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Il pensionamento. Il peso della spesa e perché.

Alla fine di quest’anno terminerà la sperimentazione triennale (2019-2021) decisa dal Governo Conte I cd. “Quota 100”, ovvero la riduzione temporanea dei requisiti previsti per la pensione a 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Dal primo gennaio 2022 si tornerà ai criteri stabiliti nella legge Fornero, quindi, pensione di vecchiaia a 67 anni.

Pertanto, l’Italia avrebbe requisiti superiori rispetto alle medie dei paesi sviluppati che è di 64,3 anni per gli uomini e 63,5 anni per le donne.

Sembra una cifra enorme, ma in realtà sarebbe giustificata dal fatto che l’Italia è il quinto paese al mondo nella speciale classifica dell’aspettativa di vita: 85,4 anni per le donne e 81 anni per gli uomini.

In ogni caso, però, va detto che l’età effettiva di pensionamento è diversa dall’età di pensionamento stabilita per legge in virtù di agevolazioni o scivoli che sono stati decisi nel tempo, come, appunto, Quota 100.

Per fare un esempio, nonostante la pensione di vecchiaia fosse a 67 anni, nel quinquennio 2013-2018, l’età di pensionamento effettiva è stata di 63,3 anni per gli uomini e di 61,5 anni per le donne contro una media dei paesi sviluppati di 65,4 e 63,7 anni.

Quindi, sebbene l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia italiana è progressivamente aumentata sia con la riforma Fornero sia per gli adeguamenti alla speranza di vita, l’età effettiva di pensionamento si è sempre attestata su valori più bassi.

Facendo un confronto con altri Paesi, emerge che la durata del pensionamento, ovvero il numero di anni durante il quale un anziano si aspetta di percepire il pagamento della pensione, è pari a 20,7 per gli uomini e 25,7 per le donne, contro una media tra i paesi sviluppati di 17,8 anni per gli uomini e 22,5 per le donne, quindi circa 3 anni di pensione in più rispetto agli altri paesi.

Cosa vuol dire questo? Che il nostro sistema pensionistico pesa molto sulla spesa pubblica perché in media gli italiani terminano la loro carriera lavorativa in anticipo e percepiscono la pensione per un numero maggiore di anni.

Processo Civile e Penale

Abbiamo approvato la riforma del processo civile e di quello penale.

Le nuove disposizioni sono riconducibili a una serie di diverse finalità, tra le quali è preminente l’esigenza di accelerare il processo penale anche attraverso una sua deflazione e la sua digitalizzazione.

Le misure sono rivolte al potenziamento delle garanzie difensive e della tutela della vittima del reato. Una innovativa disciplina concerne la ragionevole durata del giudizio di impugnazione, del quale è prevista l’improcedibilità in caso di eccessiva durata.

Qui troverai una scheda dettagliataSCHEDA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
sulle principali novità

Ridurre il consumo di plastica

In Parlamento stiamo recependo una direttiva dell’Unione Europea sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

Gli obiettivi principali sono prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla salute umana, nonché promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, contribuendo in tal modo al corretto funzionamento del mercato interno.

Le materie plastiche sono tra le componenti principali dei rifiuti marini, stimate a rappresentare fino all’85% dei rifiuti marini trovati lungo le coste, sulla superficie del mare e sul fondo dell’oceano e si stima che vengano prodotte annualmente, a livello mondiale, 300 milioni di tonnellate di materie plastiche, di cui almeno 8 milioni di tonnellate si perdono in mare ogni anno.

L’importantissimo provvedimento prevede specifici principi e criteri direttivi, quali:

  1. garantire una riduzione duratura del consumo dei prodotti monouso e promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili;
  2. incoraggiare l’uso di prodotti sostenibili e riutilizzabili, alternativi a quelli monouso;
  3. ove non sia possibile l’uso di alternative riutilizzabili ai prodotti di plastica monouso destinati ad entrare in contatto con alimenti, prevedere la graduale restrizione all’immissione nel mercato dei medesimi consentendone l’immissione nel mercato qualora realizzati in plastica biodegradabile e compostabile;
  4. adottare misure volte a informare e sensibilizzare i consumatori e a incentivarli ad assumere un comportamento responsabile al fine di ridurre la dispersione dei rifiuti;
  5. includere i bicchieri di plastica tra i prodotti monouso;
  6. introdurre una disciplina sanzionatoria effettiva, proporzionata e dissuasiva per le violazioni dei divieti e delle altre disposizioni di attuazione della medesima direttiva, devolvendo i proventi delle sanzioni agli enti di appartenenza dei soggetti che procedono all’accertamento e alla contestazione delle violazioni e destinando detti proventi, all’interno del bilancio di tali enti, al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni di cui alla presente lettera.

