Articoli

Intervento sui servizi segreti italiani

Il Comitato per la Sicurezza della Repubblica, Organo parlamentare di controllo sui servizi per l’informazione e la sicurezza della Repubblica, ha presentato la Relazione annuale dei propri lavori.

Un documento corposo, ricco di spunti di riflessione e discussione.

A nome del Gruppo ho svolto un intervento in merito, puntando su alcune delle questioni che sono state poste.

Sicurezza energetica

L’invasione dell’Ucraina ha posto drammaticamente il tema della dipendenza nostra e di altri paesi europei dalle forniture provenienti dalla Russia, ovvero da un unico fornitore.

L’UE importa il 90% del proprio consumo di gas, con la Russia che fornisce circa il 45% delle importazioni, a livelli variabili tra gli Stati membri. La Russia rappresenta anche circa il 25% delle importazioni di petrolio e il 45% di quelle di carbone.

Il tema si ripercuote inevitabilmente sul grado di sicurezza energetica, strategico per l’equilibrio delle democrazie, per la crescita economica e per la tutela delle comunità democratiche.

Ridurre questa forma di dipendenza del nostro Paese e dell’Europa ed evitare l’affidamento ad un unico fornitore sono obiettivi primari.

Potrebbe non bastare la neutralità climatica entro il 2050? Allora, è più che doveroso studiare i paesi verso i quali vogliamo rivolgerci affinché gli accordi su asset strategici siano valutati con una certa dose di prospettiva, non soltanto di tipo economico.

In ogni caso, ogni azione – anche quella proposta di promuovere una vera e propria filiera nazionale anche con investimenti della Cassa depositi e prestiti, deve essere integrata corposamente con i nuovi avvenimenti.

Infatti, la sicurezza ener­getica, tassello cruciale per l’indipendenza, andrebbe costruita e sviluppata nell’ambito del REPowerEu, ovvero il piano per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi prima del 2030, a cominciare dal gas. Un piano ambizioso che intende ridurre la domanda dell’UE di gas russo di due terzi entro l’anno.

In quel piano si apre agli aiuti di Stato per fornire sostegno a breve termine alle imprese colpite da prezzi elevati dell’energia e contribuire a ridurre la loro esposizione alla volatilità dei prezzi a medio e lungo termine.

Si apre ad uno stoccaggio diverso dall’attuale e dato che non tutti gli Stati membri dispongono di capacità di stoccaggio sul loro territorio, sarà istituito un meccanismo che assicuri un’equa ripartizione dei costi di sicurezza dell’approvvigionamento.

L’UE vuole diversificare le fonti, spostandosi verso Qatar, USA, Egitto, Africa occidentale, Azerbaigian, Algeria, Norvegia.

L’UE favorirà il mercato europeo dell’idrogeno e sosterrà lo sviluppo di un’infrastruttura integrata per il gas e l’idrogeno, impianti di stoccaggio dell’idrogeno e infrastrutture portuali.

Insomma, uno scenario da valutare perché le nuove alleanze a supporto delle future forniture di energia, memore di quanto accaduto con la Russia, non contengano controindicazioni in futuro.

Potenziamento dell’intelligence economico-finanziaria

Concordo, quindi, con la necessità che il nostro Paese favorisca un’intelligence di carattere economico-finanziario in linea con l’evoluzione dei meccanismi di funzionamento del sistema economico finanziario nazionale e globale e con la sempre più accentuata intercon­nessione e interazione dei mercati e circolazione delle risorse.

Concordo, e non sono convinto che debba essere solo diretto alla protezione degli interessi economico-finanziari, industriali e scientifici nazionali, perché oggi serve anche supportare le scelte politiche di alleanze strategiche.

Quanto ho detto vale anche per il settore agricolo (nella relazione non vi sono cenni). 

Difesa comune europea e cooperazione tra i Servizi di intelligence

Concordo sull’esigenza di costituire una vera difesa comune a livello europeo che funzionerà se il modello di difesa che si vuole costruire sarà in grado di rafforzare il ruolo strategico del nostro continente e la sua capacità di influenzare e guidare le dinamiche geopolitiche e le relazioni internazionali.

In questo quadro, se l’Italia vuole contare, approfittando anche delle eccellenze dell’industria nazio­nale della difesa, occorre aumentare le risorse da investire nel comparto oggi strategico, soprattutto per l’innovazione di tipo tecnologico (esempio carri russi in fila).

Per fare questo, credo non ci siano più dubbi sul fatto che l’Italia debba rispettare il parametro del 2% del PIL che si è impegnato ad investire in sistemi d’arma.

Serve anche l’integrazione – e non solo collaborazione – tra i vari Servizi di intelligence. Nella relazione si legge che “appare impraticabile l’orizzonte di un’intelligence unica europea” e che si intende “puntare maggiormente al maggiore coordinamento nello scambio di analisi, dati e informazioni.”

In realtà, c’era un prima e c’è un dopo. Il 24 febbraio è il discrimine. Quanto abbiamo fatto prima va riconsiderato criticamente e occorre valutare gli scenari che si propongono nell’ottica del nuovo ordine mondiale e delle attuali offese alle democrazie.

