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Il Governo per la riduzione delle liste di attesa

Con il Decreto Rilancio 2, a partire dal 15 agosto scorso e fino al 31 dicembre prossimo, il Governo investe risorse per ridurre le liste di attesa relative alle prestazioni ambulatoriali, di screening e di ricovero ospedaliero, non erogate nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19.

La Regione Veneto è stata autorizzata ad attuare modalità straordinarie per garantire le prestazioni aggiuntive da parte del personale, la stipulazione di nuovi contratti di lavoro e l’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna, il tutto anche in deroga ai limiti vigenti in materia di spesa per il personale.

Lo scopo è quello di recuperare il più possibile tutte le visite, gli interventi e quant’altro previsto e poi rinviato a causa del lockdown.

Quali sono le modalità straordinarie che il Governo ha autorizzato?

Innanzitutto, quella di ricorrere alle prestazioni aggiuntive, previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro, per il periodo 2016-2018, dei dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie dipendenti dal Servizio sanitario nazionale, con una remunerazione più elevata rispetto a quella stabilita dal medesimo contratto.

La Regione, inoltre, può:

  • reclutare il personale del Servizio sanitario nazionale attraverso assunzioni a tempo determinato, anche in deroga ai vigenti contratti collettivi nazionali di settore, o attraverso forme di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, con riferimento alle sole prestazioni inerenti ai ricoveri ospedalieri;
  • ricorrere anche a prestazioni aggiuntive da parte del personale non dirigenziale del comparto sanità, con un aumento della relativa tariffa oraria a 50 euro lordi onnicomprensivi per le prestazioni concernenti i ricoveri ospedalieri e le prestazioni relative agli accertamenti diagnostici;
  • incrementare – entro determinati limiti – il monte ore dell’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna e per le prestazioni aggiuntive di specialistica ambulatoriale e di screening.

Un insieme di soluzioni che, se gestite sapientemente dalla Regione, potranno dare una risposta ai tantissimi veneti che, loro malgrado, si sono visti annullare o spostare in avanti le visite e gli interventi previsti a causa del blocco dovuti al virus nei mesi da marzo a maggio.

Il recupero di quelle attività sospese è un’ottima notizia, sia perché risolve un problema legato alla salute dei cittadini, sia perché riduce le liste di attesa, annoso ostacolo che impedisce a tantissimi di curarsi come vorrebbero.

Non è accettabile che per una visita bisogna aspettare anche oltre un anno. Con la decisione del Governo, la Regione Veneto ha la possibilità di agire utilmente per garantire a tutti il pieno diritto alla salute dei veneti.

Una scelta di giustizia sociale

Dal 1° settembre abbiamo eliminato il superticket sanitario in tutta Italia, ovvero la quota variabile che pagavamo sulle prestazioni mediche.

Abbiamo cancellato un doloroso balzello per le tasche degli italiani che accentuava le differenze regionali.

Come tutti sanno, per ogni ricetta medica, i cittadini, tranne gli esenti, pagano un  ticket che varia a seconda del valore della prestazione (quasi ovunque è pari a 36.15€, al massimo è di 45 euro) ed è diverso da regione a regione.

A questa quota si applicava il superticket sanitario, introdotto nel 2011, ovvero un’aggiunta di  10 euro (definito a livello forfettario).

Ogni regione poi ha avuto la facoltà di applicarlo in modo differente.

Eliminare il superticket sarà un vantaggio per tutti.

L’introduzione del superticket ha portato nel 2012 a un calo del 17,2% delle prestazioni erogate dal Sistema Sanitario Nazionale. Una parte di queste prestazioni è stata assorbita dal settore privato (che negli anni è diventato sempre più competitivo), ma una parte, purtroppo, corrisponde alla rinuncia dei cittadini.

Già nel 2018 avevamo stanziato un fondo pari a 60 miliardi che insieme agli sforzi delle singole regioni ha permesso via via di ridurre l’importo. Dal primo settembre, decisione assunta dal Governo, è stato eliminato completamente e per tutti, appianando così anche le forti disparità regionali.

Prima la salute.

