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La campagna vaccinale

Purtroppo, mentre l’Italia era al primo posto in Europa per le vaccinazioni, con un piano che procedeva speditamente, abbiamo subito un rallentamento a causa delle continue revisioni al ribasso delle forniture nonostante i contratti scritti.

Sul fronte dell’epidemia, fino a qualche giorno fa si è rilevata una stabilizzazione dei nuovi contagi e una diminuzione de ricoveri con sintomi.

I dati positivi di questi giorni sono il risultato delle scelte dolorose fatte per il periodo natalizio. Merito del Governo Conte averle prese, ma adesso, esauriti gli effetti del decreto Natale la discesa dei nuovi casi si sta fermando ed in alcune regioni cominciano a risalire.

Inoltre, incombe la minaccia delle nuove varianti, già presenti in Italia, che rischiano di far impennare la curva dei contagi.

Nel frattempo, in un’Italia quasi tutta “gialla” potrebbero non bastare i soli inviti paternalistici al buon senso dei cittadini che, ormai abbiamo capito, si adeguano a quanto permesso.

Per le vaccinazioni, la situazione è questa: il piano prevede nel primo trimestre del 2021 l’arrivo di 7,56 milioni di dosi Pfizer-BioNTech, 1,32 milioni di dosi Moderna e 5,3 milioni di dosi AstraZeneca, milioni di dosi disponibili che permetterebbero di vaccinare entro marzo circa il 12% della popolazione.

Il problema è che la fornitura non è regolare, come invece era previsto. Infatti, i ritardi delle forniture si concentreranno per la maggior parte nel mese di marzo. Questo rallenta le vaccinazioni e ci obbliga ad un imponente potenziamento della macchina organizzativa per vaccinare tanti in poco tempo. Se così non sarà, è impossibile somministrare tutte le dosi prima di fine aprile.

Peraltro, nelle ultime due settimane, a causa di ritardi nelle consegne, sono state somministrate quasi esclusivamente seconde dosi.

Questa settimana hanno completato il ciclo vaccinale, ricevendo cioè anche la seconda dose, oltre 800 mila persone, cioè l’1,40% della popolazione. Ci sono però marcate differenze tra le Regioni.

Le dosi finora utilizzate, per il 71% del totale dei vaccini effettuati sono state somministrate agli operatori sanitari e sociosanitari, il 19% a personale non sanitario, il 9% a personale e ospiti delle Rsa e l’1% agli over 80.

Il nuovo Recovery Plan

La bozza del Piano nazionale per l’utilizzo dei fondi del NextGenerationEU approvata il 12 gennaio dal Consiglio dei Ministri è molto più dettagliata di quella che era circolata a dicembre, in quanto contiene le somme destinate ad ogni progetto.

Un primo cambiamento riguarda il fatto che mentre nel precedente piano il tema centrale era l’andamento deludente della crescita economica italiana rispetto agli altri paesi, nel nuovo piano è dedicata molta più attenzione alle disuguaglianze di età, di genere e territoriali.

Conseguentemente, la nuova bozza dedica molte più risorse a inclusione e coesione, istruzione e sanità; riduce invece gli stanziamenti per digitalizzazione e innovazione, nonché per la transizione ecologica. Crescono inoltre gli investimenti pubblici a scapito degli incentivi.

Confronto delle bozze di PNRR
  NUOVO PNRR VECCHIO PNRR DIFFERENZA
(miliardi) (miliardi) (miliardi)
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA 46,18 48,7 -2,52
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA 68,9 74,3 -5,4
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE 31,98 27,2 4,78
ISTRUZIONE E RICERCA 28,49 19,2 9,29
INCLUSIONE E COESIONE 27,62 17,1 10,52
SALUTE 19,72 9 10,72
TOTALE 222,9 195,5 27,4

La nuova bozza – anche se non definitiva, in quanto suscettibile di cambiamenti da parte sia del Governo sia della Commissione europea – è di gran lunga più dettagliata, in quanto contiene le somme destinate a ciascuna missione e componente (6 missioni con 17 sottocomponenti).

