Articoli

Chiudere i rapporti con la Guardia Costiera libica

Non ho condiviso il rifinanziamento della missione italiana in Libia frutto di un accordo bilaterale con quel Paese stipulato il 2 febbraio 2017.

Il “Memorandum Italia-Libia” prevede tra le altre cose, appunto il finanziamento da parte dell’Unione Europea e l’aiuto economico e logistico da parte dell’Italia nella gestione di centri di accoglienza per i migranti presenti in Libia e per la cosiddetta “Guardia Costiera” libica.

L’accordo si è rinnovato automaticamente per altri 3 anni il 2 febbraio 2020, con un testo identico nonostante diversi elementi consigliassero il contrario.

Infatti, il 13 febbraio 2020 il Consiglio d’Europa ha inviato una lettera al Ministro degli Esteri Luigi di Maio in cui si sollecita l’Italia a sospendere le attività di cooperazione con la Guardia costiera libica e ad introdurre garanzie sui diritti umani nella futura cooperazione in materia di migrazione.

Lo scorso gennaio l’Onu ha presentato un rapporto firmato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres in cui si legge che i centri di accoglienza sono in realtà veri e prori lageri in cui “migranti e rifugiati hanno continuato a essere sistematicamente sottoposti a detenzione arbitraria e tortura, in luoghi di detenzione ufficiali e non ufficiali: violenza sessuale, rapimento per riscatto, estorsione, lavoro forzato”.

Tali accuse sono state confermate da numerosi report di: Oim, Amnesty International, Save the Children, Onu, Unhcr, Croce Rosse Internazionale e Unione Europea nel corso degli ultimi 3 anni.

Le foto delle torture a cui sono sottoposti i migranti sono state pubblicate su varie testate nazionali, come Avvenire, e internazionali, come il New York Times e CNN, senza che tali immagini e accuse siano mai state smentite da parte del Governo Libico.

Il fatto centrale è che la Guardia Costiera Libica non esiste, come dimostrato da numerose inchieste giornalistiche e dagli stessi report delle nazioni unite.

In realtà si tratta di milizie armate spesso in lotta tra loro e molto spesso coinvolte in prima persona nel traffico di migranti e nella gestione dei suddetti Lager.

A capo della c.d. Guardia Costiera vi è tale Abdou Rahman, detto Bija, sottoposto a sanzione da parte della nazioni unite per i crimini contro i migranti operati da lui stesso e dalla sua organizzazione.

Dall’inizio del 2017 alcune inchieste giornalistiche descrivono Bija come il perno dei traffici di Zawhia e un video pubblicato dal quotidiano inglese The Times riprende i suoi uomini picchiare migranti con una frusta dopo averli recuperati in mare, nel video i migranti sono terrorizzati, vorrebbero buttarsi in mare e si attaccano spaventati al bordo della nave.

La corte internazionale de L’Aja ha acquisito i numerosi report sopra citati riguardanti la c.d. Guardia Costiera e i lLager libici ed ha avviato un’indagine per crimini contro l’Umanità nei confronti delle autorità libiche rispetto al trattamento dei migranti.

Per tutti i motivi sopra elencati l’Onu ha più volte dichiarato la Libia come porto non sicuro.

Per queste ragioni, ero e resto convinto che l’Italia non avrebbe dovuto rinnovare quell’accordo, ma revisionarlo profondamente per affermare i sacrosanti principi della legalità internazionale e la piena ed incondizionata attuazione del rispetto dei diritti umani.

Stupisce il fatto che nonostante in febbraio l’assemblea nazionale del Partito Democratico abbia approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiedeva al Governo di chiudere i rapporti con la Guardia Costiera libica, ad oggi nulla sia cambiato.

Brutto stop per la metropolitana di superficie

Verona aveva la possibilità concreta di ottenere finalmente il finanziamento per la realizzazione della metropolitana di superficie tra la stazione di Porta Nuova e l’Aeroporto Catullo. A causa della Regione Veneto, però, ha perso una grande occasione.

Il contesto favorevole era il Decreto Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Un Decreto che stabilisce risorse certe per un elenco chiaro di opere da realizzare entro il 2025.

Con quel Decreto abbiamo costituito la società «Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A.».

