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Recovery fund, belle notizie e cose da fare

La Commissione Europea ha proposto un Recovery fund da 750 miliardi che si aggiungono agli altri fondi già decisi nelle settimane scorse. In particolare, al Recovery fund vanno sommate le risorse già decise dall’UE: gli acquisti straordinari della Bce dei titoli di stato, i crediti senza condizioni del fondo salva Stati, lo Sure sull’occupazione ai prestiti alle imprese della Banca Europea degli Investimenti.

All’Italia andrebbero circa 172 miliardi, di cui oltre 81 miliardi di contributi a fondo perduto e circa 91 di prestiti. Una cifra impressionante.

L’Europa c’è!

Sono stati sconfitti tutti coloro (Lega e Fratelli d’Italia) che in Europa hanno sempre votato insieme agli avversari dell’Italia affinché questo non avvenisse.

La proposta fatta dalla Commissione Europea rappresenta il punto fermo attorno al quale si avvieranno le negoziazioni.

Quanti soldi mette sul piatto l’Ue? Dove troverà questi soldi l’UE? A chi verranno dati e a quali condizioni?

Quanti soldi?

Il Recovery Fund potrà contare su una potenza di fuoco di 750 miliardi di euro da distribuire ai paesi membri (cui si aggiungeranno i fondi del bilancio Ue 2021-2027 pari a circa 1.100 miliardi di euro). Una cifra che semplicemente non ha precedenti nella storia dell’Ue. Tanto più che per reperire i 750 miliardi verrà fatta una emissione comune di bond. Il bilancio Ue viene usato a garanzia dell’emissione.

Alla scadenza dei titoli emessi, il ripagamento spetterà alla Commissione europea e, significativamente, non ai singoli paesi membri. Si tratterà peraltro di titoli a lunga scadenza. La Commissione prevede infatti che il ripagamento non avverrà prima del 2028 e dopo il 2058. In poche parole, si tratta a tutti gli effetti di un indebitamento comune.

A chi andranno?

I soldi diretti ai paesi membri saranno in larga parte contributi (fino a 500 miliardi) e nella rimanente parte (250 miliardi) prestiti (che in quanto tali dovranno poi essere restituiti dai singoli paesi membri all’Ue). In merito a quanto verrà dato a ciascun paese membro, si prevede un meccanismo di allocazione che riconosce che la crisi da coronavirus ha colpito simmetricamente tutti i paesi membri ma sta producendo effetti diversi.

L’Italia dovrebbe essere il primo paese membro in termini di risorse allocate: oltre 81 miliardi di contributi a fondo perduto e circa 91 di prestiti. Se non ci fosse questo fondo, l’Italia dovrebbe reperire sui mercati aumentando ulteriormente il proprio (elevatissimo) debito pubblico.

Come verranno spesi i soldi?

I finanziamenti dovranno supportare gli investimenti e le riforme realizzate per rilanciare la crescita. Si tratta di circa 560 miliardi da distribuire sia attraverso contributi sia attraverso prestiti.

Le verifiche riguarderanno l’attuazione delle riforme da fare e finanziate con il fondo, quindi, la riforma del sistema fiscale, del mercato del lavoro, della maggiore efficienza della pubblica amministrazione e della riduzione dei tempi della giustizia. L’attenzione, quindi, sarà rivolta non tanto ai temuti ‘tagli’ quanto piuttosto al controllo della qualità della spesa.

Altro obiettivo del fondo è l’incentivo degli investimenti privati con 31 miliardi e altri 15 miliardi, invece, saranno utilizzati per mobilizzare investimenti privati finalizzati ad accrescere l’autonomia strategica dell’Ue nel campo delle nuove tecnologie e delle catene del valore.

Infine, 9,4 miliardi di questo fondo serviranno per la prevenzione delle epidemie e per l’acquisto di medicine e strumenti medicali.

Cosa manca ancora?

Adesso comincia il confronto tra gli Stati fino alla decisione definitiva del Consiglio Europeo.

L’auspicio è che la presidenza di turno tedesca del Consiglio dell’Unione possa avere la forza di trovare la quadra nel prossimo semestre.

A quel punto, è importante che quei fondi siano disponibili da subito e non dal primo gennaio, come è stato paventato.

Appena dopo l’estate, inoltre, l’Italia deve presentare il “Recovery plan” con le indicazioni sulle linee strategiche per utilizzare i fondi.

Fondazione Arena, quale futuro (ai tempi covid)

Il decreto Rilancio lancia un segnale di fiducia a tutte le imprese e le istituzioni culturali perché i fondi decisi e le modalità di erogazione sono un chiaro segnale di attenzione e supporto a favore di tutto il settore culturale italiano.

Dal punto di vista delle Fondazioni lirico sinfoniche, c’è un però.

La decisione di ripartire il fondo unico dello spettacolo per il biennio 2020/2021 sulla base della media delle percentuali assegnate per il triennio 2017-2019, in deroga ai criteri generali e alle percentuali di ripartizione previsti, per l’anno prossimo, quando presumibilmente riprenderanno le attività, potrebbe comportare una evidente disparità.

