Articoli

La debolezza politica

Il capo della propaganda politica della Lega di Salvini è indagato per presunto spaccio di droga e a casa sua i Carabinieri ne hanno trovato un piccolo quantitativo.

Ha chiesto scusa dicendo che si è trattato di una debolezza umana.

La fragilità è parte dell’essere umano, il moralismo, il perbenismo e gli insulti, invece, sono una scelta volontaria.

La Lega, attraverso quel signore, ha utilizzato il moralismo trasformandolo in provocazione, con i social piegati alle loro modalità di aggressione digitale dettando regole a tutti, spessissimo morali ed etiche, ergendosi a censore dei comportamenti umani.

Oggi emerge il vero problema della Lega e di Morisi: l’ambivalenza, peraltro tipica di tanti moralisti e perbenisti a destra.

Mi pongo una domanda: l’ideatore della campagna social della Lega, quella macchina aggressiva che utilizzava i fatti di cronaca per enfatizzarli e lanciarli contro immigrati, gay e avversari politici, copriva quella sua “debolezza ” scaricando fango sugli altri?

Chiunque sarà tentato di agire come facevano, loro, ma spero che nessuno citofoni a casa di Morisi perché le fragilità umane non devono essere oggetto di propaganda, esattamente il contrario di quello che lui stesso proponeva e Salvini attuava.

Sarebbe questo l’insegnamento più importante affinché si affermi un mondo civile che lui e Salvini hanno cercato di distorcere per la loro mania ossessiva di trovare il consenso.

Sulla questione morale nessuno deve sentirsi superiore ad altri e le fragilità umane mai potranno far parte del dibattito politico.

L’efficienza della sanità veronese.

Presso l’ospedale di Borgo Trento ci sono cose che non funzionano, per giunta in un reparto che ha a che vedere con la vita delle persone.

Pare che presso il reparto di Radioterapia oncologica, nonostante i lavori di ristrutturazione in corso di esecuzione da almeno 5 anni, abbiano completato un piano con accettazione, sette ambulatori e il day hospital perfettamente arredati e funzionanti, non siano ancora presenti i necessari ascensori. Di fatto, quei locali non possono essere utilizzati per le ovvie difficoltà legate al trasporto dei pazienti.

Non è un particolare insignificante attese le difficoltà affrontate da questo tipo di pazienti.

Sarebbe prevista la loro realizzazione verso la fine del 2022, ma questo significa rendere poco utilizzabili spazi di elevata qualità.

Inoltre, pare anche che l’acquisto di un acceleratore ibrido – una Risonanza Magnetica accoppiata ad un acceleratore lineare – approvato dalla Regione nel mese di agosto 2020 con finanziamento dedicato di oltre 10 milioni €, sia stato sospeso per perseguire una nuova prospettiva di utilizzo dei luoghi dove era previsto fosse installato prima che cambiassero i piani.

Immagino che quei lavori dureranno un tempo lungo molti mesi e ciò nuocerebbe enormemente sulle cure che questa attrezzatura avrebbe potuto fare almeno dall’inizio di quest’anno. Basti pensare che Verona sarebbe il primo Centro pubblico in Italia ad acquisire questa apparecchiatura. Infatti, allo stato, è presente solo presso gli ospedali Gemelli e Negrar.

Peraltro, l’acceleratore in questione sarebbe fondamentale per il trattamento delle neoplasie del pancreas di cui Verona è leader nazionale.

Ancora. Sembrerebbe che la TC di simulazione – apparecchiatura fondamentale per la radioterapia – la cui gara è stata conclusa nel mese di ottobre 2020, non sia stata ancora installata e pare che non siano neanche iniziati i lavori di ristrutturazione degli ambienti pressi i quali dovrà essere installato.

Attualmente, presso la Radioterapia sono in funzione 4 acceleratori lineari di cui 2 molto datati (>15 anni), ragione per la quale la loro sostituzione appare necessaria, anche se non risulterebbe alcuna richiesta formalizzata in Regione.

I tempi tecnici di richiesta, acquisto e installazione consentono di prevedere un eventuale uso tra tre-quattro anni, aumentando, così, la vetusta (speriamo senza nuocere sull’efficacia) degli acceleratori in uso.

Risulterebbe, infine, anche una grave carenza di personale medico in grado di completare l’organico e favorire l’efficienza del delicato reparto.

In merito, ho chiesto al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di verificare quanto ho avuto modo di conoscere e le eventuali soluzioni adottate.

