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Zaia ha fallito. Miseramente!

La diffusione del virus in Veneto è praticamente fuori controllo, tanto che è stata decretata la “zona arancione”.

Come è noto dal 4 maggio le decisioni sono ripartite tra lo Stato e le Regioni. Sulla base di 21 parametri decisi insieme, lo Stato attua i provvedimenti meglio conosciuti come “zone, gialle, arancioni e rosse” nell’ambito delle quali sono stabilite misure automatiche e generali e le Regioni possono attuare restrizioni ulteriori, sulla base dei dati epidemiologici.

Fino ad ora il Veneto è stata “zona gialla”, la più leggera delle restrizioni.

In questo contesto, Zaia ha scommesso sui tamponi a tappeto, sui posti letto in terapia intensiva quasi raddoppiati, sulle strutture dedicate al covid e sull’alta spesa per la sanità (ergo: tenuta del sistema sanitario e capacità di tracciamento territoriale).

Intanto, però, il virus ha continuato a circolare con tante persone in giro che si sono incontrate e assembramenti vari. Prima del periodo di Natale il Veneto non ha mai attuato provvedimenti restrittivi – pur avendone la piena facoltà – ma si è solo adeguato alle restrizioni decise per il resto d’Italia con l’alternanza di zone rosse nei giorni festivi e arancioni.

Zaia non ha cambiato le proprie decisioni anche quando era più che evidente che i contagiati crescevano in maniera esponenziale e si capiva bene che si stava andando incontro al peggio. Forse l’aveva capito anche lui quando a fine novembre scorso ha chiesto – con un voltafaccia incredibile – al Governo la zona rossa per il Veneto fino all’Epifania (chiedendo la responsabilità di altri).

In Veneto, Zaia ha puntato molto sui tamponi rapidi invece che su quelli molecolari. I tamponi rapidi antigenici sono meno accurati, espongono a un maggior rischio di falsi negativi come hanno denunciato gli stessi medici.

Aver utilizzato in modo pressoché unico i tamponi rapidi antigenici (anziché dei molecolari) per lo screening periodico del personale sanitario, per ammettere pazienti non-COVID in ospedale e per testare personale e ospiti delle RSA è stato un gravissimo errore perché se un operatore falso negativo mette piede in ospedale è piuttosto facile che possa svilupparsi un focolaio, come del resto è accaduto.

Per questa ragione i tamponi rapidi si sono dimostrati non adeguati al livello di confronto, tant’è che il Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute tende a non conteggiarli ed in ogni caso, sugli strumenti di diagnosi è utile anche il seguente documento dell’Istituto Superiore di Sanità del 4 novembre.( https://www.iss.it/primo-piano/-/asset_publisher/o4oGR9qmvUz9/content/diagnosticare-covid-19-gli-strumenti-a-disposizione.-il-punto-dell-iss)

Sono convinto che in Veneto Zaia avrebbe dovuto agire più restrittivamente perché prima o poi, come è stato, si sarebbe arrivati al momento in cui la crescita dei casi non si riusciva più a contenere nonostante gli sforzi.

Purtroppo, se il virus circola troppo, ogni sistema, anche il più virtuoso, salta. Al momento, ahinoi, conta solo la tempistica delle chiusure per ridurre il contagio.

Pensate, secondo un calcolo fatto dalla Columbia University di New York sulla prima ondata ha dimostrato come lo stesso intervento applicato solo 1-2 settimane prima, sarebbe bastato a evitare a livello nazionale il 61,6% delle infezioni e il 55,0% dei decessi segnalati al 3 maggio negli Usa.

Per capire meglio gli errori di Zaia, può servire anche il confronto con un’altra Regione da sempre zona gialla, il Lazio. In Veneto ha subito un balzo di contagi molto elevato mentre il Lazio non ha subito un’escalation di contagi e decessi ma è sempre riuscito a contenere la diffusione del coronavirus?

La risposta è semplice: conta il livello di diffusione dell’epidemia da cui partivano entrambe le Regioni e in Veneto il virus è entrato prepotente anche nelle Rsa e negli ospedali, elementi cruciali per la diffusione dei contagi.

Ma allora, perché a fronte della rilevante diffusione del virus misurata nella prima ondata e delle rilevate difficoltà nelle Rsa e ospedali, Zaia non ha mai adottato provvedimenti restrittivi?

Perché quando ha visto che la media dell’età dei contagiati stava salendo velocemente – e ciò significava aumento dei decessi dovuti anche all’età avanzata dei contagiati – non ha agito?

E perché ha scaricato tutto sulla responsabilità dei singoli cittadini perorando la causa del tampone “fai da te” in Farmacia? Assegnare la diffusione dei contagi ai singoli è una stupidata che per nostra fortuna non sta avendo seguito.