Il vertice europeo che si dovrà tenere in merito, volto a rafforzare la capacità operativa militare europea in grado di garantire un ruolo di maggiore rilevanza nel processo decisionale interno alla NATO, serva anche per riflettere il nuovo concetto strategico della NATO e dell’UE.

Siano, quindi, accelerati l’allargamento delle competenze delle istituzioni comunitarie in materia di difesa (avviato nel 2016) con la Strategia globale dell’UE (EUGS) e il Piano d’azione per la difesa europea (EDAP).

Occorre anche potenziare l’intelligence europea in tutti gli scenari pericolosi per prevenire le mosse.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto socioeconomico, anche in relazione alle risorse del PNRR

Il Comitato propone l’esigenza di una ancora più forte capillarità nella presenza – territoriale e sul web – delle Forze dell’ordine e degli apparati di sicurezza, specialmente in determinate aree, oltre che una loro maggiore specializzazione vista l’e­stensione dei diversi segmenti della realtà produttiva, economica e finan­ziaria che possono suscitare gli appetiti delle associazioni criminali.

In realtà, rispetto alla dimensione sempre più pervasiva assunta dalle compagini criminali, sui territori il dispositivo è sempre lo stesso di anni e anni fa.

Vivo un territorio che sarà stravolto, cambierà il tessuto. eppure, presso la Prefettura c’è il vecchio coordinamento deciso anni fa tra le forze di Polizia ed altri.

Per prevenire forme di penetrazione nel contesto economico e sociale serve molto altro, ovvero integrare quanto già esiste – e che lavora bene – con l’intelligence e con la dislocazione delle sedi della Direzione Distrettuale Antimafia (esperienze, conoscenze…).

Un’altra preoccupazione: dobbiamo valutare bene le ricadute delle diverse modifiche al codice appalti, le corsie preferenziali per il PNRR, la sostanziale riduzione poteri ANAC…non favoriscono il contrasto all’illegalità?

In questo contesto, pertanto, serve, quindi, ripensare il modello e impegnare anche l’intelligence quale elemento caratterizzante ulteriore. Oggi questo non sembra centrale.

L’intelligence militare

Il Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa (RIS) svolge esclusivamente compiti di carattere tecnico militare e di polizia militare, e in particolare ogni attività informativa utile al fine della tutela dei presìdi e delle attività delle Forze armate all’estero. Esso –  pur agendo in stretto collega­mento con l’AISE – non è parte del Sistema di informazione per la sicurezza.

Il RIS fornisce supporto informativo ai contingenti militari, ha importanti collaborazioni internazionali con gli apparati di intelligence militare di altri Paesi NATO, dell’Unione europea e di altri attori esteri nei teatri di prioritario interesse nazionale.

Con tutto quanto accade – la minaccia verso l’Europa, le dipendenze energetiche, le nuove alleanze, il modello di difesa comune – penso sia opportuno riflettere su questo strumento che funziona, è apprezzato, ma che andrebbe maggiormente integrato con altri strumenti – DIS e AISE – per evitare perdite di capacità informativa e operativa a sostengo della nazione e della casa comune europea.

Conclusioni

Il contesto geopolitico impone una riflessione sull’efficacia dei servizi rispetto ai nuovi obiettivi da perseguire.

Le riforme fatte in passato hanno riflettuto condizioni di normalità che in futuro e per diversi anni saranno turbate e che ci obbligano a spostare l’attenzione.

La guerra della Russia e il pericolo per le democrazie europee hanno riposto al centro lo steccato del passato. La forza dell’economia di mercato ha assunto una corposa centralità diventando, di fatto, un nuovo elemento di deterrenza.

Lo sguardo attuale va rivolto, quindi, in direzioni che o sembravano superate o solo regolate dagli anticorpi che nel mercato dovrebbero essere presenti.

E il fatto che non ci sia in merito a questi due temi una riflessione di prospettiva nella relazione di cui stiamo discutendo – c’è solo una doverosa ricognizione su Russia e Cina – ne è la prova. L’ulteriore.

Penso sia opportuno riorientare gli impegni dei nostri servizi di sicurezza, investire in nuovi profili di impegno, così come è stato fatto sul tema cibernetico e, per quanto concerne il Comitato, penso sia necessario che assuma un ruolo di propulsione verso i nuovi orizzonti da attenzionare affinché l’Italia partecipi attivamente al dispositivo di sicurezza dell’Europa.

Qui il video del mio intervento in aula https://vimeo.com/690184694

Russia – Ucraina, alcuni dati in pillole

I negoziati vanno a rilento, sull’Ucraina continuano a piovere bombe e decine di migliaia di rifugiati sono in fuga da città dell’est e del centro del paese.

Intanto, secondo l’esercito ucraino la Russia sta cercando di accerchiare Kiev eliminando le difese a ovest ea nord della capitale da cui circa 2 milioni di persone, metà dei residenti, sono fuggiti.

Dal Cremlino intanto si apre all’ipotesi di un incontro tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin.

Gli analisti ci dicono che Putin sia prigioniero dei suoi errori, ha sottostimato la resistenza ucraina e non ha una via d’uscita.

Inoltre, ritengono che avvertono che la battaglia per la capitale Kiev potrebbe essere lunga e decisiva. Alcuni stimano che potrebbero volerci due settimane prima che le forze russe circondino la città e almeno un mese di sanguinosi e distruttivi combattimenti per prenderla.

