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Trenord imponga il contingentamento sui treni.

Giovedì 2 giugno scorso, circa 2.000 ragazzi e ragazze, di cui molti minorenni, si sono ritrovati a Peschiera del Garda per un raduno che era stato organizzato nei giorni precedenti tramite passaparola sulla piattaforma TikTok.

Nel corso del raduno, non autorizzato, molti dei partecipanti si sono resi protagonisti di violenze, risse, scontri con la polizia e in alcuni casi anche di molestie sessuali, in particolare sul treno di ritorno verso casa.

Pare che la situazione sia degenerata dal primo pomeriggio, nel momento in cui sono arrivate in treno oltre 1.500 persone, quasi tutte dalla Lombardia, che si sono aggiunte ai circa 600 giovani già presenti.

Da tempo, ormai, l’area interessata del Lago di Garda è meta di centinaia di ragazzi che nel corso del weekend giungono dalla Lombardia attraverso i treni regionali che transitano frequentemente dalla stazione di Peschiera del Garda sulla linea Regio Express Verona-Brescia-Milano, servizio gestito dalla società Trenord.

Per i treni regionali di competenza Trenitalia, ivi compresi quelli che riguardano il servizio Venezia-Verona, in molti casi è in essere un contingentamento dei posti disponibili per viaggiatori con biglietto di corsa semplice, in ragione del quale una volta che i posti disponibili risultano esauriti, non è più possibile acquistare biglietti di corsa semplice.

Il 2 giugno non è stato rispettato alcun tipo di contingentamento dei passeggeri sui treni della società Trenord – perché normalmente non lo prevede – tanto che la rilevante mole di passeggeri, ampiamente superiore alle capacità massima di trasporto dei treni in transito alla stazione di Peschiera del Garda, ha generato notevoli problemi organizzativi e di sicurezza per i numerosi giovani presenti sul luogo e sui treni

Per questa ragione è verosimile affermare che se ci fosse stato il contingentamento, probabilmente la pressione numerica delle persone presenti a peschiera del Garda e sui treni in transito sarebbe stata notevolmente inferiore.

Ad aggravare la situazione ha contribuito in misura determinante anche l’assenza di un presidio da parte di Trenord sulla tratta in questione che ha costretto, tra l’altro, il personale di Trenitalia ad effettuare il servizio di assistenza ai passeggeri di un altro operatore ferroviario.

In merito, ho presentato un’interrogazione ai Ministri delle Infrastrutture e dell’Interno per fare chiarezza su quanto accaduto, anche al fine di verificare l’eventuale violazioni delle norme di sicurezza del trasporto ferroviario. In particolare, però, ho chiesto di agire per regolare il servizio offerto da Trenord con particolare riguardo alla necessità di garantire, per ragioni di sicurezza, il rispetto della capienza massima del numero di passeggeri su ciascun treno in servizio sulla linea Verona-Brescia-Milano, nonché per favorire l’istituzione di un presidio presso la stazione di Verona Porta Nuova.

Il voto al Partito Democratico sostiene Damiano Tommasi

Domenica si vota per il rinnovo del Consiglio Comunale di Verona.

Damiano Tommasi è una candidatura riconoscibile, signorile e rassicurante, certamente rafforzata dall’unità della coalizione di centrosinistra.

C’è un altro elemento, inconfutabile: Damiano Tommasi è l’unica vera novità tra i candidati. Gli altri due sono da almeno 20 anni sulla scena, sempre loro, prima insieme poi divisi e politicamente nemici giurati.

Da 10 anni litigano furiosamente e trascinano Verona nelle loro beghe. A capo di due schieramenti avversi, litigano su tutto e hanno creato una classe dirigente divisa e sospettosa.

Solo il candidato Tommasi è fuori da certe logiche e, per questo, un elemento di forte novità nel panorama politico veronese.

Il Partito Democratico veronese, che è già stato pilastro fondamentale della coalizione sin dalla scelta del candidato, avrà una rilevante responsabilità nell’azione di governo della città.

Essere il primo partito della coalizione ci consentirà di dare impulso alle prospettive future nonché di essere collante delle forze della coalizione di centrosinistra.

Abbiamo le capacità per farlo ed è necessario che la coalizione abbia un punto di riferimento chiaro e saldo.