Infatti, se per quest’anno, tra FUS e costi da sostenere, posto che la stagione non si svolgerà, tanti lavoratori determinati non saranno impiegati e la cassa integrazione copre una parte rilevante del personale stabile, vi sarà omogeneità, nel 2021, considerato che la bigliettazione non potrà essere più la stessa a causa del distanziamento sulle gradinate ed in platea, il peso di questa non avrà più lo stesso valore che di solito viene calcolato per stabilire la quota FUS (in riduzione) per la Fondazione Arena.

I criteri generali del FUS saranno adeguati solo nel 2022 in ragione dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da COVID19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli annullati.

Quindi, per evitare possibili disparità, delle due l’una: o i nuovi criteri vengono anticipati al 2021 (e comprendere, quindi, il calo della bigliettazione per la Fondazione Arena) o l’anno prossimo si aumenta il FUS in modo che vi siano più risorse da destinare a coloro che perderanno molto dalla bigliettazione.

Altri temi che possono essere di sollievo per le Fondazioni lirico sinfoniche sono la sospensione delle rate dei finanziamenti di cui alla “Legge Bray” nonché la proroga del raggiungimento del tendenziale equilibrio patrimoniale e finanziario stabilito per il 31 dicembre 2020 (compreso l’inquadramento delle attuali fondazioni lirico-sinfoniche, alternativamente, come “fondazione lirico sinfonica” o “teatro lirico-sinfonico”).

In questo articolo (https://www.vincenzodarienzo.it/fondazione-arena-un-tavolo-locale-e-le-risorse-per-evitarne-la-chiusura/) auspicavo la ripresa, anche parziale delle attività in modo da tenere viva la produzione culturale.

Dalla Fondazione pare che la volontà ci sarebbe, ma antepongono la questione dei posti disponibili. In pratica, a fronte del protocollo che stabilisce che per gli spettacoli all’aperto non possono essere superati i 1.000 spettatori, la Fondazione Arena ne chiede 3.000.

Io penso che possano comunque fare qualcosa, visto che i fondi ci sono e ce ne saranno ancora e sarei anche più fiducioso rispetto a questa ansia che stanno spargendo in giro. Mi spiego.

Il protocollo vigente riflette la situazione epidemiologica che abbiamo finora conosciuto. Nulla toglie che in presenza di condizioni migliori, ovvero se si consolida la curva positiva di questi giorni, che le cose possano essere riviste in tempo per il periodo in cui vorrebbero fare gli spettacoli.

Va detto, giusto per ricordarcelo sempre, che la questione non è solo nazionale. Infatti, se i contagi in giro per il mondo continuano ad essere rilevanti, il problema è anche dell’Italia.

Quindi, si programmi, si faccia e se le condizioni lo permetteranno, certamente ci saranno miglioramenti.

Entro la fine dell’estate i finanziamenti per Villa Albertini (Negrar).

Nell’ambito del progetto Bellezza–Recuperiamo i luoghi culturali, voluto dal Governo Renzi, il Comune di Negrar era stato destinatario di un finanziamento di 535mila euro per provvedere in parte alla sistemazione con messa in sicurezza della villa comunale Albertini ad Arbizzano.

Una risorsa importante, che non avrebbe consentito di sistemare tutta la villa, ormai in condizioni critiche, ma che permetteva importanti interventi a tutela, a partire dal tetto, che in parte è crollato.

Per recuperare beni e siti d’interesse e valore culturale, il progetto Bellezza aveva destinato 150 milioni di euro.

Tra questi, 15 milioni erano andati a bandi vincitori del Veneto e, specificamente, sette Comuni veronesi avevano beneficiato di finanziamenti per circa 5 milioni.

Oltre a Negrar, tra gli assegnatari ci sono Verona, Brenzone sul Garda, Casaleone, Albaredo d’Adige, Lavagno e Povegliano.

Dopo l’assegnazione, con il cambio del Governo sembrava che tutto si fosse fermato. La disattenzione è stata evidente in questi mesi, tanto che ancora oggi i molti vincitori non hanno ancora ricevuto i fondi previsti.

Villa Albertini ha spazi esterni preziosi per la comunità che devono essere usufruiti in sicurezza e sfruttando tutte le occasioni presenti. Bene, quindi, la partecipazione al bando, premiata, poi, con la vittoria del progetto.

Un peccato vedere la villa, nel cui parco ci sono tesori naturalistici, botanici e faunistici, chiusa e inagibile, ormai da tanti anni.

Proprio in questi mesi sono stati ripresi i lavori della commissione che valuta i progetti per la definizione di dettaglio del finanziamento.

Confido che entro l’estate la procedura possa concludersi. L’intervento è al n. 125 in ordine di presentazione e per ora sono stati valutati i primi 91. Con le programmazioni della commissione dovremmo farcela.

Peraltro, dalla scheda istruttoria relativa all’esame del progetto, al momento, non emergono criticità.

Sì, c’è un ritardo, sono passati due anni dall’assegnazione dei fondi, ma con questo Governo abbiamo accelerato le procedure. Se questa velocità fosse stata decisa in passato, probabilmente gli interventi necessari sarebbero già in corso.

Torna la riqualificazione di Veronetta!

Il Governo Conte ha eliminato il blocco dei progetti vincitori del bando periferie imposto dalla Lega un anno fa. Ritornano i 18 milioni per la riqualificazione di Veronetta.

