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L’economia italiana ai tempi del covid 19

L’Italia sta lentamente tornando alla vita.

Purtroppo, però, l’incertezza sulle ripercussioni economiche della pandemia è molto elevata. Finora il PIL ha registrato una flessione del 4,7 per cento nel primo trimestre. Ovviamente, cosi come prevede il DEF ci sarà una riduzione più intensa nel trimestre in corso e dovrebbe seguire un recupero nella seconda metà dell’anno pur tenendo conto dei comportamenti più cauti di famiglie e imprese che producono un effetto economico persistente.

Di fronte a questo dato sono possibili solo valutazioni su scenari illustrativi a patto che l’allentamento delle misure di contenimento avviato prosegua gradualmente e che gli effetti della pandemia rimangano nel complesso sotto controllo nei prossimi trimestri.

Partiamo da quello più ottimistico.

Ipotizziamo che le attività produttive interessate dal lockdown, che erano pari a circa un terzo del valore aggiunto in aprile, scendano al 10% in maggio e al 5% in giugno e che, quindi, da luglio raggiungano lo zero e che, come dicono i principali previsori  il commercio mondiale si contragga del 12 per cento, il PIL in Italia cadrebbe del 9,0 per cento.

Gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 10%, in parte recuperato nel 2021 (+6%).

Diversamente, se l’epidemia si protrae, con le conseguenze ovvie sulla fiducia e sulle decisioni di spesa dei cittadini e di investimento delle imprese e se il commercio mondiale si riduce ancora di più, il PIL italiano cadrebbe al 13/14 per cento. In questo caso, ovviamente, la ripresa nel 2021 sarebbe ancora più lenta.

Gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 15%, in parte recuperato nel 2021 (9%).

Di fronte a questi scenari, le misure decise con il decreto legge “Cura Italia” e quelle ulteriori come la moratoria sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti hanno fornito un contributo significativo nel contenere la contrazione del PIL nell’anno in corso.

Serviranno altre misure per sostenere la spesa delle famiglie che, almeno finora, ha risentito delle limitazioni dei provvedimenti di sospensione dell’attività fronteggiati con la cassa integrazione, ma che potrebbe subire una contrazione del reddito disponibile conseguente al previsto calo dell’occupazione per quest’anno pari al 10%.

 

Fare di tutto contro le tensioni sociali

La crisi sanitaria che abbiamo attraversato può incidere sull’emotività degli italiani trasformando le preoccupazioni in tensioni e rabbia? Credo di si.

Secondo me l’epidemia da un lato ha fatto emergere pulsioni negative per la coesione sociale e dall’altro ha ingigantito quelle già esistenti e stratificate nel tempo.

I segnali non mancano.

Nonostante i provvedimenti del Governo per impegni economici mai visti prima d’ora, tendenti a comprendere tutte le difficoltà derivanti dalla chiusura di tutte le attività produttive e di lavoro, le criticità sono state evidenti.

La complessità burocratica ha rallentato l’erogazione dell’indennità per le partite IVA, l’ostracismo bancario ha complicato l’erogazione dei prestiti garantiti dallo Stato, l’insufficienza delle Regioni ha rallentato l’elargizione della cassa integrazione in deroga e abbiamo scoperto che vi sono professionalità lavorative che non sono state sostenute dalle scelte fatte per l’indefinitezza della loro posizione.

Ne aggiungo una che mi ha colpito molto: i professionisti che si occupano di lavoro e di economia hanno dimostrato evidenti limiti nella consulenza a favore dei propri assistiti. Tanti consulenti del lavoro e commercialisti hanno suggerito azioni che si sono rivelate sbagliate e fuorvianti inducendo i loro clienti in convinzioni che erano sbagliate.

Non tratto qui i “malati” cronici, ovvero quelli che nel tempo abbiamo conosciuto come “i soliti” della protesta, quelli dei 600 euro con conti correnti e immobili cospicui, quelli che dichiarano redditi molto bassi, che rilasciano scontrini e fatture col contagocce, che agiscono per evidenti motivi politici e di parte, che caratterialmente vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto.

Non accuso nessuno, ma sento il dovere di dire una cosa che ognuno di noi ha certamente verificato in diverse occasioni. Chi non conosce una situazione del genere?

Guardo, invece, ai tanti che sono fatti di altra pasta, ai quali le difficoltà hanno rivelato la criticità della loro posizione economica e sociale.

Secondo gli analisti per quest’anno il PIL in Italia cadrebbe del 9,0 per cento e gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 10%.

Una situazione del genere, crea timori per il futuro e incertezze che si riverberano sulle prospettive di ognuno e che, quindi, potrebbero sfociare in tensioni e rabbia.

Per questa ragione, è nostro dovere avviare ogni azione economica e sociale per impedire che gli italiani scivolino in condizioni difficili e, pertanto, ogni investimento che serve deve essere fatto. Punto, senza alcuna titubanza.

Non dico, fidatevi. Posso dire, però, che faremo di tutto per dare una mano a tutti.

Dico, anche, di non credere alla propaganda di coloro che sfruttano i momenti di difficoltà per speculare il consenso. Quelli sono i peggiori. Anche dopo.

