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“Moria del kiwi”, da Verona a Roma.

La “moria del kiwi” è una sindrome che colpisce il frutto e comporta l’appassimento delle piante per morte dell’apparato radiale, con conseguente perdita della produzione e il disseccamento delle stesse, fino a compromettere in maniera irreversibile, anche nel giro di una sola stagione, l’intero frutteto. Gli apparati radicali delle piante sintomatiche appaiono compromessi e caratterizzati da marcescenza diffusa con capillizio radicale assorbente assente.

Ad oggi la “moria del kiwi” rimane la più grave malattia perché non è stato identificato un chiaro ed unico agente eziologico ed è multifattoriale, ovvero si manifesta in concomitanza di diversi fattori presenti contemporaneamente, per altro ancora non completamente definiti.

Non esiste allo stato attuale né una cura né prevenzione efficace nonostante si sia cercato di controllare i fattori predisponenti, come gli eccessi idrici nel suolo. Anche a causa della difficile individuazione delle cause, non è stato al momento possibile trovare soluzioni efficaci per contrastarla, e a partire dal 2012, si è diffusa in tutti gli areali di coltivazione in Italia.

La moria è in continua espansione in tutti gli areali di coltivazione, arrivando a colpire oltre il 25 per cento della superficie nazionale (6.560 ettari su un totale di 25.000 ettari): apparsa a Verona nel 2012 (dove ha colpito, ad oggi, circa 2.000 ettari su un totale di 2.500 ettari prima presenti), si è poi diffusa anche in altre realtà dal 2014 al 2018.

Per il 2020, è stato stimato un danno diretto agli agricoltori di oltre 300 milioni di euro (senza considerare l’indotto). Va altresì considerato che il danno arrecato alle superfici è permanente, a differenza di molte altre calamità per le quali, nell’anno successivo, è possibile tornare alla piena produzione: nel caso della moria del kiwi, invece, si devono sommare ogni anno le mancate produzioni delle superfici colpite alle nuove, per cui la perdita di produzione è quasi esponenziale. In tale senso, si stima che la perdita economica cumulata sfiori ormai il miliardo di euro.

Sin dal 2013, data la gravità del problema, alcuni comuni veronesi e altri enti pubblici (Provincia di Verona e Camera di Commercio, Comuni di Sommacampagna, Valeggio sul Mincio, Villafranca e Sona; Consorzio kiwi del Garda) hanno iniziato a finanziare le prime ricerche, ad opera di CREA ed AGREA Centro Studi, per indagare il fenomeno e cercare di individuarne le cause.

Finora, però, il fenomeno della moria del kiwi era stato affrontato solo in modo prevalentemente “locale”, con azioni promosse da enti territoriali e di ricerca che hanno interessato specifici areali, e talvolta senza sostegno economico finalizzato.

Da qui la proposta del nostro Assessore all’agricoltura del Comune di Sommacampagna, Giandomenico Allegri, di approfondire il tema a livello nazionale.

Con il collega Senatore Taricco, capogruppo PD nella Commissione Agricoltura del Senato, è stato avviato un percorso di conoscenza attraverso l’audizione di decine di esperti.

Il lavoro si è concluso con una risoluzione impegnativa per il Governo con la quale si chiede di sostenere, previo reperimento delle risorse, un adeguato progetto complessivo,  un programma di ricerca dedicato, valorizzando il lavoro fatto finora dai diversi soggetti interessati (campi prova, impianti commerciali monitorati ed esperimenti messi a punto in condizioni controllate).

E’ la prima volta da quando la moria è apparsa in Italia, quindi, a Verona nel 2012 e speriamo che porti a conclusioni efficaci.

I primi passi di Enrico Letta

Sono passati pochi giorni dall’elezione di Enrico Letta quale nuovo segretario del Partito Democratico, ma sono già ben chiari alcuni segnali di novità, di discontinuità e, soprattutto,  di ripresa delle attività ideali del partito.

La prima, che ha fatto molto riflettere, peraltro, è stata quella di correggere il posizionamento identitario del PD sulla parità di genere.

