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Uno sguardo su “Quota 100”.

“Quota 100” , sperimentale e aggiuntivo rispetto ai percorsi pensionistici ordinari di vecchiaia e anticipato, ha permesso il pensionamento ai lavoratori iscritti alle gestioni previdenziali dell’INPS che hanno perfezionato congiuntamente, nel triennio 2019-2021, i requisiti di almeno 62 anni di età e almeno 38 di anzianità contributiva-

“Quota 100” ha consentito di uscire dal mercato del lavoro sino a cinque anni prima rispetto ai requisiti ordinari per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata (tra il 2019 e il 2024 i requisiti minimi per il pensionamento di vecchiaia sono 67 anni di età e 20 di anzianità contributiva , mentre i requisiti per quello anticipato si mantengono sino al 2026 al livello assunto nel 2016 di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).

“Quota 100” è stata introdotta con l’obiettivo di reinserire nel sistema margini di flessibilità nelle scelte di pensionamento dopo che, come risposta alle difficoltà connesse con la crisi finanziaria del 2008 e all’esigenza di assicurare la sostenibilità di medio-lungo periodo dei conti pubblici, la riforma del 2011 aveva innalzato e reso più stringenti i requisiti.

La legge di bilancio per il 2022 ha infine introdotto “Quota 102”. Per accedervi è necessario avere almeno 64 anni di età e maturare almeno 38 anni di anzianità contributiva entro la fine del 2022. L’introduzione per un solo anno di “Quota 102” ha rappresentato un compromesso tra Governo e Parti sociali per evitare, alla scadenza di “Quota 100”, il repentino ritorno ai requisiti ordinari “Fornero” in attesa di una revisione strutturale delle regole nel senso di una maggiore flessibilità nel pensionamento.

Anche se “Quota 100” ha registrato minori adesioni rispetto a quanto atteso prudenzialmente nelle previsioni ufficiali, questo canale di uscita è stato comunque utilizzato da un’ampia platea di lavoratori che a fine 2025 (quando saranno pressoché esauriti i potenziali aderenti, purché i requisiti siano maturati entro il 2021) potrebbe anche superare i 450.000 soggetti.

Di seguito si riassumono i dati principali.

Al 31 dicembre 2021 le domande accolte sono risultate complessivamente poco meno di 380.000, ampiamente al di sotto di quelle attese. A ricorrere a “Quota 100” sono stati soprattutto gli uomini. Quasi l’81 per cento dei pensionati con “Quota 100” vi è transitato direttamente dal lavoro.

Se in valore assoluto le pensioni con “Quota 100” sono state più concentrate al Nord, meno al Mezzogiorno e ancor meno al Centro, quando espresse in percentuale della base occupazionale o del flusso medio delle uscite per pensione anticipata mostrano le incidenze maggiori al Mezzogiorno e minori al Nord, con il Centro in posizione intermedia.

È stata registrata anche una prevalenza a lasciare il lavoro alla prima decorrenza utile, con almeno uno dei requisiti di età e anzianità al livello minimo. L’età media alla decorrenza si è attestata poco al di sopra di 63 anni, mentre l’anzianità media è di 39,6 anni.

Si stima che la spesa effettiva – di consuntivo sino al 2021 e proiettata dal 2022 al 2025 – potrà attestarsi a circa 23,2 miliardi. Si tratta di una minore spesa di 10,3 miliardi sui 33,5 originariamente stanziati.

Ben svegliata, Verona

Il nostro candidato, Damiano Tommasi, è il sindaco di Verona.

Il centrosinistra governerà la città per i prossimi anni, anni in cui si affronteranno sfide importanti per lo sviluppo e la crescita del territorio.

La vittoria è stata costruita con sacrificio e dedizione. Il Partito Democratico ha dimostrato capacità di unire una coalizione attorno al candidato Tommasi e ha saputo mettersi a disposizione per un obiettivo più grande dei propri interessi.

E’ capacità di governo favorire coalizioni come quella che ha vinto. Sono molto felice anche per i tantissimi giovani che hanno partecipato al nostro progetto.