Nel dettaglio, le risorse finanziano sia nuovi progetti sia progetti già in essere che riceveranno una significativa accelerazione dei profili temporali di realizzazione e, quindi, di spesa.

Per ciò che concerne la governance del piano, il tema sarà risolto a breve con un accordo specifico.

Le differenze nelle priorità

La differenza rispetto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di dicembre emerge circa la destinazione delle risorse.

La più evidente è tra i valori totali dei due piani: mentre il vecchio PNRR ammontava a quasi 196 miliardi di interventi, quello attuale ammonterebbe a quasi 223, con una differenza di 27 miliardi e a fronte delle risorse NGEU che ammontano al più a 209 miliardi di euro.

La vecchia bozza del PNRR riguardava soltanto una parte dei fondi NGEU spettanti all’Italia, ovvero la Recovery and Resilience Facility (RRF), che ammonta a circa 196 miliardi.

Il nuovo PNRR, invece, sarebbe finanziato sia con la RRF che con i fondi di ReactEU (un altro progetto NGEU, destinato per oltre 2/3 al Meridione), che ammontano a circa 14 miliardi, per un totale di quasi 210 miliardi.

Per quanto riguarda i 13 miliardi mancanti, nel nuovo PNRR vengono fatti due chiarimenti:  primo, visto che una parte dei progetti sarà finanziato tramite collaborazioni con il settore privato, il loro effettivo costo per lo Stato potrebbe diminuire; secondo, e forse più importante, poiché c’è il rischio che alcuni progetti vengano rigettati dalla Commissione europea, il piano ha un’eccedenza di progetti, di modo che, se alcuni non fossero approvati, siano subito disponibili alternative con cui spendere tutti i fondi messi a disposizione.

Le risorse della RRF dovranno essere impegnate entro il 2023 e spese entro il 2026.

L’allocazione delle risorse

Ingenti risorse sono state aggiunte e sottratte alle singole missioni e componenti. In generale alcune missioni hanno beneficiato di considerevoli aumenti: sanità (+10,7 miliardi), inclusione e coesione (+10,5) e istruzione e ricerca (+9,3). Di contro, le risorse per la transizione ecologica e per la digitalizzazione e l’innovazione sono leggermente diminuite.

Le due componenti con un calo più marcato sono state quelle più grandi, cioè efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (da 40,1 a 29,4 miliardi) e digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo (da 35,5 a 26,7 miliardi).

In entrambi in casi, in base a quanto scritto nello stesso PNRR, sono stati ridotti gli incentivi per le imprese (digitalizzazione, innovazione e competitività) e per le famiglie (efficienza energetica e riqualificazione), che costituiscono la maggior parte di queste componenti.

Gli incrementi hanno, invece, interessato soprattutto gli investimenti pubblici, sia centrali che locali. Per esempio, sono aumentate vistosamente le risorse per innovazione e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria (+7,6 miliardi), turismo e cultura (+4,9 miliardi), istruzione (+10 miliardi) e tutela del territorio e delle risorse idriche (+5,6).

Inoltre, sono stati leggermente incrementati i già consistenti investimenti nella rete ferroviaria, con un’individuazione specifica delle reti su cui intervenire, ovvero prevalentemente nel Meridione.

 