La consapevolezza delle nostre potenzialità è all’attenzione di tutti gli elettori: il voto al PD rafforza quel pilastro centrale che siamo e ci consegna la responsabilità di tenere salda l’alleanza per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Il Partito Democratico si è dimostrato, unico in gradi di poter raggiungere quel livello di coesione.

Il voto al PD sostiene Tommasi e garantisce la solidità della coalizione.

Nella lista dei candidati PD per il Consiglio Comunale c’è il giusto mix di esperienze e di generazioni che si mettono al servizio di Verona per i prossimi anni.

Tutti meritevoli. Tra questi, mi permetto di consigliare alcune scelte per l’indicazione delle preferenze da esprimere.

Francesco CASELLA
È il segretario del circolo PD della quarta Circoscrizione ed è stato consigliere della medesima Circoscrizione.

 

Federico RIGHETTI
È il segretario dei giovani democratici di Verona.

 

 

Carla AGNOLI
È impegnata nel Circolo PD della terza Circoscrizione.

 

Federico BENINI
È consigliere comunale nonché capogruppo del gruppo consiliare PD in Comune.

 

Marco BURATO
È stato consigliere comunale di Verona ed è impegnato nel Circolo PD dell’ottava Circoscrizione.

 

Giorgio FURLANI
È stato consigliere della sesta Circoscrizione ed è impegnato nel Circolo PD della medesima Circoscrizione.

 

Valentina SILVESTRI
È impegnata nel Circolo PD della seconda Circoscrizione.

 

 

Risolvere i problemi dei cantieri TAV

Le gare d’appalto andate deserte per la realizzazione dell’alta velocità Brescia-Verona e Verona-Vicenza stanno rallentando l’esecuzione dei lavori e si rischia di non rispettare i termini imposti dal PNRR, di cui le due opere hanno ricevuto parte dei finanziamenti.

Quanto accaduto ha diversi profili.

Alcune gare vanno deserte per le conseguenze delle crisi delle imprese del settore dei lavori infrastrutturali che ne ha ristretto la platea in maniera significativa. A questo si aggiungono i rincari delle materie prime che rendono impossibile il calcolo dei costi in rapporto alla cifra a base d’asta nonché una certa sfiducia degli operatori a causa dell’eccessiva volatilità dei prezzi.

Sui rincari, sin dal 2021 siamo intervenuti riconoscendo le varianti motivate dal rincaro e avevamo deciso anche di ricalcolare i prezzi, cosa che abbiamo fatto da inizio aprile.

Non escludo che le imprese non abbiano partecipato alle gare in attesa dei nuovi prezzi.

Lo considero ovvio.

Se così non fosse, allora di non solo rincari si tratta, ma torniamo al primo punto, le difficoltà che vivono le imprese del settore.

E’ possibile una soluzione, anche considerando che si tratta di opere che possono essere funzionali alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Per la tratta Milano/Verona è stato condivisol’affidamento al mercato, mediante procedure di gara, di una quota degli appalti da far eseguire a terzi pari al 70% circa delle opere civili e di armamento (le infrastrutture). Il restante 30% è rimasto in capo al Consorzio CEPAV 2 attraverso gli affidamenti diretti.

Per la Tratta Verona/Padova, invece, è stato condiviso l’affidamento al mercato, mediante procedure di gara, di una quota degli appalti da far eseguire a terzi pari al 60% circa delle opere civili e di armamento (le infrastrutture). Il restante 40% è rimasto in capo al Consorzio IRICAV 2 attraverso gli affidamenti diretti.

A mio parere se la gara pubblica per l’individuazione delle imprese terze cui affidare il 70% o il 60% dei lavori dell’intera tratta, andasse deserta o comunque non è possibile aggiudicarla, il Contraente può procedere con affidamenti diretti purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano sostanzialmente modificate.

Credo che questa soluzione sia una corretta interpretazione degli impegni assunti dal Governo italiano in sede comunitaria. In questi casi, ossia quando un appalto non viene aggiudicato in sede di prima pubblicazione, l’obbligo di affidare ad imprese terze con una gara una quota parte dei lavori, dovrebbe ritenersi assolto da parte del Contraente.

