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Cashback, gioie e dolori

Nel dicembre del 2019 abbiamo deciso il programma “Cashback” , ovvero il rimborso in denaro in favore delle persone che, fuori dall’esercizio di attività d’impresa, arte o professione, effettuano acquisti mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici presso soggetti che svolgono attività di vendita di beni e di prestazione di servizi.

Tra gli obiettivi c’erano anche la lotta all’evasione fiscale e dare risposta alle raccomandazioni della Commissione Europea di promuovere nel nostro Paese la digitalizzazione e la modernizzazione delle modalità di pagamento nonché un più diffuso utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici da parte dei cittadini.

La BCE, lo scorso settembre 2020, ha certificato che nel 2019 l’Italia ha registrato circa 77 transazioni pro-capite con carte di pagamento classificandosi al 24° posto sui 27 Stati membri dell’UE, subendo il sorpasso da parte della Grecia (77,2 transazioni pro capite). Nelle prime tre posizioni figurano Danimarca, Svezia e Finlandia con, in media, 370 transazioni pro capite annue, pari a circa 5 volte il numero registrato in Italia.

I numeri disponibili evidenziano il forte gradimento dell’operazione da parte dei cittadini, con benefici anche sul fronte del sistema pubblico delle identità digitali. Infatti, allo stato attuale l’APP IO è stata scaricata da oltre 10,8 milioni di persone, di cui 8,2 milioni sono aderenti al programma. Circa il 58 per cento degli accessi sono eseguiti tramite SPID e il 42 per cento tramite CIE. Gli strumenti di pagamento attivati appositamente sono oltre 14,9 milioni, molti dei quali utili anche per pagare tributi e servizi pubblici. Le transazioni effettuate hanno superato i 315 milioni e il totale degli utenti che ha registrato almeno una transazione valida sono circa 7,2 milioni.

Relativamente al funzionamento del programma, molte transazioni effettuate in “modalità contactless” tramite carte a doppio circuito, sia durante il periodo sperimentale sia in quello ordinario, sarebbero state escluse per varie ragioni, gran parte delle quali riconducibile alla mancata registrazione sull’APP IO dei due circuiti.

In pratica, numerosi esercenti sarebbero esclusi dal programma perché alcuni circuiti non sarebbero ancora convenzionati con PagoPA. Inoltre, alcuni servizi utilizzati dai partecipanti come “Samsung, Google e Apple Pay” non avrebbero ancora attivato la convenzione con PagoPA. Infine, alcune transazioni non sarebbero state registrate perché “le carte e app registrate al programma” sarebbero “abilitate dal giorno dopo”;

Per quanto riguarda i comportamenti dei partecipanti, fin dall’avvio del periodo sperimentale si sarebbe verificata la tendenza a frazionare artificiosamente i pagamenti al fine di raggiungere la quota minima di transazioni per ottenere i rimborsi ordinari e aumentare la probabilità di ricevere il rimborso speciale. In tali casi, essendo le commissioni sulle transazioni a carico degli esercenti, questi ultimi incorrerebbero in spese aggiuntive non previste.

Per migliorare il servizio, appare necessario adottare i dovuti correttivi, a partire dal superamento delle problematiche di funzionamento finora registrate ed oggetto di monitoraggio da parte del Ministero dell’economia e delle finanze e di PagoPA Spa, che hanno recato disagi a utenti ed esercizi commerciali.

Aeroporto Catullo, quali scenari futuri

Premessa

Da tempo, ormai, il Consiglio di Amministrazione dell’Aeroporto Catullo di Verona ha approvato sia un importante programma di investimenti che dovrebbe aumentare almeno del 50% la superficie dell’aerostazione sia l’aumento di capitale di circa 30 milioni che, conseguentemente, impegna i soci azionisti: Aerogest per il 47,015%, Save per il 41,843%, Fondazione Cariverona per il 2,897%, Provincia autonoma di Bolzano per il 3,584%, Provincia di Brescia per il 2,091% e altri enti per il restante 2,568%.