Agsm: gara pubblica per un partner industriale.

Il percorso avviato da Agsm, patrimonio veronese per gas ed energia e Aim, omologa vicentina, in esclusiva con la milanese A2A, non garantisce lo sviluppo migliore per Verona e per l’azienda.

Serve una gara o comunque una procedura di selezione ad evidenza pubblica.

Non penso ci siano alternative alle alleanze, perché lo sviluppo di Agsm e del territorio passa necessariamente dall’unità con i grandi player del mercato che posseggono dimensioni e capacità tali da permetterci di fare un salto di qualità. Non sono molte in Italia, ma di sicuro non c’è solo A2A!

Perché il Comune di Verona vuole per forza trattare solo con questa azienda? A me pare una soluzione di ripiego!

Perché non prendere atto che il percorso in esclusiva è già stato fortemente criticato dal mercato?

Si parla tanto di libertà imprenditoriale e di concorrenza e poi quando devono perseguirlo, si rinchiudono nelle stanze solo con chi vogliono.

Sta di fatto che l’alleanza con A2A è insufficiente e non ha le caratteristiche della trasparenza previste dalla normativa in materia e del rispetto delle regole della libera concorrenza.

Se Sboarina, che finora ha negato di valutare le occasioni offerte dal mercato, prosegue su questa linea, è chiaro che porta il Comune in un vicolo cieco e, soprattutto, danneggia il potenziale della città che si esprime attraverso uno dei suoi gioielli migliori.

Peraltro, credo sia evidente a tutti come la trattativa solitaria con A2A abbia evidenziato una gestione gravemente deficitaria che ha finito per trasformare un’opportunità di alleanza espansiva nella “consegna” di un bene nelle mani di un colosso.

Fa specie che gli errori del passato non abbiano insegnato nulla. Verona ha già trattato cessioni in esclusiva e le cose non sono andate benissimo, anzi. Mi riferisco a istituti bancari e aeroporto. In questi due ambiti primeggiava e adesso siamo diventati una città tra tante.

D’altronde, quando scegli un unico partner, senza alcuna concorrenza, viene meno quella possibilità che nell’offerta qualcuno possa osare di più e darti di più di un altro.

Si riapra la partita ed il Comune avvii un avviso di manifestazione di interesse diretto ai partner energetici interessati.

Decreto Rilancio, tante novità

Il Decreto rilancio comporta un investimento complessivo di 155 miliardi totali, di cui 55 di extra-deficit.

La prima buona notizia è l’abolizione definitiva delle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto aumentare dal primo gennaio 2021 l’Iva e le accise. Sono le clausole di salvaguardia che aveva imposto il Governo con Salvini vicepremier.

Tra le misure è confermata la sospensione delle cartelle esattoriali e degli accertamenti fiscali mentre per le seguenti scadenze fiscali il pagamento slitta al 16 settembre:

  • IVA,
  • ritenute d’acconto,
  • contributi previdenziali,
  • contributi Inail,
  • atti di accertamento,
  • cartelle esattoriali e gli avvisi bonari,
  • rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio. Il loro versamento potrà avvenire sia in un’unica soluzione che in quattro rate di pari importo.

Per le imprese fino a 250 milioni di fatturato abolizione del saldo dell’Irap dovuto a giugno per il 2019 e della prima rata, pari al 40% del totale, dell’acconto 2020

Sbloccati 12 miliardi per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione.

Tra le misure per aiutare le imprese nel periodo di ripartenza ci sono indennizzi a fondo perduto per le aziende con fatturato fino a 5 milioni di euro che ad aprile abbiano subito un calo di almeno i 2/3 degli introiti rispetto al mese di aprile 2019.

Le piccole imprese ed i lavoratori autonomi che hanno subito una riduzione del proprio fatturato di almeno il 50% potranno usufruire di un credito d’imposta fino al 60% per gli affitti. Tale vincolo non è previsto, invece, per le imprese del settore turistico-ricettive, che ne beneficiano in ogni caso.

Bar e ristoranti con i tavoli all’aperto sono esenti dal pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico. Inoltre, è previsto un credito del 60% fino ad un massimo di 80mila euro per le spese sostenute per gli adempimenti legati al distanziamento sociale che saranno posti in essere. I Comuni saranno ristorati per le minori entrate. Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese.

Per la Sanità, sarà rafforzata la risposta pubblica con 3,2 miliardi di euro per rafforzare il personale sanitario e aumentare i posti letto in terapia intensiva. Si tratta di una cifra che normalmente veniva elargita al comparto in tre anni.

E’ stata prevista la detrazione al 110% per chi effettua lavori antisismici o di risparmio energetico. In pratica, la paga lo Stato.

Introdotto il bonus per le vacanze fino a un massimo di 500 euro per famiglia. Possono richiedere l’incentivo i nuclei con Isee fino a 40mila euro. La somma può essere spesa per l’80% per pagare la struttura ricettiva e per il 20% come detrazione dell’imposta sul reddito.

Abolizione rata IMU per strutture alberghiere ed extra alberghiere, nonché ristoro ai Comuni per i mancati introiti.

Rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni. Agevolazioni fiscali per imprese di medie dimensioni (società per azioni o società a responsabilità limitata che non operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo e aventi sede legale in Italia, e i loro soci). E’ prevista la riduzione dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’ imposta sul reddito delle società (beneficiari: imprese con reddito d’impresa tra 5-50 mln di euro)

Tra le misure per i lavoratori sono stati stanziati 15 miliardi di euro per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione e la Naspi (A sostegno di chi percepisce l’indennità di disoccupazione, la misura dedicata alla Naspi all’interno del decreto Rilancio prevede la proroga dell’assegno per due mesi per chi ha l’indennità in scadenza).

I licenziamenti restano bloccati per altri tre mesi. In pratica, si aggiungono alla già decisa sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per due mesi a decorrere dal 23 febbraio 2020, portando il totale a cinque mesi.

Sono stati stanziati 6 miliardi di euro per rifinanziare l’indennità di 600 euro per gli autonomi che potrà arrivare fino a 1000 euro nel caso in cui si dimostrasse di aver registrato perdite superiori al 33% rispetto al fatturato dello stesso periodo nel 2019.

E’ stato introdotto un bonus per colf e badanti. A loro sostegno, che hanno visto diminuire drasticamente il proprio lavoro a causa delle misure di lockdown e distanziamento sociale, il nuovo decreto prevede l’estensione del bonus fino a 500 euro.

E’ stato prorogato anche il bonus baby sitter (l’importo del voucher raddoppia arrivando a 1.200 euro. Inoltre, il bonus potrà essere usato per pagare i centri estivi: la novità è stata inserita per supportare i genitori, visto che le scuole rimarranno chiuse e in questa fase è ancora opportuno non appoggiarsi all’aiuto dei nonni. L’importo del voucher aumenta per chi lavora nella sanità o nelle Forze dell’Ordine: per queste categorie il bonus arriva a 2.000 euro). Sono stati estesi i congedi parentali (il congedo parentale retribuito al 50% per i genitori con figli di età non superiore ai 12 anni, sino al 31 luglio, per un massimo di 30 giorni, siano essi continuativi o frazionati) e i permessi legge 104 (ulteriori complessive dodici giornate usufruibili nei mesi di maggio e giugno 2020)

Smart working per i genitori. Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID–19, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali.

La cassa integrazione, anche in deroga, è stata prorogata per altre nove settimane e l’INPS anticiperà il 40% della CIG in deroga entro 15 giorni. Nel dettaglio, la cassa integrazione viene prorogata di ulteriori 5 settimane, per chi abbia già fruito delle nove precedenti, nel periodo che va dal 23 febbraio al 31 agosto 2020. È possibile altresì richiedere ulteriori quattro settimane per il periodo che va dal 1° settembre al 31 ottobre 2020. Le ultime quattro settimane sono previste quindi solo in caso di necessità e proroga della sospensione o riduzione dell’attività a partire dal 1° settembre fino al 31 ottobre. La distinzione (quattordici più quattro) non è prevista per il comparto del turismo. Infatti, per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi e spettacolo, è possibile usufruire delle predette quattro settimane anche per periodi precedenti al 1° settembre.

Autorizzando l’INPS a pagare direttamente la cassa integrazione in deroga ci sarà una notevole riduzione delle tempistiche. Mentre oggi ci vogliono dai quattro ai cinque mesi, infatti, con il pagamento effettuato dall’Istituto senza l’autorizzazione delle Regioni si dovrebbe passare ad un massimo di 60 giorni.

Ma c’è una parte della cassa integrazione che arriverà dopo soli 14 giorni. L’INPS, infatti, anticiperà subito il 40% mentre per il resto bisognerà attendere i dati da parte delle aziende. Questa novità si applica anche per gli altri due ammortizzatori sociali finanziati dal decreto Cura Italia (5 miliardi) e rifinanziati dal decreto Rilancio (15 miliardi), ovvero la Cassa integrazione ordinaria e l’assegno ordinario erogato Fondo di integrazione salariale. La novità non porterà comunque cambiamenti per coloro che hanno già fatto domanda per la cassa integrazione in deroga. Infatti, vale per il futuro.

Il reddito di emergenza. E’ stato previsto un sostegno economico per le famiglie che non ne percepiscono già alcuno e possono dimostrare di avere un ISEE inferiore al tetto di 15.000 euro. La durata del reddito di emergenza è di due mesi e l’importo del sostegno va da un minimo di 400 euro a un massimo di 800 euro.

Il nuovo decreto prevede una riduzione delle bollette elettriche (gli oneri di sistema) per le imprese in riferimento ai mesi di maggio, giugno e luglio 2020.

Aiuti statali agli stipendi. Sono previste sovvenzioni per le aziende con il fine di sostenere il pagamento degli stipendi delle dipendenti, per una durata massima 12 mesi a partire dall’avvio della domanda. L’obiettivo è vietare i licenziamenti anche nei prossimi mesi. La condizione posta dal decreto è che i lavoratori continuino effettivamente a lavorare in maniera continuativa; la sovvenzione può arrivare fino a un massimo dell’80% dello stipendio lordo.