Questa società, partecipata dai Ministeri dell’economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti, dalla Regione Lombardia, dalla Regione Veneto e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano è competente per la realizzazione delle opere necessarie per lo svolgimento delle Olimpiadi e, per questa ragione, possono essere nominati uno o più commissari straordinari dotati di poteri e funzioni identiche al Commissario per la ricostruzione del ponte di Genova.

Ebbene, se tra le opere abbiamo inserito la Strada di Gronda – Collegamento bretella Verona Nord, a causa della Regione Veneto non è stato possibile inserire anche il collegamento ferroviario diretto con l’Aeroporto Catullo.

Infatti, la Regione Veneto, pur avendo indicato quel collegamento tra le opere da costruire, al momento di imprimere sulla medesima la prevista e necessaria priorità, non l’ha fatto, privilegiando altre opere che insistono nella provincia di Belluno che sono state poi inserite tra quelle da realizzare.

Diversamente ha fatto la Regione Lombardia. Infatti, nell’ambito dello stesso Decreto, ha chiesto ed ottenuto il finanziamento completo per la realizzazione del collegamento ferroviario tra la stazione di Bergamo e l’Aeroporto Orio al Serio. Un’opera nuova rispetto alla nostra dove è già presente il collegamento ferroviario, ma distante circa 1,5 km dallo scalo.

Peraltro, è già stato redatto un progetto preliminare da parte della Provincia che prevede uno “spanciamento” dei binari a Madonna di Dossobuono per poi rientrare sulla linea storia poco dopo Dossobuono. In questo modo, si libererebbe quel tratto dall’attuale linea che può essere restituito al territorio eliminando la barriera che divide quella frazione.

Penso che la metropolitana di superficie fosse pienamente collegata alle Olimpiadi di cui il nostro Aeroporto sarà certamente funzionale.

Non capisco la sottovalutazione della Regione Veneto che ha preferito optare per una soluzione diversa, quale il collegamento tra Verona Porta Nuova, l’Aeroporto e l’area del Lago di Garda. Si tratta di una soluzione suggestiva, certamente più impegnativa finanziariamente, ma che, di fatto, si potrà vedere tra chissà quanti anni rispetto a quanto avremmo potuto già ottenere.

Per lo sviluppo futuro dello scalo scaligero si tratta di un colpo difficilmente superabile a breve.

Cattolica, altro bene di Verona in fuga.

Cattolica assicurazioni ha avviato a una partnership strategica con Generali Assicurazioni. L’accordo prevede che Generali diventi azionista rilevante con il 24,4% di Cattolica attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato per 300 milioni di euro condizionato alla trasformazione di Cattolica in spa.

Verona sembra una stalla da allevamento: prima fa crescere i suoi pezzi migliori e poi li cede. In questo modo guadagna nell’immediato,  ma perde in prospettiva.

Il copione è sempre lo stesso e si ripete ciclicamente.

L’elenco è tristemente noto. Negli anni Verona ha perso il controllo della Cassa di Risparmio,  dell’Aeroporto Catullo, del Banco Popolare e adesso di Cattolica Assicurazioni, patrimoni creati nel tempo e poi ceduti.

Purtroppo,  non pare finita, visto che il Comune vuole cedere AGSM al colosso lombardo di gas ed energia A2A e sulla fiera gli avvisi sono sempre più foschi.

Posto che le partnership sono necessarie,  possibile che non vi sia una volta che Verona prevalga?

Ma se fa riflettere l’epilogo sempre uguale, la debolezza è della classe dirigente che ha governato Verona e le società interessate.

Esse sono state allevate e rese forti grazie al rapporto con il territorio, ma questo ad un certo punto non ha più offerto stimoli, ambizioni, strumenti e persone in grado di competere con la globalizzazione delle tematiche e dei mercati di riferimento.

La classe dirigente politica si è adagiata preservando un finto radicamento territoriale che non ha salvaguardato il futuro. Una visione miope e ristretta di chi ha governato Verona che sta mostrando i frutti peggiori.

Se anni fa fosse stato realizzato il polo finanziario, oggi saremmo in ben altre condizioni perché avremmo avuto un’occasione che consentiva di creare valore aggiunto umano e professionale nonché aperture mentali e di esperienza per elevare la qualità della classe dirigente, che resta lo snodo delle cessioni delle società.