Tre gli interventi oggetto di una importante riqualificazione:

  • il restauro e il riuso di palazzo Bocca Trezza, storico edificio cinquecentesco in degrado, realizzando al suo interno una sala convegni, spazi per il Terzo Settore da destinare a uno spazio famiglie, una ludoteca, un centro diurno per bimbi tra i 10 e i 15 anni, nonché spazi per ultra-sessantacinquenni (counselling, orientamento, alfabetizzazione informatica);
  • il complessivo recupero della struttura ottocentesca del Silos di Levante, per un costo di 3.875.000 euro. Gli interventi riguardano un edificio di circa 17 mila metri cubi, a pianta rettangolare e prevedono il restauro, il risanamento e la conservazione degli apparati architettonici esterni austroungarici e una riconversione dei volumi interni. Una volta terminati i lavori, gli spazi dovrebbero accogliere spazi espositivi, punti di ristoro e sale lettura e studio per gli studenti;
  • Ex Caserma Passalacqua, con parco urbano, residenza universitaria, strutture e servizi sportivi di quartiere all’aperto e al chiuso.

Nonostante il silenzio del Comune di Verona, mai pervenuto sull’argomento, abbiamo ottenuto un importante risultato per Verona (l’ennesimo). Abbiamo rimesso in piedi il progetto di riqualificazione che era stato bloccato dalla Lega nel precedente Governo.

Lo strabismo del Comune sul progetto è stato evidente. Di fronte a quella decisione assurda della Lega, il silenzio è stato tombale.

In ogni caso, questo è il passato. Per fortuna.

Il Progetto presentato anni fa dal Comune di Verona e che si era classificato al n. 90 della graduatoria dei progetti selezionati secondo l’ordine di priorità e approvata con DPCM del 6 dicembre 2016, finanziato con 18 milioni di euro che avrebbero generato altre risorse fino a all’importo complessivo di 36.480.000,00 milioni di euro, è stato pienamente recuperato ed è operativo. La decisione precedente è stata superata.

Il cronoprogramma aggiornato è stato approvato dal Gruppo di monitoraggio della Presidenza del Consiglio e, data la complessità degli interventi previsti, prevede la conclusione entro il 2025.

 

Ad oggi, però, il Comune ancora non ha richiesto il rimborso delle spese sostenute nè vi sono agli atti richieste di rimodulazione degli interventi.

In poche parole, questo significa che non si conosce se il Comune di Verona sta proseguendo la progettazione degli interventi. Non ci stupiremmo se fosse ancora ferma ad un anno fa.

Ricordiamo che proprio la lentezza del Comune aveva danneggiato. Infatti, l’insufficiente livello di progettazione era stata la causa del blocco deciso dalla Lega che aveva spostato i fondi per altre esigenze.

L’economia italiana ai tempi del covid 19

L’Italia sta lentamente tornando alla vita.

Purtroppo, però, l’incertezza sulle ripercussioni economiche della pandemia è molto elevata. Finora il PIL ha registrato una flessione del 4,7 per cento nel primo trimestre. Ovviamente, cosi come prevede il DEF ci sarà una riduzione più intensa nel trimestre in corso e dovrebbe seguire un recupero nella seconda metà dell’anno pur tenendo conto dei comportamenti più cauti di famiglie e imprese che producono un effetto economico persistente.

Di fronte a questo dato sono possibili solo valutazioni su scenari illustrativi a patto che l’allentamento delle misure di contenimento avviato prosegua gradualmente e che gli effetti della pandemia rimangano nel complesso sotto controllo nei prossimi trimestri.

Partiamo da quello più ottimistico.

Ipotizziamo che le attività produttive interessate dal lockdown, che erano pari a circa un terzo del valore aggiunto in aprile, scendano al 10% in maggio e al 5% in giugno e che, quindi, da luglio raggiungano lo zero e che, come dicono i principali previsori  il commercio mondiale si contragga del 12 per cento, il PIL in Italia cadrebbe del 9,0 per cento.

Gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 10%, in parte recuperato nel 2021 (+6%).

Diversamente, se l’epidemia si protrae, con le conseguenze ovvie sulla fiducia e sulle decisioni di spesa dei cittadini e di investimento delle imprese e se il commercio mondiale si riduce ancora di più, il PIL italiano cadrebbe al 13/14 per cento. In questo caso, ovviamente, la ripresa nel 2021 sarebbe ancora più lenta.

Gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 15%, in parte recuperato nel 2021 (9%).

Di fronte a questi scenari, le misure decise con il decreto legge “Cura Italia” e quelle ulteriori come la moratoria sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti hanno fornito un contributo significativo nel contenere la contrazione del PIL nell’anno in corso.

Serviranno altre misure per sostenere la spesa delle famiglie che, almeno finora, ha risentito delle limitazioni dei provvedimenti di sospensione dell’attività fronteggiati con la cassa integrazione, ma che potrebbe subire una contrazione del reddito disponibile conseguente al previsto calo dell’occupazione per quest’anno pari al 10%.

 

Fare di tutto contro le tensioni sociali

La crisi sanitaria che abbiamo attraversato può incidere sull’emotività degli italiani trasformando le preoccupazioni in tensioni e rabbia? Credo di si.

