Articoli

Proposta di soluzione per la concessione di A/22

Con il Decreto Agosto il Governo ha prorogato di altri due mesi (dal 30 settembre al 30 novembre 2020) il termine per la sottoscrizione degli atti convenzionali di concessione relativi all’infrastruttura autostradale A22 Brennero-Modena.

È la quarta proroga che dal temine iniziale del 30 settembre 2018 sta dilatando i tempi per il rinnovo della concessione in house a causa dell’irrisolta vicenda della liquidazione dei privati presenti nel capitale sociale[1].

La proroga – su richiesta del Partito Democratico – si è resa necessaria perchè l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ufficialmente chiesto, come aveva già fatto la Corte dei Conti a dicembre 2019, di avviare le procedure di gara per l’individuazione di una nuova concessionaria.

In pratica, poiché non risulta ancora perfezionata la liquidazione dei soci privati dell’attuale compagine della società Autostrada del Brennero S.p.A., la cui presenza, per l’eventuale affidamento della concessione in modalità in house, è in contrasto con il parere rilasciato dalla Commissione europea il 20 novembre 2018, non si può sottoscrivere l’accordo.

Su questo punto, l’AGCM, non solo ha chiesto di fare la gara, ma ha aggiunto che l’assenza dei requisiti per un legittimo affidamento in house non costituisca la ragione per ulteriori proroghe e ritardi nel ricorso a procedure competitive.

Una situazione paradossale che sta danneggiando gli interessi di Verona. Per fortuna che il Governo ha deciso di prorogare ancora.

Per risolvere definitivamente la questione, ho depositato un emendamento al DL Agosto (art. 94 – Concessione Autobrennero). La mia proposta prevede:

  1. l’ulteriore differimento al 31 dicembre 2020 del termine del 30 novembre 2020, per la sottoscrizione degli atti convenzionali di concessione;
  2. di consentire alla Regione Trentino A.A. e agli enti locali della tratta A/22 – ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2437 sexies del codice civile ed anche in deroga allo statuto – di procedere al riscatto delle azioni possedute dai privati, previa delibera dell’assemblea dei soci, adottata con la maggioranza prevista per le assemblee straordinarie.

Ho proposto, altresì, di ridurre i tempi previsti dal Codice Civile per questo tipo di procedure nonché di non tenere conto della consistenza del fondo “ferrovia”[2] ai fini della determinazione del valore di liquidazione delle azioni private, anche in considerazione del fatto che entro trenta giorni dalla data dell’affidamento della concessione, la Società Autobrennero Spa deve provvedere a versare quel fondo al bilancio dello Stato[3].

La mia proposta consentirà di sbloccare l’empasse e riverberare a Verona i benefici connessi al rinnovo della concessione.

Per noi ci sono due 2 miliardi di euro per interventi infrastrutturali: la terza corsia tra Verona e Modena e la terza corsia dinamica Bolzano Sud-Verona, le barriere antirumore, le aree di servizio (Affi e Povegliano) e contributi alle Province per opere esterne all’asse autostradale, ad esempio il finanziamento per la mediana provinciale da Nogarole Rocca a Isola della Scala e io dico di pretendere anche oltre Isola d/S, almeno fino ad Oppeano sulla SS 434.

La concessione prevede anche attività concrete per favorire il trasporto merci su modalità alternative a quella stradale e, quindi, la promozione del trasporto ferroviario. A questo proposito, Autobrennero seguirà la creazione del Polo logistico intermodale Isola della Scala in sinergia con il Quadrante Europa.

La concessione all’Autobrennero, quindi, ai nostri Comuni e non con gara, così come avevamo chiesto e poi accettato dal Governo Renzi nel 2016, è un’occasione importante per perderla.

[1] L’articolo 13-bis del decreto – legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 172 del 2017 prevede, al comma 1, che per il perseguimento delle finalità di cui ai protocolli di intesa stipulati in data 14 gennaio 2016, che le convenzioni di concessione per la realizzazione delle opere e la gestione delle tratte autostradali hanno durata trentennale e sono stipulate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con le regioni e gli enti locali che hanno sottoscritto gli appositi protocolli di intesa in data 14 gennaio 2016, che potranno anche avvalersi nel ruolo di concessionario di società in house, esistenti o appositamente costituite, nel cui capitale non figurino privati.

[2] Articolo 55, comma 13, della legge n. 449 del 1997, “destinato al rinnovo dell’infrastruttura ferroviaria attraverso il Brennero ed alla realizzazione delle relative gallerie nonché dei collegamenti ferroviari e delle infrastrutture connesse fino al nodo stazione di Verona nonché delle iniziative relative all’interporto di Trento, all’interporto ferroviario di Isola della Scala (Verona) ed al porto fluviale di Valdaro (Mantova)”)

[3] Comma 2 del citato articolo 13- bis del decreto – legge n. 148 del 2017

La ristrutturazione dei Palazzi scaligeri è realtà.

