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Verso le elezioni comunali

Nella primavera dell’anno prossimo sono previste le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Verona.

Sta per scadere, finalmente, il mandato del sindaco. È evidente a tutti che questi anni sono trascorsi senza novità particolari.

L’Amministrazione si è limitata alla gestione amministrativa ordinaria – pur importante, intendiamoci – ma nessun progetto significativo che abbia caratterizzato il mandato ricevuto dai veronesi.

Ovviamente, come sempre accade, il giudizio negativo su quanto fatto, abbastanza diffuso in città, non significa automaticamente spostare consensi su altri candidati.

Tocca, quindi, a noi, proporre sia una persona credibile ed autorevole sostenuta da uno schieramento ampio sia un progetto che colga tutte le occasioni possibili per lo sviluppo e la crescita di Verona in modo da attrarre i consensi che servono.

Tutti, anche di quelli che normalmente non votano per il centrosinistra.

Io penso che la prima cosa essenziale sia unire tutte le forze progressiste, civiche e politiche tradizionali.

Questa è la condizione necessaria per competere. Lo è da sempre e se non ci riusciamo – ricordiamoci il grave errore che è stato commesso nel 2017 – è certa l’esclusione dal ballottaggio con competitor da anni in campagna elettorale come il sindaco uscente e Tosi.

Anzi, la proposizione di due candidati collocati nell’area del centrodestra, consentirebbe un’opportunità non sempre ripetibile.

Quindi, l’unità del centrosinistra è la prima cosa da fare e spero che ognuno metta da parte rivendicazioni e livori del passato.

Importantissimo sarà il candidato.

Non è un segreto per nessuno la possibilità della candidatura di Damiano Tommasi nei confronti del quale i contatti tra le forze progressiste ci dicono che garantirebbe quell’unità che serve.

Questo sarebbe lo scenario migliore, quindi, ma in politica è sempre necessario valutare ogni situazione.

Pertanto, cosa facciamo nel caso in cui la candidatura Tommasi non sarà possibile?

Convinto come sono che l’unità è imprescindibile, la cosa che reputo più utile è individuare la persona che maggiormente unisce il nostro schieramento.

Sembra un’ovvietà, ma non sempre è scontato, purtroppo.

E in che modo va scelto?

Questo sarà un tema rilevante, perché le modalità sono diverse: le primarie di coalizione (ovvero scelgono gli elettori) o una rosa di nomi che ogni forza propone al tavolo di confronto.

Due modi diversi tra loro, entrambi con le proprie potenzialità e insidie.

Non vedo altri percorsi possibili, ma se tutti perseguiremo l’unità del centrosinistra – civico e politico – sono convinto che faremo bene la nostra parte.

Il Comune delle banane

Come è noto il Consiglio Comunale di Verona si svolge prevalentemente attraverso il sistema della videoconferenza. Ebbene, durante i lavori nessuno può escludere che a votare i vari provvedimenti in discussione possa essere anche una persona non consigliere comunale.

L’evidenza è palesemente emersa nel corso del confronto su una delibera sulla quale la discussione si è prolungata per più giorni e per molte ore durante i medesimi giorni.

Infatti, è stato osservato che al momento dei voti previsti, non sarebbe stato possibile individuare chi effettivamente stava votando in quel momento.

Questo sarebbe un fatto grave.

Come sia possibile che ciò possa accadere? Come sempre, perché le norme non vengono applicate correttamente.

Dal mese di aprile 2020 i consigli comunali possono riunirsi in modalità videoconferenza nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilita previamente fissati dal Presidente del Consiglio, purché siano individuati sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti. Così è stato previsto per legge.

Quindi, il Presidente del Consiglio comunale avrebbe dovuto fare qualcosa che avrebbe consentito la chiara identificazione dei consigliere comunale “dietro” lo schermo del computer.

Poiché ciò non pare essere avvenuto, nessuno ha la certezza che al computer, ovviamente quando la telecamera è spenta, al momento del voto ci sia per davvero il consigliere comunale.

Il fatto è emerso con chiarezza appunto in occasione della maratona che è stata portata avanti per più giorni e per molte ore al giorno.

Se la cosa venisse confermata, saremmo di fronte allo svilimento della elevata funzione del consigliere comunale è in un vero e proprio Comune delle banane.