La città cambia verso e dopo anni di divisioni e litigi nel centrodestra, abbiamo la possibilità di far crescere una nuova classe dirigente con valori ed obiettivi nuovi, con un lavoro sereno e rispettoso di tutti i veronesi, senza gli odiosi steccati imposti dal sindaco uscente.

E’ importante mantenere l’umiltà con la quale abbiamo condotto la campagna elettorale e che Damiano ha ben interpretato con il progetto politico che abbiamo sostenuto.

E’ nostro dovere ricostruire quanto è stato slegato in questi anni, il filo sociale nella comunità affinché nessuno venga escluso o si trovi in difficoltà. Una Rete di protezione sociale che comprenda tutti.

Abbiamo anche il compito di rasserenare il clima che è stato creato in città.

Questo è un passaggio essenziale.

Nei confronti della società e delle forze politiche che saranno all’opposizione, occorre un atteggiamento di confronto e di collaborazione sui temi concreti, senza inutili steccati, e con un pragmatismo che deve essere in linea con quanto già dimostrato nel corso della campagna elettorale.

Inutile inseguire polemiche e contrapposizioni sterili, pensiamo alle cose da fare, con soluzioni a portata di mano, senza voli pindarici.

Per quanto concerne la costruzione della squadra di governo, il Partito Democratico ha in sé le competenze politiche per farne parte pienamente. Tutti i nostri eletti hanno maturato competenze amministrative in anni di impegno e di amministrazione, oltre alla cultura politica che ci appartiene che da sempre orienta le nostre scelte a favore del territorio.

Premiare l’impegno profuso, conferire la rappresentanza a loro è atto doveroso a sostegno e riconoscimento per tutto quanto hanno fatto in questi anni.

Trenord imponga il contingentamento sui treni.

Giovedì 2 giugno scorso, circa 2.000 ragazzi e ragazze, di cui molti minorenni, si sono ritrovati a Peschiera del Garda per un raduno che era stato organizzato nei giorni precedenti tramite passaparola sulla piattaforma TikTok.

Nel corso del raduno, non autorizzato, molti dei partecipanti si sono resi protagonisti di violenze, risse, scontri con la polizia e in alcuni casi anche di molestie sessuali, in particolare sul treno di ritorno verso casa.

Pare che la situazione sia degenerata dal primo pomeriggio, nel momento in cui sono arrivate in treno oltre 1.500 persone, quasi tutte dalla Lombardia, che si sono aggiunte ai circa 600 giovani già presenti.

Da tempo, ormai, l’area interessata del Lago di Garda è meta di centinaia di ragazzi che nel corso del weekend giungono dalla Lombardia attraverso i treni regionali che transitano frequentemente dalla stazione di Peschiera del Garda sulla linea Regio Express Verona-Brescia-Milano, servizio gestito dalla società Trenord.

Per i treni regionali di competenza Trenitalia, ivi compresi quelli che riguardano il servizio Venezia-Verona, in molti casi è in essere un contingentamento dei posti disponibili per viaggiatori con biglietto di corsa semplice, in ragione del quale una volta che i posti disponibili risultano esauriti, non è più possibile acquistare biglietti di corsa semplice.

Il 2 giugno non è stato rispettato alcun tipo di contingentamento dei passeggeri sui treni della società Trenord – perché normalmente non lo prevede – tanto che la rilevante mole di passeggeri, ampiamente superiore alle capacità massima di trasporto dei treni in transito alla stazione di Peschiera del Garda, ha generato notevoli problemi organizzativi e di sicurezza per i numerosi giovani presenti sul luogo e sui treni

Per questa ragione è verosimile affermare che se ci fosse stato il contingentamento, probabilmente la pressione numerica delle persone presenti a peschiera del Garda e sui treni in transito sarebbe stata notevolmente inferiore.

Ad aggravare la situazione ha contribuito in misura determinante anche l’assenza di un presidio da parte di Trenord sulla tratta in questione che ha costretto, tra l’altro, il personale di Trenitalia ad effettuare il servizio di assistenza ai passeggeri di un altro operatore ferroviario.

