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Capitale della cultura 2022, Verona miseramente bocciata

La candidatura di Verona a Capitale Italiana della Cultura 2022 è stata bocciata. Altre città italiane hanno superato il primo esame, quello che riduceva da 28 a 10 i concorrenti per la scelta finale.

In pratica, Verona non ha superato neanche la prima valutazione.

E meno male che qui vi sono luoghi e monumenti che rappresentano la cultura italiana nel mondo.

La partecipazione di Verona era stata presentata in pompa magna. Alla Darsena dell’antica Dogana d’Acqua era stato presentato il Dossier «VERONA 2022. La Cultura apre nuovi mondi» da consegnare al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Il progetto era stato condiviso da un Comitato istituzionale variegato e molto rappresentativo.

In quell’occasione, il sindaco annunciò che il dossier raccoglieva la sua visione della Verona del futuro, un’idea di città che puntava ad espandersi oltre alla cultura e alla storia, per pianificare e svelare nuovi modi di essere Verona.

Peccato che quella visione è stata sonoramente bocciata. Peccato per i veronesi, ovviamente. Quando non si supera neanche la selezione iniziale può significare che o il progetto è sbagliato o quello che è stato presentato non valorizzava alcunché.

Un disastro.

E meno male che era stato presentato come un progetto che rafforzava l’offerta culturale cittadina, valorizzando il patrimonio storico-artistico locale e l’insieme dei suoi eventi, con un forte accento sull’accessibilità e la partecipazione di diverse fasce e tipologie di pubblico.

Credo proprio che la bocciatura da parte di esperti nazionali significhi che il Comune ha completamente sbagliato il progetto stesso. Impensabile, diversamente, addirittura la bocciatura al primo vaglio. Infatti, certamente non era facile prevalere, ma non superare neanche il primo turno di selezione per una città come Verona visitata da milioni di turisti proprio per la storia romana e italiana che rappresenta è uno schiaffo che colpisce e molto.

Quante altre città italiane possono vantare di essere dantesca e shakespeariana, quante hanno un grande anfiteatro, reperti archeologici e monumenti che testimoniano duemilacinquecento anni di storia?

Eppure, nonostante questo patrimonio, il Comune di Verona è stato capace di non superare neanche il primo turno.

L’ennesimo fallimento che sta facendo regredire la città.

Elcograf e UGL uniti contro i lavoratori?

La Elcograf fa per davvero il proprio dovere o, complice l’UGL, scarica sempre sulla politica le dinamiche sindacali?

Ho il timore di essere di fronte all’ennesimo grido di aiuto di un’azienda che, complice anche la connivenza di un sindacato, tenta di scaricare sulla politica percorsi e soluzioni che di solito emergono dal confronto sindacale.

Nel tempo, i fatti dimostrano evidentemente questo paradosso.

Tavolo presso il MISE

Verso la fine del 2018, l’azienda Elcograf, la ex Mondadori Printing passata nel 2008 nelle mani del gruppo Pozzoni di Verona, aveva comunicato ai lavoratori che se l’andamento del margine operativo lordo dei primi mesi del 2019 continuava ad essere in perdita, sarebbe stata costretta a chiudere uno o più stabilimenti produttivi, tra i quali in primis Verona Rotative e Melzo, nel milanese.

Allora si fece riferimento a fattori riconducibili alla crisi dell’editoria e alla riduzione delle commesse da parte Mondadori, principale committente di Elcograf, nonostante l’accordo firmato al momento della cessione tra la Mondadori e il gruppo Pozzoni che prevedeva un volume di lavoro garantito fino al 2021.

In quell’occasione, coinvolto dalle Organizzazioni sindacali, chiesi l’avvio di un tavolo specifico per considerare strumenti speciali, come già attuati in passato nel medesimo settore produttivo. Da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico vi fu la totale disponibilità qualora venisse avanzata la richiesta dai soggetti interessati.

Quella richiesta non è mai arrivata.

Vertenza contro Mondadori

Anche con riguardo alla riduzione delle commesse da parte di Mondadori, posso ragionevolmente affermare che era legato al livello dei prezzi previsti dall’accordo, di fatto  superiori a quelli praticati in quel momento dal mercato.

