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Filobus. Fatti (aggiornati) e dubbi

Il blocco della realizzazione del filobus rischia di farci di perdere il finanziamento statale di 85.651.280,53 euro.

Non sono noti i passaggi che hanno portato alla decisione di rescindere il contratto con l’ATI che doveva realizzare l’infrastruttura. Ad oggi, sappiamo solo che:

  • le criticità emerse non sono state correttamente e tempestivamente comunicate al Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica – Sistema di monitoraggio degli investimenti pubblici   (MIP) – di cui alla legge 17 maggio 1999, n. 144 – art.  1,  comma  5;
  • prima della risoluzione del contratto, non risultano essere state presentate richieste di aggiornamento delle scadenze stabilite in ragione di eventuali cause impreviste o imprevedibili ovvero varianti tecniche sopravvenute;
  • sono state nel tempo erogate quote del finanziamento statale deciso con la delibera 26 giugno 2009, n. 28 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 270 del 2009) e successive varianti del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica;
  • AMT non ha istituito il Collegio Consultivo Tecnico di cui all’articolo 6 del Decreto Legge 16 luglio 2020, nr. 76 prima di revocare l’affidamento;
  • AMT non ha risposto all’istanza di accesso presentata dall’ATI per chiedere evidenza dell’effettiva disponibilità del finanziamento dell’opera, in buona parte ottenuto tramite un finanziamento bancario il cui perfezionamento non sarebbe noto:
  • l’ATI ha presentato ricorso avverso la risoluzione contrattuale unilaterale;
  • il 9 novembre scorso Comune di Verona e AMT hanno inviato una nuova proposta al Ministero dei Trasporti che prevede una dilatazione dei tempi e anche dei costi: dai 142 milioni finora previsti con contributo statale di 85 milioni, si passa a quasi 177 milioni di cui 106 a carico dello Stato. Il rincaro si giustifica con alcune varianti sul percorso (sdoppiamento del percorso su Via Pisano e Viale Spolverini in Borgo Venezia e la ridefinizione del passaggio agli ex Tabacchi);
  • non risulta alcuna rivisitazione del mezzo. Quello che viene previsto in questo nuovo progetto è una piccola riduzione della parte elettrificata, sia per superare le criticità lungo il percorso, sia per garantire alle batteria tempi adeguati di ricaricamento. La lunghezza dei mezzi sarebbe di 18,75 metri rispetto ai 17,94 previsti attualmente;
  • viene prospettato un nuovo bando entro fine 2021,l’aggiudicazione entro luglio 2022, la stipula del nuovo contratto entro ottobre 2022, l’inizio lavori il primo gennaio 2023 e la fine lavori il 15 aprile 2026.

Non si comprende la valenza (anche temporale) della proposta, atteso che le modifiche concernenti il mezzo dovrebbero essere approvate dal MIT e, fatto ancora più rilevante, non sono terminati i procedimenti giudiziari avviati dall’ATI esclusa dall’appalto che, ovviamente, affinché possa essere valutata positivamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dovrebbero concludersi favorevolmente ad AMT.

A/22, colpo mortale per Verona.

La soluzione che il Governo aveva inserito nella Legge di Bilancio 2021 favorevole al rinnovo della concessione “in house” per la tratta autostradale Modena-Brennero è stata stralciata alla Camera dei Deputati. La gara europea si avvicina a passi da gigante.

Sembrava fatta. Invece, siamo passati ad un punto di non ritorno. Dopo mesi e mesi di confronto acceso tra le due soluzioni in campo, ovvero il rinnovo “in house” dopo la liquidazione dei privati che detengono quote di capitale della società o la proroga di altri 10 anni della scadenza della concessione avvenuta il 30 aprile 2014, la chiarezza era arrivata dall’Europa: la proroga darebbe luogo ad un affidamento senza gara incompatibile con la normativa UE in materia di appalti pubblici e concessioni e, inoltre, un siffatto affidamento senza gara sarebbe incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di stato.

Per questa ragione il Governo aveva accelerato il rinnovo “in house” attraverso una norma inserita nella legge di Bilancio da approvare entro la fine di dicembre.

La proposta – articolo 130 composto di due commi – consentiva anche di superare i diktat dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e della Corte dei Conti che, insieme, avevano chiesto al Parlamento di avviare la gara europea per il rinnovo della concessione autostradale.

Ebbene, una parte di quella norma è stata stralciata perché dichiarata di natura regolamentare e non economica. Un errore grave, spero fatto in buona fede. Infatti, è stato stralciato solo il comma 2 dell’articolo, quello che prevedeva il meccanismo giuridico per la liquidazione dei privati. In realtà, quel comma era tutt’uno con il primo comma dell’articolo stesso che trattava la parte economica, ovvero il versamento alle casse dello Stato del fondo ferrovia che è strettamente legato alla concessione.

Il paradosso è che, adesso, anche il primo comma è inattuabile perché quel versamento doveva seguire al rinnovo della concessione che non sarà più possibile perché è stato stralciato il comma 2. Il risultato è esattamente identico allo stralcio del mio emendamento al decreto Agosto per mano della Presidente Casellati. A pensar male…

Ora esultano i contrari alla soluzione “in house”. Tra questi, anche il sindaco e il Presidente della Provincia di Verona.

Una vittoria contro Verona!

Infatti, se non si possono liquidare i privati, condizione essenziale per rinnovare la concessione “in house”, l’unica soluzione che resta è la gara europea. Non solo ci vorranno almeno tre anni, ma è anche probabile che la concessione passi di mano ad un russo o a un cinese, per esempio.

Quindi, visto che sono già passati oltre sei anni dalla scadenza, ne serviranno altri tre per la gara europea ed in più potrebbe esserci un possibile nuovo concessionario, possiamo dire che i tanti milioni di euro di investimenti previsti per nuove opere sul nostro territorio rischiamo di scordarceli.

