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Incendi ad aziende che trattano i rifiuti

In Veneto, e soprattutto a Verona, negli ultimi anni diversi incendi hanno colpito società attive nel settore della raccolta, dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti.

E’ noto che il settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti è oggetto di forti interessi da parte della criminalità organizzata che ha stabilito una presenza significativa anche in Veneto e a Verona in particolare.

Incendi ad aziende che trattano i rifiuti. Verona, i segnali tipici dell’intimidazione sono stati diversi.

 

Incendi ad aziende che trattano i rifiuti.

Come si elegge il Presidente della Repubblica

Convocazione

Le norme e le procedure per la convocazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica sono contenute negli articoli 85 e 86 della Costituzione e prevedono tre situazioni:

  1. convocazione alla scadenza del settennato;
  2. convocazione a Camere sciolte;
  3. convocazione in caso di dimissioni, impedimento permanente o morte del Presidente della Repubblica.
  1. a) Convocazione alla scadenza del settennato. La convocazione del Parlamento in seduta comune – è effettuata trenta giorni prima che si concluda il settennato (articolo 85, comma secondo, della Costituzione). La dottrina prevalente e la prassi costante computano l’inizio del settennato dal giorno del giuramento e non da quello dell’elezione.
  1. b) Convocazione a Camere sciolte. In caso di Camere sciolte non si applica il secondo comma dell’articolo 85, bensì il terzo, che recita: “se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica”.
  1. c) Convocazione in caso di dimissioni, impedimento permanente o morte del Presidente della Repubblica. In caso di dimissioni, si applica il secondo comma dell’articolo 86 il quale prevede che “in caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro 15 giorni ……..”

In questa situazione, il termine dei 15 giorni, decorre dalla data dell’atto di dimissioni, ed è stato sempre interpretato come quello entro il quale devono avere luogo l’effettiva riunione del Parlamento e l’inizio delle votazioni.

La convocazione in seduta comune delle due Camere è fissata per lunedì 24 gennaio 2022 alle ore 15 con il seguente ordine del giorno: “Elezione del Presidente della Repubblica”.

Primo adempimento per il Parlamento in seduta comune

Sulla base della consolidata prassi costituzionale, all’inizio della riunione del Parlamento in seduta comune, il Presidente si pronuncia, sulla validità delle elezioni dei delegati effettuate dai Consigli e dalle Assemblee regionali, dopo aver consultato gli Uffici di Presidenza di Camera e Senato. 

Composizione del seggio

Il Parlamento in seduta comune allargato ai delegati regionali risulta così composto: 629 deputati (la 630esima è Cecilia D’Elia che ha sostituito Roberto Gualtieri a seguito delle elezioni suppletive del 16 gennaio 2021), 321 senatori (315 eletti più 6 senatori a vita o di diritto), 58 delegati regionali (tre per ogni regione, due per la maggioranza e uno per l’opposizione, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne ha solo uno) per un totale di 1008 grandi elettori (articolo 83, commi primo e secondo della Costituzione).

Quorum

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea. Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. (Articolo 83, comma terzo della Costituzione).

ll quorum dei due terzi è pari a 673 voti e la maggioranza assoluta a 505 voti. 