Secondo me l’epidemia da un lato ha fatto emergere pulsioni negative per la coesione sociale e dall’altro ha ingigantito quelle già esistenti e stratificate nel tempo.

I segnali non mancano.

Nonostante i provvedimenti del Governo per impegni economici mai visti prima d’ora, tendenti a comprendere tutte le difficoltà derivanti dalla chiusura di tutte le attività produttive e di lavoro, le criticità sono state evidenti.

La complessità burocratica ha rallentato l’erogazione dell’indennità per le partite IVA, l’ostracismo bancario ha complicato l’erogazione dei prestiti garantiti dallo Stato, l’insufficienza delle Regioni ha rallentato l’elargizione della cassa integrazione in deroga e abbiamo scoperto che vi sono professionalità lavorative che non sono state sostenute dalle scelte fatte per l’indefinitezza della loro posizione.

Ne aggiungo una che mi ha colpito molto: i professionisti che si occupano di lavoro e di economia hanno dimostrato evidenti limiti nella consulenza a favore dei propri assistiti. Tanti consulenti del lavoro e commercialisti hanno suggerito azioni che si sono rivelate sbagliate e fuorvianti inducendo i loro clienti in convinzioni che erano sbagliate.

Non tratto qui i “malati” cronici, ovvero quelli che nel tempo abbiamo conosciuto come “i soliti” della protesta, quelli dei 600 euro con conti correnti e immobili cospicui, quelli che dichiarano redditi molto bassi, che rilasciano scontrini e fatture col contagocce, che agiscono per evidenti motivi politici e di parte, che caratterialmente vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto.

Non accuso nessuno, ma sento il dovere di dire una cosa che ognuno di noi ha certamente verificato in diverse occasioni. Chi non conosce una situazione del genere?

Guardo, invece, ai tanti che sono fatti di altra pasta, ai quali le difficoltà hanno rivelato la criticità della loro posizione economica e sociale.

Secondo gli analisti per quest’anno il PIL in Italia cadrebbe del 9,0 per cento e gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 10%.

Una situazione del genere, crea timori per il futuro e incertezze che si riverberano sulle prospettive di ognuno e che, quindi, potrebbero sfociare in tensioni e rabbia.

Per questa ragione, è nostro dovere avviare ogni azione economica e sociale per impedire che gli italiani scivolino in condizioni difficili e, pertanto, ogni investimento che serve deve essere fatto. Punto, senza alcuna titubanza.

Non dico, fidatevi. Posso dire, però, che faremo di tutto per dare una mano a tutti.

Dico, anche, di non credere alla propaganda di coloro che sfruttano i momenti di difficoltà per speculare il consenso. Quelli sono i peggiori. Anche dopo.

Agsm: gara pubblica per un partner industriale.

Il percorso avviato da Agsm, patrimonio veronese per gas ed energia e Aim, omologa vicentina, in esclusiva con la milanese A2A, non garantisce lo sviluppo migliore per Verona e per l’azienda.

Serve una gara o comunque una procedura di selezione ad evidenza pubblica.

Non penso ci siano alternative alle alleanze, perché lo sviluppo di Agsm e del territorio passa necessariamente dall’unità con i grandi player del mercato che posseggono dimensioni e capacità tali da permetterci di fare un salto di qualità. Non sono molte in Italia, ma di sicuro non c’è solo A2A!

Perché il Comune di Verona vuole per forza trattare solo con questa azienda? A me pare una soluzione di ripiego!

Perché non prendere atto che il percorso in esclusiva è già stato fortemente criticato dal mercato?

Si parla tanto di libertà imprenditoriale e di concorrenza e poi quando devono perseguirlo, si rinchiudono nelle stanze solo con chi vogliono.

Sta di fatto che l’alleanza con A2A è insufficiente e non ha le caratteristiche della trasparenza previste dalla normativa in materia e del rispetto delle regole della libera concorrenza.

Se Sboarina, che finora ha negato di valutare le occasioni offerte dal mercato, prosegue su questa linea, è chiaro che porta il Comune in un vicolo cieco e, soprattutto, danneggia il potenziale della città che si esprime attraverso uno dei suoi gioielli migliori.

Peraltro, credo sia evidente a tutti come la trattativa solitaria con A2A abbia evidenziato una gestione gravemente deficitaria che ha finito per trasformare un’opportunità di alleanza espansiva nella “consegna” di un bene nelle mani di un colosso.

Fa specie che gli errori del passato non abbiano insegnato nulla. Verona ha già trattato cessioni in esclusiva e le cose non sono andate benissimo, anzi. Mi riferisco a istituti bancari e aeroporto. In questi due ambiti primeggiava e adesso siamo diventati una città tra tante.

D’altronde, quando scegli un unico partner, senza alcuna concorrenza, viene meno quella possibilità che nell’offerta qualcuno possa osare di più e darti di più di un altro.

Si riapra la partita ed il Comune avvii un avviso di manifestazione di interesse diretto ai partner energetici interessati.

Decreto Rilancio, tante novità

Il Decreto rilancio comporta un investimento complessivo di 155 miliardi totali, di cui 55 di extra-deficit.

La prima buona notizia è l’abolizione definitiva delle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto aumentare dal primo gennaio 2021 l’Iva e le accise. Sono le clausole di salvaguardia che aveva imposto il Governo con Salvini vicepremier.