Bonus lavoratori stagionali. Previsto un bonus dell’ammontare di 600 euro ad aprile e di 1.000 euro a maggio per i lavoratori stagionali, il cui rapporto di lavoro è cessato involontariamente tra il 1° gennaio e il 17 marzo 2020

Regolarizzazione e permesso di soggiorno temporaneo per lavoratori stranieri. I datori di lavoro possono presentare istanza e concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri già presenti sul territorio nazionale al fine di far emergere la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, ancora in corso. Inoltre, i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, possono richiederne uno temporaneo.

Bonus biciclette e monopattini elettrici. Il decreto Rilancio prevede un fondo di 120 milioni di euro dedicati al finanziamento di un bonus da 500 euro per chi acquista biciclette, monopattini elettrici o altri mezzi di mobilità sostenibile, incentivando così il minor uso dei mezzi pubblici. Il buono spesa sarà disponibile solo per i cittadini resistenti in un comune con popolazione di oltre 50mila abitanti. L’importo del bonus non può superare il 60% della spesa sostenuta per l’acquisto ed è valido fino al 31 dicembre 2020.

Rimborsi per i titolari di abbonamenti del trasporto ferroviario e trasporto pubblico locale. Viene introdotto il rimborso dei costi sostenuti per l’acquisto di abbonamenti di viaggio per servizi ferroviari e di trasporto pubblico dai viaggiatori pendolari. Possono accedere alla richiesta di ristoro i possessori di un abbonamento ferroviario o di trasporto pubblico locale in corso di validità durante il periodo interessato dalle misure governative e non hanno potuto utilizzare, del tutto o in parte, il titolo di viaggio. Il rimborso può avvenire mediante l’emissione di un voucher o il prolungamento della durata dell’abbonamento.

Fondazioni Lirico Sinfoniche. La ripartizione per il 2020 e il 2021 sarà sulla base della media dei punteggi assegnati per il triennio 2017-2019, mentre per il 2022 i criteri di ripartizione verranno adeguati tenendo conto dell’attività svolta a fronte dell’emergenza Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Teatro e spettacolo dal vivo. Nel 2020 verrà erogato un anticipo dell’80% del contributo ricevuto nel 2019. Il restante 20% verrà erogato in base alle attività svolte a causa dell’emergenza Covid-19, della tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. L’erogazione dei contributi nel 2021 avverrà in deroga alla durata triennale della programmazione sulla base delle attività effettivamente svolte e rendicontate nel 2020. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Lavoratori dello spettacolo. Prorogata per i mesi di aprile e maggio l’indennità di 600€ prevista per il mese di marzo per i lavoratori dello spettacolo con 30 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 50.000 €. Ad aprile e maggio indennità di 600€ anche per i lavoratori dello spettacolo con 7 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 35.000 euro.

Per la parte sanitaria, le novità sono rilevanti. Viene ridisegnata l’assistenza territoriale.

L’intero investimento sulla sanità è pari a 3,25 miliardi di euro. Il potenziamento della sanità territoriale ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus.

Per il territorio l’investimento complessivo è pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro e finanzierà assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Assistenza domiciliare

Questi 1,325 miliardi serviranno per far crescere sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari.

Rete territoriale e Usca

In tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

L’infermiere di quartiere

E’ previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. Con questo obiettivo viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti.

Monitoraggio domiciliare

Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare sarà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di App di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d’assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A questo scopo saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e la telemedicina.

Assistenti sociali

Per la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l’integrazione con i servizi socio-sanitari, le Unità speciali di continuità assistenziale saranno integrate dalla figura degli assistenti sociali regolarmente iscritti all’Albo professionale.

Strutture territoriali di isolamento

Laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e Province autonome potranno stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga.

Riorganizzare la rete ospedaliera

E’ il secondo pilastro del ‘Rilancio Salute’, sostenuto nel Dl Rilancio da un investimento complessivo pari a 1 miliardo e 467 milioni. Priorità: garantire un’assistenza pronta e adeguata ai pazienti più gravi che necessitano cure intensive. Filo conduttore delle misure previste: la creazione, il mantenimento o l’implementazione di percorsi rigorosamente distinti per pazienti Covid o non Covid.

Terapie intensive e ospedali mobili

Vengono consolidati stabilmente 3.500 posti in più in Terapia intensiva. Si passa da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70 per ento. A questi si aggiunge la predisposizione alla Terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Inoltre si aggiungono 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porta la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto speciali, +115 per cento rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.

Terapie semintensive

Si incrementano stabilmente su tutto il territorio nazionale anche 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui il 50 per cento prontamente convertibile: potranno essere trasformati immediatamente in vere e proprie postazioni di rianimazione con la sola integrazione di apparecchiature di ventilazione e monitoraggio.

Pronto soccorso

Tutti i pronto soccorso e Dea saranno ristrutturati e riorganizzati, prevedendo la separazione delle strutture (Covid e no Covid), l’acquisto di attrezzature, la creazione di percorsi distinti per i malati Covid-19 e di aree di permanenza per i pazienti in attesa di diagnosi.