Per promuovere l’acquisto e l’utilizzo di materiali e prodotti alternativi a quelli in plastica monouso, è riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta a tutte le imprese che provvedono all’acquisto e all’utilizzo di prodotti che sono riutilizzabili o realizzati in materiale biodegradabile o compostabile.

Una decisione importante che inciderà sulle nostre abitudini, nella consapevolezza che non ci sono alternative possibili, visti i danni che la plastica sta producendo all’ambiente e alla nostra qualità della vita.

L’efficienza della sanità veronese.

Presso l’ospedale di Borgo Trento ci sono cose che non funzionano, per giunta in un reparto che ha a che vedere con la vita delle persone.

Pare che presso il reparto di Radioterapia oncologica, nonostante i lavori di ristrutturazione in corso di esecuzione da almeno 5 anni, abbiano completato un piano con accettazione, sette ambulatori e il day hospital perfettamente arredati e funzionanti, non siano ancora presenti i necessari ascensori. Di fatto, quei locali non possono essere utilizzati per le ovvie difficoltà legate al trasporto dei pazienti.

Non è un particolare insignificante attese le difficoltà affrontate da questo tipo di pazienti.

Sarebbe prevista la loro realizzazione verso la fine del 2022, ma questo significa rendere poco utilizzabili spazi di elevata qualità.

Inoltre, pare anche che l’acquisto di un acceleratore ibrido – una Risonanza Magnetica accoppiata ad un acceleratore lineare – approvato dalla Regione nel mese di agosto 2020 con finanziamento dedicato di oltre 10 milioni €, sia stato sospeso per perseguire una nuova prospettiva di utilizzo dei luoghi dove era previsto fosse installato prima che cambiassero i piani.

Immagino che quei lavori dureranno un tempo lungo molti mesi e ciò nuocerebbe enormemente sulle cure che questa attrezzatura avrebbe potuto fare almeno dall’inizio di quest’anno. Basti pensare che Verona sarebbe il primo Centro pubblico in Italia ad acquisire questa apparecchiatura. Infatti, allo stato, è presente solo presso gli ospedali Gemelli e Negrar.

Peraltro, l’acceleratore in questione sarebbe fondamentale per il trattamento delle neoplasie del pancreas di cui Verona è leader nazionale.

Ancora. Sembrerebbe che la TC di simulazione – apparecchiatura fondamentale per la radioterapia – la cui gara è stata conclusa nel mese di ottobre 2020, non sia stata ancora installata e pare che non siano neanche iniziati i lavori di ristrutturazione degli ambienti pressi i quali dovrà essere installato.

Attualmente, presso la Radioterapia sono in funzione 4 acceleratori lineari di cui 2 molto datati (>15 anni), ragione per la quale la loro sostituzione appare necessaria, anche se non risulterebbe alcuna richiesta formalizzata in Regione.

I tempi tecnici di richiesta, acquisto e installazione consentono di prevedere un eventuale uso tra tre-quattro anni, aumentando, così, la vetusta (speriamo senza nuocere sull’efficacia) degli acceleratori in uso.

Risulterebbe, infine, anche una grave carenza di personale medico in grado di completare l’organico e favorire l’efficienza del delicato reparto.

In merito, ho chiesto al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di verificare quanto ho avuto modo di conoscere e le eventuali soluzioni adottate.

La tassazione sulle multinazionali

Finalmente, è stato siglato da 132 paesi un accordo preliminare per una tassa minima globale sulle multinazionali

La tassa minima globale (global minimum tax, GMT) dovrà essere almeno del 15 per cento e si applicherà a tutte le imprese multinazionali con almeno 750 milioni di euro di ricavi che sarà una base imponibile omogenea tra i vari paesi.