Ormai resta solo il Consorzio ZAI e poi tutto si compie.

E meno male che l’Arena è incedibile, altrimenti sarebbe stata ceduta anche quella.

 

 

Autobrennero, arriva una tegola per Verona.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiesto al Parlamento di affidare la concessione autostradale della A/22 attraverso una gara.

La concessione della tratta autostradale A22 Brennero-Modena – gestita da Autostrada del Brennero S.p.A. – è scaduta il 30 aprile 2014 ed è in regime di proroga fino al prossimo 30 giugno.

A gennaio 2016 è stato siglato il protocollo d’intesa tra il Ministro Delrio e le amministrazioni pubbliche socie di Autostrada del Brennero S.p.A. che ha previsto il rinnovo trentennale (2019/2048) della concessione senza gara a patto che la società fosse interamente partecipata dalle amministrazioni pubbliche territoriali e locali contraenti.

Per questa ragione è stata costituita la BrennerCorridor Spa quale società strumentale in house degli enti territoriali.

L’accordo, che prevede investimenti per 4,14 miliardi di euro nei trent’anni di durata della concessione (2019-2048), dovrà essere firmato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e da sedici enti territoriali esclusivamente pubblici (Regione Trentino–Alto Adige, Provincie autonome di Bolzano e Trento, Provincie di Verona, Mantova, Reggio Emilia e Modena, Comuni e Camere di Commercio di Bolzano, Trento, Verona e Mantova, Azienda dei trasporti di Reggio Emilia).

Il problema, però, è che al momento in cui dovrà essere sottoscritto l’accordo di cooperazione, nel capitale della società in house non dovranno figurare soci privati. Infatti, l’impegno era quello che i soci pubblici avrebbero dovuto comprare le quote degli attuali soci privati presenti nel capitale, ma ad oggi ciò non è avvenuto.

Questo ritardo ha consentito all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di chiedere ufficialmente di rinnovare la concessione con una gara per rispettare i principi di concorrenza nelle modalità di affidamento.

Secondo l’Autorità, occorre ricorrere a procedure competitive al fine di selezionare al meglio e per tempo i gestori in termini di qualità e sicurezza dei servizi, nonché per garantire investimenti infrastrutturali più utilmente perseguibili con l’assegnazione tramite gara al gestore più efficiente, piuttosto che mediante il prolungamento del rapporto concessorio esistente.

Pertanto, l’Autorità auspica una celere conclusione dell’iter procedurale di sottoscrizione della convenzione di concessione dell’autostrada A22, ma in caso di mancato rispetto della tempistica fissata al 30 giugno 2020 (ironia) di espletare la procedura di gara per l’individuazione della nuova concessionaria.

Per Verona è una tegola. Nei due miliardi di euro per interventi infrastrutturali sull’A22 per noi rilevano la terza corsia tra Verona e Modena e la terza corsia dinamica Bolzano Sud-Verona, le barriere antirumore, le aree di servizio (Affi e Povegliano) e contributi al Comune di Verona ed alla Provincia per opere esterne all’asse autostradale, ad esempio il finanziamento per la mediana provinciale da Nogarole Rocca a Isola della Scala.

La notizia più brutta!

Come un incubo che ritorna, si parla di nuovo della ndrangheta a Verona.

In questi giorni sono stati effettuati decine di arresti di persone appartenenti all’organizzazione criminale che aveva costruito a Verona un sistema pervasivo e pericoloso, aiutato da numerosi veronesi. Tra questi sembra che abbiano rilevanti responsabilità anche due dirigenti di AMIA, l’azienda che tratta i rifiuti.

Ndrangheta e rifiuti sono un binomio pericolosissimo.

Me ne occupo quotidianamente in qualità di componente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

Scoprirlo anche a Verona è stato uno shock!

Il rapporto con soggetti della pubblica amministrazione è il fulcro della peggiore notizia che potessimo immaginare.

Non solo la ndrangheta è ben radicata a Verona, ma avrebbe esteso i propri tentacoli anche nella pubblica amministrazione a testimonianza della pericolosità del fenomeno.