E’ l’unica per garantire l’ultimazione delle opere affidate nel rispetto delle tempistiche contrattuali senza che ciò possa essere considerata quale violazione degli impegni assunti dallo Stato italiano verso l’Europa con il PNRR.

Ovviamente, serve un confronto specifico con la Commissione UE.

Referendum, votare o non votare?

l referendum previsti per il 12 giugno sono cinque diversi quesiti referendari che trattano il tema della giustizia.

 

Detto che votare “sì” significa cambiare le leggi attuali e votare “no” significa lasciarle così come sono, in pillole provo a scrivere di cosa si tratta.

Incandidabilità per i politici condannati

 In Italia, chi è condannato in via definitiva per alcuni gravi reati penali non può candidarsi alle elezioni, né assumere cariche pubbliche e, se è già stato eletto, decade.

Coloro che sono eletti in un ente locale, come i sindaci, sono invece automaticamente sospesi dopo la sentenza di primo grado.

 Con l’abrogazione della legge, sia l’incandidabilità per i condannati in via definitiva, sia la sospensione per gli eletti in enti locali, non saranno più automatiche ma saranno decise da un giudice caso per caso.

Limitazione delle misure cautelari

 Le misure cautelari più note sono la custodia cautelare in carcere, gli arresti domiciliari o il divieto di espatrio. Oggi, il magistrato può applicare queste misure solo in tre casi: se c’è il pericolo che la persona fugga, che inquini le prove oppure che continui a ripetere il reato.

Se vince il “sì”, viene eliminata la ripetizione del reato dalle motivazioni per disporre misure cautelari, ovvero la motivazione più frequentemente usata dalla magistratura per disporre una custodia cautelare. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove.

Separazione delle carriere nella giustizia

 Ad oggi i magistrati italiani possono svolgere sia il ruolo di pubblici ministeri (si occupano delle indagini insieme alla Polizia Giudiziaria e svolgono la parte dell’accusa nel processo) che il ruolo di giudici (emettono le sentenze sulla base delle prove raccolte e del contradditorio tra l’accusa e la difesa). Il passaggio tra i due ruoli non è vietato.

Con l’abrogazione della legge i magistrati dovranno scegliere, all’inizio della loro carriera professionale, se svolgere il ruolo di giudici oppure di pubblici ministeri, per poi mantenere quel ruolo per tutta la vita.

Questo è il quesito più subdolo, almeno nelle motivazioni. Infatti, chi vuole abrogare la legge sostiene che separare le carriere garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, perché così sarebbero slegati per attitudini e approccio dalla funzione punitiva della giustizia che appartiene ai pubblici ministeri.

Per capirci, significa dire che un magistrato che fa il pubblico ministero si abitua ad accusare e, quindi, quando fa il giudice non sarebbe nella condizione ideale di giudicare.

E’ una cosa che fa ridere, ma è così che viene detta.

Elezione del Consiglio Superiore della Magistratura

 Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno della magistratura, indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato. È composto da 24 membri, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dai magistrati. Oggi, per candidarsi, è necessario presentare almeno 25 firme di altri magistrati a proprio sostegno.

Con l’abrogazione della legge non sarà più necessario l’obbligo di trovare queste firme, ma basterà presentare la propria candidatura.

Valutazione dei magistrati

 I magistrati vengono valutati ogni quattro anni sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti, dagli organi che compongono il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione.

In questi organi, insieme ai magistrati, ci sono anche avvocati e professori universitari di diritto, ma soltanto i magistrati possono votare nelle valutazioni professionali degli altri magistrati.

Con l’abrogazione della legge, anche avvocati (ovvero la controparte dei magistrati) e professori universitari avrebbero il diritto di votare sull’operato dei magistrati.

Cosa penso.

In merito ai quesiti referendari, il Partito Democratico ha lasciato libertà di voto.

Io penso che chiamare gli italiani alle urne per decidere il numero delle firme per la candidatura dei magistrati (25???) (quarto quesito) o per farci dire che il magistrato che fa l’inquirente, poi non sa giudicare (terzo quesito) o per far valutare i magistrati anche dagli avvocati (quinto quesito), pur legittima in democrazia, sia una cosa sproporzionata rispetto a quello che gli italiani sanno della materia e per l’entità dei votanti su temi certamente non dirimenti per la Repubblica.