La lezione afgana

Quanto avvenuto in Afghanistan fa riflettere.

Capisco il desiderio di affrontare gli errori commessi, il quesito se la democrazia è esportabile, cosa non ha funzionato in questi ultimi 20 anni.

Tutte domande che, seppur importanti, guardano al passato.

Con questa nota mi concentro sul futuro, sperando che i diritti che sono stati inoculati negli anni nella società possano far germogliare qualcosa di buono nelle giovani generazioni di quel paese.

Da quanto accaduto, traggo tre considerazioni.

La prima. Gli Stati Uniti d’America non sono né saranno più quell’alleato che abbiamo conosciuto dalla seconda guerra mondiale.

Da anni gli americani si stanno ritirando dagli scenari più turbolenti del mondo. L’abbiamo già visto nel mediterraneo, in particolare con la Libia.

Gli USA hanno deciso di concentrarsi su altri versanti, soprattutto interni ed il loro essere sempre pronti a garantire un certo ordine mondiale, è venuto sostanzialmente meno, lasciando spazi importanti a Russia e Cina.

Questa constatazione mi porta alla seconda considerazione.

L’Europa, pur essendo una potenza economica mondiale, non ha come prospettiva strategica quella di influenzare le dinamiche mondiali, se non con la propria moneta, l’Euro.

Non possiamo più essere solo gli alleati degli USA, quelli che coprono le parti mancanti delle missioni di pace. È necessario che cresciamo come potenza influente, con una politica estera e di sicurezza comune.

In accordo con la NATO, che va ridisegnata con nuove prospettive, l’Europa (anche solo chi ci sta) non ha altra scelta che quella di creare un dispositivo militare e di cooperazione per porsi come partner nei contesti del mondo che la coinvolgono direttamente.

E su questo passo alla terza convinzione, che riguarda l’Italia.

Quali sono i nostri interessi geopolitici? Cosa si ripercuote su di noi?

Certamente tutto quello che accade nel nord Africa e nel mediterraneo.

L’Afghanistan è lontano, dobbiamo impegnarci per i diritti di tutti, in primis donne e bambini, ma quello che accade vicino casa nostra, in particolare l’instabilità politica dei vicini, per noi è motivo di insicurezza, oltre che di flussi migratori.

Ebbene, è in quest’area che dobbiamo costruire la nostra influenza.

Insieme con l’Europa è il momento di ripensare il futuro strategico e agire per garantire la stabilità che fa bene alla nostra qualità della vita.

Il Comune delle banane

Come è noto il Consiglio Comunale di Verona si svolge prevalentemente attraverso il sistema della videoconferenza. Ebbene, durante i lavori nessuno può escludere che a votare i vari provvedimenti in discussione possa essere anche una persona non consigliere comunale.

L’evidenza è palesemente emersa nel corso del confronto su una delibera sulla quale la discussione si è prolungata per più giorni e per molte ore durante i medesimi giorni.

Infatti, è stato osservato che al momento dei voti previsti, non sarebbe stato possibile individuare chi effettivamente stava votando in quel momento.

Questo sarebbe un fatto grave.

Come sia possibile che ciò possa accadere? Come sempre, perché le norme non vengono applicate correttamente.

Dal mese di aprile 2020 i consigli comunali possono riunirsi in modalità videoconferenza nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilita previamente fissati dal Presidente del Consiglio, purché siano individuati sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti. Così è stato previsto per legge.

Quindi, il Presidente del Consiglio comunale avrebbe dovuto fare qualcosa che avrebbe consentito la chiara identificazione dei consigliere comunale “dietro” lo schermo del computer.

Poiché ciò non pare essere avvenuto, nessuno ha la certezza che al computer, ovviamente quando la telecamera è spenta, al momento del voto ci sia per davvero il consigliere comunale.

Il fatto è emerso con chiarezza appunto in occasione della maratona che è stata portata avanti per più giorni e per molte ore al giorno.

Se la cosa venisse confermata, saremmo di fronte allo svilimento della elevata funzione del consigliere comunale è in un vero e proprio Comune delle banane.