La Ndrangheta ci aveva già provato in passato: è bene ricordare le riunioni fatte a Verona per valutare investimenti di capitali illeciti nella nostra economia, sia nelle aree dismesse lungo la bresciana, sia nell’area ex Tiberghien, nonché la volontà di gestire alcuni beni del Comune di Verona (illuminazione pubblica, centro sportivo, asilo nido).

Da menzionare anche che alcune interdittive hanno colpito soggetti che gestivano beni pubblici, come gli impianti di risalita in Lessinia.

Insomma, una capacità pervasiva pericolosa per l’economia legale e con prospettive verso gli Enti locali.

Oggi arriva l’ulteriore conferma di questo cancro che ci attanaglia e, soprattutto, del fatto che avevano messo l’occhio sul delicatissimo settore dei rifiuti.

Ho chiesto alla Commissione di cui faccio parte di acquisire immediatamente tutti gli atti e di avviare urgentemente un approfondimento mirato per capire se certe connivenze erano funzionali al riciclaggio e/o smaltimento di rifiuti a Verona ed in Veneto.

Europa, chi non vuole, può anche andare via!

La Commissione Europea ha proposto un Recovery fund da 750 miliardi.

All’Italia andrebbero circa 172 miliardi, di cui oltre 81 miliardi di contributi a fondo perduto e circa 91 di prestiti. Una cifra impressionante.

Un segnale importante che ha tolto ossigeno ai tanti sovranisti che sbraitano contro l’UE. Tra questi anche i nostri Lega e Fratelli d’Italia che in Parlamento europeo hanno sempre votato insieme agli avversari dell’Italia affinché non venisse portato avanti questo imponente aiuto economico.

La proposta fatta dalla Commissione Europea rappresenta il punto fermo attorno al quale si avvieranno le negoziazioni.

Adesso comincia il confronto tra gli Stati fino alla decisione definitiva del Consiglio Europeo.

E qui sono tornati alla carica i paesi cosiddetti “frugali” (gli egoisti). Dopo aver perso la prima battaglia, quella contro la proposta della Commissione Europea che, secondo loro, non doveva neanche formularla, adesso si sono riposizionati sulla fase successiva, quella della decisione finale.

Questa testardaggine e ottusità va affrontata con decisione e risolutezza. Alcuni dei paesi che sono contrari rappresentano una minima parte del bilancio europeo. Altri hanno regimi fiscali molto lievi, tanto che creano azioni di dumping all’interno stesso dell’UE. Altri ancora hanno economie sussidiate fortemente dai fondi europei.

Ebbene, è giunto il momento di dirlo con chiarezza: se certi paesi continuano a negare il principio di solidarietà tra Stati, l’Unione non è un tabù, possono anche andarsene. E se ciò non avvenisse, nulla toglie che l’azione da fare è quella di omogeneizzare il più possibile i diversi regimi fiscali in modo da eliminare una strana competizione ad accaparrarsi capitali a discapito di altri, nonché di rivedere il sistema di ripartizione dei fondi europei.

Sboarina piange sempre il morto.

Credo che il sindaco di Verona abbia poca dimestichezza con numeri e finanziamenti. Ogni volta che deve fare i conti, preferisce piangere miseria e, per questo, rasenta il ridicolo.

L’ultima in ordine cronologico è il pianto da coccodrillo sui fondi ai Comuni a causa de coronavirus. Un pianto greco incontenibile…e falso!

Breve riepilogo.

Il primo passo falso lo commette quando, a dicembre scorso, accusa il Governo di doppia morale perché la ridefinizione dei criteri per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale avrebbe portato ad una decurtazione delle somme previste per il Comune di Verona di oltre due milioni di euro.

Vado a vedere di che si tratta e scopro che l’applicazione dei criteri di riparto di tipo perequativo dei soldi del Fondo fissata al 60% per il 2019 dal Governo gentiloni nel 2017 era stata abbassata nel dicembre 2018 (Ministro di allora competente era Matteo Salvini).

A quel tempo era stato zitto, chissà perché!

Per evitare questo, con la Legge di Bilancio 2020 abbiamo aumentato il Fondo di solidarietà per 100 milioni in modo da coprire le riduzioni del 2019.

Poco dopo l’inizio della pandemia, rieccolo che si lamenta di nuovo perché, affermava, il Governo non finanziava i Comuni che stavano sopportando spese ingenti senza alcuna entrata.