Resta che non ha agito (per non scontentare?) ed in questo modo superficiale ha ingenerato la convinzione che il virus in Veneto fosse fortemente contrastato e monitorato.

La fiducia di tanti veneti in lui ha fatto il resto.

Ah, dimenticavo, poi c’è la risibile balla sui tamponi

Zaia giustifica la grave diffusione dei contagi in Veneto (che non é riuscito ad evitare perché non ha mai preso decisioni restrittive) con l’elevato numero dei tamponi effettuati: “se ne fai tanti (vantandosene), ne trovi tanti”.

Non fa una grinza.

Ma per capire meglio che si tratta di una falsità, serve il confronto con Lazio e Campania, due regioni a parità di popolazione. Lí gli ospedali e le terapie intensive sono occupate per la metà ed i deceduti sono meno di un terzo rispetto al Veneto.

La storiella di Zaia è una balla.

Infatti, gli scienziati (e le persone serie) calcolano il peso percentuale dei positivi sui tamponi fatti perché questo dato dice la verità con sviluppo proporzionale.

Le rilevanti differenze delle terapie intensive e dei decessi lo confermano, purtroppo

Ci sono più contagi laddove il covid era più diffuso in primavera ed i tamponi non c’entrano proprio nulla, se non per trovare e isolare i positivi. Questo avrebbe dovuto consigliare scelte restrittive, soprattutto in zona gialla.

La matematica non è un’opinione, la propaganda di Zaia, si (sulla nostra pelle, peraltro).

Il vaccino è anche geopolitica

L’anno appena iniziato rifletterà ancora per un po’ quanto abbiamo vissuto nel 2020.

L’economia globale è in difficoltà, tantissime famiglie sono state spinte verso condizioni di povertà, molti comparti industriali sono in affanno, il piccolo commercio è aggredito da una sofferenza enorme ed i Paesi più deboli stanno regredendo dopo anni di sviluppo.

Il vaccino è l’unica speranza.

Anzi, a ben guardare la situazione mondiale e le conseguenti destabilizzazioni che il virus sta determinando nonché le diseguaglianze e l’aumento degli squilibri tra ricchi e poveri, posso ragionevolmente ritenere che il vaccino non servirà solo contro il virus, ma anche per contrastare e invertire una condizione nell’ambito della quale può ingenerarsi il tutti contro tutti.

A fronte di ciò, tuttavia, non tutti i Paesi hanno contribuito allo stesso modo.

Contro la pandemia uno sviluppo sicuramente positivo è stata la costituzione di COVAX, codiretto dall’alleanza per i vaccini (Gavi), dall’OMS e dalla coalizione per l’innovazione in materia di preparazione alle epidemie (CEPI), è finalizzato a supportare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione dei nuovi vaccini Covid-19.

Positivo, perché COVAX si pone lo scopo di distribuire a tutti, soprattutto ai Paesi con redditi più bassi, i vaccini di ultima generazione e perché via sia una gestione globale dei vaccini Covid-19 attraverso un processo di prequalificazione da parte dell’OMS che ne certifica qualità, sicurezza ed efficacia.

Diversamente da questo approccio positivo, si annoverano le decisioni negative di Stati Uniti, Russia e Cina i quali non solo non hanno voluto contribuire economicamente all’iniziativa COVAX, ma addirittura rivendicano l’accesso prioritario ai vaccini Covid-1911 (USA) o producono vaccini di dubbia qualità (Russia e Cina) in merito ai quali hanno avviato accordi bilaterali con nazioni in America Latina, Asia e Africa.

Da questi comportamenti si capisce ancora di più la posta in gioco, ovvero l’utilizzo geopolitico del vaccino, per creare nuove aree di influenza nel mondo o consolidare al proprio interno il consenso.

Ovviamente, penso che l’iniziativa COVAX sia l’unica in grado di tutelare i più deboli da ingerenze future non sempre limpide e trasparenti.

C’è un però.

Se non si fa in fretta e i finanziamenti non saranno costanti, il rischio che i Paesi più deboli ricevano per un lungo tempo altri tipi di vaccini, come quelli tradizionali adenovirali a basso costo prodotti da case farmaceutiche multinazionali o da aziende russe e cinesi, anziché i vaccini più moderni seguiti dall’OMS, può determinare un nuovo asse nell’ambito del quale prevale l’interesse a entrare nella gestione politica di quei Paesi e non quello di tutelare la salute pubblica di quelle comunità.

Solo la gestione COVAX garantisce efficacia delle vaccinazione e rispetto delle democrazie e delle Istituzioni di quei Paesi.

