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Uno sguardo su “Quota 100”.

“Quota 100” , sperimentale e aggiuntivo rispetto ai percorsi pensionistici ordinari di vecchiaia e anticipato, ha permesso il pensionamento ai lavoratori iscritti alle gestioni previdenziali dell’INPS che hanno perfezionato congiuntamente, nel triennio 2019-2021, i requisiti di almeno 62 anni di età e almeno 38 di anzianità contributiva-

“Quota 100” ha consentito di uscire dal mercato del lavoro sino a cinque anni prima rispetto ai requisiti ordinari per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata (tra il 2019 e il 2024 i requisiti minimi per il pensionamento di vecchiaia sono 67 anni di età e 20 di anzianità contributiva , mentre i requisiti per quello anticipato si mantengono sino al 2026 al livello assunto nel 2016 di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).

“Quota 100” è stata introdotta con l’obiettivo di reinserire nel sistema margini di flessibilità nelle scelte di pensionamento dopo che, come risposta alle difficoltà connesse con la crisi finanziaria del 2008 e all’esigenza di assicurare la sostenibilità di medio-lungo periodo dei conti pubblici, la riforma del 2011 aveva innalzato e reso più stringenti i requisiti.

La legge di bilancio per il 2022 ha infine introdotto “Quota 102”. Per accedervi è necessario avere almeno 64 anni di età e maturare almeno 38 anni di anzianità contributiva entro la fine del 2022. L’introduzione per un solo anno di “Quota 102” ha rappresentato un compromesso tra Governo e Parti sociali per evitare, alla scadenza di “Quota 100”, il repentino ritorno ai requisiti ordinari “Fornero” in attesa di una revisione strutturale delle regole nel senso di una maggiore flessibilità nel pensionamento.

Anche se “Quota 100” ha registrato minori adesioni rispetto a quanto atteso prudenzialmente nelle previsioni ufficiali, questo canale di uscita è stato comunque utilizzato da un’ampia platea di lavoratori che a fine 2025 (quando saranno pressoché esauriti i potenziali aderenti, purché i requisiti siano maturati entro il 2021) potrebbe anche superare i 450.000 soggetti.

Di seguito si riassumono i dati principali.

Al 31 dicembre 2021 le domande accolte sono risultate complessivamente poco meno di 380.000, ampiamente al di sotto di quelle attese. A ricorrere a “Quota 100” sono stati soprattutto gli uomini. Quasi l’81 per cento dei pensionati con “Quota 100” vi è transitato direttamente dal lavoro.

Se in valore assoluto le pensioni con “Quota 100” sono state più concentrate al Nord, meno al Mezzogiorno e ancor meno al Centro, quando espresse in percentuale della base occupazionale o del flusso medio delle uscite per pensione anticipata mostrano le incidenze maggiori al Mezzogiorno e minori al Nord, con il Centro in posizione intermedia.

È stata registrata anche una prevalenza a lasciare il lavoro alla prima decorrenza utile, con almeno uno dei requisiti di età e anzianità al livello minimo. L’età media alla decorrenza si è attestata poco al di sopra di 63 anni, mentre l’anzianità media è di 39,6 anni.

Si stima che la spesa effettiva – di consuntivo sino al 2021 e proiettata dal 2022 al 2025 – potrà attestarsi a circa 23,2 miliardi. Si tratta di una minore spesa di 10,3 miliardi sui 33,5 originariamente stanziati.

Ben svegliata, Verona

Il nostro candidato, Damiano Tommasi, è il sindaco di Verona.

Il centrosinistra governerà la città per i prossimi anni, anni in cui si affronteranno sfide importanti per lo sviluppo e la crescita del territorio.

La vittoria è stata costruita con sacrificio e dedizione. Il Partito Democratico ha dimostrato capacità di unire una coalizione attorno al candidato Tommasi e ha saputo mettersi a disposizione per un obiettivo più grande dei propri interessi.