Mi spiego meglio: poniamo che Apple paghi in Irlanda invece che negli Stati Uniti (che è il paese della casa madre) le imposte su profitti per 10 miliardi a un’aliquota del 12,5 per cento, il fisco americano preleverebbe da Apple 250 milioni (ovvero il 2,5 per cento di 10 miliardi) in aggiunta alla normale imposizione domestica, portando l’imposizione totale sui profitti di Apple almeno al 15 per cento, come prevede l’accordo sottoscritto.

In questo modo, la tassazione raggiunge le multinazionali ovunque siano, anche nei paesi che non hanno sottoscritto l’accordo e che hanno aliquote inferiori al 15 per cento.

L’accordo prevede anche che se la casa madre di una multinazionale si trovasse in un paese che applica un’aliquota inferiore al 15%, gli Stati che hanno sottoscritto l’intesa potranno tassare le sedi locali della multinazionale fino al raggiungimento di quella percentuale.

In questo modo, grazie al meccanismo che è stato individuato, l’imposizione sarebbe sempre del 15% ed in più eliminerebbe la competizione fiscale sleale tra paesi.

Considerato che la maggior parte delle case madri delle multinazionali sono negli Stati Uniti, sarà questo il Paese che dovrà recuperare le imposte non pagate grazie ad aliquote basse e poi ripartirle geograficamente ad altri paesi.

Per fare un esempio, una multinazionale americana che genera più profitti in Europa che negli USA, dove dovrebbe pagare le tasse? L’accordo prevede i profitti saranno ripartiti tra paesi sulla base della geografia delle vendite e dell’utilizzo dei prodotti (ad es. per i servizi digitali venduti online) di ciascuna multinazionale.

All’accordo mancano ancora importanti dettagli, ma l’idea di fondo è apprezzabile.

Programma innovativo della qualità dell’abitare

Ho presentato una proposta di legge sul tema del diritto alla casa ed in particolare nel comparto dell’edilizia sociale pubblica a favore delle persone e delle famiglie meno abbienti. Ne ho parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/ridurre-il-disagio-abitativo-dei-nuclei-familiari-svantaggiati/

Con questa nota, elenco il programma sulle politiche abitative finanziato dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

L’intervento è gestito dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ed è finalizzato alla realizzazione di nuove strutture di edilizia residenziale pubblica, per ridurre le difficoltà abitative, con particolare riferimento al patrimonio pubblico esistente, e alla riqualificazione delle aree degradate, puntando principalmente sull’innovazione verde e sulla sostenibilità.

Risorse disponibili

2,8 miliardi di euro in prestiti, così distribuiti.

Quanto alla prima linea di intervento:

  • 100 nel 2022
  • 200 nel 2023
  • 300 nel 2024
  • 300 nel 2025
  • 500 nel 2026

Quanto alla seconda linea di intervento:

  • 200 nel 2022
  • 100 nel 2023
  • 300 nel 2024
  • 400 nel 2025
  • 400 nel 2026

L’investimento si articola in due linee di interventi, da realizzare senza consumo di nuovo suolo:

  • riqualificazione e aumento dell’housing sociale,
  • ristrutturazione e rigenerazione della qualità urbana,
  • miglioramento dell’accessibilità e della sicurezza,
  • mitigazione della carenza abitativa e aumento della qualità ambientale migliorando la resilienza ai cambiamenti climatici anche mediante interventi che hanno un impatto sull’addensamento urbano; utilizzo di modelli e strumenti innovativi per la gestione, l’inclusione e il benessere urbano nonché di processi partecipativi;
  • interventi sull’edilizia residenziale pubblica.

La selezione delle proposte di finanziamento avverrà attraverso indicatori volti a valutare l’impatto ambientale, sociale, culturale, urbano-territoriale, economico-finanziario e tecnologico-processuale dei progetti.

Entro il primo trimestre del 2022 (traguardo) devono essere firmate le convenzioni per la riqualificazione e l’incremento dell’edilizia sociale da parte di almeno 15 regioni e province autonome (compresi comuni e/o città metropolitane situati in tali territori).

Entro il primo trimestre del 2026 (obiettivo) deve essere assicurato un sostegno a 10.000 unità abitative (in termini sia di costruzione che di riqualificazione), con interventi che coprano almeno 800.000 metri quadrati di spazi pubblici.

