Articoli

Due buone notizie: Ancap resta dov’è e la TAV va avanti

La doppia buona notizia è arrivata: l’alta velocità nel tratto Sommacampagna/Sona va avanti senza abbattere la società di porcellana ANCAP che si trova lungo il tracciato come, invece, era previsto.

Il progetto originario prevedeva il posizionamento dei binari esattamente sopra una parte dei capannoni dell’azienda, ragion per cui con due delibere CIPE era stato deciso lo spostamento in un’altra area idonea che la proprietà aveva già individuato accanto al centro commerciale La Grande Mela.

Il consorzio CEPAV 2, general contractor dell’opera, aveva già preparato i contratti con la ANCAP per definire progetti e acquisti relativi allo spostamento.

Nel tempo, però, sono emerse due necessità: la continuità aziendale e, quindi, i posti di lavoro e lo sviluppo dell’alta velocità che per noi è crescita.

Un anno fa, sollecitato dal vicesindaco del Comune di Sommacampagna, Giandomenico Allegri, abbiamo valutato le opzioni possibili per perseguire i due obiettivi.

L’ipotesi da esplorare era quella relativa al transito dei treni ad alta velocità in quella zona senza coinvolgere la ANCAP.

In merito, glli esperti di Rete Ferroviaria Italiana avevano detto che sarebbe possibile utilizzare lo stesso sedime ferroviario esistente per creare una piccola deviazione nell’ambito della quale si potevano sia costruire i binari dedicati all’alta velocità sia addirittura riallocare l’attuale linea storica.

Tutto questo senza ulteriori espropri e, quindi, senza più demolire la ANCAP.

Un anno di incontri di vario genere, tecnico per consolidare l’ipotesi progettuale ed economico con l’azienda per affrontare insieme le modifiche necessarie anche alla salvaguardia del sito produttivo.

Il cerchio si è chiuso: l’accordo è stato trovato, la ANCAP ha acconsentito alla deviazione dei binari e CEPAV2 potrà proseguire i lavori in corso tra Brescia e Verona.

Una buona notizia per Verona perché consente contemporaneamente di salvaguardare posti di lavoro e di riprendere velocemente progetti e iniziative volte alla più rapida realizzazione della tratta, tenendo conto di definirla entro le olimpiadi del 2026.

La tutela dell’ambiente nella Costituzione

In Senato abbiamo approvato il primo passaggio per integrare la Costituzione con una nuova e innovativa previsione: la tutela dell’ambiente nell’interesse delle future generazioni.

Per la prima volta da quando è entrata in vigore, è stato così modificato l’articolo 9:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”

 Mentre l’ambiente è inteso nella sua accezione più estesa e sistemica che comprende l’ecosistema e la biodiversità, la previsione dell'”interesse delle future generazioni”, è assolutamente inedita nel dettato costituzionale e mira a tutelare il futuro del Paese attraverso i giovani.

La modifica costituzionale ha interessato anche l’articolo 41:

“L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.”

In concreto, l’evoluzione delle diffuse sensibilità verso la tutela dell’ambiente, ha portato al riconoscimento di questa nuova relazione tra la comunità territoriale e l’ambiente che la circonda, all’interno della quale si consolida la consapevolezza della risorsa naturale eco-sistemica non rinnovabile, essenziale ai fini dell’equilibrio ambientale, capace di esprimere una funzione sociale e di incorporare una pluralità di interessi e utilità collettive, anche di natura intergenerazionale.

La modifica, di fatto, trasforma il significato della “tutela del paesaggio” già sancito dall’articolo 9. Infatti, si passa dalla tutela del “monumento in natura”, ovvero di un mero bene (come si rileva dalla discussione fatta in merito dall’Assemblea costituente), in valore primario e sistemico.

La configurazione dell’ambiente come “valore” costituzionalmente protetto delinea una sorta di materia trasversale, in ordine alla quale si manifestano competenze diverse, che ben possono essere regionali, spettando allo Stato le determinazioni che rispondono ad esigenze meritevoli di disciplina uniforme sull’intero territorio nazionale.

Serviranno altri tre passaggi tra Camera e Senato affinché questo importante valore culturale possa essere parte integrante della nostra Costituzione.

Il puzzle del Governo Draghi

I limiti di prospettiva del Governo Conte II e gli errori commessi (ne ho parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/zingaretti-si-e-dimesso/) hanno portato alla nascita del Governo Draghi.