Con un mio emendamento presentato al Decreto Semplificazione, è arrivata la mirata velocizzazione delle procedure per ristrutturare i Palazzi scaligeri.

Un’occasione importante per recuperare un immobile che è parte integrante della storia di Verona.

Nella primavera del 2018 gli uffici di Presidenza e tutti gli uffici della Provincia di Verona sono stati trasferiti da Palazzo Scaligero, ubicato in via Santa Maria Antica (adiacente a Piazza dei Signori), di proprietà della Provincia stessa e sede anche della Prefettura, all’edificio di via Franceschine, anch’esso di proprietà della Provincia, dove da anni sono ubicati gli uffici tecnici provinciali.

Il trasferimento venne motivato dalla necessità di mettere a norma Palazzo Scaligero (impianti, sismicità, alcuni problemi al tetto).

Quando il nuovo Presidente della Provincia, più di un anno fa, espresse il desiderio e la volontà politica di far rientrare gli uffici nel Palazzo, forse il più bello, sicuramente il più importante storicamente della città – desiderio che ho condiviso subito essendo stato proprio in quei luoghi consigliere provinciale per tre mandati – ho pensato come avrei potuto sostenere questa scelta e consentire a Verona di “riappropriarsi” in concreto di questo patrimonio.

L’occasione è arrivata con la proposta del Governo di modificare, semplificando le procedure, il codice degli appalti al fine di favorire gli investimenti pubblici e gli appalti a sostegno della ripresa economica post Covid.

In particolare, la sollecitazione è arrivata da Giandomenico Allegri, che è stato consigliere provinciale e conosceva dettagliatamente il tema. La sua richiesta, quindi, è stata quella di proporre un emendamento in sede di conversione del Decreto Legge Semplificazioni al fine di accelerare le procedure di messa a norma degli edifici a pubblica destinazione.

Una proposta di carattere generale, come è giusto che sia, ma che a Verona significava recuperare un immobile di assoluto rilievo architettonico, storico e culturale.

L’emendamento presentato ha ricevuto un largo consenso e l’approvazione sia in Commissione che in aula ed è parte della Legge di conversione del Decreto.

Il risultato è chiaro: la nostra Provincia potrà avviare subito, senza intoppi e lentezze burocratiche, l’iter per la progettazione e la realizzazione dei lavori. Se prima della legge erano prevedibili dai 6 agli 8 anni o forse più, ora possiamo ragionevolmente ipotizzare 1 anno per le progettazioni e 2 anni per i lavori.

Verona potrà riavere il Suo Palazzo scaligero pienamente funzionante.

Opere pubbliche a Verona: Lega, basta propaganda falsa

Nel corso di una conferenza stampa, la Lega ha elencato le opere che a Verona hanno bisogno dell’intervento del Governo, quasi a dire che sono ferme a causa di Roma.

Non nascondo stupore e incredulità.

Se quelle opere, ovvero la variante alla Grezzanella, la Statale 12 e la Strada Regionale 10 non sono ancora in esercizio la responsabilità è solo ed esclusivamente della lega e della Regione Veneto.

E’ davvero incomprensibile la quantità di propaganda della Lega volta solo a dare la colpa ad altri.

Il triste elenco dell’incompletezza è frutto di ritardi e indecisioni di chi governa il Veneto da anni.

La Statale 12: da almeno 8 anni il progetto è in corso di redazione da parte dei Veneto Strade, ente strumentale della Regione. Otto anni e ancora non hanno prodotto un risultato a causa delle divergenze interne alle forze che hanno governato Verona ed il Veneto, tutte a matrice leghista.

Stucchevole le lamentale sulla variante alla Grezzanella e alla ex Strada regionale 10. Ricevute in gestione dalla Regione Veneto circa 20 anni fa, sono rimaste così com’erano allora. Alla fine, senza vergogna, l’anno scorso la Regione le ha restituite in competenza ad ANAS e con una buona dose di faccia tosta si chiede a questa di farle in pochi mesi. Assurdo!

L’alta velocità Brescia-Verona. Per fortuna che la Lega non è più al Governo. Da settembre scorso, non solo abbiamo chiuso la valutazione costi/benefici sulla tratta voluta anche dalla Lega, ma abbiamo finanziato tutti gli interventi da fare con ulteriori 600 milioni di euro oltre i 2,8 miliardi già finanziati dal Governo Renzi in precedenza.

Sul collegamento ferroviario tra Verona ed i Comuni del Lago di Garda, riteniamo sia una bella cosa, ma a causa del costo elevatissimo non sarà sostenibile a breve. Ergo, è solo propaganda far credere che sia possibile un’infrastruttura simile.

Diversamente, colpisce il silenzio leghista sulla metropolitana di superficie Verona/Aeroporto Catullo. Questa sì che avrebbe favorito lo sviluppo dello scalo aeroportuale, ma la Regione non l’ha mai messa tra le sue priorità e men che meno ne ha chiesto la realizzazione al Governo.

Questi sono i fatti. Far credere il contrario è solo la prova delle gravi responsabilità della Lega. Da quando governano il Veneto non hanno portato alcun beneficio a Verona.