La Russia crolla e torna al passato

Prosegue la caduta libera del rublo, nonostante gli interventi della banca centrale russa per sostenere la valuta nazionale, che sta rapidamente perdendo il suo potere d’acquisto per effetto delle sanzioni occidentali.

Per frenare il declino, la Banca Centrale ha imposto un tetto ai prelievi di 10.000 dollari per i proprietari di conti in valuta estera nelle banche russe. L’ordine sarà in vigore fino al 9 settembre e mira a scoraggiare i tentativi dei cittadini russi di convertire i propri rubli in dollari o altre valute. La moneta russa ha perso dall’inizio dell’anno circa il 40% del suo valore rispetto al dollaro.

Nel frattempo, continua l’esodo di compagnie e multinazionali dalla Russia. È in questo clima di crescente isolamento, che il segretario di Russia Unita, il partito del presidente Putin ha proposto di “espropriare e nazionalizzare” gli impianti produttivi delle aziende occidentali che hanno sospeso le attività nel paese.

Volontari dal medio oriente

La Russia sostiene che ci siano 16mila volontari da vari Paesi del Medio Oriente pronti a essere arruolati per combattere nel Donbass.

Appelli a una “legione internazionale” di combattenti erano arrivati anche dal presidente ucraino Zelensky. Il regolamento delle forze armate ucraine prevede, infatti, la possibilità di un arruolamento di personale straniero “secondo un contratto su base volontaria”.

Il rischio, secondo gli analisti, è che l’Ucraina diventi un nuovo paradiso per contractors e mercenari la cui presenza, come dimostrano altri scenari di conflitto, complica ogni soluzione negoziata della crisi.

Un Recovery fund di guerra

Il Consiglio europeo ha promesso sostegno totale all’Ucraina e ai profughi in fuga dalla guerra, ma non si sono spinti fino ad accettare di inserire Kiev su una corsia preferenziale per l’adesione all’UE, come richiesto dal presidente Zelensky.

L’Europa cambierà. E’ cambiata con la pandemia e cambierà ancora di più con la guerra.

Le decisioni principali riguarderanno energia e difesa, e saranno prese entro maggio 2022. Tra le proposte avanzate c’è quella di un fondo di 100 miliardi di euro costituito con emissione di debito comune, per finanziare l’autonomia strategica: un ‘Recovery versione bellica’ che dovrebbe trainare l’Europa sia nella difesa sia nell’affrancamento energetico dalla Russia entro il 2030.

La battaglia del grano

Non sono solo i carburanti ad aumentare con l’aggressione russa all’Ucraina. I due paesi sono, infatti, tra i principali esportatori al mondo di grano e il conflitto rischia di scatenare una crisi alimentare senza precedenti, alimentando disordini e proteste anche molto lontano dalla zona di conflitto.

Se negli ultimi mesi infatti, i prezzi dei generi alimentari stavano già aumentando a causa delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento e dell’inflazione, l’inizio della guerra in Ucraina ha innescato una reazione protezionista in molti paesi che hanno sospeso le esportazioni di cereali e oli da cucina.

Il costo del grano, una fonte di sostentamento fondamentale in molti paesi, è salito alle stelle ribaltando i calcoli sull’approvvigionamento alimentare mondiale e portando al razionamento della farina in diverse parti del Medio Oriente e del Nord Africa.

Insieme, Ucraina e Russia rappresentano quasi un quarto dell’export mondiale di grano, il 17% di quello del mais e oltre la metà delle esportazioni di olio di semi di girasole a livello globale. Le strozzature nei porti del Mar Nero, dove i mercantili sono stati colpiti da navi militari russe, hanno colpito le esportazioni ucraine.

Mentre i boicottaggi dei porti russi da parte delle compagnie di navigazione internazionali e gli effetti a catena delle sanzioni hanno interrotto il flusso di cibo e mangimi per animali e fertilizzanti di cui la Russia è uno di maggiori esportatori al mondo.

I prodotti russi, gas e altro

Sono state elevate le sanzioni europee nei confronti della Russia. E’ stato deciso il divieto totale di qualsiasi transazione con alcune imprese statali russe in settori strategici come la siderurgia.

La Russia ha interrotto l’approvvigionamento del gas per l’Europa tramite il gasdotto Yamal. Si tratta di uno dei tre gasdotti attraverso i quali il colosso dell’energia russo, Gazprom, convoglia il suo gas naturale verso l’Europa.

Restano stabili i flussi provenienti da altri gasdotti, tra cui il Nord Stream 1 che attraversa il Mar Baltico. La notizia dell’interruzione dei rifornimenti attraverso Yamal, da cui passa ogni anno circa il 10% del fabbisogno di gas naturale necessario all’Europa, ha gettato nel panico i mercati già innervositi dal caro-prezzi su petrolio e benzina.

La Russia ha annunciato limitazioni all’export di grano verso diverse repubbliche ex sovietiche, come Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, delle quali è uno dei principali esportatori, al fine di evitare carenze e un’esplosione dei prezzi.

Campo di Brenzone resta a secco (al solito)

Per la rigenerazione dei borghi a rischio la Regione ha a disposizione 20 milioni di euro nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un finanziamento importante che la Regione poteva destinare ad uno solo dei tanti borghi presenti in Veneto.