Con buona pace di chi ci ha condotti in questa situazione assurda.

Come leggere i vari provvedimenti.

Questa nota è per consentire la lettura agevole dei vari provvedimenti che si susseguono in questa fase per fronteggiare l’emergenza dettata dalla diffusione del Covid-19.

Cosa abbiamo fatto dal 14 ottobre

Per affrontare le ripercussioni economiche della seconda ondata dei contagi, finora sono stati approvati tre decreti cd “ristori”. I primi due sono stati finanziati in extradeficit, l’ultimo, grazie al mini–boom del Pil nel terzo trimestre 2020, è stato finanziato con soldi presenti in cassa.

Tutti e tre i decreti hanno previsto misure di sostengo per le imprese e i lavoratori.

Il terzo decreto ristori, invece, porta con sé anche le novità dei 400 milioni di euro da devolvere ai Comuni per gli aiuti alimentari e dei 100 milioni al commissario all’emergenza per l’acquisto di farmaci per curare i pazienti positivi al Covid.

Voluto fortemente dal Partito Democratico il fondo per gli aiuti sarà suddiviso tra i Comuni con le stesse modalità della scorsa primavera e servirà per erogare buoni-spesa a famiglie e persone in stato di difficoltà.

Ad oggi, i tre decreti varati finanziano completamente i contributi automatici a fondo perduto per le attività economiche delle Regioni che via via si sono “colorate” di arancione e di rosso, oltre ad ampliare la platea degli aventi diritto.

Infatti, l’Agenzia delle Entrate continua ad inviare i bonifici automatici a fondo perduto per tutti coloro che l’hanno già ricevuto a maggio scorso, per le medesime ragioni.

Cosa sarà fatto adesso.

Vi sarà un quarto decreto ristori e anche questo sarà finanziato in extradeficit con uno scostamento di bilancio pari a 8 miliardi di euro che sarà votato giovedì prossimo.

E speriamo che sia l’ultimo.

In ogni caso, questi ulteriori 8 miliardi servono per misure che, in continuità con quelle precedenti, consentiranno di estendere gli interventi previsti a favore degli operatori economici, per il sostegno dei settori produttivi e per il sostegno dei cittadini, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale.

Il quarto decreto Ristori dovrebbe prevedere anche il rinvio delle scadenze fiscali di novembre e dicembre, ovvero il rinvio del secondo acconto Irpef, Irap e Ires del 30 novembre, dei contributi previdenziali e ritenute fiscali del 16 dicembre e dell’Iva il 27 dicembre per tutte le imprese che abbiano perso nel primo semestre almeno il 33% del fatturato e che fatturino fino a 50 milioni di euro.

Perché così tanti provvedimenti (tre/quattro decreti ristori e scostamenti di bilancio).

La  cronologia di questi atti seguono passo passo l’evoluzione dei Dpcm sulle chiusure. Man mano che le Regioni passano ai “colori” più aspri – rosso e arancione – il Governo stanzia le risorse per le attività economiche ed i lavoratori interessati.

Quindi, ad esempio, con il terzo decreto ristori si finanziano le regioni passate dal giallo all’arancione o al rosso.

Come stanno i conti pubblici

Nonostante gli importanti scostamenti di bilancio, grazie al buon andamento delle entrate il deficit previsto per quest’anno sarà del 10,8% del Pil. Il limite consentito dall’UE, ora sospeso, sarebbe del 3%.

Il deficit del 10,8% è basso perché ci sono state maggiori entrate, minori uscite per la cassa integrazione e una ripresa più forte nel terzo trimestre.

Adesso, invece, stiamo scontando un rallentamento dell’economia.

Cosa faremo dall’anno prossimo

Da gennaio, in base all’evoluzione di contagi, si provvederà a irrobustire i ristori del prossimo anno, modulati proporzionalmente alla situazione dell’economia. Quindi, potrà servire un quinto decreto che avrà bisogno di nuovo deficit e un altro scostamento di bilancio.

Intanto, la legge di bilancio 2021

Il Parlamento entro il 31 dicembre prossimo deve votare la legge di bilancio per l’anno prossimo.

I finanziamenti (extradeficit) che saranno reperiti sul mercato per il quarto decreto ristori sostituiranno una parte dei 3,8 miliardi di euro previsti nel fondo anti-Covid della legge di bilancio 2021. Questo permetterebbe di liberare le risorse in questione e di riconvertirle per altre esigenze.

Infine, per il prossimo anno resta da sciogliere il nodo del Recovery fund, al momento bloccato dai veti di Polonia e Ungheria.

 

Le destre collaborano? NO!

In questi giorni leggo le dichiarazioni dei leader delle destre italiane, Salvini e Meloni in primis, disponibili a dare una mano nella condizione di emergenza in cui siamo.

Non nascondo lo stupore e la pena che provo per loro.

Fino ad oggi hanno sempre negato il loro voto sui provvedimenti economici più importanti, in particolare quelli serviti per pagare la cassa integrazione e i tanti bonus e ristori finora elargiti alle attività economiche italiane.

Si, questo va detto con chiarezza: le destre non hanno mai votato a favore degli scostamenti di bilancio che hanno permesso i finanziamenti di quelle importantissime misure.

Mi spiego meglio.

Sin dal primo decreto Rilancio (maggio 2020) i soldi necessari sono stati acquisiti sul mercato dei titoli (debito pubblico). Quel decreto finanziava la cassa integrazione ai milioni di lavoratori fermi a causa del lockdown nonché i tanti bonus e indennità per professionisti ed attività economiche.

Per fare l’operazione era necessario sforare il rapporto deficit/PIL fissato dalla Legge di Bilancio per il 2020. Per farlo, serviva l’autorizzazione del Parlamento con voto qualificato, ovvero con la maggioranza più uno dei componenti di Camera (316+1) e Senato 8161+1).