In merito, ho presentato un’interrogazione ai Ministri delle Infrastrutture e dell’Interno per fare chiarezza su quanto accaduto, anche al fine di verificare l’eventuale violazioni delle norme di sicurezza del trasporto ferroviario. In particolare, però, ho chiesto di agire per regolare il servizio offerto da Trenord con particolare riguardo alla necessità di garantire, per ragioni di sicurezza, il rispetto della capienza massima del numero di passeggeri su ciascun treno in servizio sulla linea Verona-Brescia-Milano, nonché per favorire l’istituzione di un presidio presso la stazione di Verona Porta Nuova.

Il voto al Partito Democratico sostiene Damiano Tommasi

Domenica si vota per il rinnovo del Consiglio Comunale di Verona.

Damiano Tommasi è una candidatura riconoscibile, signorile e rassicurante, certamente rafforzata dall’unità della coalizione di centrosinistra.

C’è un altro elemento, inconfutabile: Damiano Tommasi è l’unica vera novità tra i candidati. Gli altri due sono da almeno 20 anni sulla scena, sempre loro, prima insieme poi divisi e politicamente nemici giurati.

Da 10 anni litigano furiosamente e trascinano Verona nelle loro beghe. A capo di due schieramenti avversi, litigano su tutto e hanno creato una classe dirigente divisa e sospettosa.

Solo il candidato Tommasi è fuori da certe logiche e, per questo, un elemento di forte novità nel panorama politico veronese.

Il Partito Democratico veronese, che è già stato pilastro fondamentale della coalizione sin dalla scelta del candidato, avrà una rilevante responsabilità nell’azione di governo della città.

Essere il primo partito della coalizione ci consentirà di dare impulso alle prospettive future nonché di essere collante delle forze della coalizione di centrosinistra.

Abbiamo le capacità per farlo ed è necessario che la coalizione abbia un punto di riferimento chiaro e saldo.

La consapevolezza delle nostre potenzialità è all’attenzione di tutti gli elettori: il voto al PD rafforza quel pilastro centrale che siamo e ci consegna la responsabilità di tenere salda l’alleanza per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Il Partito Democratico si è dimostrato, unico in gradi di poter raggiungere quel livello di coesione.

Il voto al PD sostiene Tommasi e garantisce la solidità della coalizione.

Nella lista dei candidati PD per il Consiglio Comunale c’è il giusto mix di esperienze e di generazioni che si mettono al servizio di Verona per i prossimi anni.

Tutti meritevoli. Tra questi, mi permetto di consigliare alcune scelte per l’indicazione delle preferenze da esprimere.

Francesco CASELLA
È il segretario del circolo PD della quarta Circoscrizione ed è stato consigliere della medesima Circoscrizione.

 

Federico RIGHETTI
È il segretario dei giovani democratici di Verona.

 

 

Carla AGNOLI
È impegnata nel Circolo PD della terza Circoscrizione.

 

Federico BENINI
È consigliere comunale nonché capogruppo del gruppo consiliare PD in Comune.

 

Marco BURATO
È stato consigliere comunale di Verona ed è impegnato nel Circolo PD dell’ottava Circoscrizione.

 

Giorgio FURLANI
È stato consigliere della sesta Circoscrizione ed è impegnato nel Circolo PD della medesima Circoscrizione.

 

Valentina SILVESTRI
È impegnata nel Circolo PD della seconda Circoscrizione.

 

 

Elezioni comunali: il ruolo centrale del PD

Penso che il Partito Democratico veronese abbia una rilevante responsabilità dal 27 giugno, così come stiamo già facendo nella fase della campagna elettorale in corso.

Con la stessa convinzione con la quale ho sostenuto il candidato unitario del centrosinistra, e quindi, la disponibilità del PD a favorire la scelta unitaria (ne parlo qui https://www.vincenzodarienzo.it/perche-il-candidato-sindaco-non-e-del-pd/), ritengo che il PD debba assumersi pienamente il gravoso compito di essere pilastro della coalizione.

Nessuna presunzione, men che meno prevaricazione, ma è nelle cose che al Pd si riconosca questo compito.

Il primo partito della coalizione, che si confermerà come tale il 12 giugno e, riceverà, pertanto, un consenso fiduciario maggioritario, avrà il compito di essere motore delle prospettive future nonché collante delle forze della coalizione.