Campo di Brenzone è stato fra i nove Comuni veneti (su 41 domande) preselezionati dalla Regione del Veneto che aveva pubblicato un bando finalizzato all’individuazione di un soggetto pubblico interessato ad attuare per il Veneto un progetto pilota per la rigenerazione culturale, sociale ed economica di un borgo storico a rischio abbandono o abbandonato.

Potevano presentare manifestazione di interesse i Comuni del Veneto con un borgo storico, all’interno del loro territorio, caratterizzato da un avanzato processo di spopolamento, con un numero di unità abitative che non superasse di norma le 300, interessato da un progetto di recupero e rigenerazione, in grado di integrare le politiche di salvaguardia e riqualificazione dei piccoli insediamenti storici con le esigenze di rivitalizzazione e di sviluppo culturale economico e sociale degli stessi.

Il Comune di Brenzone aveva i requisiti che servivano, ovvero le caratteristiche culturali e ambientali, le potenzialità di sviluppo dell’area, le caratteristiche storiche e paesaggistiche e culturali nonché la collocazione in un contesto di eccellenza.

Le nove proposte che hanno superato la prima fase presentavano anche elementi di rilevante spessore e apprezzabili fattori di qualità nonché una previsione di spesa in linea con il finanziamento previsto dal Ministero.

All’ultimo scoglio, però, in sede di valutazione finale per l’individuazione del progetto vincitore che entro maggio sarà finanziato con un Decreto Ministeriale, la Regione ha preferito un progetto diverso da quello veronese.

Al solito.

All’inizio poteva sembrare una casualità, ma dopo essere accaduto diverse volte, posso dire che si tratta di un disegno preciso e ripetitivo della Regione: ogni volta che c’è da fare una cosa di rilievo, Verona viene scelta dopo che le altre realtà territoriali hanno completato le loro cose.

Peccato che i veronesi continuino a votare sempre gli stessi, compresi i residenti di Brenzone, ovviamente.

Il sostegno dell’Europa alle Forze Armate ucraine

Il 28 febbraio scorso, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la fornitura di materiale e piattaforme militari concepiti per l’uso letale della forza a favore delle forze armate ucraine e finanziato l’erogazione di attrezzature e forniture non concepite per l’uso letale della forza (dispositivi di protezione individuale, kit di pronto soccorso e carburante).

L’Unione può fornire materiali di armamento, anche letale, alle forze armate di Paesi partner.

E’ una novità? No. Già nel 2021 l’UE ha adottato misure simili a favore di altri paesi.

La decisione politica a monte

Nel marzo del 2021, allo scopo di finanziare una serie di azioni esterne dell’UE con implicazioni nel settore militare o della difesa è stato creato uno Strumento europeo per la pace sostenuto da un apposito fondo fuori dal bilancio Ue per il valore di circa 5,7 miliardi per il periodo 2021-2027).

Il fondo serve a finanziare:

  • i costi comuni delle operazioni e missioni militari dell’Unione;
  • misure di assistenza:
  1. per sostenere le capacità di organizzazioni internazionali o Stati terzi nel settore militare e della difesa, anche in relazione a situazioni di crisi;
  2. per contribuire ad operazioni di sostegno alla pace condotte da organizzazioni internazionali o da Stati terzi.

L’attivazione dello Strumento di pace è decisa, all’unanimità, dal Consiglio dell’Unione.

Per le misure di assistenza che comprendono la fornitura di armi letali è prevista una forma di “astensione costruttiva” e lo Stato che non intende partecipare ad una determinata decisione di assistenza non contribuisce ai costi della misura in questione.

L’assistenza verso un altro paese può essere sospesa o interrotta se il beneficiario viola gli obblighi del diritto internazionale o non rispetta i diritti umani; se non vi sono garanzie sufficienti per la normale prosecuzione della misura o se la misura non risponde più agli obiettivi o agli interessi dell’Unione.

L’assistenza che comporta il trasferimento di materiali d’armamento deve rispettare i seguenti principi:

  1. il rispetto degli obblighi e degli impegni internazionali degli Stati (ad esempio nel caso di embarghi, sanzioni o misure di non proliferazione);
  2. il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nel Paese di destinazione della misura;
  3. la situazione interna del Paese di destinazione;
  4. il mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità regionali;
  5. la sicurezza nazionale degli Stati membri, dei Paesi amici ed alleati;
  6. il comportamento del Paese di destinazione nei confronti della comunità internazionale, segnatamente per quanto riguarda la sua posizione in materia di terrorismo, la natura delle sue alleanze e il rispetto del diritto internazionale;
  7. il rischio che la tecnologia o le attrezzature militari siano sviate dal Paese destinatario;
  8. la compatibilità delle esportazioni con la capacità tecnica ed economica del Paese destinatario (criterio non applicabile alle misure di assistenza).