Ma, a proposito, a che punto è la vertenza che era stata annunciata da Elcograf contro Mondadori?

Prepensionamenti

A dicembre 2019 il Governo ha accolto le proposte presentate da diversi Senatori a favore dei lavoratori della Elcograf di Verona estendendo il beneficio pensionistico previsto per i giornalisti anche ai lavoratori delle imprese stampatrici qualora le medesime presentino piani di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale in presenza di crisi. La possibilità è in vigore fino al 2023.

Sulla base di questa norma di favore, il gruppo Pozzoni ha presentato al Ministero dello Sviluppo economico il piano di ristrutturazione che prevedeva il prepensionamento di circa 200/250 dipendenti in totale (circa 100 a Verona).

 Attualità

Oggi, invece, senza che vi sia stato alcun confronto sindacale vero, emerge un’altra richiesta (analoga) alla politica: quella di favorire un nuovo percorso legislativo di autorizzazione a prepensionamenti attraverso una finestra mobile di un quinquennio.

Un fatto oggettivamente inusuale accompagnato dall’assenza di un piano industriale che metta in chiaro le strategie, anche di rilancio. Scelte precise, quindi, quella di preferire i licenziamenti o i pensionamenti (anziché una strada diversa) e quella di rivolgersi al tavolo politico bypassando quello naturale.

Non vorrei che venissero programmate mirate condizioni di pressione sui lavoratori – attraverso la minaccia di taglio del personale – per cui si induce a ritenere che l’unica soluzione sia la pressione sulla politica che deve assumersi il compito di dare una mano. In questo quadro è complice l’UGL sempre pronta a spostare il tema fuori dall’azienda.

Si tratta di una strategia che nega i diritti dei lavoratori e nega loro le informazioni necessarie per capire e confrontarsi spostando altrove le responsabilità che sono dietro quelle scelte.

Pensare che l’assenza di una strategia industriale unita al diniego al confronto con i sindacati possano essere sopperite attraverso i pensionamenti a carico di tutti non è altro che la copertura di responsabilità che non devono essere pagate dai lavoratori ai quali, in questo modo, si vuole far credere che la colpa sia della politica.

Per alcuni – UGL e politici che favoriscono questo disegno – dirottare il confronto su tavoli diversi da quelli sindacali serve solo a tenere nascosto il soggetto principale della vicenda che è l’azienda e che in primis ha il dovere di agire. E, infatti, questa non sarà presente all’incontro di lunedì prossimo organizzato dal sindaco vicino all’UGL.

Questo percorso è manifestatamente contro i lavoratori perché fa leva sulle difficoltà dei medesimi e fa credere loro la bontà di soluzioni difficilmente praticabili, ma solo utili ad offuscare il ruolo di chi deve fare la propria parte.

A/22: in Legge di Bilancio il rinnovo della concessione!

Il Governo ha inserito la soluzione per il rinnovo della concessione per la tratta autostradale Modena-Brennero nella Legge di Bilancio. In pratica, la norma ricalca esattamente l’emendamento che avevo presentato in occasione del Decreto “Agosto”, poi stralciato erroneamente dalla Presidente Casellati

Erano in campo due proposte diverse: il rinnovo “in house” dopo la liquidazione dei privati che detengono quote di capitale della società e la proroga di altri 10 anni della scadenza della concessione avvenuta il 30 aprile 2014.

La commissaria europea per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le pmi ha posto la parola fine a questa ultima proposta, come aveva già fatto nel 2018 e come avevano già fatto l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e la Corte dei Conti a dicembre 2019.

In pratica, ha chiarito che la proroga darebbe luogo ad un affidamento senza gara incompatibile con la normativa UE in materia di appalti pubblici e concessioni e, inoltre, un siffatto affidamento senza gara sarebbe incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di stato.

Una chiarezza che fa strame delle tante amenità che sono state dette e che dà totalmente ragione alla mia proposta che, se fosse stata approvata nel decreto “Agosto”, oggi saremmo nella condizione di agire. Invece, abbiamo perso altro tempo prezioso.