E’ capacità di governo favorire coalizioni come quella che ha vinto. Sono molto felice anche per i tantissimi giovani che hanno partecipato al nostro progetto.

La città cambia verso e dopo anni di divisioni e litigi nel centrodestra, abbiamo la possibilità di far crescere una nuova classe dirigente con valori ed obiettivi nuovi, con un lavoro sereno e rispettoso di tutti i veronesi, senza gli odiosi steccati imposti dal sindaco uscente.

E’ importante mantenere l’umiltà con la quale abbiamo condotto la campagna elettorale e che Damiano ha ben interpretato con il progetto politico che abbiamo sostenuto.

E’ nostro dovere ricostruire quanto è stato slegato in questi anni, il filo sociale nella comunità affinché nessuno venga escluso o si trovi in difficoltà. Una Rete di protezione sociale che comprenda tutti.

Abbiamo anche il compito di rasserenare il clima che è stato creato in città.

Questo è un passaggio essenziale.

Nei confronti della società e delle forze politiche che saranno all’opposizione, occorre un atteggiamento di confronto e di collaborazione sui temi concreti, senza inutili steccati, e con un pragmatismo che deve essere in linea con quanto già dimostrato nel corso della campagna elettorale.

Inutile inseguire polemiche e contrapposizioni sterili, pensiamo alle cose da fare, con soluzioni a portata di mano, senza voli pindarici.

Per quanto concerne la costruzione della squadra di governo, il Partito Democratico ha in sé le competenze politiche per farne parte pienamente. Tutti i nostri eletti hanno maturato competenze amministrative in anni di impegno e di amministrazione, oltre alla cultura politica che ci appartiene che da sempre orienta le nostre scelte a favore del territorio.

Premiare l’impegno profuso, conferire la rappresentanza a loro è atto doveroso a sostegno e riconoscimento per tutto quanto hanno fatto in questi anni.

Trenord imponga il contingentamento sui treni.

Giovedì 2 giugno scorso, circa 2.000 ragazzi e ragazze, di cui molti minorenni, si sono ritrovati a Peschiera del Garda per un raduno che era stato organizzato nei giorni precedenti tramite passaparola sulla piattaforma TikTok.

Nel corso del raduno, non autorizzato, molti dei partecipanti si sono resi protagonisti di violenze, risse, scontri con la polizia e in alcuni casi anche di molestie sessuali, in particolare sul treno di ritorno verso casa.

Pare che la situazione sia degenerata dal primo pomeriggio, nel momento in cui sono arrivate in treno oltre 1.500 persone, quasi tutte dalla Lombardia, che si sono aggiunte ai circa 600 giovani già presenti.

Da tempo, ormai, l’area interessata del Lago di Garda è meta di centinaia di ragazzi che nel corso del weekend giungono dalla Lombardia attraverso i treni regionali che transitano frequentemente dalla stazione di Peschiera del Garda sulla linea Regio Express Verona-Brescia-Milano, servizio gestito dalla società Trenord.

Per i treni regionali di competenza Trenitalia, ivi compresi quelli che riguardano il servizio Venezia-Verona, in molti casi è in essere un contingentamento dei posti disponibili per viaggiatori con biglietto di corsa semplice, in ragione del quale una volta che i posti disponibili risultano esauriti, non è più possibile acquistare biglietti di corsa semplice.

Il 2 giugno non è stato rispettato alcun tipo di contingentamento dei passeggeri sui treni della società Trenord – perché normalmente non lo prevede – tanto che la rilevante mole di passeggeri, ampiamente superiore alle capacità massima di trasporto dei treni in transito alla stazione di Peschiera del Garda, ha generato notevoli problemi organizzativi e di sicurezza per i numerosi giovani presenti sul luogo e sui treni

Per questa ragione è verosimile affermare che se ci fosse stato il contingentamento, probabilmente la pressione numerica delle persone presenti a peschiera del Garda e sui treni in transito sarebbe stata notevolmente inferiore.