Sono certo che con la vittoria di Biden, gli Stati Uniti saranno un altro Paese che contribuirà all’affermazione universale dei vaccini nonché al sostegno economico delle iniziative che favoriscono questo approccio (attualmente prevalgono il contributo degli Stati Uniti e dei governi europei oltre che della Fondazione Gates) e, soprattutto, condizioneranno le politiche condotte da alcuni Paesi, Russia e Cina in primis e contrasteranno le pericolose manifestazioni di estremismo anti-scientifico.

Zaia ha fallito e noi paghiamo le conseguenze.

I dati del, Veneto sono allarmanti.

Tra contagiati, posti occupati negli ospedali, condizioni nelle RSA e decessi, siamo molto oltre la prima ondata pandemica di primavera.

Allora, il beneficio fu certamente il lockdown totale, unica soluzione per contrastare la diffusione del virus.

Dal 4 maggio le decisioni sono ripartite tra lo Stato e le Regioni.

Sulla base di 21 parametri decisi insieme, lo Stato attua i provvedimenti meglio conosciuti come “zone, gialle, arancioni e rosse” nell’ambito delle quali sono stabilite misure automatiche e generali.

Sempre nelle medesime aree, però, le Regioni possono attuare restrizioni ulteriori, sulla base dei dati epidemiologici.

Qui, il grave errore di Zaia, dal primo giorno della decisione della zona gialla per il Veneto.

Egli ha puntato tutto sull’effettuazione massiccia dei tamponi, in particolare privilegiando quelli rapidi.

Questa scelta avrebbe dovuto consentire l’individuazione dei contagiati, il loro isolamento e il loro tracciamento. In questo modo, arginando la diffusione, non sarebbero servire altre decisioni più drastiche.

C’è stato un momento in cui ha fatto credere che puntava su uno strano tampone “fai da te” per aumentare la quota dei tamponi. In tanti lo hanno seguito, poi quella cosa è sparita, per nostra fortuna.

Questo comportamento è stato un fallimento.

Primo, perché ha ingenerato la convinzione che il virus era fortemente contrastato e monitorato. Il binomio tamponi/niente restrizioni ha favorito gli spostamenti, convinti che le cose fossero sotto controllo.

Secondo, perché i tamponi rapidi si sono dimostrati non adeguati al livello di confronto, tant’è che il Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute non li conteggia.

E, purtroppo, i risultati sono più che evidenti – aggravati dall’impossibilità di tracciare tutti – e confermano che il sostanziale “liberi tutti” è stato il problema principale delle scelte di Zaia.

D’altronde, bastava seguire i suoi sermoni quotidiani per comprendere che mai parlava di scelte, ma solo di aria fritta e ovvietà imbarazzanti, peraltro, ben esposte dal comico Crozza.

Il colpo finale al suo fallimento, lo ha decretato lui stesso: ha chiesto al Governo la zona rossa fino all’Epifania.

Con questa mossa ha messo la parola fine a tante sciocchezze e convinzioni che hanno procurato al Veneto i danni peggiori rispetto alle altre realtà.

La violenza contro le donne è un crimine.

Il 25 novembre scorso è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per comprendere meglio questo grave fenomeno sociale che affligge il nostro Paese, per restare dentro i confini nazionali, credo sia utile rendere noti due dati che sono significativi e che vanno oltre gli omicidi, dei quali si parla, che sono stati 133 nel 2018, 111 nel 2019 e 91 nei primi dieci mesi del 2020.

Partiamo dall’accesso ai Pronto Soccorso degli ospedali. Il 24 novembre 2017 sono state adottate le linee guida nazionali rivolte alle aziende sanitarie e ospedaliere per garantire un intervento adeguato e integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna.

Le linee guida delineano un percorso per le donne che subiscono violenza, a partire dal triage ospedaliero fino al loro accompagnamento o orientamento, se consenzienti, ai servizi pubblici e privati dedicati.

Il Ministero della salute, utilizzando i dati degli accessi al Pronto Soccorso, ha effettuato un monitoraggio a livello nazionale degli accessi delle donne vittime di violenza per gli anni 2017 – 2019. Ebbene, sono state 19.166 le donne vittime di questi episodi di violenza e di queste il 34% sono state accompagnate con l’intervento del 118.

Il secondo dato importante riguarda le chiamate al numero verde 1522 nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020. Il numero verde è promosso e gestito dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio.

I dati provenienti dalle chiamate al 1522, messi a confronto con lo stesso periodo degli anni precedenti, forniscono indicazioni utili all’evoluzione del fenomeno nel corso del lockdown.

Ebbene, il numero delle chiamate valide sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020 è notevolmente cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+71,7%), passando da 13.424 a 23.071. La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è triplicata passando da 829 a 3.347 messaggi.

Nel periodo considerato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le telefonate  sono cresciute del 107%. Crescono anche le chiamate per avere informazioni sui Centri Anti Violenza (+65,7%).