Eppure, i contrari al rinnovo della concessione autostradale A/22 “in house”, tra i quali anche il sindaco di Verona, sapevano bene che la loro era una proposta impossibile e con il loro comportamento hanno solo ritardato la soluzione.

La mia proposta, peraltro in linea con l’accordo previsto dal Protocollo voluto dall’allora Ministro Delrio (gennaio 2016), era di consentire ai soci pubblici (tutti gli enti locali della tratta A/22) ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2437 sexies del codice civile ed anche in deroga allo statuto, di procedere al riscatto delle azioni possedute dai privati, previa delibera dell’assemblea dei soci, adottata con la maggioranza prevista per le assemblee straordinarie.

Bene, questa soluzione è nella legge di Bilancio che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre prossimo.

Da gennaio, quindi, possono essere liquidati i privati e rinnovata la concessione “in house” in modo da sbloccare i tanti milioni di euro di investimenti previsti per nuove opere sul nostro territorio.

Il Comune di Verona si costituisca parte civile contro i delinquenti

Il Comune di Verona si costituisca parte civile contro quei delinquenti che hanno devastato la città e aggredito servitori dello Stato.

E’ una vergona inaudita avere gente così in giro per Verona.

Quando si aggredisce lo Stato attraverso i suoi uomini migliori, siamo al punto di non ritorno e dalle testimonianze emerge con chiarezza che c’era anche l’intento di uccidere. Diversamente, oltra all’uso di oggetti contundenti di varia natura, non si scaglierebbero sassi dal peso di quasi un chilo sui poliziotti.

Se poi aggiungiamo che era tutto programmato, quindi, anche l’approvvigionamento dei materiali per colpire le forze di polizia, la premeditazione rende il quadro molto nitido: alcuni criminali erano pronti a tutto.

Certa gente non ha diritto di cittadinanza e, pertanto, Verona deve respingerli nella maniera più limpida possibile, costituendosi parte civile nel processo che sarà avviato a carico di tutti coloro che, lo spero molto, saranno individuati.

Ho un dubbio: credo si sia arrivati a questo punto anche a causa dei tanti silenzi e delle ambiguità che nel tempo sono stati protagonisti in vicende comunque allarmanti che coinvolgevano ambienti dell’estrema destra veronese.

Non vorrei che qualcuno di quei delinquenti, come ho sempre ripetuto, si sia “sentito” accolto nei suoi vaneggiamenti. D’altronde, quando si minimizza o si etichettano come goliardici alcuni fatti accaduti, non si sa cosa può succedere alla prossima volta.

E, stavolta, la prossima mossa è stata l’aggressione violenta ai poliziotti che in quel frangente rappresentavano lo Stato di diritto.

Che a Verona circoli gente pronta a colpire le forze di polizia è un dato allarmante e deprime l’immagine della città. Non bastano le parole di dissociazione. Serve molto di più.

Serve isolare culturalmente i violenti, non farli sentire a casa propria e serve evitare qualsiasi connubio tra loro e la politica.

Per questo, l’unico segnale vero è la costituzione di parte civile del Comune di Verona che sarebbe anche il segnale più chiaro di vicinanza e solidarietà verso le forze di polizia che garantiscono la nostra sicurezza contro certi delinquenti.

In ogni caso la persistenza di gruppi di estrema destra, apertamente connesse alla sfera del neofascismo, è un elemento che può trasformarsi in una fonte ulteriore di destabilizzazione.

Per questa ragione, Forza Nuova e CasaPound vanno sciolte immediatamente perché è inaccettabile qualsiasi convivenza politica di gruppi neofascisti nella nostra società.

 

PS. Nella foto, il blocco di marmo che è stato lanciato addosso ai poliziotti e che ha colpito uno di loro provocandogli la rottura del tendine della spalla. E se avesse colpito pochi centimetri più in là?

Ma, Sboarina favorisce gli assembramenti?

Con un’Ordinanza anti-covid il sindaco ha interdetto diverse zone della città al transito e alla sosta dei pedoni. Una scelta che sembra ragionevole ed in linea con la diffusione dei contagi, se non fosse che nei divieti non rientrano i veri luoghi della movida veronese.