La società Aerogest, costituita tra il Comune di Verona (9,978%), la Provincia di Verona (20,706%), la Provincia Autonoma di Trento (30,266%) e la Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Verona (39,050%), era stata creata per gestire le partecipazioni nella società Aeroporto Catullo S.p.A. al fine di orientarne gli obiettivi e le strategie in rapporto all’interesse del territorio di riferimento dei soci pubblici aderenti.

Fatto

L’articolo 14, comma 5 del Dlgs 175/2016, stabilisce il divieto, per le amministrazioni pubbliche, di erogare finanziamenti o sostenere con garanzie le società partecipate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio o che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripiano di perdite anche infrannuali. E’ il caso di Aerogest che, nel triennio 2015/2017, ha avuto sempre perdite di esercizio, per quote irrisorie, peraltro (Bilancio 2015 – perdita d’esercizio pari a Euro 16.194; Bilancio 2016 – perdita d’esercizio pari a Euro 15.775; Bilancio 2017 – perdita d’esercizio pari a Euro 20.834).

Fa specie rilevare che di fronte ad un così elevato impegno di responsabilità, i soci pubblici abbiano permesso perdite irrisorie che, nei fatti, hanno determinato la chiusura della società. Infatti, la decisione, peraltro assunta con grave ritardo e dopo aver detto tutto e il contrario di tutto in merito, è stata presa in queste ore.

Già nel 2018, tre anni fa, avevo chiesto di agire chiudendo Aerogest e affrontando l’aumento di capitale. Per Comune e Provincia ci sono voluti tre anni per arrivare alla stessa conclusione.

Nodo da sciogliere

Adesso siamo di fronte ad un nodo.

Il carattere “pulviscolare” delle partecipazioni di più enti locali in una società privata, così come il carattere minoritario della partecipazione di un solo socio pubblico, impedisce che l’attività svolta dalla società partecipata possa essere qualificata come servizio pubblico di interesse generale, unica ragione per la quale un Ente locale può avere partecipazioni in una società.

Un servizio può essere considerato di interesse generale solo nel caso in cui l’intervento del soggetto pubblico sia necessario per garantire l’erogazione del servizio in condizioni di accessibilità fisica ed economica, continuità, non discriminazione, qualità e sicurezza, condizioni che diversamente non potrebbero essere garantite se lo stesso fosse affidato al mercato. Ne consegue che nel caso in cui le partecipazioni degli Enti locali siano così ridotte da impedire allo stesso di influire sulle scelte strategiche della società, ovverosia non esistano particolari clausole dello statuto o patti parasociali che consentano ai suddetti Enti l’esercizio congiunto del controllo, si esclude che la società privata possa svolgere un servizio di interesse generale.

Va detto, inoltre, che da tempo è stato stabilito un patto parasociale tra Aerogest e SAVE.

Adesso che non ci sarà più Aerogest, il nodo diventa un cappio ed i soci pubblici sono costretti a unirsi tra loro (solo patto parasociale), pena l’obbligo di cedere le azioni del Catullo. Per farlo, ovviamente per continuare a contare come adesso, devono per forza partecipare all’aumento di capitale deciso tempo fa. In questo senso, ovviamente, si sono già espressi i soci pubblici.

Ma allora, anziché dire che parteciperanno all’aumento di capitale perché ci credono, perché non dicono che i loro errori li costringono a farlo obtorto collo?

Conclusioni

Il patto parasociale tra soci pubblici (obbligatorio), stavolta comprenderà anche la Fondazione Cariverona, la Provincia autonoma di Bolzano e la Provincia di Brescia, grazie ai quali si andrebbe dal 47,02% del capitale a oltre il 50%, ovvero in maggioranza assoluta? Questa condizione permetterebbe senz’altro di determinare le scelte a favore del comprensorio del Garda e, conseguentemente, di contrastare il disegno del socio privato SAVE di rendere il Catullo una subordinata dell’Aeroporto di Venezia!