Ad aggravare la situazione ha contribuito in misura determinante anche l’assenza di un presidio da parte di Trenord sulla tratta in questione che ha costretto, tra l’altro, il personale di Trenitalia ad effettuare il servizio di assistenza ai passeggeri di un altro operatore ferroviario.

In merito, ho presentato un’interrogazione ai Ministri delle Infrastrutture e dell’Interno per fare chiarezza su quanto accaduto, anche al fine di verificare l’eventuale violazioni delle norme di sicurezza del trasporto ferroviario. In particolare, però, ho chiesto di agire per regolare il servizio offerto da Trenord con particolare riguardo alla necessità di garantire, per ragioni di sicurezza, il rispetto della capienza massima del numero di passeggeri su ciascun treno in servizio sulla linea Verona-Brescia-Milano, nonché per favorire l’istituzione di un presidio presso la stazione di Verona Porta Nuova.

Risolvere i problemi dei cantieri TAV

Le gare d’appalto andate deserte per la realizzazione dell’alta velocità Brescia-Verona e Verona-Vicenza stanno rallentando l’esecuzione dei lavori e si rischia di non rispettare i termini imposti dal PNRR, di cui le due opere hanno ricevuto parte dei finanziamenti.

Quanto accaduto ha diversi profili.

Alcune gare vanno deserte per le conseguenze delle crisi delle imprese del settore dei lavori infrastrutturali che ne ha ristretto la platea in maniera significativa. A questo si aggiungono i rincari delle materie prime che rendono impossibile il calcolo dei costi in rapporto alla cifra a base d’asta nonché una certa sfiducia degli operatori a causa dell’eccessiva volatilità dei prezzi.

Sui rincari, sin dal 2021 siamo intervenuti riconoscendo le varianti motivate dal rincaro e avevamo deciso anche di ricalcolare i prezzi, cosa che abbiamo fatto da inizio aprile.

Non escludo che le imprese non abbiano partecipato alle gare in attesa dei nuovi prezzi.

Lo considero ovvio.

Se così non fosse, allora di non solo rincari si tratta, ma torniamo al primo punto, le difficoltà che vivono le imprese del settore.

E’ possibile una soluzione, anche considerando che si tratta di opere che possono essere funzionali alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Per la tratta Milano/Verona è stato condivisol’affidamento al mercato, mediante procedure di gara, di una quota degli appalti da far eseguire a terzi pari al 70% circa delle opere civili e di armamento (le infrastrutture). Il restante 30% è rimasto in capo al Consorzio CEPAV 2 attraverso gli affidamenti diretti.

Per la Tratta Verona/Padova, invece, è stato condiviso l’affidamento al mercato, mediante procedure di gara, di una quota degli appalti da far eseguire a terzi pari al 60% circa delle opere civili e di armamento (le infrastrutture). Il restante 40% è rimasto in capo al Consorzio IRICAV 2 attraverso gli affidamenti diretti.

A mio parere se la gara pubblica per l’individuazione delle imprese terze cui affidare il 70% o il 60% dei lavori dell’intera tratta, andasse deserta o comunque non è possibile aggiudicarla, il Contraente può procedere con affidamenti diretti purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano sostanzialmente modificate.

Credo che questa soluzione sia una corretta interpretazione degli impegni assunti dal Governo italiano in sede comunitaria. In questi casi, ossia quando un appalto non viene aggiudicato in sede di prima pubblicazione, l’obbligo di affidare ad imprese terze con una gara una quota parte dei lavori, dovrebbe ritenersi assolto da parte del Contraente.

E’ l’unica per garantire l’ultimazione delle opere affidate nel rispetto delle tempistiche contrattuali senza che ciò possa essere considerata quale violazione degli impegni assunti dallo Stato italiano verso l’Europa con il PNRR.

Ovviamente, serve un confronto specifico con la Commissione UE.

