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Fiera, si prosegue sempre peggio

Pochi giorni fa è stato rinnovato il Consiglio di Amministrazione di VeronaFiere.

E’ andata esattamente come avevo detto (https://www.vincenzodarienzo.it/la-fiera-delle-vacche/): si sono impossessati delle poltrone con il bilancino della politica!

E’ prevalsa una chiara visione protezionistica con la nomina di un Presidente che non ha maturato esperienze significative, se non nel campo politico.

L’aumento da cinque a sette componenti del Consiglio di Amministrazione e la creazione del ruolo dell’amministratore delegato sono frutto di meri accordi per mettere insieme i tanti appetiti, a scapito delle prospettive dell’Ente.

Ovviamente, poiché al Comune di Verona spettava la nomina del Presidente, lo ha esercitato solo con l’unità di misura dell’accordo tra i partiti.

Non risultano progetti sulle finalità e gli obiettivi futuri dell’Ente fieristico se non quello che leggiamo sui giornali con vuote dichiarazioni d’intenti.

Il peggio non è solo questo. Non bastava, infatti, che l’Amministrazione a fine mandato, che non è detto che sarà riconfermata, ha fatto nomine che una nuova e diversa Amministrazione potrebbe non condividere, ma le nomine non rispettano la rappresentanza di genere.

Il Consiglio di Amministrazione è costituito da soli uomini. Verona Fiere è rappresentato da personalità esclusivamente maschili, senza alcuna rappresentanza per la componente femminile.

Ancora una volta le destre confermano la loro natura, ignorando il principio del rispetto della parità di genere.

L’ennesimo passo falso per la città e un infelice passo indietro nel rispetto e nella promozione delle pari opportunità.

Si conferma, ancora una volta, che se il sindaco uscente non dovesse essere confermato, come auspichiamo,  i nominati resterebbero in carica per alcuni anni e, pertanto, sarà difficile attuare un principio che per noi è fondante: rispettare il ruolo del genere femminile ovunque si amministri la città.

Le infrastrutture prioritarie per Verona

Principi di sostenibilità

Programmare e realizzare le infrastrutture e i sistemi di mobilità in un’ottica di sviluppo sostenibile e di utilità pratica, attraverso la razionalizzazione e l’integrazione delle opportunità esistenti sul territorio.

Le politiche territoriali per la mobilità e le infrastrutture devono essere orientate alla resilienza dell’esistente nonché alla sostenibilità e all’utilità degli interventi futuri.

La metropolitana di superficie

Entro il 2030 saranno completate le tratte alta velocità Brescia – Verona – Padova e Verona – Pescantina – Brennero. Ciò consentirà la “liberazione” di tracce ferroviarie sulle relative linee storiche.

Sin da subito va approntato un progetto affinché da quella data possa entrare in esercizio un servizio ferroviario cadenzato temporalmente e con fermate certe tra le stazioni di Peschiera del Garda – S. Bonifacio (in future Domegliara e Legnago) così da creare, di fatto, una metropolitana di superficie al servizio della mobilità alternativa alla gomma.

Collegamento Aeroporto/Stazione Ferroviaria

Il progetto preliminare dell’intervento “Collegamento ferroviario Aeroporto di Verona” è del  2003 e così come progettato aveva un costo di 90,40 milioni di €. Il collegamento garantirebbe un frequenza oraria Verona-Mantova (52 treni al giorno) con frequenza media di 30’.

RFI ha valutato il Masterplan dell’aeroporto Valerio Catullo e ha stimato in oltre un milione di unità la potenziale utenza nel 2030.

Il progetto Verona/Porta Nuova – Aeroporto Catullo, così come conosciuto da progetto 2003, deve essere inserito tra le priorità del Contratto di Programma 2022/2026 MIMS/RFI.

Variante SS12

Il progetto definitivo della variante alla SS12 non è ancora pronto e abbiamo presentato due proposte per velocizzare l’iter e avere la variante entro le olimpiadi 2026.

Se vogliamo avere la variante entro febbraio 2026, occorre ridurre i tempi per la valutazione di impatto ambientale e la Conferenza di servizi dai 14 mesi previsti (da maggio 2022 ad agosto 2023) a circa 6/7 mesi.

