte.

Su questo tema, per adesso solo allarmanti proclami a parte di Zaia. Ma non era il caso di agire sin dall’inizio dell’epidemia?

Zaia, basta chiacchiere, per salvare le persone anziane ospitate nelle Case di riposo, in particolare quelle pubbliche, servono risorse altrimenti il sistema crollerà, quindi, finiscila di fare propaganda e datti da fare, prima che si verifichi  la ‘Caporetto’ degli anziani del Veneto.

La Lega vuole sfiilarci Vinitaly e portarla a Milano?

Il Senatore leghista Centinaio ha rispolverato la vecchia e mai sopita volontà di Milano di sottrarre a Verona l’importantissima manifestazione fieristica sul vino.

Appena saputo del rinvio all’anno prossimo di Vinitaly, causa Coronavirus e non altro, immediatamente si è precipitato a sottolineare che “il settore deve concentrarsi sull’evento d’autunno, nella città più internazionale del nostro Paese. Milano Wine Week deve diventare la vetrina per il vino italiano per il 2020”.

La proposta non è passata inosservata, anche in ragione del ruolo che Centinaio ha rivestito fino a pochi mesi fa: Ministro dell’Agricoltura.

E’ da sempre noto il disegno della Lombardia di portare a Milano Vinitaly, ma pensavo che dopo i successi di VeronaFiere di questi anni ed il lustro durante Expo 2915, con il ruolo avuto nel salone del vino da parte di Verona, avessero chiuso per sempre la bocca a coloro che portano avanti questo disegno da anni, ormai.

Invece, no, anzi, attraverso la voce del leghista Centinaio hanno riscoperto le carte e tornati alla carica, con forza.

L’evento Milano Wine Week in autunno, mai potrà diventare “la vetrina per il vino italiano del 2020”.  Quella di Centinaio è una boutade, ma ha tradito le intenzioni di sempre.

Peraltro, il Senatore leghista ha, di fatto, già incaricato – attraverso il favore che ha espresso platealmente – colui che dovrebbe portare avanti il progetto contro Verona: l’ideatore di quella manifestazione milanese in modo che Milano Wine Week sia “l’esempio di un’Italia che non si ferma davanti agli ostacoli”.

Spero che Verona non sia totalmente distratta dall’emergenza – pur importante – da non comprendere il pericolo che stiamo correndo.

Chiedo al sindaco Sboarina di lanciare un segnale forte, a difesa degli interessi di Verona e del futuro di VeronaFiere che su Vinitaly fonda gran parte delle proprie aspettative.

Non è accettabile che approfittando di una calamità come questa, qualcuno possa dividersi le vesti.

Alla Lega va detto con forza che Vinitaly non si tocca!

Alta velocità, Sboarina datti una mossa!

La notizia che il tunnel del Brennero sarà realizzato entro il 2028 è un’ottima cosa.

Da quell’anno le dinamiche per Verona cambieranno radicalmente, in termini di sviluppo, di marketing territoriale e di centralità in tutto il sud Europa nel comparto della logistica. Sono convinto che ci saranno novità anche per le metropolitane di superficie.

Ovviamente, il solo tunnel non è sufficiente.

Serve che quel buco sia collegato con la rete ferroviaria in modo da ottimizzare il più possibile i trasporti ed i tempi previsti.

Serve anche un interporto in grado di reggere la sfida che i nuovi e più moderni traffici lanceranno a Verona.

Innanzitutto il Quadrante Europa. E’ necessario che il terminal ferroviario sia ingrandito con stazioni intermodali per treni lunghi fino a 750/1000 metri, in modo da portare più carichi. Su questo punto, ho la garanzia che RFI procederà in questa direzione con un investimento di circa 50 milioni di euro in autofinanziamento. I progetti sono già in corso.

Altra buona notizia è la sicura realizzazione del collegamento diretto tra la rete storica e quella AV con il QE e tra questi e le linee ferroviarie verso il Brennero e Bologna.

I collegamenti diretti eviteranno ai treni merci l’imbuto di Porta Nuova e sveltiranno i traffici diretti da/verso l’interporto.

La tratta Brescia/Verona è stata interamente finanziata dal Governo Renzi e dopo la sostituzione del Ministro Toninelli e dei suoi alleati della Lega, finalmente le gare di appalto sono in corso. Entro il 2026 dovrebbero concludersi i lavori.

Qui si apriranno opportunità per il trasporto pubblico di massa cadenzato attraverso l’utilizzo delle tracce ferroviarie lasciate libere sulla linea attuale.

Quello che mi preoccupa, e molto, è la tratta ferroviaria Verona/Brennero ed in particolare la Verona/Pescantina, IV lotto prioritario, peraltro.

Questo tratto è fermo a causa del Comune di Verona!

A metà settembre 2018 Rete Ferroviaria Italiana ha presentato lo Schema di Accordo procedimentale di attuazione del Protocollo sottoscritto nel 2013 ed ha reso noto il progetto preliminare. Da allora – ormai un anno e mezzo – nessuno ha più saputo nulla. Un ritardo notevole che sta incidendo negativamente sulla realizzazione dell’opera e, quindi, sia sulla funzionalità del collegamento con il tunnel sia sulle prospettive per Verona.

Pur tuttavia, nonostante il silenzio del Comune, proprio in questi giorni noi siamo andati avanti lo stesso e abbiamo finanziato lo sviluppo della progettazione Verona/Pescantina con 10 milioni di euro.

Sfuggono le ragioni dell’insipiente silenzio, ma poiché sono noti i risultati negativi per l’economia veronese, abbiamo deciso di proseguire comunque.

Peraltro, il ritardo incide anche sullo sviluppo dell’area di S. Massimo. Infatti, l’interramento della linea tutta, AV e storica, poco dopo Porta Nuova, eliminerà quel muro che oggi divide il quartiere dalla città.

Ho letto che non è vero che il Comune è dormiente.

Fa piacere sapere lunedì 16 scorso c’è stato un incontro sul tema, non è mai troppo tardi, ma potevano svegliarsi prima.

Adesso è doveroso recuperare il tempo perduto.