 

Basta aggredire i diritti dei lavoratori

Siamo alle solite. Da anni.
Alla Fondazione Arena di Verona le cose non vanno è la colpa viene attribuita sempre ai lavoratori.
In questi giorni siamo addirittura all’aggrssione concentrica dei poteri forti veronesi che all’unisono mettono i lavoratori alla berlina come se fossero degli appestati.
Questa aggressione sui diritti dei lavoratori deve finire.
Non comprendo come sia possibile che le ragioni siano solo da una parte – la dirigenza politica diffusa – e l’altra – le maestranze – è solo e soltanto brutta e cattiva.
È in atto una rappresentazione della realtà falsa e fuorviante che mira a coprire le evidenti responsabilità e lacune evidenziatesi durante i confronti tra Fondazione e lavoratori.
Certo, so anche io che lo sciopero provocherà un danno, è ovvio che avrà una ripercussione, ma ci sono altri strumenti a favore dei lavoratori per far valere i loro diritti negati?
No.
Quindi, l’aggressione verbale che si sta consumando, anche con affermazioni non veritiere sui fatti avvenuti, altro non è che il frutto di una visione culturale padronale delle relazioni sindacali e meramente gestionale dei diritti degli altri.
I lavoratori della Fondazione sono sempre stati i soli a pagare gli errori della dirigenza politica, economicamente e socialmente.
Proseguire contro i loro interessi, come se nulla fosse accaduto in questi anni, è il modo peggiore per condurre le trattative, uniche in grado di risolvere i problemi esistenti che nessuna roboante dichiarazione potrà mai offuscare.
Al contrario, credo sia necessario garantire le pari opportunità tra le parti, riconoscere gli errori concalamati dai pessimi risultati conseguenti alle scelte prese, smetterla con le cose non veritiere e trovare insieme una soluzione.
Inutile ricordare che la Fondazione vive anche grazie all’impegno delle maestranze che non è mai mancato, anche nelle condizioni più difficili.
Finisca, quindi, quel coro stonato dei distratti che si accorgono della Fondazione solo quando i problemi vengono alla luce.
Peraltro, se questi emergono, è perché alcuni di quei coristi non hanno agito nella giusta direzione.

Variante SS12, ANAS rema contro

Se la variante alla strada statale 12 non sarà inserita tra quelle da commissariare la responsabilità sarà di ANAS SpA, anche a causa della politica debole.

È davvero incomprensibile come sia possibile questa sottovalutazione sia del ministero sia della  struttura tecnica che, di fatto, rischia di impedire lo sviluppo del nostro territorio.

I fatti.

Con il Governo Conte II avevamo deciso di nominare alcuni commissari per diverse opere pubbliche strategiche con un elevato grado di complessità progettuale ed in forte ritardo rispetto alle esigenze. Lo scopo era quello di accelerare le procedure e risolvere i tanti nodi che in varie procedure stavano ritardando la realizzazione di infrastrutture importanti per lo sviluppo.

Di conseguenza, con il primo dei due Decreti previsti, una parte di quelle opere, 57 in tutta Italia, sono state effettivamente commissariate. Entro giugno deve essere emanato il secondo Decreto.

Ebbene, da relatore nella prima occasione, nel previsto parere della mia Commissione, avevo inserito l’espressa indicazione che la variante alla SS 12 doveva essere commissariata con il secondo Decreto. Infatti, ero e resto convinto che la variante deve essere trattata come opera olimpica in quanto, come è noto, a Verona – in Arena – si concluderanno le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Analogamente è stato fatto per altre opere similari, sia in Veneto sia in Lombardia.

In merito, l’intervento ha un costo stimato di 145 milioni di euro ed è inserito nel contratto di programma 2016/2020. Il progetto preliminare è stato redatto da Veneto Strade SpA e dal 2018 è stato spostato a carico di ANAS. La conferenza di servizi è stata conclusa e l’anno scorso è stata attivata la progettazione definitiva che è stata praticamente conclusa con il recepimento delle lievi modifiche chieste dal territorio.

A fronte di questi elementi, progettazione adeguata – che consentirebbe la realizzazione della variante nei tempi previsti per le olimpiadi – e chiara volontà del Parlamento espressa con il mio parere, non capisco come sia possibile che ministero e ANAS possano fare orecchie da mercante.

Non nascondo una certa irritazione nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. Quando la politica è debole assumono rilevanza decisioni di mera natura tecnica. E questo è il classico caso!

Spero in un sussulto e auspico una revisione dello stato dell’arte con scelte positive a favore dello sviluppo di Verona

Verso le elezioni comunali. Che fare

L’anno prossimo si vota per rinnovare il Consiglio Comunale di Verona. Un appuntamento importante in previsione del quale mi permetto una riflessione.