E se qualcuno di quei soci diversi dai veronesi Comune, Provincia e Camera di Commercio, dovesse tirarsi indietro dall’aumento di capitale, i nostri tre avrebbero la forza economica di comprare l’inoptato? In caso negativo, potrebbe comprarlo SAVE e così schizzare ancora più in alto con le proprie azioni determinando uno scenario in cui il patto parasociale non servirebbe a molto.

Insomma, i ritardi e gli errori commessi pongono Verona in un quadro di incertezza che sarà risolto appena il fumo degli annunci roboanti di Sboarina e company si diraderà.

A breve!

I primi passi di Enrico Letta

Sono passati pochi giorni dall’elezione di Enrico Letta quale nuovo segretario del Partito Democratico, ma sono già ben chiari alcuni segnali di novità, di discontinuità e, soprattutto,  di ripresa delle attività ideali del partito.

La prima, che ha fatto molto riflettere, peraltro, è stata quella di correggere il posizionamento identitario del PD sulla parità di genere.

Con la forte richiesta di sostituire i due capigruppo di Camera e Senato con due Presidenti donne è apparsa netta l’affermazione che il PD ricerca convintamente l’equilibrio tra i generi nei ruoli apicali del Paese a testimonianza del ruolo e dell’impegno che prescinde dai sessi.

In questo modo ha senza dubbio corretto la sottovalutazione che c’era stata nella recente indicazione di soli maschi agli incarichi di membri del Governo Draghi. Un errore che era stato molto criticato anche dalle organizzazioni femminili statutariamente riconosciute nel partito.

Il secondo fatto, rilevante anch’esso, è la legittimazione di coloro che nel recente passato avevano sostenuto il segretario Matteo Renzi.

Un partito grande non può che essere plurale. A meno che non si è a destra, ove esistono partiti dei soli leader, noi abbiamo sempre avuto l’ambizione di unire i progressisti ed i riformismi in un unico contenitore, da L’Ulivo in poi. Con tutti i limiti del caso, il PD è quella cosa lì. Difficile immaginare che la compresenza di tante diversità possa essere tacitata senza una sintesi che le rappresenti tutte.

Io non sono stato “renziano”, ma sono convinto che coloro che lo erano e che non hanno seguito Renzi nel grave errore della scissione, non solo hanno scelto la coerenza verso il percorso che avevano avviato dalla nascita del PD, ma sono stati anche argine verso l’abbandono da parte di coloro che Renzi avrebbe potuto persuadere sulla bontà della sua scelta di andare via.

Questo doppio fatto politico è stato riconosciuto da Letta (che pure avrebbe potuto fare altro, visto come era stato trattato), che ha sepolto quella diffidenza in precedenza alimentata e che ha creato tante inutili differenze.

Chi pensa che il Pd non debba essere un partito plurale, vuole tornare al passato. Letta ha fatto uno scatto deciso in avanti.

La terza rilevante novità è il convinto coinvolgimento degli iscritti. Da tempo – almeno sette anni – la militanza non era più partecipata nelle scelte.

Con i 20 temi che Letta ha lanciato e la richiesta di dire la propria in merito, chiunque di noi parteciperà al rinnovamento che ci serve, in previsione del voto alle prossime politiche per impedire che le destre prendano l’Italia.

Infine, la chiarezza nelle alleanze. Siamo passati dal rapporto privilegiato con il M5S, che ha creato situazioni di subalternità, alla scelta di Enrico Letta di un PD perno del centrosinistra che dialoga con il M5S. Un’inversione non da poco, perché unire il centrosinistra è la condizione per poter essere forti nel dialogo con tutti coloro che vogliono collaborare con noi e, soprattutto, per aspirare ad essere noi i capofila del riformismo, con un candidato del PD alla Presidenza del Consiglio (altro che Conte “leader dei progressisti”).

I primi passi, quindi, vanno nella giusta direzione, ideale ed organizzativa, corrispondente ad un partito, grande, che aspira a governare il Paese.

