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Il voto al Partito Democratico sostiene Damiano Tommasi

Domenica si vota per il rinnovo del Consiglio Comunale di Verona.

Damiano Tommasi è una candidatura riconoscibile, signorile e rassicurante, certamente rafforzata dall’unità della coalizione di centrosinistra.

C’è un altro elemento, inconfutabile: Damiano Tommasi è l’unica vera novità tra i candidati. Gli altri due sono da almeno 20 anni sulla scena, sempre loro, prima insieme poi divisi e politicamente nemici giurati.

Da 10 anni litigano furiosamente e trascinano Verona nelle loro beghe. A capo di due schieramenti avversi, litigano su tutto e hanno creato una classe dirigente divisa e sospettosa.

Solo il candidato Tommasi è fuori da certe logiche e, per questo, un elemento di forte novità nel panorama politico veronese.

Il Partito Democratico veronese, che è già stato pilastro fondamentale della coalizione sin dalla scelta del candidato, avrà una rilevante responsabilità nell’azione di governo della città.

Essere il primo partito della coalizione ci consentirà di dare impulso alle prospettive future nonché di essere collante delle forze della coalizione di centrosinistra.

Abbiamo le capacità per farlo ed è necessario che la coalizione abbia un punto di riferimento chiaro e saldo.

La consapevolezza delle nostre potenzialità è all’attenzione di tutti gli elettori: il voto al PD rafforza quel pilastro centrale che siamo e ci consegna la responsabilità di tenere salda l’alleanza per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Il Partito Democratico si è dimostrato, unico in gradi di poter raggiungere quel livello di coesione.

Il voto al PD sostiene Tommasi e garantisce la solidità della coalizione.

Nella lista dei candidati PD per il Consiglio Comunale c’è il giusto mix di esperienze e di generazioni che si mettono al servizio di Verona per i prossimi anni.

Tutti meritevoli. Tra questi, mi permetto di consigliare alcune scelte per l’indicazione delle preferenze da esprimere.

Francesco CASELLA
È il segretario del circolo PD della quarta Circoscrizione ed è stato consigliere della medesima Circoscrizione.

 

Federico RIGHETTI
È il segretario dei giovani democratici di Verona.

 

 

Carla AGNOLI
È impegnata nel Circolo PD della terza Circoscrizione.

 

Federico BENINI
È consigliere comunale nonché capogruppo del gruppo consiliare PD in Comune.

 

Marco BURATO
È stato consigliere comunale di Verona ed è impegnato nel Circolo PD dell’ottava Circoscrizione.

 

Giorgio FURLANI
È stato consigliere della sesta Circoscrizione ed è impegnato nel Circolo PD della medesima Circoscrizione.

 

Valentina SILVESTRI
È impegnata nel Circolo PD della seconda Circoscrizione.

 

 

Necessario aiutare le imprese. Il caso di Affi

Ad Affi la ditta aggiudicataria dei lavori per la costruzione della scuola elementare ha rinunciato all’appalto alle condizioni offerte in sede di gara perché con i costi attuali la spesa è lievitata a 3 milioni e 200 mila euro: 600 mila euro in più rispetto al costo stimato di 2 milioni e 600 mila euro a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime.

Di quell’appalto, un milione e 122 mila euro erano già stati concessi dal Ministero dell’Istruzione.

Quanto sta accadendo ad Affi è un campanello d’allarme nazionale.

L’aumento del costo dei materiali edili e la difficoltà nel reperirli è, purtroppo, una piaga che sta divorando la redditività delle imprese italiane e, quindi, la loro sopravvivenza.

La ditta aggiudicataria dei lavori che ha rinunciato all’appalto alle condizioni offerte in sede di gara è una di queste e, pertanto, va certamente aiutata.

Non possiamo permetterci di perdere le attività economiche.

Se il sistema va in crisi ne soffriranno anche i territori, come Affi, dove non si realizzeranno le opere a scapito dei servizi per la comunità residente.