I dati sono sotto gli occhi di tutti. Alzi la mano chi ricorda un’opera degna di questo nome fatta a Verona da parte della Regione. Neanche una in oltre 20 anni di governo regionale.

 

Cattolica, altro bene di Verona in fuga.

Cattolica assicurazioni ha avviato a una partnership strategica con Generali Assicurazioni. L’accordo prevede che Generali diventi azionista rilevante con il 24,4% di Cattolica attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato per 300 milioni di euro condizionato alla trasformazione di Cattolica in spa.

Verona sembra una stalla da allevamento: prima fa crescere i suoi pezzi migliori e poi li cede. In questo modo guadagna nell’immediato,  ma perde in prospettiva.

Il copione è sempre lo stesso e si ripete ciclicamente.

L’elenco è tristemente noto. Negli anni Verona ha perso il controllo della Cassa di Risparmio,  dell’Aeroporto Catullo, del Banco Popolare e adesso di Cattolica Assicurazioni, patrimoni creati nel tempo e poi ceduti.

Purtroppo,  non pare finita, visto che il Comune vuole cedere AGSM al colosso lombardo di gas ed energia A2A e sulla fiera gli avvisi sono sempre più foschi.

Posto che le partnership sono necessarie,  possibile che non vi sia una volta che Verona prevalga?

Ma se fa riflettere l’epilogo sempre uguale, la debolezza è della classe dirigente che ha governato Verona e le società interessate.

Esse sono state allevate e rese forti grazie al rapporto con il territorio, ma questo ad un certo punto non ha più offerto stimoli, ambizioni, strumenti e persone in grado di competere con la globalizzazione delle tematiche e dei mercati di riferimento.

La classe dirigente politica si è adagiata preservando un finto radicamento territoriale che non ha salvaguardato il futuro. Una visione miope e ristretta di chi ha governato Verona che sta mostrando i frutti peggiori.

Se anni fa fosse stato realizzato il polo finanziario, oggi saremmo in ben altre condizioni perché avremmo avuto un’occasione che consentiva di creare valore aggiunto umano e professionale nonché aperture mentali e di esperienza per elevare la qualità della classe dirigente, che resta lo snodo delle cessioni delle società.

Ormai resta solo il Consorzio ZAI e poi tutto si compie.

E meno male che l’Arena è incedibile, altrimenti sarebbe stata ceduta anche quella.

 

 

La “moria del kiwi” in Senato

Il fenomeno definito “moria del kiwi” è oggetto di notevole attenzione e preoccupazione da parte dei frutticoltori, delle loro associazioni e delle Istituzioni, anche in conseguenza della velocità di diffusione che tale fenomeno ha negli actinidieti e che, dal territorio veronese, dove per primo si è manifestato, si è allargato all’intero territorio nazionale.

La “moria del kiwi” consiste nella apoplessia delle piante di actinidia, che senza alcun preavviso collassano perdendo le foglie e i frutti, arrivando in breve tempo alla morte, e la diagnosi è oltremodo problematica e complicata anche dal fatto che gli impianti sono già stati gravemente danneggiati dal cancro batterico dell’actinidia, “batteriosi del kiwi – PSA”, che ha già colpito nel nostro Paese la coltura negli ultimi anni;

Il tema è stato affrontato nella commissione agricoltura del Senato. Infatti si sono tenute tre diverse audizioni di sperimentazioni effettuate in diverse realtà. Il campo sperimentale è a Palazzolo di Sona.

E’ emerso un quadro allarmante. Ogni anno viene colpita oltre il 25% della produzione nazionale. Il kiwi, da sempre riconosciuto come frutto della salute, è un prodotto italiano essendo il nostro Paese il maggior esportatore a livello mondiale. Una stima delle perdite parla di cifre di oltre 300 milioni di euro e di quasi 1 miliardo di euro nell’indotto.

È stato quindi illustrato lo stato della ricerca e, purtroppo, il fatto che non esiste oggi una soluzione sicura al problema ma che è necessario approfondire la tematica con una ricerca interdisciplinare, a partire però dall’esperienza già maturata.

L’impatto economico è notevole. Per questo Regione e Governo devono investire le risorse necessarie per stabilizzare la ricerca. Per tanti agricoltori veronesi il kiwi è stato una piantagione di rifugio dopo le problematiche rilevate su altre coltivazioni quali quella della pesca.

In Senato abbiamo voluto ascoltare le varie esperienze sulla ricerca che si sono succedute sul tema della moria del kiwi che molto ci preoccupa. Purtroppo il Covid ha rallentato i tempi di audizione e di ricerca delle soluzioni ma bisogna recuperare e trovare un modo per rispondere alle esigenze del settore ed in particolare alle aziende agricole.

E’ necessario, a questo punto, un tavolo di coordinamento nazionale delle varie attività di ricerca che le Regioni stanno portando avanti. Un tavolo dove i diversi ricercatori si possano confrontare e mettere a patrimonio le diverse esperienze e servono risorse adeguate. Davanti a perdite così ingenti non si possono investire poche migliaia di euro.