Alcuni dati di fatto iniziali: in campo ci saranno, tra gli avversari, certamente Federico Sboarina, sindaco uscente sostenuto dal centrodestra classico e Flavio Tosi con la sua lista civica.

Nell’area del centrosinistra, a parte la presenza forte elettoralmente del Partito Democratico, vi è una pluralità eterogenea di forze civiche e politiche, peraltro quasi tutte o che sostengono elettoralmente il PD a livello nazionale o originate da scissioni dal PD.

Questo primo dato dice che il Partito Democratico è perno di una qualsiasi composizione alternativa a qualsiasi altro schieramento politico avversario.

Un altro elemento rileva, e molto: nelle ultime tre occasioni elettorali, il centrosinistra non è arrivato neanche al ballottaggio. Cinque anni fa a causa delle divisioni che erano state create e che avevano determinato più liste del centrosinistra.

Questo dato deve essere un monito perenne. Solo l’unità della nostra coalizione può consentirci di competere alla carica di sindaco.  

In questa direzione il nostro candidato sindaco avrà un ruolo determinante. A lui spetterà il compito di “comprendere” le aspettative di tutti in una sintesi che poi sarà la sua proposta per Verona.

Prima di allora, però, i partiti e le formazioni civiche hanno il dovere di creare le condizioni migliori per l’individuazione di un candidato unitario. In primis, chi è il più grande, come il PD.

A noi, quindi, il compito di promuovere e stimolare ogni azione interna alla nostra area di riferimento, per favorirne l’unità massima possibile.

Qui un altro dato, più che altro un timore: capisco che le altre formazioni, politiche e civiche, vuoi per favorire il proprio radicamento territoriale (farsi conoscere e crescere), vuoi per presentare progetti diversi (altrimenti non si sarebbero scissi), possano mirare al consenso del PD per eroderlo. D’altronde, non credo che saranno attrattivi a destra.  

Questa legittima aspirazione politica non può collimare totalmente con gli interessi del PD che, pur avendo il compito di favorire e salvaguardare l’unità del centrosinistra, non può restare immobile nell’iniziativa politica.

A tutti gli alleati possibili questo assunto va ribadito, con forza.

Nessuna arroganza, ovviamente, ma abbiamo il dovere di esercitare un ruolo con la consapevolezza che è il PD che, volente o nolente, è determinante sia nella fase di costruzione della coalizione sia nel voto.

Un altro dato rileva. In quasi tutte le formazioni politiche e civiche di area, hanno ruoli personalità che provengono dal PD e che hanno scelto di collocarsi altrove per ragioni politiche identitarie ma, a volte, anche a seguito di contrapposizioni maturate esclusivamente nella dimensione territoriale veronese, sia nel PD, sia nelle altre forze nelle quali si erano collocati inizialmente.

Questo, se da un lato (per i primi) può favorire un approccio positivo, dall’altro (per i secondi) potrebbe essere elemento di criticità perché nulla e nessuno può escludere che quei contenuti che erano stati superati, ragione per la quale gli interessati hanno lasciato – e avversato – il PD o le altre forze, possano rientrare nel dibattito attraverso altri canali.

Per evitare che ciò avvenga, serve una forte iniziativa politica del PD, a guida della coalizione da formare. Impossibile che possano prefigurarsi scenari diversi.

Ritorno sul candidato.

E’ positivo che sulla figura di Damiano Tommasi, che non ha ancora sciolto la riserva, ci sia una sostanziale unità. Sono fiducioso per la difficile partita da giocare.

Ho un timore, però.

Se non dovesse essere questo lo scenario, quale altra figura sarà capace di unire la coalizione? Ci sono altri autorevoli candidati, certo, ma nell’estrema ipotesi che nessuno unisca come Tommasi, poiché è impensabile che tutti presentino un candidato, l’opzione potrebbero essere le primarie, strumento utile in mano a tutti i nostri elettori per scegliere il candidato più unitario possibile.

In questo ultimo scenario, il lavoro da fare oggi per rafforzare l’unità del centrosinistra, certamente favorirà la più ampia e plurale partecipazione alle primarie.

Non abbiamo altre scelte, pena la divisione e, conseguentemente, la sconfitta senza neanche competere.

Sboarina, uno schiaffo ben assestato!

La Prefettura di Verona ha pubblicato il bando per la predisposizione di circa 1.200 posti per altrettanti richiedenti asilo da distribuire in appartamenti o in centri collettivi.