Tra le misure è confermata la sospensione delle cartelle esattoriali e degli accertamenti fiscali mentre per le seguenti scadenze fiscali il pagamento slitta al 16 settembre:

  • IVA,
  • ritenute d’acconto,
  • contributi previdenziali,
  • contributi Inail,
  • atti di accertamento,
  • cartelle esattoriali e gli avvisi bonari,
  • rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio. Il loro versamento potrà avvenire sia in un’unica soluzione che in quattro rate di pari importo.

Per le imprese fino a 250 milioni di fatturato abolizione del saldo dell’Irap dovuto a giugno per il 2019 e della prima rata, pari al 40% del totale, dell’acconto 2020

Sbloccati 12 miliardi per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione.

Tra le misure per aiutare le imprese nel periodo di ripartenza ci sono indennizzi a fondo perduto per le aziende con fatturato fino a 5 milioni di euro che ad aprile abbiano subito un calo di almeno i 2/3 degli introiti rispetto al mese di aprile 2019.

Le piccole imprese ed i lavoratori autonomi che hanno subito una riduzione del proprio fatturato di almeno il 50% potranno usufruire di un credito d’imposta fino al 60% per gli affitti. Tale vincolo non è previsto, invece, per le imprese del settore turistico-ricettive, che ne beneficiano in ogni caso.

Bar e ristoranti con i tavoli all’aperto sono esenti dal pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico. Inoltre, è previsto un credito del 60% fino ad un massimo di 80mila euro per le spese sostenute per gli adempimenti legati al distanziamento sociale che saranno posti in essere. I Comuni saranno ristorati per le minori entrate. Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese.

Per la Sanità, sarà rafforzata la risposta pubblica con 3,2 miliardi di euro per rafforzare il personale sanitario e aumentare i posti letto in terapia intensiva. Si tratta di una cifra che normalmente veniva elargita al comparto in tre anni.

E’ stata prevista la detrazione al 110% per chi effettua lavori antisismici o di risparmio energetico. In pratica, la paga lo Stato.

Introdotto il bonus per le vacanze fino a un massimo di 500 euro per famiglia. Possono richiedere l’incentivo i nuclei con Isee fino a 40mila euro. La somma può essere spesa per l’80% per pagare la struttura ricettiva e per il 20% come detrazione dell’imposta sul reddito.

Abolizione rata IMU per strutture alberghiere ed extra alberghiere, nonché ristoro ai Comuni per i mancati introiti.

Rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni. Agevolazioni fiscali per imprese di medie dimensioni (società per azioni o società a responsabilità limitata che non operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo e aventi sede legale in Italia, e i loro soci). E’ prevista la riduzione dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’ imposta sul reddito delle società (beneficiari: imprese con reddito d’impresa tra 5-50 mln di euro)

Tra le misure per i lavoratori sono stati stanziati 15 miliardi di euro per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione e la Naspi (A sostegno di chi percepisce l’indennità di disoccupazione, la misura dedicata alla Naspi all’interno del decreto Rilancio prevede la proroga dell’assegno per due mesi per chi ha l’indennità in scadenza).

I licenziamenti restano bloccati per altri tre mesi. In pratica, si aggiungono alla già decisa sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per due mesi a decorrere dal 23 febbraio 2020, portando il totale a cinque mesi.

Sono stati stanziati 6 miliardi di euro per rifinanziare l’indennità di 600 euro per gli autonomi che potrà arrivare fino a 1000 euro nel caso in cui si dimostrasse di aver registrato perdite superiori al 33% rispetto al fatturato dello stesso periodo nel 2019.

E’ stato introdotto un bonus per colf e badanti. A loro sostegno, che hanno visto diminuire drasticamente il proprio lavoro a causa delle misure di lockdown e distanziamento sociale, il nuovo decreto prevede l’estensione del bonus fino a 500 euro.

E’ stato prorogato anche il bonus baby sitter (l’importo del voucher raddoppia arrivando a 1.200 euro. Inoltre, il bonus potrà essere usato per pagare i centri estivi: la novità è stata inserita per supportare i genitori, visto che le scuole rimarranno chiuse e in questa fase è ancora opportuno non appoggiarsi all’aiuto dei nonni. L’importo del voucher aumenta per chi lavora nella sanità o nelle Forze dell’Ordine: per queste categorie il bonus arriva a 2.000 euro). Sono stati estesi i congedi parentali (il congedo parentale retribuito al 50% per i genitori con figli di età non superiore ai 12 anni, sino al 31 luglio, per un massimo di 30 giorni, siano essi continuativi o frazionati) e i permessi legge 104 (ulteriori complessive dodici giornate usufruibili nei mesi di maggio e giugno 2020)

Smart working per i genitori. Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID–19, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali.

La cassa integrazione, anche in deroga, è stata prorogata per altre nove settimane e l’INPS anticiperà il 40% della CIG in deroga entro 15 giorni. Nel dettaglio, la cassa integrazione viene prorogata di ulteriori 5 settimane, per chi abbia già fruito delle nove precedenti, nel periodo che va dal 23 febbraio al 31 agosto 2020. È possibile altresì richiedere ulteriori quattro settimane per il periodo che va dal 1° settembre al 31 ottobre 2020. Le ultime quattro settimane sono previste quindi solo in caso di necessità e proroga della sospensione o riduzione dell’attività a partire dal 1° settembre fino al 31 ottobre. La distinzione (quattordici più quattro) non è prevista per il comparto del turismo. Infatti, per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi e spettacolo, è possibile usufruire delle predette quattro settimane anche per periodi precedenti al 1° settembre.

