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Referendum, votare o non votare?

l referendum previsti per il 12 giugno sono cinque diversi quesiti referendari che trattano il tema della giustizia.

 

Detto che votare “sì” significa cambiare le leggi attuali e votare “no” significa lasciarle così come sono, in pillole provo a scrivere di cosa si tratta.

Incandidabilità per i politici condannati

 In Italia, chi è condannato in via definitiva per alcuni gravi reati penali non può candidarsi alle elezioni, né assumere cariche pubbliche e, se è già stato eletto, decade.

Coloro che sono eletti in un ente locale, come i sindaci, sono invece automaticamente sospesi dopo la sentenza di primo grado.

 Con l’abrogazione della legge, sia l’incandidabilità per i condannati in via definitiva, sia la sospensione per gli eletti in enti locali, non saranno più automatiche ma saranno decise da un giudice caso per caso.

Limitazione delle misure cautelari

 Le misure cautelari più note sono la custodia cautelare in carcere, gli arresti domiciliari o il divieto di espatrio. Oggi, il magistrato può applicare queste misure solo in tre casi: se c’è il pericolo che la persona fugga, che inquini le prove oppure che continui a ripetere il reato.

Se vince il “sì”, viene eliminata la ripetizione del reato dalle motivazioni per disporre misure cautelari, ovvero la motivazione più frequentemente usata dalla magistratura per disporre una custodia cautelare. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove.

Separazione delle carriere nella giustizia

 Ad oggi i magistrati italiani possono svolgere sia il ruolo di pubblici ministeri (si occupano delle indagini insieme alla Polizia Giudiziaria e svolgono la parte dell’accusa nel processo) che il ruolo di giudici (emettono le sentenze sulla base delle prove raccolte e del contradditorio tra l’accusa e la difesa). Il passaggio tra i due ruoli non è vietato.

Con l’abrogazione della legge i magistrati dovranno scegliere, all’inizio della loro carriera professionale, se svolgere il ruolo di giudici oppure di pubblici ministeri, per poi mantenere quel ruolo per tutta la vita.

Questo è il quesito più subdolo, almeno nelle motivazioni. Infatti, chi vuole abrogare la legge sostiene che separare le carriere garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, perché così sarebbero slegati per attitudini e approccio dalla funzione punitiva della giustizia che appartiene ai pubblici ministeri.

Per capirci, significa dire che un magistrato che fa il pubblico ministero si abitua ad accusare e, quindi, quando fa il giudice non sarebbe nella condizione ideale di giudicare.

E’ una cosa che fa ridere, ma è così che viene detta.

Elezione del Consiglio Superiore della Magistratura

 Il Consiglio superiore della magistratura è l’organo di autogoverno della magistratura, indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato. È composto da 24 membri, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dai magistrati. Oggi, per candidarsi, è necessario presentare almeno 25 firme di altri magistrati a proprio sostegno.

Con l’abrogazione della legge non sarà più necessario l’obbligo di trovare queste firme, ma basterà presentare la propria candidatura.

Valutazione dei magistrati

 I magistrati vengono valutati ogni quattro anni sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti, dagli organi che compongono il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione.

In questi organi, insieme ai magistrati, ci sono anche avvocati e professori universitari di diritto, ma soltanto i magistrati possono votare nelle valutazioni professionali degli altri magistrati.

Con l’abrogazione della legge, anche avvocati (ovvero la controparte dei magistrati) e professori universitari avrebbero il diritto di votare sull’operato dei magistrati.

Cosa penso.

In merito ai quesiti referendari, il Partito Democratico ha lasciato libertà di voto.

Io penso che chiamare gli italiani alle urne per decidere il numero delle firme per la candidatura dei magistrati (25???) (quarto quesito) o per farci dire che il magistrato che fa l’inquirente, poi non sa giudicare (terzo quesito) o per far valutare i magistrati anche dagli avvocati (quinto quesito), pur legittima in democrazia, sia una cosa sproporzionata rispetto a quello che gli italiani sanno della materia e per l’entità dei votanti su temi certamente non dirimenti per la Repubblica.

Sull’ incandidabilità per i politici condannati (primo quesito), pur essendo la sospensione automatica operante sin dalla sentenza di primo grado e non, quindi, dalla terza passata in giudicato, penso che la Legge Severino (che si vuole abrogare) sia un monito verso la commissione di reati da parte di chi amministra. Pur, tuttavia, andrebbe calibrata rispetto ad alcune situazioni critiche che sono avvenute, ma non può essere il referendum a deciderlo, anche perché questo cancella e non riforma.

Sulla limitazione delle misure cautelari (secondo quesito), non capisco perché ridurre i poteri della magistratura sulla reiterazione del reato, che è una delle cose più ovvie che un responsabile solitamente fa.

Detto questo, personalmente, dovendomi recare al seggio per votare per il sindaco di Verona, non ritirerò le cinque schede referendarie e così esprimo il mio voto attraverso l’astensione/mancato raggiungimento del quorum necessario per la validità dei referendum.

Invasione dell’Ucraina. Lo stato attuale

La guerra in Ucraina entra nel terzo mese e si inaspriscono i toni dello scontro tra Stati Uniti e Russia.

L’America punta sempre più ad indebolire la Russia e ciò è possibile attraverso il sostegno militare all’Ucraina per fermare l’avanzata russa sul campo, allo scopo di ridimensionare la macchina da guerra del Cremlino anche negli anni a venire.

La Russia ha risposto facendo riferimento al “rischio di una terza guerra mondiale”.