Sistema di votazione 

Conformemente alla prassi relativa alle votazioni per schede la chiama è effettuata secondo l’ordine alfabetico. Si procede prima alla chiama dei senatori, iniziando dai senatori a vita, quindi alla chiama dei deputati e infine, alla chiama dei delegati regionali. Possono essere ammesse variazioni, dell’ordine alfabetico previsto per la chiama, esclusivamente in casi di forza maggiore e formalizzate per il tramite dei Presidenti dei gruppi. La chiama avviene, come di consueto, con il supporto del sistema elettronico. Sul tabellone alla sinistra del Presidente compariranno progressivamente i nomi degli elettori in procinto di essere chiamati. Ciascun elettore, dopo essere stato chiamato, all’atto di accedere alla cabina riceve una scheda, nella quale può` indicare un solo nominativo. Le schede recanti più di un nome sono considerate nulle. La conferenza dei capigruppo della Camera ha previsto che l‘accesso all’Aula di Montecitorio verrà consentito solo se in possesso di Green pass “base” e avverrà dal lato sinistro dell’emiciclo con un massimo di 50 grandi elettori alla volta. Si voterà per fasce orarie, in ordine alfabetico, a partire da: senatori a vita, senatori, deputati e delegati regionali. (Nella seduta di lunedì 24 gennaio i senatori voteranno dalle ore 15 alle ore 16.40, i deputati dalle ore 16.41 fino alle ore 19.23 e i delegati regionali dalle ore 19.24). Le operazioni di voto e la fase di spoglio dureranno complessivamente 4 ore e mezza e durante lo scrutinio in aula non potranno esserci più di 200 persone mentre nelle tribune potranno accedere 106 parlamentari e delegati regionali senza contingentamento per gruppo. Saranno a disposizione quattro nuove cabine elettorali con l’urna per depositare la scheda di votazione dotate di un sistema di aerazione che garantirà sicurezza e riservatezza del voto. Lunedì 24 gennaio è prevista una assemblea congiunta del Consiglio di Presidenza del Senato con quello della Camera e le conferenze dei capigruppo sulle modalità per le votazioni. 

Cadenza delle votazioni

Per quanto riguarda la cadenza delle votazioni, manca una prassi certa. Nel corso delle varie sedute comuni (la seduta comune è considerata come un’unica seduta, anche se si sviluppa in più giorni) si sono svolti in alcune giornate un solo scrutinio, in altre perfino tre. Non esistono precedenti di interi giorni di interruzione tra una votazione e l’altra. La conferenza dei capigruppo della Camera ha previsto le modalità di voto in presenza con una sola votazione al giorno nel rispetto delle misure di sicurezza anti-Covid (sanificazione, aereazione).” 

Voti dispersi

Dalla seduta comune del 29 giugno/8 luglio 1978, presieduta dall’on Ingrao è invalsa la prassi di non considerare dispersi i voti attribuiti a persone estranee al mondo parlamentare e politico, ma conosciuti in modo tale da essere identificabili (cioè di cui si possa verificare l’esistenza dei requisiti necessari per essere eletti).

Per essere messe a verbale, le preferenze ai candidati devono essere almeno due. Chi riceve un solo voto viene conteggiato genericamente tra i voti dispersi. 

Giuramento e messaggio del Presidente della Repubblica

Nella seduta successiva alla sua elezione, il Presidente della Repubblica, a norma dell’articolo 91 della Costituzione presta il giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione e rivolge il suo messaggio al Parlamento.

Altre ottime notizie per la Fondazione Arena

E’ stato approvato il mio emendamento alla legge di Bilancio che stabilisce sia un criterio più favorevole di riparto del Fondo Unico per lo Spettacolo, sia le assunzioni a tempo indeterminato di personale artistico, tecnico e amministrativo anche per il 2022, sia la proroga per il rendiconto.

Oltre ai 150 milioni di euro in due anni per le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane decisi con la Legge di Bilancio 2022, ci sono altre buone notizie per la Fondazione Arena Leggi https://www.vincenzodarienzo.it/arrivano-finanziamenti-per-la-fondazione-arena/).

Ho proposto di integrare quella previsione – che agisce in maniera determinante sui bilanci – e con il mio emendamento è stato deciso:

  • che la ripartizione della quota del Fondo unico per lo spettacolo avvenga sulla base della media delle percentuali stabilite per il triennio 2017-2019 e non sull’ultimo triennio in cui, causa Covid, non si è lavorato;
  • più tempo per rendicontare l’attività svolta nel 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, dando conto in particolare di quella realizzata a fronte dell’emergenza sanitaria da Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli;
  • di prorogare fino al 31 dicembre 2022 la possibilità di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato di personale artistico, tecnico e amministrativo mediante procedure selettive riservate in misura non superiore al 50 per cento dei posti disponibili al personale che alla data di pubblicazione dei relativi bandi presti servizio, o lo abbia prestato fino a un anno prima della data di entrata in vigore della disposizione, presso la fondazione che procede all’assunzione, sulla base di contratti di lavoro a tempo determinato per un tempo complessivo non inferiore a diciotto mesi, anche non continuativi, negli otto anni precedenti.

E’ un risultato importantissimo per la Fondazione Arena.