Ma è vero che abbiamo troppi parlamentari?

Tra pochi giorni si voterà per il referendum costituzionale per approvare o meno la legge che riduce il numero dei parlamentari italiani.

Una delle ragioni che vengono addotte dai favorevoli è che l’Italia ha troppi parlamentari.

E’ davvero così?

Va detto subito che il confronto tra paesi europei mostra che al crescere della popolazione il numero dei parlamentari tende a crescere. La differenza, però è tra paesi caratterizzati da sostanziale bicameralismo e quelli senza.

I primi tendono ad avere più parlamentari e tra questi l’Italia appare in linea con i numeri degli altri paesi.

Ciò significa che restando il vincolo del bicameralismo paritario, il taglio dei parlamentari risulterà anomalo.

Quindi, è sbagliato il confronto per numero assoluto di parlamentari perché mette insieme paesi con sistemi diversi tra loro.

In Europa, l’Italia è il paese col più alto numero di parlamentari e dopo il taglio si collocherà al quinto posto dopo Francia, Germania, Regno Unito e Spagna.

Il confronto diretto sul numero dei parlamentari non è, però, utile perché va fatto tra paesi omogenei come sistema e, soprattutto con un rapporto tra parlamentari e popolazione di uno a 100.000 abitanti

Con questo confronto l’Italia ha circa 1,6 parlamentari ogni 100.000 abitanti, numero abbastanza contenuto se si pensa che in media nei paesi Europei ve ne sono circa 3,9. Ma non è che gli altri paesi ci superano nel confronto per caso. Infatti, va tenuto conto della dimensione del paese e del fatto vi sono dimensioni minime al di sotto delle quale non si può scendere per l’esercizio delle stesse funzioni.

Un altro tema di confronto è il bicameralismo paritario.

Oltre a noi altri 11 paesi hanno un sistema bicamerale: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovenia e Spagna. Tuttavia, solo in Francia, Polonia e Romania, le due camere hanno entrambe poteri rilevanti nella approvazione delle leggi: in Francia il senato, pur non votando la fiducia, ha sostanzialmente le medesime funzioni legislative della Camera bassa; in Romania il processo di formazione delle leggi prevede che, in caso di mancata approvazione da parte di una delle due camere, si avvii un processo di mediazione per giungere all’accordo; in Polonia il Senato  può emendare o rigettare le leggi approvate dalla Camera, anche se la Camera può, con maggioranza assoluta, non accettare gli emendamenti del Senato.

Facendo il confronto con questi paesi, emerge che l’Italia dovrebbe avere circa 830 parlamentari. Con il taglio proposto di 345 parlamentari il Parlamento italiano, con 600 membri, avrebbe un numero di parlamentari di 229 unità al di sotto di quello che sarebbe appropriato sulla base di questo confronto internazionale che tiene conto della sua natura bicamerale.

Se si passasse, invece, a un parlamento monocamerale, la riduzione proposta del numero dei parlamentari sarebbe in gran parte giustificata.

Il DEF, lo scostamento del deficit ed il nuovo decreto economico

Il Governo ha presentato il Documento Economico di Finanza.

Lo shock che ci ha colpito ha completamente ribaltato le previsioni che erano state fatte per il 2020, che andava verso una moderata ripresa. Per via delle stringenti misure che il nostro Paese ha dovuto mettere in campo, è stata prospettata una rilevante caduta del Pil a marzo e aprile, con una tenuta a maggio e un rimbalzo nella seconda metà dell’anno favorito anche dalle misure prese del governo. In ogni caso la caduta del Pil per il 2020 dovrebbe aggirarsi sull’8% seguita nel 2021 da una crescita del 4,7%.

La prima notizia positiva è che il Governo ha deciso l’eliminazione degli aumenti dell’IVA e delle accise previsti per i prossimi anni. Di fatto è l’eliminazione delle clausole di salvaguardia che hanno drenato risorse per 96,1 miliardi dal 2011 a oggi. Le clausole di salvaguardia nel 2021 e nel 2022 avrebbero potuto pesare sulle tasche degli italiani per 47,1 miliardi in termini di aumento di tasse.