Sono preoccupato dello tsunami che l’aumento dei prezzi delle materie prime – nel 2021 il prezzo dell’acciaio ha registrato un aumento di oltre il 150%, come per le materie plastiche – potrà comportare.

Bisognerà certamente approfondire la vicenda di Affi, ovvero se nel contratto fosse prevista una clausola di adeguamento dei prezzi di carattere generale, in virtù di un aumento dei costi delle materie prime, ma certamente quel Comune va sostenuto in questo momento.

Per questo, presenterò un’interrogazione al Ministro Bianchi per tenere fermo il finanziamento statale già devoluto per la costruzione della scuola elementare di Affi, in ragione di questa eccezionalità indipendente dalla volontà della ditta, e al Ministro Giovannini affinché lo stesso principio del Decreto Sostegni bis sia inserito nel decreto ter in discussione al Senato.

Infatti, a luglio scorso, per fronteggiare gli aumenti eccezionali dei prezzi di alcuni materiali da costruzione, per i contratti in corso di esecuzione abbiamo deciso la compensazione, su richiesta dall’appaltatore alla stazione appaltante, delle variazioni in aumento eccedenti l’8% dei relativi prezzi e, per questo, era stato istituito un fondo di 100 milioni di euro per l’anno 2021.

In ogni caso, in merito al decreto Sostegni Ter, oggi al Senato, presenterò uno specifico emendamento per risolvere i casi come quello di Affi, in particolare affrontando il tema degli appalti non in corso di esecuzione e, peraltro, in parte finanziato dallo Stato, come è il caso della scuola elementare.

Damiano Tommasi è il nostro candidato

Il centrosinistra sosterrà Damiano Tommasi alla carica di sindaco di Verona.

Per fortuna sta per scadere il mandato del sindaco Sboarina e, quindi, in primavera ci sarà il rinnovo del Consiglio comunale di Verona.

A quell’appuntamento, con la candidatura di Tommasi, possiamo certamente competere perché sono presenti alcuni elementi potenziali che favoriscono la nostra campagna elettorale.

Innanzitutto, la chiara riconoscibilità del candidato, unita ad una presenza signorile e rassicurante rispetto al sindaco uscente che è stato divisivo – addirittura nel suo campo politico – e a tratti livoroso.

Non va sottovalutato l’apprezzamento di cui gode fuori Verona che ben favorisce ogni relazione e rapporto utile al nostro territorio.

La personalità di Tommasi, poi, è in grado di attrarre consensi oltre lo schieramento che lo sosterrà da subito, per il suo profilo e le competenze maturate nel tempo.

E’, quindi, senz’altro una persona credibile ed autorevole al quale si aggiunge la nota positiva del sostegno di uno schieramento ampio e capace di cogliere tutte le occasioni possibili per lo sviluppo e la crescita di Verona.

L’unità dell’area del centrosinistra sarà il valore aggiunto, ma non bisogna fermarsi qui.

Adesso che è conosciuto anche il nostro candidato, abbiamo l’obbligo di allargare la coalizione a tutte le forze progressiste presenti in città.

Un percorso del genere è necessario, non solo per competere, ma soprattutto per offrire a Verona una visione diversa che parta da ciò che abbiamo oggi per migliorarlo nella concordia e nella consapevolezza che così come governata finora Verona non crescerà.

Cosa fare adesso?

Il Partito Democratico è il pilastro fondamentale della coalizione. Nessun’altra forza sarebbe in grado di svolgere questo ruolo primario.

Ciò significa che dobbiamo farci carico del valore dell’unità raggiunta, mantenendo il forte spirito unitario che abbiamo dimostrato finora.

Questo ruolo primario va accompagnato con una costante iniziativa politica programmatica per porre al candidato le migliori soluzioni possibili e soprattutto, partecipate dal basso.

C’è bisogno di novità e di partecipazione e questa funzione può essere svolta da chi, come noi, siamo ovunque radicati e presenti.