Dopo il nuovo pianto, è sparito. Già, perché prima che lui piangesse, il Governo aveva deciso di anticipare circa 3 miliardi di euro dello stesso fondo ai Comuni.

In questi giorni, un nuovo piagnisteo.

Non c’è peggior piagnone sordo di chi continua a ripetere una falsa filastrocca, visto che ne conosce il finale che è diverso da quanto racconta.

Infatti, con il decreto Rilancio, ai Comuni andranno altri 3 miliardi di euro, il 30% immediatamente e il resto a seguito del lavoro del tavolo tecnico con Anci e Upi che verificherà le reali necessità dei Comuni. Ad oggi non si possono definire ancora con esattezza, perchè abbiamo i dati marzo, mentre quelli di aprile sono ancora molto provvisori, .

Sboarina conosce come me i fatti, perché continua a piangere il morto?

Noi sentiamo il dovere di garantire la continuità dei servizi, Sboarina quello di fare inutile e bugiarda propaganda.

La Lega vuole il male dell’aeroporto?

La Lega ha criticato la decisione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per non aver consentito la riapertura dell’aeroporto di Villafranca. Una cosa da non credere. Pur di fare polemica, rischiano di far fallire lo scalo.

Premessa. A causa della pandemia, in virtù del fatto che gli spostamenti erano vietati, sono stati chiusi diversi aeroporti italiani, compreso quello veronese in modo da evitare di affrontare costi inutili.
Da pochi giorni alcuni sono stati riaperti, anche su richiesta delle società che li gestiscono. Tra questi non c’è Verona, innanzitutto (fatto non indifferente) perché chi lo gestisce non l’ha chiesto, ma non c’è solo quello.

È vero che siamo in condizioni diverse, con la prudenza del caso, ma è altrettanto vero che non tutto è ancora possibile e sui trasporti è ancora aperta la valutazione su come affrontare il distanziamento sociale e come sostenerne i costi.
Il tavolo è in corso per capire cosa fare dal 18 maggio.
Però, qualcosa la sappiamo già.
Negli aeroporti aperti il tema dell’equilibrio finanziario tra domanda e offerta è rilevante e molte attività, nonché le linee offerte, non corrispondono alle spese sostenute.
A Venezia, ad esempio, il calo è del -98,5%.
Il Catullo, se riaprisse, reggerebbe in casi simili?
Non è colpa di nessuno, ma è bene tenere a mente che la riapertura significa poi garantire l’operatività, anche quella dei negozi presenti, senza un numero sufficiente di passeggeri.

Ciò nonostante, il gestore ed i negozi dovrebbero sostenere comunque i costi.
Se non è ancora possibile la mobilità infraregionale, qualcuno mi dice che senso ha caricare inutili costi sul gestore aeroportuale e sui commercianti?
Quindi, comprendo la sollecitazione a favore dell’aeroporto di Verona, ma la natura strumentale della polemica nonché l’assenza di un approfondimento, hanno offuscato il senso del tema.
Eppure, bastava davvero poco per comprendere, prima di polemizzare, che la loro proposta era un’ipotesi irrealistica e dannosa per le casse dell’aeroporto.

 

Test antidroga a scuola, che cantonata!  

Il protocollo per la riorganizzazione dei Centri scolastici di informazione e consulenza (Cic) secondo il cosiddetto metodo proattivo ideato e promosso dal dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss scaligera e che poi ha coinvolto il Comune di Verona, la Polizia locale e l’Ufficio scolastico per stabilire controlli sui ragazzi delle scuole medie superiori di Verona che volontariamente si sarebbero sottoposti, su consenso dei genitori, ai test su droga e alcol, è contrario alla legge sulle tossicodipendenze nonché lesivo della dignità e dei diritti alla privacy degli studenti.

Il pronunciamento del Garante Regionale della Privacy è una vera mazzata alla propaganda ideologica delle destre!

Ne avevo già parlato a febbraio scorso (https://www.vincenzodarienzo.it/il-test-antidroga-a-scuola-e-un-errore-culturale/). Pur essendo convintamente per la tolleranza zero contro l’uso di droghe, ero contrario a trasformare la scuola in un luogo di repressione nel quale agli insegnanti veniva chiesto di compilare una lista di proscrizione costruita con elementi simili alla delazione anonima.