Comincio a provare addirittura pena

Un minuto dopo che sono state attribuite le zone di rischio per ciascuna regione italiana, è cominciato il coro assordante di alcuni presidenti di regione che hanno lamentato la loro collocazione.

Alcuni di loro dovrebbero stare zitti, e penso alla Lombardia e al Piemonte, ma hanno avuto anche la faccia tosta di alzare la voce.

Per capire quanto sia assurda la posizione di chi ha protestato, occorre fare un passo indietro.

Il 30 aprile scorso, dopo un lungo confronto tra il Governo, il Comitato tecnico Scientifico e le Regioni furono fissati 21 parametri in base ai quali adeguare le misure di contrasto alla diffusione dei contagi.

Si tratta di parametri molto complessi che sviluppano esclusivamente i dati che quotidianamente le regioni rilevano sul proprio territorio e comunicano, sempre giornalmente, al Ministero della Salute che li analizza secondo un processo ben definito.

E’ proprio dall’analisi di queste informazioni che le regioni forniscono che emergono gli eventuali profili di rischio o meno.

A suo tempo, appunto ad aprile, furono creati per affrontare i mesi futuri che sono stati tranquilli a partire da giugno e adesso più cruenti.

Dal 4 giugno, con la cosiddetta seconda fase, a decidere in merito alle azioni di contrasto sono le regioni e non più il Governo come era stato fino a quel momento.

Quindi, il meccanismo messo in piedi era: le Regioni comunicavano i dati, il Ministero della Salute li analizzava e sulla base delle risultanze, più o meno positive, le Regioni agivano. E’ sempre sulla base di questo meccanismo che sono state prese le decisioni di riaprire piano piano tutte le attività in estate. Non si tratta di un sistema che da i voti, ma uno strumento con regole rigide ben definite che fa capire il quadro attuale e la sua evoluzione.

Fino a metà ottobre.

Infatti, con il primo DPCM omogeneo per tutta Italia, è emerso il problema: quanto fatto dalle Regioni fino a quel momento, più l’apertura delle scuole, l’arrivo di temperature più rigide ed il pieno funzionamento delle attività avevano avuto l’effetto di una virulenta ripresa del virus.

Da qui la decisione attuale: una linea uguale per tutti (il divieto di movimento dalle 22 alle 6) e azioni mirate sui territori in capo alle Regioni sulla base delle risultanze dei dati comunicati.

Apriti cielo. Quello che andava bene finora, adesso non lo è più.

Ma io dico: ma se il virus è presente, si capisce che le cose peggiorano, i dati li comunichi tu, finora hai sempre fatto così, ma perché ti lamenti se sei in zona rossa o arancione?

E’ una cosa assurda. Peraltro, l’attribuzione del rischio per zone è variabile. Infatti, settimanalmente i dati possono migliorare o peggiorare e speriamo che tutto il Paese passi da rosso-arancione-giallo a verde.

Perché tanti DPCM ravvicinati? In tre punti la spiegazione 

Nelle ultime tre settimane il Presidente Conte ha firmato due Decreti con disposizioni restrittive per contrastare la diffusione dei contagi. Un altro lo firmerà domani.

La domanda è lecita: perché tre Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri a distanza di una settimana circa l’uno dall’altro e non assumere la decisione più drastica sin dall’inizio?

Dal momento della recrudescenza dei contagi, i Decreti sono stati emanati il 18 ottobre, il 24 ottobre ed il nuovo sarà lunedì 2 novembre.

E’ necessario, quindi, comprendere in che modo si assume questa particolare decisione.

Sin dall’estate scorsa è stato predisposto un documento, dal titolo “Prevenzione e risposta a COVID-19” (concluso, poi, a settembre) nel quale sono descritti gli scenari possibili e le azioni conseguenti da assumere.

Per fare un esempio concreto, la fase 3, quella in cui siamo, prevede che occorrono azioni (locali/provinciali/regionali) per l’aumento delle distanze sociali, possibili obblighi anche su base locale sull’utilizzo di mascherine anche all’aperto, zone rosse con restrizioni temporanee con riapertura possibile valutando incidenza e Rt, interruzione di attività sociali/culturali/sportive a maggior rischio assembramento, valutazione di interruzione di alcune attività produttive con particolari situazioni di rischio, possibili restrizioni della mobilità interregionale ed intraregionale”.

Quindi, un primo dato è che le scelte del Presidente del Consiglio sono già state individuate nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19”. A questo link troverai il documento completo (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5373_16_file.pdf).

Ogni settimana, di norma il venerdì, il Comitato Tecnico Scientifico analizza ed elabora i risultati provenienti dai tamponi effettuati e dal sistema sanitario nazionale. Questi dati vengono scientificamente valutati e proiettati in linea potenziale per il futuro.