Covid-Ambulance

Saranno acquistati mezzi di soccorso ad alto biocontenimento, da utilizzare per trasferimenti di pazienti Covid-19, per dimissioni protette o per trasporti interospedalieri. Prevista anche la dotazione di personale dedicato con medico, infermiere e autista-barelliere.

Nuove assunzioni, incentivi, formazione.

Riguarda il personale il terzo capitolo dell’operazione “Rilancio salute”. Gli interventi previsti dal Dl Rilancio per supportare i professionisti del Servizio sanitario nazionale dopo la fase più acuta della crisi coronavirus. Un investimento complessivo pari a 526 milioni di euro così ripartiti.

Incentivi al personale

E’ previsto l’incremento delle risorse per straordinari del personale ospedaliero, indennità contrattuali, produttività e risultato.

Formazione

E’ previsto un incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica. In particolare, saranno aumentate le borse in Anestesia e rianimazione, Medicina d’urgenza, Pneumologia, Malattie infettive e loro specialità equipollenti

Sboarina piange sempre il morto.

Credo che il sindaco di Verona abbia poca dimestichezza con numeri e finanziamenti. Ogni volta che deve fare i conti, preferisce piangere miseria e, per questo, rasenta il ridicolo.

L’ultima in ordine cronologico è il pianto da coccodrillo sui fondi ai Comuni a causa de coronavirus. Un pianto greco incontenibile…e falso!

Breve riepilogo.

Il primo passo falso lo commette quando, a dicembre scorso, accusa il Governo di doppia morale perché la ridefinizione dei criteri per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale avrebbe portato ad una decurtazione delle somme previste per il Comune di Verona di oltre due milioni di euro.

Vado a vedere di che si tratta e scopro che l’applicazione dei criteri di riparto di tipo perequativo dei soldi del Fondo fissata al 60% per il 2019 dal Governo gentiloni nel 2017 era stata abbassata nel dicembre 2018 (Ministro di allora competente era Matteo Salvini).

A quel tempo era stato zitto, chissà perché!

Per evitare questo, con la Legge di Bilancio 2020 abbiamo aumentato il Fondo di solidarietà per 100 milioni in modo da coprire le riduzioni del 2019.

Poco dopo l’inizio della pandemia, rieccolo che si lamenta di nuovo perché, affermava, il Governo non finanziava i Comuni che stavano sopportando spese ingenti senza alcuna entrata.

Dopo il nuovo pianto, è sparito. Già, perché prima che lui piangesse, il Governo aveva deciso di anticipare circa 3 miliardi di euro dello stesso fondo ai Comuni.

In questi giorni, un nuovo piagnisteo.

Non c’è peggior piagnone sordo di chi continua a ripetere una falsa filastrocca, visto che ne conosce il finale che è diverso da quanto racconta.

Infatti, con il decreto Rilancio, ai Comuni andranno altri 3 miliardi di euro, il 30% immediatamente e il resto a seguito del lavoro del tavolo tecnico con Anci e Upi che verificherà le reali necessità dei Comuni. Ad oggi non si possono definire ancora con esattezza, perchè abbiamo i dati marzo, mentre quelli di aprile sono ancora molto provvisori, .

Sboarina conosce come me i fatti, perché continua a piangere il morto?

Noi sentiamo il dovere di garantire la continuità dei servizi, Sboarina quello di fare inutile e bugiarda propaganda.

Silvia Romano e l’odio dei razzisti.

È rientrata in Italia dopo 18 mesi di prigionia, Silvia Romano, la volontaria dell’Ong Africa Milele rapita il 20 novembre 2018 in Kenya.

Il volto sorridente, coperta da una lunga tunica verde, Silvia è stata liberata sabato 9 maggio in una zona non lontana da Mogadiscio, con un’operazione dell’Aise, i servizi italiani di intelligence esterna, condotta in collaborazione con quelli turchi e somali.

Nel novembre scorso, dall’arresto di tre dei responsabili del sequestro erano arrivate conferme di un trasferimento della ragazza da un gruppo criminale locale ad un gruppo jihadista somalo. Da quel momento di Silvia Romano non si era saputo più nulla.

Si riferisce che per il rilascio l’Italia avrebbe pagato un riscatto e secondo fonti dell’intelligence somala, è probabile che altre quote siano state versate ad intermediari che hanno facilitato i contatti con i suoi sequestratori. Sulle ipotesi relative al pagamento di un riscatto, al momento non c’è stata nessuna conferma.

La liberazione è stata possibile grazie al ruolo dei servizi segreti turchi. Negli ultimi anni la Turchia ha rafforzato la propria presenza nel Corno d’Africa, in particolare in Somalia.

Oggi i turchi, presenti nel paese con un contingente militare, addestrano le neonate forze dell’esercito nazionale somalo. Il porto e l’aeroporto di Mogadiscio sono gestiti e amministrati da società con sede ad Ankara e uno dei due ospedali presenti nella capitale porta il nome del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Romano, 23 anni, ha raccontato agli inquirenti della sua conversione all’Islam, che ha definito “spontanea e non forzata”.

Non entro nel merito di una scelta religiosa che resta sempre personale, pur evidenziando che il contesto in cui essa è avvenuta, certamente non è di quelli sereni che facilitano conoscenze e convincimenti utili alla scelta medesima.