Ad esempio, è un grave errore non interdire Piazza Erbe e la zona di Ponte Pietra. Così si favoriscono gli assembramenti.

Sboarina diceva che l’ultimo DPCM (18 ottobre) era poco chiaro. Altroché, vista l’ordinanza possiamo dire che ci vede benissimo per alcune zone della città, ma è completamente cieco per Piazza Erbe e altri luoghi (veri) della movida veronese.

Ma è normale ed è logico interdire il transito e la sosta dei pedoni in varie zone della città e non farlo per Piazza Erbe, che è il luogo principe degli assembramenti cittadini?

La scelta di non chiuderla è solo ideologica e noncurante dei pericoli che questo comporta.

Pochi giorni fa, Sboarina urlava che non avrebbe chiuso piazza Erbe, perché la norma del Dpcm era inapplicabile e perché dalle 21 non c’è nessuno che può bere in piedi sul suolo pubblico, ma solo seduto ai tavoli.

La prima cosa si è dimostrata non vera, ma la seconda è risibile: ma se il discrimine è il bere, perché ha interdetto luoghi dove non ci sono bar?

Poiché è una sciocchezza solo pensarlo, caro Sindaco ci dici perché sulla scalinata della Gran Guardia o in Piazzetta Pasque veronesi non si può sostare e in Piazza Erbe, si?

Tutti i veronesi – prosegue il Senatore PD – sanno che non c’è alcun paragone possibile tra i luoghi citati (e tanti altri che sono stati interdetti). Non è normale dire che “se in certi punti della città ci saranno pericoli di assembramenti farò delle ordinanze logiche” e poi prendere decisioni assolutamente irragionevoli e strabiche.

La conseguenza ovvia di questo errore marchiano è che tutti si sposteranno dalle zone interdette (alcune inutili) in Piazza Erbe, Piazza dei Signori e zona Ponte Pietra ove, anche senza bere nulla, potranno sostare in piedi e determinare, così, quegli assembramenti che sarebbero da impedire.

Per paradosso, la scelta illogica di Sboarina potrebbe favorire gli assembramenti laddove già adesso ci sono e saranno destinati ad ingrossarsi.

Serve correggere e integrare subito questa sciocca ordinanza che non risolve il problema e alimenta confusione tra i giovani, oltre a creare un implicito danno ad alcune attività commerciali presenti nelle zone interdette e favorirne altre nelle aree non colpite dall’ordinanza.

Chiarezza sul rinnovo della concessione autostradale A/22. Finalmente !!!

La commissaria europea per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le pmi ha posto la parola fine a tutte le soluzioni impossibili che i contrari al rinnovo della concessione autostradale A/22 “in house” hanno opposto ritardandone la conclusione.

I fatti sono noti: la concessione è scaduta dal 30 aprile 2014 e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ufficialmente chiesto, come aveva già fatto la Corte dei Conti a dicembre 2019, di avviare le procedure di gara per l’individuazione di una nuova concessionaria.

Infatti, poiché non risulta ancora perfezionata la liquidazione dei soci privati dell’attuale compagine della società Autostrada del Brennero S.p.A., la cui presenza, per l’eventuale affidamento della concessione in modalità in house, è in contrasto con il parere rilasciato dalla Commissione europea il 20 novembre 2018, non si può sottoscrivere l’accordo previsto dal Protocollo voluto dall’allora Ministro Delrio (gennaio 2016).

Una situazione paradossale che sta danneggiando gli interessi di Verona. Per fortuna che con il mio emendamento è stata decisa la proroga della scadenza dei termini al 29 dicembre 2020.

Per risolvere definitivamente la questione, avevo depositato un emendamento al DL Agosto (art. 94 – Concessione Autobrennero).[1]

La mia proposta sbloccava l’empasse e portava a Verona i benefici connessi al rinnovo della concessione[2].

Il mio emendamento, però, è stato contrastato dai contrari alla liquidazione dei privati, la Lega innanzitutto per proseguire con il Sindaco di Verona e il presidente della Provincia.

Adesso è arrivata la parola fine.