Sull’ incandidabilità per i politici condannati (primo quesito), pur essendo la sospensione automatica operante sin dalla sentenza di primo grado e non, quindi, dalla terza passata in giudicato, penso che la Legge Severino (che si vuole abrogare) sia un monito verso la commissione di reati da parte di chi amministra. Pur, tuttavia, andrebbe calibrata rispetto ad alcune situazioni critiche che sono avvenute, ma non può essere il referendum a deciderlo, anche perché questo cancella e non riforma.

Sulla limitazione delle misure cautelari (secondo quesito), non capisco perché ridurre i poteri della magistratura sulla reiterazione del reato, che è una delle cose più ovvie che un responsabile solitamente fa.

Detto questo, personalmente, dovendomi recare al seggio per votare per il sindaco di Verona, non ritirerò le cinque schede referendarie e così esprimo il mio voto attraverso l’astensione/mancato raggiungimento del quorum necessario per la validità dei referendum.

Interrogazione sul filobus e risposta del Ministro

Ho presentato un’interrogazione al Ministro Giovannini sul filobus di Verona per capire lo stato dell’arte. Temo che Verona stia perdendo il finanziamento statale a causa dell’insipienza di chi ci governa. Da anni gira a vuoto senza alcun risultato.

Di seguito il testo dell’interrogazione e la risposta del Ministro.

INTERROGAZIONE

Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

Premesso che:

  • la Giunta comunale di Verona con deliberazione n. 341 del 29 settembre 2008 ha approvato il progetto preliminare del sistema di trasporto pubblico di tipo filoviario per la città di Verona per un costo totale di 143.053.040 euro, oltre IVA di 15.735.843 euro, per un totale di 158.788.874 euro;
  • il CIPE con delibera n. 28/2009 ha approvato la sostituzione dell’originaria “tranvia S. Michele-stazione FS-stadio” a Verona con un “nuovo sistema filoviario”. Con una successiva delibera n. 90/2011 ha confermato il contributo assegnato, richiedendo un nuovo accordo procedimentale da sottoscrivere tra il Ministero, il Comune e il soggetto attuatore dell’intervento (Azienda mobilità e trasporti S.p.A., AMT), indicando il 30 aprile 2011 quale termine per l’aggiudicazione provvisoria dei lavori;
  • il 18 settembre 2014, AMT e l’associazione temporanea di imprese hanno sottoscritto l’atto integrativo e modificativo n. 1 del contratto di appalto per il progetto esecutivo, lavori e fornitura veicoli;
  • con delibera di Giunta n. 73/2018, il Comune di Verona ha approvato un nuovo accordo procedimentale, da sottoscrivere con il Ministero, con la data del 31 gennaio 2022 quale apertura all’esercizio e termine ultimo per la messa in servizio dell’impianto;
  • il CIPE, con delibera del 26 aprile 2018, approvava la realizzazione dell’intervento del Comune rimodulato con un costo ammissibile di 142.752.134,22 euro e il relativo contributo statale rideterminato in 85.651.280,53 euro, in cui, prendendo atto dell’aggiornamento, si confermava la data del 31 gennaio 2022 e si chiedeva al Ministero di vigilare;
  • il 5 ottobre 2020 AMT ha inviato all’associazione temporanea di imprese la risoluzione unilaterale del contratto di appalto per il progetto esecutivo, lavori e fornitura veicoli (contratto del 5 settembre 2012 e relativi atti integrativi e modificativi n. 1 del 18 settembre 2014, e n. 2 dell’8 agosto 2018). Il 9 novembre 2020 AMT avrebbe presentato al Ministero un’ulteriore variante al progetto con modifiche di percorso e possibili veicoli senza fili (di dimensioni maggiori), prospettando un nuovo bando entro fine 2021, inizio lavori a gennaio 2023 e fine lavori aprile 2026. Sembra che il 4 gennaio 2021 AMT abbia sottoscritto, contrariamente alla precedente rescissione unilaterale del contratto, un accordo transattivo con le imprese per chiudere i cantieri ancora aperti entro il 14 maggio 2021;
  • il 14 gennaio 2021 in Consiglio comunale, il sindaco di Verona, rispondendo alle interrogazioni dei consiglieri, confermava la ripartenza del progetto filobus,

 

si chiede di sapere:

  • se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quale sia lo stato attuale dei lavori e quali siano gli effettivi tempi di esecuzione;
  • se le criticità emerse sull’opera “nuovo sistema filoviario rimodulato” e riportate anche dalla stampa locale siano state comunicate al sistema di monitoraggio degli investimenti pubblici (MIP) del CIPE;
  • se il nuovo progetto di variante, che pare essere stato presentato, sia compatibile con le precedenti decisioni prese da Ministero e CIPE e non risulti in contrasto con l’ipotizzata variazione del mezzo;
  • se risulti legittima la variante della filovia sotto gli aspetti amministrativi, tecnici ed economici, sulla base delle normative in materia di lavori pubblici;

se i maggiori costi che risulterebbero nella nuova variante possano essere finanziati per il 60 per cento da Ministero e CIPE, come pare richiedere AMT;

se il presunto accordo transattivo tra AMT e associazione di imprese del 4 gennaio 2021 sia legalmente ammissibile e a chi faranno carico gli eventuali oneri diretti e indiretti sostenuti dalla pubblica amministrazione relativi a spese legali, costi del personale, incarichi di esperti tecnici esterni, costi di lavori già eseguiti e forniture di materiale probabilmente non più funzionale dopo il possibile cambio di filoveicolo;

se non si ritenga opportuna un’ispezione dei tecnici ministeriali al fine di verificare se siano state attuate tutte le azioni necessarie per una tempestiva realizzazione dell’opera;

se non si ritenga opportuno nominare un commissario ad acta con pieni poteri per la realizzazione in tempi certi del progetto filovia della città di Verona.

 

Risposta interrogazione sul filobus

La violenza nei confronti delle donne.

La violenza contro le donne rappresenta un fenomeno profondamente radicato nel substrato culturale e sociale sia in Italia che nel resto del mondo.

La Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, impone agli Stati non solo di dotarsi di una legislazione efficace, ma anche di verificarne in modo costante l’effettiva attuazione da parte di tutti gli attori, istituzionali e non, a partire da quelli appartenenti al sistema giudiziario.

Nel perimetro tracciato dalla Convenzione, le politiche pubbliche debbono pertanto essere orientate non solo alla conoscenza puntuale delle cause strutturali del fenomeno della violenza contro le donne, per rimuoverle in modo definitivo, agendo in particolare sulla prevenzione e sull’e­ducazione, ma anche alla sua misurazione, qualitativa e quantitativa, nonché alla garanzia dell’effettivo accesso alla giustizia da parte delle donne per tutelare i loro diritti e alla loro efficace protezione con conseguente adeguata e rapida punizione degli autori.

La violenza contro le donne ha proporzioni epidemiche nella gran parte dei Paesi del mondo e attraversa tutti i contesti perché, come affermato nel Preambolo della Convenzione di Istanbul, « è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione » ed ha natura strutturale « in quanto basata sul genere, e riconoscendo altresì che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini ».

La radice della violenza contro le donne risiede cioè in stereotipi culturali che fissano schemi comportamentali e convinzioni profonde, frutto di un radicato retaggio storico e di un’organizzazione discriminatoria che stabilisce l’identità sociale di un uomo e di una donna e legittima le diseguaglianze che costituiscono il substrato della violenza di genere e della sua forma più estrema costituita dal femminicidio.

Solo da pochi decenni ogni forma di violenza contro le donne è ritenuta anzitutto una violazione dei diritti umani, una questione di salute pubblica, un ostacolo allo sviluppo economico ed un freno ad una democrazia compiuta. Milioni di donne, in Italia e nel mondo, sono vittime di violenza, indipendentemente dal loro livello educativo, professionale o socioeconomico.

Il fenomeno è stato quantificato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS): la violenza maschile colpisce di media il 35 per cento delle donne. Secondo la Relazione finale della Commissione sul femminicidio (XVII Legislatura), la violenza di genere riguarda in Italia (indagini dell’ISTAT del 2006 e del 2014) quasi una donna su tre e anche in Europa i dati sono pressoché identici. Il femminicidio costituisce l’espressione più grave della violenza rappresentando, in tutto il mondo, la prima causa di morte per le giovani e le donne da 16 a 44 anni vittime di omicidio volontario.