E’ necessario avviare la conferenza dei servizi in concomitanza con la VIA in modo da farla parallelamente all’esame ambientale. La legge lo consente e così i tempi si dimezzano, perché appena terminerà la VIA si potrà chiudere contemporaneamente anche la Conferenza di servizi e procedere all’approvazione del progetto definitivo.

Da quel momento, normalmente, si partirebbe con il  progetto esecutivo e l’appalto. A quel punto, è necessario aderire alla procedura dell’appalto integrato, ovvero di appaltare il progetto esecutivo e la realizzazione dell’opera contemporaneamente riducendo, così, i tempi dai 12 mesi previsti (da agosto 2023 ad agosto 2024) a circa la metà.

Una corsa contro il tempo, che, considerando i previsti 1.460 giorni di lavori (di cui 292 giorni di incidenza stagionale sfavorevole), consentirebbe la conclusione della variante entro il 2025.

Trasporto collettivo di massa – Filobus

Il CIPE (2018) ha approvato la realizzazione dell’intervento con un costo ammissibile di euro 142.752.134,22 e contributo statale rideterminato in euro 85.651.280,53.

Il Comune di Verona, nel 2018, ha approvato un nuovo accordo procedimentale indicando la data del 31 gennaio 2022 per l’apertura all’esercizio e termine ultimo per la messa in servizio dell’impianto, pena la revoca dei contributi.

Nel 2020 Comune di Verona e AMT hanno inviato una nuova proposta che prevedeva la dilatazione dei tempi e dei costi: dai 142 milioni a quasi 177 milioni di cui 106 a carico dello Stato e prospettato un nuovo bando entro fine 2021, l’aggiudicazione entro luglio 2022, la stipula del nuovo contratto entro ottobre 2022, l’inizio lavori il primo gennaio 2023 e la fine lavori il 15 aprile 2026.

Anche queste date non sono state rispettate.

Si rischia di perdere il finanziamento statale? Occorre valutare la reale fattibilità dell’opera e soprattutto, profondere ogni sforzo per “salvare” il finanziamento statale.

Linea ferroviaria Verona – Rovigo

Il tratto ferroviario Verona-Rovigo, uno dei peggiori in Italia con treni a gasolio e disservizi giornalieri, è da ammodernare per offrire a Verona una nuova opportunità.

La priorità è inserire nel Contratto di Programma 2022/2026 MIMS/RFI l’elettrificazione del tratto Isola della Scala – Cerea.

Ribaltamento casello Verona sud

Il progetto del ribaltamento a sud dell’attuale casello sulla A/4, prevede la connessione con la tangenziale sud e il limitrofo parcheggio scambiatore della Genovesa (mille posti), capolinea del filobus (?).

Il ribaltamento filtra il traffico autostradale in uscita/entrata dal casello verso altre modalità di trasporto (filobus) o verso altre direzioni (la tangenziale sud e la variante alla SS12), evitando l’attraversamento della viabilità urbana, a meno che non si è diretti dentro la città.

L’intervento è realizzato direttamente dalla società concessionaria Gruppo A4 Holding (Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova) per un valore di 60 milioni di euro (I lotto).

Occorre accelerare i tempi per la progettazione definitiva/esecutiva e le procedure conseguenti per definire l’opera entro la fine del 2025.

Salvare il finanziamento per il filobus

Per il Nuovo sistema filoviario di Verona approvato con delibera CIPE n. 28/2009, dal costo pari a 158.788.874 euro, è stato assegnato un contributo statale pari al 60% del costo dell’opera.

Il 18 settembre 2014 è stato stipulato l’atto integrativo e modificativo nr. 1 del contratto per il progetto esecutivo, lavori e fornitura veicoli.

Il Comune di Verona, con delibera n. 73/2018, ha approvato un nuovo accordo procedimentale, da sottoscrivere con il Ministero, indicando la data del 31 gennaio 2022 per l’apertura all’esercizio e termine ultimo per la messa in servizio dell’impianto, pena la revoca dei contributi.

il CIPE, con delibera del 26 aprile 2018 ha approvato la realizzazione dell’intervento del Comune rimodulato con un costo ammissibile di euro 142.752.134,22 e contributo statale rideterminato in euro 85.651.280,53.