La maggioranza che lo sostiene la conoscete, ma posso dire che coloro che avevano auspicato questa soluzione, Italia Viva e Forza Italia, tutto avevano messo in conto tranne che Salvini potesse accettare di farne parte.

Per entrambi, le prospettive sono state inficiate, ovviamente. Infatti, la presenza della Lega e la conseguente virata di Salvini, tiene legata Forza Italia alla coalizione di centrodestra nell’azione di Governo e questo fatto provoca la risposta unitaria dell’area di centrosinistra più il M5S. In mezzo, di fatto schiacciata, resta Italia Viva.

In uno scenario senza la Lega, Forza Italia avrebbe agito come forza moderata di Governo e Italia Viva avrebbe potuto giocare su un tavolo diverso, anche in “simpatia” con Forza Italia con possibilità di incidere maggiormente rispetto ad adesso.

Allo stato, pertanto, la situazione è condizionata dal ripetersi, all’interno del Governo, dei due schieramenti storici.

Questo da un lato è una forza e dall’altro una debolezza. Infatti, nel primo caso i provvedimenti sono una vera sintesi di tante idealità e, quindi, con un elevato grado di permeabilità nella società, ma nel secondo non consentono grandi riforme se non quelle stabilite nell’ambito del Recovery fund.

Certo, queste sono pur sempre importanti e investono il futuro economico e sociale del Paese, ma per essere pienamente usufruite dovrebbero essere completate con le modifiche dell’assetto istituzionale.

Mi spiego. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con il recovery fund prevede riforme della pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia, delle pensioni, degli appalti pubblici, ecc. ma se il sistema istituzionale basato su questa legge elettorale, per giunta con il Parlamento dimezzato, non consente una stabile azione di governo e favorisce l’instabilità, il problema dell’efficienza dello Stato resta intatta.

Purtroppo, non vedo le condizioni per una riforma elettorale e istituzionale che completerebbe le cose da fare. Non le vado perché la Lega, soprattutto, non favorisce quel percorso e tiene bloccata anche Forza Italia.

C’è un altro punto di debolezza: di fronte alle forti contrapposizioni “tra alleati” di norma è Draghi a decidere. Detta così appare la soluzione migliore, ma non lo è, perché il Presidente del Consiglio in quella decisione che assume rappresenta solo se stesso e quando l’assume certifica la debolezza del sistema politico incapace di trovare un accordo al proprio interno.

Commissione d’inchiesta sul Covid in Veneto

Finalmente, dopo varie resistenze, è stata approvata la proposta del Gruppo consiliare regionale PD di istituire una commissione d’inchiesta sulla seconda ondata del virus che ha investito il Veneto in maniera molto più virulenta della prima.

Abbiamo sempre detto che molte cose non hanno funzionato.

I dati lo dimostravano. Nonostante la preparazione che la Regione avrebbe dovuto avere dopo la prima ondata pandemica, la diffusione dei contagi e la risposta messa in campo nella seconda fase non hanno frenato in maniera adeguata i contagi ed i decessi.

La nostra proposta partiva da questo e non aveva l’intento di indagare chissà cosa, come ripetevano i contrari.

Se un sistema non funziona o presenta problemi, vanno analizzati gli ostacoli, le deficienze, gli errori per evitare che si ripetano ancora quelle situazioni che sono di pericolo per la salute umana.

Ebbene, questo principio ha avuto la meglio e la commissione d’inchiesta sulla gestione della seconda ondata in Veneto ha avuto l’approvazione del Consiglio Regionale.

Sarà fondamentalmente incentrata sulla seconda ondata ed i risultati serviranno per correggere errori e potenziare i fatti positivi in modo da affrontare il futuro con maggiore forza e determinazione.

Non è stato facile ottenerla. Infatti, era stata presentata una contro-proposta che avrebbe spostato l’attenzione dalla sola seconda ondata – caratterizzata da un numero drammaticamente elevato di morti e contagi – all’intera pandemia. Ciò avrebbe compromesso il senso del lavoro da fare, perché inseriva nell’analisi un periodo – la prima ondata – nel quale non vi erano gli stessi elementi di conoscenza che avevamo a ottobre.