Con la nostra cultura politica e l’impostazione ideale da amministratori di governo, saremo chiamati alla doppia sfida di garantire la stabilità dell’azione amministrativa e la propulsione sui temi strategici per la città.

La fiducia al Partito Democratico va esattamente in questa direzione.

Le capacità maturate, il confronto interno ampio e democratico, la chiara riconoscibilità della nostra collocazione politica riformista, sono elementi attrattori che il PD saprà mettere sapientemente a disposizione del sindaco e del centrosinistra, come abbiamo sempre fatto.

La cognizione delle nostre potenzialità è all’attenzione di tutti gli elettori, ai quali va trasmessa la consapevolezza che il voto al PD rafforza quel pilastro centrale che siamo e ci consegna la responsabilità di tenere salda l’alleanza per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Il voto al PD è una scelta che favorisce le prospettive unitarie e ci conferisce un mandato che, in linea con la nostra cultura politica, non potremmo mai derogare o assegnare ad altri.

La violenza nei confronti delle donne.

La violenza contro le donne rappresenta un fenomeno profondamente radicato nel substrato culturale e sociale sia in Italia che nel resto del mondo.

La Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, impone agli Stati non solo di dotarsi di una legislazione efficace, ma anche di verificarne in modo costante l’effettiva attuazione da parte di tutti gli attori, istituzionali e non, a partire da quelli appartenenti al sistema giudiziario.

Nel perimetro tracciato dalla Convenzione, le politiche pubbliche debbono pertanto essere orientate non solo alla conoscenza puntuale delle cause strutturali del fenomeno della violenza contro le donne, per rimuoverle in modo definitivo, agendo in particolare sulla prevenzione e sull’e­ducazione, ma anche alla sua misurazione, qualitativa e quantitativa, nonché alla garanzia dell’effettivo accesso alla giustizia da parte delle donne per tutelare i loro diritti e alla loro efficace protezione con conseguente adeguata e rapida punizione degli autori.

La violenza contro le donne ha proporzioni epidemiche nella gran parte dei Paesi del mondo e attraversa tutti i contesti perché, come affermato nel Preambolo della Convenzione di Istanbul, « è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione » ed ha natura strutturale « in quanto basata sul genere, e riconoscendo altresì che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini ».

La radice della violenza contro le donne risiede cioè in stereotipi culturali che fissano schemi comportamentali e convinzioni profonde, frutto di un radicato retaggio storico e di un’organizzazione discriminatoria che stabilisce l’identità sociale di un uomo e di una donna e legittima le diseguaglianze che costituiscono il substrato della violenza di genere e della sua forma più estrema costituita dal femminicidio.

Solo da pochi decenni ogni forma di violenza contro le donne è ritenuta anzitutto una violazione dei diritti umani, una questione di salute pubblica, un ostacolo allo sviluppo economico ed un freno ad una democrazia compiuta. Milioni di donne, in Italia e nel mondo, sono vittime di violenza, indipendentemente dal loro livello educativo, professionale o socioeconomico.

Il fenomeno è stato quantificato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS): la violenza maschile colpisce di media il 35 per cento delle donne. Secondo la Relazione finale della Commissione sul femminicidio (XVII Legislatura), la violenza di genere riguarda in Italia (indagini dell’ISTAT del 2006 e del 2014) quasi una donna su tre e anche in Europa i dati sono pressoché identici. Il femminicidio costituisce l’espressione più grave della violenza rappresentando, in tutto il mondo, la prima causa di morte per le giovani e le donne da 16 a 44 anni vittime di omicidio volontario.

È pertanto un errore concettuale considerare la violenza contro le donne come emergenza, poiché si tratta di una condizione strutturale, diffusa e radicata, che per essere contrastata richiede interventi continuativi da parte degli organismi istituzionali deputati a riconoscerla, prevenirla, contrastarla e punirla. Si tratta infatti di un fenomeno ancora oggi in larga parte sommerso, come rilevato dall’indagine ISTAT sulla violenza contro le donne del 2014 e confermato dal dato dell’inchiesta.