Fondo complementare PNRR

Le risorse del Piano nazionale per gli investimenti complementari, da destinare al programma “Sicuro, verde e sociale”, per interventi di riqualificazione edilizia residenziale pubblica, sono pari a 2 miliardi di euro per gli anni dal 2021 al 2026, secondo le seguenti modalità:

  • 200 milioni per l’anno 2021;
  • 400 milioni per l’anno 2022;
  • 350 milioni per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026.

Le risorse sono destinate al finanziamento di un Programma di interventi di riqualificazione della edilizia residenziale pubblica, al fine di favorire l’incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica di proprietà di Regioni, Comuni, ex Istituti autonomi case popolari, e degli enti di edilizia residenziale pubblica aventi le stesse finalità degli ex Istituti autonomi case popolari.

Nello specifico, il Programma di interventi di riqualificazione della edilizia residenziale pubblica deve finanziare la realizzazione di:

  • interventi diretti alla verifica e alla valutazione della sicurezza sismica e statica di edifici di edilizia residenziale pubblica e realizzazione di progetti di miglioramento o di adeguamento sismico;
  • interventi di efficientamento energetico di alloggi, ovvero di edifici di edilizia residenziale pubblica, ivi comprese le relative progettazioni;
  • interventi di razionalizzazione degli spazi di edilizia residenziale pubblica, ivi compresi gli interventi di frazionamento e ridimensionamento degli alloggi, se eseguiti congiuntamente ad uno degli interventi di cui ai due punti precedenti;
  • interventi di riqualificazione degli spazi pubblici se eseguiti congiuntamente ad uno degli interventi di cui alle lettere a) e b), ivi compresi i progetti di miglioramento e valorizzazione delle aree verdi, dell’ambito urbano di pertinenza degli immobili oggetto di intervento;
  • operazioni di acquisto di immobili, da destinare alla sistemazione temporanea degli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, oggetto degli interventi di cui ai primi due punti. La condizione prevista in tal caso è che gli immobili da acquistare siano in possesso di caratteristiche energetiche e antisismiche almeno pari a quelle indicate come requisito minimo da raggiungere per gli immobili oggetto degli interventi di cui alle previsioni dei primi due punti. Per tali può essere destinato un importo non superiore al dieci per cento del totale delle risorse;
  • locazione di alloggi da destinare temporaneamente agli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica, oggetto degli interventi di cui alle lettere a) e b);
  • interventi di ristrutturazione e riqualificazione di alloggi e immobili già destinati a edilizia residenziale pubblica;
  • interventi finalizzati al riutilizzo, al completamento o alla riconversione a edilizia residenziale sociale di immobili pubblici e privati in disuso, sfitti o abbandonati, liberi da qualunque vincolo.

Da ricordare anche:

  • l’housing temporaneo, con la messa a disposizione fino a 24 mesi, da parte dei Comuni (singoli o associati), di appartamenti per singoli/piccoli gruppi/famiglie, preferibilmente attraverso la ristrutturazione e il rinnovo degli immobili di proprietà dello Stato. I progetti devono essere accompagnati da programmi a favore dello sviluppo e dell’autosufficienza attraverso lo sviluppo della crescita personale e aiutarli a raggiungere un maggiore grado di autonomia.

All’intervento sono stati destinati 177,5 milioni.

Il periodo di attuazione è stimato dal 2022 al 2026.

Nel primo trimestre del 2022, il piano operativo relativo ai progetti di Housing First (e stazioni di posta) dovrà definire i requisiti dei progetti che possono essere presentati dagli enti locali nonché degli inviti a presentare proposte.

Nel primo trimestre del 2026, almeno 25.000 persone che vivono in condizioni di grave deprivazione materiale dovranno ricevere un alloggio temporaneo, per almeno 6 mesi, grazie ai progetti di Housing First (e stazioni di posta).