Nelle ultime tre settimane, i dati sempre in forte aumento dei contagiati e dei ricoverati (quindi, le criticità del sistema sanitario), la loro diffusione territoriale e le gravi difficoltà di tracciare i contatti dei contagiati scoperti, sono stati sempre valutati dal Comitato che, a sua volta, ha inoltrato al Governo le proprie conclusioni affinché si prendessero le decisioni del caso.

Quindi, il secondo dato è che le scelte del Presidente del Consiglio sono prese sulla base di evidenze scientifiche.

Detto questo, veniamo al perché dei DPCM a ripetizione.

Le scelte di contrasto al virus sono normalmente proiettate nei successivi 10/14 giorni. Pertanto, per valutare i risultati delle decisioni prese con il DPCM 18 ottobre si sarebbe dovuto aspettare almeno fino al 28 e per quello del 24 ottobre fino al 7 novembre prossimo.

In realtà, e questo è il terzo dato, i DPCM si sono susseguiti a distanza inferiore a causa della velocissima e diffusissima espansione dei contagi notevolmente superiori ad ogni previsione tanto che non è stato assolutamente possibile attendere gli esiti delle scelte precedentemente assunte.

Una situazione allarmante alla quale non si riesce a far fronte e che ci sta portando dritti allo scenario 4, il peggiore, quello in cui è previsto anche il lockdown totale.

Con il DPCM di domani si cercherà ancora di arginare il virus che corre più che velocemente, tanto che in tutta Europa le scelte assunte si somigliano e tutte sacrificano la mobilità delle persone e l’esercizio delle attività economiche.

Decreto “Ristoro”. Le decisioni prese.

Il Governo ha stanziato 5,4 miliardi di euro e ne potranno beneficiare ristoranti, partite Iva, gestori di palestre e piscine, discoteche, lavoratori stagionali, termali e dello spettacolo.

Contributi a fondo perduto

I contributi a fondo perduto sono per tutte le aziende che, a causa dell’ultimo Dpcm, sono costrette a chiudere o a ridurre l’orario, ma anche a taxi e noleggi con conducente, indirettamente colpiti. Si parte dai ristori già erogati ai sensi del decreto Rilancio (Maggio 2020), ma questa volta gli importi saranno quasi sempre più alti.

I contributi a fondo perduto sono per circa 460 mila imprese e saranno accreditati a partire dal 15 novembre con erogazione automatica sul conto corrente per chi li ha già ricevuti in precedenza.

I beneficiari sono suddivisi per categorie e, in base all’attività, il contributo varia dal 100% al 400%, fino ad un massimo di 150.000 euro di contributo.

La novità è che possono fare domanda anche le imprese che non ne hanno usufruito nei mesi precedenti e le imprese che fatturano oltre 5 milioni di euro all’anno, con un ristoro pari al 10% da calcolare sulla perdita di fatturato (in passato, escluse).

Il contributo è sempre rapportato alle perdite di fatturato rilevate dalle differenze tra i ricavi di aprile 2020 e di aprile 2019.

I contributi a fondo perduto sono previsti nella misura del:

  • 100% per tassisti e noleggiatori;
  • 150% per gelaterie, pasticcerie e bar senza cucina, aziende agricole e strutture alberghiere;
  • 200% per ristoranti, catering, piscine, palestre, teatri e cinema;
  • 400% per discoteche, sale da ballo e simili.

Quindi, i nuovi aiuti saranno, in base al codice Ateco dell’attività, pari al 100%, al 150% o al 200% rispetto all’aiuto già previsto dal decreto Rilancio, che a sua volta era pari al 20%, 15% o 10% (a seconda della grandezza dell’azienda) della perdita subìta.[1]

Esempi:

Attività con ricavi e compensi inferiori a 400mila euro Ricavi aprile 2019 Ricavi aprile 2020 (e perdite) Contributo DL Rilancio (Maggio)

 

Contributo DL Ristoro

(% di oggi x20% di maggio)

Bar, pasticcerie 15.000 3.000 (-12.000) 2.400 (20%) 3.600 (150%)
Ristoranti 20.000 5.000 (-15.000) 3.000 (20%) 6.000 (200%)
Palestre, piscine 40.000 10.000 (-30.000) 6.000 (20%) 12.000 (200%)
Discoteche 100.000 20.000 (-80.000) 16.000 (20%) 48.000 (400%)

 

  1. Le cifre sono indicate – per comodità – per consentire il risultato superiore ai 2.000 euro a fondo perduto, importo minimo del contributo comunque da erogare nel caso in cui la differenza aprile 2020/aprile 2019 generasse un contributo inferiore.