La commissione dovrà concludere i lavori entro il 30 novembre e sarà composta da 10 consiglieri di maggioranza e cinque di opposizione, a cui spetta la presidenza.

La commissione potrà svolgere audizioni – rappresentanti del personale sanitario e sociosanitario, comitati e associazioni rappresentative, virologi, epidemiologi, tecnici ed esperti del settore sanitario – e certamente sarà uno strumento importante per far luce su quanto accaduto e, soprattutto, dare le risposte alle domande che ci siamo posti tante volte.

PNRR, obiettivi qualitativi e quantitativi

Le risorse del Next Generation EU vengono erogate al raggiungimento di precisi obiettivi qualitativi, ovvero nuove leggi, semplificazioni normative e riorganizzazioni (millestone) e quantitativi ovvero risultati tangibili numericamente e fisicamente (target) che sono stati fissati nella proposta del Governo (nelle cosiddette “schede”).

Il PNRR italiano comprende 135 investimenti e 51 riforme. Per valutare il progresso nel lavoro da fare sono stati fissati 419 obiettivi che devono essere raggiunti a certe scadenze nel corso dei prossimi sei anni.

I tempi e le tappe degli interventi finalizzati agli obiettivi qualitativi che, di fatto, precedono e spianano la strada ai risultati quantitativi, sono prevalentemente concentrati nella prima fase di realizzazione (il 67 per cento è previsto entro il 2022).

Quindi, quando si dice che entro luglio potrebbe arrivare la prima tranche di 24 miliardi è perché è legata al raggiungimento dei primi obiettivi qualitativi. Infatti, sono in cantiere le prime riforme importanti, una delle quali – il DL Semplificazioni – è stato già approvato dal Consiglio dei Ministri.

Gli obiettivi quantitativi sono ben specificati. Ad esempio, per le linee ad alta velocità il target del 2025 è di costruire almeno 53 km di linea pronta per l’utilizzo; o anche, per Ecobonus e Sismabonus, vanno rinnovati entro giugno del 2023 almeno 12 milioni di metri quadri di superficie di edifici con un risparmio di energia di almeno il 40 per cento.

La valutazione, quindi, per ottenere le risorse si baserà su una misurazione oggettiva. Questi obiettivi, per ovvie ragioni, sono concentrati negli ultimi due anni (il 75 per cento dal 2024 in poi).

Questi sono alcuni esempi di come sono gli obiettivi.

Ecobonus e sismabonus (13,95 miliardi) – Estensione del Superbonus al 31 dicembre 2022 per i condomini e al 30 giugno 2023 per le IACP.

Completamento del rinnovo di almeno 12 milioni di m2, con il risparmio di almeno il 40% dell’energia; rinnovo almeno 1,4 milioni di m2 a scopo antisismico entro il 2023.

Completamento del rinnovo per almeno 32 milioni di m2, con risparmio di almeno il 40% dell’energia; rinnovo di 3,8 milioni di m2 a scopo antisismico entro il 2025.

Linee ad Alta Velocità nel Nord che collegano all’Europa (8,57 miliardi)

Assegnazione del contratto per costruire/completare la linea ferroviaria ad alta velocità del tratto Verona-Brennero entro il 2024.

180 km di linea ad alta velocità per passeggeri e merci nelle tratte Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Liguria-Alpi e Verona-Brennero costruiti e pronti per l’autorizzazione e l’operatività entro il 2026.

PNRR, cosa è cambiato da Conte a Draghi?

Sento sempre più persone che affermano che con Draghi “finalmente” c’è discontinuità rispetto al Governo Conte, a partire dalle “sostanziali” modifiche progettuali ed economiche che Draghi avrebbe operato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con i fondi del Next Generation EU.

Il messaggio è chiaro: da quando ci sono loro, Lega, Forza Italia e Italia Viva, le cose vanno meglio. Io penso, invece, che abbiano solo necessità di dire che qualcosa è cambiata.

Con l’aiuto della matematica, si capisce meglio.

Dunque, il PNRR del governo Draghi prevede spese per 235 miliardi, solo 12 miliardi in più di quella del governo Conte (223 miliardi) in termini netti, peraltro come risultante di diverse allocazione di risorse.

In questa tabella è possibile vedere le differenze.