Ebbene, in quell’occasione le destre non votarono il provvedimento lasciando alla maggioranza l’onere.

Ciò è accaduto in altre due occasioni simili, quando lo scostamento di bilancio era necessario per finanziare il decreto Agosto (Agosto 2020) e poi il decreto Ristoti 1 (ottobre 2020).

In totale, grazie ai tre scostamenti autorizzati dal parlamento, sono stati chiesti sul mercato 100 miliardi di euro per pagare cassa integrazione e indennità varie. Ciò è stato possibile sempre e solo grazie al voto della maggioranza di Governo. Le destre non hanno mai votato.

Per equazione, posso tranquillamente affermare che senza di noi milioni di italiani non avrebbero ricevuto nulla.

In Europa, tutto uguale.

Gli amici politici nazionalisti di Salvini e Meloni (Ungheria e Polonia) pongono il veto sul Recovery fund che prevede per l’Italia 208 miliardi di euro di finanziamenti.

Se non arriveranno quei finanziamenti, i prossimi provvedimenti non potranno essere coperti economicamente. Ergo, le destre europee impediscono all’Italia di sostenere lavoratori e imprese.

E questi signori parlano di collaborazione?

Elcograf e UGL uniti contro i lavoratori?

La Elcograf fa per davvero il proprio dovere o, complice l’UGL, scarica sempre sulla politica le dinamiche sindacali?

Ho il timore di essere di fronte all’ennesimo grido di aiuto di un’azienda che, complice anche la connivenza di un sindacato, tenta di scaricare sulla politica percorsi e soluzioni che di solito emergono dal confronto sindacale.

Nel tempo, i fatti dimostrano evidentemente questo paradosso.

Tavolo presso il MISE

Verso la fine del 2018, l’azienda Elcograf, la ex Mondadori Printing passata nel 2008 nelle mani del gruppo Pozzoni di Verona, aveva comunicato ai lavoratori che se l’andamento del margine operativo lordo dei primi mesi del 2019 continuava ad essere in perdita, sarebbe stata costretta a chiudere uno o più stabilimenti produttivi, tra i quali in primis Verona Rotative e Melzo, nel milanese.

Allora si fece riferimento a fattori riconducibili alla crisi dell’editoria e alla riduzione delle commesse da parte Mondadori, principale committente di Elcograf, nonostante l’accordo firmato al momento della cessione tra la Mondadori e il gruppo Pozzoni che prevedeva un volume di lavoro garantito fino al 2021.

In quell’occasione, coinvolto dalle Organizzazioni sindacali, chiesi l’avvio di un tavolo specifico per considerare strumenti speciali, come già attuati in passato nel medesimo settore produttivo. Da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico vi fu la totale disponibilità qualora venisse avanzata la richiesta dai soggetti interessati.

Quella richiesta non è mai arrivata.

Vertenza contro Mondadori

Anche con riguardo alla riduzione delle commesse da parte di Mondadori, posso ragionevolmente affermare che era legato al livello dei prezzi previsti dall’accordo, di fatto  superiori a quelli praticati in quel momento dal mercato.

Ma, a proposito, a che punto è la vertenza che era stata annunciata da Elcograf contro Mondadori?

Prepensionamenti

A dicembre 2019 il Governo ha accolto le proposte presentate da diversi Senatori a favore dei lavoratori della Elcograf di Verona estendendo il beneficio pensionistico previsto per i giornalisti anche ai lavoratori delle imprese stampatrici qualora le medesime presentino piani di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale in presenza di crisi. La possibilità è in vigore fino al 2023.

Sulla base di questa norma di favore, il gruppo Pozzoni ha presentato al Ministero dello Sviluppo economico il piano di ristrutturazione che prevedeva il prepensionamento di circa 200/250 dipendenti in totale (circa 100 a Verona).

 Attualità

Oggi, invece, senza che vi sia stato alcun confronto sindacale vero, emerge un’altra richiesta (analoga) alla politica: quella di favorire un nuovo percorso legislativo di autorizzazione a prepensionamenti attraverso una finestra mobile di un quinquennio.

Un fatto oggettivamente inusuale accompagnato dall’assenza di un piano industriale che metta in chiaro le strategie, anche di rilancio. Scelte precise, quindi, quella di preferire i licenziamenti o i pensionamenti (anziché una strada diversa) e quella di rivolgersi al tavolo politico bypassando quello naturale.

Non vorrei che venissero programmate mirate condizioni di pressione sui lavoratori – attraverso la minaccia di taglio del personale – per cui si induce a ritenere che l’unica soluzione sia la pressione sulla politica che deve assumersi il compito di dare una mano. In questo quadro è complice l’UGL sempre pronta a spostare il tema fuori dall’azienda.

Si tratta di una strategia che nega i diritti dei lavoratori e nega loro le informazioni necessarie per capire e confrontarsi spostando altrove le responsabilità che sono dietro quelle scelte.

Pensare che l’assenza di una strategia industriale unita al diniego al confronto con i sindacati possano essere sopperite attraverso i pensionamenti a carico di tutti non è altro che la copertura di responsabilità che non devono essere pagate dai lavoratori ai quali, in questo modo, si vuole far credere che la colpa sia della politica.

Per alcuni – UGL e politici che favoriscono questo disegno – dirottare il confronto su tavoli diversi da quelli sindacali serve solo a tenere nascosto il soggetto principale della vicenda che è l’azienda e che in primis ha il dovere di agire. E, infatti, questa non sarà presente all’incontro di lunedì prossimo organizzato dal sindaco vicino all’UGL.

Questo percorso è manifestatamente contro i lavoratori perché fa leva sulle difficoltà dei medesimi e fa credere loro la bontà di soluzioni difficilmente praticabili, ma solo utili ad offuscare il ruolo di chi deve fare la propria parte.