Collegamento con l’Aeroporto, Ridurre i danni!

Sul collegamento Stazione ferroviaria Porta Nuova e Aeroporto V. Catullo, con il Protocollo firmato si affossa il progetto del raddoppio ferroviario Verona Mantova e si danneggiano Villafranca e Dossobuono.

Regione Veneto e Rete Ferroviaria Italiana hanno sottoscritto un protocollo di intesa in cui si prevede di istituire un gruppo di lavoro per individuare e valutare diverse ipotesi progettuali per i collegamenti tra la stazione di Verona Porta Nuova, l’Aeroporto Catullo e la sponda orientale del Lago di Garda.

Lo studio dovrà “contemplare anche la possibilità di adottare soluzioni alternative come sistemi leggeri o integrati con il sistema delle piste ciclabili.”

Questa frase significa che il progetto conosciuto del raddoppio ferroviario verso Mantova e della liberazione di Dossobuono dai binari, sarà affossato perché si prevede la possibilità di un collegamento diretto con un solo binario tra Verona e l’Aeroporto.

In pratica, l’accordo prevede la realizzazione di un solo binario di circa 1,7 km che parte da Madonna di Dossobuono (poco dopo il cavalcavia autostradale) e arriva al Catullo, ove saranno realizzati due binari di sosta (un treno in arrivo e un altro in sosta che riparte).

Nulla a che vedere con il progetto più funzionale, del 2003 già inserito nel Contratto di Programma 2022/2026 MIMS/RFI, che collegava l’Aeroporto con due binari spanciati dalla linea storica e liberava Dossobuono dai binari, consentendo, così, la ricucitura del paese, oltre che il raddoppio dei binari verso Mantova.

Questi progetti non saranno mai più realizzati. Perché la Regione si accontenta di un piatto di lenticchie?

Il Protocollo, azzera anche le inutile chiacchiere della Regione sul collegamento Aeroporto/Lago Di Garda. Non sarà realizzato attraverso S. Massimo/Bussolengo/Garda, come voleva, bensì tra il Catullo/Porta Nuova e Peschiera, come era ovvio che fosse.

Il collegamento con l’Aeroporto è fondamentale, è capace di garantire circa un milione di utenti nel 2030, ma con il progetto che la Regione accetta, si affossano molte prospettive utili al territorio.

Il danno provocato dalla Regione può essere in parte ridotto. Sia inserito nel Protocollo:

  1. il raddoppio dei binari almeno fino a Villafranca (dal bivio S. Lucia), in modo da poter progettare la metropolitana di superficie Verona/Villafranca collegata a tutta la rete da Peschiera a S. Bonifacio e da Domegliara a Legnago;
  2. l’eliminazione del passaggio a livello a Dossobuono realizzando un nuovo sottopasso sotto la linea ferroviaria nell’area verso Villafranca;
  3. il posizionamento di barriere antirumore a Dossobuono considerato l’elevato numero di treni merci, circa 30 al giorno e molto rumorosi e i circa 25 treni passeggeri giornalieri.

Insomma, valga la pena aver firmato un accordo, ma senza danneggiare altre realtà locali che mai vedranno una soluzione positiva.

La Regione non danneggi il villafranchese, Collegare quel territorio a Verona con la metropolitana è necessario.

Referendum, votare o non votare?

l referendum previsti per il 12 giugno sono cinque diversi quesiti referendari che trattano il tema della giustizia.

 

Detto che votare “sì” significa cambiare le leggi attuali e votare “no” significa lasciarle così come sono, in pillole provo a scrivere di cosa si tratta.

Incandidabilità per i politici condannati

 In Italia, chi è condannato in via definitiva per alcuni gravi reati penali non può candidarsi alle elezioni, né assumere cariche pubbliche e, se è già stato eletto, decade.

Coloro che sono eletti in un ente locale, come i sindaci, sono invece automaticamente sospesi dopo la sentenza di primo grado.