Allocazione delle risorse – Confronto delle bozze di PNRR
  NUOVO PNRR VECCHIO PNRR DIFFERENZA
  (miliardi) (miliardi) (miliardi)
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA 46,18 48,7 -2,52
Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A. 11,4 10,1 1,3
Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo 26,7 35,5 -8,8
Turismo e Cultura 4.0 8 3,1 4,9
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA 68,9 74,3 -5,4
Impresa Verde ed Economia Circolare 6,3 6,3 0
Transizione energetica e mobilità locale sostenibile 18,2 18,5 -0,3
Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici 29,3 40,1 -10,8
Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica 15,0 9,4 5,6
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE 31,98 27,2 4,78
Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0 28,3 23,6 4,7
Intermodalità e logistica integrata 3,7 4,1 -0,4
ISTRUZIONE E RICERCA 28,49 19,2 9,29
Potenziamento delle competenze e diritto allo studio 16,7 10,1 6,6
Dalla ricerca all’impresa 11,8 9,1 2,7
INCLUSIONE E COESIONE 27,62 17,1 10,52
Politiche per il Lavoro 12,6   12,6
Parità di genere   4,2 -4,2
Giovani e politiche del lavoro   3,2 -3,2
Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore 10,8 5,9 4,9
Interventi speciali di coesione territoriale 4,2 3,8 0,4
SALUTE 19,72 9 10,72
Assistenza di prossimità e telemedicina 7,9 4,8 3,1
Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria 11,8 4,2 7,6
TOTALE 222,9 195,5 27,4

Infine, sommando al totale delle risorse NGEU, le risorse dei Fondi SIE/PON (6,9 miliardi), del FEASR (1 miliardo) e della programmazione di bilancio UE 2021-2026 (80,5 miliardi), il totale complessivo delle risorse a disposizione per le 6 missioni è pari a 311,86 miliardi di euro.

Totale PNRR+SIE/PON/FEASR/BILANCIO 21.26
(miliardi)    
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA 59,25    
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA 79,7    
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE 33,14    
ISTRUZIONE E RICERCA 34,04    
INCLUSIONE E COESIONE 85    
SALUTE 20,73    
TOTALE 311,86    

 Recovery fund, le proposte della Regione Veneto.

La Giunta Regionale ha proposto i progetti per i quali sono stati chiesti i finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Si tratta di un parco progetti enorme, per un volume di risorse pari a 24,984 miliardi (15,5 miliardi priorità 1 e 9,4 miliardi con priorità 2). L’indicazione delle priorità da parte della Regione è decisiva per la realizzazione.

Innanzitutto il metodo. La Lega sbraita a Roma che non viene coinvolta nei progetti che faranno parte del Piano Nazione di Ripresa e Resilienza. Ciò non è assolutamente vero.[1]

Dove governa, invece, risolve la cosa attraverso l’approvazione di una delibera regionale senza alcun confronto in Consiglio. Proposte per 25 miliardi di euro passate velocemente.

Per rendere chiaro quanto il parco progetti sia assolutamente incondivisibile, basta far riferimento alle proposte relative all’inclusione sociale. E’ una vergogna che su tanti miliardi, la Regione chiede per l’ampliamento dei servizi per la non autosufficienza solo 50 milioni di euro, per il sostegno al diritto allo studio universitario solo 45 milioni, per Interventi di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale solo 50 milioni, per l’assegno per il lavoro solo 100 milioni, per le crisi aziendali solo 100 milioni, per il trasporto scolastico solo 40 milioni, per disabilità e lavoro solo 40 milioni e per il sostegno all’occupazione Giovanile solo 30 milioni.

Per le energie rinnovabili solo 330 milioni di cui 30 con priorità 1, meno di niente!

Bricioline. Poi si lamentano che non approviamo le loro proposte. E meno male!!!!

E’ risibile che in una Regione turistica come il Veneto per le Infrastrutture per l’attrattività turistica e culturale vengono chiesti solo 415 milioni di euro. Assurdo. Per Venezia, Verona e l’area del Valdobbiadene, siti UNESCO, sono stati chiesti 40 milioni con priorità 2. Arriveranno gli avanzi.

 

[1] Il Governo ha predisposto Linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

In Novembre ha acquisito le valutazioni del Parlamento sul documento ed ha avviato un dialogo informale con la Commissione europea.

Finito il confronto in Europa (superare i veti di Polonia e Ungheria), il Governo procederà alla elaborazione dello schema del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel quale saranno definiti i progetti di investimento e di riforma.

In questa fase terrà conto delle proposte che ha chiesto alle regioni. Il Veneto ha presentato le proprie proposte il 17 novembre scorso.