Il 9 novembre 2020 Comune di Verona e AMT hanno inviato una nuova proposta al Ministero che prevedeva una dilatazione dei tempi e dei costi: dai 142 milioni fino ad allora previsti con contributo statale di 85 milioni, si passava a quasi 177 milioni di cui 106 a carico dello Stato. Il rincaro si giustificherebbe con alcune varianti sul percorso (sdoppiamento del percorso su Via Pisano e Viale Spolverini in Borgo Venezia e la ridefinizione del passaggio agli ex Tabacchi).

Non risulta alcuna rivisitazione del mezzo. Quello che viene previsto in questo nuovo progetto è una piccola riduzione della parte elettrificata, sia per superare le criticità lungo il percorso, sia per garantire alle batteria tempi adeguati di ricaricamento. La lunghezza dei mezzi sarebbe di 18,75 metri rispetto ai 17,94 previsti precedentemente.

Viene prospettato un nuovo bando entro fine 2021, l’aggiudicazione entro luglio 2022, la stipula del nuovo contratto entro ottobre 2022, l’inizio lavori il primo gennaio 2023 e la fine lavori il 15 aprile 2026.

Anche queste date non sono state rispettate.

Quindi, riepilogando, ad oggi non sono state rispettate nè le date proposte nel mese di novembre 2020, né quella sottoscritta del 31 gennaio 2022.

Il “termine ultimo” non rispettato potrebbe comportare il rischio di perdere il finanziamento statale di 85.651.280,53 euro?. Ad oggi non è chiaro cosa potrebbe accadere, ovvero se seguirà:

  • la revoca automatica del finanziamento deciso con la delibera 26 giugno 2009, n. 28 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 270 del 2009) e successive varianti del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica;
  • la revoca del contributo statale solo successivamente all’accertamento dei fatti eventualmente imputabili al Comune di Verona e ad  AMT;
  • soltanto l’aggiornamento della scadenza ufficialmente in essere con nuove date, ovviamente diverse da quelle proposte nel mese di novembre 2020.

Altrettanto non è chiaro se il nuovo progetto di variante del novembre 2020 sia:

  • compatibile con le precedenti decisioni prese dal Ministero e dal CIPE,
  • corrispondente con l’ipotizzata variazione del mezzo;
  • accettabile nei maggiori costi indicati e, conseguentemente, finanziabili per il 60%.

Occorre valutare la reale fattibilità dell’opera e soprattutto, profondere ogni sforzo per “salvare” il finanziamento statale.

La campagna elettorale con i soldi pubblici!

La consegna ai veronesi dei kit antilarvali contro le zanzare presso i mercati rionali è diventata la campagna elettorale di qualcuno?

Presso il mercato rionale di Santa Lucia giovedì scorso sono state violate tutte le regole, di diritto e di civiltà.

…di civiltà. E’ una vergogna che la distribuzione dei kit sia effettuata con la presenza del sindaco e di consiglieri comunali di maggioranza con il chiaro intento di farsi propaganda politica.

Incaricati non identificati, con un banchetto con esposto “Comune di Verona” hanno distribuito i kit e raccolto i nominativi di coloro che li ritiravano, accompagnati da una consigliera comunale di maggioranza.

Successivamente, il sindaco e altri consiglieri di maggioranza hanno partecipato alla medesima operazione di distribuzione sovrapponendo la loro campagna elettorale.

…di diritto. Nell’occasione è stato violato un diritto: il banchetto di distribuzione, e non il chiosco previsto, è stato posto laddove era stato autorizzato un banchetto del IV Circolo PD di Verona che è stato arbitrariamente spostato altrove.

I due poliziotti della Polizia Locale, ai quali si sono rivolti i militanti del PD per vedere riconosciuto il diritto a fare la propaganda nello stesso posto, hanno evitato qualsiasi intervento.