Autorizzando l’INPS a pagare direttamente la cassa integrazione in deroga ci sarà una notevole riduzione delle tempistiche. Mentre oggi ci vogliono dai quattro ai cinque mesi, infatti, con il pagamento effettuato dall’Istituto senza l’autorizzazione delle Regioni si dovrebbe passare ad un massimo di 60 giorni.

Ma c’è una parte della cassa integrazione che arriverà dopo soli 14 giorni. L’INPS, infatti, anticiperà subito il 40% mentre per il resto bisognerà attendere i dati da parte delle aziende. Questa novità si applica anche per gli altri due ammortizzatori sociali finanziati dal decreto Cura Italia (5 miliardi) e rifinanziati dal decreto Rilancio (15 miliardi), ovvero la Cassa integrazione ordinaria e l’assegno ordinario erogato Fondo di integrazione salariale. La novità non porterà comunque cambiamenti per coloro che hanno già fatto domanda per la cassa integrazione in deroga. Infatti, vale per il futuro.

Il reddito di emergenza. E’ stato previsto un sostegno economico per le famiglie che non ne percepiscono già alcuno e possono dimostrare di avere un ISEE inferiore al tetto di 15.000 euro. La durata del reddito di emergenza è di due mesi e l’importo del sostegno va da un minimo di 400 euro a un massimo di 800 euro.

Il nuovo decreto prevede una riduzione delle bollette elettriche (gli oneri di sistema) per le imprese in riferimento ai mesi di maggio, giugno e luglio 2020.

Aiuti statali agli stipendi. Sono previste sovvenzioni per le aziende con il fine di sostenere il pagamento degli stipendi delle dipendenti, per una durata massima 12 mesi a partire dall’avvio della domanda. L’obiettivo è vietare i licenziamenti anche nei prossimi mesi. La condizione posta dal decreto è che i lavoratori continuino effettivamente a lavorare in maniera continuativa; la sovvenzione può arrivare fino a un massimo dell’80% dello stipendio lordo.

Bonus lavoratori stagionali. Previsto un bonus dell’ammontare di 600 euro ad aprile e di 1.000 euro a maggio per i lavoratori stagionali, il cui rapporto di lavoro è cessato involontariamente tra il 1° gennaio e il 17 marzo 2020

Regolarizzazione e permesso di soggiorno temporaneo per lavoratori stranieri. I datori di lavoro possono presentare istanza e concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri già presenti sul territorio nazionale al fine di far emergere la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, ancora in corso. Inoltre, i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, possono richiederne uno temporaneo.

Bonus biciclette e monopattini elettrici. Il decreto Rilancio prevede un fondo di 120 milioni di euro dedicati al finanziamento di un bonus da 500 euro per chi acquista biciclette, monopattini elettrici o altri mezzi di mobilità sostenibile, incentivando così il minor uso dei mezzi pubblici. Il buono spesa sarà disponibile solo per i cittadini resistenti in un comune con popolazione di oltre 50mila abitanti. L’importo del bonus non può superare il 60% della spesa sostenuta per l’acquisto ed è valido fino al 31 dicembre 2020.

Rimborsi per i titolari di abbonamenti del trasporto ferroviario e trasporto pubblico locale. Viene introdotto il rimborso dei costi sostenuti per l’acquisto di abbonamenti di viaggio per servizi ferroviari e di trasporto pubblico dai viaggiatori pendolari. Possono accedere alla richiesta di ristoro i possessori di un abbonamento ferroviario o di trasporto pubblico locale in corso di validità durante il periodo interessato dalle misure governative e non hanno potuto utilizzare, del tutto o in parte, il titolo di viaggio. Il rimborso può avvenire mediante l’emissione di un voucher o il prolungamento della durata dell’abbonamento.

Fondazioni Lirico Sinfoniche. La ripartizione per il 2020 e il 2021 sarà sulla base della media dei punteggi assegnati per il triennio 2017-2019, mentre per il 2022 i criteri di ripartizione verranno adeguati tenendo conto dell’attività svolta a fronte dell’emergenza Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Teatro e spettacolo dal vivo. Nel 2020 verrà erogato un anticipo dell’80% del contributo ricevuto nel 2019. Il restante 20% verrà erogato in base alle attività svolte a causa dell’emergenza Covid-19, della tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. L’erogazione dei contributi nel 2021 avverrà in deroga alla durata triennale della programmazione sulla base delle attività effettivamente svolte e rendicontate nel 2020. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Lavoratori dello spettacolo. Prorogata per i mesi di aprile e maggio l’indennità di 600€ prevista per il mese di marzo per i lavoratori dello spettacolo con 30 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 50.000 €. Ad aprile e maggio indennità di 600€ anche per i lavoratori dello spettacolo con 7 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 35.000 euro.

Per la parte sanitaria, le novità sono rilevanti. Viene ridisegnata l’assistenza territoriale.