Ciò vale anche fuori dalle mura di Verona. Il Partito Democratico deve essere il motore del progetto che nascerà in prospettiva perché molte dinamiche dell’intero territorio provinciale sono condizionate da ciò che accade nel capoluogo.

L’occasione per allargare l’influenza è imperdibile.

Da ultimo, ma non per importanza, il Partito Democratico deve farsi carico dell’imprescindibile rinnovamento generazionale.

Questo è un punto nodale. Impensabile progettare un futuro senza basarsi su coloro che saranno protagonisti di quel futuro: i giovani.

Va fatto ogni sforzo affinché partecipino e prendano parte al progetto che li vedrà in prima linea.

A Peschiera va in onda lo scempio

La città fortificata di Peschiera del Garda, dal 2017, è parte del sito seriale transnazionale Unesco denominato Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra – Stato da Mar occidentale e ospita una serie di eccezionali testimonianze di architettura militare, dal Medioevo all’Ottocento.

I beni sono stati dapprima oggetto di un Protocollo d’Intesa, finalizzato alla valorizzazione, tra l’Agenzia del Demanio e il Comune di Peschiera del Garda (2010); successivamente ceduti dall’Agenzia del Demanio a Cassa Depositi e Prestiti (2013); infine venduti da quest’ultima agli attuali privati proprietari (2019).

Nel Protocollo d’Intesa del 2010, il Comune si impegnò a variare le destinazioni urbanistiche degli immobili, avviandone così l’iter di valorizzazione. Così fu stabilito, con un apposito strumento urbanistico, che almeno il 34%” delle superfici coperte appartenenti all’ex Caserma La Rocca, all’interno della quale si trovano anche i resti della Rocca scaligera dantesca, dovevano restare ad uso pubblico.

In previsione del passaggio di proprietà dell’intero complesso monumentale dall’Agenzia del Demanio a Cassa Depositi e Prestiti (2013), il Ministero dei Beni Culturali autorizzò l’Agenzia all’alienazione della proprietà superficiaria dei beni in oggetto, sulla base degli impegni già definiti dalla medesima Agenzia, quindi, l’uso pubblico costituito da “almeno il 34%” delle superfici coperte appartenenti all’ex Caserma La Rocca e la fruibilità pubblica delle aree verdi del fronte bastionato della “ex Caserma XXX Maggio” (ex carcere militare di Peschiera).

Nonostante queste premesse, il 30 luglio scorso il Consiglio Comunale di Peschiera del Garda ha adottato un nuovo strumento urbanistico che ha modificato in maniera sostanziale le previsioni relative alla fruibilità pubblica. In particolare:

  • da “almeno il 34%” – ovvero “almeno” 196 mq, su un totale di 9.400 mq di superficie utile lorda della ex Caserma La Rocca – si passerebbe a circa 1.430 mq, ovvero al 15,1%
  • da “le aree verdi del fronte bastionato saranno destinate alla collettività”, si passerebbe al “100% di aree per servizi privati a uso esclusivo” relativamente all’ambito della “ex Caserma XXX Maggio” (ex carcere militare di Peschiera) a cui afferisce oltre ad un lungo tratto di cortina anche l’intero bastione cinquecento denominato “Cantarane”, uno dei cinque che compongono la fortezza pentagonale Patrimonio dell’Umanità.

Qualcuno sa dirmi se queste modifiche hanno un’utilità pubblica in termini di accessibilità e fruibilità degli spazi di pertinenza di quei beni? Non credo proprio. Anzi, saranno ridotti fortemente gli ambiti e le superfici destinati alla collettività.

Tutto ciò è un palese e sostanziale cambio di regole in un momento successivo alla cessione dei beni ai privati.

Ho presentato un’interrogazione al Ministro Franceschini per chiedere:

se il Comune di Peschiera poteva fare quelle modifiche anche senza preventivamente consultare le altre amministrazioni pubbliche precedentemente coinvolte;

se sulla scelta fatta non debba essere preventivamente interpellato anche l’UNESCO.