Inoltre serve anche un’azione nei confronti delle aziende più colpite dalla moria. Anche se le stesse aziende chiedono innanzitutto una soluzione al problema e poter così tornare a produrre kiwi di qualità quale quello da tempo ottenuto nell’area veronese.

Terminati i progetti di fattibilità per potenziare il Quadrante Europa

Rispettando il cronoprogramma, i progetti di fattibilità tecnica economica dell’adeguamento del fascio di binari nonché del nuovo Terminal Intermodale IV Modulo del Quadrante Europa sono stati conclusi. Si entra nella fase operativa della progettazione definitiva.

Nell’ambito del Programma di lavoro pluriennale (Multi Annual Work Programme) 2014-2020 per la concessione di sovvenzioni nel settore delle infrastrutture di trasporto transeuropee (TEN-T), per potenziare l’interporto QE di Verona, Rete Ferroviaria Italiana aveva proposto a cofinanziamento il progetto “Veneto Region coordinated initiative enhancing core intermodal nodes”.

Si tratta di un progetto europeo co-finanziato dalla Commissione Europea (Programma Connecting Europe Facility – CEF), promosso e coordinato dall’ Interporto Quadrante Europa che coinvolge la Regione Veneto, appunto Rete Ferroviaria Italiana e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale.

L’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza e l’integrazione dei tre nodi prioritari regionali (il porto di Venezia, Interporti di Padova e Verona) nella rete dei trasporti trans-europea (TEN-T), in particolare nei Corridoi Mediterraneo, Baltico-Adriatico e Scandinavo-Mediterraneo che attraversano il territorio regionale.

Per Verona, relativamente alla parte ferroviaria, pochi giorni fa ITALFERR (incaricata da RFI) ha terminato la fattibilità tecnica economica sia dell’adeguamento del fascio di binari sia del nuovo Terminal Intermodale IV Modulo.

A questo punto, entro il 31 ottobre 2021 devono essere completate le progettazioni definitive di entrambe le infrastrutture che renderanno il nostro Interporto ancora più competitivo.

Il principale intervento per il potenziamento dell’interporto di Quadrante Europa consiste nella realizzazione del nuovo Quarto Modulo, attrezzato con binari lunghi 750 metri (standard europeo di lunghezza dei treni merci), gru di carico/scarico e aree di stoccaggio. Gli interventi consentiranno di aumentare la capacità complessiva del terminal intermodale per offrire una adeguata risposta ad una crescente domanda di trasporto combinato ferroviario destinata ad aumentare con il completamento e l’entrata in esercizio della Galleria di Base del Brennero, nonché con lo sviluppo dell’alta velocità verso Est.

Il potenziamento del Quadrante Europa, anche attraverso la realizzazione degli interventi di potenziamento/ampliamento dell’infrastruttura, quali la nuova stazione e le nuove tecnologie, consentono il collegamento diretto con la direttrice del Brennero e con la linea ferroviaria per Bologna.

Si chiude per sempre, in questo modo, la strozzatura a causa della quale si entra direttamente nel QE solo provenendo da est.

L’intervento relativo alla stazione è a beneficio non solo del quarto modulo, ma anche del secondo e del terzo modulo già esistente nonché dell’accessibilità alla ZAI.

E’ sempre più vicino l’obiettivo di rendere Verona primo territorio in cui si realizzano gli obiettivi stabiliti dal Libro Bianco dei Trasporti dell’Unione Europea, ossia trasferire il trasporto merci su ferro.

La realizzazione degli interventi infrastrutturali saranno sostenuti economicamente da Rete Ferroviaria Italiana.

Sostegno contro la disoccupazione (SURE)

Dal primo giugno è in vigore il fondo SURE, ovvero il sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza.

Il Fondo è stato proposto dalla Commissione europea ed approvato dal Consiglio europeo.

Il fondo è parte integrante del progetto di istituire tre reti di sicurezza: per emittenti sovrani tramite il Meccanismo europeo di stabilità; per imprese private tramite risorse della Banca Europea degli Investimenti; per la tutela dell’occupazione, facendo ricorso, appunto, al SURE.

Il SURE è volto a tutelare i lavoratori e i posti di lavoro messi a rischio dall’epidemia di COVID19, mediante la creazione di uno strumento temporaneo, ad integrazione delle misure già decise dall’Italia, con risorse aggiuntive per il finanziamento di regimi di riduzione dell’orario lavorativo o di misure analoghe, miranti a ridurre l’incidenza della disoccupazione e della perdita di reddito dei lavoratori dipendenti e autonomi.

I regimi di riduzione dell’orario lavorativo sono definiti dalla Commissione europea come programmi che, in determinate circostanze, consentono alle aziende in difficoltà economiche di ridurre temporaneamente l’orario di lavoro dei loro dipendenti, ai quali viene erogato un sostegno pubblico al reddito per le ore non lavorate.