Ho tenuto conto delle difficoltà che le Fondazioni lirico sinfoniche hanno attraversato a causa della pandemia e per evitare che questo importante pilastro della cultura (veronese) internazionale potesse venire meno, oltre al rafforzamento dei bilanci patrimoniali, ho proposto integrazioni per consolidare la struttura di produzione.

Un ringraziamento al Ministro Franceschini che ha condiviso la proposta a testimonianza della sua vicinanza al sistema delle Fondazioni ed alla nostra in particolare.

Castelnuovo del Garda, il casello è realtà

Finalmente è stato approvato il progetto esecutivo “A4. Nuova Autostazione di Castelnuovo del Garda.

Il 29 novembre è stato approvato con Decreto il progetto esecutivo del nuovo casello autostradale a Castelnuovo del Garda, intervento previsto nel Piano Finanziario della Brescia-Padova per un importo complessivo lordo di € 67.620.230,26.

La società che aveva trasmesso il progetto al Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità Sostenibili, ancora il 15.10.2019, adesso potrà avviare tutte le attività funzionali alle procedure di affidamento dei lavori con gara.

Mai opera è stata tanto attesa.

Le problematiche esistenti nel basso Lago di Garda sono evidenti a tutti.

Presso il casello di Peschiera del Garda esiste una grave promiscuità tra residenti, turisti e visitatori dei parchi acquatici e traffico commerciale tale da rendere impossibile il transito regolare.

Un sovraccarico che non si è mai riusciti ad affrontare perché solo un intervento radicale avrebbe potuto offrire un’alternativa.

Il casello di Castelnuovo del Garda è l’occasione che serviva, perché è in grado di favorire non solo la diluizione dei traffici, ma anche la netta separazione degli stessi sulle direttrici presenti.

Finalmente una buona notizia.

A questo punto, l’approvazione del progetto, oltre a risolvere un rilevante nodo stradale, porta con sè anche un’altra riflessione importante, considerata la prossimità con la strada regionale 450 Affi-Castelnuovo.

Oggi utilizzata per risparmiare tempo e denaro dai traffici commerciali da/per il Brennero, domani potrebbe anche essere l’occasione per studiarla come asse a ridosso del Lago, parallela alla Strada Regionale 249 (Gardesana) e con essa collegabile con innesti a pettine utilizzando alcune strade già oggi esistenti.

Penso sia opportuno cominciare a ragionare su questo, almeno dal punto di vista teorico, in modo da cogliere per tempo tutte le eventuali possibilità in essere sia con riguardo agli spostamenti dei residenti sia per alleggerire la forte pressione del traffico veicolare da Peschiera fino a Garda.

Sono soddisfatto dell’impegno profuso, e continuo a sollecitare le riflessioni utili a quel delicato territorio, in accordo con i circoli PD della zona.

La triste agonia dell’Autobrennero.  

I soci privati della società che gestisce l’autostrada A/22 Modena/Brennero, hanno diffidato il Consiglio di Amministrazione ad aderire all’opportunità offerta di rinnovo della concessione con la modalità della finanza di progetto.

Credo che questo sia il colpo mortale alla vicenda. Non vedo alternative alla gara europea.

Per evidenti responsabilità dei soci dell’Autobrennero, per la terza volta negli ultimi anni, con il Decreto cd. “infrastrutture” sono stati modificati i termini giuridici per rinnovare la concessione dell’autostrada scaduta dal 30 aprile 2014.

Nel 2017 avevamo offerto la possibilità del rinnovo diretto “in house” in capo agli enti locali della tratta autostradale, poi la possibilità di agire direttamente sulla liquidazione dei soci privati e da ultimo l’affidamento della concessione anche mediante le procedure previste per la finanza di progetto.

Nonostante le continue disponibilità, in quella società si continua a litigare inficiando giorno dopo giorno il rinnovo della concessione. Un’agonia insostenibile.

Ricordo che già in passato il grave ritardo è stato stigmatizzato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che mesi fa ha chiesto al Parlamento di affidare la concessione autostradale della A/22 attraverso una gara per rispettare i principi di concorrenza nelle modalità di affidamento. Anche l’Unione Europea è intervenuta per bocciare una idea fantasiosa quanto strampalata che i soci proponevano, sempre basata sulla proroga.