Le misure di assistenza adottate nel 2021

Tra le prime misure di assistenza finanziate dallo Strumento europeo per la pace si può segnalare il Programma generale di sostegno all’Unione africana, approvato nel luglio del 2021. La misura (con una dotazione complessiva di 130 milioni) sostiene:

  • la missione AMISOM in Somalia (con 65 milioni, per il pagamento delle truppe e i trattamenti economici in caso di decesso o disabilità dei militari);
  • le forze armate somale (con 20 milioni, per i costi di gestione delle strutture di addestramento, l’equipaggiamento personale per le reclute e materiale di armamento non letale);
  • la componente militare del G5 Sahel, cui partecipano le forze armate di Mauritania, Mali, Burkina FASO, Niger e Chad (con 35 milioni, per la fornitura di equipaggiamento personale dei militari, interventi infrastrutturali e manutenzione);
  • la task force multinazionale MNJTF, cui partecipano Camerun, Chad, Niger e Nigeria, per il contrasto all’organizzazione terroristica Boko Haram, nella regione del lago Chad (10 milioni, per le spese del quartier generale della missione, la mobilità aerea, il supporto logistico e medico).

Misure di assistenza più specifiche sono state adottate a favore delle forze armate di Mali (sostegno all’accademia militare, infrastrutture di addestramento e equipaggiamento non letale, per complessivi 24 milioni), Mozambico (fornitura di veicoli terrestri ed anfibi, strumentazione informatica e un ospedale da campo, per 44 milioni) e Bosnia Herzegovina (fornitura di veicoli, ambulanze e metal detectors, per 10 milioni).

Altre misure di assistenza sono state decise a favore di Georgia (per 12,75 milioni), Moldova (7 milioni) e Ucraina (31 milioni). Le misure hanno una durata di tre anni e sono finalizzate a rafforzare le capacità delle forze armate dei tre Paesi.

In Georgia l’intervento è finalizzato alla fornitura di materiale medico e ingegneristico e di veicoli, mentre per la Moldova si prevede l’invio di materiale medico e di strumenti per lo smaltimento degli ordigni esplosivi. In Ucraina l’intervento, di più ampia portata, finanzia ospedali da campo, materiale medico, strumenti per lo sminamento, veicoli, assetti logistici e misure di sostegno alla difesa cibernetica.

Le misure di assistenza a favore delle Forze Armate ucraine

Dopo l’invasione non provocata dell’Ucraina da parte della Federazione russa, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato due nuove misure di assistenza a favore delle forze armate ucraine.

La prima finanzia la fornitura di materiale e piattaforme militari concepiti per l’uso letale della forza, per una spesa complessiva di 450 milioni di euro.

La seconda decisione finanzia l’erogazione di attrezzature e forniture non concepite per l’uso letale della forza (dispositivi di protezione individuale, kit di pronto soccorso e carburante), per una spesa complessiva di 50 milioni di euro.

Entrambi le misure – che hanno la durata di 24 mesi – hanno l’obiettivo di contribuire a rafforzare le capacità e la resilienza delle forze armate ucraine per difendere l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina e proteggere la popolazione dall’aggressione militare in corso.

Il presupposto delle due decisioni è la richiesta di assistenza rivolta all’Ue dal governo ucraino, a causa della “invasione non provocata” da parte delle forze armate della Federazione russa.

Le misure si collocano nell’ambito del dialogo e della cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa, avviati da Ue ed Ucraina a partire dalla firma dell’Accordo di associazione del 2014, e confermati nei vertici bilaterali del 2020 e 2021.

L’eventuale mancata fornitura sarebbe stato un oggettivo pregiudizio alla credibilità del sostengo Ue all’Ucraina, sulla base degli accordi esistenti

Misure specifiche (tracciabilità, sicurezza dei depositi, possibili ispezioni in loco ecc.) sono previste per assicurare che le forniture non vengano sviate dal loro destinatario, che sono direttamente le forze armate e non altre articolazioni dello Stato ucraino.

Le forniture saranno comunque sospese nel caso in cui le autorità ucraine vengano meno agli obblighi di rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani.

Il tipo e la quantità dei materiali da trasferire (che dovrebbero includere anche cannoni, mortai, armi anti-carro, obici, sistemi anti-missile e anti-aereo) sono definiti tenendo in considerazione le priorità raccomandate dallo Stato maggiore dell’Unione europea, per rispondere alle esigenze delle forze armate ucraine.

L’attuazione delle misure è affidata ai ministeri della difesa (o articolazioni equivalenti) degli Stati membri.

L’attacco militare russo contro l’Ucraina

Il 24 febbraio, mentre era in corso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’operazione militare in Ucraina sulla tv di Stato (forse pre-registrato 3 giorni prima), presentandola come “un’operazione speciale” per la smilitarizzazione e la «denazificazione» dell’Ucraina, su richiesta delle repubbliche popolari del Donbass e in base ai trattati di amicizia con esse.

Cosa è successo? Quali passi diplomatici sono stati compiuti?

In questo dossier sono riepilogate tutte le fasi che hanno preceduto l’invasione dell’Ucraina con dettagli che resteranno storici.

 

dossier guerra Russia Ucraina

La guerra in Ucraina continua

Negoziati in corso

I colloqui tra le delegazioni ucraina e russa non sono stati risolutivi. Le due parti concordano sul tenere aperto il canale di dialogo e che ci saranno altri round interlocutori, ma per ora non si può parlare di negoziati o trattative.

Non si è raggiunto il cessate-il-fuoco e anche durante l’incontro i bombardamenti russi sono continuati e colpiscono anche aree residenziali

Verso la capitale Kiev immagini satellitari segnalano un convoglio russo lungo oltre 60 chilometri che trasporta mezzi corazzati e artiglieria pesante.