Per sorreggere la crescita il Governo attuerà una politica espansiva sia quest’anno che l’anno prossimo. Ciò consentirà anche di ridurre il deficit e il debito. Come dimostrano i risultati del 2019 per farlo non è necessario imporre misure lacrime e sangue ma si può continuare a lavorare per far crescere il gettito fiscale a parità di aliquote attraverso una seria politica di contrasto all’evasione supportata da innovazione, organizzazione e risorse umane qualificate.

Per fortuna, anche quest’anno il nostro tasso di interesse medio del debito continuerà a scendere e l’anno prossimo, considerando la crescente porzione di debito detenuta dalla Bce, sarà in linea con quello attuale.

Contemporaneamente, il Governo ha chiesto l’autorizzazione allo scostamento del deficit rispetto a quello previsto nella legge di bilancio 2020. Complessivamente lo scostamento è di circa 75 miliardi aggiuntivi per il solo 2020 in termini di indebitamento netto e di 180 miliardi di stanziamento di bilancio.

Lo scostamento è stato approvato e, pertanto, a giorni sarà varato il nuovo decreto economico pari a 55 miliardi (dopo i 25 miliardi già impegnati con il decreto “Cura Italia”). E’ un’entità mai raggiunta dal dopoguerra ad oggi.

Cosa prevederà il provvedimento?

Rafforzerà e prolungherà nel tempo gli interventi che stanno già operando e introdurrà nuovi strumenti a sostegno del tessuto produttivo che favoriscano e accelerino la fase della ripresa.

Tra le misure che verranno rafforzate, quindi, ci sono il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione sarà raddoppiata da 9 a 18 settimane fino al mese di ottobre)  e degli strumenti di supporto al reddito già in vigore (nessuno deve perdere il lavoro a causa dell’epidemia).

Il sostegno che stiamo fornendo ai lavoratori è, perciò, fondamentale e sarà erogato finché ce ne sarà bisogno.

L’indennità per il lavoro autonomo (i famosi 600 euro), che finora è stato ricevuto da circa 4 milioni di persone, sarà rinnovato e incrementato a 800 euro, con una revisione delle procedure che renda rapidissima l’erogazione della prossima tranche con l’obiettivo che arrivi entro 24 ore. Il rinnovo sarà per un’ulteriore mensilità (aprile) in modo pieno e per maggio per alcuni settori.

Ci sarà il reddito di emergenza, un nuovo strumento temporaneo in favore dei nuclei famigliari che non hanno reddito, pensioni o sussidi pubblici e oggi si trovano in difficoltà economiche.

Verrà prorogata per due mesi la Naspi a favore di coloro che hanno il sussidio di disoccupazione in scadenza e un indennizzo a favore di colf e badanti che, a causa dell’emergenza, non hanno potuto lavorare in questo periodo.

Sul fronte fiscale saranno rinnovate le sospensioni, semplificazioni e agevolazioni già disposte finora. Per contenere l’impatto sugli operatori economici, in particolare di piccole dimensioni, saranno inoltre rinviati alcuni adempimenti, come quelli amministrativi in materia di accisa e quelli attualmente previsti per l’installazione dei dispositivi necessari alla trasmissione telematica dei corrispettivi e, dunque, anche il rinvio degli scontrini elettronici.

Per gli indici di affidabilità fiscale, saranno individuate nuove e specifiche cause di esclusione per l’applicazione e verranno anche riparametrati per tener conto degli effetti di natura straordinaria correlati all’emergenza sanitaria.

Nascerà un fondo di solidarietà per micro e Pmi da 8 miliardi per indennizzare le perdite delle imprese (con possibilità di una quota a fondo perduto), un nuovo fondo per le ricapitalizzazioni da 5 miliardi (investimenti e innovazione), oltre a misure per gli affitti (ristoro integrale per tre mesi per il calo dei fatturati) e sulle bollette (eliminazione degli oneri di sistema), che terrà conto sia della loro dimensione che dell’impatto avuto dalla crisi. Per le PMI, inoltre, ci sarà la possibilità di un parziale assorbimento delle perdite che possa trasformarsi, a determinate condizioni, a fondo perduto.