Intanto, il conflitto inizia a coinvolgere anche la capitale della Transnistria, territorio separatista e filorusso della Moldavia

La risposta, militare e politica, è stata aggiornata pochi giorni fa. I ministri della Difesa e i capi di stato maggiore dei membri Nato più altri paesi alleati, tra cui Finlandia e Svezia, si sono riuniti in Germania presso la base aerea di Ramstein. All’ordine del giorno del summit che ha visto riuniti una quarantina di paesi, oltre a nuovi aiuti per l’Ucraina, anche il tema della difesa nel lungo periodo in Europa.

Abbandonando le cautele mostrate finora, la Germania ha deciso che invierà in Ucraina tank antiaerei e addestrerà i soldati ucraini all’uso dei sistemi di artiglieria in territorio tedesco.

Intanto, c’è stato un attacco terroristico in Transnistria, area della Moldavia che confina con l’Ucraina occidentale, controllata da separatisti filo-russi che ospita permanentemente un contingente di 1.500 soldati russi e un grande deposito di armi.

E’ sempre più evidente che l’obiettivo della nuova offensiva di Mosca sia prendere il controllo dell’Ucraina meridionale e ottenere l’accesso alla Transnistria, alimentando il timore che il conflitto in Ucraina possa estendersi al piccolo paese dell’Europa orientale.

Intanto, secondo l’Onu, sono più di 5 milioni gli ucraini fuggiti dal paese per cercare riparo da guerra e violenze. Una cifra che, se il conflitto si protrarrà, potrebbe raggiungere quota 8 milioni entro l’anno.

Ad oggi, ogni speranza di colloquio, almeno in questa fase, sembra scomparsa dai radar.

Ridurre i tempi previsti per la variante alla SS 12.

Il progetto definitivo della variante alla SS12 non è pronto e abbiamo presentato due proposte per velocizzare l’iter e avere la variante entro le olimpiadi 2026.

I manifesti in cui si annuncia l’esistenza del progetto definitivo, dicono una cosa non vera! Considerato l’iter ancora da fare, quel progetto sarà definitivamente pronto solo ad agosto 2023, se non ci saranno intoppi!

Ad oggi, mancano ancora alcuni documenti per completare la proposta da sottoporre alla Valutazione di Impatto Ambientale, poi dovrà essere avviata la Valutazione stessa al cui termine seguirà la Conferenza di Servizi. L’iter prevede, poi, l’aggiornamento del progetto definitivo per l’approvazione finale di ANAS.

Per l’appalto, poi, conseguentemente serve la gara e il progetto esecutivo, con tempi previsti ad agosto 2024 se non ci saranno intoppi.

Impossibile realizzare la variante entro le Olimpiadi Milano/Cortina 2026!

Se vogliamo avere la variante entro febbraio 2026 è necessario intervenire su questo lungo iter per accelerarlo, ed in particolare in tre passaggi chiave della procedura in corso: la valutazione di impatto ambientale, la conferenza dei servizi e l’appalto, per la corsa contro il tempo.

Le proposte

Innanzitutto, la valutazione dell’impatto ambientale. Le commissioni nazionali che si occupano di VIA, per legge, valutano con precedenza i progetti legati al PNRR e quelli commissariati. Categorie nelle quali non ricade la statale 12. Infrastruttura viaria che, però, è collegata al pacchetto olimpico, ancorché come opera accessoria.

E’ possibile ridurre i tempi per la valutazione di impatto ambientale e la Conferenza di servizi dai 14 mesi previsti (da maggio 2022 ad agosto 2023) a circa 6/7 mesi.

Come? Normalmente, dopo il semaforo verde della valutazione di impatto ambientale l’iter prevede la conferenza dei servizi, l’aggiornamento del progetto definitivo e la sua approvazione.

E’ necessario avviare la conferenza dei servizi in concomitanza con la VIA in modo da farla parallelamente all’esame ambientale. La legge lo consente e così i tempi si dimezzano, perché appena terminerà la VIA si potrà chiudere contemporaneamente anche la Conferenza di servizi e procedere all’approvazione del progetto definitivo.

Da quel momento, normalmente, si partirebbe con il  progetto esecutivo e l’appalto.

A quel punto, è necessario aderire alla procedura dell’appalto integrato, ovvero di appaltare il progetto esecutivo e la realizzazione dell’opera contemporaneamente riducendo, così, i tempi dai 12 mesi previsti (da agosto 2023 ad agosto 2024) a circa la metà.  

Una corsa contro il tempo, che, considerando i previsti 1.460 giorni di lavori (di cui 292 giorni di incidenza stagionale sfavorevole), consentirebbe la conclusione della variante entro il 2025.

L’iter previsto ad oggi:

 

Progettazione Definitiva
Procedura VIA – Pubblicazione Art.11 Espropri
Conferenza Servizi su PD
Autorizzazione Paesaggistica – Pubblicazione Art.16 Espropri
Aggiornamento PD
Verifica PD (da eseguire in caso di AI)
Riesame finale PD
Approvazione PD
Progettazione Esecutiva
Riesame PE
Verifica Ottemperanza
Verifica PE
Riesame finale PE
Aggiornamento PE
Approvazione PE
Gara

 

L’importanza di una legge annuale sulla concorrenza

La concorrenza è fondamentale per consentire il corretto funzionamento del mercato interno quale fattore chiave per il benessere dei cittadini, delle imprese e della società.

Una concorrenza effettiva consente alle imprese di competere in condizioni di parità, sottoponendole al tempo stesso a forti pressioni affinché si sforzino costantemente di offrire ai consumatori i migliori prodotti al miglior prezzo possibile, il che, a sua volta, guida l’innovazione e la crescita economica a lungo termine.

La politica di concorrenza rappresenta, pertanto, uno strumento chiave per il conseguimento di un mercato interno libero e dinamico, nonché per lo sviluppo di un benessere economico comune.