Per i ristori ci sarà un doppio binario: per chi lo ha già avuto l’indennizzo sarà automatico e arriverà con bonifico sul conto corrente da parte dell’Agenzia delle entrate entro il 15 novembre. Potranno presentare la domanda anche le attività che non hanno usufruito dei precedenti contributi. L’Agenzia riaprirà il canale per le istanze e il ristoro arriverà entro la metà di dicembre.

Rata IMU cancellata

In arrivo la cancellazione dellaseconda rata dell’IMU, da pagare entro il 16 dicembre 2020. Questa dovrebbe essere eliminata per tutti i soggetti economici colpiti dal DPCM 25 ottobre: ristoratori, gestori di cinema, teatri, palestre, piscine e altre attività per le quali è imposta la chiusura totale o anticipata alle 18.00.

Credito d’imposta per affitti commerciali

Il credito d’imposta sugli affitti commerciali al 60% riguarda i mesi diottobre, novembre e dicembre. La misura viene allargata alle imprese con ricavi superiori a 5 milioni di euro annui, a patto che abbiano subito un calo di fatturato di almeno il 50%.
Il credito sarà cedibile al proprietario dell’immobile locato.

Proroga cassa integrazione

Tra le novità principali del nuovo decreto c’è la proroga della Cig per altre 6 settimane, un intervento che, da solo, richiede 1,6 miliardi di euro. La proroga riguarda il periodo compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021 e possono beneficiarne le imprese che hanno esaurito le settimane precedenti.

È prevista un’aliquota contributiva addizionale differenziata sulla base della riduzione di fatturato.  Per le imprese che hanno avuto una riduzione di fatturato oltre il 20% la Cig è gratuita, stessa cosa per i datori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019.

Bonus lavoratori spettacolo, turismo, stagionali e termali

Confermata l’indennità di 1.000 euro per i lavoratori dello spettacolo (intermitenti e autonomi), stagionali e del turismo. Per queste categorie il decreto prevede anche la proroga della cassa integrazione.

È riconosciuta un’ulteriore indennità destinata a tutti i lavoratori del settore sportivo che avevano già ricevuto le indennità previste dai decreti “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) e “Rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34). L’importo è aumentato da 600 a 800 euro.

Reddito di emergenza

Per coloro che ne hanno già beneficiato nei mesi passati, il dl Ristori conferma il reddito di emergenza per altre due mensilità. Il valore del beneficio può arrivare anche a 800 euro (attualmente in media 560 euro per circa 300mila famiglie).

Esonero contributi previdenziali

A sostegno dell’imprenditoria, il dl Ristori prevede lo stop ai versamenti previdenziali per le imprese che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa del Covid-19, tranne quelle del settore agricolo (per le quali sono previste altre misure). L’esonero contributivo dura 4 mesi al massimo ed è fruibile entro e non oltre maggio 2021.
Il quantum dell’esonero viene calcolato sulla base della perdita di fatturato:

  • fino al 50% per le imprese che hanno avuto una riduzione inferiore al 20%;
  • fino al 100% per le imprese con riduzione pari o superiore al 20%.

Filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura

Previsto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per tutta la filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura. La misura riguarda i contributi dovuti per il mese di novembre. Tale beneficio è riconosciuto anche a imprenditori agricoli, coltivatori diretti, mezzadri e coloni.

Stanziati 100 milioni di euro per sostenere tutta la filiera e la concessione di contributi a fondo perduto per gli imprenditori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e a chi ha avuto un calo di fatturato superiore al 25% rispetto a novembre dello scorso anno.

Settore sportivo: le indennità previste

Tra i settori maggiormente colpiti c’è quello sportivo, soprattutto dilettantistico. Il dl Ristori riconosce un’indennità ulteriore per coloro che lavorano con lo sport ed hanno già ricevuto le indennità di 600 euro stabilite dal Cura Italia e poi dal dl Rilancio. L’importo del beneficio è aumentato a 800 euro.

Inoltre viene istituito un apposito Fondo con 50 milioni di euro da destinare alle società sportive dilettantistiche danneggiate dalla riduzione o chiusura totale delle attività.

Pacchetto Giustizia

Non da ultimo, il nuovo decreto si occupa anche del comparto Giustizia, con diversi articoli dedicati alle misure di prevenzione nei tribunali. Tra le novità ci sono l’implementazione del deposito di atti e documenti via PEC, l’accesso agli atti da remoto e la possibilità di procedere a divorzio e separazione senza comparizione delle parti.

Computer studenti

Al provvedimento sono state agganciate anche altre misure, come gli 85 milioni per acquistare computer per gli studenti.