Per le attività della ristorazione, esclusione della TOSAP per gli incrementi all’aperto degli spazi funzionali alle medesime e credito d’imposta per le spese sostenute per creare i nuovi spazi a disposizione.

A Regioni, Province, città metropolitane ed enti del Servizio Sanitario Nazionale saranno assegnati 12 miliardi di anticipazioni di liquidità per pagare i debiti della pubblica amministrazione e sarà costituito un fondo con una dotazione di 3,5 miliardi di euro aggiuntivi in favore di comuni, province e città metropolitane.

Verrà incrementato lo stanziamento per il credito di imposta concesso alle imprese che procedono alla sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro e che acquistano dispositivi necessari a tutelare la salute dei lavoratori.

Infine, oltre alla sterilizzazione della plastic tax e sugar tax, l’Iva sulle mascherine e sui dispositivi di produzione individuale verrà azzerata nel 2020 e dal 1 gennaio 2021 l’aliquota “sarà al 5 per cento.

Con un altro decreto, verso la metà di maggio, provvederemo alla velocizzazione delle opere pubbliche attraverso un corposo processo di sburocratizzazione.

Il sostegno a imprese e famiglie sta funzionando.

Successivamente alla decisione di offrire garanzie alle famiglie e alle imprese attraverso il sistema bancario, è stata costituita una Task Force per assicurare l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di supporto alla liquidità.

Il gruppo di lavoro, attraverso la Banca d’Italia, ha avviato una rilevazione statistica presso le banche.

I dati raccolti ci dicono che il sistema messo in piedi dal Governo sta funzionando.

Risultano pervenute alle banche quasi 1,3 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per circa 140 miliardi. Poco più della metà delle domande provengono dalle imprese, a fronte di prestiti per 101 miliardi.

Le rimanenti 600.000 domande delle famiglie riguardano prestiti per 36 miliardi.

Circa 42.500 domande hanno riguardato la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 99.000 euro.

Molto importante è la platea dei beneficiari. Si può stimare che circa il 70% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche; solo l’1% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.

Oltre a questa rilevazione sulla moratoria, per quanto concerne il Fondo Centrale di Garanzia a sostegno delle piccole e medie imprese, il Mediocredito Centrale (MCC) segnala che sono complessivamente 38.921 le domande arrivate al Fondo dal 17 marzo al 27 aprile (di cui 1.711 relative alla previgente normativa), per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti.

In particolare, delle 37.210 domande arrivate e relative ai decreti “Cura Italia” e “liquidità”:

  • 20.835 sono pervenute per i finanziamenti fino a 25.000 mila euro, con percentuale della copertura al 100%;
  • 8.556 sono operazioni di garanzia diretta, con percentuale della copertura all’80%;
  • 4.509 sono operazioni di riassicurazione, con percentuale della copertura al 90%;
  • 919 sono operazioni di rinegoziazione e/o consolidamento del debito con credito aggiuntivo di almeno il 10% del debito residuo e con incremento della percentuale di copertura all’80% o al 90%;
  • 40 sono operazioni riferite a imprese small mid cap con percentuale di copertura all’80% e al 90%;
  • 2.313 sono operazioni con beneficio della sola gratuità della garanzia, che a normativa previgente erano a titolo oneroso.

Le 38.921 domande complessivamente arrivate al Fondo dal 17 marzo hanno generato un importo di 3,6 miliardi di euro di finanziamenti, di cui circa 450 milioni di euro per le 20.835 operazioni riferite a finanziamenti fino a 25.000 mila euro.

In virtù di questi numeri si può dire che le misure stanno dando frutti tangibili, sebbene non si possa negare che vi siano state disfunzioni.

Ma occorre tenere presente che la dimensione del fenomeno è enorme, coinvolgendo diverse milioni di soggetti richiedenti, la portata degli interventi governativi è estremamente ampia, la complessità delle tematiche nonché le difficoltà realizzative – che richiedono sforzi organizzativi, informatici e di procedure estremamente gravosi per le banche in un arco di tempo ristretto – sono evidenti.