Risulta che sono molte le ragioni che disincentivano le denunce: la convinzione di poter gestire la situazione da sole, la paura di subire una più grave violenza, il timore di non essere credute, il sentimento di vergogna o imbarazzo, il senso di sfiducia nelle Forze dell’ordine.

A livello internazionale, da tempo, sono stati adottati strumenti omogenei per sradicare ogni forma di violenza contro le donne. La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e la Convenzione di Istanbul costituiscono per l’Italia i più importanti trattati internazionali, con efficacia vincolante.

L’impianto normativo di contrasto alla violenza di genere è stato arricchito a livello europeo dalla direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sulle vittime e più di recente da due importanti risoluzioni del Parlamento europeo, una del 16 settembre 2021, per l’inclusione della violenza di genere come nuova sfera di criminalità tra quelle elencate all’articolo 83, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e una del 6 ottobre 2021 per proteggere i minorenni e le vittime della violenza del partner nelle cause di affidamento.

Il PNRR per la transizione ecologica

I singoli Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza dei paesi UE hanno dovuto rispettare due vincoli relativamente agli obiettivi che sono stati posti per la transizione ecologica:

  • la destinazione di almeno il 37 per cento delle risorse assegnate;
  • il rispetto del principio di non arrecare alcun danno significativo all’ambiente.

Dei 191,5 miliardi di euro di risorse europee assegnati all’Italia, quindi, 71,7 miliardi sono destinati per gli obiettivi climatici. Nel confronto Europeo dei PNRR, l’Italia, con circa la metà del totale dei fondi assegnati, è il paese che investe più di tutti in mobilità sostenibile.

Le misure del PNRR per identificare le misure verdi sono state catalogate diversamente tra loro: alcune sono considerate verdi al 100%, altre solo al 40% (e sono queste che non devono arrecare danno all’ambiente, uno dei due principi fissati).

Per fare un esempio, le linee ferroviarie di nuova costruzione o ristrutturate sono considerate verdi al 100%, mentre il potenziamento delle linee ferroviarie regionali (di più modesta dimensione e impatto) sono ritenute verdi solo al 40%.

Nel nostro PNRR 55 interventi sono verdi al 100% e 53 lo sono al 40%.

Le principali aree di intervento riguardano la costruzione di infrastrutture per la mobilità sostenibile (40% del totale), l’efficientamento energetico di immobili e impianti di fornitura (30%), gli investimenti in energie rinnovabili (14%) e le opere di prevenzione (15%).

Le misure verdi sono distinte in quattro categorie:

Trasporti e altre infrastrutture verdi: circa 29 miliardi di euro sono destinati per l’ammodernamento, la ristrutturazione e la nuova costruzione di infrastrutture pubbliche a basso impatto ambientale.

Fra le modalità di trasporto, quello su ferro è il maggiormente interessato dagli investimenti, per un totale di 20,5 miliardi, includendo anche gli interventi per la gestione del traffico ferroviario europeo.

Ai progetti dell’alta velocità sono stati destinati 13,2 miliardi e circa 7,1 miliardi sono destinati al trasporto urbano sostenibile, includendo le ciclovie che ricevono finanziamenti per 600 milioni.

Efficientamento: per quanto riguarda gli incentivi per le case private, il Superbonus 110% (12,1 miliardi di euro) è la più grande misura verde dell’intero PNRR. A favore dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici sono destinati 2,1 miliardi.

Poi ci cono gli investimenti volti a diminuire gli sprechi di risorse nella fase di produzione e di trasporto. Il PNRR, infatti, finanzia opere di efficientamento rivolte a impianti energetici, idrici e di stoccaggio. Tra questi, 3,6 miliardi sono destinati a rendere più efficiente il sistema di distribuzione dell’energia elettrica.

Energie rinnovabili: gli investimenti in impianti di energia rinnovabile e in infrastrutture per combustibili alternativi ammontano al 13,8% delle risorse per la transizione verde. Fra le diverse fonti di energia rinnovabile, gli impianti a energia solare sono i maggiori beneficiari (4,6 miliardi). Seguono gli investimenti in biomasse (1,9 miliardi), in energia eolica (755 milioni) e in infrastrutture di ricarica elettrica (740 milioni).