Quel Protocollo avrebbe scatenato un clima di sospetto e prodotto liste di proscrizione, che passate attraverso gli insegnanti, avrebbero causato la perdita del rapporto di fiducia che è alla base del patto educativo che la scuola crea tra docenti e studenti, con grave danno per la formazione di questi ultimi.

Giustizia è fatta e qualcuno dovrà rispondere per aver portato avanti un’azione palesemente contraria alla legge che ha creato solo confusione nel mondo della scuola. Va detto una volta per tutte: in questa città non è la prima volta che su questi temi qualcuno prende grosse cantonate. Spero che questa ennesima esperienza, sia l’ultima e che sia rivisto il rapporto di fiducia verso i responsabili di tale situazione.

Politicamente, è l’ennesima cretinata che commette il Comune di Verona su temi sensibili, solitamente tagliati con l’accetta, frutto di chiusure ideologiche che impediscono la corretta lettura di certi fenomeni.

Si cambi passo. Sia strappato quell’inutile Protocollo e si avvii un percorso, questa volta condiviso anche con gli studenti,  per il rilancio dei Cic, i quali restano un presidio e un servizio irrinunciabile per studenti, famiglie e istituzione scolastica, non solo con riferimento alla piaga del consumo di stupefacenti tra i giovani, ma di tutte le altre problematiche che coinvolgono i giovani soprattutto in questo periodo di inedita incertezza sanitaria, sociale ed economica.

Alla luce dell’esperienza, sono ancora più convinto che siamo stati di fronte ad una vera strumentalizzazione politica dei problemi sociali.

Il Veneto lumaca a danno dei lavoratori

Il Veneto lumaca a danno dei lavoratori

Per far fronte alla recente emergenza epidemiologica sono state varate alcune manovre economiche a sostegno dei lavoratori all’interno del decreto Cura Italia; tra queste è prevista l’istituzione della Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) a decorrere dal 23 febbraio 2020.

Si tratta di un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese che non possono ricorrere agli strumenti ordinari perché esclusi all’origine da questa tutela o perché hanno già esaurito il periodo di fruizione delle tutele ordinarie, quali Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria (CIGO e CIGS), Fondi di Solidarietà e Fondo di Integrazione Salariale (FIS).

Il Governo ha voluto, così, tutelare le aziende ed i suoi lavoratori.

Grazie alla collaborazione di tutte le parti coinvolte è stata sottoscritta una convenzione tra imprese e sindacati, associazioni bancarie e il ministero del lavoro, che consentirà agli istituti di credito di anticipare fino a 1400€ per la CIGD. La convenzione inoltre sarà un’operazione a costo zero per i lavoratori e non prevede nessun iter burocratico: come già avvenuto in passato durante situazioni di gravi emergenze, saranno le banche stesse ad anticipare le somme per i sussidi, e verranno poi rimborsate in seguito direttamente dall’INPS.

I tempi ordinari per il pagamento della Cassa integrazione sono sempre stati di due o tre mesi. In questo caso, grazie alla normativa semplificata e allo sforzo dell’Inps, i pagamenti arriveranno al più tardi entro 30 giorni dalla ricezione della domanda.

La complicazione della CIGD è che la sua applicazione (invio domande all’INPS e pagamento) è demandata alle Regioni che hanno messo a punto altrettanti accordi regolamentari con le parti sociali. Lo ha fatto anche il Veneto il 20 marzo scorso.

Da sabato 28 marzo 2020, inoltre, i datori di lavoro possono presentare le domande online tramite Veneto Lavoro .

A che punto siamo?

Il Veneto è in grave ritardo nel pagamento della cassa integrazione in deroga ed ha inviato all’INPS solo una piccola parte delle domande che ha ricevuto.

Il dato impietoso emerge dal sito INPS. Al 23 aprile sono state inviate dal Veneto solo 6.972  domande e solo dal 10 aprile.

Cosa significa questo? Poiché non tutti sanno le procedure, il pagamento in ritardo della CIGD a favore dei lavoratori, causato dalla lentezza della Regione Veneto, sarà senz’altro attribuito al Governo.

Perché la Regione non potenzia quell’ufficio di Veneto Lavoro che si occupa di gestire le domande?