Com’è il morale delle truppe russe?

I progressi militari russi sembrano più lenti del previsto.

L’esercito russo pensava a una guerra lampo, ma la resistenza ucraina ha finora impedito la caduta di importanti città.

Secondo alcuni analisti molti soldati russi non vorrebbero combattere e ciò sarebbe dimostrato dal fatto che diversi veicoli ed altra attrezzatura militare sarebbero andati persi per abbandono o cattura, non per distruzione da parte dell’esercito ucraino.

Diverse unità russe si sarebbero poi arrese senza combattere. Alcune delle ragioni del morale basso delle truppe sarebbero strutturali e riguarderebbero una disuguaglianza interna all’esercito.

Stando all’analisi, infatti, il 70% delle forze russe in campo sarebbe composto da soldati a contratto, mentre il restante 30% da coscritti. Questi ultimi sarebbero sottopagati, scarsamente addestrati e bullizzati dai commilitoni a contratto, che invece ricevono buone paghe e lunghi addestramenti.

Ovviamente, la guerra è ancora alle fasi iniziali e il morale può variare a seconda dei risultati dal fronte, anche se le disuguaglianze interne all’esercito russo sono destinate a rimanere.

L’ingresso nella UE

L’Ucraina ka firmato la richiesta ufficiale d’adesione all’UE.

Il presidente ucraino Zelensky ha detto: “Gli europei stanno assistendo a come i nostri soldati stanno combattendo non solo per il nostro paese, bensì per tutta l’Europa, per la pace, per tutti i paesi dell’Unione Europea”.

Già otto paesi membri dell’UE – Bulgaria, Cechia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia – hanno firmato una lettera congiunta per sostenere la richiesta di Kiev di far parte dell’UE e garantirgli il prima possibile lo status di paese candidato all’ingresso ed aprire i negoziati d’adesione.

Come prevede l’articolo 49 del Trattato sull’Unione Europea, quello che disciplina l’adesione, la richiesta di Kiev deve ora essere presa in carico dal Consiglio, che può decidere se chiedere un’opinione alla Commissione europea, che esprime una raccomandazione, e sarà quindi il Consiglio a decidere se conferire all’Ucraina lo status di paese candidato.

Ad ogni modo, la procedura richiede molto tempo, quello che Kiev non ha, e da qui la richiesta di una corsia preferenziale in virtù degli sviluppi bellici. La richiesta ucraina ha un alto valore simbolico che, dopo la decisione senza precedenti dell’UE di finanziare gli armamenti, mette Bruxelles di fronte alla possibilità di rivedere la propria strategia di allargamento.

La solidarietà europea

Le stime dell’UE dicono che circa quattro milioni di ucraini potrebbero lasciare il paese a causa dell’invasione russa.

La Polonia – che già sabato scorso aveva fornito un treno per trasportare i feriti dal confine ucraino a Varsavia – sta accogliendo tutti gli ucraini in fuga, anche qualora siano sprovvisti di documenti. Una posizione condivisa anche dall’Ungheria che sta facendo entrare cittadini ucraini e altri residenti.

Aperture che mostrano una solidarietà inedita da parte dei due paesi che più di tutti dalla crisi migratoria del 2015 hanno remato contro le politiche di accoglienza dell’Unione Europea.

In Russia

Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, migliaia di cittadini russi sono scesi in piazza in tutto il paese e parrebbe che finora siano stati arrestati 6500 manifestanti.

Intanto, si stanno manifestando i primi effetti delle sanzioni dell’Occidente. La svalutazione del rublo è stata parzialmente recuperata dall’intervento sui tassi di interesse della Banca Centrale russa, che detiene circa 650 miliardi di dollari di riserve, soprattutto in valuta estera.

Le sanzioni potrebbero portare a una crisi economica caratterizzata da un’alta inflazione dovuta alla necessità di stampare nuovi rubli, per via dell’impossibilità di accedere a una valuta forte come dollaro o euro per sostenere settori economici in declino.

In pratica, occorre far crescere un malcontento diffusoper un’avventura bellica che i russi non si possono permettere.

Un ruolo per la Cina?

L’Ucraina ha chiesto alla Cina di svolgere un ruolo di mediatore per raggiungere una tregua.

La politica estera di Pechino si basa sulla non ingerenza e sul rispetto dell’integrità territoriale, “che si applica anche all’Ucraina”.

Allo stesso tempo, però, la Cina da un lato si dice preoccupata per l’evolversi della situazione bellica, dall’altro non appoggia le sanzioni dell’Occidente. Infatti, lo scorso 25 febbraio la Cina si è astenuta dal voto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condannava l’invasione russa.

Pechino avrebbe interesse a preservare le proprie partnership commerciali, visto che ha già superato Mosca come primo partner economico di Kiev.

Mosca sempre più isolata

Con un voto i definito “storico”, l’Assemblea Generale dell’Onu ha adottato una risoluzione di condanna nei confronti della Russia per l’aggressione all’Ucraina.

Per essere adottata, la mozione doveva essere approvata dai due terzi dei paesi membri, ma il testo ha ottenuto 141 voti a favore, cinque contrari e 35 astensioni.