I cambiamenti sociali, economici, geopolitici e tecnologici pongono costantemente nuove sfide e tali sviluppi costringono a valutare gli strumenti della politica di concorrenza per determinare se sono ancora efficaci nel raggiungere l’obiettivo primario della politica di concorrenza o se sono necessari adeguamenti.

Prevista nell’ordinamento nazionale dal 2009 (con legge n. 99/2009), la legge annuale per il mercato e la concorrenza è stata in concreto adottata solo nel 2017, con la legge n. 124/2017.

Però, essendo essenziale per rivedere in via continuativa lo stato della legislazione e verificare se permangano vincoli normativi al gioco competitivo e all’efficiente funzionamento dei mercati, è stata decisa la cadenza annuale della legge.

I contenuti della legge annuale della concorrenza sulla quale stiamo discutendo in Senato sono nelle slides che seguono.

 

L'importanza di una legge annuale sulla concorrenza.

Lo stato di attuazione del PNRR

Abbiamo affrontato lo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Piano Complementare per le opere di competenza del Ministero per le Infrastrutture e le Mobilità Sostenibili.

Il suo scopo è dare conto dell’utilizzo delle risorse del programma Next Generation EU, dei risultati raggiunti e delle eventuali misure necessarie per accelerare l’avanzamento
dei progetti.

Nelle slides che abbiamo valutato vi sono gli obiettivi e i traguardi previsti, in vista della rendicontazione alla Commissione europea per ottenere i finanziamenti.

È il risultato di un lavoro collettivo, che ha visto impegnati il Governo e le strutture operative a tutti i livelli. Il Parlamento ha dato un contributo essenziale al conseguimento di questi obiettivi e ha dimostrato notevole sensibilità nell’approvare in modo tempestivo riforme e norme essenziali per la riuscita del Piano.

L’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è una sfida decisiva per il Paese, da cui dipende la nostra credibilità nei confronti dei cittadini e dei nostri partner.

Lo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Piano Complementare di competenza del Mims

L’alta velocità “entra” in Verona

Chi ha percorso l’autostrada da Verona verso Milano e viceversa avrà notato che accanto sono in corso i lavori per la costruzione della linea alta velocità ferroviaria. Quella tratta riguarda il collegamento tra Milano e Verona e arriverà fino alla zona di Verona nord.

Il tratto che collega quella zona con la stazione di porta Nuova e poi fino a Porta Vescovo è definita nell’ambito del progetto denominato “Nodo di Verona”.

Ebbene, è stato approvato il progetto definitivo di Rete Ferroviaria Italiana relativo all’ingresso a ovest della linea in costruzione.

Un progetto ambizioso che dovrà realizzarsi entro il 2026. E’ la prima volta che l’alta velocità “entra” nella città.

In pratica, come si rileva nel progetto definitivo, la linea funzionale all’inserimento dell’Alta Velocità arriva sui binari IV e VI di Verona Porta Nuova e sarà realizzata anche una nuova linea “indipendente merci”, ovvero un intervento a favore del collegamento diretto a sostegno del potenziamento e dello sviluppo dell’interporto al Quadrante Europa.

Il Comune di Verona, anche recependo diverse sollecitazioni pervenute, ha avanzato alcune osservazioni al progetto. Esse riguardano: la salvaguardia della zona della Corte Fenilon e delle circostanti abitazioni; l’inserimento di barriere anti rumore a sud del futuro tratto merci; la realizzazione di una banchina ciclopedonale sul nuovo cavalcavia ferroviario di via Fenilon; l’allargamento del futuro sottopasso tra via Piatti e via Carnia e la creazione di una pista ciclabile che da via Carnia affianchi la nuova viabilità prevista fino a via Cason; l’ampliamento dei marciapiedi nei sottopassi di via Albere; l’eliminazione della rotatoria su via Carnia e la realizzazione di un raccordo viabilistico diretto con la tangenziale denominato Nuovo svincolo Fenilon.

C’è un però. Il Comune ha accorpato le opere compensative, che rappresentano il 2% del valore del progetto, per la costruzione di un nuovo sottopasso che collegherà via Albere con Stradone S. Lucia e che sbucherà all’altezza della rotonda per entrare in via Golosine.

Questa soluzione aggraverà il traffico in quella zona e, quindi, a ridosso delle residenze del quartiere.

In merito, ne ho già scritto qui https://www.vincenzodarienzo.it/golosine-il-quartiere-che-sboarina-vuole-far-morire/

Intervento sui servizi segreti italiani

Il Comitato per la Sicurezza della Repubblica, Organo parlamentare di controllo sui servizi per l’informazione e la sicurezza della Repubblica, ha presentato la Relazione annuale dei propri lavori.

Un documento corposo, ricco di spunti di riflessione e discussione.

A nome del Gruppo ho svolto un intervento in merito, puntando su alcune delle questioni che sono state poste.

Sicurezza energetica

L’invasione dell’Ucraina ha posto drammaticamente il tema della dipendenza nostra e di altri paesi europei dalle forniture provenienti dalla Russia, ovvero da un unico fornitore.

L’UE importa il 90% del proprio consumo di gas, con la Russia che fornisce circa il 45% delle importazioni, a livelli variabili tra gli Stati membri. La Russia rappresenta anche circa il 25% delle importazioni di petrolio e il 45% di quelle di carbone.

Il tema si ripercuote inevitabilmente sul grado di sicurezza energetica, strategico per l’equilibrio delle democrazie, per la crescita economica e per la tutela delle comunità democratiche.

Ridurre questa forma di dipendenza del nostro Paese e dell’Europa ed evitare l’affidamento ad un unico fornitore sono obiettivi primari.

Potrebbe non bastare la neutralità climatica entro il 2050? Allora, è più che doveroso studiare i paesi verso i quali vogliamo rivolgerci affinché gli accordi su asset strategici siano valutati con una certa dose di prospettiva, non soltanto di tipo economico.