Opere di prevenzione ambientale: sono stati destinati 11 miliardi di euro. L’investimento più corposo (quasi 6 miliardi) prevede vari interventi volti all’adattamento, la prevenzione e la gestione del rischio di inondazioni. Fra questi interventi ci sono azioni di sensibilizzazione, la protezione civile, i sistemi e le infrastrutture di gestione delle catastrofi e gli approcci basati sugli ecosistemi. Ci sono anche investimenti in ricerca e innovazione incentrati sull’economia a basse emissioni di carbonio, sulla resilienza e sull’adattamento ai cambiamenti climatici (3 miliardi in totale) Quasi tutte le misure in questa categoria sono orientate all’adattamento al cambiamento climatico.

L’Europa rischia di restare senza energia?

In Europa sta accadendo qualcosa. Sul sesto pacchetto di sanzioni, non si trova l’accordo.

Ovviamente, i rischi si concentrano nel settore energetico. Il nuovo pacchetto ha un obiettivo specifico: un progressivo embargo sul petrolio russo, ma le contrarietà di diversi Stati membri hanno indebolito la proposta iniziale, e il veto ungherese rischia di rimandarne l’approvazione.

Diversi Paesi europei, però, stanno comunque agendo al proprio interno per smarcarsi il più in fretta possibile dal petrolio (più semplice) e dal gas naturale (impresa ardua) russi.

Quindi, su questo fronte, più che le sanzioni collettive dell’UE, sono le auto-decisioni interne di alcuni Paesi a fare più male a Mosca.

Infatti, la riduzione degli acquisti di petrolio russo ha toccato il 45% circa delle esportazioni russe e non trovando sufficienti importatori non europei per compensare le perdite, la Russia è stata costretta a ridurre la produzione interna (IEA stima una riduzione di 1,5 milioni barili).

Non solo: in assenza di acquirenti e sotto la minaccia continua di nuove sanzioni, il prezzo del petrolio russo è diminuito, tanto che oggi il suo prezzo è scontato di circa 35 dollari al barile rispetto al Brent. Questi meccanismi hanno provocato una riduzione delle entrate per Mosca che, se protratte nel tempo, equivarranno a circa 570 dollari l’anno per ciascun cittadino russo.

Mentre per il petrolio le cose sono positive, per il gas, la situazione si complica.

Sin dal 2021, quindi ben prima della guerra, una combinazione di congiuntura economica e riduzione delle vendite di gas russo ha contribuito a far lievitare i prezzi a pronti del gas spot in Europa, che oggi sono circa cinque-sei volte più alti rispetto a periodi “normali” (ne ho già parlato

Il risultato è che le bollette sono più che raddoppiate e questo sta raffreddando l’opinione pubblica.

Dal 24 febbraio scorso, le importazioni di gas russo sono state del 26% inferiori rispetto al primo semestre 2021. Questa quantità è praticamente invariata rispetto al calo già registrato prima della guerra, tra ottobre 2021 e febbraio 2022. Inoltre, nel frattempo la domanda di gas in Europa ha continuato ad aumentare per “alimentare” la ripresa economica.

Ma la Russia potrebbe interrompere le forniture di gas all’Europa? Sarebbe un’ipotesi altamente improbabile perché Mosca, una volta finito lo spazio negli stoccaggi (stimabile in 3-4 settimane) dovrebbe sigillare i pozzi o bruciare il gas estratto, in entrambi i casi causando a sé stessa un ingente danno economico.

L’andamento della pressione fiscale

La pressione fiscale è il rapporto tra le entrate (tributarie e contributive) e il Prodotto Interno Lordo.

Nel 2021 la pressione fiscale ha raggiunto il 43,5 per cento, in crescita rispetto al 42,8 per cento dell’anno prima.

Si tratta del valore più alto dal 1995, ma, in realtà, scorporando le agevolazioni fiscali che sono aumentate, la pressione fiscale effettiva è aumentata di poco, dal 41,4 al 41,8%.