 Con l’abrogazione della legge, sia l’incandidabilità per i condannati in via definitiva, sia la sospensione per gli eletti in enti locali, non saranno più automatiche ma saranno decise da un giudice caso per caso.

Limitazione delle misure cautelari

 Le misure cautelari più note sono la custodia cautelare in carcere, gli arresti domiciliari o il divieto di espatrio. Oggi, il magistrato può applicare queste misure solo in tre casi: se c’è il pericolo che la persona fugga, che inquini le prove oppure che continui a ripetere il reato.

Se vince il “sì”, viene eliminata la ripetizione del reato dalle motivazioni per disporre misure cautelari, ovvero la motivazione più frequentemente usata dalla magistratura per disporre una custodia cautelare. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove.

Separazione delle carriere nella giustizia

 Ad oggi i magistrati italiani possono svolgere sia il ruolo di pubblici ministeri (si occupano delle indagini insieme alla Polizia Giudiziaria e svolgono la parte dell’accusa nel processo) che il ruolo di giudici (emettono le sentenze sulla base delle prove raccolte e del contradditorio tra l’accusa e la difesa). Il passaggio tra i due ruoli non è vietato.

Con l’abrogazione della legge i magistrati dovranno scegliere, all’inizio della loro carriera professionale, se svolgere il ruolo di giudici oppure di pubblici ministeri, per poi mantenere quel ruolo per tutta la vita.

Questo è il quesito più subdolo, almeno nelle motivazioni. Infatti, chi vuole abrogare la legge sostiene che separare le carriere garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, perché così sarebbero slegati per attitudini e approccio dalla funzione punitiva della giustizia che appartiene ai pubblici ministeri.

Per capirci, significa dire che un magistrato che fa il pubblico ministero si abitua ad accusare e, quindi, quando fa il giudice non sarebbe nella condizione ideale di giudicare.

E’ una cosa che fa ridere, ma è così che viene detta.

Elezione del Consiglio Superiore della Magistratura

 Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno della magistratura, indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato. È composto da 24 membri, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dai magistrati. Oggi, per candidarsi, è necessario presentare almeno 25 firme di altri magistrati a proprio sostegno.

Con l’abrogazione della legge non sarà più necessario l’obbligo di trovare queste firme, ma basterà presentare la propria candidatura.

Valutazione dei magistrati

 I magistrati vengono valutati ogni quattro anni sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti, dagli organi che compongono il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione.

In questi organi, insieme ai magistrati, ci sono anche avvocati e professori universitari di diritto, ma soltanto i magistrati possono votare nelle valutazioni professionali degli altri magistrati.

Con l’abrogazione della legge, anche avvocati (ovvero la controparte dei magistrati) e professori universitari avrebbero il diritto di votare sull’operato dei magistrati.

Cosa penso.

In merito ai quesiti referendari, il Partito Democratico ha lasciato libertà di voto.

Io penso che chiamare gli italiani alle urne per decidere il numero delle firme per la candidatura dei magistrati (25???) (quarto quesito) o per farci dire che il magistrato che fa l’inquirente, poi non sa giudicare (terzo quesito) o per far valutare i magistrati anche dagli avvocati (quinto quesito), pur legittima in democrazia, sia una cosa sproporzionata rispetto a quello che gli italiani sanno della materia e per l’entità dei votanti su temi certamente non dirimenti per la Repubblica.

Sull’ incandidabilità per i politici condannati (primo quesito), pur essendo la sospensione automatica operante sin dalla sentenza di primo grado e non, quindi, dalla terza passata in giudicato, penso che la Legge Severino (che si vuole abrogare) sia un monito verso la commissione di reati da parte di chi amministra. Pur, tuttavia, andrebbe calibrata rispetto ad alcune situazioni critiche che sono avvenute, ma non può essere il referendum a deciderlo, anche perché questo cancella e non riforma.