Il chiosco per la distribuzione era stato autorizzato in Via Don Mercante e non al posto dell’autorizzato banchetto del PD.

L’iniziativa di distribuzione promozionale del kit, che vuole stimolare i cittadini a effettuare i trattamenti anche nelle proprie aree private, svolgendo un’importante azione di contrasto alla proliferazione delle zanzare, è diventata occasione di campagna elettorale della maggioranza a spese della comunità!

Peraltro, come si rileva dal sito del Comune, il servizio di distribuzione è stato affidato alle ditte Biblion e Triveneta Multiservizi che dovevano essere presenti con un chiosco per distribuire, fino a esaurimento scorte, kit antizanzara e opuscoli informativi.

Non comprendo questi comportamenti che reputo scandalosi. Si impedisce ad un partito di fare politica, si occupano spazi non autorizzati, la Polizia Locale che non interviene e alcuni candidati accompagnano la distribuzione per la quale sono state incaricate due ditte, peraltro pagate con soldi pubblici.

Basterebbe anche meno per dire che sono cose da dittatura.

Termini questo modo di fare e spero che ai prossimi appuntamenti previsti non accada la stessa cosa!

Fonte programma e luoghi distribuzione

https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=31028

VeronaMercato: sconfitta la scelta politica di Sboarina!

Il Comune di Verona ha deciso l’alienazione, mediante asta pubblica, della quota del 24% del proprio capitale sociale di Veronamercato (ne detiene il 75%).

VeronaMercato ha costruito e gestisce il mercato agroalimentare all’ingrosso in zona Quadrante Europa.

L’asta pubblica, però, è andata deserta.

Alla fine, sull’alienazione di quel 24%, per la società valutata oltre 40 milioni di euro, ha dimostrato interesse solo il Consorzio ZAI, sebbene, come è noto, nella vendita non ci fosse alcun disegno strategico di prospettiva che unisse le competenze di entrambe le realtà economiche.

L’interesse del Consorzio ZAI è frutto di una scelta politica (presa altrove?) perché nessuna ragione economica e strategica di mercato avrebbe potuto consentire una simile attenzione da parte di un Ente che è comunque pubblico, soprattutto perché non c’era nessun progetto e nessuna prospettiva e, peggio ancora, si trattava di una quota minoritaria.

Si è riperpetuato, quindi, il solito schema: lo scambio tra società partecipate dallo stesso socio di pacchetti azionari al solo scopo di fare cassa e non sulla base di una strategia industriale.

Perché una scelta politica? E’ presto detto;

  1. VeronaMercato, che ha un valore di produzione 2021 pari a 7 milioni circa e un patrimonio netto pari a 35 milioni circa, è una società che, normalmente non produce utili. Infatti, nel 2020 ha avuto un utile di 179.000 euro, nel 2021 un utile netto di 246.521 euro e cifre simili sono previste anche per i prossimi anni.

Sulla base di questi numeri e considerata la base d’asta di circa 10 milioni di euro, il rendimento dell’investimento sarebbe stato molto al di sotto dell’attuale livello dell’inflazione e di qualsiasi altro investimento. Peraltro, lo Statuto di VeronaMercato consente solo la distribuzione del 5% dell’utile annuo, cioè, nulla.

  1. VeronaMercato non può essere considerata un’azienda privata in senso stretto, prova ne è il limite percentuale per la distribuzione degli utili e a nulla valgono i confronti con aziende similari presenti nel mercato, perché lo sono solo per l’oggetto sociale e niente altro.
  2. VeronaMercato non è in grado di realizzare importanti nuovi investimenti perché non ha sufficienti flussi di cassa. Infatti, gli ammortamenti sono piuttosto alti, tanto da coprire quasi integralmente il margine operativo lordo.

Questi i numeri che dimostrano una scelta, quella di coinvolgere il Consorzio ZAI, che è solo di natura politica!

A conferma di ciò, certamente vale il fatto che al Consorzio ZAI si “appioppava” una quota minoritaria che non avrebbe consentito alcun margine operativo significativo in termini strategici.

Sarebbe stato solo un inutile esborso di denaro!