A/22: in Legge di Bilancio il rinnovo della concessione!

Il Governo ha inserito la soluzione per il rinnovo della concessione per la tratta autostradale Modena-Brennero nella Legge di Bilancio. In pratica, la norma ricalca esattamente l’emendamento che avevo presentato in occasione del Decreto “Agosto”, poi stralciato erroneamente dalla Presidente Casellati

Erano in campo due proposte diverse: il rinnovo “in house” dopo la liquidazione dei privati che detengono quote di capitale della società e la proroga di altri 10 anni della scadenza della concessione avvenuta il 30 aprile 2014.

La commissaria europea per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le pmi ha posto la parola fine a questa ultima proposta, come aveva già fatto nel 2018 e come avevano già fatto l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e la Corte dei Conti a dicembre 2019.

In pratica, ha chiarito che la proroga darebbe luogo ad un affidamento senza gara incompatibile con la normativa UE in materia di appalti pubblici e concessioni e, inoltre, un siffatto affidamento senza gara sarebbe incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di stato.

Una chiarezza che fa strame delle tante amenità che sono state dette e che dà totalmente ragione alla mia proposta che, se fosse stata approvata nel decreto “Agosto”, oggi saremmo nella condizione di agire. Invece, abbiamo perso altro tempo prezioso.

Eppure, i contrari al rinnovo della concessione autostradale A/22 “in house”, tra i quali anche il sindaco di Verona, sapevano bene che la loro era una proposta impossibile e con il loro comportamento hanno solo ritardato la soluzione.

La mia proposta, peraltro in linea con l’accordo previsto dal Protocollo voluto dall’allora Ministro Delrio (gennaio 2016), era di consentire ai soci pubblici (tutti gli enti locali della tratta A/22) ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2437 sexies del codice civile ed anche in deroga allo statuto, di procedere al riscatto delle azioni possedute dai privati, previa delibera dell’assemblea dei soci, adottata con la maggioranza prevista per le assemblee straordinarie.

Bene, questa soluzione è nella legge di Bilancio che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre prossimo.

Da gennaio, quindi, possono essere liquidati i privati e rinnovata la concessione “in house” in modo da sbloccare i tanti milioni di euro di investimenti previsti per nuove opere sul nostro territorio.

La matematica non è un’opinione

Con il Decreto Rilancio, nel mese di maggio scorso furono decisi contributi a fondo perduto per le attività economiche sospese durante il lockdown.

I soggetti economici interessati erano imprese e lavoratori autonomi con un ammontare di ricavi per il 2019, non superiori a 5 milioni di euro.

La condizione essenziale per poter essere ammessi al beneficio era il calo del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2020 per un importo superiore ai 2/3 dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2019.

Sulla differenza, quindi, tra i due dati, si applicava una percentuale per stabilire l’ammontare del contributo, ovvero:

  • 20% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nel 2019;
  • 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400.000 euro e fino a 1 milione di euro nel 2019;
  • 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro nel 2019.

In ogni caso, l’ammontare del contributo era riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche, 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Faccio un esempio: se un bar o un ristorante nel mese di aprile 2019 avevano fatturato 6.000 euro, il beneficio spettava se il fatturato nel mese di aprile 2020 non superava i 2.000 euro (i 2/3 di 6.000 è 4.000 euro).

Il contributo a fondo perduto sarebbe stato, quindi, di 800 euro, ovvero 2.000 che era l’importo minimo per le attività.

Nel caso di un professionista, sarebbe stato di 1.000 euro, importo minimo per questa categoria.

I contributi erogati sono stati notevoli in quanto il riferimento aprile 2020 era sostanzialmente pari a zero a causa del fatto che in quel mese era stato chiuso tutto.

Eppure, in diversi hanno lamentato di non aver ricevuto nulla. Ma è vero? Non credo, onestamente. Infatti, questo caso poteva capitare se la differenza tra aprile 2019 e aprile 2020 non avesse superato i 2/3. Poiché ad aprile 2020 per quelle attività economiche il fatturato era pari a zero significherebbe che ad aprile 2019 era stato dichiarato zero, fatto improbabile.

Diversa è la considerazione concernente i contributi che sono stati erogati. La stragrandissima maggioranza di bar e ristoranti e dei lavoratori autonomi (con fatturato inferiore ai 400 mila euro nel 2019), ha ricevuto 1.000 o 2.000 euro.

Cosa significa?

Poiché ad aprile 2020 hanno incassato zero perché non erano in attività, si è preso per buono che ad aprile 2019 avessero incassato rispettivamente 10.000 euro e 5.000 euro.

Se così fosse stato per davvero, tutte le attività interessate avrebbero dovuto dichiarare nel 2019 almeno 120mila euro e 60mila euro. Poiché ciò non è stato, lascio a chi legge le considerazioni conseguenti.

Con il Decreto Ristori, il contributo è stato raddoppiato per i ristoranti (200%) e moltiplicato per una volta e mezzo per i bar (150%). In pratica, si è presupposto che ad aprile 2019 hanno dichiarato rispettivamente 20.000 euro e 15.000 euro.

Va detto che questa volta i soggetti interessati possono anche esercitare le attività, al massimo con asporto nelle zone arancioni e rosse.

Lo scopo di questa nota è quella di fornire chiavi di lettura per interpretare le tante informazioni di cui siamo inondati e, come si può notare, non sempre corrispondenti alla verità.

Quanto risparmia l’Italia con i prestiti decisi dall’UE?

La Commissione Europea ha effettuato le sue prime emissioni di titoli per conto dell’Unione Europea per il finanziamento del programma SURE ovvero il programma di finanziamento dell’occupazione (e della cassa integrazione). Lo SURE ammonta a 87,9 miliardi, di cui 27,4 miliardi destinati all’Italia.