Lavoreremo per eliminare ogni ostacolo e cercare di fare di più per risolvere ciascun caso.

Il Veneto lumaca a danno dei lavoratori

Il Veneto lumaca a danno dei lavoratori

Per far fronte alla recente emergenza epidemiologica sono state varate alcune manovre economiche a sostegno dei lavoratori all’interno del decreto Cura Italia; tra queste è prevista l’istituzione della Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) a decorrere dal 23 febbraio 2020.

Si tratta di un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese che non possono ricorrere agli strumenti ordinari perché esclusi all’origine da questa tutela o perché hanno già esaurito il periodo di fruizione delle tutele ordinarie, quali Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria (CIGO e CIGS), Fondi di Solidarietà e Fondo di Integrazione Salariale (FIS).

Il Governo ha voluto, così, tutelare le aziende ed i suoi lavoratori.

Grazie alla collaborazione di tutte le parti coinvolte è stata sottoscritta una convenzione tra imprese e sindacati, associazioni bancarie e il ministero del lavoro, che consentirà agli istituti di credito di anticipare fino a 1400€ per la CIGD. La convenzione inoltre sarà un’operazione a costo zero per i lavoratori e non prevede nessun iter burocratico: come già avvenuto in passato durante situazioni di gravi emergenze, saranno le banche stesse ad anticipare le somme per i sussidi, e verranno poi rimborsate in seguito direttamente dall’INPS.

I tempi ordinari per il pagamento della Cassa integrazione sono sempre stati di due o tre mesi. In questo caso, grazie alla normativa semplificata e allo sforzo dell’Inps, i pagamenti arriveranno al più tardi entro 30 giorni dalla ricezione della domanda.

La complicazione della CIGD è che la sua applicazione (invio domande all’INPS e pagamento) è demandata alle Regioni che hanno messo a punto altrettanti accordi regolamentari con le parti sociali. Lo ha fatto anche il Veneto il 20 marzo scorso.

Da sabato 28 marzo 2020, inoltre, i datori di lavoro possono presentare le domande online tramite Veneto Lavoro .

A che punto siamo?

Il Veneto è in grave ritardo nel pagamento della cassa integrazione in deroga ed ha inviato all’INPS solo una piccola parte delle domande che ha ricevuto.

Il dato impietoso emerge dal sito INPS. Al 23 aprile sono state inviate dal Veneto solo 6.972  domande e solo dal 10 aprile.

Cosa significa questo? Poiché non tutti sanno le procedure, il pagamento in ritardo della CIGD a favore dei lavoratori, causato dalla lentezza della Regione Veneto, sarà senz’altro attribuito al Governo.

Perché la Regione non potenzia quell’ufficio di Veneto Lavoro che si occupa di gestire le domande?

Quanti soldi spendono per la crisi altri paesi?

Il Servizio Studi del Senato – Organismo indipendente – ha fatto luce sulla propaganda della Lega e delle destre sulle reali azioni economiche finanziarie dei vari paesi europei per fronteggiare l’effetto coronavirus.

Dal confronto è emerso – oltre al fatto che le cifre indicate dalla Lega sono sbagliate –  che è falso quanto viene detto, ovvero che altri danno soldi a fondo perduto o che mettono in campo più soldi dell’Italia.

In pratica, le distanze non sono così rilevanti e tutti offrono garanzie pubbliche, altro che liquidità senza restituzione.

Vediamo i dettagli.

La Germania. Il Governo federale ha adottato misure pari a 156 miliardi di euro che, nel loro insieme, genereranno un intervento complessivo del valore stimato di circa 1.100 miliardi di euro. Inoltre, attraverso il nuovo Fondo per la stabilizzazione economica (Wsf) si è esteso l’accesso alle garanzie sui prestiti pubblici per imprese di diverse dimensioni con un budget pari a circa 600 miliardi di euro di cui, però, solo 400 miliardi sono garanzie per i debiti di imprese colpite dalla crisi.

La Francia. Il Governo francese ha introdotto un pacchetto di misure economiche del valore complessivo di 45 miliardi di euro. Lo Stato accorda garanzie sui crediti concessi dalle società finanziarie alle imprese non finanziarie registrate in Francia per un totale di 300 miliardi di euro.