Lo schema del Piano verrà sottoposto all’esame delle Camere prima dell’approvazione definitiva.

I progetti da finanziare devono essere “cantierabili” entro il 2026.

 

Le linee guida per la sicurezza dei bambini e degli adolescenti

Queste sono le linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti.

Tre sono gli ambiti principali:

  1. riapertura regolamentata di parchi e di giardini pubblici per la loro possibile frequentazione da parte di bambini, anche di età inferiore ai 3 anni, e di adolescenti con genitori o adulti;
  2. attività organizzate per i bambini di età superiore ai 3 anni e gli adolescenti, con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione, nel contesto di parchi e giardini o luoghi similari (fattorie didattiche, ecc.);
  3. attività ludico-ricreative – centri estivi – per i bambini d’età superiore ai 3 anni e gli adolescenti con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione utilizzando le potenzialità di accoglienza di spazi per l’infanzia e delle scuole o altri ambienti similari (ludoteche, centri per famiglie, oratori, ecc.).
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Scuola a distanza, arrivano i fondi

Sono stati ripartiti alle scuole gli 85 milioni per le piattaforme per la didattica a distanza.

I fondi stanziati con il Decreto “Cura Italia” sono stati assegnati alle scuole veronesi.

Il Governo ha ripartito i fondi alle scuole per favorire la didattica a distanza, attraverso i dispositivi digitali.

La diffusione del contagio ha obbligato le scuole veronesi – come in tutta Italia – ad uno sforzo organizzativo importante per permettere la continuità scolastica con tutti i problemi che la mancata frequentazione ha creato.

Noi ci siamo assunti tre impegni:

  • consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili  per  l’apprendimento  a  distanza,  o  di potenziare quelli già in dotazione;
  • mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato  d’uso,  dispositivi  digitali individuali per la fruizione delle piattaforme;
  • garantire la necessaria connettività di rete.

Per queste tre ragioni, abbiamo stanziato i fondi necessari per tutte le scuole italiane.

I fondi, inoltre, serviranno anche per formare il personale scolastico sulle  metodologie  e  le  tecniche  per  la  didattica  a distanza.

Agli 85 milioni di euro vanno aggiunti anche quelli per assicurare nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie  e nelle  scuole  secondarie  di  primo  grado  la  funzionalita’  della strumentazione informatica,  nonche’  per  il  supporto  all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza. A questo proposito, infatti, le  istituzioni scolastiche  sono  state autorizzate  a  sottoscrivere  contratti  sino  al termine delle attività didattiche con assistenti tecnici, nel limite complessivo di 1.000  unità.

Le risorse sono state ripartite tra le istituzioni scolastiche, tenuto conto della distribuzione per reddito nella relativa regione e  del  numero di studenti di ciascuna.

Con questa decisione si apre una fase nuova nel mondo della scuola che potrà proseguire, con le modalità decise dagli Istituti, anche oltre l’emergenza dettata dal contagio coronavirus.

Intravvedo un’opportunità strategica che può essere utilizzata anche in futuro e che, sono sicuro, favorirà le conoscenze, l’apprendimento e aprirà canali di comunicazione scuola/studenti inediti ed inesplorati.

Guarda la scuola del tuo paese o città.

Ripartizione fondi

 

Coronavirus, le criticità verificatesi in Veneto

In questo periodo ci hanno abituato alle conferenze stampa di Zaia che ci spiega quanto è stato bravo ad affrontare l’emergenza.

In realtà, non essendoci domande o dibattito, è difficile capire cosa per davvero è stato fatto o non è stato affrontato compiutamente.

Eppure, bastava poco. Bastava chiedere ai sanitari, alle case di riposo e ai tanti che stanno lavorando in questo momento, soprattutto nel campo sanitario.

Qui ho riepilogato le criticità che sono avvenute. Questo non vuol dire che sia stato tutto sbagliato, intendiamoci, ma che non tutto è bello come ci viene raccontato.