Lo dico per rispetto, anche perché ci vorrà tempo per capire bene e spero che Silvia possa essere aiutata in questo difficile percorso di elaborazione, ovviamente, non solo religioso.

Restano, però, le sgradevoli affermazioni e polemiche relative alla “liberazione di una musulmana”, come se l’appartenenza religiosa rilevasse sulle azioni di uno Stato democratico a favore della liberazione di una sua cittadina.

Per Silvia Romano si sono aperte le fogne degli odiatori di professione, tanto che dovrà essere tutelata per l’odio che le hanno scatenato contro.

Per i razzisti il valore della vita dipende dalla fede religiosa e dal colore della pelle.

Fondazione Arena, un tavolo locale e le risorse per evitarne la chiusura

Da oggi riaprono alcune attività dello spettacolo, quelle cinematografiche. Mi pare chiaro, nonostante i tentennamenti locali, che per la stagione areniana sarà difficile trovare una soluzione.

Ma se per l’estate è concreta la possibilità che i dati epidemiologici siano postivi, perché non pensare a qualcosa affinché non chiuda del tutto ed essere pronti con produzioni e organizzazioni adeguate alla logica del distanziamento sociale?

Visto che è in corso il confronto tra esperti per la stesura di un protocollo di sicurezza, propongo un tavolo in città per affrontare questo grande tema.

A parte il lustro e la promozione di Verona nel mondo, l’Arena garantisce un indotto insostituibile. Con la stagione che salta, la Fondazione avrebbe la forza per ripartire? E se e quando ripartirà, con la ridefinizione degli spazi che ridurrà le sedute e, quindi, gli spettatori e le conseguenti entrate, riuscirà a reggere anche in futuro?

Per un po di tempo dovremmo dimenticarci l’Arena piena come un uovo e allora studiamo le cose da fare sin da questa estate per essere pronti appena sarà deciso con quali condizioni sarà possibile ripartire.

E’ chiaro che oltre a garantire gli standard di tutela per i lavoratori e per il pubblico, servono anche le risorse, nazionali e territoriali.

Il settore dello spettacolo dal vivo in questa fase non può vivere solo con l’assegnazione del FUS o altri interventi della Legge Bray. Non sono per nulla sufficienti. Non si riesce a ripartire in tempo e recuperare il perduto se non arriveranno altri, ingenti, finanziamenti che dovranno servire per più tempo. Oltre quest’anno, insomma.

D’altronde, la biglietteria non garantirà le stesse entrate degli anni scorsi e aumenteranno i costi, quelli per riorganizzare l’accoglienza e la regolamentazione del pubblico, per l’adeguamento tecnico e logistico degli spazi teatrali, per gli interventi straordinari e ordinari di igienizzazione nonché per sostenere gli investimenti in promozione e comunicazione.

Difficile reggere in queste condizioni e visto che si prospetta il rischio anche in prospettiva, mica possiamo permetterci la chiusura dell’Arena?

Fermo restando che i finanziamenti previsti per quest’anno sono comunque da erogare, a prescindere dai requisiti normalmente previsti, il Governo deve decidere importanti investimenti che, a questo punto, serviranno per salvare un prodotto culturale di cui l’Italia non può fare a meno. Anche la Regione ed il territorio devono fare la propria parte.

Ecco, quel tavolo locale che auspico, cominci a produrre idee e progetti e ad impegnarsi, tutti uniti, verso i soggetti che possono dare una mano.

Il DEF, lo scostamento del deficit ed il nuovo decreto economico

Il Governo ha presentato il Documento Economico di Finanza.

Lo shock che ci ha colpito ha completamente ribaltato le previsioni che erano state fatte per il 2020, che andava verso una moderata ripresa. Per via delle stringenti misure che il nostro Paese ha dovuto mettere in campo, è stata prospettata una rilevante caduta del Pil a marzo e aprile, con una tenuta a maggio e un rimbalzo nella seconda metà dell’anno favorito anche dalle misure prese del governo. In ogni caso la caduta del Pil per il 2020 dovrebbe aggirarsi sull’8% seguita nel 2021 da una crescita del 4,7%.

La prima notizia positiva è che il Governo ha deciso l’eliminazione degli aumenti dell’IVA e delle accise previsti per i prossimi anni. Di fatto è l’eliminazione delle clausole di salvaguardia che hanno drenato risorse per 96,1 miliardi dal 2011 a oggi. Le clausole di salvaguardia nel 2021 e nel 2022 avrebbero potuto pesare sulle tasche degli italiani per 47,1 miliardi in termini di aumento di tasse.

Per sorreggere la crescita il Governo attuerà una politica espansiva sia quest’anno che l’anno prossimo. Ciò consentirà anche di ridurre il deficit e il debito. Come dimostrano i risultati del 2019 per farlo non è necessario imporre misure lacrime e sangue ma si può continuare a lavorare per far crescere il gettito fiscale a parità di aliquote attraverso una seria politica di contrasto all’evasione supportata da innovazione, organizzazione e risorse umane qualificate.

Per fortuna, anche quest’anno il nostro tasso di interesse medio del debito continuerà a scendere e l’anno prossimo, considerando la crescente porzione di debito detenuta dalla Bce, sarà in linea con quello attuale.