Se dovessi aver ragione, ho chiesto l’intervento del Ministro per l’applicazione della clausola risolutiva per evidente inadempimento delle obbligazioni assunte in precedenza.

È l’ora delle Agorà democratiche

Tra pochi giorni saranno avviate le Agorà democratiche proposte dal segretario Enrico Letta.

Dureranno fino al prossimo mese di dicembre e, di fatto, rappresentano la più ampia consultazione collettiva ed il più grande coinvolgimento che io ricordi.

Avranno una formula snella, essendo composte da poche decine di persone e tratteranno tantissimi temi, spesso proposti dai partecipanti medesimi.

Si conclude, così, la prima fase della nuova segreteria cominciata con il coinvolgimento dei circoli su 20 ipotesi politiche di progetto.

Questa volta saranno coinvolte le persone, senza sovrastrutture di partito. La partecipazione sarà simile alle primarie, con la sottoscrizione della carta dei valori e il versamento di almeno un euro e chiunque, quindi, potrà dire e proporre la propria.

Lo strumento scelto è certamente inserito nel solco delle modalità conosciute, ma la sua forza è proporzionale alla cornice nella quale si inserisce e al progetto in cui vivrà.

Questo è un punto nodale per la buona riuscita dell’impegno, a fronte del più importante progetto oggi conosciuto: il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

Faccio un parallelo ideale: un tempo i partiti si alimentavano di tante persone che volevano partecipare alla costruzione dell’Italia ed erano porta di ingresso di intelligenze e capacità. Oggi, le persone potranno avere l’opportunità di partecipare alla definizione della nuova Italia post pandemia, attraverso il partito che offre loro l’opportunità.

Quindi, le Agorà ed il Piano possono far rivivere quel sentiment che sembra essere stato perduto.

In questo quadro l’obiettivo è quello di creare un forte legame tra i progetti da scrivere con le Agorà e la cornice economica e giuridica del Piano e Nazionale Ripresa e Resilienza.

Faccio un esempio per spiegarmi meglio: nelle Agorà si possono presentare e decidere idee e proposte che il partito può formulare nelle Amministrazioni civiche che, oltre a farle proprie, con queste proposte possono partecipare ai bandi che saranno predisposti con i fondi del Recovery Fund (che finanzia il PNRR).

In questo modo si favorisce quel legame tra coloro che partecipano alle Agorà ed il risultato finale determinando, così, un fattore incentivante alla partecipazione collettiva.

Due buone notizie: Ancap resta dov’è e la TAV va avanti

La doppia buona notizia è arrivata: l’alta velocità nel tratto Sommacampagna/Sona va avanti senza abbattere la società di porcellana ANCAP che si trova lungo il tracciato come, invece, era previsto.

Il progetto originario prevedeva il posizionamento dei binari esattamente sopra una parte dei capannoni dell’azienda, ragion per cui con due delibere CIPE era stato deciso lo spostamento in un’altra area idonea che la proprietà aveva già individuato accanto al centro commerciale La Grande Mela.

Il consorzio CEPAV 2, general contractor dell’opera, aveva già preparato i contratti con la ANCAP per definire progetti e acquisti relativi allo spostamento.

Nel tempo, però, sono emerse due necessità: la continuità aziendale e, quindi, i posti di lavoro e lo sviluppo dell’alta velocità che per noi è crescita.

Un anno fa, sollecitato dal vicesindaco del Comune di Sommacampagna, Giandomenico Allegri, abbiamo valutato le opzioni possibili per perseguire i due obiettivi.

L’ipotesi da esplorare era quella relativa al transito dei treni ad alta velocità in quella zona senza coinvolgere la ANCAP.

In merito, glli esperti di Rete Ferroviaria Italiana avevano detto che sarebbe possibile utilizzare lo stesso sedime ferroviario esistente per creare una piccola deviazione nell’ambito della quale si potevano sia costruire i binari dedicati all’alta velocità sia addirittura riallocare l’attuale linea storica.

Tutto questo senza ulteriori espropri e, quindi, senza più demolire la ANCAP.