L’intero investimento sulla sanità è pari a 3,25 miliardi di euro. Il potenziamento della sanità territoriale ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus.

Per il territorio l’investimento complessivo è pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro e finanzierà assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Assistenza domiciliare

Questi 1,325 miliardi serviranno per far crescere sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari.

Rete territoriale e Usca

In tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

L’infermiere di quartiere

E’ previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. Con questo obiettivo viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti.

Monitoraggio domiciliare

Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare sarà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di App di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d’assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A questo scopo saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e la telemedicina.

Assistenti sociali

Per la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l’integrazione con i servizi socio-sanitari, le Unità speciali di continuità assistenziale saranno integrate dalla figura degli assistenti sociali regolarmente iscritti all’Albo professionale.

Strutture territoriali di isolamento

Laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e Province autonome potranno stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga.

Riorganizzare la rete ospedaliera

E’ il secondo pilastro del ‘Rilancio Salute’, sostenuto nel Dl Rilancio da un investimento complessivo pari a 1 miliardo e 467 milioni. Priorità: garantire un’assistenza pronta e adeguata ai pazienti più gravi che necessitano cure intensive. Filo conduttore delle misure previste: la creazione, il mantenimento o l’implementazione di percorsi rigorosamente distinti per pazienti Covid o non Covid.

Terapie intensive e ospedali mobili

Vengono consolidati stabilmente 3.500 posti in più in Terapia intensiva. Si passa da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70 per ento. A questi si aggiunge la predisposizione alla Terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Inoltre si aggiungono 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porta la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto speciali, +115 per cento rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.

Terapie semintensive

Si incrementano stabilmente su tutto il territorio nazionale anche 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui il 50 per cento prontamente convertibile: potranno essere trasformati immediatamente in vere e proprie postazioni di rianimazione con la sola integrazione di apparecchiature di ventilazione e monitoraggio.

Pronto soccorso

Tutti i pronto soccorso e Dea saranno ristrutturati e riorganizzati, prevedendo la separazione delle strutture (Covid e no Covid), l’acquisto di attrezzature, la creazione di percorsi distinti per i malati Covid-19 e di aree di permanenza per i pazienti in attesa di diagnosi.

Covid-Ambulance

Saranno acquistati mezzi di soccorso ad alto biocontenimento, da utilizzare per trasferimenti di pazienti Covid-19, per dimissioni protette o per trasporti interospedalieri. Prevista anche la dotazione di personale dedicato con medico, infermiere e autista-barelliere.

Nuove assunzioni, incentivi, formazione.

Riguarda il personale il terzo capitolo dell’operazione “Rilancio salute”. Gli interventi previsti dal Dl Rilancio per supportare i professionisti del Servizio sanitario nazionale dopo la fase più acuta della crisi coronavirus. Un investimento complessivo pari a 526 milioni di euro così ripartiti.

Incentivi al personale

E’ previsto l’incremento delle risorse per straordinari del personale ospedaliero, indennità contrattuali, produttività e risultato.

Formazione

E’ previsto un incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica. In particolare, saranno aumentate le borse in Anestesia e rianimazione, Medicina d’urgenza, Pneumologia, Malattie infettive e loro specialità equipollenti

Ferrovie, lo sviluppo futuro per Verona

Abbiamo approvato in Commissione Trasporti lo schema di aggiornamento per il biennio 2018/2019 del Contratto di programma quinquennale 2017-2021.

Il Contratto di programma è il mezzo attraverso il quale lo Stato impartisce l’ordine di fare a Rete Ferroviaria Italiana. Non comprende gli interventi di manutenzione straordinaria, disciplinata a parte, ma si riferisce al completamento delle opere in corso, all’avvio di opere prioritarie per l’ammodernamento e lo sviluppo dell’infrastruttura e al miglioramento dei livelli di sicurezza.

E’ stato necessario aggiornare il Contratto in quanto per lo sviluppo delle rete ferroviaria italiana, il Governo ha assegnato risorse aggiuntive a RFI pari a oltre 15 miliardi di euro che sono state riversate soprattutto sui programmi infrastrutturali del biennio 2018/2019.

La metà di queste risorse saranno investite su tutte le principali direttrici lungo i corridoi “core” della rete TEN-T. Le tratte che portano e passano da Verona sono comprese in questi corridoi.

Per la valorizzazione delle reti regionali per il rilancio del trasporto pubblico locale c’è un miliardo di euro e circa 250 milioni di euro sono stati destinati per lo sviluppo dell’intermodalità, in particolare abbiamo impresso una priorità a favore delle opere di collegamento e allo sviluppo di centri logistici e intermodali.

Le tre azioni che abbiamo approvato coinvolgeranno pienamente la nostra città.

Per la logistica, ad esempio, è necessario che il terminal ferroviario sia ingrandito con stazioni intermodali per treni lunghi fino a 750/1000 metri, in modo da portare più carichi. Su questo punto, ho la garanzia che RFI procederà in questa direzione con un investimento di circa 50 milioni di euro in autofinanziamento. I progetti sono già in corso.

Per l’alta velocità, dopo che abbiamo coperto totalmente il finanziamento della tratta Brescia/Verona, con collegamento diretto verso il Quadrante Europa nonché con le due linee storiche verso Bologna ed il Brennero, i futuri investimenti si riverseranno su Verona-Padova con completamento del Nodo di Verona nonché sull’accesso da nord (asse del Brennero).