In ogni caso, ogni azione – anche quella proposta di promuovere una vera e propria filiera nazionale anche con investimenti della Cassa depositi e prestiti, deve essere integrata corposamente con i nuovi avvenimenti.

Infatti, la sicurezza ener­getica, tassello cruciale per l’indipendenza, andrebbe costruita e sviluppata nell’ambito del REPowerEu, ovvero il piano per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi prima del 2030, a cominciare dal gas. Un piano ambizioso che intende ridurre la domanda dell’UE di gas russo di due terzi entro l’anno.

In quel piano si apre agli aiuti di Stato per fornire sostegno a breve termine alle imprese colpite da prezzi elevati dell’energia e contribuire a ridurre la loro esposizione alla volatilità dei prezzi a medio e lungo termine.

Si apre ad uno stoccaggio diverso dall’attuale e dato che non tutti gli Stati membri dispongono di capacità di stoccaggio sul loro territorio, sarà istituito un meccanismo che assicuri un’equa ripartizione dei costi di sicurezza dell’approvvigionamento.

L’UE vuole diversificare le fonti, spostandosi verso Qatar, USA, Egitto, Africa occidentale, Azerbaigian, Algeria, Norvegia.

L’UE favorirà il mercato europeo dell’idrogeno e sosterrà lo sviluppo di un’infrastruttura integrata per il gas e l’idrogeno, impianti di stoccaggio dell’idrogeno e infrastrutture portuali.

Insomma, uno scenario da valutare perché le nuove alleanze a supporto delle future forniture di energia, memore di quanto accaduto con la Russia, non contengano controindicazioni in futuro.

Potenziamento dell’intelligence economico-finanziaria

Concordo, quindi, con la necessità che il nostro Paese favorisca un’intelligence di carattere economico-finanziario in linea con l’evoluzione dei meccanismi di funzionamento del sistema economico finanziario nazionale e globale e con la sempre più accentuata intercon­nessione e interazione dei mercati e circolazione delle risorse.

Concordo, e non sono convinto che debba essere solo diretto alla protezione degli interessi economico-finanziari, industriali e scientifici nazionali, perché oggi serve anche supportare le scelte politiche di alleanze strategiche.

Quanto ho detto vale anche per il settore agricolo (nella relazione non vi sono cenni). 

Difesa comune europea e cooperazione tra i Servizi di intelligence

Concordo sull’esigenza di costituire una vera difesa comune a livello europeo che funzionerà se il modello di difesa che si vuole costruire sarà in grado di rafforzare il ruolo strategico del nostro continente e la sua capacità di influenzare e guidare le dinamiche geopolitiche e le relazioni internazionali.

In questo quadro, se l’Italia vuole contare, approfittando anche delle eccellenze dell’industria nazio­nale della difesa, occorre aumentare le risorse da investire nel comparto oggi strategico, soprattutto per l’innovazione di tipo tecnologico (esempio carri russi in fila).

Per fare questo, credo non ci siano più dubbi sul fatto che l’Italia debba rispettare il parametro del 2% del PIL che si è impegnato ad investire in sistemi d’arma.

Serve anche l’integrazione – e non solo collaborazione – tra i vari Servizi di intelligence. Nella relazione si legge che “appare impraticabile l’orizzonte di un’intelligence unica europea” e che si intende “puntare maggiormente al maggiore coordinamento nello scambio di analisi, dati e informazioni.”

In realtà, c’era un prima e c’è un dopo. Il 24 febbraio è il discrimine. Quanto abbiamo fatto prima va riconsiderato criticamente e occorre valutare gli scenari che si propongono nell’ottica del nuovo ordine mondiale e delle attuali offese alle democrazie.

Il vertice europeo che si dovrà tenere in merito, volto a rafforzare la capacità operativa militare europea in grado di garantire un ruolo di maggiore rilevanza nel processo decisionale interno alla NATO, serva anche per riflettere il nuovo concetto strategico della NATO e dell’UE.

Siano, quindi, accelerati l’allargamento delle competenze delle istituzioni comunitarie in materia di difesa (avviato nel 2016) con la Strategia globale dell’UE (EUGS) e il Piano d’azione per la difesa europea (EDAP).

Occorre anche potenziare l’intelligence europea in tutti gli scenari pericolosi per prevenire le mosse.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto socioeconomico, anche in relazione alle risorse del PNRR

Il Comitato propone l’esigenza di una ancora più forte capillarità nella presenza – territoriale e sul web – delle Forze dell’ordine e degli apparati di sicurezza, specialmente in determinate aree, oltre che una loro maggiore specializzazione vista l’e­stensione dei diversi segmenti della realtà produttiva, economica e finan­ziaria che possono suscitare gli appetiti delle associazioni criminali.

In realtà, rispetto alla dimensione sempre più pervasiva assunta dalle compagini criminali, sui territori il dispositivo è sempre lo stesso di anni e anni fa.

Vivo un territorio che sarà stravolto, cambierà il tessuto. eppure, presso la Prefettura c’è il vecchio coordinamento deciso anni fa tra le forze di Polizia ed altri.

Per prevenire forme di penetrazione nel contesto economico e sociale serve molto altro, ovvero integrare quanto già esiste – e che lavora bene – con l’intelligence e con la dislocazione delle sedi della Direzione Distrettuale Antimafia (esperienze, conoscenze…).

Un’altra preoccupazione: dobbiamo valutare bene le ricadute delle diverse modifiche al codice appalti, le corsie preferenziali per il PNRR, la sostanziale riduzione poteri ANAC…non favoriscono il contrasto all’illegalità?