Le proposte del Partito Democratico per il PNRR

Entro il 30 aprile il Governo Draghi dovrà presentare alla Commissione Europea la proposta italiana per i fondi del Next Generation EU. In merito, ciascun ministero sta predisponendo la propria proposta di interventi da far rientrare nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

Per la parte del Ministero Lavori Pubblici e delle mobilità sostenibili (infrastrutture, digitale e politiche abitative), ho avuto l’incarico di formulare le proposte del Partito Democratico al Senato.

Premesso che con il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza devono essere proposti i progetti da finanziare con i fondi europei, a nome del PD ho indicato le priorità che dovranno orientare le scelte decisionali per l’individuazione dei progetti/programmi che il Governo dovrà inserire nel PNRR, ovvero:

A. siano prioritariamente preferiti i progetti con il più elevato grado di sostenibilità ambientale in grado di assicurare:

  1. la decarbonizzazione dell’economia;
  2. le connessioni e l’interoperabilità, ovvero l’effettivo sviluppo di sistemi a rete dei trasporti, dei porti e degli aeroporti per garantire l’intermodalità, in primis laddove siano presenti opportunità strutturali (ferro, acqua, aria) più avanzate;
  3. la concreta riduzione del divario territoriale esistente tra il Sud e le aree interne del Paese con il resto del territorio nazionale, a partire dagli interventi infrastrutturali ferroviari AV/AC;
  4. lo sviluppo della rete ciclabile nazionale, con particolare riguardo ai tracciati interregionali e ai tracciati autostradali ciclabili;
  5. il rinnovamento del parco autobus, della flotta dei treni adibiti al TPL e della flotta di navigazione di continuità territoriale con modelli più sostenibili sotto il profilo ambientale (modalità elettrica, a metano, idrogeno);
  6. lo sviluppo del trasporto rapido di massa;
  7. la riduzione delle disuguaglianze, sociali e territoriali;
  8. la piena utilizzabilità da parte delle future generazioni in modo da produrre benessere sociale, sviluppo e crescita.

B. Per il trasporto ferroviario locale siano privilegiati i progetti concernenti:

  1. il potenziamento delle linee ferroviarie regionali e interregionali, in primis laddove le linee attualmente in esercizio saranno accompagnate in futuro da quelle dedicate all’alta capacità,
  2. l’ammodernamento delle reti e dei mezzi, attraverso gli interventi di elettrificazione delle linee ancora attraversate con materiale a combustione o con l’impiego di materiali alimentati ad idrogeno, in modo tale da favorire la sostenibilità ambientale,
  3. l’investimento sui nodi ferroviari in cui è concretamente possibile lo scambio intermodale con il trasporto pubblico locale.

C. Per la qualità dell’abitare siano privilegiati i progetti:

  1. di riduzione del disagio abitativo e per la rigenerazione degli ambiti urbani particolarmente degradati e carenti di servizi in un’ottica di innovazione e sostenibilità green;
  2. di rifunzionalizzazione di aree e spazi immobili pubblici e privati;
  3. di miglioramento dell’accessibilità della sicurezza dei luoghi urbani, di incremento della qualità ambientale e della resilienza ai cambiamenti climatici, in coerenza con i principi e gli obiettivi della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile;
  4. di messa in sicurezza degli edifici, con particolare attenzione alla ristrutturazione, riqualificazione o costruzione di edifici destinati a scuole, asili nido, scuole dell’infanzia e centri polifunzionali per i servizi alla famiglia;
  5. di riqualificazione ed efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, nonché per l’aumento del grado di sicurezza sismico impiantistico e l’incremento dell’efficienza energetica