Un anno di incontri di vario genere, tecnico per consolidare l’ipotesi progettuale ed economico con l’azienda per affrontare insieme le modifiche necessarie anche alla salvaguardia del sito produttivo.

Il cerchio si è chiuso: l’accordo è stato trovato, la ANCAP ha acconsentito alla deviazione dei binari e CEPAV2 potrà proseguire i lavori in corso tra Brescia e Verona.

Una buona notizia per Verona perché consente contemporaneamente di salvaguardare posti di lavoro e di riprendere velocemente progetti e iniziative volte alla più rapida realizzazione della tratta, tenendo conto di definirla entro le olimpiadi del 2026.

La “dote” per i più giovani.

Il Segretario Letta ha proposto una “dote” da 10mila euro ai 18enni dei ceti medio-bassi ricavata dall’aumento delle tasse di successione dei ricchi.

Per la generazione più in crisi un aiuto concreto per studi, lavoro, casa. Il suo finanziamento non sarebbe a debito, bensì a carico di altre fasce della popolazione, più abbiente (circa l’1% della popolazione)

Un tipico esempio di redistribuzione del reddito, mai tramontata prospettiva della sinistra italiana.

Come funziona

La dote di 10mila euro sarebbe una tantum per i 18enni italiani che ne avrebbero diritto in base all’Isee familiare. T

Nelle stime la dote avrebbe un costo di 2,8 miliardi e sarebbe finanziata da un aumento dell’imposta di successione a carico soltanto dell’1% degli italiani.

Infatti, la proposta di revisione delle aliquote lascia intatta la franchigia attuale di un milione di euro per ogni erede ed eleva al 20% la tassazione massima per le eredità e le donazioni tra genitori e figli superiori ai 5 milioni di euro.

Oggi in Italia si paga il 4%, per l’eredità in favore del coniuge o di parenti in linea retta; il 6%, in favore di fratelli o sorelle (in questo caso con franchigia di 100mila euro per ciascun beneficiario); sempre il 6% in favore di altri parenti fino al quarto grado; fino all’8%, per le somme trasferite in favore di tutti gli altri soggetti, senza alcuna franchigia.

Oltre all’Isee di famiglia, la somma deve essere spesa per costi universitari o di formazione e istruzione (anche per pagarsi l’alloggio, se si studia fuori casa) o per avviare una piccola impresa.

Come funziona l’imposta all’estero

Se dalla tassa di successione l’Italia incassa circa 800 milioni di euro l’anno, la Gran Bretagna 6 miliardi (circa il 40%), 7 miliardi la Germania (con aliquota tra il 7 e il 30%), 14 miliardi in Francia (con aliquota tra il 5 e il 60%). Questo è dovuto al fatto che l’aliquota di tassazione italiana è tra le più basse d’Europa: appena il 4% tra genitori e figli (e con franchigia).

Questo significa che, nel caso in cui venga lasciato in eredità un milione di euro per ciascun figlio, la somma da pagare (tenendo conto delle rispettive franchigie esenti) è in Italia di zero euro, all’incirca di 75mila euro in Germania, in Francia di 195mila e in Gran Bretagna di 250mila euro.

Altri Paesi sono ancora più esosi: il Belgio ha un’imposta sulla successione che oscilla tra il 30% e l’80%, la Finlandia tra il 13% e il 32%, e la Spagna tra il 34% e una punta massima (nei casi estremi) che arriva fino all’86%.

La proposta di Letta va nella giusta direzione, a favore delle giovani generazioni per dare una mano a chi ha di meno.

Proposta PD dote ai 18enni

Un commissario per il collettore del Garda

Ormai sono passati 5 anni dal finanziamento del Governo Renzi per rifare il collettore del Garda e nonostante tutto questo tempo i soldi che coprono oltre la metà del costo preventivato sono ancora lì e del nuovo collettore neanche l’ombra!