Sulla limitazione delle misure cautelari (secondo quesito), non capisco perché ridurre i poteri della magistratura sulla reiterazione del reato, che è una delle cose più ovvie che un responsabile solitamente fa.

Detto questo, personalmente, dovendomi recare al seggio per votare per il sindaco di Verona, non ritirerò le cinque schede referendarie e così esprimo il mio voto attraverso l’astensione/mancato raggiungimento del quorum necessario per la validità dei referendum.

Elezioni comunali: il ruolo centrale del PD

Penso che il Partito Democratico veronese abbia una rilevante responsabilità dal 27 giugno, così come stiamo già facendo nella fase della campagna elettorale in corso.

Con la stessa convinzione con la quale ho sostenuto il candidato unitario del centrosinistra, e quindi, la disponibilità del PD a favorire la scelta unitaria (ne parlo qui https://www.vincenzodarienzo.it/perche-il-candidato-sindaco-non-e-del-pd/), ritengo che il PD debba assumersi pienamente il gravoso compito di essere pilastro della coalizione.

Nessuna presunzione, men che meno prevaricazione, ma è nelle cose che al Pd si riconosca questo compito.

Il primo partito della coalizione, che si confermerà come tale il 12 giugno e, riceverà, pertanto, un consenso fiduciario maggioritario, avrà il compito di essere motore delle prospettive future nonché collante delle forze della coalizione.

Con la nostra cultura politica e l’impostazione ideale da amministratori di governo, saremo chiamati alla doppia sfida di garantire la stabilità dell’azione amministrativa e la propulsione sui temi strategici per la città.

La fiducia al Partito Democratico va esattamente in questa direzione.

Le capacità maturate, il confronto interno ampio e democratico, la chiara riconoscibilità della nostra collocazione politica riformista, sono elementi attrattori che il PD saprà mettere sapientemente a disposizione del sindaco e del centrosinistra, come abbiamo sempre fatto.

La cognizione delle nostre potenzialità è all’attenzione di tutti gli elettori, ai quali va trasmessa la consapevolezza che il voto al PD rafforza quel pilastro centrale che siamo e ci consegna la responsabilità di tenere salda l’alleanza per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Il voto al PD è una scelta che favorisce le prospettive unitarie e ci conferisce un mandato che, in linea con la nostra cultura politica, non potremmo mai derogare o assegnare ad altri.

Sostegno economico ai rifugiati ucraini

Nel mese di marzo il Governo ha deciso di devolvere ai profughi provenienti dall’Ucraina un contributo di sostentamento pari a 300 euro a persona al mese per adulto e a un’integrazione di 150 euro al mese per ciascun minore di 18 anni al seguito.

Gli aventi diritto dovevano chiedere il permesso di soggiorno speciale e dovevano essere ospitati in luoghi diversi dai Centri di assistenza.

Ebbene, è trascorso un pò di tempo dalle domande presentate e il contributo non è stato ancora erogato.

Ciò ha determinato due importanti criticità: diverse famiglie veronesi sono state costrette a rinunciare all’ospitalità per problematiche di natura economica e tanti rifugiati hanno finito i propri risparmi e non potevano più contribuire alle spese di coloro che li ospitavano.

Il risultato è stato che in diversi sono stati ricollocati nelle strutture di assistenza. La difficoltà, che mi è stata segnalata da diverse famiglie veronesi e dall’Associazione Malve, effettivamente cominciava ad essere pesante.

Ebbene, da venerdì 27 maggio la Protezione Civile verserà i contributi economici ai rifugiati ucraini che ne hanno fatto richiesta.

E’ stato questo l’esito di un incontro che ho chiesto e avuto martedì scorso a Palazzo Chigi per affrontare il delicato tema.

Il contributo di 300 euro sarà devoluto ai profughi ucraini che hanno presentato domanda di permesso di soggiorno per protezione temporanea alla Questura che si trovino, o siano stati, in condizione di autonoma sistemazione, vale a dire presso parenti, amici o famiglie ospitanti per almeno dieci giorni nell’arco di un mese.