D. Inoltre, siano favoriti i programmi ed i progetti:

  1. di investimento finalizzati alla manutenzione straordinaria e alla messa in sicurezza di dighe e invasi nonché al potenziamento e all’efficentamento delle infrastrutture idriche primarie (opere di derivazione, adduttori, collegamenti e grandi schemi idrici), a partire dalle aree che presentano gravi problematiche di approvvigionamento della risorsa idrica per cittadini ed imprese e per ridurre la dispersione delle risorse idriche favorendo la disponibilità della fornitura;
  2. di sviluppo ecosostenibile e digitale dei porti nonché dell’accessibilità portuale (ultimo miglio) e per la digitalizzazione del sistema logistico nazionale;
  3. per la digitalizzazione dei trasporti e delle telecomunicazioni nonché per la realizzazione della piattaforma nazionale per i servizi digitali;
  4. degli interventi per il completamento della rete nazionale in fibra ottica e lo sviluppo delle reti 5G, con riguardo a tutte le aree del Paese, comprese quelle a fallimento di mercato, e a tutte le componenti della popolazione.

Per poter vincere questa sfida ambiziosa, serve proseguire sulla strada della riduzione degli oneri burocratici e della semplificazione delle procedure, sia nella fase di affidamento che in quella di esecuzione degli appalti, anche grazie all’utilizzo dei poteri derogatori attribuiti alle stazioni appaltanti dalle previsioni del Decreto Semplificazioni.

Perché il COVID-19 ha colpito i paesi in modo diverso?

Il virus ha colpito i tanti paesi in modo differente, a volte con divergenze enormi.

Come mai?

Ci sono tanti studi che indagano questo aspetto, ovviamente attraverso l’uso di modelli statistici.

Vediamo cosa emerge.

Anzianità

La maggior parte degli studi ha individuato la chiara incidenza dell’anzianità della popolazione. Sono stati trovati anche nessi tra decessi, contagi e presenza di patologie cardiovascolari/respiratorie e di cancro, mentre i risultati sono contrastanti circa il ruolo di altri fattori quali l’obesità e il fumo.

E’ chiaro che il Paese nel quale sono maggiormente presenti i parametri individuati come “rischiosi”, hanno avuto un più alto numero di contagi e decessi.

Reddito

Una cosa che mi ha colpito leggendo i confronti è che il reddito e il Pil pro-capite hanno pesato nel numero dei decessi.

In particolare, il Covid sembra aver colpito più duramente i paesi avanzati, mentre vi sono stati minori decessi nelle aree a reddito basso, come l’Africa.

Possono esserci due spiegazioni: i paesi più avanzati hanno più anziani rispetto ai paesi a reddito basso la cui media dell’età è molto più giovane o anche il fatto che nei primi il tracciamento è migliore rispetto ai secondi.

Inquinamento

Un altro elemento è che il virus ha inciso di più nelle zone in cui l’aria è più inquinata.

In pratica, ove è maggiore la concentrazione di particelle PM (o particolato o polveri sottili, spesso nella forma di PM2.5, quelle di dimensioni minori), il tasso di contagio è più alto, probabilmente dovuto al fatto che le particelle, depositate nei polmoni, aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie.

 Le restrizioni

Tanti paesi hanno adottato misure restrittive. Dagli studi emerge che le misure restrittive sono state efficaci nel contenimento dei decessi, ma non è chiaro quanto i movimenti delle persone abbiano inciso sul diverso impatto della pandemia tra paesi.

Sistemi sanitari

Qui emerge un paradosso, ovvero un legame “positivo” tra la capacità dei sistemi sanitari, la disponibilità di medici e infermieri e di letti e il rapporto tra decessi e contagiati.

In pratica, vale quanto detto per i paesi più avanzati. I Paesi ad alto reddito hanno un livello di spesa sanitaria elevata e una maggiore anzianità della popolazione, ragione per la quale si è registrata una più elevata mortalità rispetto ai paesi in cui la spesa sanitaria è più bassa.

Partecipa alla riflessione sul PD

Il nuovo Segretario del PD, Enrico Letta, ha lanciato un’importante iniziativa di ascolto. In particolare, ha chiesto di riflettere sui 20 punti principali del suo discorso all’Assemblea Nazionale del 14 marzo 202

Nel vademecum troverai i 20 temi oggetto del confronto.