È pertanto un errore concettuale considerare la violenza contro le donne come emergenza, poiché si tratta di una condizione strutturale, diffusa e radicata, che per essere contrastata richiede interventi continuativi da parte degli organismi istituzionali deputati a riconoscerla, prevenirla, contrastarla e punirla. Si tratta infatti di un fenomeno ancora oggi in larga parte sommerso, come rilevato dall’indagine ISTAT sulla violenza contro le donne del 2014 e confermato dal dato dell’inchiesta.

Risulta che sono molte le ragioni che disincentivano le denunce: la convinzione di poter gestire la situazione da sole, la paura di subire una più grave violenza, il timore di non essere credute, il sentimento di vergogna o imbarazzo, il senso di sfiducia nelle Forze dell’ordine.

A livello internazionale, da tempo, sono stati adottati strumenti omogenei per sradicare ogni forma di violenza contro le donne. La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e la Convenzione di Istanbul costituiscono per l’Italia i più importanti trattati internazionali, con efficacia vincolante.

L’impianto normativo di contrasto alla violenza di genere è stato arricchito a livello europeo dalla direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sulle vittime e più di recente da due importanti risoluzioni del Parlamento europeo, una del 16 settembre 2021, per l’inclusione della violenza di genere come nuova sfera di criminalità tra quelle elencate all’articolo 83, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e una del 6 ottobre 2021 per proteggere i minorenni e le vittime della violenza del partner nelle cause di affidamento.

Sostegno economico ai rifugiati ucraini

Nel mese di marzo il Governo ha deciso di devolvere ai profughi provenienti dall’Ucraina un contributo di sostentamento pari a 300 euro a persona al mese per adulto e a un’integrazione di 150 euro al mese per ciascun minore di 18 anni al seguito.

Gli aventi diritto dovevano chiedere il permesso di soggiorno speciale e dovevano essere ospitati in luoghi diversi dai Centri di assistenza.

Ebbene, è trascorso un pò di tempo dalle domande presentate e il contributo non è stato ancora erogato.

Ciò ha determinato due importanti criticità: diverse famiglie veronesi sono state costrette a rinunciare all’ospitalità per problematiche di natura economica e tanti rifugiati hanno finito i propri risparmi e non potevano più contribuire alle spese di coloro che li ospitavano.

Il risultato è stato che in diversi sono stati ricollocati nelle strutture di assistenza. La difficoltà, che mi è stata segnalata da diverse famiglie veronesi e dall’Associazione Malve, effettivamente cominciava ad essere pesante.

Ebbene, da venerdì 27 maggio la Protezione Civile verserà i contributi economici ai rifugiati ucraini che ne hanno fatto richiesta.

E’ stato questo l’esito di un incontro che ho chiesto e avuto martedì scorso a Palazzo Chigi per affrontare il delicato tema.

Il contributo di 300 euro sarà devoluto ai profughi ucraini che hanno presentato domanda di permesso di soggiorno per protezione temporanea alla Questura che si trovino, o siano stati, in condizione di autonoma sistemazione, vale a dire presso parenti, amici o famiglie ospitanti per almeno dieci giorni nell’arco di un mese.

Il sostegno può essere richiesto entro il 30 settembre 2022 e viene riconosciuto – per il momento – per un massimo di tre mesi dalla domanda di permesso di soggiorno.

E’ un’ottima notizia che potrà consentire a tanti rifugiati di contribuire alle spese delle famiglie che li ospitano o di lasciare i Cas-Centri di assistenza straordinaria, Sai-Sistema di accoglienza e integrazione, strutture per l’accoglienza diffusa, alberghi messi a disposizione dalle Regioni e Province Autonome per provare a vivere presso le famiglie che vorranno.

Si risolve, così, un nodo che aveva creato disagio ai veronesi che ospitavano profughi e incertezze tra i rifugiati ucraini.

Il PNRR per la transizione ecologica

I singoli Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza dei paesi UE hanno dovuto rispettare due vincoli relativamente agli obiettivi che sono stati posti per la transizione ecologica:

  • la destinazione di almeno il 37 per cento delle risorse assegnate;
  • il rispetto del principio di non arrecare alcun danno significativo all’ambiente.