Il sostegno può essere richiesto entro il 30 settembre 2022 e viene riconosciuto – per il momento – per un massimo di tre mesi dalla domanda di permesso di soggiorno.

E’ un’ottima notizia che potrà consentire a tanti rifugiati di contribuire alle spese delle famiglie che li ospitano o di lasciare i Cas-Centri di assistenza straordinaria, Sai-Sistema di accoglienza e integrazione, strutture per l’accoglienza diffusa, alberghi messi a disposizione dalle Regioni e Province Autonome per provare a vivere presso le famiglie che vorranno.

Si risolve, così, un nodo che aveva creato disagio ai veronesi che ospitavano profughi e incertezze tra i rifugiati ucraini.

Il PNRR per la transizione ecologica

I singoli Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza dei paesi UE hanno dovuto rispettare due vincoli relativamente agli obiettivi che sono stati posti per la transizione ecologica:

  • la destinazione di almeno il 37 per cento delle risorse assegnate;
  • il rispetto del principio di non arrecare alcun danno significativo all’ambiente.

Dei 191,5 miliardi di euro di risorse europee assegnati all’Italia, quindi, 71,7 miliardi sono destinati per gli obiettivi climatici. Nel confronto Europeo dei PNRR, l’Italia, con circa la metà del totale dei fondi assegnati, è il paese che investe più di tutti in mobilità sostenibile.

Le misure del PNRR per identificare le misure verdi sono state catalogate diversamente tra loro: alcune sono considerate verdi al 100%, altre solo al 40% (e sono queste che non devono arrecare danno all’ambiente, uno dei due principi fissati).

Per fare un esempio, le linee ferroviarie di nuova costruzione o ristrutturate sono considerate verdi al 100%, mentre il potenziamento delle linee ferroviarie regionali (di più modesta dimensione e impatto) sono ritenute verdi solo al 40%.

Nel nostro PNRR 55 interventi sono verdi al 100% e 53 lo sono al 40%.

Le principali aree di intervento riguardano la costruzione di infrastrutture per la mobilità sostenibile (40% del totale), l’efficientamento energetico di immobili e impianti di fornitura (30%), gli investimenti in energie rinnovabili (14%) e le opere di prevenzione (15%).

Le misure verdi sono distinte in quattro categorie:

Trasporti e altre infrastrutture verdi: circa 29 miliardi di euro sono destinati per l’ammodernamento, la ristrutturazione e la nuova costruzione di infrastrutture pubbliche a basso impatto ambientale.

Fra le modalità di trasporto, quello su ferro è il maggiormente interessato dagli investimenti, per un totale di 20,5 miliardi, includendo anche gli interventi per la gestione del traffico ferroviario europeo.

Ai progetti dell’alta velocità sono stati destinati 13,2 miliardi e circa 7,1 miliardi sono destinati al trasporto urbano sostenibile, includendo le ciclovie che ricevono finanziamenti per 600 milioni.

Efficientamento: per quanto riguarda gli incentivi per le case private, il Superbonus 110% (12,1 miliardi di euro) è la più grande misura verde dell’intero PNRR. A favore dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici sono destinati 2,1 miliardi.

Poi ci cono gli investimenti volti a diminuire gli sprechi di risorse nella fase di produzione e di trasporto. Il PNRR, infatti, finanzia opere di efficientamento rivolte a impianti energetici, idrici e di stoccaggio. Tra questi, 3,6 miliardi sono destinati a rendere più efficiente il sistema di distribuzione dell’energia elettrica.

Energie rinnovabili: gli investimenti in impianti di energia rinnovabile e in infrastrutture per combustibili alternativi ammontano al 13,8% delle risorse per la transizione verde. Fra le diverse fonti di energia rinnovabile, gli impianti a energia solare sono i maggiori beneficiari (4,6 miliardi). Seguono gli investimenti in biomasse (1,9 miliardi), in energia eolica (755 milioni) e in infrastrutture di ricarica elettrica (740 milioni).