Anzi, mentre la stessa Europa sta valutando se accettare la compatibilità della finanza di progetto con l’omogeneità europea nel comparto delle concessioni autostradali, ecco la tegola della contrarietà dei soci privati.

A questo punto, credo non ci siano più alibi all’effettuazione della gara europea.

Bisogna dire basta a tutto questo che stanno facendo perdere milioni di euro a Verona ed anche allo Stato, visto che in corpo a quella società vi sono i soldi che la medesima deve conferire per la compartecipazione alla costruzione del tunnel di base del Brennero.

Una nuova proroga non sarebbe accettabile, neanche dall’Europa. Infatti, secondo l’Autorità, gli investimenti infrastrutturali previsti dal Piano Finanziario della concessione sarebbero più utilmente perseguibili con l’assegnazione tramite gara al gestore più efficiente, piuttosto che mediante il prolungamento del rapporto concessorio esistente.

Non aspettiamo dicembre 2022, ovvero il termine entro il quale deve concludersi l’operazione di affidamento in project financing, penso sia più opportuno chiudere adesso il discorso e avviare le procedure per acquisire il fondo ferrovia e la gara europea.

Solo così Verona potrà ricevere i fondi che le spettano da anni!

Ennesima doccia fredda sul collegamento per l’aeroporto.

Come era prevedibile, sul collegamento ferroviario tra la stazione di Verona Porta Nuova e l’Aeroporto, a seguito della firma dell’ultimo aggiornamento del Contratto tra Ministero delle Infrastrutture e Trasporti Sostenibili e Rete Ferroviaria Italiana (RFI), non è stato inserito un euro per la sua realizzazione.

Un vero peccato, perché questo aggiornamento del contratto tra Stato e RFI, come già altri in passato, è stato particolarmente attento allo sviluppo dell’intermodalità, alla quale sono destinati 869,73 milioni di euro per avviare la realizzazione dei collegamenti ferroviari degli aeroporti di Orio al Serio, Brindisi, Olbia e Trapani e per l’ulteriore potenziamento dei collegamenti di porti e terminali merci.

Due di questi, peraltro, il collegamento dell’Aeroporto di Trapani, che non era mai stato menzionato prima d’ora nei contratti tra Stato e RFI, e il collegamento con l’aeroporto di Orio al Serio, non esistente ad oggi, sono stati rispettivamente finanziati per la loro realizzazione.

La spiegazione è, purtroppo, evidente: altre Regioni si sono mosse con maggiore impegno e convinzione portando a casa i finanziamenti. La Regione Veneto, invece, ha preferito aspettare, valutare varie ipotesi che si sono rivelate tutte difficilmente percorribili, soprattutto per gli alti costi e la mancanza di una programmazione urbanistica pregressa.

Tutto questo nonostante l’esistenza di un progetto preliminare che ha già ottenuto il via libera ambientale, l’approvazione urbanistica della stessa Regione e il tracciato inserito in tutte le programmazioni urbanistiche comunali e provinciali. Inoltre, tutto questo è avvenuto nonostante che negli ultimi mesi si sia registrato il sostegno al preliminare da parte di tre comuni (tra cui Verona) e tre province: Verona, Vicenza e Mantova (alle quali potrebbe a breve aggiungersi quella di Trento), nonché diverse mozioni in sede parlamentare.

Ministero e RFI hanno sempre chiesto (e mai ottenuto) un atto ufficiale della Regione in cui essa indichi il suo interesse alla realizzazione dell’infrastruttura, poiché rimasta fuori dall’accordo quadro firmato nel 2016 tra RFI e Regione.

L’opera, considerata a livello statale strategica e pertanto inserita nella Legge Obiettivo, è totalmente finanziabile dallo stato.

Se la Regione chiedesse immediatamente l’avvio del progetto definitivo del Collegamento ferroviario dell’Aeroporto e il finanziamento dell’opera, i cantieri potrebbero essere aperti nel giro di soli tre anni, in quanto il tracciato è già stato ampiamente aggiustato all’epoca del preliminare (già all’epoca progettato tutto in trincea e in gallerie artificiali), il suo percorso inserito nella programmazione urbanistica locale e la sua valutazione ambientale già conclusasi con esito positivo.