È possibile, quindi, calcolare quanto risparmierà l’Italia prendendo a prestito dall’Unione Europea questi finanziamenti ai tassi previsti rispetto ai tassi normalmente praticati sul mercato.

Per finanziare lo SURE, la Commissione Europea ha, per ora, collocato “social bond” per 17 miliardi di cui 10 miliardi con scadenza a 10 anni al tasso del -0,238 per cento e 7 miliardi con scadenza a 20 anni al tasso dello 0,131 per cento.

Questi tassi verranno, quindi, applicati anche ai prestiti che la Commissione Europea farà all’Italia. In soldoni, significa che per ogni 1.000 euro presi a prestito, l’Italia dovrà restituire dopo 10 anni solo 976 euro. Invece, per il prestito ventennale dovrà restituire 1.026 euro.

Il risparmio per l’Italia va calcolato facendo la differenza tra questi tassi e quelli che attualmente l’Italia paga emettendo direttamente BTP sui mercati finanziari. Per questi ultimi, i tassi di interesse sui BTP decennali sono attualmente di circa 0,76 per cento; quelli sul BTP ventennali sono di circa 1,35 per cento.

Dunque, se anche in futuro permarranno questi tassi di interesse in modo da poterli applicare all’intero importo dei finanziamenti SURE all’Italia (27,4 miliardi) e se i prestiti saranno distinti per il 60 per cento decennali e il restante 40 ventennali, il risparmio per l’Italia sarebbe di circa 4,36 miliardi.

Questo per i prestiti SURE. Il ragionamento vale anche per i prestiti del Next Generation EU (Recovery fund).

Il Next Generation EU prevede un ammontare di prestiti pari a 127,6 miliardi, erogati tra il 2021 e il 2026. Se venissero applicati gli stessi tassi del finanziamento SURE e restasse invariata la proporzione di prestiti a 10 e 20 anni, il risparmio relativo a tali prestiti sarebbe pari a 20,3 miliardi.

Il totale dei risparmi per gli interessi dai programmi SURE e NGEU è quindi di 24,66 miliardi rispetto a quanto l’Italia avrebbe speso se avesse collocato i propri titoli di debito autonomamente sui mercati finanziari.

Il risparmio sarebbe anche superiore se il confronto venisse fatto rispetto alle emissioni riservate alle famiglie italiane che, normalmente, avvengono a tassi più elevati di quelli di mercato.

L’intervento da parte dell’Unione Europea con i programmi SURE e NGEU ha certamente facilitato il calo dei tassi di interesse rispetto quello che sarebbe accaduto nel caso fosse stata l’Italia ad emettere direttamente i BTP da collocare sul mercato.

C’è da tenere conto anche del fatto che i risparmi potranno essere superiori in quanto, come è noto, da tempo i titoli di debito italiani (come di altri paesi UE) vengono acquistati dalla BCE tramite la Banca d’Italia che avvengono, di fatto, a costo zero per lo Stato italiano, visto che gli interessi che quest’ultimo paga alla Banca d’Italia vengono poi restituiti allo Stato stesso attraverso la distribuzione di profitti della Banca d’Italia (che vanno quasi interamente allo Stato).

Evito, per il momento, di applicare lo stesso ragionamento ai prestiti del MES, ma è chiaro che anche qui il risparmio sarebbe consistente.

Le opportunità infrastrutturali della pianura veronese

Per il futuro di Verona, il tema delle infrastrutture è fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Non cogliere la sfida significa negare una prospettiva che questo territorio ha per vocazione, a partire dalla posizione geografica.

Migliorare la rete infrastrutturale, ammodernandola e implementandola, è la strada migliore per attrarre investimenti internazionali su Verona rendendola competitiva rispetto ad altre realtà.

La pianura veronese per le caratteristiche geografiche e per la prossimità alle grandi vie di comunicazione, può aspirare ad occasioni in grado di favorire la diffusione territoriale degli elementi di crescita e, quindi, anche consentire lo spostamento della pressione che gravita sui centri urbani situati lungo l’asse autostradale A/4 in questa provincia.

Le opportunità che possono consentire un salto di qualità sono legate allo sviluppo:

  • dei collegamenti viari e ferroviari che uniscono il legnaghese con altre realtà, a partire innanzitutto da Verona,
  • dell’asse est ovest consentito all’area in ragione della Strada statale 10, più direttamente ed, in secondo luogo, dalla futura mediana provinciale Nogarole Rocca/Soave,
  • della via d’acqua offerta dal Fissero/Tartaro/Po di Levante.

Nel tempo, mentre gli insediamenti produttivi e logistici si concentravano sull’asse autostradale principale di questa provincia, saturando gran parte delle disponibilità, la pianura veronese è stata interessata solo da dibattiti che non hanno prodotto alcun risultato.

La tratta autostradale Nogara – Mare Adriatico e la variante alla strada regionale 10 ne sono gli esempi più evidenti.

E’ palese l’assenza di un condiviso progetto industriale a livello provinciale in grado di unire i punti di forza del territorio e coinvolgere le Istituzioni, a partire dalla Provincia e gli stakeholder economici, funzionale alla promozione di aree e luoghi presenti in altre zone della provincia pienamente collegate con i principali assi autostradali e ferroviari veronesi.

Più dettagliatamente, valutando la cornice territoriale ampia, il legnaghese può essere individuato come area idonea per l’implementazione dell’intermodalità veronese, nel senso che i collegamenti, ferro e gomma, con il Quadrante Europa – in via di saturazione – sono da rendere più efficienti per poter immaginare una possibile nuova piattaforma logistica a supporto di quella principale presente presso il capoluogo.