Contemporaneamente, il Governo ha chiesto l’autorizzazione allo scostamento del deficit rispetto a quello previsto nella legge di bilancio 2020. Complessivamente lo scostamento è di circa 75 miliardi aggiuntivi per il solo 2020 in termini di indebitamento netto e di 180 miliardi di stanziamento di bilancio.

Lo scostamento è stato approvato e, pertanto, a giorni sarà varato il nuovo decreto economico pari a 55 miliardi (dopo i 25 miliardi già impegnati con il decreto “Cura Italia”). E’ un’entità mai raggiunta dal dopoguerra ad oggi.

Cosa prevederà il provvedimento?

Rafforzerà e prolungherà nel tempo gli interventi che stanno già operando e introdurrà nuovi strumenti a sostegno del tessuto produttivo che favoriscano e accelerino la fase della ripresa.

Tra le misure che verranno rafforzate, quindi, ci sono il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione sarà raddoppiata da 9 a 18 settimane fino al mese di ottobre)  e degli strumenti di supporto al reddito già in vigore (nessuno deve perdere il lavoro a causa dell’epidemia).

Il sostegno che stiamo fornendo ai lavoratori è, perciò, fondamentale e sarà erogato finché ce ne sarà bisogno.

L’indennità per il lavoro autonomo (i famosi 600 euro), che finora è stato ricevuto da circa 4 milioni di persone, sarà rinnovato e incrementato a 800 euro, con una revisione delle procedure che renda rapidissima l’erogazione della prossima tranche con l’obiettivo che arrivi entro 24 ore. Il rinnovo sarà per un’ulteriore mensilità (aprile) in modo pieno e per maggio per alcuni settori.

Ci sarà il reddito di emergenza, un nuovo strumento temporaneo in favore dei nuclei famigliari che non hanno reddito, pensioni o sussidi pubblici e oggi si trovano in difficoltà economiche.

Verrà prorogata per due mesi la Naspi a favore di coloro che hanno il sussidio di disoccupazione in scadenza e un indennizzo a favore di colf e badanti che, a causa dell’emergenza, non hanno potuto lavorare in questo periodo.

Sul fronte fiscale saranno rinnovate le sospensioni, semplificazioni e agevolazioni già disposte finora. Per contenere l’impatto sugli operatori economici, in particolare di piccole dimensioni, saranno inoltre rinviati alcuni adempimenti, come quelli amministrativi in materia di accisa e quelli attualmente previsti per l’installazione dei dispositivi necessari alla trasmissione telematica dei corrispettivi e, dunque, anche il rinvio degli scontrini elettronici.

Per gli indici di affidabilità fiscale, saranno individuate nuove e specifiche cause di esclusione per l’applicazione e verranno anche riparametrati per tener conto degli effetti di natura straordinaria correlati all’emergenza sanitaria.

Nascerà un fondo di solidarietà per micro e Pmi da 8 miliardi per indennizzare le perdite delle imprese (con possibilità di una quota a fondo perduto), un nuovo fondo per le ricapitalizzazioni da 5 miliardi (investimenti e innovazione), oltre a misure per gli affitti (ristoro integrale per tre mesi per il calo dei fatturati) e sulle bollette (eliminazione degli oneri di sistema), che terrà conto sia della loro dimensione che dell’impatto avuto dalla crisi. Per le PMI, inoltre, ci sarà la possibilità di un parziale assorbimento delle perdite che possa trasformarsi, a determinate condizioni, a fondo perduto.

Per le attività della ristorazione, esclusione della TOSAP per gli incrementi all’aperto degli spazi funzionali alle medesime e credito d’imposta per le spese sostenute per creare i nuovi spazi a disposizione.

A Regioni, Province, città metropolitane ed enti del Servizio Sanitario Nazionale saranno assegnati 12 miliardi di anticipazioni di liquidità per pagare i debiti della pubblica amministrazione e sarà costituito un fondo con una dotazione di 3,5 miliardi di euro aggiuntivi in favore di comuni, province e città metropolitane.

Verrà incrementato lo stanziamento per il credito di imposta concesso alle imprese che procedono alla sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro e che acquistano dispositivi necessari a tutelare la salute dei lavoratori.

Infine, oltre alla sterilizzazione della plastic tax e sugar tax, l’Iva sulle mascherine e sui dispositivi di produzione individuale verrà azzerata nel 2020 e dal 1 gennaio 2021 l’aliquota “sarà al 5 per cento.

Con un altro decreto, verso la metà di maggio, provvederemo alla velocizzazione delle opere pubbliche attraverso un corposo processo di sburocratizzazione.

Il sostegno a imprese e famiglie sta funzionando.

Successivamente alla decisione di offrire garanzie alle famiglie e alle imprese attraverso il sistema bancario, è stata costituita una Task Force per assicurare l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di supporto alla liquidità.

Il gruppo di lavoro, attraverso la Banca d’Italia, ha avviato una rilevazione statistica presso le banche.

I dati raccolti ci dicono che il sistema messo in piedi dal Governo sta funzionando.