Regimi analoghi di reddito sostitutivo si applicano ai lavoratori autonomi.

L’assistenza finanziaria europea può essere richiesta dall’Italia la cui spesa pubblica – effettiva ed eventualmente anche programmata – abbia subìto “un aumento repentino e severo” a decorrere dal 1° febbraio 2020 a causa dell’adozione delle misure restrittive che hanno causato la riduzione dell’orario lavorativo per far fronte agli effetti socioeconomici delle circostanze eccezionali causate dalla pandemia di Covid-19.

In pratica, si tratta dell’erogazione di prestiti, a rate. I prestiti sarebbero garantiti da tutti gli Stati membri, in relazione alla spesa pubblica volta a sostenere i regimi di riduzione

delle garanzie prestate dagli altri Stati membri (nei limiti delle medesime).

L’Europa conferma, così, di agire concretamente per risolvere i problemi causati dalle misure prese contro il virus.

Fondazione Arena, serve un nuovo protocollo

Fondazione Arena, serve un nuovo protocollo

Pur avendo rinviato la stagione lirica di quest’anno al 2021, causa virus, la Fondazione Arena intende svolgere alcuni spettacoli nel mese di agosto.

Credo sia una buona cosa. Tempo prima che venisse assunta questa decisione, avevo proposto proprio questo (https://www.vincenzodarienzo.it/fondazione-arena-un-tavolo-locale-e-le-risorse-per-evitarne-la-chiusura/).

A fronte di questa prospettiva, però, osservo una strana narrazione che collega la miniattività da fare all’ampliamento dei posti disponibili in Arena da 1.000 spettatori, come prevede l’attuale disposizione per gli spettacoli all’aperto, a 3.000.

Non capisco questa ansia, nel senso che il Decreto vigente riflette la situazione epidemiologica che abbiamo finora conosciuto. Nulla toglie che in presenza di condizioni migliori, ovvero se si consolida la curva positiva di questi giorni, le cose possano essere riviste in tempo per il periodo in cui vorrebbero fare gli spettacoli.

Ma tant’è.

Non credo sia una questione economica. Cambia poco da mille a tremila spettatori. Non solo. Tra i soldi che la Fondazione riceverà dal Fondo Unico dello Spettacolo ed i “risparmi” sopraggiunti a seguito della sospensione della stagione e la messa in cassa integrazione del personale (almeno fino al 13 giugno), le risorse (20 milioni di euro?) ci sarebbero per sostenere i pochi spettacoli previsti.

Ma visto che la Fondazione punta molto sul protocollo che ha redatto per proporre al Ministero di ampliare il numero degli spettatori, allora va anche detto che quel documento è insufficiente.

Lo è perché tratta solo quello che serve da fare all’interno dell’Anfiteatro. Da questo punto di vista è buono, ma per essere completo dovrebbe anche fissare le azioni da fare “oltre” l’Arena. La gestione degli spettatori per lo spettacolo dal vivo inizia dai percorsi di affluenza in città e finisce al deflusso. In mezzo ci sono i tratti dedicati anti assembramento, i punti di raccolta, il sostegno medico, il supporto fisiologico, insomma serve un protocollo che metta insieme più cose e più competenze.

Da questo punto di vista, quindi, il protocollo dovrebbe farlo il Comune di Verona che dovrà mettere al tavolo sia la Fondazione Arena sia l’Autorità sanitaria locale in modo che tutte le azioni necessarie siano affrontate compiutamente.

Sono convinto che un documento simile darebbe a tutti noi uno strumento maggiore per portare avanti la richiesta di ampliare i posti a disposizione, pur riconfermando che non mi pare che sia un nodo imprescindibile per lo svolgimento degli spettacoli programmati ad agosto.

 

L’economia italiana ai tempi del covid 19

L’Italia sta lentamente tornando alla vita.

Purtroppo, però, l’incertezza sulle ripercussioni economiche della pandemia è molto elevata. Finora il PIL ha registrato una flessione del 4,7 per cento nel primo trimestre. Ovviamente, cosi come prevede il DEF ci sarà una riduzione più intensa nel trimestre in corso e dovrebbe seguire un recupero nella seconda metà dell’anno pur tenendo conto dei comportamenti più cauti di famiglie e imprese che producono un effetto economico persistente.

Di fronte a questo dato sono possibili solo valutazioni su scenari illustrativi a patto che l’allentamento delle misure di contenimento avviato prosegua gradualmente e che gli effetti della pandemia rimangano nel complesso sotto controllo nei prossimi trimestri.

Partiamo da quello più ottimistico.

Ipotizziamo che le attività produttive interessate dal lockdown, che erano pari a circa un terzo del valore aggiunto in aprile, scendano al 10% in maggio e al 5% in giugno e che, quindi, da luglio raggiungano lo zero e che, come dicono i principali previsori  il commercio mondiale si contragga del 12 per cento, il PIL in Italia cadrebbe del 9,0 per cento.

Gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 10%, in parte recuperato nel 2021 (+6%).