Con la forte richiesta di sostituire i due capigruppo di Camera e Senato con due Presidenti donne è apparsa netta l’affermazione che il PD ricerca convintamente l’equilibrio tra i generi nei ruoli apicali del Paese a testimonianza del ruolo e dell’impegno che prescinde dai sessi.

In questo modo ha senza dubbio corretto la sottovalutazione che c’era stata nella recente indicazione di soli maschi agli incarichi di membri del Governo Draghi. Un errore che era stato molto criticato anche dalle organizzazioni femminili statutariamente riconosciute nel partito.

Il secondo fatto, rilevante anch’esso, è la legittimazione di coloro che nel recente passato avevano sostenuto il segretario Matteo Renzi.

Un partito grande non può che essere plurale. A meno che non si è a destra, ove esistono partiti dei soli leader, noi abbiamo sempre avuto l’ambizione di unire i progressisti ed i riformismi in un unico contenitore, da L’Ulivo in poi. Con tutti i limiti del caso, il PD è quella cosa lì. Difficile immaginare che la compresenza di tante diversità possa essere tacitata senza una sintesi che le rappresenti tutte.

Io non sono stato “renziano”, ma sono convinto che coloro che lo erano e che non hanno seguito Renzi nel grave errore della scissione, non solo hanno scelto la coerenza verso il percorso che avevano avviato dalla nascita del PD, ma sono stati anche argine verso l’abbandono da parte di coloro che Renzi avrebbe potuto persuadere sulla bontà della sua scelta di andare via.

Questo doppio fatto politico è stato riconosciuto da Letta (che pure avrebbe potuto fare altro, visto come era stato trattato), che ha sepolto quella diffidenza in precedenza alimentata e che ha creato tante inutili differenze.

Chi pensa che il Pd non debba essere un partito plurale, vuole tornare al passato. Letta ha fatto uno scatto deciso in avanti.

La terza rilevante novità è il convinto coinvolgimento degli iscritti. Da tempo – almeno sette anni – la militanza non era più partecipata nelle scelte.

Con i 20 temi che Letta ha lanciato e la richiesta di dire la propria in merito, chiunque di noi parteciperà al rinnovamento che ci serve, in previsione del voto alle prossime politiche per impedire che le destre prendano l’Italia.

Infine, la chiarezza nelle alleanze. Siamo passati dal rapporto privilegiato con il M5S, che ha creato situazioni di subalternità, alla scelta di Enrico Letta di un PD perno del centrosinistra che dialoga con il M5S. Un’inversione non da poco, perché unire il centrosinistra è la condizione per poter essere forti nel dialogo con tutti coloro che vogliono collaborare con noi e, soprattutto, per aspirare ad essere noi i capofila del riformismo, con un candidato del PD alla Presidenza del Consiglio (altro che Conte “leader dei progressisti”).

I primi passi, quindi, vanno nella giusta direzione, ideale ed organizzativa, corrispondente ad un partito, grande, che aspira a governare il Paese.

Le proposte del Partito Democratico per il PNRR

Entro il 30 aprile il Governo Draghi dovrà presentare alla Commissione Europea la proposta italiana per i fondi del Next Generation EU. In merito, ciascun ministero sta predisponendo la propria proposta di interventi da far rientrare nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

Per la parte del Ministero Lavori Pubblici e delle mobilità sostenibili (infrastrutture, digitale e politiche abitative), ho avuto l’incarico di formulare le proposte del Partito Democratico al Senato.

Premesso che con il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza devono essere proposti i progetti da finanziare con i fondi europei, a nome del PD ho indicato le priorità che dovranno orientare le scelte decisionali per l’individuazione dei progetti/programmi che il Governo dovrà inserire nel PNRR, ovvero:

A. siano prioritariamente preferiti i progetti con il più elevato grado di sostenibilità ambientale in grado di assicurare:

  1. la decarbonizzazione dell’economia;
  2. le connessioni e l’interoperabilità, ovvero l’effettivo sviluppo di sistemi a rete dei trasporti, dei porti e degli aeroporti per garantire l’intermodalità, in primis laddove siano presenti opportunità strutturali (ferro, acqua, aria) più avanzate;
  3. la concreta riduzione del divario territoriale esistente tra il Sud e le aree interne del Paese con il resto del territorio nazionale, a partire dagli interventi infrastrutturali ferroviari AV/AC;
  4. lo sviluppo della rete ciclabile nazionale, con particolare riguardo ai tracciati interregionali e ai tracciati autostradali ciclabili;
  5. il rinnovamento del parco autobus, della flotta dei treni adibiti al TPL e della flotta di navigazione di continuità territoriale con modelli più sostenibili sotto il profilo ambientale (modalità elettrica, a metano, idrogeno);
  6. lo sviluppo del trasporto rapido di massa;
  7. la riduzione delle disuguaglianze, sociali e territoriali;
  8. la piena utilizzabilità da parte delle future generazioni in modo da produrre benessere sociale, sviluppo e crescita.

B. Per il trasporto ferroviario locale siano privilegiati i progetti concernenti:

  1. il potenziamento delle linee ferroviarie regionali e interregionali, in primis laddove le linee attualmente in esercizio saranno accompagnate in futuro da quelle dedicate all’alta capacità,
  2. l’ammodernamento delle reti e dei mezzi, attraverso gli interventi di elettrificazione delle linee ancora attraversate con materiale a combustione o con l’impiego di materiali alimentati ad idrogeno, in modo tale da favorire la sostenibilità ambientale,
  3. l’investimento sui nodi ferroviari in cui è concretamente possibile lo scambio intermodale con il trasporto pubblico locale.

C. Per la qualità dell’abitare siano privilegiati i progetti:

  1. di riduzione del disagio abitativo e per la rigenerazione degli ambiti urbani particolarmente degradati e carenti di servizi in un’ottica di innovazione e sostenibilità green;
  2. di rifunzionalizzazione di aree e spazi immobili pubblici e privati;
  3. di miglioramento dell’accessibilità della sicurezza dei luoghi urbani, di incremento della qualità ambientale e della resilienza ai cambiamenti climatici, in coerenza con i principi e gli obiettivi della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile;
  4. di messa in sicurezza degli edifici, con particolare attenzione alla ristrutturazione, riqualificazione o costruzione di edifici destinati a scuole, asili nido, scuole dell’infanzia e centri polifunzionali per i servizi alla famiglia;
  5. di riqualificazione ed efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, nonché per l’aumento del grado di sicurezza sismico impiantistico e l’incremento dell’efficienza energetica

D. Inoltre, siano favoriti i programmi ed i progetti:

  1. di investimento finalizzati alla manutenzione straordinaria e alla messa in sicurezza di dighe e invasi nonché al potenziamento e all’efficentamento delle infrastrutture idriche primarie (opere di derivazione, adduttori, collegamenti e grandi schemi idrici), a partire dalle aree che presentano gravi problematiche di approvvigionamento della risorsa idrica per cittadini ed imprese e per ridurre la dispersione delle risorse idriche favorendo la disponibilità della fornitura;
  2. di sviluppo ecosostenibile e digitale dei porti nonché dell’accessibilità portuale (ultimo miglio) e per la digitalizzazione del sistema logistico nazionale;
  3. per la digitalizzazione dei trasporti e delle telecomunicazioni nonché per la realizzazione della piattaforma nazionale per i servizi digitali;
  4. degli interventi per il completamento della rete nazionale in fibra ottica e lo sviluppo delle reti 5G, con riguardo a tutte le aree del Paese, comprese quelle a fallimento di mercato, e a tutte le componenti della popolazione.

Per poter vincere questa sfida ambiziosa, serve proseguire sulla strada della riduzione degli oneri burocratici e della semplificazione delle procedure, sia nella fase di affidamento che in quella di esecuzione degli appalti, anche grazie all’utilizzo dei poteri derogatori attribuiti alle stazioni appaltanti dalle previsioni del Decreto Semplificazioni.