Per fortuna l’operazione è fallita (e anche miseramente) perché non ha retto alla prova del voto nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio ZAI. Infatti, la proposta (sollecitata) è stata ritirata prima.

E’ stata sconfitta la scelta politica di fare cassa con i soldi di una partecipata che sarebbe stata economicamente dispendiosa, strategicamente inutile e finanziariamente inaccettabile.

D’altronde, quando lo scopo è fare cassa con partite di giro tra aziende “casalinghe” orientate dallo stesso socio politico, quale altro risultato si può auspicare?

La Fiera delle “vacche”

E’ stata approvata la revisione dello Statuto di VeronaFiere. Una modifica che pare rispondere ad un solo requisito: impossessarsi delle poltrone!

Prevale anche una visione protezionistica, tant’è che si fa di tutto per evitare nuovi ingressi di soci, fatto che potrebbe portare conoscenze tali da aprire nuovi mercati e possibili acquisizioni di nuovi brand.

Immancabili, quindi, le modifiche relative alla governance. Infatti, il Consiglio di amministrazione passa da cinque a sette componenti e questo potrà nominare il direttore generale e, all’unanimità, l’amministratore delegato. Quest’ultima è una figura che oggi non esiste.

Al Comune di Verona è stata assegnata la nomina del presidente.

Ovviamente, queste decisioni non sono state accompagnate da un minimo di progetto sulle finalità e gli obiettivi futuri dell’Ente fieristico nè, tantomeno, come il piano industriale dovrebbe favorire la riduzione dei costi e l’incremento della qualità della nostra Fiera.

Approvato lo Statuto, tra pochi giorni, pertanto, l’assemblea dei soci dovrà approvare il bilancio dell’Ente e questa sarà l’occasione per rinnovare i vertici e fare le conseguenti nuove nomine.

Perché tutto questo a pochi giorni dal voto per il sindaco?

La risposta è più che intuitiva.

In pratica, un’Amministrazione a fine mandato che non è detto che sarà riconfermata, farà nomine che una nuova e diversa Amministrazione potrebbe non condividere.

E’ nelle cose che il Presidente della Fiera ed i consiglieri nominati dal Comune potrebbero non essere in linea con il prossimo sindaco, se diverso da Sboarina, ovviamente. Perché, quindi, nominare persone che resterebbero in carica per alcuni anni?

Correttezza istituzionale vorrebbe che fosse il nuovo sindaco a provvedere in tal senso.

Invece, no, proprio non ci riescono e distribuiscono poltrone (peraltro, aumentate) come se nulla cambiasse.

Se sarà eletto un sindaco nuovo, gli interessati cosa faranno?

Anche qui, la risposta è intuitiva.

Ridurre i tempi previsti per la variante alla SS 12.

Il progetto definitivo della variante alla SS12 non è pronto e abbiamo presentato due proposte per velocizzare l’iter e avere la variante entro le olimpiadi 2026.

I manifesti in cui si annuncia l’esistenza del progetto definitivo, dicono una cosa non vera! Considerato l’iter ancora da fare, quel progetto sarà definitivamente pronto solo ad agosto 2023, se non ci saranno intoppi!

Ad oggi, mancano ancora alcuni documenti per completare la proposta da sottoporre alla Valutazione di Impatto Ambientale, poi dovrà essere avviata la Valutazione stessa al cui termine seguirà la Conferenza di Servizi. L’iter prevede, poi, l’aggiornamento del progetto definitivo per l’approvazione finale di ANAS.

Per l’appalto, poi, conseguentemente serve la gara e il progetto esecutivo, con tempi previsti ad agosto 2024 se non ci saranno intoppi.

Impossibile realizzare la variante entro le Olimpiadi Milano/Cortina 2026!

Se vogliamo avere la variante entro febbraio 2026 è necessario intervenire su questo lungo iter per accelerarlo, ed in particolare in tre passaggi chiave della procedura in corso: la valutazione di impatto ambientale, la conferenza dei servizi e l’appalto, per la corsa contro il tempo.