In questo contesto, pertanto, serve, quindi, ripensare il modello e impegnare anche l’intelligence quale elemento caratterizzante ulteriore. Oggi questo non sembra centrale.

L’intelligence militare

Il Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa (RIS) svolge esclusivamente compiti di carattere tecnico militare e di polizia militare, e in particolare ogni attività informativa utile al fine della tutela dei presìdi e delle attività delle Forze armate all’estero. Esso –  pur agendo in stretto collega­mento con l’AISE – non è parte del Sistema di informazione per la sicurezza.

Il RIS fornisce supporto informativo ai contingenti militari, ha importanti collaborazioni internazionali con gli apparati di intelligence militare di altri Paesi NATO, dell’Unione europea e di altri attori esteri nei teatri di prioritario interesse nazionale.

Con tutto quanto accade – la minaccia verso l’Europa, le dipendenze energetiche, le nuove alleanze, il modello di difesa comune – penso sia opportuno riflettere su questo strumento che funziona, è apprezzato, ma che andrebbe maggiormente integrato con altri strumenti – DIS e AISE – per evitare perdite di capacità informativa e operativa a sostengo della nazione e della casa comune europea.

Conclusioni

Il contesto geopolitico impone una riflessione sull’efficacia dei servizi rispetto ai nuovi obiettivi da perseguire.

Le riforme fatte in passato hanno riflettuto condizioni di normalità che in futuro e per diversi anni saranno turbate e che ci obbligano a spostare l’attenzione.

La guerra della Russia e il pericolo per le democrazie europee hanno riposto al centro lo steccato del passato. La forza dell’economia di mercato ha assunto una corposa centralità diventando, di fatto, un nuovo elemento di deterrenza.

Lo sguardo attuale va rivolto, quindi, in direzioni che o sembravano superate o solo regolate dagli anticorpi che nel mercato dovrebbero essere presenti.

E il fatto che non ci sia in merito a questi due temi una riflessione di prospettiva nella relazione di cui stiamo discutendo – c’è solo una doverosa ricognizione su Russia e Cina – ne è la prova. L’ulteriore.

Penso sia opportuno riorientare gli impegni dei nostri servizi di sicurezza, investire in nuovi profili di impegno, così come è stato fatto sul tema cibernetico e, per quanto concerne il Comitato, penso sia necessario che assuma un ruolo di propulsione verso i nuovi orizzonti da attenzionare affinché l’Italia partecipi attivamente al dispositivo di sicurezza dell’Europa.

Qui il video del mio intervento in aula https://vimeo.com/690184694

Riunione informale dei Capi di Stato o di governo europei

Il 10 e 11 marzo 2022 i Capi di Stato o di Governo dei paesi membri dell’Unione si sono riuniti in maniera informale a Versailles per un confronto sull’aggressione della Russia all’Ucraina.

Il vertice si è concentrato sulle seguenti tre questioni:

  • rafforzamento delle capacità di difesa. In particolare, si è convenuto sulla necessità di investire di più e meglio nella capacità di difesa e nelle tecnologie innovative per fronteggiare le sfide emergenti e fornire supporto ai partner, anche tramite lo strumento della bussola strategica;
  • riduzione della dipendenza energetica, in particolare da gas, petrolio e carbone russi, tramite apposite imminenti iniziative della Commissione europea, affrontare al contempo l’impatto dei crescenti prezzi dell’energia;
  • costruzione di una base economica più solida riducendo le dipendenze strategiche dell’UE in termini di materie prime, semiconduttori, salute, digitale e sistemi alimentari.

Gli esiti in dettaglio sono riepilogati in questo dossier

 

RIUNIONE VERSAILLES

Energia, l’autonomia dell’Europa è indispensabile

Sul fronte energetico diversi paesi europei dipendono dalle forniture provenienti dalla Russia.

L’UE importa il 90% del proprio consumo di gas, con la Russia che fornisce circa il 45% delle importazioni, a livelli variabili tra gli Stati membri. La Russia rappresenta anche circa il 25% delle importazioni di petrolio e il 45% di quelle di carbone.

Lo stoccaggio di gas nell’UE basta a coprire il fabbisogno fino alla fine del periodo del riscaldamento invernale, anche in caso di interruzione totale dell’approvvigionamento dalla Russia.

Per affrontare la delicata situazione, la Commissione europea ha proposto una bozza di REPowerEu, un piano per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi prima del 2030, a cominciare dal gas.

Il piano delinea una serie di misure per rispondere all’aumento dei prezzi dell’energia in Europa e per ricostituire le scorte di gas per il prossimo inverno, riducendo la domanda dell’UE di gas russo di due terzi.

Vediamo i dettagli delle misure.

Prezzi dell’energia

Gli Stati membri possono fissare prezzi regolamentati per consumatori, famiglie e microimprese vulnerabili per tutelare i consumatori e l’economia e possono prendere in considerazione misure temporanee di carattere fiscale sui proventi straordinari e, in via eccezionale, decidere di trattenere una parte di tali profitti per ridistribuirla ai consumatori con la possibilità di servirsi degli introiti generati dall’aumento dello scambio delle quote di emissione per calmierare le bollette.

Gli aiuti di Stato

Le norme UE sugli aiuti di Stato offrono delle opzioni per fornire sostegno a breve termine alle imprese colpite da prezzi elevati dell’energia e contribuiscono a ridurre la loro esposizione alla volatilità dei prezzi a medio e lungo termine. Pertanto, nel quadro temporaneo di crisi sarà valutata la possibilità di concedere aiuti alle imprese colpite dalla crisi, in particolare coloro che devono affrontare costi energetici elevati.

Stoccaggio del gas

Attualmente, lo stoccaggio di gas fornisce solitamente il 25-30 % del gas consumato nell’UE in inverno. La Commissione intende riempire lo stoccaggio sotterraneo del gas in tutta l’UE fino al 90% della sua capacità entro il 1° ottobre di ogni anno.