Risultano pervenute alle banche quasi 1,3 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per circa 140 miliardi. Poco più della metà delle domande provengono dalle imprese, a fronte di prestiti per 101 miliardi.

Le rimanenti 600.000 domande delle famiglie riguardano prestiti per 36 miliardi.

Circa 42.500 domande hanno riguardato la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 99.000 euro.

Molto importante è la platea dei beneficiari. Si può stimare che circa il 70% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche; solo l’1% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.

Oltre a questa rilevazione sulla moratoria, per quanto concerne il Fondo Centrale di Garanzia a sostegno delle piccole e medie imprese, il Mediocredito Centrale (MCC) segnala che sono complessivamente 38.921 le domande arrivate al Fondo dal 17 marzo al 27 aprile (di cui 1.711 relative alla previgente normativa), per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti.

In particolare, delle 37.210 domande arrivate e relative ai decreti “Cura Italia” e “liquidità”:

  • 20.835 sono pervenute per i finanziamenti fino a 25.000 mila euro, con percentuale della copertura al 100%;
  • 8.556 sono operazioni di garanzia diretta, con percentuale della copertura all’80%;
  • 4.509 sono operazioni di riassicurazione, con percentuale della copertura al 90%;
  • 919 sono operazioni di rinegoziazione e/o consolidamento del debito con credito aggiuntivo di almeno il 10% del debito residuo e con incremento della percentuale di copertura all’80% o al 90%;
  • 40 sono operazioni riferite a imprese small mid cap con percentuale di copertura all’80% e al 90%;
  • 2.313 sono operazioni con beneficio della sola gratuità della garanzia, che a normativa previgente erano a titolo oneroso.

Le 38.921 domande complessivamente arrivate al Fondo dal 17 marzo hanno generato un importo di 3,6 miliardi di euro di finanziamenti, di cui circa 450 milioni di euro per le 20.835 operazioni riferite a finanziamenti fino a 25.000 mila euro.

In virtù di questi numeri si può dire che le misure stanno dando frutti tangibili, sebbene non si possa negare che vi siano state disfunzioni.

Ma occorre tenere presente che la dimensione del fenomeno è enorme, coinvolgendo diverse milioni di soggetti richiedenti, la portata degli interventi governativi è estremamente ampia, la complessità delle tematiche nonché le difficoltà realizzative – che richiedono sforzi organizzativi, informatici e di procedure estremamente gravosi per le banche in un arco di tempo ristretto – sono evidenti.

Lavoreremo per eliminare ogni ostacolo e cercare di fare di più per risolvere ciascun caso.

Il Veneto lumaca a danno dei lavoratori

Il Veneto lumaca a danno dei lavoratori

Per far fronte alla recente emergenza epidemiologica sono state varate alcune manovre economiche a sostegno dei lavoratori all’interno del decreto Cura Italia; tra queste è prevista l’istituzione della Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) a decorrere dal 23 febbraio 2020.

Si tratta di un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese che non possono ricorrere agli strumenti ordinari perché esclusi all’origine da questa tutela o perché hanno già esaurito il periodo di fruizione delle tutele ordinarie, quali Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria (CIGO e CIGS), Fondi di Solidarietà e Fondo di Integrazione Salariale (FIS).

Il Governo ha voluto, così, tutelare le aziende ed i suoi lavoratori.

Grazie alla collaborazione di tutte le parti coinvolte è stata sottoscritta una convenzione tra imprese e sindacati, associazioni bancarie e il ministero del lavoro, che consentirà agli istituti di credito di anticipare fino a 1400€ per la CIGD. La convenzione inoltre sarà un’operazione a costo zero per i lavoratori e non prevede nessun iter burocratico: come già avvenuto in passato durante situazioni di gravi emergenze, saranno le banche stesse ad anticipare le somme per i sussidi, e verranno poi rimborsate in seguito direttamente dall’INPS.

I tempi ordinari per il pagamento della Cassa integrazione sono sempre stati di due o tre mesi. In questo caso, grazie alla normativa semplificata e allo sforzo dell’Inps, i pagamenti arriveranno al più tardi entro 30 giorni dalla ricezione della domanda.

La complicazione della CIGD è che la sua applicazione (invio domande all’INPS e pagamento) è demandata alle Regioni che hanno messo a punto altrettanti accordi regolamentari con le parti sociali. Lo ha fatto anche il Veneto il 20 marzo scorso.

Da sabato 28 marzo 2020, inoltre, i datori di lavoro possono presentare le domande online tramite Veneto Lavoro .

A che punto siamo?

Il Veneto è in grave ritardo nel pagamento della cassa integrazione in deroga ed ha inviato all’INPS solo una piccola parte delle domande che ha ricevuto.

Il dato impietoso emerge dal sito INPS. Al 23 aprile sono state inviate dal Veneto solo 6.972  domande e solo dal 10 aprile.

Cosa significa questo? Poiché non tutti sanno le procedure, il pagamento in ritardo della CIGD a favore dei lavoratori, causato dalla lentezza della Regione Veneto, sarà senz’altro attribuito al Governo.

Perché la Regione non potenzia quell’ufficio di Veneto Lavoro che si occupa di gestire le domande?