Per partecipare le tue riflessioni potrai usare uno schema a tabella avendo cura di sintetizzate la tua opinione in massimo 100 parole (esempio tabella con 20 scomparti)

 Ti ringrazio sin d’ora per la disponibilità.

 

Consultazione elettori PD

 

Modulo per risposte

Enrico Letta è il nuovo segretario

Dunque, dopo le dimissioni di Zingaretti, Enrico Letta è il nuovo segretario del Partito Democratico.

La soluzione individuata è certamente di alto livello e consente di immaginare il prossimo futuro in maniera diversa rispetto a quello perorato dal segretario dimissionario.

Ho già detto in altre occasioni che ritenevo fosse necessario, rispetto ai diversi cambiamenti che erano accaduti – siamo passati dall’opposizione al Governo, poi è avvenuta la scissione di Renzi, poi ancora siamo passati dal governo politico con il M5S al governo istituzionale con Draghi minacciando il voto anticipato che non sarebbe mai stato possibile – una riflessione sul posizionamento del PD e sulla definizione di un percorso che ci qualificasse con una proposta forte.

Forse era naturale più che necessario, in virtù dei diversi scenari nel quale ci trovavamo collocati ogni volta.

Quanto è avvenuto, quindi, è la conseguenza di un mix composto da una linea politica che non ha sortito frutti, quella dell’alleanza strategica con il M5S e il voler proseguire anche in questo Governo con la medesima impostazione.

E pensare che questa opzione non è mai stata discussa, considerato che il congresso che aveva eletto Zingaretti era stato svolto sul tema esattamente opposto a quello portato poi avanti.

Da oggi c’è un nuovo segretario.

Enrico Letta ha il compito di riequilibrare il confronto interno e guidare il Partito Democratico in uno scenario diverso dal recente passato.

Con quale identità sosteniamo il Governo Draghi? Quali sono i temi strategici che riteniamo prioritari? Come affronteremo il voto?

Questi sono i temi che tutti dobbiamo affrontare, con un’avvertenza, però: impedire che il “governismo” (essere al governo prima di tutto) diluisca la nostra proposta politica identitaria.

La subalternità al M5S è stata spesso frutto di un’idea di responsabilità secondo la quale la stabilità è un valore da difendere. Al contrario, la stabilità è un obiettivo, ma va garantita risolvendo le problematiche e le tensioni presenti nella società. Ecco perché serve l’identità.

Letta, che ha detto parole chiare in questa direzione, si è assunto questo impegno – e ne sono felice – e sa bene che per rafforzare il percorso che avvierà, ci sarà bisogno di un congresso in modo che il cambiamento di rotta possa per davvero proseguire con risultati migliori.

 

I commissari straordinari per Verona.

Ho proposto la nomina dei commissari straordinari per accelerare la realizzazione della variante alla strada statale 12 e del nuovo collettore fognario del Lago di Garda.

Il decreto “sblocca cantieri” dispone di individuare gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio-economico a livello nazionale, regionale o locale, per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di uno o più Commissari straordinari.

Il primo Decreto – sul quale il parere è stato espresso ieri dalla mia Commissione di merito – è stato predisposto appena due mesi fa e contiene 58 opere da commissariare in tutta Italia. Entro il prossimo 30 giugno, il Presidente del Consiglio dovrà emanare un altro Decreto con altre opere da commissariare.

Lo scopo è sostanzialmente quello di accelerare le procedure in modo da consentirne la realizzazione nel più breve tempo possibile.

In qualità di relatore per il primo Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri, ho confermato i commissariamenti che con l’allora Ministro De Micheli avevamo concordato, in particolare per le opere dell’alta velocità Brescia-Padova e Verona-Fortezza.

Per la prossima stesura del secondo Decreto ho proposto il commissariamento per alcune opere che ritengo strategiche per il futuro.