L’opera potrebbe, quindi, essere realizzata completamente entro il 2030, come richiesto dal Master Plan vigente dell’aeroporto Catullo. Inoltre, la frazione di Dossobuono si troverebbe finalmente liberata dalla ferrovia e ricucita, cosa molto attesa dall’intera popolazione.

Persa questa grande occasione, non viene meno la validità del progetto.

E’ necessario, però, che la Regione Veneto chieda che l’intervento venga finanziato nel prossimo contratto tra MIT e RFI e che venga avviato il Progetto definitivo sulla base del preliminare.

Come Partito Democratico, in Regione presenteremo una mozione nella quale chiederemo alla Regione di farlo con urgenza.

L’incasso italiano della tassa alle multinazionali

Sulla tassa minima globale sulle multinazionali ne ho già parlato (https://www.vincenzodarienzo.it/la-tassazione-sulle-multinazionali/).

Con questa news affronto lo sviluppo di quella decisione assunta a luglio.

Infatti, nel mese di ottobre è stato raggiunto un nuovo accordo sul sistema di tassazione delle multinazionali e sono stati, quindi, chiariti alcuni aspetti importanti, la definizione dei quali consente di calcolare, più o meno, il gettito per l’Italia, frutto dell’applicazione di due soluzioni contabili che concorrono entrambe al calcolo effettivo della somma spettante.

In base alla prima applicazione, secondo l’OCSE, questa nuova tassazione dovrebbe portare alla ripartizione di 125 miliardi di dollari di profitti (circa 110 miliardi di euro) tra i paesi dove le multinazionali non sono residenti.

Assumendo il PIL relativo dell’Italia rispetto a quello degli altri paesi (2,5 per cento) come indicatore statistico applicato al fatturato per la conseguente ripartizione, all’Italia potrebbero spettare anche 2,7 miliardi circa.

Applicando a questa cifra spettante l’aliquota IRES del 24 per cento, si ricava un gettito per l’Italia di circa 640 milioni, superiore quindi a quello dell’attuale digital tax (circa 230 milioni di euro) che l’Italia già introita e che sarà sostituita dalla tassazione di cui stiamo parlando.

Il gettito, invece, derivante, dall’applicazione della seconda soluzione adottata, sarebbe di 2,3 miliardi sin dal primo anno di applicazione dell’accordo.

In definitiva, le entrate nette della prima e della seconda soluzione potrebbero essere nel primo anno di applicazione (il 2023) di circa 2,5 miliardi.

Sul dato inciderà senz’altro il fatto che alcune delle multinazionali italiane sono a partecipazione pubblica.

Queste, dovendo pagare più tasse, ridurranno l’ammontare dei dividendi che annualmente versano allo Stato.

Il saldo resta comunque positivo per le casse pubbliche.

 

Piano nazionale sicurezza stradale 2030

In Commissione Trasporti del Senato sono il relatore del Piano nazionale per la sicurezza stradale, ovvero un sistema articolato di indirizzi, di misure per la promozione e l’incentivazione di piani e strumenti per migliorare i livelli di sicurezza da parte degli enti proprietari e gestori, di interventi infrastrutturali, di misure di prevenzione e controllo, di dispositivi normativi e organizzativi, finalizzati al miglioramento della sicurezza secondo gli obiettivi europei.

Il Piano dovrà integrarsi con gli altri strumenti programmatici nazionali e locali le cui azioni possono avere effetti positivi sulla sicurezza stradale: il Piano generale della mobilità ciclistica, il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, i Piani urbani di mobilità sostenibile, il Piano di azione nazionale sui sistemi intelligenti di trasporto e le Modalità attuative e gli strumenti operativi della sperimentazione su strada delle soluzioni di Smart Road e di guida connessa e automatica.