La Spagna. La Spagna ha adottato misure per un valore complessivo di 8,9 miliardi di euro in grado di mobilitare fino a 83 miliardi di euro di liquidità a supporto delle imprese attraverso il settore finanziario privato. Inoltre, il Governo spagnolo ha deciso di ampliare fino a 100 miliardi di euro l’ammontare delle garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese e ai lavoratori autonomi.

L’Italia. Il Governo ha adottato misure immediate per 25 miliardi di euro che avranno un effetto leva sugli investimenti fino a circa 350 miliardi euro dell’economia reale. Inoltre, a supporto della liquidità necessaria alle imprese, garantirà prestiti fino a 400 miliardi di euro.

Cosa significa offrire garanzie? Che non si tratta di stanziare effettivamente le cifre indicate, ma produrre, potenzialmente, quei miliardi di finanziamento, ragione per la quale non è possibile un confronto vero sulle garanzie, perché dipende da quanto chiederanno le imprese in ogni paese.

Una cosa è certa, però: nessuno da soldi a fondo perduto.

Come finanziare le politiche di bilancio (e rilancio).

La Banca Centrale Europea varerà un piano d’emergenza contro i rischi del coronavirus attraverso un programma di acquisto di titoli e di obbligazioni pubbliche e private dei paesi membri dell’eurozona da 750 miliardi di euro.

750 miliardi di euro sono tanta liquidità. Il piano serve a contrastare gli effetti del coronavirus che in pochi giorni ha affondato i listini internazionali e ad evitare il peggio all’economia europea.

Sommando il cosiddetto Quantitative Easing (QE) da 20 miliardi al mese, i 120 miliardi di euro già promessi in precedenza ed i 750 annunciati dopo si ottiene un totale di oltre mille miliardi per il 2020.

La promessa di 750 miliardi ha avuto subito un effetto salvifico sullo spread italiano che dai massimi – oltre i 300 punti base – è precipitato a quota 190 in poche ore.

Il problema non è solo nostro. Il differenziale si è allargato anche per paesi come Francia e Olanda. Segno che il Coronavirus rischia di rimettere in discussione la tenuta dell’Eurozona.

Il nuovo programma si chiamerà “Pandemic Emergency Purchase Program” (Pepp), e proseguirà fino alla fine del 2020 e sarà accompagnato anche dal rinnovo dei 2.800 miliardi di euro di titoli già acquistati durante le precedenti iniziative portate avanti durante il mandato di Draghi.

Col Pepp, la Bce comprerà titoli pubblici e privati, inclusi i titoli greci e i commercial paper, di fatto le cambiali che tengono in vita molte piccole e medie aziende e che l’effetto dirompente del coronavirus sta mandando in tilt. La Bce, quindi, inietta molta liquidità e crea un paracadute per l’economia europea, sull’orlo della recessione.

Non si esclude la possibilità di superare i limiti che la Bce si è autoimposta pur di proteggere l’economia dell’eurozona, quindi, la regola che obbliga la Banca Centrale ad acquistare titoli in proporzione al capitale detenuto dalla banca centrale di ogni paese (a sua volta grossomodo proporzionale al Pil).

Un fatto molto rilevante, perché significa che, potenzialmente, la Bce potrà concentrare i suoi acquisti sui titoli di paesi in particolare difficoltà (leggi Italia, ma non solo).

Sono convinto che le misure messe in campo per inondare di liquidità il mercato, fornendo prestiti a tasso zero alle banche e alle imprese, non basteranno.

Si tratta comunque di prestiti di fronte ad una doppia crisi, di domanda e di offerta.

Per evitare che le aziende falliscano, il nostro Governo dovrà fare la sua parte con ambiziose politiche di bilancio e di rilancio, politiche che dovranno essere sostenute finanziariamente dalla Bce chiamata ad acquistare parte dei titoli emessi proprio per finanziare queste politiche.