 

Green pass, va usato se…

Nonostante la gravità della pandemia il Governo italiano non ha imposto l’obbligatorietà della vaccinazione, se non per alcune categorie, in particolare per i sanitari ed i parasanitari.
Io concordo con questa scelta e concordo con il fatto che i sanitari che non vogliono vaccinarsi devono essere sospesi dal servizio.
Troppo pericoloso lasciarli in quei luoghi di cura e di assistenza con persone fragili che rischiano la vita in caso di contagio.
Con la vaccinazione che prosegue, si è aperto il dibattito sulla valenza e sull’uso del cd. Green pass, il certificato che attesta l’effettuata vaccinazione.
Un documento che consentirà al possessore di muoversi più liberamente, ma che potrebbe essere usato anche per favorire la vaccinazione.
Io penso che il Governo debba agire con il Green pass per indurre gli italiani a vaccinarsi sempre di più.
Mi spiego.
Statisticamente oggi è possibile calcolare quando sarà raggiunta l’immunità di gregge. Nel caso si dovesse comprendere che ci vorrà ancora tanto tempo e le varianti del virus provocano una recrudescenza dei contagi, io sarei per usare il green pass come leva per accelerare le vaccinazioni, ovvero imporrei alcune restrizioni per coloro che non ne sono in possesso per ragioni diverse da quelle sanitarie.
La Francia ha fatto questo. Ha limitato gli spostamenti dei non vaccinati ed ha ottenuto il risultato che sono aumentate significativamente le prenotazioni per il vaccino.
Non è una punizione, ma un corretto uso di uno strumento basato su dati oggettivi quale quello dei contagi e dell’immunità di gregge.
Inutile sottolineare che una scelta simile andrebbe a favore innanzitutto di coloro che non si sono vaccinati per scelta. Sono i primi a rischiare, come dimostrano i dati dei ricoveri ospedalieri, ma rischiano anche di rendere vani gli sforzi ed i sacrifici che stiamo facendo.

 

Basta aggredire i diritti dei lavoratori

Siamo alle solite. Da anni.
Alla Fondazione Arena di Verona le cose non vanno è la colpa viene attribuita sempre ai lavoratori.
In questi giorni siamo addirittura all’aggrssione concentrica dei poteri forti veronesi che all’unisono mettono i lavoratori alla berlina come se fossero degli appestati.
Questa aggressione sui diritti dei lavoratori deve finire.
Non comprendo come sia possibile che le ragioni siano solo da una parte – la dirigenza politica diffusa – e l’altra – le maestranze – è solo e soltanto brutta e cattiva.
È in atto una rappresentazione della realtà falsa e fuorviante che mira a coprire le evidenti responsabilità e lacune evidenziatesi durante i confronti tra Fondazione e lavoratori.
Certo, so anche io che lo sciopero provocherà un danno, è ovvio che avrà una ripercussione, ma ci sono altri strumenti a favore dei lavoratori per far valere i loro diritti negati?
No.
Quindi, l’aggressione verbale che si sta consumando, anche con affermazioni non veritiere sui fatti avvenuti, altro non è che il frutto di una visione culturale padronale delle relazioni sindacali e meramente gestionale dei diritti degli altri.
I lavoratori della Fondazione sono sempre stati i soli a pagare gli errori della dirigenza politica, economicamente e socialmente.
Proseguire contro i loro interessi, come se nulla fosse accaduto in questi anni, è il modo peggiore per condurre le trattative, uniche in grado di risolvere i problemi esistenti che nessuna roboante dichiarazione potrà mai offuscare.
Al contrario, credo sia necessario garantire le pari opportunità tra le parti, riconoscere gli errori concalamati dai pessimi risultati conseguenti alle scelte prese, smetterla con le cose non veritiere e trovare insieme una soluzione.
Inutile ricordare che la Fondazione vive anche grazie all’impegno delle maestranze che non è mai mancato, anche nelle condizioni più difficili.
Finisca, quindi, quel coro stonato dei distratti che si accorgono della Fondazione solo quando i problemi vengono alla luce.
Peraltro, se questi emergono, è perché alcuni di quei coristi non hanno agito nella giusta direzione.

DDL Zan, perché approvarlo così

Sul disegno di legge che introduce maggiori tutele contro l’omofobia, ovvero protegge anche l’incolumità delle persone introducendo nuovi diritti, il Partito Democratico non deve indietreggiare di un millimetro.

Non è un’affemazione che non tiene conto della complessità della situazione, in particolare quella riferita alle rilevanti difficoltà di approvarlo in Senato a causa dei numeri risicati di cui disponiamo, ma è l’unico obiettivo per sgombrare il campo dalle ipocrisie delle destre che avversano ideologicamente questo diritto.