Opere di prevenzione ambientale: sono stati destinati 11 miliardi di euro. L’investimento più corposo (quasi 6 miliardi) prevede vari interventi volti all’adattamento, la prevenzione e la gestione del rischio di inondazioni. Fra questi interventi ci sono azioni di sensibilizzazione, la protezione civile, i sistemi e le infrastrutture di gestione delle catastrofi e gli approcci basati sugli ecosistemi. Ci sono anche investimenti in ricerca e innovazione incentrati sull’economia a basse emissioni di carbonio, sulla resilienza e sull’adattamento ai cambiamenti climatici (3 miliardi in totale) Quasi tutte le misure in questa categoria sono orientate all’adattamento al cambiamento climatico.

La strategia geopolitica

Ormai è chiaro che l’invasione della Russia è un’azione che va ben oltre il territorio dell’Ucraina e minaccia gli interessi dell’Unione Europea.

E lo è ancora più chiaro nel momento in cui l’aggressore Putin imputa la colpa della sua scelta alla NATO e agli USA.

Infatti, entrambi non hanno le responsabilità citate da colui che sta bombardando indiscriminatamente i civili.

La decisione di Putin ha a che vedere con l’allargamento dell’Unione Europea e, quindi, all’influenza che questa, alleata fondamentale dell’occidente e in gran parte membro NATO, sta assumendo nell’area dove egli ritiene di avere un diritto.

(Ne ho parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/il-sostegno-delleuropa-alle-forze-armate-ucraine/)

L’Europa deve fermare chi ha violato la legalità internazionale con l’invasione.

Per questa basilare ragione, l’UE non può fare altro che scegliere il campo giusto della storia, quello democratico, e fermare la guerra il più presto possibile.

Per farlo, è necessario che l’Ucraina resista e che la Russia non vinca.

Solo questo può evitare altri passi simili in futuro.

Ho detto “che la Russia non vinca”, e, pertanto, non penso che “debba perdere”.

Infatti, l’obiettivo deve essere la salvaguardia della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, senza tentare di ottenere l’umiliazione della Russia, affinché sia l’Ucraina stessa a definire le condizioni per i negoziati.

Forte di questa convinzione, riesco a leggere e interpretare correttamente le informazioni che la stampa ci propina.

Ad esempio, è stato incredibile quanto accaduto sul messaggio troncato del discorso di Stoltenberg, segretario generale della Nato.

E’ stato riportato quando ha detto che “la disponibilità espressa da Zelensky di cedere la Crimea non sarà mai accettata dalla NATO” ed è stato troncato quanto ha aggiunto, ovvero che “saranno però il governo e il popolo ucraino a decidere in maniera sovrana su una possibile soluzione di pace”.

Questo passaggio fondamentale non è stato riportato ingenerando la convinzione che la NATO vuole la guerra. Così, si fa il gioco di Putin.

Devo ricordare, peraltro, che tranne sette Paesi, il resto del mondo non ha riconosciuto l’annessione della Crimea, quindi, il tema non si pone.

Che dolore, poi, il paragone che gli ammiratori di Putin fanno tra la resistenza ucraina e quella italiana, citata strumentalmente solo per dire che la Resistenza italiana aveva la possibilità di vincere, mentre quella ucraina no.

E quando ripetono che il Donbass non vale una messa? Riducono il confronto ad una sperduta regione dell’Ucraina, come se quello fosse il problema.

La smettano i putiniani di casa nostra e comprendano che la sicurezza dell’Europa si basa anche sull’indipendenza dalla Russia e sulla cooperazione con questo Paese e che è la volontà di potenza di Putin che ha portato la guerra in Europa.

Questo disegno va respinto e per farlo la Russia va costretta alla pace.

Solo così potremmo stare tranquilli in futuro.