Sospensione dei versamenti fiscali e contributivi

Il Governo ha introdotto una serie di norme che prevedono uno stanziamento complessivo di 2,4 miliardi di euro, con l’effetto di sospendere tributi e contributi per complessivi 10,7 miliardi di euro.

Viene stabilito il differimento delle scadenze e la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi (per tutte le imprese di piccola dimensione e senza limiti di fatturato per le imprese operanti nei settori più colpiti); della riscossione e invio delle cartelle esattoriali; degli atti di accertamento e dei pagamenti dovuti per i diversi provvedimenti di sanatoria fiscale.

Inoltre, il decreto prevede un credito di imposta per il proprietario di locali commerciali che rinuncia a parte dell’affitto del mese di marzo. Sempre in ambito fiscale è stato incentivato, mediante l’estensione delle detrazioni/deduzioni, il contributo del settore privato al finanziamento del contrasto dell’epidemia e delle cure sanitarie.

  • Sospensione, senza limiti di fatturato, per settori più colpiti – Per gli operatori dei settori più colpiti dalla crisi vengono sospesi i versamenti di contributi e ritenute per lavoratori dipendenti di marzo ed aprile. I settori interessati sono: turistico-alberghiero, termale, trasporti passeggeri, ristorazione e bar, cultura (cinema, teatri), sport, istruzione, parchi divertimento, eventi (fiere/convegni), sale giochi e centri scommesse.
  • Sospensione per contribuenti con fatturato fino a 2 milioni di euro – Versamenti IVA, ritenute e contributi di marzo. In aggiunta, per i contribuenti delle 4 province più colpite (Piacenza, Lodi, Cremona, Bergamo) sospensione dell’IVA a prescindere dal fatturato.
  • Differimento scadenze – Per gli operatori economici ai quali non si applica la sospensione, il termine per i versamenti dovuti al 16 marzo viene posticipato al 20 marzo.
  • Viene sospeso il pagamento del canone di concessione e del prelievo erariale dei centri scommesse.
  • Disapplicazione della ritenuta d’acconto per professionisti senza dipendenti sulle fatture di marzo ed aprile.
  • Sanificazione: viene introdotto un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute per la sanificazione dei luoghi di lavoro, con un tetto al beneficio di 20 mila euro.
  • Incentivi ai lavoratori: 100 euro in più in busta paga per i lavoratori che a marzo svolgono la prestazione sul luogo di lavoro (quindi non in smart working), in proporzione ai giorni lavorati. Spetta ai lavoratori con reddito fino a 40 mila euro.
  • Sospensione dei termini per le attività di Agenzia entrate;
  • Sospensione dei termini per la riscossione di cartelle esattoriali, per saldo e stralcio e per rottamazione-ter, sospensione dell’invio nuove cartelle e sospensione degli atti esecutivi.
  • Donazioni COVID-19 – la deducibilità delle donazioni effettuate dalle imprese ai sensi dell’articolo 27 L. 133/99, che disciplina le disposizioni in favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche, viene estesa; inoltre viene introdotta una detrazione per le donazioni delle persone fisiche fino a un beneficio massimo di 30.000 euro.
    La Protezione Civile è autorizzata ad aprire appositi conti correnti destinati a raccogliere le donazioni liberali per l’emergenza COVID-19.
  • Affitti commerciali – A negozi e botteghe viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo.
  • Vengono sospesi i termini del processo tributario.
  • Slitta dal 7 al 31 marzo il termine entro il quale i sostituti di imposta devono trasmettere la certificazione unica
  • Si sposta dal 28 al 31 marzo 2020 la scadenza entro cui gli enti terzi (fra cui banche, assicurazioni, enti previdenziali e amministratori di condominio) devono inviare i dati utili per la dichiarazione dei redditi precompilata.
  • Prorogato al 5 maggio 2020 il giorno in cui la dichiarazione precompilata sarà disponibile per i contribuenti sul portale dell’Agenzia delle Entrate.
  • Spostata dal 23 luglio al 30 settembre 2020 la scadenza per l’invio del 730 precompilato.