Partecipa alla riflessione sul PD

Il nuovo Segretario del PD, Enrico Letta, ha lanciato un’importante iniziativa di ascolto. In particolare, ha chiesto di riflettere sui 20 punti principali del suo discorso all’Assemblea Nazionale del 14 marzo 202

Nel vademecum troverai i 20 temi oggetto del confronto.

Per partecipare le tue riflessioni potrai usare uno schema a tabella avendo cura di sintetizzate la tua opinione in massimo 100 parole (esempio tabella con 20 scomparti)

 Ti ringrazio sin d’ora per la disponibilità.

 

Consultazione elettori PD

 

Modulo per risposte

Enrico Letta è il nuovo segretario

Dunque, dopo le dimissioni di Zingaretti, Enrico Letta è il nuovo segretario del Partito Democratico.

La soluzione individuata è certamente di alto livello e consente di immaginare il prossimo futuro in maniera diversa rispetto a quello perorato dal segretario dimissionario.

Ho già detto in altre occasioni che ritenevo fosse necessario, rispetto ai diversi cambiamenti che erano accaduti – siamo passati dall’opposizione al Governo, poi è avvenuta la scissione di Renzi, poi ancora siamo passati dal governo politico con il M5S al governo istituzionale con Draghi minacciando il voto anticipato che non sarebbe mai stato possibile – una riflessione sul posizionamento del PD e sulla definizione di un percorso che ci qualificasse con una proposta forte.

Forse era naturale più che necessario, in virtù dei diversi scenari nel quale ci trovavamo collocati ogni volta.

Quanto è avvenuto, quindi, è la conseguenza di un mix composto da una linea politica che non ha sortito frutti, quella dell’alleanza strategica con il M5S e il voler proseguire anche in questo Governo con la medesima impostazione.

E pensare che questa opzione non è mai stata discussa, considerato che il congresso che aveva eletto Zingaretti era stato svolto sul tema esattamente opposto a quello portato poi avanti.

Da oggi c’è un nuovo segretario.

Enrico Letta ha il compito di riequilibrare il confronto interno e guidare il Partito Democratico in uno scenario diverso dal recente passato.

Con quale identità sosteniamo il Governo Draghi? Quali sono i temi strategici che riteniamo prioritari? Come affronteremo il voto?

Questi sono i temi che tutti dobbiamo affrontare, con un’avvertenza, però: impedire che il “governismo” (essere al governo prima di tutto) diluisca la nostra proposta politica identitaria.

La subalternità al M5S è stata spesso frutto di un’idea di responsabilità secondo la quale la stabilità è un valore da difendere. Al contrario, la stabilità è un obiettivo, ma va garantita risolvendo le problematiche e le tensioni presenti nella società. Ecco perché serve l’identità.

Letta, che ha detto parole chiare in questa direzione, si è assunto questo impegno – e ne sono felice – e sa bene che per rafforzare il percorso che avvierà, ci sarà bisogno di un congresso in modo che il cambiamento di rotta possa per davvero proseguire con risultati migliori.

 

Le nuove misure anti-Covid

Dal 15 marzo al 6 aprile 2021 sono state fissate le nuove regole per contrastare la diffusione dei contagi. Sono cambiati i parametri per collocare le regioni nelle varie colorazioni. Qui il decreto che le dispone, nella speranza che le vaccinazioni

 

canLe nuove misure anti-Covid
cellino quanto prima le restrizioni che dovranno restare solo un ricordo del passato.

Alleanza PD M5S, perché ho un dubbio.

Tiene banco la riflessione sulla possibile alleanza tra il Partito Democratico ed il MoVimento 5 Stelle, in continuità con quanto è già avvenuto a sostegno del Governo Conte II.

La cosa non mi convince. Per tre ragioni.

La prima è ovvia: quello schema non ha retto e, infatti, riguarda il passato. Sebbene la responsabilità politica sia di Renzi, è palese che quell’alleanza non aveva la forza numerica che occorreva e, molto verosimilmente, non l’avrà neanche in futuro.

La seconda è legata alla legge elettorale proposta, peraltro, anche dal PD: il sistema proporzionale. Ragionerò in altra occasione sui perché di questa proposta, in questa news mi limito a dire che se la prospettiva è il proporzionale, è inutile perorare alleanze perché quel sistema favorisce le identità dei partiti che solo dopo aver raccolto il consenso alle elezioni possono stipulare alleanze.