Missioni PNRR Draghi PNRR Conte Differenza
Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura 49,86 46,18 3,68
Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica 69,94 68,9 1,04
Istruzione e Ricerca 33,81 28,49 5,32
Inclusione e Coesione 29,83 27,62 2,21
Salute 20,23 19,72 0,51
Totale 235,12 222,90 12,22

Per quanto concerne l’impatto sul Pil nei prossimi anni (2021-2026), invece, Draghi lo ha rivisto al rialzo. Infatti, nel 2026 il Pil dovrebbe crescere di + 3,6 punti contro il +3,0 per cento del Piano di Conte

La matematica non è un’opinione e dalla valutazione dei dati economici dei due Piani si capisce bene che le modifiche al Piano di Conte sono state minime, comunque tali da sgombrare il campo dalla propaganda di coloro che, sull’accusa che il Governo Conte non era in grado di progettare il futuro, hanno favorito la nascita del Governo Draghi, in primis Renzi.

Un Sottosegretario poco preparato

Si è tenuta a Verona una riunione strategica con il sottosegretario delle Infrastrutture e dei trasporti Alessandro Morelli, per mettere a punto la road map in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Il tema è delicato perché entro il 31 dicembre 2025 le numerose opere, sia infrastrutturali, sia olimpiche devono essere concluse.

Dopo l’incontro, durante la consueta conferenza stampa, il sottosegretario delle Infrastrutture e dei trasporti Alessandro Morelli, Lega, ha dichiarato: “vi è la necessità di un commissario, indispensabile per dare agli enti locali più poteri. Purtroppo in Italia vige il Codice degli appalti che è una non norma e ci pone molte criticità. Il Codice degli appalti deve essere sospeso almeno fino alla fine della crisi economica perché non è coerente con le necessità di questo Paese“.

Una frase che fa trasparire che il Sottosegretario sappia poco ed è venuto solo a fare propaganda. Infatti, per le opere olimpiche, il Ministero delle Infrastrutture può già nominare un Commissario!

Stupisce che il Sottosegretario abbia prospettato una soluzione che la Commissione Infrastrutture e Trasporti del Senato gli ha già consegnato due mesi fa, ormai. Quindi, è anche in ritardo!

In quell’occasione sono stato il relatore del provvedimento che nominava 29 commissari per 57 opere in tutta Italia e avevo rilevato l’anomalia che per le infrastrutture olimpiche non ci fosse un commissariamento.

Per questa ragione, considerato che entro il 30 giugno prossimo dovrà essere emanato un altro Decreto con i nuovi commissariamenti, avevo inserito al primo posto del parere l’urgenza, attesi i risvolti economici e di immagine delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, di individuare un commissario straordinario per ogni Regione interessata dai Giochi Olimpici, dotato dei poteri e delle funzioni di cui all’articolo 4, comma 3, del decreto-legge 18 aprile 2019, n.32, al fine di accelerare tutte le opere connesse e necessarie per lo svolgimento dei Giochi Olimpici 2026, comprese le opere olimpiche.

In pratica, un commissario che per poter eseguire gli interventi previsti può assumere direttamente le funzioni di stazione appaltante e operano in deroga alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione nonche’ dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea, ergo, un commissario con i medesimi poteri del cd. “Modello Genova”, ovvero un significativo potere derogatorio del Codice degli Appalti, specifico per le opere olimpiche.

Duole rilevare che il Sottosegretario Morelli non ne sia a conoscenza (e questo mi preoccupa molto) e abbia scelto di fare solo propaganda.

E, visto che ci siamo, nello stesso parere avevo inserito anche la richiesta di commissariare la variante alla SS 12. Non sfugga che a Verona, in Arena, si chiuderanno le Olimpiadi e che, pertanto, la nostra variante rientra pienamente tra quelle da considerare funzionali ai Giochi.

Spero che il Sottosegretario se ne ricordi.

Il PNRR è generoso con Verona

Per le infrastrutture strategiche, nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, Verona ha un ruolo centrale e il territorio riceverà ingentissime risorse.

Il piano presentato in Europa prevede interventi di velocizzazione delle principali linee passeggeri e di incremento della capacità dei trasporti ferroviari per le merci lungo l’asse prioritario del Paese Est-Ovest, per favorire la connettività del territorio e il trasferimento del traffico da gomma a ferro sulle lunghe percorrenze.