Nella risoluzione si chiede che Mosca “cessi immediatamente il suo uso della forza” e ritiri “subito, completamente e in modo incondizionato” le proprie unità militari.

Pur non essendo vincolante, l’ampissimo margine di approvazione riflette l’isolamento della Russia sulla scena internazionale a una settimana dall’inizio dell’invasione.

Oltre alla Federazione russa, infatti, hanno votato contro solo Corea del Nord, Siria, Bielorussia ed Eritrea, mentre tra i 35 paesi astenuti spiccano Cina e India. Persino la Serbia, alleata di Mosca ed unico paese europeo che non aveva inizialmente condannato l’aggressione, ha votato a favore.

Perché discriminare la Polizia Locale?

Gli appartenenti alla Polizia Locale sono stati esclusi dai benefici previsti per coloro  che, impegnati nell’emergenza epidemiologica siano deceduti per effetto, diretto o come concausa, del contagio da COVID-19.

Un fatto incomprensibile per il quale ho chiesto spiegazioni al Ministro Lamorgese.

I fatti.

Con un apposito decreto, il Ministro dell’interno ha individuato i beneficiari di un contributo economico nei “familiari del personale della Polizia di Stato, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo di Polizia penitenziaria e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, impegnato nelle azioni di contenimento, di contrasto e di gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, che durante lo stato di emergenza abbia contratto, in conseguenza dell’attività di servizio prestata, una patologia dalla quale sia conseguita la morte per effetto, diretto o come concausa, del contagio da COVID-19”.

Il contributo è pari a 25.000 euro per evento luttuoso.

Ovviamente, si tratta di una decisione lodevole che riconosce il sacrificio di tanti servitori dello Stato deceduti per il dovere svolto in servizio.

Il fatto, però, è che tale disposizione esclude dal beneficio i familiari del personale della Polizia municipale deceduto in servizio a causa del COVID-19, il cui numero si attesta a 31 casi confermati e la causa del cui decesso è difficilmente riconducibile a ragioni o meriti diversi da quelli del personale delle Forze di Polizia.

L’esclusione dei familiari del personale della Polizia municipale appare assolutamente ingiusta e incomprensibile, in quanto prevede una discriminazione tra operatori della sicurezza.

La Polizia municipale, ai sensi dell’articolo 3 della legge 7 marzo 1986, n. 65 (legge-quadro sull’ordinamento della Polizia municipale), collabora, nell’ambito delle proprie attribuzioni, con le Forze di Polizia, come è avvenuto anche durante la crisi pandemica;

Non ho condiviso la decisione e con un’interrogazione al Ministro Lamorgese ho chiesto, al fine di onorare degnamente il tributo di vita offerto dal personale delle Polizie municipali deceduto in servizio a causa del COVID-19 e sanare un’evidente discriminazione tra quest’ultimo e il personale delle Forze di Polizia, di estendere il contributo economico anche ai familiari del personale della Polizia municipale.

Necessario aiutare le imprese. Il caso di Affi

Ad Affi la ditta aggiudicataria dei lavori per la costruzione della scuola elementare ha rinunciato all’appalto alle condizioni offerte in sede di gara perché con i costi attuali la spesa è lievitata a 3 milioni e 200 mila euro: 600 mila euro in più rispetto al costo stimato di 2 milioni e 600 mila euro a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime.

Di quell’appalto, un milione e 122 mila euro erano già stati concessi dal Ministero dell’Istruzione.

Quanto sta accadendo ad Affi è un campanello d’allarme nazionale.

L’aumento del costo dei materiali edili e la difficoltà nel reperirli è, purtroppo, una piaga che sta divorando la redditività delle imprese italiane e, quindi, la loro sopravvivenza.

La ditta aggiudicataria dei lavori che ha rinunciato all’appalto alle condizioni offerte in sede di gara è una di queste e, pertanto, va certamente aiutata.

Non possiamo permetterci di perdere le attività economiche.

Se il sistema va in crisi ne soffriranno anche i territori, come Affi, dove non si realizzeranno le opere a scapito dei servizi per la comunità residente.

Sono preoccupato dello tsunami che l’aumento dei prezzi delle materie prime – nel 2021 il prezzo dell’acciaio ha registrato un aumento di oltre il 150%, come per le materie plastiche – potrà comportare.

Bisognerà certamente approfondire la vicenda di Affi, ovvero se nel contratto fosse prevista una clausola di adeguamento dei prezzi di carattere generale, in virtù di un aumento dei costi delle materie prime, ma certamente quel Comune va sostenuto in questo momento.

Per questo, presenterò un’interrogazione al Ministro Bianchi per tenere fermo il finanziamento statale già devoluto per la costruzione della scuola elementare di Affi, in ragione di questa eccezionalità indipendente dalla volontà della ditta, e al Ministro Giovannini affinché lo stesso principio del Decreto Sostegni bis sia inserito nel decreto ter in discussione al Senato.

Infatti, a luglio scorso, per fronteggiare gli aumenti eccezionali dei prezzi di alcuni materiali da costruzione, per i contratti in corso di esecuzione abbiamo deciso la compensazione, su richiesta dall’appaltatore alla stazione appaltante, delle variazioni in aumento eccedenti l’8% dei relativi prezzi e, per questo, era stato istituito un fondo di 100 milioni di euro per l’anno 2021.