Esse non hanno alcuna intenzione di mediare, come diversamente dichiarano, perché rappresentano un blocco culturale che non accetta che le persone omosessuali abbiano una vera cittadinanza. Uno schieramento sociale che va ben oltre l’Italia e che lega le destre estreme di diversi paesi europei che si uniscono e si consolidano anche attraverso l’avversione ai diritti in questione.

Le prove non mancano. Oggi lo avversano, ma il testo è stato modificato alla Camera dei Deputati anche con loro proposte, Poi, basta leggere i loro proclami, i loro slogan, leggere le loro proposte – negano addirittura l’identità di genere – e vedere i loro comportamenti – hanno fatto di tutto per impedire l’approdo in aula ed il confronto in commissione – per comprendere meglio di cosa abbiamo di fronte. Peccato che Italia Viva sia ambigua su questo punto.

Al contrario, le tutele ed i diritti sono parte integrante del nostro essere, il nostro profilo identitaria ed ideologico, perché solo con i diritti si proteggono le persone, soprattutto i più deboli.

Di fronte a questa sfida tra due modi di essere, non possiamo affrontare il confronto paventando modifiche. Seppur legittime e correttamente poste, nella cornice che ho delineato rischiano di essere accomunate al benaltrismo delle destre e di offrire il fianco ad uno schieramento che ha solo l’obiettivo di affossare la legge, non di modificarla.

C’è di più. Se si intende contrastare questa destra ed impedirne la saldatura ideale, proporre modifiche all’introduzione del diritto ad esprimere liberamente il proprio orientamento sessuale, prepara il terreno per confondere le responsabilità ed i ruoli tra chi vuole più tutele e chi proprio non ci pensa (e se potesse, ne toglierebbe).

In altre parole, se la proposta di legge viene modificata nel voto segreto – fatto innipotesi possibile in ragione dei numeri in campo – può essere che l’elettore non creda nella bontà della posizione del Pd visto che alcuni proponevano modifiche al testo? E perché mai dovremmo fare questo regalo agli altri?

Tenere ferma la posizione chiarisce le responsabilità se nel voto segreto dovessero esserci sorprese negative.

In conclusione, siamo in una fase in cui la posizione più razionale, più chiara e più credibile è quella di approvare il ddl Zan così com’è.

La Chiesa, le destre e la desiderata Ungheria.

L’intervento di una parte della Chiesa cattolica italiana sul disegno di legge Zan è stato inopportuno.

Non solo non ha giovato al confronto, ma ha consolidato le posizioni in campo dei favorevoli e dei contrari, senza alcun’altra possibilità di dialogo. Di fatto, poi, ha accelerato ancora di più l’iter in Senato. Infatti, il 6 luglio si voterà per inserirlo nel calendario per poi discuterlo dal 13 di luglio.

Era questo l’obiettivo?

Intanto, va registrata la ferma posizione del Presidente Draghi. Ha ribadito convintamente che lo Stato è laico, che il Governo non può intervenire sulle leggi del Parlamento e che queste rispettano la Costituzione, sempre.

Sembra incredibile, ma l’avversione espressa dal Vaticano ha puntato le basi su tre pilastri rivelatisi assolutamente fuori luogo. Possibile che chi l’ha scritta, e chi l’ha suggerita, non lo sapessero?

Quindi, l’effetto era quello di creare confusione o di partecipare al dibattito, anche con posizioni critiche?

Non si capisce.

In merito, si dicono tante cose: pare che la nota doveva restare riservata in modo che le parti concordatarie potessero ragionare con calma e che a farla conoscere agli organi di stampa sia siano stati ambienti della Chiesa italiana che imputerebbero ai vertici della Conferenza Episcopale Italiana e a Papa Francesco una posizione debole in materia.

Lascio questi temi ad altri e mi chiedo: ma anziché tirare fuori il Concordato non sarebbe stato meglio sedersi e parlarci?

Quale è stato il risultato?

Oltre a radicalizzare le posizioni, emerge una profonda divisione nella Chiesa cattolica con l’impiego di mezzi che mettono il Papa in posizione di imbarazzo e lo relegano a figura in balia di chissà cosa. Un gioco che non fa bene alla Chiesa, ma che pare non interessare a coloro che usano questi strumenti divisivi.

Nel merito del ddl Zan, ancora una volta, si rivelano chiaramente le posizioni diverse tra chi pensa ad una società plurale, solidale e avversaria delle discriminazioni e chi, al contrario, ritiene che alcune discriminazioni non siano diritti che lo Stato debba tutelare.