Dato che non tutti gli Stati membri dispongono di capacità di stoccaggio sul loro territorio, sarà istituito un meccanismo che assicuri un’equa ripartizione dei costi di sicurezza dell’approvvigionamento.

Inoltre, saranno valutate tutte le possibili opzioni per misure di emergenza volte a limitare “l’effetto contagio” dei prezzi del gas sui prezzi dell’elettricità (ad esempio, limiti di prezzo temporanei), nonché le opzioni per ottimizzare la progettazione del mercato elettrico e di altri contributi sui vantaggi e gli svantaggi dei meccanismi di tariffazione alternativi per mantenere l’elettricità accessibile, senza interrompere la fornitura e ulteriori investimenti nella transizione verde.

Gnl, fornitori alternativi, elettrificazione, idrogeno

L’UE vuole aumentare la resilienza del sistema energetico a livello europeo basato su due pilastri:

  • diversificare l’approvvigionamento di gas, tramite maggiori importazioni di GNL e gasdotti da fornitori non russi e maggiori volumi di produzione e importazioni di biometano e idrogeno rinnovabile;
  • riducendo più rapidamente l’uso di combustibili fossili nelle nostre case, edifici, industria e sistema elettrico, aumentando l’efficienza energetica, le energie rinnovabili e l’elettrificazione.

Diversificazione delle fonti

Una fornitura di GNL senza precedenti all’UE nel gennaio 2022 ha garantito la sicurezza dell’approvvigionamento di gas per questo inverno. L’UE potrebbe importare 50 miliardi di metri cubi in più di GNL (ad esempio da Qatar, USA, Egitto, Africa occidentale) su base annua. La diversificazione delle fonti dei tubi (ad es. Azerbaigian, Algeria, Norvegia) potrebbe portare a ulteriori 10 miliardi di metri cubi di risparmio annuo sulle importazioni di gas russe.

Con riguardo al pacchetto climatico “Fit for 55” per raggiungere entro il 2030 gli obbiettivi del Green Deal, ovvero la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto ai livelli del 1990, con l’obbiettivo di arrivare alla “carbon neutrality” per il 2050, l’UE vuole raddoppiare l’obiettivo previsto nel pacchetto per il biometano. Questo porterebbe alla produzione di 35 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030. A tal fine, i piani strategici dovrebbero convogliare finanziamenti per il biometano prodotto da fonti sostenibili di biomassa, compresi i rifiuti agricoli e residui.

L’idrogeno verde

Altri 15 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile in aggiunta alle 5,6 tonnellate previsti nell’ambito del pacchetto climatico Fit for 55 possono sostituire 25-50 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo importato entro il 2030.

Questo sarebbe costituito da ulteriori 10 tonnellate di idrogeno importato da diversi fonti e altri 5 mt di idrogeno prodotte in Europa, andando oltre gli obiettivi della strategia UE sull’idrogeno e massimizzando la produzione nazionale di idrogeno. Anche altre forme di idrogeno esente da fossili, in particolare a base nucleare, svolgono un ruolo nella sostituzione del gas naturale.

L’UE favorirà il mercato europeo dell’idrogeno e sosterrà lo sviluppo di un’infrastruttura integrata per il gas e l’idrogeno, impianti di stoccaggio dell’idrogeno e infrastrutture portuali.

La nuova infrastruttura transfrontaliera dovrebbe essere compatibile con l’idrogeno. L’intento è quello di intervenire con aiuti di Stato per i progetti relativi all’idrogeno.

Inoltre, sosterrà progetti pilota sulla produzione e il trasporto di idrogeno rinnovabile nel vicinato dell’UE – a partire da un partenariato mediterraneo per l’idrogeno verde – e lavorerà anche con i partner per concludere partnership per l’idrogeno verde e con l’industria per creare un impianto europeo globale per l’idrogeno, aumentando l’accesso degli Stati membri all’idrogeno rinnovabile a prezzi accessibili.

Energie rinnovabili

Il pacchetto climatico Fit for 55 prevede di raddoppiare la capacità fotovoltaica ed eolica dell’UE entro il 2025 e di triplicarla entro il 2030, con un risparmio di 170 miliardi di metri cubi di gas all’anno entro il 2030.

Per ottenere una licenza per costruire un parco eolico servono anche 7 anni. Le norme saranno velocizzate.

Accelerando l’implementazione dei sistemi solari fotovoltaici sui tetti fino a 15 TWh, quest’anno l’UE potrebbe risparmiare ulteriori 2,5 miliardi di metri cubi di gas.

A giugno la Commissione, sulla base di un’analisi dello stato di avanzamento dell’energia solare in UE, proporrà un’iniziativa europea sui tetti solari, che identificherà gli ostacoli, proporrà misure per accelerare l’introduzione e garantire che il pubblico possa trarre pieno vantaggio di energia solare sul tetto.

La Commissione contribuirà a sviluppare ulteriormente la catena del valore dell’energia solare ed eolica e delle pompe di calore, rafforzando anche la competitività dell’UE e affrontando le dipendenze strategiche. Se necessario per attirare investimenti privati ​​sufficienti, le misure includeranno l’incanalamento dei finanziamenti dell’UE verso le tecnologie di prossima generazione, la mobilitazione di InvestEU o del sostegno degli Stati membri.

Le pompe di calore

Raddoppiando il ritmo annuale pianificato di diffusione delle pompe di calore nella prima metà di questo periodo, l’UE raggiungerebbe 10 milioni di pompe di calore installate nei prossimi cinque anni. Ciò farebbe risparmiare 12 miliardi di metri cubi ogni 10 milioni di pompe di calore installate dalle famiglie.