Dei 191,5 miliardi di euro di risorse europee assegnati all’Italia, quindi, 71,7 miliardi sono destinati per gli obiettivi climatici. Nel confronto Europeo dei PNRR, l’Italia, con circa la metà del totale dei fondi assegnati, è il paese che investe più di tutti in mobilità sostenibile.

Le misure del PNRR per identificare le misure verdi sono state catalogate diversamente tra loro: alcune sono considerate verdi al 100%, altre solo al 40% (e sono queste che non devono arrecare danno all’ambiente, uno dei due principi fissati).

Per fare un esempio, le linee ferroviarie di nuova costruzione o ristrutturate sono considerate verdi al 100%, mentre il potenziamento delle linee ferroviarie regionali (di più modesta dimensione e impatto) sono ritenute verdi solo al 40%.

Nel nostro PNRR 55 interventi sono verdi al 100% e 53 lo sono al 40%.

Le principali aree di intervento riguardano la costruzione di infrastrutture per la mobilità sostenibile (40% del totale), l’efficientamento energetico di immobili e impianti di fornitura (30%), gli investimenti in energie rinnovabili (14%) e le opere di prevenzione (15%).

Le misure verdi sono distinte in quattro categorie:

Trasporti e altre infrastrutture verdi: circa 29 miliardi di euro sono destinati per l’ammodernamento, la ristrutturazione e la nuova costruzione di infrastrutture pubbliche a basso impatto ambientale.

Fra le modalità di trasporto, quello su ferro è il maggiormente interessato dagli investimenti, per un totale di 20,5 miliardi, includendo anche gli interventi per la gestione del traffico ferroviario europeo.

Ai progetti dell’alta velocità sono stati destinati 13,2 miliardi e circa 7,1 miliardi sono destinati al trasporto urbano sostenibile, includendo le ciclovie che ricevono finanziamenti per 600 milioni.

Efficientamento: per quanto riguarda gli incentivi per le case private, il Superbonus 110% (12,1 miliardi di euro) è la più grande misura verde dell’intero PNRR. A favore dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici sono destinati 2,1 miliardi.

Poi ci cono gli investimenti volti a diminuire gli sprechi di risorse nella fase di produzione e di trasporto. Il PNRR, infatti, finanzia opere di efficientamento rivolte a impianti energetici, idrici e di stoccaggio. Tra questi, 3,6 miliardi sono destinati a rendere più efficiente il sistema di distribuzione dell’energia elettrica.

Energie rinnovabili: gli investimenti in impianti di energia rinnovabile e in infrastrutture per combustibili alternativi ammontano al 13,8% delle risorse per la transizione verde. Fra le diverse fonti di energia rinnovabile, gli impianti a energia solare sono i maggiori beneficiari (4,6 miliardi). Seguono gli investimenti in biomasse (1,9 miliardi), in energia eolica (755 milioni) e in infrastrutture di ricarica elettrica (740 milioni).

Opere di prevenzione ambientale: sono stati destinati 11 miliardi di euro. L’investimento più corposo (quasi 6 miliardi) prevede vari interventi volti all’adattamento, la prevenzione e la gestione del rischio di inondazioni. Fra questi interventi ci sono azioni di sensibilizzazione, la protezione civile, i sistemi e le infrastrutture di gestione delle catastrofi e gli approcci basati sugli ecosistemi. Ci sono anche investimenti in ricerca e innovazione incentrati sull’economia a basse emissioni di carbonio, sulla resilienza e sull’adattamento ai cambiamenti climatici (3 miliardi in totale) Quasi tutte le misure in questa categoria sono orientate all’adattamento al cambiamento climatico.

Fiera, si prosegue sempre peggio

Pochi giorni fa è stato rinnovato il Consiglio di Amministrazione di VeronaFiere.

E’ andata esattamente come avevo detto (https://www.vincenzodarienzo.it/la-fiera-delle-vacche/): si sono impossessati delle poltrone con il bilancino della politica!

E’ prevalsa una chiara visione protezionistica con la nomina di un Presidente che non ha maturato esperienze significative, se non nel campo politico.

L’aumento da cinque a sette componenti del Consiglio di Amministrazione e la creazione del ruolo dell’amministratore delegato sono frutto di meri accordi per mettere insieme i tanti appetiti, a scapito delle prospettive dell’Ente.

Ovviamente, poiché al Comune di Verona spettava la nomina del Presidente, lo ha esercitato solo con l’unità di misura dell’accordo tra i partiti.