Ma se qualcuno pensa che gente come l’ungherese Orban faccia scuola in questo campo, perché non si trasferisce là anziché provare a portare in Italia ciò che fanno in quel paese?

Le conseguenze dell’inflazione sul debito pubblico

Sembrerà strano, ma un aumento dell’inflazione potrebbe facilitare la riduzione del debito pubblico e potrebbe ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil a patto che non crescano anche i tassi di interesse.

Si è aperto un importante dibattito: commentatori ed economisti sono sicuri che aumenterà l’inflazione, ovvero un aumento dei prezzi rispetto al passato recente.

Credo sia nelle cose che questo possa avvenire, considerato che la domanda crescerà di parecchio.

In che modo l’inflazione può modificare il livello e la dinamica del debito pubblico?

Positivamente attraverso la crescita del Pil e negativamente mediante la crescita dei tassi d’interesse sui titoli di Stato.

Infatti, la crescita della ricchezza interna incide sul rapporto debito-Pil e, quindi, questo effetto esercita una pressione a ribasso sul rapporto. Al contrario, l’effetto dell’inflazione sui tassi d’interesse esercita indirettamente una pressione a rialzo sul rapporto debito-Pil perché i creditori chiederebbero rendimenti superiori per compensare l’erosione del proprio capitale causata dalla maggiore inflazione ed i tassi, conseguentemente, aumenterebbero incrementando la spesa per interessi che lo Stato deve pagare.

Ovviamente, se l’inflazione non influisce sulla differenza tra tasso d’interesse e tasso di crescita del Pil, questi due effetti si compensano a vicenda e, quindi, l’inflazione non ha un effetto sulla dinamica del rapporto debito-Pil.

La differenza è nei tempi. Poiché i titoli di Stato non sono indicizzati all’inflazione, perché hanno una scadenza superiore ad un anno, l’effetto denominatore della crescita del Pil nominale è immediata perché è indicizzata all’inflazione corrente in tempi molto più brevi.

Pertanto, se dovesse accadere una cosa del genere, il peso positivo dell’inflazione sul tasso di crescita PIL (e quindi, sul debito pubblico) sarà, di fatto parziale, perché potrebbe essere eroso al momento in cui si rinnovano i titoli di Stato all’inflazione già cresciuta precedentemente.

Sboarina, uno schiaffo ben assestato!

La Prefettura di Verona ha pubblicato il bando per la predisposizione di circa 1.200 posti per altrettanti richiedenti asilo da distribuire in appartamenti o in centri collettivi.

Subito il sindaco Sboarina ha cominciato a sbraitare: «Il ministro Lamorgese non difende i confini nazionali. Verona non diventerà una zona franca per i migranti clandestini».

Insomma, la solita reazione isterica delle destre.

Un’isteria strabica, peraltro. Infatti, ogni anno, alla scadenza del bando per l’accoglienza dei richiedenti asilo, la Prefettura di Verona non fa altro che predisporre il rinnovo, come previsto dalle norme nazionali ed europee sull’accoglienza.

Ogni anno, puntualmente, Sboarina ritira fuori sempre lo stesso comunicato di contrarietà, cambia solo la data.

Ah, no…stavolta qualcosa l’ha cambiata: prima attaccava il Governo, adesso solo il Ministro dell’Interno. Eccerto, mica può attaccare i suoi alleati di Forza Italia e Lega.

In merito alla polemica che ha avviato, però, Sboarina ha preso uno schiaffo rumoroso. Il coordinamento degli enti che gestiscono l’accoglienza sul territorio veronese ha reso noti i dati specificando, innanzitutto, che i posti a disposizione non sarebbero per nuovi arrivi, ma si tratta solo del rinnovo del bando per ospitare i richiedenti asilo già presenti nel veronese.

Inoltre, i numeri veri sono in netta diminuzione: a gennaio 2020 nella provincia di Verona erano oltre 1.500 e nel bando pubblicato ad aprile 2019 i posti da assegnare erano 1.900.

Adesso sono 1.192  in quanto tanti hanno avuto il permesso di soggiorno perché avevano i requisiti.

In pratica, non c’è nessun nuovo arrivo.

Alla luce di questa precisazione di verità, è davvero incredibile anche l’accusa di Sboarina di “non volere Verona rifugio di nuovi flussi di migranti”.

Una polemiche isterica che è stata fondata solo sulla propaganda senza alcun elemento di verità.