 

“Cura Italia”. Sostegno ai lavoratori e garanzia dei redditi

Nessuno perderà il proprio posto di lavoro a causa dell’epidemia. Con uno stanziamento di 10,2 miliardi di euro viene garantita la tenuta dell’occupazione e dei redditi, potenziando l’intero impianto degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e fondo di integrazione salariale) per l’intero territorio nazionale e per tutti i settori produttivi, incluse le attività con meno di 5 dipendenti.

Analoga attenzione è rivolta a quelle condizioni lavorative che per la loro natura autonoma o atipica non hanno generalmente accesso ai principali ammortizzatori sociali.

A tal fine si è intervenuti per assicurare un sostegno al reddito per i lavoratori non coperti dalla Cassa integrazione in deroga, come gli stagionali, inclusi quelli del settore del turismo, gli autonomi, tra cui i lavoratori del settore dello spettacolo, i lavoratori a tempo determinato.

  • Con uno stanziamento complessivo di 4 miliardi di euro, la Cassa integrazione in deroga viene estesa per l’intero territorio nazionale, per tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi. I datori di lavoro, anche le aziende con meno di 5 dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica possono ricorrere alla cassa integrazione guadagni in deroga con la nuova causale “Covid-19” per la durata massima di 9 settimane. Tale possibilità viene estesa anche alle imprese che già beneficiano della Cassa integrazione straordinaria.
  • Nel Fondo Integrazione Salariale che normalmente copre le aziende da 5 a 50 dipendenti si potrà prendere l’assegno ordinario in deroga tra i 5 e i 15 dipendenti con l’introduzione di una deroga al limite di tiraggio.
  • Indennizzo di 600 euro per i lavoratori autonomi e le partite IVA. L’indennizzo va ad una platea di quasi 5 milioni di persone: professionisti non iscritti agli ordini, co.co.co. in gestione separata, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori del settore spettacolo, lavoratori agricoli.
  • Viene istituito un fondo ad hoc, il ‘Fondo per il reddito di ultima istanza’, da 300 milioni di euro per il sostegno a professionisti ordinisti e altri esclusi dall’indennizzo di 600 euro, per un totale di 500.000 persone. L’indennità di 600 euro è riconosciuta ai collaboratori sportivi, con uno stanziamento di 50 milioni di euro a copertura di una platea di circa 83.000 persone.
  • Vengono sospese le procedure di licenziamento avviate dopo il 23 febbraio 2020 per i due mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto. In questo periodo, il datore di lavoro, indipendentemente dal contratto, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo, fra cui il licenziamento per motivi economici.
  • Incentivi e contributi per la sanificazione e sicurezza sul lavoro – Per le imprese vengono introdotti incentivi per gli interventi di sanificazione e di aumento della sicurezza sul lavoro, attraverso la concessione di un credito d’imposta, nonché contributi attraverso la costituzione di un fondo INAIL; contributi sono previsti anche per gli enti locali attraverso uno specifico fondo.
  • Incentivi ai lavoratori – Ai lavoratori con reddito annuo lordo fino a 40.000 euro che nel mese di marzo svolgono la propria prestazione sul luogo di lavoro (non in smart working) viene riconosciuto un incentivo di 100 euro (in proporzione ai giorni lavorati).
  • Viene previsto l’utilizzo degli operatori impiegati in servizi socio-assistenziali dei Comuni.
  • Disposizioni a sostegno dei genitori lavoratori, a seguito della sospensione del servizio scolastico: con uno stanziamento di circa 1,3 miliardi vengono previsti il congedo parentale per 15 giorni aggiuntivi al 50% del trattamento retributivo o, in alternativa, voucher da 600 euro (aumentato a 1.000 euro per sanitari pubblici e polizia) e il voucher per gli autonomi.
  • Incremento, in caso di handicap grave, fino a 12 giorni del permesso retribuito per i fruitori della legge 104.
  • Per i dipendenti della Pubblica Amministrazione vengono messe a disposizione le dotazioni informatiche (computer portatili e tablet) necessarie per consentire lo svolgimento del lavoro agile. Per il settore pubblico e per quello privato è stabilito che il periodo di malattia o quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria sia equiparato alla malattia.