Fondi di sostegno per alcuni dei settori più colpiti

È stanziato complessivamente 1 miliardo per il sostegno nei confronti di alcuni settori colpiti:

  • 400 milioni per agenzie di viaggio e tour operator;
  • 100 milioni per editoria, fiere e congressi;
  • 100 milioni di euro per il sostegno al settore alberghiero e termale;
  • 400 milioni di euro per il sostegno all’export e alle fiere internazionali.
  • 100 milioni di euro per la filiera agricola.

 Sostegno allo sport dilettantistico

Per far fronte alle difficoltà delle associazioni e società sportive dilettantistiche viene istituito un apposito Fondo le cui risorse verranno assegnate al Dipartimento per lo sport.

Il Fondo viene finanziato per 50 milioni di euro per il 2020 per l’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività, tenendo conto del servizio di interesse generale che queste associazioni svolgono, soprattutto per le comunità locali e i giovani.

Salute e sicurezza

È previsto un insieme di interventi per rafforzare ulteriormente la risposta sanitaria del nostro Paese nei confronti dell’emergenza Coronavirus. Tra questi:

  • lo stanziamento dei fondi necessari per la somministrazione di 2 milioni di tamponi rapidi presso i medici di famiglia;
  • l’istituzione presso il Ministero della salute del Servizio nazionale di risposta telefonica per la sorveglianza sanitaria e le attività di contact tracing.

Ecco nel dettaglio a quali tipologie di attività di applicheranno i diversi coefficienti di incremento. In ogni caso, successivi decreti del ministro dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’economia potrannoaggiungere ulteriori codici relativi a settori “direttamente pregiudicati dalle misure restrittive introdotte dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri”.

CODICI ATECO INTERESSATI E % DI CONTRIBUTO:

493210 Trasporto con taxi 100%
493220 Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimesse con conducente 100%
561011 Ristorazione con somministrazione 200%
561012 Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole 200%
561030 Gelaterie e pasticcerie 150%
561041 Gelaterie e pasticcerie ambulanti 150%
561042 Ristorazione ambulante 200%
562100 Catering per eventi, banqueting 200%
563000 Bar e altri esercizi simili senza cucina 150%
591400 Attività di proiezione cinematografica 200%
823000 Organizzazione di convegni e fiere 200%
900400 Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche 200%
931110 Gestione di stadi 200%
931120 Gestione di piscine 200%
931130 Gestione di impianti sportivi polivalenti 200%
931190 Gestione di altri impianti sportivi nca 200%
931200 Attività di club sportivi 200%
931300 Gestione di palestre 200%
931910 Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi 200%
931999 Altre attività sportive nca 200%
932100 Parchi di divertimento e parchi tematici 200%
932910 Discoteche, sale da ballo night-club e simili 400%
932930 Sale giochi e biliardi 200%
932990 Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca 200%
960410 Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali) 200%
960420 Stabilimenti termali 200%
960905 Organizzazione di feste e cerimonie 200%
551000 Alberghi 150%
552010 Villaggi turistici 150%
552020 Ostelli della gioventù 150%
552030 Rifugi di montagna 150%
552040 Colonie marine e montane 150%
552051 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence 150%
552052 Attività di alloggio connesse alle aziende agricole 150%
553000 Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte 150%
559020 Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero 150%
493901 Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o sub-urbano 200%
773994 Noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli: impianti luce ed audio senza operatore, palchi, stand ed addobbi luminosi 200%
799011 Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento 200%
799019 Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca 200%
900101 Attività nel campo della recitazione 200%
900109 Altre rappresentazioni artistiche 200%
900201 Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli 200%
900209 Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche 200%
920009 Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse (comprende le sale bingo) 200%
949920 Attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby 200%
949990 Attività di altre organizzazioni associative nca 200%

[1] Decreto Rilancio (Maggio 2020): l’ammontare del contributo si calcola applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’analogo importo del mese di aprile 2019.

Le percentuali previste erano le seguenti:

  • 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 400.000 euro
  • 15%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 1.000.000 euro
  • 10%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 5.000.000 euro.

Il contributo era comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

 

Ma, Sboarina favorisce gli assembramenti?

Con un’Ordinanza anti-covid il sindaco ha interdetto diverse zone della città al transito e alla sosta dei pedoni. Una scelta che sembra ragionevole ed in linea con la diffusione dei contagi, se non fosse che nei divieti non rientrano i veri luoghi della movida veronese.

Ad esempio, è un grave errore non interdire Piazza Erbe e la zona di Ponte Pietra. Così si favoriscono gli assembramenti.

Sboarina diceva che l’ultimo DPCM (18 ottobre) era poco chiaro. Altroché, vista l’ordinanza possiamo dire che ci vede benissimo per alcune zone della città, ma è completamente cieco per Piazza Erbe e altri luoghi (veri) della movida veronese.