Diversamente, se l’epidemia si protrae, con le conseguenze ovvie sulla fiducia e sulle decisioni di spesa dei cittadini e di investimento delle imprese e se il commercio mondiale si riduce ancora di più, il PIL italiano cadrebbe al 13/14 per cento. In questo caso, ovviamente, la ripresa nel 2021 sarebbe ancora più lenta.

Gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 15%, in parte recuperato nel 2021 (9%).

Di fronte a questi scenari, le misure decise con il decreto legge “Cura Italia” e quelle ulteriori come la moratoria sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti hanno fornito un contributo significativo nel contenere la contrazione del PIL nell’anno in corso.

Serviranno altre misure per sostenere la spesa delle famiglie che, almeno finora, ha risentito delle limitazioni dei provvedimenti di sospensione dell’attività fronteggiati con la cassa integrazione, ma che potrebbe subire una contrazione del reddito disponibile conseguente al previsto calo dell’occupazione per quest’anno pari al 10%.

 

Decreto Rilancio, tante novità

Il Decreto rilancio comporta un investimento complessivo di 155 miliardi totali, di cui 55 di extra-deficit.

La prima buona notizia è l’abolizione definitiva delle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto aumentare dal primo gennaio 2021 l’Iva e le accise. Sono le clausole di salvaguardia che aveva imposto il Governo con Salvini vicepremier.

Tra le misure è confermata la sospensione delle cartelle esattoriali e degli accertamenti fiscali mentre per le seguenti scadenze fiscali il pagamento slitta al 16 settembre:

  • IVA,
  • ritenute d’acconto,
  • contributi previdenziali,
  • contributi Inail,
  • atti di accertamento,
  • cartelle esattoriali e gli avvisi bonari,
  • rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio. Il loro versamento potrà avvenire sia in un’unica soluzione che in quattro rate di pari importo.

Per le imprese fino a 250 milioni di fatturato abolizione del saldo dell’Irap dovuto a giugno per il 2019 e della prima rata, pari al 40% del totale, dell’acconto 2020

Sbloccati 12 miliardi per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione.

Tra le misure per aiutare le imprese nel periodo di ripartenza ci sono indennizzi a fondo perduto per le aziende con fatturato fino a 5 milioni di euro che ad aprile abbiano subito un calo di almeno i 2/3 degli introiti rispetto al mese di aprile 2019.

Le piccole imprese ed i lavoratori autonomi che hanno subito una riduzione del proprio fatturato di almeno il 50% potranno usufruire di un credito d’imposta fino al 60% per gli affitti. Tale vincolo non è previsto, invece, per le imprese del settore turistico-ricettive, che ne beneficiano in ogni caso.

Bar e ristoranti con i tavoli all’aperto sono esenti dal pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico. Inoltre, è previsto un credito del 60% fino ad un massimo di 80mila euro per le spese sostenute per gli adempimenti legati al distanziamento sociale che saranno posti in essere. I Comuni saranno ristorati per le minori entrate. Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese.

Per la Sanità, sarà rafforzata la risposta pubblica con 3,2 miliardi di euro per rafforzare il personale sanitario e aumentare i posti letto in terapia intensiva. Si tratta di una cifra che normalmente veniva elargita al comparto in tre anni.

E’ stata prevista la detrazione al 110% per chi effettua lavori antisismici o di risparmio energetico. In pratica, la paga lo Stato.

Introdotto il bonus per le vacanze fino a un massimo di 500 euro per famiglia. Possono richiedere l’incentivo i nuclei con Isee fino a 40mila euro. La somma può essere spesa per l’80% per pagare la struttura ricettiva e per il 20% come detrazione dell’imposta sul reddito.

Abolizione rata IMU per strutture alberghiere ed extra alberghiere, nonché ristoro ai Comuni per i mancati introiti.

Rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni. Agevolazioni fiscali per imprese di medie dimensioni (società per azioni o società a responsabilità limitata che non operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo e aventi sede legale in Italia, e i loro soci). E’ prevista la riduzione dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’ imposta sul reddito delle società (beneficiari: imprese con reddito d’impresa tra 5-50 mln di euro)

Tra le misure per i lavoratori sono stati stanziati 15 miliardi di euro per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione e la Naspi (A sostegno di chi percepisce l’indennità di disoccupazione, la misura dedicata alla Naspi all’interno del decreto Rilancio prevede la proroga dell’assegno per due mesi per chi ha l’indennità in scadenza).

I licenziamenti restano bloccati per altri tre mesi. In pratica, si aggiungono alla già decisa sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per due mesi a decorrere dal 23 febbraio 2020, portando il totale a cinque mesi.

Sono stati stanziati 6 miliardi di euro per rifinanziare l’indennità di 600 euro per gli autonomi che potrà arrivare fino a 1000 euro nel caso in cui si dimostrasse di aver registrato perdite superiori al 33% rispetto al fatturato dello stesso periodo nel 2019.