La rapida diffusione sul mercato delle pompe di calore richiederà un rapido potenziamento dell’intera catena di approvvigionamento e sarà accompagnata da misure volte a promuovere il rinnovamento degli edifici e l’ammodernamento del sistema di teleriscaldamento. Oltre ai progetti di case ed edifici, l’approvvigionamento energetico basato su energia eolica, solare e altre fonti a basse emissioni per la produzione di energia ridurrà anche la nostra dipendenza dal gas.

La decarbonizzazione dell’industria

Il piano REPowerUE potrà accelerare la diffusione di soluzioni innovative basate sull’idrogeno e di elettricità rinnovabile a costi competitivi nei settori industriali.

L’UE porterà avanti l’attuazione del Fondo per l’innovazione per sostenere il passaggio all’elettrificazione e all’idrogeno, anche attraverso un regime a livello UE per contratti di emissione di carbonio per differenza, e per migliorare le capacità di produzione UE per attrezzature innovative a zero e basse emissioni di anidride carbonica, come elettrolizzatori, solare/eolico di nuova generazione e altre tecnologie.

La piena attuazione delle proposte del pacchetto climatico Fit for 55 ridurrebbe già del 30% il nostro consumo annuo di gas fossile, pari a 100 miliardi di metri cubi, entro il 2030.

Con le misure del piano REPowerEU potremmo rimuovere gradualmente almeno 155 miliardi di metri cubi di consumo di gas fossile, equivalente al volume importato dalla Russia nel 2021.

Quasi due terzi di questa riduzione possono essere raggiunti entro un anno, ponendo fine all’eccessiva dipendenza dell’UE da un unico fornitore.

L’Italia è dalla parte giusta della storia

La decisione di inviare aiuti militari all’Ucraina è una scelta maledettamente complicata, sofferta, che colpisce la nostra identità più profonda.

Noi abbiamo bandito la guerra dalla storia, ma sappiamo che la pace è una conquista non per sempre, ma va compiuta giorno per giorno, e la protezione della pace va coltivata.

Ci muoviamo nel solco dell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa. Ma in questo caso un Paese è stato attaccato, è stato aggredito e la Carta delle Nazioni Unite, all’articolo 51, ha proprio previsto – e noi la richiamiamo nella nostra Costituzione – la possibilità di difendersi legittimamente.

Quindi, in maniera straordinaria, limitatamente a questo frangente storico così delicato, noi accettiamo di derogare alla legge n. 185 del 1990, che è una legge equilibrata, che impedisce di dare armi ai Paesi in guerra. Lo facciamo all’interno di una fase straordinaria e non lo facciamo a cuor leggero.

 

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea.

Negli ultimi decenni, molti pensavamo che la guerra non avrebbe più trovato spazio in Europa e che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi sacrifici.

La guerra in ucraina ci mette davanti una nuova realtà e ci obbliga a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili.

L’aggressione premeditata della Russia è un attacco ai nostri valori di libertà e democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme.

Il disegno revanscista del Presidente Putin ha i contorni nitidi.

L’annessione della Crimea con un referendum illegale, ilo riconoscimento, nel più totale sprezzo della sovranità ucraina e del diritto internazionale, delle due cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk e l’aggressione con “conseguenze mai sperimentate prima nella storia”, oltre al ricatto estremo del ricorso alle armi nucleari, ci impongono una reazione rapida, ferma, unitaria.

Putin ha stravolto tutte le regole alla base della comunità internazionale: l’inviolabilità dei confini, il rispetto dell’integrità territoriale, il rifiuto dell’aggressione armata ai fini della soluzione delle controversie. È un momento di frattura all’interno della comunità internazionale come non si vedeva da tempo: una potenza mondiale nucleare che attacca uno Stato sovrano.

Tollerare una guerra d’aggressione nei confronti di uno Stato sovrano europeo vorrebbe dire mettere a rischio, in maniera forse irreversibile, la pace e la sicurezza in Europa.

 

In queste ore si discute molto sul fatto che la NATO non avrebbe dovuto allargare la sua influenza all’Ucraina e ciò viene assunto come una sorta di giustificazionismo nell’opinione pubblica italiana per contrastare la decisione di aiutare la resistenza all’invasione.

Io penso che l’aggressione armata abbia spazzato via tutto questo e non c’è più spazio per distinguo, ambiguità o equidistanze.

Ma il mio pensiero diventa convinzione di fronte al fatto che il punto chiave non è già l’adesione ucraina alla NATO, sulla quale avrei dei dubbi, non è cosa ne pensano gli ucraini.

Per capirci, a decidere l’adesione alle istituzioni europee o alla NATO e/o la scelta del modello di società che vogliono, è e deve essere presa dal popolo ucraino e dal Governo legittimamente e democraticamente votato e non da Putin!

Putin sta contrastando la possibilità che la democrazia avanzi con il rischio che possa arrivare anche nel suo paese.

 

L’aggressione armata della Russia è un attacco alla nostra concezione dei rapporti tra Stati basata sulle regole e sui diritti

Non possiamo lasciare che in Europa si torni a un sistema dove i confini sono disegnati con la forza, dove la guerra è un modo accettabile per espandere la propria area di influenza.

Il rispetto della sovranità democratica è una condizione alla base di una pace duratura.

L’Italia è impegnata in prima linea per sostenere l’Ucraina dal punto di vista umanitario e migratorio, in stretto coordinamento con i partner europei e internazionali.

A un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie, non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza.

Questa è la posizione italiana, dell’Unione Europea, dei nostri alleati.

L’Unione Europea e gli alleati hanno dato prova di grande fermezza e unità.