  • la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie(0,30 miliardi). La misura prevede la riqualificazione e valorizzazione di almeno 200 beni confiscati alla criminalità organizzata per il potenziamento del social housing, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimità, il potenziamento dei servizi socio-culturali a favore delle giovani e l’aumento delle opportunità di lavoro.
  • i Piani Urbani Integratiper il superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, con risorse per 200 milioni di euro.
  • per quanto concerne il Superbonus 110%, come disciplinato dall’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, i soggetti destinatari delle risorse sono i condomini e le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione; gli istituti autonomi case popolari (IACP); le cooperative di abitazione a proprietà indivisa; le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali e regionali; nonché le associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte nell’apposito registro. L’estensione del Superbonus al 110% agli IACP ha un ruolo di contrasto alle diseguaglianze di genere posto che la carenza abitativa si riflette differentemente su uomini e donne per via del diverso ruolo familiare loro attribuito e del fatto che la maggior parte delle famiglie monoparentali sono affidate a donne.
  • agli investimenti si affiancano le semplificazioniin materia di edilizia e urbanistica e di interventi per la rigenerazione urbana allo scopo di accelerare l’efficientamento energetico e la rigenerazione urbana, rimuovendo gli ostacoli burocratici all’utilizzo del Superbonus 110%.
  • con la legge di bilancio 2020 (L. 160/2019) è stato previsto l’adozione di un Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare, finalizzato alla riduzione del disagio abitativo con particolare riferimento alle periferie in un’ottica di sostenibilità e densificazione e senza consumo di nuovo suolo, mediante l’istituzione di un apposito fondo con una dotazione complessiva in termini di competenza e cassa pari a 853,81 milioni euro per gli anni 2020-2033 (art. 1, commi 437-444). Con il decreto interministeriale 16 settembre 2020 sono state pubblicate le procedure per la presentazione delle proposte, dei criteri per la valutazione e delle modalità di erogazione dei finanziamenti per l’attuazione del Programma. Nel mese di febbraio 2021, è stata, inoltre, presentata al Parlamento la prima Relazione annuale che descrive lo stato di avanzamento del citato Programma (allegata). I soggetti destinatari, in prima battuta, delle risorse previste per gli investimenti afferenti al settore rigenerazione urbana e housing sociale sono gli enti territoriali (regioni, province autonome, città metropolitane e comuni) e, indirettamente, l’intera cittadinanza.

l’art. 5 del D.L. 32/2019 che ha introdotto modifiche al D.P.R. 380/2001 (Testo unico in materia edilizia) volte a favorire la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio edilizio e delle aree urbane degradate. Successivamente, ulteriori modifiche al testo unico dell’edilizia sono state dall’art. 10 del D.L. 76/2020 (cd. decreto semplificazioni). Il comma 1 reca una serie di modifiche al DPR. 380/2001 finalizzate a semplificare le procedure edilizie e assicurare il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo

La sicurezza delle persone

Il Governo ha adottato importanti misure per la sicurezza delle attività scolastiche, universitarie, sociali, in materia di trasporti e per lo svolgimento di eventi pubblici.

Per lo svolgimento in sicurezza delle attività dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività scolastiche e universitarie nell’anno scolastico e nell’anno accademico 2021/2022, è stato deciso che:

  • le attività dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado si svolgono in presenza. Sono possibili deroghe all’attività in presenza, fino al 31 dicembre 2021 (attuale termine dello stato di emergenza), solo in zona rossa o arancione e in circostanze eccezionali;
  • le attività delle università sono svolte prioritariamente in presenza;
  • fino al 31 dicembre 2021, il personale scolastico e universitario, nonché gli studenti universitari, devono essere in possesso della certificazione verde COVID-19 ed esibirla. Il mancato rispetto di tali previsioni da parte del personale scolastico e universitario è considerato assenza ingiustificata e determina la sospensione del rapporto di lavoro e della retribuzione a decorrere dal quinto giorno di assenza;
  • il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell’emergenza COVID-19 predispone e attua un piano di screening della popolazione scolastica.

Tutti i soggetti che intendano accedere a determinati mezzi di trasporto devono munirsi della certificazione verde COVID-19, c.d. green pass. I mezzi sono i seguenti:

  1. aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone;
  2. navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale, a esclusione di quelli impiegati per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina;
  3. treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità. Sono pertanto esclusi i servizi ferroviari diversi da quelli citati, a cominciare da quelli urbani;
  4. autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, a offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni;
  5. autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente.