Subito il sindaco Sboarina ha cominciato a sbraitare: «Il ministro Lamorgese non difende i confini nazionali. Verona non diventerà una zona franca per i migranti clandestini».

Insomma, la solita reazione isterica delle destre.

Un’isteria strabica, peraltro. Infatti, ogni anno, alla scadenza del bando per l’accoglienza dei richiedenti asilo, la Prefettura di Verona non fa altro che predisporre il rinnovo, come previsto dalle norme nazionali ed europee sull’accoglienza.

Ogni anno, puntualmente, Sboarina ritira fuori sempre lo stesso comunicato di contrarietà, cambia solo la data.

Ah, no…stavolta qualcosa l’ha cambiata: prima attaccava il Governo, adesso solo il Ministro dell’Interno. Eccerto, mica può attaccare i suoi alleati di Forza Italia e Lega.

In merito alla polemica che ha avviato, però, Sboarina ha preso uno schiaffo rumoroso. Il coordinamento degli enti che gestiscono l’accoglienza sul territorio veronese ha reso noti i dati specificando, innanzitutto, che i posti a disposizione non sarebbero per nuovi arrivi, ma si tratta solo del rinnovo del bando per ospitare i richiedenti asilo già presenti nel veronese.

Inoltre, i numeri veri sono in netta diminuzione: a gennaio 2020 nella provincia di Verona erano oltre 1.500 e nel bando pubblicato ad aprile 2019 i posti da assegnare erano 1.900.

Adesso sono 1.192  in quanto tanti hanno avuto il permesso di soggiorno perché avevano i requisiti.

In pratica, non c’è nessun nuovo arrivo.

Alla luce di questa precisazione di verità, è davvero incredibile anche l’accusa di Sboarina di “non volere Verona rifugio di nuovi flussi di migranti”.

Una polemiche isterica che è stata fondata solo sulla propaganda senza alcun elemento di verità.

La (ex) Caserma Busignani non ci sarà più

Il progetto per trasformare la (ex) Caserma Busignani, storico edificio militare in Piazza Pozza a S. Zeno, in una cittadella degli uffici statali, è pronto.

Si realizza, così, il primo dei cinque impegni assunti con il Protocollo sottoscritto il 9 dicembre 2015 tra il Comune di Verona, il Demanio ed il Ministero della Difesa.

L’origine della svolta è il Decreto Sblocca Italia (Agosto 2014) e ne ho parlato da tempo. Qui, per leggere https://www.vincenzodarienzo.it/il-riutilizzo-di-caserme-sono-unoccasione-per-verona/.

Sono soddisfatto perché è partito il primo dei cinque progetti che ho sostenuto sin dal 2014, quando da relatore dell’art. 26 del Decreto Sblocca Italia nella Commissione Difesa della Camera, collaborato da tecnici del Comune di Verona, ho delineato la cornice legislativa che ha autorizzato gli accordi che hanno portato a questo primo risultato.

Dunque, il primo atto è stato fatto: la caserma Busignani è stata retrocessa da parte dell’Esercito Italiano al Demanio e questi ha pronto il progetto che, oltre a ristrutturare l’imponente immobile, prevede la collocazione di numeri uffici statali dislocati in giro e per i quali verranno risparmiati i canoni passivi a carico dello Stato.

Troveremo lì gli uffici del Ministero del Lavoro, della Giustizia e dell’Economia e delle Finanze. Una razionalizzazione di spazi e luoghi come mai vista prima a Verona che ridisegnerà la mappa dei servizi al cittadino e la nuova vivibilità del quartiere.

Il primo atto favorirà anche i prossimi scambi sui quali è stato raggiunto l’accordo e che coinvolgono altri immobili militari, ovvero le caserme Trainotti (Veronetta), Rossani (Cittadella), Pianell e Li Gobbi (Scalzi).

La caserma Trainotti, ex Distretto militare, sarà trasformata in residenze e concorrerà a riqualificare il quartiere di Veronetta, mentre la caserma Rossani, ex Presidio militare, ristrutturata dal Comune ospiterà la Polizia Locale oggi allocata nel vecchio monastero in Via del Pontiere.

L’Esercito Italiano recederà dalle tre caserme citate per allocare le proprie risorse militari presso le saserme Pianell e Li Gobbi, ove sorgerà, di fatto, la cittadella militare che comprenderà anche l’ex Ospedale militare.