Anziché la liquidazione, i contrari proponevano di accordare all’attuale concessionaria Autostrada del Brennero S.p.A. una proroga di 10 anni senza alcuna modifica della compagine societaria al fine di stimolare gli investimenti nel contesto della pandemia da COVID-19.

Sembrava un’idea di buon senso, se non fosse stata fatta solo per contrastare la liquidazione dei privati, vero nodo del contendere che sta a cuore ai contrari, altro che Covid!

La Commissaria UE, invece, ha inviato una lettera con la quale chiarisce che questa proroga darebbe luogo ad un affidamento senza gara incompatibile con la normativa UE in materia di appalti pubblici e concessioni e, inoltre, un siffatto affidamento senza gara sarebbe incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di stato.

Una chiarezza che fa strame delle tante amenità che sono state dette e che da totalmente ragione alla mia proposta.

Se il mio emendamento fosse stato approvato, oggi saremmo nella condizione di agire. Invece, abbiamo perso altro tempo prezioso.

Lo ripeto, così come ho detto in aula al Senato: Il PD non è più disponibile a rinvii ed in Legge di Bilancio la questione va chiusa definitivamente.

Siano liquidati i privati e rinnovata la concessione “in house” in modo da sbloccare i tanti milioni di euro di investimenti previsti per nuove opere sul nostro territorio.

 

[1] La proposta prevedeva:

  1. L’ulteriore differimento al 29 dicembre 2020 del termine del 30 novembre 2020, per la sottoscrizione degli atti convenzionali di concessione;
  2. consentire alla Regione Trentino A.A. e agli enti locali della tratta A/22 – ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2437 sexies del codice civile ed anche in deroga allo statuto – di procedere al riscatto delle azioni possedute dai privati, previa delibera dell’assemblea dei soci, adottata con la maggioranza prevista per le assemblee straordinarie.

[2] Per noi ci sono due 2 miliardi di euro per interventi infrastrutturali: la terza corsia tra Verona e Modena e la terza corsia dinamica Bolzano Sud-Verona, le barriere antirumore, le aree di servizio (Affi e Povegliano) e contributi alle Province per opere esterne all’asse autostradale, ad esempio il finanziamento per la mediana provinciale da Nogarole Rocca a Isola della Scala e io dico di pretendere anche oltre Isola d/S, almeno fino ad Oppeano sulla SS 434.

Multe, potere e arroganza. Uno scenario triste

Il fattaccio è noto: il deputato di Fratelli d’Italia nonché Presidente del Consiglio Comunale di Verona, Ciro Maschio, in 19 mesi ha ha accumulato più di 100 multe, per un totale di circa 16mila euro da pagare al Comune di Verona.

Una cosa strana perché si tratta di violazioni a ripetizione delle quali certamente l’interessato era venuto a conoscenza sin dall’inizio, 19 mesi fa.

Quindi, il primo dato negativo è che nonostante sapesse delle infrazioni fatte, ha perseverato scientemente nel comportamento di violare il divieto imposto di transitare in Corso S. Anastasia con l’auto propria.

Perché si è comportato così?

Non contento di questo atteggiamento, il deputato Maschio ha lamentato che, a differenza di un comune cittadino, la norma gli ha impedito di far ricorso contro i divieti di circolazioni introdotti dal Comune.

Infatti, se un consigliere comunale avvia un contenzioso contro il Comune per il quale riveste la carica, per legge decade.

Però, secondo dato negativo, quella lamentale tradisce il fatto che lui contesta il divieto di transitare in centro, fatto già di per sé censurabile e che per questo si arroga il diritto di non pagare, come diversamente farebbe un qualsiasi cittadino.

Perché si è comportato così?

I fatti evidenziano una certa arroganza nei confronti delle Istituzioni (il Comune di cui è Presidente del Consiglio Comunale, peraltro)e  nella ricerca delle soluzioni a proprio favore (il non pagare le multe), arroganza condita dall’autoattribuzione di “poteri” che nessuna comunità può avergli conferito (il trasgredire i divieti sapendo di farlo).

Ma adesso, paga?