Per quanto concerne il distanziamento interpersonale degli spettatori che intendono assistere agli eventi e alle competizioni sportivi e di capienza degli spazi destinati al pubblico. è stata aumentata (dal 25%) al 35% la capienza massima autorizzata per gli spettacoli aperti al pubblico svolti in zona bianca al chiuso con un numero di spettatori superiore a 2.500.

Come è sempre stato, non è facile individuare le misure meno invasive per i cittadini.

Ce ne rendiamo conto anche personalmente, ma siamo consapevoli che esse hanno  una solida motivazione scientifica.

La lezione afgana

Quanto avvenuto in Afghanistan fa riflettere.

Capisco il desiderio di affrontare gli errori commessi, il quesito se la democrazia è esportabile, cosa non ha funzionato in questi ultimi 20 anni.

Tutte domande che, seppur importanti, guardano al passato.

Con questa nota mi concentro sul futuro, sperando che i diritti che sono stati inoculati negli anni nella società possano far germogliare qualcosa di buono nelle giovani generazioni di quel paese.

Da quanto accaduto, traggo tre considerazioni.

La prima. Gli Stati Uniti d’America non sono né saranno più quell’alleato che abbiamo conosciuto dalla seconda guerra mondiale.

Da anni gli americani si stanno ritirando dagli scenari più turbolenti del mondo. L’abbiamo già visto nel mediterraneo, in particolare con la Libia.

Gli USA hanno deciso di concentrarsi su altri versanti, soprattutto interni ed il loro essere sempre pronti a garantire un certo ordine mondiale, è venuto sostanzialmente meno, lasciando spazi importanti a Russia e Cina.

Questa constatazione mi porta alla seconda considerazione.

L’Europa, pur essendo una potenza economica mondiale, non ha come prospettiva strategica quella di influenzare le dinamiche mondiali, se non con la propria moneta, l’Euro.

Non possiamo più essere solo gli alleati degli USA, quelli che coprono le parti mancanti delle missioni di pace. È necessario che cresciamo come potenza influente, con una politica estera e di sicurezza comune.

In accordo con la NATO, che va ridisegnata con nuove prospettive, l’Europa (anche solo chi ci sta) non ha altra scelta che quella di creare un dispositivo militare e di cooperazione per porsi come partner nei contesti del mondo che la coinvolgono direttamente.

E su questo passo alla terza convinzione, che riguarda l’Italia.

Quali sono i nostri interessi geopolitici? Cosa si ripercuote su di noi?

Certamente tutto quello che accade nel nord Africa e nel mediterraneo.

L’Afghanistan è lontano, dobbiamo impegnarci per i diritti di tutti, in primis donne e bambini, ma quello che accade vicino casa nostra, in particolare l’instabilità politica dei vicini, per noi è motivo di insicurezza, oltre che di flussi migratori.

Ebbene, è in quest’area che dobbiamo costruire la nostra influenza.

Insieme con l’Europa è il momento di ripensare il futuro strategico e agire per garantire la stabilità che fa bene alla nostra qualità della vita.

Il bivio elettorale del Nord

Per vincere le elezioni politiche del 2023 è necessario pianificare una azione politica che miri ad allargare il consenso in Lombardia e Veneto.

Non lo dico solo perché in queste due regioni si concentrano le più rilevanti iniziative imprenditoriali – fatto di per sè già importante – ma anche in ragione della densità demografica.

In Italia il 70% dei comuni ha meno di 5.000 abitanti, che rappresentano il 17% della popolazione nazionale; di tutti questi il 45% si trova dislocata tra Piemonte, Lombardia e Veneto.

Una quota rilevante di elettorato che può modificare le sorti di quel voto.

A ciò si unisce il fatto che per un partito nazionale “vivere” in ogni parte d’Italia, è esiziale, a maggior ragione laddove si concentra la guida economica del Paese.

Ma queste due regioni sono di destra, a prescindere?

Assolutamente, no è sbaglia chi nel PD pensa che sia così. Come pure deve smettere la favoletta del buongoverno lombardo-veneto.

In Lombardia con la pandemia abbiamo scoperto i danni prodotti dalle scellerate scelte di affidare al privato la vita dei cittadini. Le destre lombarde hanno portato a termine un disegno che alla prova del fuoco si è dimostrato per quello che è.