Il Piano accoglierà il principio Safe System, che si basa a sua volta su quattro princìpi guida: 1) i guidatori commettono errori che possono portare a incidenti; 2) il corpo umano ha una capacità fisica limitata per tollerare le azioni di impatto senza subire danni; 3) esiste una responsabilità condivisa tra coloro che progettano, costruiscono, gestiscono e utilizzano il sistema stradale nelle sue componenti (uomo, infrastruttura, veicolo), nel prevenire incidenti che provocano lesioni gravi o morte; 4) tutte le parti del sistema devono essere rafforzate per moltiplicare i loro effetti (strade e margini più sicuri; veicoli più sicuri; uso della strada più sicuro da parte degli utenti; velocità adatte alla funzione e al livello di sicurezza della strada; assistenza post-incidente).

Il Piano dovrà, inoltre, essere redatto tenendo conto delle tendenze attuali, quali: l’introduzione progressiva della guida automatica, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento del traffico merci nelle città legato al commercio elettronico, la diffusione di modelli basati sulla condivisione (sharing economy) e la diffusione di nuovi modi di trasporto (ad esempio, la micromobilità). Il documento evidenzia che le infrastrutture stradali nel sistema extraurbano e nell’ambiente urbano dovranno essere verificate ed eventualmente riconsiderate in funzione dei rischi che emergeranno a seguito della graduale diffusione di nuove tecnologie e nuovi modi di trasporto e delle altre tendenze citate.

In concreto, l’Italia si pone l’obiettivo generale di dimezzare il numero di vittime della strada entro il 2030 rispetto ai valori del 2020. L’intento è dunque quello di passare dalle 3.029 vittime della strada del 2020 (dato tendenziale, poiché quando è stato redatto il documento in esame il dato definitivo per il 2020 non era ancora disponibile) a meno di 1.515 nel 2030. A ciò si aggiunge l’obiettivo generale di dimezzare entro il 2030 anche il numero dei feriti gravi.

La stima preliminare del fabbisogno minimo è quantificata in circa 1,4 miliardi di euro. Considerando una quota di cofinanziamento statale media del 70 per cento, si stima un contributo statale pari a 980 milioni, mentre i restanti 480 milioni saranno a carico degli enti locali.

Perché il candidato sindaco non è del PD?

In tanti mi stanno chiedendo le ragioni per le quali il Partito Democratico non abbia avanzato una propria candidatura alla carica di sindaco di Verona.

Ne parlo perché la cosa sta assumendo una certa consistenza numerica.

Me lo chiedono anche elettori di destra, ma soprattutto nostri elettori, quindi, non militanti e le domande hanno sempre lo stesso denominatore: “è normale che il partito più grande guidi la coalizione”.

Ho specificato che non sono tanto i militanti, ma gli elettori, perché questa differenza è rilevante nella mia riflessione.

Penso, infatti, che la differente sensibilità tra gli “interni” e gli “esterni” sia solo in parte dovuta alle differenti possibilità di conoscenza dei fatti e degli avvenimenti, ovviamente più completa tra i militanti.

Solo in parte, perché mentre negli Organismi dirigenti interni la proposta di un candidato non PD abbia ricevuto l’unanimità dei consensi, all’esterno, anche dopo la risposta che segue la domanda, non tutti cambiano idea. Anzi, qualcuno manifesta una certa delusione e considera questo un passo falso.

Quindi, ritengo opportuno rifletterci sopra.

Partiamo dall’inizio: il PD avrebbe proposto al tavolo della coalizione i suoi candidati a sindaco nelle persone dei quattro parlamentari, della consigliera regionale e dei tre consiglieri comunali di Verona.

Essendo questi i ruoli maggiori, era normale che il partito li proponesse a coloro che volevano condividere con noi un percorso.

Qui si inserisce il primo aspetto rilevante: il PD non aveva solo il compito di proporre nomi, ma anche (e soprattutto) favorire la costruzione e l’unità dell’area del centrosinistra. Perché? Perché essendo i più grandi, la nostra capillarità territoriale, le esperienza maturate e le relazioni che abbiamo costruito nel tempo possono essere utili.

Ci siamo messi a disposizione, quindi, garantendo la pari opportunità tra forze che sono elettoralmente (e visibilmente) diseguali, ma egualmente necessarie per la costruzione di un progetto alternativo alle destre.

Questo fa conseguire il secondo aspetto della questione, perché è ovvio che quell’unità si raggiunge anche attraverso il nome del candidato che, a quel punto, chiude il cerchio sulla meta da raggiungere.