Nel Documento di Economia e Finanza è ben specificato: la pressione fiscale non è rappresentativa del peso fiscale che grava effettivamente sui contribuenti. Infatti, nella contabilità dello Stato alcune agevolazioni fiscali sono classificate come spesa pubblica ed in particolare lo sono:

  • il Bonus IRPEF (ex 80 euro, divenuti 100), che comporta una riduzione del carico fiscale per i lavoratori dipendenti, anche agli incapienti, entro un certo reddito;
  • i crediti d’imposta concessi a famiglie e imprese che sono utilizzati in compensazione di tributi e contributi;
  • alcune detrazioni fiscali riconosciute ai contribuenti anche oltre il limite della capienza in dichiarazione.

Inoltre, sono registrati come spesa anche gli sgravi contributivi “selettivi”, ossia a favore di specifiche categorie di contribuenti o aree geografiche, ovvero le agevolazioni per favorire l’assunzione di giovani e donne l’occupazione nelle regioni del Sud.

Essendo le entrate fiscali contabilizzate al lordo delle agevolazioni citate, la pressione fiscale risulta superiore all’effettivo peso fiscale che grava sui contribuenti. Invece, scorporando le agevolazioni fiscali si ottiene un dato più rappresentativo della pressione fiscale effettiva.

Ebbene, nel 2020, le agevolazioni fiscali classificate come spese ammontavano a 23,2 miliardi. Nel 2021, le agevolazioni fiscali sono salite a 30,8 miliardi.

Il risultato è che la pressione fiscale cresce dal 41,4% del 2020 al 41,8% del 2021.

Le entrate che hanno comportato l’aumentato di 0,4 punti percentuali nel 2021 sono state le imposte indirette, soprattutto l’IVA, mentre quelle dirette hanno avuto l’effetto opposto.

Anche alcune entrate indirette minori sono aumentate, ad esempio i proventi da giochi e lotterie e le accise sui prodotti energetici, principalmente per la ripresa economica post pandemia.

Damiano Tommasi è la vera novità

Il centrosinistra sosterrà Damiano Tommasi alla carica di sindaco di Verona.

Per fortuna il mandato del sindaco Sboarina è sostanzialmente scaduto e, quindi, il 12 giugno si vota.

Con la candidatura di Tommasi, possiamo certamente competere perché sono presenti alcuni elementi potenziali che favoriscono la nostra campagna elettorale.

Innanzitutto, la chiara riconoscibilità del candidato, unita ad una presenza signorile e rassicurante rispetto al sindaco uscente che è stato divisivo – addirittura nel suo campo politico – e a tratti livoroso.

La personalità di Tommasi è in grado di attrarre consensi oltre lo schieramento che lo sosterrà, per il suo profilo e le competenze maturate nel tempo.

E’, quindi, senz’altro una persona credibile ed autorevole al quale si aggiunge la nota positiva del sostegno di uno schieramento unito, ampio e capace di cogliere tutte le occasioni possibili per lo sviluppo e la crescita di Verona.

C’è un altro elemento, inconfutabile: Damiano Tommasi è l’unica vera novità tra i candidati. Gli altri due sono da almeno 20 anni sulla scena, sempre loro, prima insieme poi divisi e politicamente nemici giurati.

Da 10 anni litigano furiosamente e trascinano Verona nelle loro beghe. A capo di due schieramenti avversi, litigano su tutto e hanno creato una classe dirigente divisa e sospettosa.

Solo il candidato Tommasi è fuori da certe logiche e, per questo, un elemento di forte novità nel panorama politico veronese.

L’unità dell’area del centrosinistra, poi, sarà il valore aggiunto.

Bene ha fatto il Partito Democratico a sostenerlo e a lavorare per l’unità di tutte le forze progressiste presenti in città.

Il Partito Democratico si è dimostrato pilastro fondamentale della coalizione, fino alla scelta di un candidato civico, unico in gradi di poter raggiungere quel livello di coesione.

Mettersi a disposizione per un progetto più grande.

Adesso il PD deve farsi carico dell’imprescindibile rinnovamento generazionale.

Questo è un punto nodale. Impensabile progettare un futuro senza basarsi su coloro che saranno protagonisti di quel futuro: i giovani.