E’ stato introdotto un bonus per colf e badanti. A loro sostegno, che hanno visto diminuire drasticamente il proprio lavoro a causa delle misure di lockdown e distanziamento sociale, il nuovo decreto prevede l’estensione del bonus fino a 500 euro.

E’ stato prorogato anche il bonus baby sitter (l’importo del voucher raddoppia arrivando a 1.200 euro. Inoltre, il bonus potrà essere usato per pagare i centri estivi: la novità è stata inserita per supportare i genitori, visto che le scuole rimarranno chiuse e in questa fase è ancora opportuno non appoggiarsi all’aiuto dei nonni. L’importo del voucher aumenta per chi lavora nella sanità o nelle Forze dell’Ordine: per queste categorie il bonus arriva a 2.000 euro). Sono stati estesi i congedi parentali (il congedo parentale retribuito al 50% per i genitori con figli di età non superiore ai 12 anni, sino al 31 luglio, per un massimo di 30 giorni, siano essi continuativi o frazionati) e i permessi legge 104 (ulteriori complessive dodici giornate usufruibili nei mesi di maggio e giugno 2020)

Smart working per i genitori. Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID–19, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali.

La cassa integrazione, anche in deroga, è stata prorogata per altre nove settimane e l’INPS anticiperà il 40% della CIG in deroga entro 15 giorni. Nel dettaglio, la cassa integrazione viene prorogata di ulteriori 5 settimane, per chi abbia già fruito delle nove precedenti, nel periodo che va dal 23 febbraio al 31 agosto 2020. È possibile altresì richiedere ulteriori quattro settimane per il periodo che va dal 1° settembre al 31 ottobre 2020. Le ultime quattro settimane sono previste quindi solo in caso di necessità e proroga della sospensione o riduzione dell’attività a partire dal 1° settembre fino al 31 ottobre. La distinzione (quattordici più quattro) non è prevista per il comparto del turismo. Infatti, per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi e spettacolo, è possibile usufruire delle predette quattro settimane anche per periodi precedenti al 1° settembre.

Autorizzando l’INPS a pagare direttamente la cassa integrazione in deroga ci sarà una notevole riduzione delle tempistiche. Mentre oggi ci vogliono dai quattro ai cinque mesi, infatti, con il pagamento effettuato dall’Istituto senza l’autorizzazione delle Regioni si dovrebbe passare ad un massimo di 60 giorni.

Ma c’è una parte della cassa integrazione che arriverà dopo soli 14 giorni. L’INPS, infatti, anticiperà subito il 40% mentre per il resto bisognerà attendere i dati da parte delle aziende. Questa novità si applica anche per gli altri due ammortizzatori sociali finanziati dal decreto Cura Italia (5 miliardi) e rifinanziati dal decreto Rilancio (15 miliardi), ovvero la Cassa integrazione ordinaria e l’assegno ordinario erogato Fondo di integrazione salariale. La novità non porterà comunque cambiamenti per coloro che hanno già fatto domanda per la cassa integrazione in deroga. Infatti, vale per il futuro.

Il reddito di emergenza. E’ stato previsto un sostegno economico per le famiglie che non ne percepiscono già alcuno e possono dimostrare di avere un ISEE inferiore al tetto di 15.000 euro. La durata del reddito di emergenza è di due mesi e l’importo del sostegno va da un minimo di 400 euro a un massimo di 800 euro.

Il nuovo decreto prevede una riduzione delle bollette elettriche (gli oneri di sistema) per le imprese in riferimento ai mesi di maggio, giugno e luglio 2020.

Aiuti statali agli stipendi. Sono previste sovvenzioni per le aziende con il fine di sostenere il pagamento degli stipendi delle dipendenti, per una durata massima 12 mesi a partire dall’avvio della domanda. L’obiettivo è vietare i licenziamenti anche nei prossimi mesi. La condizione posta dal decreto è che i lavoratori continuino effettivamente a lavorare in maniera continuativa; la sovvenzione può arrivare fino a un massimo dell’80% dello stipendio lordo.

Bonus lavoratori stagionali. Previsto un bonus dell’ammontare di 600 euro ad aprile e di 1.000 euro a maggio per i lavoratori stagionali, il cui rapporto di lavoro è cessato involontariamente tra il 1° gennaio e il 17 marzo 2020

Regolarizzazione e permesso di soggiorno temporaneo per lavoratori stranieri. I datori di lavoro possono presentare istanza e concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri già presenti sul territorio nazionale al fine di far emergere la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, ancora in corso. Inoltre, i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, possono richiederne uno temporaneo.

Bonus biciclette e monopattini elettrici. Il decreto Rilancio prevede un fondo di 120 milioni di euro dedicati al finanziamento di un bonus da 500 euro per chi acquista biciclette, monopattini elettrici o altri mezzi di mobilità sostenibile, incentivando così il minor uso dei mezzi pubblici. Il buono spesa sarà disponibile solo per i cittadini resistenti in un comune con popolazione di oltre 50mila abitanti. L’importo del bonus non può superare il 60% della spesa sostenuta per l’acquisto ed è valido fino al 31 dicembre 2020.