 

Abbiamo adottato tempestivamente sanzioni senza precedenti, che colpiscono moltissimi settori e un numero importante di entità e individui, inclusi il presidente Putin e il ministro Lavrov.

Sul piano finanziario le misure restrittive adottate impediranno alla Banca centrale russa di utilizzare le sue riserve internazionali per ridurre l’impatto delle nostre misure restrittive.

In ambito UE si sta lavorando a misure volte alla rimozione dal sistema SWIFT di alcune banche russe.

Questo pacchetto ha inflitto già costi molto elevati a Mosca.

Nella sola giornata di lunedì, il rublo ha perso circa il 30% del suo valore rispetto al dollaro.

La Borsa di Mosca è chiusa da ieri e la Banca centrale russa ha più che raddoppiato i tassi di interesse, passati dal 9,5% al 20%, per provare a limitare il rischio di fughe di capitali.

Stiamo approvando forti misure restrittive anche nei confronti della Bielorussia, visto il suo crescente coinvolgimento nel conflitto.

La Russia ha subito anche un durissimo boicottaggio sportivo, con l’annullamento di tutte le competizioni con squadre russe in ogni disciplina.

 

Per fortuna l’Europa, gli Stati Uniti e l’Alleanza atlantica si muovono compatti insieme, come mai era successo negli ultimi tempi.

Anzi, oserei dire, il mondo. Si, perché è arrivata un’altra buona notizia: l’ONU ha condannato l’invasione russa

Con 141 a favore, cinque contrari e 35 astenuti, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che condanna l’invasione russa dell’Ucraina.

Le bombe non silenziano la comunità internazionale. Questo storico voto dell’Onu dà un forte messaggio contro l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Il mondo ha massicciamente rigettato questa ingiustificata aggressione. Gli attacchi sono una lampante violazione del diritto internazionale.

L’Italia è dalla parte giusta della storia.

I paesi hanno votato così:

 

La situazione umanitaria nel Paese è sempre più grave.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha stimato in 18 milioni il numero di persone che potrebbe necessitare di aiuti umanitari nei prossimi mesi.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stima che gli sfollati interni potrebbero raggiungere cifre tra i 6 e i 7,5 milioni e i rifugiati fra i 3 e i 4 milioni.

Sono stimate in circa 400.000 le persone che hanno lasciato l’Ucraina, in direzione principalmente dei Paesi vicini.

Sul piano militare, il Comandante Supremo Alleato in Europa ha emanato l’ordine di attivazione per tutti e 5 i piani di risposta graduale che ho illustrato la settimana scorsa.

Questo consente di mettere in atto direttamente la prima parte dei piani e incrementare la postura di deterrenza sul confine orientale dell’Alleanza con le forze già a disposizione.

L’Italia contribuisce con 239 unità. Per quanto riguarda le forze navali, sono già in navigazione e sotto il comando NATO.

Le nostre forze aeree schierate in Romania saranno raddoppiate in modo da garantire copertura continuativa, assieme agli assetti alleati.

Sono in stato di pre-allerta ulteriori forze già offerte dai singoli Paesi Membri all’Alleanza: l’Italia è pronta con un primo gruppo di 1.400 militari e un secondo di 2.000 unità.

Il deterioramento delle relazioni tra la Russia e l’Unione Europea e la NATO ha reso ancora più aggressiva la postura di Mosca verso l’Occidente in ambito cibernetico e di disinformazione.

La Russia infatti ha accentuato le sue attività ostili nei confronti dei Paesi dell’Unione Europea e della NATO, con l’intento di minare la nostra coesione e capacità di risposta.

È stato attivato un apposito Nucleo per la Cybersicurezza per condividere le informazioni raccolte e al suo interno è stato istituito un tavolo permanente dedicato alla crisi in atto.

L’Europa ha dimostrato enorme determinazione nel sostenere il popolo ucraino.

Nel farlo, ha assunto decisioni senza precedenti nella sua storia – come quella di acquistare e rifornire armi a un Paese in guerra.

Come è accaduto altre volte nella storia europea, l’Unione ha accelerato nel suo percorso di integrazione di fronte a una crisi.

In particolare, è necessario procedere spediti sul cammino della difesa comune, per acquisire una vera autonomia strategica, che sia complementare all’Alleanza Atlantica.

La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più di quanto abbiamo fatto finora. Un investimento nella difesa europea è anche un impegno a essere alleati.

 

Al momento non ci sono segnali di un’interruzione delle forniture di gas.

Tuttavia è importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni.

L’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia.

Nel breve termine, anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi.

L’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie.

La nostra previsione è che saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altra capacità di importazione.

Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni rischia di essere più complicata.

Il Governo ha allo studio una serie di misure per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia.

Le opzioni al vaglio, perfettamente compatibili con i nostri obiettivi climatici, riguardano prima di tutto l’incremento di importazioni di gas da altre fornitori – come l’Algeria o l’Azerbaijan;

un maggiore utilizzo dei terminali di gas naturale liquido a disposizione;

eventuali incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio, che non prevedrebbero comunque l’apertura di nuovi impianti.

Se necessario, sarà opportuno adottare una maggiore flessibilità sui consumi di gas, in particolare nel settore industriale e quello termoelettrico.

La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obbiettivo da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas russo nell’immediato.

Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese.

Ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperità.

Per questo, dobbiamo prima di tutto puntare su un aumento deciso della produzione di energie rinnovabili – come facciamo nell’ambito del programma “Next Generation EU”.

Dobbiamo continuare a semplificare le procedure per i progetti onshore e offshore – come stiamo già facendo – e investire sullo sviluppo del biometano.

Il gas rimane un utile combustibile di transizione.

Dobbiamo ragionare su un aumento della nostra capacità di rigassificazione e su un possibile raddoppio della capacità del gasdotto TAP.