Peraltro, è noto a tutti che l’attuale collettore, vecchio di oltre 50 anni, potrebbe cedere da un momento all’altro. Così si era espresso l’esperto intervenuto in occasione dell’affioramento a galla del tubo/collettore lungo circa 100 metri dopo aver rotto la tenuta a terra.

In questi cinque anni, un’altra cosa non è avvenuta: la Regione del Veneto non ha ancora investito un euro nell’opera. Incredibile, ma è così.

In ogni caso, l’ho sempre chiesto e ne sono sempre più convinto: l’unica cosa da fare è nominare un commissario straordinario per realizzare, ed in fretta, questa importante infrastruttura fognaria.

Ci sarebbe anche l’occasione concreta.

Il decreto “sblocca cantieri” dispone di individuare gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio-economico a livello nazionale, regionale o locale, per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di uno o più Commissari straordinari.

Lo scopo è sostanzialmente quello di accelerare le procedure in modo da consentirne la realizzazione nel più breve tempo possibile.

In qualità di relatore del primo Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri che commissariava 57 opere in Italia, in previsione del secondo DPCM che dovrà essere emanato entro giugno, ho proposto il commissariamento del collettore, perché lo ritengo strategico per il futuro.

Solo il commissario può risolvere problemi atavici, che sono anche caratterizzate da risvolti che vanno ben oltre il territorio veronese.

Non voglio neanche immaginare il danno di immagine enorme per l’Italia se l’attuale sistema fognario dovesse cedere.

 

“Moria del kiwi”, da Verona a Roma.

La “moria del kiwi” è una sindrome che colpisce il frutto e comporta l’appassimento delle piante per morte dell’apparato radiale, con conseguente perdita della produzione e il disseccamento delle stesse, fino a compromettere in maniera irreversibile, anche nel giro di una sola stagione, l’intero frutteto. Gli apparati radicali delle piante sintomatiche appaiono compromessi e caratterizzati da marcescenza diffusa con capillizio radicale assorbente assente.

Ad oggi la “moria del kiwi” rimane la più grave malattia perché non è stato identificato un chiaro ed unico agente eziologico ed è multifattoriale, ovvero si manifesta in concomitanza di diversi fattori presenti contemporaneamente, per altro ancora non completamente definiti.

Non esiste allo stato attuale né una cura né prevenzione efficace nonostante si sia cercato di controllare i fattori predisponenti, come gli eccessi idrici nel suolo. Anche a causa della difficile individuazione delle cause, non è stato al momento possibile trovare soluzioni efficaci per contrastarla, e a partire dal 2012, si è diffusa in tutti gli areali di coltivazione in Italia.

La moria è in continua espansione in tutti gli areali di coltivazione, arrivando a colpire oltre il 25 per cento della superficie nazionale (6.560 ettari su un totale di 25.000 ettari): apparsa a Verona nel 2012 (dove ha colpito, ad oggi, circa 2.000 ettari su un totale di 2.500 ettari prima presenti), si è poi diffusa anche in altre realtà dal 2014 al 2018.

Per il 2020, è stato stimato un danno diretto agli agricoltori di oltre 300 milioni di euro (senza considerare l’indotto). Va altresì considerato che il danno arrecato alle superfici è permanente, a differenza di molte altre calamità per le quali, nell’anno successivo, è possibile tornare alla piena produzione: nel caso della moria del kiwi, invece, si devono sommare ogni anno le mancate produzioni delle superfici colpite alle nuove, per cui la perdita di produzione è quasi esponenziale. In tale senso, si stima che la perdita economica cumulata sfiori ormai il miliardo di euro.

Sin dal 2013, data la gravità del problema, alcuni comuni veronesi e altri enti pubblici (Provincia di Verona e Camera di Commercio, Comuni di Sommacampagna, Valeggio sul Mincio, Villafranca e Sona; Consorzio kiwi del Garda) hanno iniziato a finanziare le prime ricerche, ad opera di CREA ed AGREA Centro Studi, per indagare il fenomeno e cercare di individuarne le cause.