Verona è uno dei pochi Comuni italiani che ha approfittato di quella norma ed è l’unico per numero di caserme in gioco.

Quando i danni li fa il Comune

A causa del Comune di Verona, non è stato possibile inserire la tratta ferroviaria alta velocita Verona – Pescantina nel Piano nazionale Ripresa e Resilienza.

Come è noto, con il Recovery fund l’Unione Europea ha deciso di sostenere la ripresa dei paesi europei colpiti dalla grave pandemia da Covid 19. Tra questi l’Italia ha ottenuto finanziamenti per 209 miliardi di euro per sostenere sei missioni strategiche.

Una di queste riguarda le infrastrutture, per le quali il finanziamento europeo sfiora i 30 miliardi di euro.

Quali progetti possono essere finanziati? Quelli per i quali entro il 2023 possono essere impegnati i fondi ed entro il 2026 essere spesi. Quindi, progetti ad un certo livello di progettazione, almeno definitivo condiviso dal Comitato Interministrperiale Programmmazione Economico.

Quindi, il PNRR per Verona ha finanziato la tratta alta velocità da Brescia a Vicenza – sulla linea Milano – Venezia) considerato che per questo percorso la progettazione è ad un livello tale da poter rientrare nel Piano.

Per la tratta Verona – Brennero, invece, non è stato possibile inserire nel Piano il quarto lotto funzionale delll’alta velocità Verona – Pescantina. Un vero peccato, perché ci sarebbero stati i tempi per avere, oggi, il livello di progettazione utile. Invece, siamo ancora al progetto preliminare.

Cosa è successo?

Nel corso del mese di settembre 2018, Rete Ferroviaria Italiana ha presentato il progetto preliminare al Comune di Verona per acquisirne il necessario parere e le integrazioni ritenute utili. Una normale procedura che anzichè essere affrontata con urgenza, come era ovvio pensare, è stata enormente rallentata dal Comune. infatti, il parere è stato espresso alla fine del 2020.

Due anni di tempo per valutare il progetto premilinare che, quindi, è rimasto tale. Infatti, sulla base delle osservazioni presentate, RFI sta aggiornando il progetto.

Ciò ha comportato che la tratta interessata non avesse le caratteristiche utili per ottenere i finanziamenti europei.

I danni collaterali sono importanti, oltre a quello del mancato finanziamento. Rallentare l’alta velocità verso nord, inciderà negativamente anche sullo sviluppo della piattaforma logistica del Quadrante Europa che si distingue in particolare a supporto dei mercati delle merci del nord Europa.

Non è dato sapere per quale ragione ci sia stato quel grave ritardo, È certo, pero, il danno.

 

Sostenere Verona Fiere

L’Italia faccia come la Germania e finanzi a fondo perduto le Fiere italiane più grandi.

Durante l’anno scorso e, purtroppo, prosegue anche in questa prima parte dell’anno, tutte le Fiere italiane sono state praticamente azzerate.

La pandemia ha costretto modifiche e rinvii di occasioni fieristiche di livello internazionale, anche a causa dell’impossibilità degli operatori economici di poter circolare liberamente nel mondo.

Il settore, caratterizzato soprattutto su strutture sociali di carattere privatistico, non ha potuto usufruire sufficientemente dei vari sostegni e ristori che nel tempo sono stati decisi, ragione per cui la sofferenza economica finanziaria si è certamente acutizzata.

Così è stato anche per Verona Fiere. Il problema è il rischio che corre la nostra Fiera rispetto ad altri competitor se questi ripartono prima. Si potrebbe scatenare un’operazione di cannibalismo: chi si riprende prima, soffia momenti fieristici ad altri che faticheranno a riprendersi, compresa Verona Fiere.

L’allarme è già suonato: la Germania ha deciso di sostenere con circa 642 milioni di euro il proprio sistema fieristico.

Un sostegno a fondo perduto per coprire le perdite del settore fieristico da marzo a dicembre 2020 per effetto delle restrizioni anti-contagio, in Italia e nel mondo. Lo strumento finanziario è stato autorizzato dalla Commissione Ue, insieme alla deroga al regime de minimis sugli aiuti di Stato alle Piccole e medie imprese, che consente solo contributi di piccola entità, insufficienti per coprire le perdite subite dalle principali società.

La decisione darà ossigeno al sistema tedesco e lo pone con forza sul mercato mondiale.

La Fiera di Verona è tra quelle maggiormente danneggiate in Italia, anche per la sua dimensione internazionale. Non ci sfugge la forte e pericolosa concorrenza della Germania nei confronti della nostra Fiera.