Le proposte

Innanzitutto, la valutazione dell’impatto ambientale. Le commissioni nazionali che si occupano di VIA, per legge, valutano con precedenza i progetti legati al PNRR e quelli commissariati. Categorie nelle quali non ricade la statale 12. Infrastruttura viaria che, però, è collegata al pacchetto olimpico, ancorché come opera accessoria.

E’ possibile ridurre i tempi per la valutazione di impatto ambientale e la Conferenza di servizi dai 14 mesi previsti (da maggio 2022 ad agosto 2023) a circa 6/7 mesi.

Come? Normalmente, dopo il semaforo verde della valutazione di impatto ambientale l’iter prevede la conferenza dei servizi, l’aggiornamento del progetto definitivo e la sua approvazione.

E’ necessario avviare la conferenza dei servizi in concomitanza con la VIA in modo da farla parallelamente all’esame ambientale. La legge lo consente e così i tempi si dimezzano, perché appena terminerà la VIA si potrà chiudere contemporaneamente anche la Conferenza di servizi e procedere all’approvazione del progetto definitivo.

Da quel momento, normalmente, si partirebbe con il  progetto esecutivo e l’appalto.

A quel punto, è necessario aderire alla procedura dell’appalto integrato, ovvero di appaltare il progetto esecutivo e la realizzazione dell’opera contemporaneamente riducendo, così, i tempi dai 12 mesi previsti (da agosto 2023 ad agosto 2024) a circa la metà.  

Una corsa contro il tempo, che, considerando i previsti 1.460 giorni di lavori (di cui 292 giorni di incidenza stagionale sfavorevole), consentirebbe la conclusione della variante entro il 2025.

L’iter previsto ad oggi:

 

Progettazione Definitiva
Procedura VIA – Pubblicazione Art.11 Espropri
Conferenza Servizi su PD
Autorizzazione Paesaggistica – Pubblicazione Art.16 Espropri
Aggiornamento PD
Verifica PD (da eseguire in caso di AI)
Riesame finale PD
Approvazione PD
Progettazione Esecutiva
Riesame PE
Verifica Ottemperanza
Verifica PE
Riesame finale PE
Aggiornamento PE
Approvazione PE
Gara

 

A Verona arrivano i cosacchi!

Verona ha un’evidente centralità nelle relazioni politiche e negli intrecci ideali con la Russia funzionali a creare condizioni favorevoli al percorso politico di Putin e all’espansione degli interessi economici russi nonché per favorire l’affermazione di un pensiero ortodosso e conservatore su temi quali la famiglia e i diritti civili.

Nel tempo, Verona è stata molto frequentata da diversi soggetti russi, oggi interdetti e sanzionati dall’Unione Europea per il loro ruolo nella società russa a sostegno di Putin o perché finanziatori delle sue guerre.

Dall’annessione russa della Crimea e poi dalla crisi nel Dombass, entrambe del 2014, diversi politici veronesi hanno organizzato eventi per diffondere le ragioni di Putin.

Hanno frequentato la città di Verona allargando, presumibilmente, le proprie relazioni e conoscenze, politiche, economiche e sociali, i seguenti soggetti:

  • Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, compagnia petrolifera dello Stato russo e uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio greggio, uno dei consiglieri più fidati e più stretti di Putin, nonché suo amico personale. È destinatario delle sanzioni dal 28 febbraio 2022;
  • Alexander Nikolayevich Shokhin, presidente dell’Unione russa degli industriali e degli imprenditori, un gruppo lobbistico che promuove gli interessi delle imprese in Russia, Destinatario delle sanzioni dal 15 marzo 2022;
  • Vladimir Solovyov, conduttore televisivo e radiofonico, vicinissimo a Putin. Destinatario delle sanzioni dal 23 febbraio 2022;

I medesimi sono stati invitati dall’Associazione Conoscere Eurasia, espressione del Consolato Onorario della Federazione Russa in Verona, nel cui direttivo ci sono russi e veronesi.

L’evento è stato co-organizzato con il quotidiano economico di proprietà dell’oligarca Ališer Burchanovič Usmanov, destinatario delle sanzioni dal 28 febbraio 2022, e da VTB, il secondo istituto di credito russo controllato al 60,9% dal Governo russo il cui Presidente, Andrea Kostin, membro del consiglio supremo del partito Russia Unita, è destinatario delle sanzioni dal 23 febbraio 2022.