Ma è normale ed è logico interdire il transito e la sosta dei pedoni in varie zone della città e non farlo per Piazza Erbe, che è il luogo principe degli assembramenti cittadini?

La scelta di non chiuderla è solo ideologica e noncurante dei pericoli che questo comporta.

Pochi giorni fa, Sboarina urlava che non avrebbe chiuso piazza Erbe, perché la norma del Dpcm era inapplicabile e perché dalle 21 non c’è nessuno che può bere in piedi sul suolo pubblico, ma solo seduto ai tavoli.

La prima cosa si è dimostrata non vera, ma la seconda è risibile: ma se il discrimine è il bere, perché ha interdetto luoghi dove non ci sono bar?

Poiché è una sciocchezza solo pensarlo, caro Sindaco ci dici perché sulla scalinata della Gran Guardia o in Piazzetta Pasque veronesi non si può sostare e in Piazza Erbe, si?

Tutti i veronesi – prosegue il Senatore PD – sanno che non c’è alcun paragone possibile tra i luoghi citati (e tanti altri che sono stati interdetti). Non è normale dire che “se in certi punti della città ci saranno pericoli di assembramenti farò delle ordinanze logiche” e poi prendere decisioni assolutamente irragionevoli e strabiche.

La conseguenza ovvia di questo errore marchiano è che tutti si sposteranno dalle zone interdette (alcune inutili) in Piazza Erbe, Piazza dei Signori e zona Ponte Pietra ove, anche senza bere nulla, potranno sostare in piedi e determinare, così, quegli assembramenti che sarebbero da impedire.

Per paradosso, la scelta illogica di Sboarina potrebbe favorire gli assembramenti laddove già adesso ci sono e saranno destinati ad ingrossarsi.

Serve correggere e integrare subito questa sciocca ordinanza che non risolve il problema e alimenta confusione tra i giovani, oltre a creare un implicito danno ad alcune attività commerciali presenti nelle zone interdette e favorirne altre nelle aree non colpite dall’ordinanza.

Zaia, agire subito è meglio!

Al momento Zaia non ha imposto restrizioni né ha attivato i reparti/ospedali Covid. Credo, al contrario, che ci siano tutte le condizioni per farlo adesso.

La situazione dei contagi in Veneto sta aumentando in maniera preoccupante.

Sebbene le terapie intensive siano passate da 494 posti a circa 1.000, grazie agli interventi economici del Governo, non possiamo restare tranquilli.

Infatti, secondo gli esperti, che si basano su studi e modelli matematici infallibili (ahinoi), per ogni contagiato in terapia intensiva ce ne sono decine in sub intensiva e tanti altri asintomatici.

Inoltre, se ogni giorno se ne contagiano 1.000, occorre tracciare le frequentazioni. In pratica, almeno altre 15 persone da rintracciare. Calcolando una decina di minuti per ognuna, sono 250 ore al giorno. Non credo che ci sia tutto questo personale in giro per fare una cosa simile con tempestività.

Inoltre, la saturazione delle terapie intensive incide anche sui pazienti con altre patologie, perché rischiano di non trovare posto per le cure necessarie.

Detto questo, guardiamo la situazione in Veneto.

I contagi sono superiori ai 1.000 al giorno e, pertanto, siamo pienamente nello scenario che ho descritto.

Pur tuttavia, Zaia, a differenza di altri suoi colleghi che per gli stessi numeri hanno agito diversamente, al momento non ha imposto restrizioni particolari perché, a suo dire, “saranno i parametri a deciderle, perché si tratta di decisioni dettate da scelte sanitarie e non politiche”.

Posso apprezzare la motivazione, oggettivamente basata sulla scienza e non sulle fandonie del suo capo Salvini, ma credo che si debba fare di più e subito.

Poiché dal Governo abbiamo finanziato l’apertura di ospedali dedicati ai pazienti Covid, l’aumento delle terapie intensive, l’acquisto massivo di tamponi e reagenti, il maggiore personale impiegato, le ore di straordinario per il personale medico, il recupero delle visite mediche non svolte a causa della pandemia, sono convinto che già ora debbano essere riaperti i reparti/ospedali Covid in modo da liberare “risorse” per altre situazioni.

Non solo.

Se lo scenario è quello dell’aumento esponenziale dei contagi, occorre agire sulle abitudini che stanno causando questo, in primis le frequentazioni pubbliche in forma assembleare.

Due azioni, riapertura reparti/ospedali Covid e restrizioni per gli assembramenti, che già ora possono essere attuati perché i dati sono chiari.

Questo è il nuovo Decreto anti-Covid-19

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il Dpcm del 18 ottobre 2020 sulle misure per il contrasto e il contenimento dell’emergenza Covid-19.

 

DPCM 18 ottobre 2020

 

Allegato A Dpcm_18102020