Il Governo Draghi decida di fare la stessa cosa, ovvero, chieda in Europa la deroga come ha fatto la Germania e provveda ad un adeguato finanziamento a fondo perduto delle maggiori fiere italiane.

Verona Fiere, a quel punto, certamente sarà tra quelle che dovranno far parte di questo pacchetto di aiuti e, di conseguenza, reagire agli eventuali sbilanciamenti che si creeranno tra chi parte prima e chi dopo.

A livello nazionale, ovviamente, questo tipo di sostegno potrà salvaguardare la liquidità delle fiere e, quindi, favorirne la ripresa che, temo, potrà essere piena solo a partire dal 2023.

Comune, basta buttare via i soldi!

Il Comune di Verona spende 188.059,05 euro per una gara per la redazione dello studio di fattibilità per la realizzazione di un collegamento in sede riservata per l’aeroporto Catullo, la stazione ferroviaria di Porta Nuova e l’area della fiera.

Ecco come si buttano via i soldi dei cittadini veronesi.

Si tratta di uno studio che è solo frutto di un’idea strampalata e che rischia di affossare definitivamente il progetto del collegamento ferroviario – modello metropolitana di superficie – da sempre auspicato. Peraltro, come è noto c’è già il progetto preliminare.

Il Comune poteva sollecitare la prosecuzione dei lavori nell’ambito del rapporto instaurato con Rete Ferroviaria Italiana per l’acquisizione delle aree dell’ex scalo merci di Santa Lucia, anziché pagare chissà chi per realizzare una cosa completamente alternativa.

Di quale progetto stiamo parlando?

Le Ferrovie dello Stato e la Provincia di Verona all’inizio degli anni 2000 stipularono una convenzione per cofinanziare la progettazione del collegamento Ferroviario con l’aeroporto Valerio Catullo.

All’epoca fu commissionato alla società «RPA engineering consulting» il progetto preliminare del collegamento ferroviario Verona-Aeroporto Valerio Catullo-Villafranca di Verona lungo la linea storica Verona-Mantova.

Quel progetto preliminare venne approvato con prescrizioni dal Consiglio Superiore dei LL.PP. e fu inserito nella legge obiettivo (n. 443 del 2001). Inoltre, con la delibera CIPE del 21 dicembre 2001, n. 121, venne anche approvato il primo programma delle opere strategiche.

Il progetto preliminare del 2003 ebbe un esito positivo in VIA e ottenne tutti i pareri favorevoli previsti x legge. Purtroppo non fu trasmesso al CIPE perché la progettazione definitiva non era finanziata.

Nel 2011, nella ricognizione dello stato di attuazione della legge obiettivo, l’opera ferroviaria venne riportata nell’elenco opere inserite nel programma delle infrastrutture strategiche per un costo totale di circa 90 milioni di euro.

A dicembre 2015, in fase di discussione della Legge di Stabilità 2016, il Governo Renzi approvò il mio Ordine del Giorno impegnandosi a riprendere il contesto al fine di riavviare le previste procedure per attualizzare la progettazione e i possibili finanziamenti.

Ancora più recentemente, nel 2019, avevo inserito nell’aggiornamento del Contratto di Programma RFI 2018/2019, la necessità di accelerare le procedure di progettazione.

Dunque, se le cose stanno così, con un progetto preliminare già fatto, già pagato, già valutato, che rientra nella legge obiettivo e nelle delibere CIPE e che è stato aggiornato nel 2011 e ripreso nel 2019, perché spendere soldi inutili per chiedere idee sul collegamento Aeroporto-Stazione Porta Nuova? Non bastava perorare la causa presso le Ferrovie anziché buttare via i soldi per un progetto che seppellirà anni e anni di impegni per averlo?

Sarebbe davvero comico se venisse fuori che il collegamento con il treno è indispensabile. Un concorso per farsi dire quello che già sappiamo.

Questo atto avrà due conseguenze: sarà molto difficile che le idee che saranno presentate avranno seguito (chi pagherà la loro realizzazione milionaria?) e intanto il progetto della metropolitana di superficie subirà un altro stop per chissà quanti anni ancora.

Davvero incomprensibile questa confusione. Il Comune poteva impegnarsi per far rientrare l’opera tra quelle necessarie per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, come ha fatto Bergamo per il collegamento tra la città e l’Aeroporto Orio al Serio, ma ha preferito buttare via inutilmente una bella montagna di soldi dei veronesi.