Il beneficio per la felice collocazione di Verona è rilevante: nell’Investimento 1.2 – Linee ad alta velocità nel Nord che collegano all’Europa – spicca subito la Brescia-Verona-Vicenza. Gli interventi si riferiscono alla tratta Brescia-Verona e alla tratta Verona-Bivio Vicenza. I principali benefici saranno:

  • un aumento della capacità e della regolarità del traffico grazie alla separazione dei nuovi servizi AV rispetto a quelli preesistenti,
  • un significativo miglioramento del sistema di trasporto regionale, dovuto alla maggiore capacità della linea tradizionale,
  • una migliore accessibilità della nuova stazione di Vicenza Fiera (il cui attraversamento sarà finanziato con risorse nazionali).

Questi interventi per la rete ad alta velocità che ci attraversa consentiranno di potenziare i servizi di trasporto su ferro, secondo una logica intermodale e stabilendo per le merci connessioni efficaci con l’interporto Quadrante Europa. A tal proposito, rilevano, quindi, i collegamenti diretti tra questi e le linee da Milano, verso Trento e verso Bologna.

Subito dopo troviamo una parte della Verona-Brennero, ovvero la variante di Trento. Il potenziamento e lo sviluppo della direttrice consentirà un significativo aumento della capacità della linea fino a 400 treni/giorno.

Qui ho un rammarico: se il Comune di Verona non avesse rallentato tanto il IV lotto funzionale Verona/Pescantina, il cui progetto è ancora a livello preliminare, avremmo anche potuto provare ad inserirlo tra i finanziamenti del Next Generation EU.

Sempre nel settore ferroviario, sarà finanziato l’acquisto di 4 convogli elettrici da 420 posti per il servizio ferroviario regionale e locale.

Altri progetti rilevanti per Verona sono senz’altro quelli relativi al trasporto locale più sostenibile, sia su gomma (rinnovo parco autobus con mezzi nuovi) sia per il rafforzamento della mobilità “soft” quali le ciclovie.

Nel PNRR ne sono indicate due che ci attraversano:

  • la ciclovia del Sole (arriva dal trentino, “entra” a Brentino Belluno, poi da Affi scende a Bardolino e prosegue a Peschiera del Garda. “Esce” da Valeggio e va verso Firenze);
  • la ciclovia del Garda (collega Peschiera a Malcesine per circa 66 km attraversando Castelnuovo del Garda, poi l’entroterra di Lazise e Bardolino e ritorna sul lago in prossimità di Garda. La ciclovia si collegherà con quella proveniente dalle province di Trento e Brescia)

Il 22 aprile scorso, peraltro, è stato pubblicato il decreto del Ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili riguardante le risorse destinate a ciclovie urbane con  l’assegnazione delle risorse pari a oltre 4 milioni di euro destinate alla progettazione e alla realizzazione da parte dei comuni.

Queste due “autostrade” ciclabili aprono nuovi scenari turistici nell’ambito dei quali sorgeranno tantissime nuove opportunità di crescita.

I progetti, ferroviari e ciclabili, erano stati già individuati nel mesi di novembre scorso ed hanno retto a tutte le revisioni successive.

Sono molto soddisfatto e orgoglioso d’aver contribuito alla promozione di questi interventi che saranno finanziati con il Recovery fund.

Il Piano Oncologico Nazionale

In Senato abbiamo approvato la proposta di redigere il nuovo piano nazionale oncologico.

La pandemia ha messo alle corde il sistema di prevenzione e diagnosi precoce delle malattie oncologiche.

Uno Stato civile non può consentire nessun ritardo su un tema che ha un forte impatto sulla vita dei pazienti e su quella delle loro famiglie, condizionandone moltissimi aspetti, dal lavoro alla sfera delle relazioni sociali, dalla condizione economica a quella psicologica.

Per questa ragione, abbiamo avviato un percorso che è stato concluso con un impegno: il piano nazionale oncologico.