Verona è stata anche sede, nel 2019, della tappa italiana della XIII edizione del Congresso mondiale delle famiglie, il cui ospite d’onore fu Alexey Komov, leader del progetto identitario ultranazionalista che lavora per la fondazione finanziatrice della destra integralista ortodossa creata da Konstantin Malofeev, oligarca russo ultra-nazionalista sotto sanzioni dal 30 luglio 2014 In quell’occasione l’evento fu patrocinato dal Ministero per la famiglia e la disabilità guidato dal Ministro (veronese) Lorenzo Fontana, molto attivo nei rapporti con la Russia.

Successivamente all’annessione russa della Crimea del 2014, politici veronesi hanno promosso i legami tra l’Italia e i territori occupati attraverso la partecipazione all’International Economic Forum di Yalta, evento organizzato dal Cremlino per far incontrare politica e affari nella Crimea illegalmente annessa, e, pochi giorni dopo, fu approvata una risoluzione dal Consiglio Regionale Veneto con cui veniva chiesto di rimuovere le “inutili sanzioni” alla Russia, di “condannare la politica internazionale dell’Unione europea” e di “riconoscere la volontà espressa dal Parlamento di Crimea e dal popolo mediante un referendum”.

Nel 2018, un consigliere comunale, nonché deputato, propose con successo di revocare la cittadinanza onoraria all’allora presidente ucraino Poroshenko.

Lo scorso 20 marzo, una conferenza intitolata “Russia Ucraina – le cause di un conflitto”, caratterizzata da una narrazione assolutoria nei confronti della Russia, in cui sono intervenuti numerosi esponenti politici che nel corso degli anni hanno preso posizioni convintamente a sostegno della Federazione Russa e dell’operato del presidente Putin.

Nell’ufficio del sindaco di Verona, l’unico sindaco in Italia, è ben esposta una immagine del Presidente Putin.

A Verona è presente il responsabile dell’ufficio territoriale a Verona della Repubblica Popolare di Donetsk (Donbass), non riconosciuta dall’Unione Europea, nonché presidente dell’Associazione Veneto-Russia.

A Verona una lista civica per le elezioni comunali denominata “Verona per la libertà”, ha recentemente scritto una lettera aperta all’Ambasciata Russa in cui afferma di prendere le distanze dalle scelte del Governo italiano nella questione del conflitto tra Russia e Ucraina.

Non si tratta di eventi casuali. In questa città si è, di fatto, costituito uno spazio dal quale si propagano iniziative apparentemente scollegate tra loro, ma idealmente comprensibili in un progetto di radicamento e di diffusione di certe idee conservatrici sui diritti, nonché prodromiche a favorire programmi economici e di influenza benevola verso la Russia.

I fatti descritti appaiono inquietanti e deleteri per l’immagine del nostro Paese e consentono la penetrazione nella nostra democrazia di pericoli per la sicurezza nazionale e come tali vanno seguiti con scrupolo.

Per questa ragione, ho interrogato il Presidente Draghi ed il Ministro dell’Interno perché diventino  pubbliche le iniziative urgenti da adottare per garantire la trasparenza della vita democratica, nonché per contrastare quella pericolosa influenza e per sapere se, nelle tante occasioni, i soggetti de quo siano stati accompagnati da collaboratori e se siano noti i profili dei medesimi.

La lettera dell’odio

La lista civica “Verona per la libertà” che sostiene Alberto Zelger, già consigliare comunale della Lega, a candidato sindaco, ha inviato una delirante lettera all’Ambasciata russa.

Si legge:

Spett. Ambasciata,

con la presente vorremmo significarvi il nostro personale dissenso verso le decisioni dissennate che il nostro Governo sta prendendo nella questione della guerra fra il vostro paese e l’Ucraina.

 Il Presidente Draghi non ci rappresenta, nessuno l’ ha voluto  e, inoltre, perpetua decisioni lontane dal nostro modo di intendere le questioni di natura nazionale e internazionale.