In ogni caso, in merito al decreto Sostegni Ter, oggi al Senato, presenterò uno specifico emendamento per risolvere i casi come quello di Affi, in particolare affrontando il tema degli appalti non in corso di esecuzione e, peraltro, in parte finanziato dallo Stato, come è il caso della scuola elementare.

Il sottopasso “Passaggio Napoleone” è stato aperto.

Finalmente è pienamente funzionante il sottopassaggio “Passaggio Napoleone” tra i comuni di Sant’Ambrogio e Dolcè.

Seguo da anni questo progetto, oggi si risolve uno dei punti stradali più congestionati del Veronese, con circa 26mila veicoli al giorno. Ne avevo parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/il-sottopasso-passaggio-napoleone-e-in-dirittura-di-arrivo/

Il sottopasso e la rotatoria in superficie, divideranno la mobilità da/per le varie direttrici servite, obiettivo fondamentale per fluidificare il traffico in una realtà molto dinamica economicamente.

E’ stata fatta una scelta progettuale lungimirante da parte di ANAS: dotare quel sottopasso di un moderno sistema tecnologico, certamente tecnologicamente più avanzato rispetto al progetto originario in grado di essere gestito anche da remoto, soprattutto in occasione di cruenti eventi atmosferici o altre problematiche rilevanti (ad esempio, il blocco dell’accesso mediante gli impianti semaforici).

Nel tempo, in coordinamento con il Consigliere Comunale PD di S. Ambrogio di Valpolicella Davide Padovani, abbiamo seguito la vicenda con scrupolo e sempre pronti a dare una mano per la soluzione migliore a favore del territorio.

Sono molto soddisfatto del risultato, frutto di un impegno costante presso ANAS, che è stato sì difficile per i tempi che sono stati impiegati, ma adesso questo è alle spalle e occorre seguire l’evoluzione delle condizioni presenti per favorire una viabilità sempre più al passo con le esigenze territoriali.

Quirinale: a che punto siamo? 28 gennaio 2022

Oggi ci sono state due votazioni, anche queste a vuoto e sempre per evidenti responsabilità del centrodestra.

Anche oggi è possibile fare un’analisi molto precisa, in particolare sia sulla pretesa del centrodestra di eleggere un suo nominativo, sia sui danni che questo ha provocato, al loro interno ed al Paese (stiamo vivendo un’inutile perdita di tempo).

Al primo voto, il loro candidato di bandiera, la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha ricevuto meno preferenze di quante ne esprimerebbe la somma dei grandi elettori del centrodestra (382 anziché 450).

Il quorum dei 505 voti minimi necessari è rimasto molto lontano.

Alla prima votazione di oggi il centrosinistra ed il M5S si sono astenuti o non hanno partecipato al voto.

Perché questa scelta? Per non partecipare al giochino del centrodestra del candidato di bandiera e per far emergere che, come dico da giorni, non corrisponde al vero che sono uniti.

Nella seconda votazione il centrodestra si è astenuto, ad ulteriore testimonianza della grave sconfitta subita.

Con il voto di oggi è tutto più palese ed è stato certificato che la narrazione secondo la quale il centrodestra ha i numeri per eleggere qualcuno era solo propaganda.

Il grande sconfitto, Matteo Salvini, ha sbagliato tutte le mosse. Ha fatto credere un mondo diverso dalla realtà, poi ha voluto contarsi non partecipando al voto (27 gennaio quarta votazione), poi ha osato con la candidata Casellati che non unisce neanche la loro coalizione.

Un capolavoro che ha ottenuto il peggiore risultato: chiarire che non ha i numeri e che la coalizione che dice di guidare è divisissima. La sua azione, peraltro, ha danneggiato l’immagine della seconda carica dello Stato.

Sinceramente, un dilettante così…ce lo auguriamo tutti i giorni.

Quello che Salvini proprio non vuole capire è che esiste una maggioranza eccezionale che sostiene il governo, ma se il Presidente della Repubblica viene eletto da una maggioranza differente, è evidente che il Governo cade.

Ma se lo ha capito, allora la strategia è un’altra, ovvero quella di non scoprirsi a destra con Fratelli d’Italia?

Le domande, quindi, sono: sta giocando a far cadere il Governo e precipitare il Paese alle elezioni anticipate? Privilegia i suoi interessi a quelli degli italiani?

Risposta: non è adatto a guidare nulla!

Anche oggi ed in entrambe le votazioni, il Presidente Mattarella ha ottenuto numerose preferenze. Un chiaro segnale, direi, no?

Al centrodestra dico: basta giocare come i bambini con le Istituzioni. L’unico modo per eleggere qualcuno è quello di trovare un nome che unisca tutti.

Altri percorsi portano alla sconfitta, peraltro decretata da loro stessi.

 

Il commento sulla giornata e il voto del 25 gennaio è qui https://www.vincenzodarienzo.it/quirinale-a-che-punto-siamo/

 

Il commento sulla giornata e il voto del 26 gennaio è qui

https://www.vincenzodarienzo.it/quirinale-a-che-punto-siamo-26-gennaio-2022/

 

Il commento sulla giornata e il voto del 26 gennaio è qui

https://www.vincenzodarienzo.it/quirinale-a-che-punto-siamo-27-gennaio-2022/