Innanzitutto, ho chiesto la nomina di un commissario per accelerare tutte le opere connesse e necessarie per lo svolgimento dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026. Un appuntamento troppo importante per non arrivare in tempo. Per il Veneto, è la svolta, visto che per le Olimpiadi, ad oggi, molte cose non sono state neanche progettate.

Per Verona, invece, ho inserito la richiesta di commissariamento per la variante alla strada statale SS 12 “dell’Abetone e del Brennero” – Tratto di variante da Buttapietra sud alla tangenziale sud di Verona e per il nuovo collettore fognario del Lago di Garda.

Si tratta di due opere strategiche che certamente risolvono problemi atavici, ma che sono anche caratterizzate da risvolti che vanno ben oltre il territorio veronese.

Infatti, la SS12 ha anche una funzione “Olimpica” (in Arena a Verona ci sarà la giornata conclusiva dei Giochi) ed il nuovo collettore fognario del Garda dovrà scongiurare un danno di immagine enorme per l’Italia se l’attuale sistema fognario, vecchio di 50 anni, dovesse cedere.

 

Comune, basta buttare via i soldi!

Il Comune di Verona spende 188.059,05 euro per una gara per la redazione dello studio di fattibilità per la realizzazione di un collegamento in sede riservata per l’aeroporto Catullo, la stazione ferroviaria di Porta Nuova e l’area della fiera.

Ecco come si buttano via i soldi dei cittadini veronesi.

Si tratta di uno studio che è solo frutto di un’idea strampalata e che rischia di affossare definitivamente il progetto del collegamento ferroviario – modello metropolitana di superficie – da sempre auspicato. Peraltro, come è noto c’è già il progetto preliminare.

Il Comune poteva sollecitare la prosecuzione dei lavori nell’ambito del rapporto instaurato con Rete Ferroviaria Italiana per l’acquisizione delle aree dell’ex scalo merci di Santa Lucia, anziché pagare chissà chi per realizzare una cosa completamente alternativa.

Di quale progetto stiamo parlando?

Le Ferrovie dello Stato e la Provincia di Verona all’inizio degli anni 2000 stipularono una convenzione per cofinanziare la progettazione del collegamento Ferroviario con l’aeroporto Valerio Catullo.

All’epoca fu commissionato alla società «RPA engineering consulting» il progetto preliminare del collegamento ferroviario Verona-Aeroporto Valerio Catullo-Villafranca di Verona lungo la linea storica Verona-Mantova.

Quel progetto preliminare venne approvato con prescrizioni dal Consiglio Superiore dei LL.PP. e fu inserito nella legge obiettivo (n. 443 del 2001). Inoltre, con la delibera CIPE del 21 dicembre 2001, n. 121, venne anche approvato il primo programma delle opere strategiche.

Il progetto preliminare del 2003 ebbe un esito positivo in VIA e ottenne tutti i pareri favorevoli previsti x legge. Purtroppo non fu trasmesso al CIPE perché la progettazione definitiva non era finanziata.

Nel 2011, nella ricognizione dello stato di attuazione della legge obiettivo, l’opera ferroviaria venne riportata nell’elenco opere inserite nel programma delle infrastrutture strategiche per un costo totale di circa 90 milioni di euro.

A dicembre 2015, in fase di discussione della Legge di Stabilità 2016, il Governo Renzi approvò il mio Ordine del Giorno impegnandosi a riprendere il contesto al fine di riavviare le previste procedure per attualizzare la progettazione e i possibili finanziamenti.

Ancora più recentemente, nel 2019, avevo inserito nell’aggiornamento del Contratto di Programma RFI 2018/2019, la necessità di accelerare le procedure di progettazione.

Dunque, se le cose stanno così, con un progetto preliminare già fatto, già pagato, già valutato, che rientra nella legge obiettivo e nelle delibere CIPE e che è stato aggiornato nel 2011 e ripreso nel 2019, perché spendere soldi inutili per chiedere idee sul collegamento Aeroporto-Stazione Porta Nuova? Non bastava perorare la causa presso le Ferrovie anziché buttare via i soldi per un progetto che seppellirà anni e anni di impegni per averlo?