Inoltre, sempre in un’ottica di sistema, appare opportuno valutare la connessione territoriale:

  • con Verona e con Mantova, mediante l’assetto ferroviario esistente,
  • con la “Valdastico Sud” e la “Padova/Bologna” e, quindi, con il porto marittimo di Ravenna, sfruttando la rete stradale,
  • con il mare, attraverso il canale navigabile interno,

in modo da assumerla come spunto per un’ipotesi progettuale che coinvolge un territorio vasto che comprende almeno quattro province (Verona, Padova, Mantova e Rovigo).

Innanzitutto, la linea ferroviaria.

Il tratto ferroviario Verona-Rovigo, uno dei peggiori in Italia con treni a gasolio e disservizi giornalieri, è da ammodernare per impedire che una possibilità per la pianura veronese diventi definitivamente ragione del suo declino e causa dell’abbandono territoriale da parte di realtà produttive importanti che devono sopportare i costi di un sistema infrastrutturale arretrato e carente.

Solo attraverso l’ammodernamento della linea ferroviaria è possibile ipotizzare lo sfruttamento di zone situate nell’area legnaghese per l’insediamento di attività legate al settore logistico.

I limiti strutturali sono noti, e non sono relativi solo alla mancata elettrificazione del tratto Isola della Scala – Cerea.

Porre le soluzioni al centro di un impegno corale, è decisivo. La trascuratezza regionale, acutizzata con un servizio pessimo da parte della società di gestione, deve cessare.

Seguendo le promesse regionali, da ultimo, pare che “nel 2021 sarà la volta dell’elettrificazione, realizzata grazie ad un accordo con Rete ferroviaria italiana (Rfi), della tratta Isola della Scala-Cerea. Inoltre, nel 2022, saranno disponibili sei nuovi elettrotreni da 40 milioni di euro, cofinanziati dal Cipe, che saranno utilizzati principalmente sulla Adria-Mestre. L’operazione consentirà di «liberare» da quest’ultima linea cinque convogli «Stadler» a trazione diesel, di recente fabbricazione, che si aggiungeranno agli altri tre già in servizio sulla Verona-Rovigo.”   

La variante alla Strada Statale 10 “Padana Inferiore”.

In prospettiva favorirebbe, innanzitutto, il collegamento con l’autostrada A31 “Valdastico sud” ed anche quello con la A13 “Padova-Bologna”.

Su questa variante, da San Vito di Legnago fino al Comune di Carceri, in provincia di Padova, è noto il tempo perso, a partire dal tentativo di trasformare la variante in una strada a pedaggio affidata in concessione. A quel clamoroso fallimento, ne è seguito un altro, ancora più rumoroso: la restituzione della strada ad ANAS.

Intanto, ad inizio febbraio è stato assegnato da Veneto Strade l’appalto di gara per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva del tratto della variante. Il progetto, quindi, è ancora nelle mani della Regione Veneto che dovrà consegnarlo ad ANAS.

Infatti, la variante è “ritornata” ad ANAS attraverso il “Piano Rientro Strade” voluto dall’allora Ministero Delrio. E’ il fallimento della pretesa federalista della Lega che a causa di questo ha ritardato anche la stessa riconsegna.

L’ipotesi progettuale prevede che si procederà per stralci. Importante, a questo proposito sarà il punto di partenza, ovvero, da Legnago o da Carceri?.

La Strada Statale 434

E’ il pilastro centrale sul quale fondare significative ipotesi progettuali, in particolare per il fatto che esiste ed è funzionale al collegamento veloce in diverse direzioni.

Tramontata la possibilità che venisse trasformata a pagamento nel tratto interessato dalla Nogara- mare Adriatico, la SS 434:

  • a nord della pianura, potrà
  • intersecarsi con la Mediana provinciale Nogarole Rocca – Isola della Scala (il rinnovo della concessione per la gestione dell’autostrada A/22 comporterà ingenti contributi alla Provincia per la costruzione del lotto funzionale della nuova strada da Nogarole Rocca almeno fino a Isola della Scala e, quindi, come noi proponiamo, almeno fino ad Oppeano sulla SS 434),
  • attraverso la Mediana provinciale in zona Isola della Scala, incrociare la variante alla Strada Statale 12 a sud del Comune di Buttapietra e, pertanto, favorire spostamenti autoveicolari verso altre aree servite da questa nuova variante,
  • connettersi, a sud di Legnago, con la variante alla Strada statale 10 creando un asse est ovest.

Lo sbocco a nord, sulla tangenziale sud, a questo punto, sarebbe sgravato significativamente dalla pressione automobilistica attuale.

La via navigabile

Il 12 febbraio 2020 attraverso il canale Mantova – Mare Adriatico è stato effettuato un viaggio di una chiatta trasportante 10 pezzi per raffinerie di dimensioni eccezionali per un carico complessivo di circa 540 tonnellate fino al porto di Ortona (Chieti).

Sulla via navigabile del canale Fissero/Tartaro/Po di Levante insiste la banchina fluviale di Torretta. Un’opportunità costruita con fondi europei che risulta scollegata con le vie di comunicazioni, a partire dalla strada statale 434.

Il Consorzio per lo sviluppo del Polesine ha formulato una proposta di potenziamento della via navigabile affinché possa diventare la più importante via per il trasporto fluviale delle merci del Polesine, permettendo alle bettoline di raggiungere una piattaforma logistica, che verrebbe posizionata a 7-8 chilometri dalla linea di costa di Porto Viro (RO) e sulla quale avverrebbe il carico e lo scarico delle merci che provengono dal mare, e di servire i porti interni di Rovigo, Canda, Legnago, Mantova e attraverso il fiume Po, Cremona, e da qui con la modalità ferroviaria o stradale, al resto del continente.

Immaginare di unire la banchina di Torretta con i collegamenti viari presenti e futuri è una priorità per cogliere l’opportunità offerta dalla via d’acqua presente e da lì diramarsi in ogni dove.

Decreto “Ristoro”. Le decisioni prese.