Probabilmente, si. Infatti, la sua messa in mora da parte del Comune provocherebbe comunque la decadenza dall’incarico, cosa che vorrebbe evitare, visto che non faceva ricorso contro le multe per lo stesso motivo.

Quindi, egli aderisce a rispettare le regole e a pagare soltanto perché rischia di decadere da Consigliere Comunale?

Anziché chiedere scusa per questi comportamenti contrari a qualsiasi dovere civico, a maggior ragione per gli esempi che una carica istituzionale dovrebbe dare, l’interessato ha fornito inverosimili (e sciocche) scusanti.

Resta una domanda: a chi viene concesso di accumulare decine e decine di multe per migliaia di euro? E perché il Comune non è intervenuto in questi 19 mesi? Se non fosse stato deputato e Presidente del Consiglio Comunale della maggioranza, sarebbe stato trattato in altro modo?

Solitamente, infatti, per i “normali” cittadini ci sono procedure molto rigide che prevedono in caso di multe non pagate anche il blocco dell’auto.

Mah, siamo di fronte a fatti che denotano uno scadimento generalizzato del senso comune di solidarietà e rispetto verso le Istituzioni e verso la comunità veronese.

Ferrovie Bologna-Verona-Brennero alla Regione Veneto

Il Governo ha accolto la mia proposta di conferire alla Regione Veneto le funzioni relative ai servizi ferroviari interregionali indivisi sulla tratta da Bologna al Brennero, passando per Verona.

Nell’ambito del Decreto “Agosto” è stata accolta la mia proposta di conferire la gestione dei servizi ferroviari interregionali sulla tratta da Bologna al Brennero alla Regione Veneto.

Ciò significa che le funzioni e i compiti di programmazione e di amministrazione dei servizi interregionali ferroviari per quella tratta ferroviaria saranno gestiti dalla regione.

Quel servizio ferroviario, che non rientra nel servizio di collegamento nazionale, è attualmente gestito da Trenitalia.

Non nascondo che la proposta nasce dalla profonda convinzione che debbano essere le Regioni a gestire questi servizi secondo le esigenze del territorio cui sono strettamente connessi, posto la loro naturale complementarietà ai collegamenti regionali e comunque a quelli utilizzati dall’utenza pendolare.

In ossequio al principio costituzionale della sussidiarietà, spesso negato dalla pretesa di un’autonomia vuota e propagandistica, ho proposto l’affidamento al Veneto con la devoluzione delle risorse che oggi gestisce Trenitalia per garantire il servizio Bologna/Brennero che ammontano a circa 95 milioni di euro fino al 2025.

In questo modo, con una programmazione adeguata alle esigenze della mobilità presente sul territorio sarà possibile soddisfare tutte le esigenze che le aree interessate esprimono.

Adesso, dovrà essere  avviato un tavolo per redigere un apposito Accordo di Programma fra gli Enti interessati in modo da individuare direttamente sia i servizi di interesse sia la modalità di affidamento, entro il 31 dicembre 2021.

La speranza è che la Regione Veneto gestisca questo importante servizio con attenzione e maturità. Infatti, la gestione disastrosa della linea Verona-Legnago-Rovigo non deponeva a favore di questa mia proposta – e qualcuno me l’ha anche fatto notare – ma sono fiducioso che le cose possano migliorare, altrimenti tutto ritornerà a Roma.

Ecco, non ho avuto bisogno dell’autonomia per proporre una cosa da devolvere, segno che spesso le cose che si dicono sono solo slogan.

Allagamenti, serve un altro passo.

Ogni volta che a Verona piove un po’ più del solito, nei soliti luoghi si determinano i soliti problemi.

Sembra uno scioglilingua, ma, purtroppo non è così.

Tralascio le considerazioni sugli effetti dei cambiamenti climatici, come pure di parlare di coloro, presenti numerosi tra le schiere di chi governa Verona ed il Veneto che negano questa semplicissima constatazione, per concentrarmi su cosa dovrebbe essere fatto.

Innanzitutto, permettetemi di esprimere vicinanza a tutti coloro che ad ogni allagamento subiscono danni alle cantine, ai garage, alle auto sommerse fino ai finestrini, alle attività economiche.