Pertanto, la preghiamo di tenere in considerazione che il popolo italiano è stretto in una morsa legislativa da cui fatica a liberarsi a causa delle continue fittizie emergenze orchestrate ad hoc dal Consiglio dei Ministri e dal Presidente Draghi.

L’invio a sorpresa di armi ad una delle due parti ha lasciato tutti sgomenti e nelle strade non si parla che di questo.

Un’antica amicizia lega i nostri paesi, un ormai consolidato rapporto socio-economico ci ha fatto conoscere ed apprezzare vicendevolmente e, non ultimo, il reciproco scambio artistico e culturale ha dilettato i nostri popoli sin dal ‘700.

Non possiamo assistere inermi allo scempio che si sta compiendo in poche settimane per annientare tutto questo, a causa di un nugolo di persone che occupa, senza consenso, gli scranni del potere.

Vogliate aiutarci a resistere e considerate le nostre lotte per il ripristino della democrazia e della Costituzione Italiana.

Con ossequio.”

Al peggio non c’è mai fine.

Pensavo si fossero superati con le loro posizioni no vax e contro il green pass, ma questa azione  sconcertante supera ogni limite.

Io penso che stare dalla parte di Putin equivalga a condividere le sue azioni criminali.

Verona potrebbe essere solo la punta dell’iceberg e che circoli gente che pensa che si possano commettere crimini orrendi, occupare un altro Paese, torturare i civili, bombardare gli ospedali, c’è da preoccuparsi.

Se a certa gente non viene data una risposta dura e tempestiva, questi pensano che possano tranquillamente dire ogni cosa.

Mentre in Russia, il paese che amano, gli oppositori vengono avvelenati, da noi la democrazia, che questi non amano, risponde con le leggi.

Ecco, io credo che questa lista sia un pericolo.

Per questo, sono intervenuto in Senato per richiamare l’attenzione del Ministro dell’Interno affinché siano valutati con scrupolo i fatti accaduti e, soprattutto, i contorni di un’organizzazione che si propone al voto con deliranti proclami che vanno contrastati in ogni modo.

Ecomafie, l’Università di Verona in audizione

Le professoresse Anna Genovese e Federica Pasquariello, entrambe Ordinario di Diritto Commerciale del Dipartimento Scienze Giuridiche dell’Università di Verona, sono state audite dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse connesse.

L’audizione è stata chiesta da me che sono membro della Commissione.

Infatti, in qualità di relatore per l’inchiesta sulle garanzie fideiussorie previste per l’esercizio di impianti di rifiuti, ho apprezzato lo studio fatto dalla nostra Università in merito, su richiesta della Provincia di Verona.

Il tema è rilevante. A volte, l’obbligatorietà di stipulare una fideiussione per attivare un impianto di smaltimento dei rifiuti, che ha un costo di un certo peso e che deve essere riscossa in caso di illecite attività o danni ambientali, viene superata con false garanzie o con fideiussioni prestate da Enti di paesi extra UE presso i quali la riscossione può essere complicata.

L’inchiesta che sto conducendo ha origine a Verona. Infatti, da consigliere provinciale ho avuto modo di rilevare le criticità affrontate dalla Provincia nelle fasi di autorizzazioni degli impianti di rifiuti e queste erano sempre legate alle garanzie prestare dai richiedenti.

Per questa ragione, avevo proposto l’inchiesta in corso che, per una parte, è già stata approvata dal Parlamento.

La mancata escussione delle garanzie provoca gravi danni economici e l’impossibilità di affrontare le ripercussioni ambientali.

L’Università di Verona, unica in Italia, ha offerto un contributo importante in questa direzione, con uno studio le cui analisi inserirò certamente nella relazione finale che il Parlamento dovrà approvare.

Infatti, l’inchiesta che sto conducendo si concluderà con un voto di Camera e Senato e sarà, quindi, un indirizzo e sollecito a modificare la legislazione vigente per consentire alle Amministrazioni competenti e vigilanti maggiori strumenti per affrontare gli illeciti che si consumano sulle garanzie da prestare.