Ebbene, sulla proposta della candidatura di Damiano Tommasi si sono concentrati alcuni elementi potenziali che corrispondevano  ai requisiti ideali che ci eravamo posti all’inizio. Questa è la ragione per la quale il PD non ha avanzato sue candidature ed ha sostenuto quella di Tommasi.

In merito, permettetemi di dire che su quella candidatura si è ulteriormente rafforzato il profilo responsabile ed istituzionale del PD veronese nel momento in cui gli otto possibili candidati PD hanno ritenuto che il maggior grado di unitarietà del centrosinistra – stella polare dei nostri ragionamenti – sarebbe stato raggiunto da un altro nominativo.

Pensate a cosa sarebbe accaduto se solo uno degli interessati avesse voluto comunque proporsi.

Io, per quanto mi riguarda, rivendico questo profilo culturale che abbiamo e che rafforza il PD come pilastro centrale e motore della coalizione di centrosinistra a sostegno della sua unità che è il valore aggiunto dell’operazione politica che stiamo portando avanti.

Non c’è ne arroganza ne pusillanimità in quello che dico, ma un posizionamento politico del PD che è la migliore soluzione per competere in questo difficile territorio,

Le divisioni del passato devono essere sempre da monito.

E lo dico io che non mi assumo alcuna responsabilità politica considerato che ero contrario alla candidatura divisiva di Orietta Salemi, purtroppo confermata addirittura dall’esclusione dal ballottaggio.

Carenza di medici di base. Perché?

Con 1.408 abitanti per medico di base, l’Italia rientra nella media europea (1.430), però il valore è in discesa perché negli ultimi anni il numero di medici di base è passato da circa 45.500 nel 2012 a 42.420 nel 2019 (ultimo dato disponibile).

L’accordo collettivo nazionale prevede che un medico di base può assistere fino a 1.500 pazienti. Alcune regioni hanno aumentato notevolmente questo limite e la media nazionale è di 1.224 con un valore più alto al Nord (1.326), rispetto al Centro (1.159) e al Sud (1.102).

Il Veneto con 1.365 assistiti per medico di base è la terza regione in Italia.

Il deficit di medici di base è stato affrontato con l’aumento dei finanziamenti per borse di studio per completare il loro percorso formativo e di anticipare la fine del corso di formazione per la specializzazione in medicina generale.

Infatti, un insufficiente numero di borse di formazione in medicina generale acuisce il problema della mancanza dei medici di base. Tra il 2022 e il 2028 si stima che la differenza tra medici di base in uscita e in entrata sia tra 15.500 e 18.700 unità. Gran parte dello squilibrio emergerebbe nei prossimi 3 anni con un saldo tra 10.400 e 16.300 unità.

Purtroppo, sebbene nel Piano nazionale ripresa e resilienza siano stati stanziati fondi per 900 borse per la formazione dei medici di medicina generale da quest’anno fino al 2024, oltre ai finanziamenti ordinari, il divario resterà comunque tra medici di base in uscita e in entrata: la differenza sarebbe tra 7.700 e 13.600 unità dal 2022 al 2024 e tra 9.200 e 12.400 dal 2022 al 2028.

In Veneto la differenza nel periodo 2022/2028 sarebbe di 1878 medici in uscita e 595 in entrata. Una situazione molto preoccupante.

Gli esperti ci dicono che la carenza di medici di base è frutto del crollo demografico che l’Italia sta vivendo da anni e che, purtroppo, rende problematico la sostituzione di tutti i lavoratori, non solo dei medici, quindi, che vanno in pensione.

Per fare un esempio, fino alla fine degli anni ’80, ogni anno raggiungevano l’età lavorativa quasi un milione di persone l’anno. L’anno prossimo, invece, raggiungeranno i 20 anni i nati nel 2002 che erano soltanto 520 mila, ovvero circa mezzo milione di persone in meno.

Questo comporta una difficoltà di rimpiazzare non solo i medici, ma ogni altra categoria professionale.

Sull’insufficiente ricambio generazionale nella popolazione lavorativa, ritorna il dibattito sulla necessità di aprire le porte all’immigrazione per compensare questa evidente deficienza demografica che in futuro potrebbe incidere sul livello di benessere che abbiamo raggiunto.