Questi veronesi non hanno fatto nulla di male ed abitano nel posto giusto. Il problema è che chi ci governa da tempo non risolve i nodi che causano questi allagamenti e passa l’idea dell’ineluttabilità della cosa.

Lo dico agli amministratori: non serve andare sul posto con la giacca della Protezione civile, spalare il fango se prima non hai fatto il proprio dovere. Puoi farlo la prima volta, ma se la cosa si ripete anche dopo e poi ancora, allora vuol dire che non è stato fatto nulla.

E’ vero che la quantità di pioggia è anomala, ma è altrettanto vero che si tratta dei soliti luoghi e l’esperienza dovrebbe aver insegnato che occorrono soluzioni diverse da quelle prospettate e fallite.

Non so come dirlo, ma quando leggo che sono stati fatti lavori per milioni di euro e gli allagamenti persistono comunque, non viene il dubbio che qualcuno dovrà risponderne?

Allora, caro Sindaco, senza nessuna polemica e senza offendere nessuno, credo sia doveroso avviare un confronto ben oltre le mura di Verona per coinvolgere intelligenze ed esperienze che in città non esistono al momento per capire come risolvere il tema.

In questo confronto, poi, vanno pienamente coinvolti i residenti delle zone interessate affinché anche loro possano partecipare e comprendere che le Istituzioni sono vive, che si occupano della cosa e non che vi vedano solo quando tutto è accaduto.

Io penso che su un’azione del genere, tutti i gruppi politici saranno pronti a dare una mano.

 

 

Un commissario per la tratta TAV Verona/Fortezza

Il Governo ha accolto la nostra proposta di individuare un commissario straordinario per la realizzazione della tratta alta velocità che va da Verona verso il Brennero.
Per Verona è la soluzione migliore per garantire la speditezza dei progetti e della successiva realizzazione.

Il collegamento veloce della nostra area con l’asse del Brennero e, quindi, la Germania, apre il mercato della logistica veronese a nuove prospettive di traffici e sviluppo. Per il Consorzio ZAI è un’opportunità formidabile in grado di riverberare sul territorio occasioni di crescita e nuovi posti di lavoro.

Ancora una volta il futuro di Verona passa attraverso il nostro ruolo attivo al Governo.

Va ricordato che per la tratta interessata, il precedente commissario – l’ing. Ezio Facchin – si è dimesso nel dicembre del 2018 a causa dell’impossibilita di portare avanti le attività a causa dell’indifferenza dell’allora Governo. Quell’indifferenza ha provocato ritardi che potrebbero non garantire il rispetto del cronoprogramma fissato per l’esercizio della linea Verona-Brennero.

Una grave responsabilità della Lega che cerchiamo di superare con la nomina del commissario.

Il problema è anche un altro. Il 16 settembre 2018  è stato depositato in Comune di Verona da parte di  Rete Ferroviaria Italiana lo Schema di Accordo procedimentale di attuazione del Protocollo sottoscritto nel 2013 ed il progetto preliminare relativo alla tratta alta capacità Verona/Pescantina, IV lotto della linea Verona/Brennero ed ancora non è stato fornito l’imprescindibile parere.

Questo grave ritardo è un altro dei motivi per i quali l’apertura della linea ferroviaria veloce verso nord è slittata dal 2026 al 2028/2029.

Peraltro, sono stati pubblicati i bandi per la realizzazione della tratta tra Brescia e Verona. L’arrivo da ovest ci collegherà all’area lombarda con tempi sempre più ridotti ma, soprattutto, collegherà la nostra provincia con le opportunità logistiche attraverso la sistemazione del nodo ferroviario dell’area attorno al Quadrante Europa.

Il centro intermodale, primo in Europa da anni, è pronto ad affrontare la sfida del mercato logistico che punta sempre di più su Verona.

La decisione di nominare un commissario è un forte segnale di attenzione che abbiamo avuto verso Verona. Ci aspettiamo che l’incaricato velocizzi il più possibile le procedure, ancora a livello preliminare e superi ogni ostacolo che finora hanno impedito la spedita realizzazione dell’opera.