Finora, però, il fenomeno della moria del kiwi era stato affrontato solo in modo prevalentemente “locale”, con azioni promosse da enti territoriali e di ricerca che hanno interessato specifici areali, e talvolta senza sostegno economico finalizzato.

Da qui la proposta del nostro Assessore all’agricoltura del Comune di Sommacampagna, Giandomenico Allegri, di approfondire il tema a livello nazionale.

Con il collega Senatore Taricco, capogruppo PD nella Commissione Agricoltura del Senato, è stato avviato un percorso di conoscenza attraverso l’audizione di decine di esperti.

Il lavoro si è concluso con una risoluzione impegnativa per il Governo con la quale si chiede di sostenere, previo reperimento delle risorse, un adeguato progetto complessivo,  un programma di ricerca dedicato, valorizzando il lavoro fatto finora dai diversi soggetti interessati (campi prova, impianti commerciali monitorati ed esperimenti messi a punto in condizioni controllate).

E’ la prima volta da quando la moria è apparsa in Italia, quindi, a Verona nel 2012 e speriamo che porti a conclusioni efficaci.

L’alternativa all’immobilismo a Verona

Sulle pagine de L’Arena, il collega Massino Ferro ha invocato un nuovo Rinascimento appellandosi, di fronte alle sfide che la pandemia ci pone, al senso civico e alla disponibilità dei “migliori” all’impegno.

Pur non concordando con la visione negativa sulla società che il Sen. Ferro esprime – sono ottimista perché anche tra mille difficoltà l’Italia sta resistendo e reagendo bene – raccolgo il punto nodale del suo pensiero: l’invito all’impegno.

A Verona.

Qui siamo di fronte ad investimenti e scelte che modificheranno senz’altro il tessuto economico e sociale.

L’imminente arrivo dell’alta velocità ferroviaria est ovest e verso nord, consentirà a Verona, grazie alla strategica posizione geografica, di avere opportunità di centralità commerciale e industriale molto più sviluppate di quelle oggi conosciute.

L’Europa sarà sempre più lo spazio e il tempo di riferimento del nostro territorio e gli investimenti del Recovery fund accresceranno ancor più il sentimento e l’intraprendenza europeista che sono al centro dei progetti di crescita con quei fondi europei.

I riverberi turistici e di marketing territoriale si moltiplicheranno, soprattutto per un territorio che già parte in forte vantaggio, come il nostro.

Ebbene, se questo è lo scenario occorre prendere atto che la Verona politica in questi anni è rimasta imbrigliata in logiche totalmente localistiche, senza la minima visione “fuori dalle mura” che serve per cogliere ciò che sta arrivando.

E’ a tutti evidente, peraltro, che lo schieramento politico che governa la città da 15 anni è fortemente diviso al proprio interno e divisivo nella società.

Con queste premesse, le prossime elezioni comunali rischiano di riperpetuare lo stesso schema anche in futuro.

Non mi permetto di dire che le cose migliori sono nel mio campo politico, sarebbe sciocco da parte mia, ma posso tranquillamente affermare che se le premesse sono quelle conosciute, l’alternativa può essere costruita solo da coloro che non hanno partecipato al governo della città, siano essi la politica o la società civile.

Rispetto alle profonde divisioni registrate, che si confronteranno di nuovo alle prossime comunali e, quindi, di fronte al concreto rischio per il futuro, il “risveglio” del senso civico che il collega invoca favorisce naturalmente l’incontro ed il cammino comune tra quella parte della società e quella politica che condividono le preoccupazioni per l’immobilismo di oggi e quello possibile per il futuro.

Un percorso simile non nega le appartenenze, anzi, partendo dai rilievi su quanto è stato fatto finora, in maniera plurale può mettere in campo un progetto europeista ampio e comprensivo di diverse culture e idee.

Per quanto ci riguarda, penso che una fase simile andrebbe favorita dal Partito Democratico, per la visionaria cultura politica europeista che ci contraddistingue e, pertanto, per la conseguente apertura verso quella società che vuole costruire una realtà diversa e più dinamica rispetto a quanto visto finora.