Sarebbe davvero comico se venisse fuori che il collegamento con il treno è indispensabile. Un concorso per farsi dire quello che già sappiamo.

Questo atto avrà due conseguenze: sarà molto difficile che le idee che saranno presentate avranno seguito (chi pagherà la loro realizzazione milionaria?) e intanto il progetto della metropolitana di superficie subirà un altro stop per chissà quanti anni ancora.

Davvero incomprensibile questa confusione. Il Comune poteva impegnarsi per far rientrare l’opera tra quelle necessarie per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, come ha fatto Bergamo per il collegamento tra la città e l’Aeroporto Orio al Serio, ma ha preferito buttare via inutilmente una bella montagna di soldi dei veronesi.

Finita la propaganda, resta il nulla!

Tempo fa, in pompa magna, era stato annunciato dalla Regione Veneto un progetto nuovo per il territorio: un collegamento ferroviario tra Verona, l’Aeroporto e il lago di Garda.

Paginate di giornali e servizi televisivi per quella che sembrava essere la soluzione strategica di tutti i problemi viabilistici delle aree interessate.

L’enfasi e il giubilo propagandistico, però, hanno lasciato posto…al nulla.

Veniamo al dunque.

Da sempre Verona chiede la realizzazione di una metropolitana di superficie ferroviaria tra la stazione Porta Nuova e l’Aeroporto Catullo utilizzando la linea storica Verona/Mantova.

In questo contesto, la novità era che la Regione aveva chiesto a Rete Ferroviaria Italiana, oltre a quel collegamento ferroviario, anche l’estensione dall’Aeroporto verso Peschiera del Garda e con una nuova bretellina su binari verso Lazise.

Si trattava di una soluzione suggestiva, più impegnativa finanziariamente, ma è rimasta tale: una suggestione!

Infatti, quell’idea è stata scartata perché non ritenuta remunerativa rispetto all’ingente investimento.

La cosa non è indolore, però. Non si tratta di superare un’idea che è rimasta solo sulla carta, ma di considerare quanti danni collaterali ha prodotto.

Il primo danno è certamente quello che non è stato possibile puntare sull’opera in occasione dell’aggiornamento del Contratto di Programma di Rete Ferroviaria Italiana per gli anni 2018 e 2019. In quell’occasione, appena pochi mesi fa, la risposta fornita a me che in commissione infrastrutture aveva posto il tema del collegamento ferroviario verso l’Aeroporto pe inserirlo tra le priorità, fu che si stava studiando una soluzione diversa, come proposta dalla Regione Veneto.

La seconda ripercussione è che aver preferito un’altra soluzione, non ha consentito di cogliere i benefici del Decreto Olimpiadi Milano-Cortina 2026. A causa della Regione Veneto abbiamo perso la grande occasione di inserire il tratto ferroviario nel Decreto che stabilisce risorse certe per un elenco chiaro di opere da realizzare entro il 2025.

Infatti, la Regione Veneto, pur avendo indicato quel collegamento tra le opere da costruire, al momento di imprimere sulla medesima la prevista e necessaria priorità, non l’ha fatto, privilegiando altre opere che insistono nella provincia di Belluno che sono state poi inserite tra quelle da realizzare.

Diversamente ha fatto la Regione Lombardia. Infatti, nell’ambito dello stesso Decreto, ha chiesto ed ottenuto il finanziamento completo per la realizzazione del collegamento ferroviario tra la stazione di Bergamo e l’Aeroporto Orio al Serio. Un’opera nuova rispetto alla nostra dove è già presente il collegamento ferroviario, ma a Dossobuono, distante circa 1,5 km dallo scalo.

Penso che la metropolitana di superficie fosse pienamente collegata alle Olimpiadi di cui il nostro Aeroporto sarà certamente funzionale.

Non ho mai capito la sottovalutazione della Regione Veneto.

Credo che per lo sviluppo futuro dello scalo scaligero si tratta di un colpo difficilmente superabile a breve.