Su questo ultimo punto, abbiamo finanziato la prosecuzione e lo sviluppo della progettazione Verona/Pescantina con altri 10 milioni di euro.

Nel parere approvato, la Commissione ha, inoltre, condiviso le mie proposte circa le priorità per opere conosciute come il collegamento Porta Nuova/aeroporto Catullo, come da impegno assunto dal Governo Renzi nel 2015 e l’elettrificazione completa della linea Verona/Rovigo nella tratta Cerea-Isola della Scala, in modo da eliminare l’impiego di treni a gasolio.

Vi sono tre ordini di problemi, però e il primo di questi coinvolge proprio queste due infrastrutture veronesi.

Mi spiego. Nel confronto tra il Governo e le Regioni Lombardia e Veneto per decidere le opere da realizzare a supporto delle Olimpiadi Milano/Cortina 2026, mentre la Lombardia ha chiesto numerosi interventi, tra gli altri il collegamento ferroviario Bergamo/aeroporto Orio al Serio, il Veneto non ha inserito nulla sulle due opere veronesi. Eppure, il collegamento con l’aeroporto Catullo è funzionale ai giochi olimpici, no?

Peccato, un’occasione persa perché il Governo ha dato incarico a RFI di realizzare tutte le richieste delle due Regioni entro il 2025.

Poi c’è il problema Sboarina e riguarda la tratta Verona/Pescantina. A metà settembre 2018 Rete Ferroviaria Italiana ha presentato lo Schema di Accordo procedimentale di attuazione del Protocollo sottoscritto nel 2013 ed ha reso noto il progetto preliminare. Da allora – ormai un anno e mezzo – nessuno ha più saputo nulla. Un ritardo notevole che sta incidendo negativamente sulla realizzazione dell’opera e, quindi, sia sulla funzionalità del collegamento con il tunnel del Brennero sia sulle prospettive per Verona. Ciò nonostante, abbiamo comunque finanziato la parte progettuale con altri 10 milioni di euro.

Il terzo problema è sulla tratta Brescia/Verona. Ci sono i finanziamenti, ma alcune gare bandite da CEPAV2 sono andate deserte. Ciò fa perdere altro tempo. Occorrerebbe un intervento normativo per superare situazioni simili.

In conclusione, grazie alla sua posizione e la sua vocazione, difficile che Verona non possa essere al centro delle attenzioni, nonostante tutto.

Fondazione Arena, un tavolo locale e le risorse per evitarne la chiusura

Da oggi riaprono alcune attività dello spettacolo, quelle cinematografiche. Mi pare chiaro, nonostante i tentennamenti locali, che per la stagione areniana sarà difficile trovare una soluzione.

Ma se per l’estate è concreta la possibilità che i dati epidemiologici siano postivi, perché non pensare a qualcosa affinché non chiuda del tutto ed essere pronti con produzioni e organizzazioni adeguate alla logica del distanziamento sociale?

Visto che è in corso il confronto tra esperti per la stesura di un protocollo di sicurezza, propongo un tavolo in città per affrontare questo grande tema.

A parte il lustro e la promozione di Verona nel mondo, l’Arena garantisce un indotto insostituibile. Con la stagione che salta, la Fondazione avrebbe la forza per ripartire? E se e quando ripartirà, con la ridefinizione degli spazi che ridurrà le sedute e, quindi, gli spettatori e le conseguenti entrate, riuscirà a reggere anche in futuro?

Per un po di tempo dovremmo dimenticarci l’Arena piena come un uovo e allora studiamo le cose da fare sin da questa estate per essere pronti appena sarà deciso con quali condizioni sarà possibile ripartire.

E’ chiaro che oltre a garantire gli standard di tutela per i lavoratori e per il pubblico, servono anche le risorse, nazionali e territoriali.

Il settore dello spettacolo dal vivo in questa fase non può vivere solo con l’assegnazione del FUS o altri interventi della Legge Bray. Non sono per nulla sufficienti. Non si riesce a ripartire in tempo e recuperare il perduto se non arriveranno altri, ingenti, finanziamenti che dovranno servire per più tempo. Oltre quest’anno, insomma.

D’altronde, la biglietteria non garantirà le stesse entrate degli anni scorsi e aumenteranno i costi, quelli per riorganizzare l’accoglienza e la regolamentazione del pubblico, per l’adeguamento tecnico e logistico degli spazi teatrali, per gli interventi straordinari e ordinari di igienizzazione nonché per sostenere gli investimenti in promozione e comunicazione.

Difficile reggere in queste condizioni e visto che si prospetta il rischio anche in prospettiva, mica possiamo permetterci la chiusura dell’Arena?

Fermo restando che i finanziamenti previsti per quest’anno sono comunque da erogare, a prescindere dai requisiti normalmente previsti, il Governo deve decidere importanti investimenti che, a questo punto, serviranno per salvare un prodotto culturale di cui l’Italia non può fare a meno. Anche la Regione ed il territorio devono fare la propria parte.

Ecco, quel tavolo locale che auspico, cominci a produrre idee e progetti e ad impegnarsi, tutti uniti, verso i soggetti che possono dare una mano.