Rimborsi per i titolari di abbonamenti del trasporto ferroviario e trasporto pubblico locale. Viene introdotto il rimborso dei costi sostenuti per l’acquisto di abbonamenti di viaggio per servizi ferroviari e di trasporto pubblico dai viaggiatori pendolari. Possono accedere alla richiesta di ristoro i possessori di un abbonamento ferroviario o di trasporto pubblico locale in corso di validità durante il periodo interessato dalle misure governative e non hanno potuto utilizzare, del tutto o in parte, il titolo di viaggio. Il rimborso può avvenire mediante l’emissione di un voucher o il prolungamento della durata dell’abbonamento.

Fondazioni Lirico Sinfoniche. La ripartizione per il 2020 e il 2021 sarà sulla base della media dei punteggi assegnati per il triennio 2017-2019, mentre per il 2022 i criteri di ripartizione verranno adeguati tenendo conto dell’attività svolta a fronte dell’emergenza Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Teatro e spettacolo dal vivo. Nel 2020 verrà erogato un anticipo dell’80% del contributo ricevuto nel 2019. Il restante 20% verrà erogato in base alle attività svolte a causa dell’emergenza Covid-19, della tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. L’erogazione dei contributi nel 2021 avverrà in deroga alla durata triennale della programmazione sulla base delle attività effettivamente svolte e rendicontate nel 2020. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Lavoratori dello spettacolo. Prorogata per i mesi di aprile e maggio l’indennità di 600€ prevista per il mese di marzo per i lavoratori dello spettacolo con 30 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 50.000 €. Ad aprile e maggio indennità di 600€ anche per i lavoratori dello spettacolo con 7 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 35.000 euro.

Per la parte sanitaria, le novità sono rilevanti. Viene ridisegnata l’assistenza territoriale.

L’intero investimento sulla sanità è pari a 3,25 miliardi di euro. Il potenziamento della sanità territoriale ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus.

Per il territorio l’investimento complessivo è pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro e finanzierà assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Assistenza domiciliare

Questi 1,325 miliardi serviranno per far crescere sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari.

Rete territoriale e Usca

In tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

L’infermiere di quartiere

E’ previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. Con questo obiettivo viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti.

Monitoraggio domiciliare

Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare sarà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di App di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d’assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A questo scopo saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e la telemedicina.

Assistenti sociali

Per la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l’integrazione con i servizi socio-sanitari, le Unità speciali di continuità assistenziale saranno integrate dalla figura degli assistenti sociali regolarmente iscritti all’Albo professionale.

Strutture territoriali di isolamento

Laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e Province autonome potranno stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga.

Riorganizzare la rete ospedaliera

E’ il secondo pilastro del ‘Rilancio Salute’, sostenuto nel Dl Rilancio da un investimento complessivo pari a 1 miliardo e 467 milioni. Priorità: garantire un’assistenza pronta e adeguata ai pazienti più gravi che necessitano cure intensive. Filo conduttore delle misure previste: la creazione, il mantenimento o l’implementazione di percorsi rigorosamente distinti per pazienti Covid o non Covid.

Terapie intensive e ospedali mobili

Vengono consolidati stabilmente 3.500 posti in più in Terapia intensiva. Si passa da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70 per ento. A questi si aggiunge la predisposizione alla Terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Inoltre si aggiungono 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porta la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto speciali, +115 per cento rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.

Terapie semintensive

Si incrementano stabilmente su tutto il territorio nazionale anche 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui il 50 per cento prontamente convertibile: potranno essere trasformati immediatamente in vere e proprie postazioni di rianimazione con la sola integrazione di apparecchiature di ventilazione e monitoraggio.

Pronto soccorso

Tutti i pronto soccorso e Dea saranno ristrutturati e riorganizzati, prevedendo la separazione delle strutture (Covid e no Covid), l’acquisto di attrezzature, la creazione di percorsi distinti per i malati Covid-19 e di aree di permanenza per i pazienti in attesa di diagnosi.

Covid-Ambulance

Saranno acquistati mezzi di soccorso ad alto biocontenimento, da utilizzare per trasferimenti di pazienti Covid-19, per dimissioni protette o per trasporti interospedalieri. Prevista anche la dotazione di personale dedicato con medico, infermiere e autista-barelliere.

Nuove assunzioni, incentivi, formazione.

Riguarda il personale il terzo capitolo dell’operazione “Rilancio salute”. Gli interventi previsti dal Dl Rilancio per supportare i professionisti del Servizio sanitario nazionale dopo la fase più acuta della crisi coronavirus. Un investimento complessivo pari a 526 milioni di euro così ripartiti.

Incentivi al personale

E’ previsto l’incremento delle risorse per straordinari del personale ospedaliero, indennità contrattuali, produttività e risultato.

Formazione

E’ previsto un incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica. In particolare, saranno aumentate le borse in Anestesia e rianimazione, Medicina d’urgenza, Pneumologia, Malattie infettive e loro specialità equipollenti