Il fatto è che si è preferito raccontare quanto detto da Zaia e non approfondire quanto stava accadendo per davvero sul territorio.

Ecco, invece, quello che ho raccolto e che, se leggete bene, molti di voi potranno valutare se è vero o meno:

  • mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia, legata all’ esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale.
  • Errata impostazione della raccolta dati, che ha sottostimato il numero dei malati e discretamente il numero dei deceduti.
  • Gestione confusa della realtà delle RSA e dei centri diurni per anziani, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane ovvero la mancanza di una strategia preventiva ed operativa di valutazione delle situazioni più critiche nelle case di riposo.
  • Mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio (compresi i medici delle RSA) e al restante personale sanitario operante nelle strutture ospedaliere pubbliche e private. Questo ha determinato la malattia di numerosi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia.
  • La pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc…) a causa della quale non è stato possibile intercettare immediatamente sul territorio i sintomatici, i positivi e far seguire a questo il tracciamento rigoroso dei contatti, la quarantena dei conviventi o dei sospetti a rischio.
  • Mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e in alcune realtà delle strutture ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio.
  • L’attribuzione della diagnosi di morte per Covid solo ai deceduti in ospedale, mancando al conteggio delle morti quelle avvenute a domicilio o in residenza, dove i tamponi non sono stati eseguiti.
  • Mancata dotazione ai medici del territorio di strumenti di diagnosi, controllo e di percorsi preferenziali per una diagnosi rapida e tempestiva.

 

Quanti soldi spendono per la crisi altri paesi?

Il Servizio Studi del Senato – Organismo indipendente – ha fatto luce sulla propaganda della Lega e delle destre sulle reali azioni economiche finanziarie dei vari paesi europei per fronteggiare l’effetto coronavirus.

Dal confronto è emerso – oltre al fatto che le cifre indicate dalla Lega sono sbagliate –  che è falso quanto viene detto, ovvero che altri danno soldi a fondo perduto o che mettono in campo più soldi dell’Italia.

In pratica, le distanze non sono così rilevanti e tutti offrono garanzie pubbliche, altro che liquidità senza restituzione.

Vediamo i dettagli.

La Germania. Il Governo federale ha adottato misure pari a 156 miliardi di euro che, nel loro insieme, genereranno un intervento complessivo del valore stimato di circa 1.100 miliardi di euro. Inoltre, attraverso il nuovo Fondo per la stabilizzazione economica (Wsf) si è esteso l’accesso alle garanzie sui prestiti pubblici per imprese di diverse dimensioni con un budget pari a circa 600 miliardi di euro di cui, però, solo 400 miliardi sono garanzie per i debiti di imprese colpite dalla crisi.

La Francia. Il Governo francese ha introdotto un pacchetto di misure economiche del valore complessivo di 45 miliardi di euro. Lo Stato accorda garanzie sui crediti concessi dalle società finanziarie alle imprese non finanziarie registrate in Francia per un totale di 300 miliardi di euro.

La Spagna. La Spagna ha adottato misure per un valore complessivo di 8,9 miliardi di euro in grado di mobilitare fino a 83 miliardi di euro di liquidità a supporto delle imprese attraverso il settore finanziario privato. Inoltre, il Governo spagnolo ha deciso di ampliare fino a 100 miliardi di euro l’ammontare delle garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese e ai lavoratori autonomi.

L’Italia. Il Governo ha adottato misure immediate per 25 miliardi di euro che avranno un effetto leva sugli investimenti fino a circa 350 miliardi euro dell’economia reale. Inoltre, a supporto della liquidità necessaria alle imprese, garantirà prestiti fino a 400 miliardi di euro.

Cosa significa offrire garanzie? Che non si tratta di stanziare effettivamente le cifre indicate, ma produrre, potenzialmente, quei miliardi di finanziamento, ragione per la quale non è possibile un confronto vero sulle garanzie, perché dipende da quanto chiederanno le imprese in ogni paese.

Una cosa è certa, però: nessuno da soldi a fondo perduto.