In Veneto, il mito di Zaia è solo artificiosamente costruito.

Egli non è il moderato di cui si parla, è un leghista mascherato da buonista ed è un pessimo amministratore. L’indice di produttività sui grandi progetti di sviluppo è poco sopra l’1%.

In entrambe le Regioni, i diritti sociali e quelli civili sono sempre stati posti in secondo piano rispetto al perseguimento esclusivo della difesa degli interessi imprenditoriali, in nome di una visione sviluppista che ha negato una corretta gestione del territorio e dell’ambiente.

I temi negati dalle destre lombardo-venete sono il naturale riferimento per un partito progressista. E se a ciò uniamo il fatto che nelle regioni settentrionali vivono e lavorano la maggior parte degli operai e dei lavoratori dipendenti, ovvero un elettorato storicamente “tipico” per le sinistre, il cerchio si chiude.

Peraltro, Lombardia e Veneto, in ragione della loro popolosità, hanno una quantità di seggi pari a quasi un sesto del totale del Parlamento.

Per noi, quindi, la sfida del nord è l’unico obiettivo da porci verso le elezioni politiche del 2023.

Serve un impegno dedicato, senza timori.

In passato in questi luoghi il PD ha ottenuto ottimi risultati, oltre a governare una buona parte delle città.

Serve anche che qualcuno, a partire da noi stessi sul territorio, la smettesse di dire che i lombardi ed i veneti sono ontologicamente di “destra”, perché questa giustificazione comporta che di fronte al bivio su cosa fare, l’alternativa credibile non viene costruita e proposta perché tanto non servirebbe.

Il commissariamento delle opere pubbliche

Nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo nominato diversi commissari straordinari per la realizzazione di 100 rilevanti opere pubbliche finanziate con che RCA 96 miliardi di euro.

I commissariamenti devono servire ad accelerare molte procedure burocratiche, a volte causa di incredibili ritardi.

Benché la decisione di intraprendere questa strada sia stata assunta dal Governo Conte I, le nomine sono state fatte dal Governo Draghi, anche in considerazione che la rapidità di esecuzione delle opere interessate è quanto mai necessaria per la ripresa economica post Covid, nonché con i tempi previsti dalle norme europee per l’utilizzo dei fondi del piano NextGenerationEU.

La maggior parte delle opere commissariate sono infrastrutture ferroviarie e i commissariamenti non fanno necessariamente riferimento alla completa realizzazione dell’opera, ma solo alla parte effettivamente sottoposta a commissariamento medesimo.

A copertura dei costi previsti sono disponibili solo una parte, circa i 45% è quella mancante sarà finanziata sia attraverso risorse nazionali che attraverso risorse europee del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Quest’ultime saranno in particolare destinate a quelle opere il cui completamento è previsto entro il 2026, così da rispettare i vincoli temporali di impiego delle risorse imposti dall’Unione Europea.

I commissari godono di ampi poteri speciali, tanto sul lato della progettazione delle opere quanto su quello della loro realizzazione. Per quanto riguarda la progettazione, l’approvazione di un progetto da parte dei commissari sostituisce, infatti, qualsiasi autorizzazione, parere, visto o nulla osta previsti dalla legge, ad eccezione di quelli richiesti per la tutela dell’ambiente e per la tutela dei beni culturali e paesaggistici (per i quali è comunque prevista una disciplina semplificata).

Per quanto concerne l’esecuzione, i commissari possono, laddove agiscano come stazioni appaltanti, operare in deroga alle leggi sui contratti pubblici, ad eccezione di alcune specifiche disposizioni che devono invece essere rispettate.

Per capire meglio la portata delle accelerazioni volute, questi poteri sono di fatto simili a quelli che vennero concessi al sindaco di Genova nominato commissario straordinario per la ricostruzione del ponte Morandi. Come è noto queii poteri speciali hanno permesso la ricostruzione dell’opera in tempi eccezionalmente brevi, non superiori ai 2 anni.

La speranza è che i commissariamenti attuali funzionino come allora.

Dopodiché, visto che si ritiene che le procedure ordinarie non garantiscano quella velocità che servirebbe nella realizzazione di opere importanti, bisognerà interrogarsi di come adeguarle.