In pratica, il Governo è stato incaricato di redigerlo, coordinandolo con il Piano oncologico europeo di prossima adozione, seguendo questi cardini:

  1. adottare iniziative utili per promuovere le reti oncologiche regionali, anche mediante uno stanziamento di risorse dedicato al finanziamento delle relative attività, previa definizione dei criteri di assegnazione e di un adeguato piano di incentivi in favore delle Regioni nell’ambito delle risorse programmate per il Servizio sanitario nazionale;
  2. attivare i necessari strumenti per il coordinamento, a livello nazionale, delle attività delle reti oncologiche regionali, nell’ottica di garantire l’efficacia del modello;
  3. adottare iniziative, per quanto di competenza, volte a potenziare l’assistenza oncologica domiciliare e territoriale per ridurre il numero di accessi alle strutture ospedaliere, valutando la possibilità nel rispetto dei vincoli di bilancio di introdurre un sistema di incentivi collegati al raggiungimento di obiettivi strategici;
  4. adottare iniziative, per quanto di competenza, per rinnovare e modernizzare la dotazione strumentale e tecnologica per gli screening diagnostici, per le attività chirurgiche e per la radioterapia;
  5. incentivare l’attuale tavolo tecnico interistituzionale per l’adozione di linee di indirizzo o linee guida per la telemedicina e per gli altri servizi della sanità digitale in generale e per il settore oncologico in particolare, nell’ottica di uniformare i programmi esistenti, predisponendo altresì adeguate forme di incentivazione;
  6. adottare iniziative volte a sostenere il funzionamento e lo sviluppo di centri multidisciplinari di alta specialità che presentino i necessari requisiti per l’accreditamento, anche in collaborazione con il settore privato, nell’ottica di sviluppare e diffondere la terapia CAR-T, quale opportunità di sviluppo del SSN e valorizzazione dei ricercatori;
  7. adottare iniziative di competenza per attuare quanto previsto dall’intesa Stato-Regioni 26 ottobre 2017 sul documento “Piano per l’innovazione del sistema sanitario basata sulle scienze omiche” nell’ottica di garantire il più ampio accesso alla medicina di precisione, sollecitando le conclusioni del tavolo di coordinamento interistituzionale con il compito di attuare il piano, con particolare riferimento agli investimenti necessari per assicurare la multidisciplinarietà, strutture adeguate e personale altamente specializzato;
  8. adottare iniziative per dare un nuovo impulso all’iter per l’istituzione della rete nazionale dei tumori rari e a garantire il pieno funzionamento degli European referecence networks, reti di riferimento per le malattie e i tumori rari a livello dell’Unione europea, anche attraverso specifici finanziamenti;
  9. adottare nuove strategie comunicative che agiscano in modo integrato per garantire nei tempi e nei modi corretti accesso agli screening diagnostici, alle terapie di ultima generazione e alle varie forme di riabilitazione socio-sanitaria per consentire ai pazienti un re-inserimento tempestivo nella loro vita sociale e professionale,
  10. valutare la possibilità di trasformare una comunicazione prevalentemente verbale in una comunicazione multicanale: televisite, teleconsulti, videochiamate, chat con i familiari, video-meeting tra gli operatori, maggior uso dello smarthphone e dei tablet anche in ospedale o nei servizi territoriali;
  11. facilitare la consegna di farmaci a domicilio per attivare una riduzione degli spostamenti che potrebbe creare un impatto negativo sui pazienti oncologici, in relazione all’approvvigionamento di farmaci in piano terapeutico. L’accesso del farmacista a domicilio consente di controllare l’assunzione, fornire le informazioni necessarie a mantenere alta la compliance al farmaco e un maggior empowerment del paziente e del caregiver;
  12. a monitorare l’attuazione del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, laddove riconosce il ruolo e le funzioni della figura dell’infermiere di famiglia, adottando iniziative per prevedere un reclutamento nazionale adeguato, nell’ottica di rafforzare concretamente i servizi territoriali anche per i malati oncologici;
  13. adottare iniziative volte a garantire il sostegno psicologico così come previsto dai LEA anche ai malati oncologici.

I risultati della partecipazione alla riflessione sul PD

Il Segretario del PD, Enrico Letta, ha lanciato un’importante iniziativa di ascolto, chiedendo di riflettere sui 20 punti principali del suo discorso all’Assemblea Nazionale del 14 marzo 2021.

Avevo diffuso anche io i 20 punti e lo schema per rispondere (https://www.vincenzodarienzo.it/partecipa-alla-riflessione-sul-pd/).

Delle tante risposte che mi sono pervenute ne ho fatto sintesi quando è toccato a me dire la mia in merito.

L’esito di questa ampia consultazione dei circoli e degli iscritti è riepilogata in queste semplici slide.

I risultati della partecipazione alla riflessione sul PD