Il Governo ha stanziato 5,4 miliardi di euro e ne potranno beneficiare ristoranti, partite Iva, gestori di palestre e piscine, discoteche, lavoratori stagionali, termali e dello spettacolo.

Contributi a fondo perduto

I contributi a fondo perduto sono per tutte le aziende che, a causa dell’ultimo Dpcm, sono costrette a chiudere o a ridurre l’orario, ma anche a taxi e noleggi con conducente, indirettamente colpiti. Si parte dai ristori già erogati ai sensi del decreto Rilancio (Maggio 2020), ma questa volta gli importi saranno quasi sempre più alti.

I contributi a fondo perduto sono per circa 460 mila imprese e saranno accreditati a partire dal 15 novembre con erogazione automatica sul conto corrente per chi li ha già ricevuti in precedenza.

I beneficiari sono suddivisi per categorie e, in base all’attività, il contributo varia dal 100% al 400%, fino ad un massimo di 150.000 euro di contributo.

La novità è che possono fare domanda anche le imprese che non ne hanno usufruito nei mesi precedenti e le imprese che fatturano oltre 5 milioni di euro all’anno, con un ristoro pari al 10% da calcolare sulla perdita di fatturato (in passato, escluse).

Il contributo è sempre rapportato alle perdite di fatturato rilevate dalle differenze tra i ricavi di aprile 2020 e di aprile 2019.

I contributi a fondo perduto sono previsti nella misura del:

  • 100% per tassisti e noleggiatori;
  • 150% per gelaterie, pasticcerie e bar senza cucina, aziende agricole e strutture alberghiere;
  • 200% per ristoranti, catering, piscine, palestre, teatri e cinema;
  • 400% per discoteche, sale da ballo e simili.

Quindi, i nuovi aiuti saranno, in base al codice Ateco dell’attività, pari al 100%, al 150% o al 200% rispetto all’aiuto già previsto dal decreto Rilancio, che a sua volta era pari al 20%, 15% o 10% (a seconda della grandezza dell’azienda) della perdita subìta.[1]

Esempi:

Attività con ricavi e compensi inferiori a 400mila euro Ricavi aprile 2019 Ricavi aprile 2020 (e perdite) Contributo DL Rilancio (Maggio)

 

Contributo DL Ristoro

(% di oggi x20% di maggio)

Bar, pasticcerie 15.000 3.000 (-12.000) 2.400 (20%) 3.600 (150%)
Ristoranti 20.000 5.000 (-15.000) 3.000 (20%) 6.000 (200%)
Palestre, piscine 40.000 10.000 (-30.000) 6.000 (20%) 12.000 (200%)
Discoteche 100.000 20.000 (-80.000) 16.000 (20%) 48.000 (400%)

 

  1. Le cifre sono indicate – per comodità – per consentire il risultato superiore ai 2.000 euro a fondo perduto, importo minimo del contributo comunque da erogare nel caso in cui la differenza aprile 2020/aprile 2019 generasse un contributo inferiore.

Per i ristori ci sarà un doppio binario: per chi lo ha già avuto l’indennizzo sarà automatico e arriverà con bonifico sul conto corrente da parte dell’Agenzia delle entrate entro il 15 novembre. Potranno presentare la domanda anche le attività che non hanno usufruito dei precedenti contributi. L’Agenzia riaprirà il canale per le istanze e il ristoro arriverà entro la metà di dicembre.

Rata IMU cancellata

In arrivo la cancellazione dellaseconda rata dell’IMU, da pagare entro il 16 dicembre 2020. Questa dovrebbe essere eliminata per tutti i soggetti economici colpiti dal DPCM 25 ottobre: ristoratori, gestori di cinema, teatri, palestre, piscine e altre attività per le quali è imposta la chiusura totale o anticipata alle 18.00.

Credito d’imposta per affitti commerciali

Il credito d’imposta sugli affitti commerciali al 60% riguarda i mesi diottobre, novembre e dicembre. La misura viene allargata alle imprese con ricavi superiori a 5 milioni di euro annui, a patto che abbiano subito un calo di fatturato di almeno il 50%.
Il credito sarà cedibile al proprietario dell’immobile locato.

Proroga cassa integrazione

Tra le novità principali del nuovo decreto c’è la proroga della Cig per altre 6 settimane, un intervento che, da solo, richiede 1,6 miliardi di euro. La proroga riguarda il periodo compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021 e possono beneficiarne le imprese che hanno esaurito le settimane precedenti.

È prevista un’aliquota contributiva addizionale differenziata sulla base della riduzione di fatturato.  Per le imprese che hanno avuto una riduzione di fatturato oltre il 20% la Cig è gratuita, stessa cosa per i datori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019.

Bonus lavoratori spettacolo, turismo, stagionali e termali

Confermata l’indennità di 1.000 euro per i lavoratori dello spettacolo (intermitenti e autonomi), stagionali e del turismo. Per queste categorie il decreto prevede anche la proroga della cassa integrazione.

È riconosciuta un’ulteriore indennità destinata a tutti i lavoratori del settore sportivo che avevano già ricevuto le indennità previste dai decreti “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) e “Rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34). L’importo è aumentato da 600 a 800 euro.

Reddito di emergenza

Per coloro che ne hanno già beneficiato nei mesi passati, il dl Ristori conferma il reddito di emergenza per altre due mensilità. Il valore del beneficio può arrivare anche a 800 euro (attualmente in media 560 euro per circa 300mila famiglie).

Esonero contributi previdenziali

A sostegno dell’imprenditoria, il dl Ristori prevede lo stop ai versamenti previdenziali per le imprese che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa del Covid-19, tranne quelle del settore agricolo (per le quali sono previste altre misure). L’esonero contributivo dura 4 mesi al massimo ed è fruibile entro e non oltre maggio 2021.
Il quantum dell’esonero viene calcolato sulla base della perdita di fatturato:

  • fino al 50% per le imprese che hanno avuto una riduzione inferiore al 20%;
  • fino al 100% per le imprese con riduzione pari o superiore al 20%.

Filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura

Previsto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per tutta la filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura. La misura riguarda i contributi dovuti per il mese di novembre. Tale beneficio è riconosciuto anche a imprenditori agricoli, coltivatori diretti, mezzadri e coloni.

Stanziati 100 milioni di euro per sostenere tutta la filiera e la concessione di contributi a fondo perduto per gli imprenditori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e a chi ha avuto un calo di fatturato superiore al 25% rispetto a novembre dello scorso anno.

Settore sportivo: le indennità previste

Tra i settori maggiormente colpiti c’è quello sportivo, soprattutto dilettantistico. Il dl Ristori riconosce un’indennità ulteriore per coloro che lavorano con lo sport ed hanno già ricevuto le indennità di 600 euro stabilite dal Cura Italia e poi dal dl Rilancio. L’importo del beneficio è aumentato a 800 euro.

Inoltre viene istituito un apposito Fondo con 50 milioni di euro da destinare alle società sportive dilettantistiche danneggiate dalla riduzione o chiusura totale delle attività.

Pacchetto Giustizia

Non da ultimo, il nuovo decreto si occupa anche del comparto Giustizia, con diversi articoli dedicati alle misure di prevenzione nei tribunali. Tra le novità ci sono l’implementazione del deposito di atti e documenti via PEC, l’accesso agli atti da remoto e la possibilità di procedere a divorzio e separazione senza comparizione delle parti.

Computer studenti

Al provvedimento sono state agganciate anche altre misure, come gli 85 milioni per acquistare computer per gli studenti.

Fondi di sostegno per alcuni dei settori più colpiti

È stanziato complessivamente 1 miliardo per il sostegno nei confronti di alcuni settori colpiti:

  • 400 milioni per agenzie di viaggio e tour operator;
  • 100 milioni per editoria, fiere e congressi;
  • 100 milioni di euro per il sostegno al settore alberghiero e termale;
  • 400 milioni di euro per il sostegno all’export e alle fiere internazionali.
  • 100 milioni di euro per la filiera agricola.

 Sostegno allo sport dilettantistico

Per far fronte alle difficoltà delle associazioni e società sportive dilettantistiche viene istituito un apposito Fondo le cui risorse verranno assegnate al Dipartimento per lo sport.

Il Fondo viene finanziato per 50 milioni di euro per il 2020 per l’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività, tenendo conto del servizio di interesse generale che queste associazioni svolgono, soprattutto per le comunità locali e i giovani.

Salute e sicurezza

È previsto un insieme di interventi per rafforzare ulteriormente la risposta sanitaria del nostro Paese nei confronti dell’emergenza Coronavirus. Tra questi:

  • lo stanziamento dei fondi necessari per la somministrazione di 2 milioni di tamponi rapidi presso i medici di famiglia;
  • l’istituzione presso il Ministero della salute del Servizio nazionale di risposta telefonica per la sorveglianza sanitaria e le attività di contact tracing.

Ecco nel dettaglio a quali tipologie di attività di applicheranno i diversi coefficienti di incremento. In ogni caso, successivi decreti del ministro dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’economia potrannoaggiungere ulteriori codici relativi a settori “direttamente pregiudicati dalle misure restrittive introdotte dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri”.

CODICI ATECO INTERESSATI E % DI CONTRIBUTO:

493210 Trasporto con taxi 100%
493220 Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimesse con conducente 100%
561011 Ristorazione con somministrazione 200%
561012 Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole 200%
561030 Gelaterie e pasticcerie 150%
561041 Gelaterie e pasticcerie ambulanti 150%
561042 Ristorazione ambulante 200%
562100 Catering per eventi, banqueting 200%
563000 Bar e altri esercizi simili senza cucina 150%
591400 Attività di proiezione cinematografica 200%
823000 Organizzazione di convegni e fiere 200%
900400 Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche 200%
931110 Gestione di stadi 200%
931120 Gestione di piscine 200%
931130 Gestione di impianti sportivi polivalenti 200%
931190 Gestione di altri impianti sportivi nca 200%
931200 Attività di club sportivi 200%
931300 Gestione di palestre 200%
931910 Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi 200%
931999 Altre attività sportive nca 200%
932100 Parchi di divertimento e parchi tematici 200%
932910 Discoteche, sale da ballo night-club e simili 400%
932930 Sale giochi e biliardi 200%
932990 Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca 200%
960410 Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali) 200%
960420 Stabilimenti termali 200%
960905 Organizzazione di feste e cerimonie 200%
551000 Alberghi 150%
552010 Villaggi turistici 150%
552020 Ostelli della gioventù 150%
552030 Rifugi di montagna 150%
552040 Colonie marine e montane 150%
552051 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence 150%
552052 Attività di alloggio connesse alle aziende agricole 150%
553000 Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte 150%
559020 Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero 150%
493901 Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o sub-urbano 200%
773994 Noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli: impianti luce ed audio senza operatore, palchi, stand ed addobbi luminosi 200%
799011 Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento 200%
799019 Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca 200%
900101 Attività nel campo della recitazione 200%
900109 Altre rappresentazioni artistiche 200%
900201 Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli 200%
900209 Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche 200%
920009 Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse (comprende le sale bingo) 200%
949920 Attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby 200%
949990 Attività di altre organizzazioni associative nca 200%

[1] Decreto Rilancio (Maggio 2020): l’ammontare del contributo si calcola applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’analogo importo del mese di aprile 2019.

Le percentuali previste erano le seguenti:

  • 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 400.000 euro
  • 15%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 1.000.000 euro
  • 10%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 5.000.000 euro.

Il contributo era comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.