Non risultano progetti sulle finalità e gli obiettivi futuri dell’Ente fieristico se non quello che leggiamo sui giornali con vuote dichiarazioni d’intenti.

Il peggio non è solo questo. Non bastava, infatti, che l’Amministrazione a fine mandato, che non è detto che sarà riconfermata, ha fatto nomine che una nuova e diversa Amministrazione potrebbe non condividere, ma le nomine non rispettano la rappresentanza di genere.

Il Consiglio di Amministrazione è costituito da soli uomini. Verona Fiere è rappresentato da personalità esclusivamente maschili, senza alcuna rappresentanza per la componente femminile.

Ancora una volta le destre confermano la loro natura, ignorando il principio del rispetto della parità di genere.

L’ennesimo passo falso per la città e un infelice passo indietro nel rispetto e nella promozione delle pari opportunità.

Si conferma, ancora una volta, che se il sindaco uscente non dovesse essere confermato, come auspichiamo,  i nominati resterebbero in carica per alcuni anni e, pertanto, sarà difficile attuare un principio che per noi è fondante: rispettare il ruolo del genere femminile ovunque si amministri la città.

Ucraina, situazione sul campo e l’Italia.

In Ucraina la speranza da parte dell’esercito russo di conquistare vaste aree del Paese in tempi brevi si è scontrata con la convinta resistenza da parte del popolo ucraino.

La Federazione Russa si è ritirata da ampie porzioni del territorio ucraino, per concentrare le sue forze nell’area orientale del Paese. Anche qui, l’avanzata russa procede molto più lentamente del previsto. Nell’ultima settimana, le forze ucraine hanno ripreso il controllo di Kharkiv nell’Est del Paese, la seconda città per popolazione in Ucraina. L’esercito ucraino ha finora respinto i tentativi da parte russa di attraversare il fiume Severskij Donec’, e quindi di accerchiare Severodonetsk – a circa 100 chilometri a nord-ovest di Lugansk.

Nel sud-est dell’Ucraina, l’offensiva russa si è trasformata in un’occupazione militare. A Kherson, le forze russe hanno lasciato alla Guardia Nazionale Russa il presidio dell’area. Il 1° maggio la città ha adottato il rublo russo ed è stata agganciata alla rete di telecomunicazioni russa Rostelecom – un segnale di un progressivo radicamento della Russia nell’area. L’attività dell’aviazione e i lanci missilistici russi continuano su Mariupol e nell’area del Donbass. Secondo lo Stato Maggiore ucraino le Forze russe stanno cercando di annettere nuovi territori negli oblast di Donetsk e Lugansk.

Il costo dell’invasione russa in termini di vite umane è terribile. Le ricostruzioni con immagini satellitari hanno individuato 9.000 corpi in quattro fosse comuni nei dintorni della città di Mariupol.

La scorsa settimana sono state ritrovate fosse comuni a Kiev dopo quelle scoperte in altri luoghi liberati dall’occupazione russa, ad esempio Bucha e Borodyanka.

Al 3 maggio, il numero di sfollati interni è arrivato a 7,7 milioni di persone. Secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, circa 6 milioni di persone – soprattutto donne e minori – dall’inizio delle ostilità hanno lasciato l’Ucraina per i Paesi vicini. Se si sommano queste due cifre, sono quasi 14 milioni i residenti in Ucraina che hanno dovuto lasciare le proprie case – quasi un cittadino su tre.

Oltre 116 mila ucraini sono arrivati in Italia – di cui 4mila minori non accompagnati. Sinora abbiamo inserito circa 22.792 studenti ucraini nelle scuole italiane. La maggior parte – quasi 11 mila – sono bambine e bambini delle scuole primarie.

Fin dall’inizio dell’invasione, il Governo si è mosso per sostenere l’Ucraina. Abbiamo stanziato oltre 800 milioni di euro in assistenza per i profughi. L’ Italia ha inoltre stanziato 110 milioni di euro in sovvenzioni al bilancio generale del governo ucraino per la gestione dell’emergenza – a cui si aggiungono fino a 200 milioni in prestiti. Finanziamo con 26 milioni di euro le attività di varie organizzazioni internazionali attive in Ucraina e nei Paesi limitrofi.