Palesare, prima del voto, una possibile alleanza, renderebbe sovrapponibile una parte dei rispettivi elettorati che, a quel punto, potrebbero scegliere indifferentemente la propria preferenza nell’urna. Al contrario, è conseguente a quel sistema elettorale la necessità di ricevere un voto in più di tutti i possibili alleati, perché questo sarebbe l’unico modo per avere, in caso di prevalenza proprio di quella coalizione, la possibilità dell’incarico per il Presidente del Consiglio.

C’è una terza ragione, più filosofica, ma altrettanto rilevante.

Posto che la natura 5S è completamente diversa dalla nostra su moltissimi temi, va specificato che il consenso populista e di protesta ottenuto nel 2018 non è trasferibile ad altri. Lo chiariscono bene tutte le analisi elettorali.

In quell’occasione il M5S ha raccolto l’antipolitica concentrata soprattutto nel meridione dove è sempre stato diffuso l’elettorato di protesta. Poiché possiamo tranquillamente affermare che quella spinta in parlamento si è esaurita, e il rapido ridimensionamento e lo sfarinamento degli eletti lo confermano, i loro voti raccolti dagli astenuti, dalla sinistra e dalla destra non sono automaticamente trasferibili, ovvero potranno “rientrare” solo convincendo l’ex elettorato che si è rivolto a loro per protesta, con politiche identitarie che valorizzino i valori della sinistra.

Quindi, un patto stabile rischia di compromettere questa possibilità perché offuscherebbe il nostro carattere riformista che, come già accaduto al governo, ci costringerebbe a fare un passo indietro su alcuni temi sui quali il populismo 5S ha fondato la sua forza, a partire dal giustizialismo per arrivare all’antipolitica che di sicuro continueranno ad esprimere.

La storia della politica nei Paesi a democrazia parlamentare insegna, invece, che il populismo può essere sconfitto solo con le proposte e il coraggio di esse e ciò favorirebbe anche le alleanze omogenee.

Queste tre ragioni mi confermano che ognuno deve fare il suo gioco e che un’alleanza costante non ci favorirebbe in prospettiva.

La nuova compagni aerea “Alitalia”

La compagnia aerea nazionale Alitalia, che versa in una situazione di costante difficoltà, è attualmente in amministrazione straordinaria. E’ tuttora operativa, ma agisce a ranghi ridotti e con tagli pesantissimi a personale e mezzi.

Il Governo Conte II aveva deciso di costituire una nuova società, ITA Spa con un capitale sociale di tre miliardi di euro, sostanzialmente per sostituirla attraverso la partecipazione di questa alla gara che Alitalia dovrà bandire per vendere i propri asset ed il personale necessario per gestirli.

ITA Spa ha presentato il piano industriale. I dati salienti

  1. La nuova azienda “pubblica” sarà composta da circa 5mila dipendenti e 52 aeroplani (tutti in affitto). Alitalia impiegava 104 aerei e 11.500 persone, per la maggior parte ora in cassa integrazione.
  2. La nuova compagnia ha manifestato l’interesse ad acquistare alcuni asset da Alitalia, ora in amministrazione straordinaria, ma su queste transazioni occorre attendere la valutazione dell’Antitrust della Commissione europea. Questa, sebbene l’acquisto dovrebbe avvenire mediante una gara pubblica europea, richiede che le due società siano indipendenti e non ci sia continuità aziendale ed economica tra loro.
  3. Sono stati individuati l’hub di Fiumicino e l’aeroporto di Linate come sedi di riferimento operativo e gestionale. La nuova compagnia sarà una holding che gestirà il settore volo e dalla quale dipenderanno due società controllate, con propri bilanci autonomi, con competenze nei settori della manutenzione e dell’handling, inizialmente controllate interamente da ITA SpA.
  4. Sono previsti un totale di 2,9 miliardi di euro di investimenti.Di essi, 2,6 miliardi sono relativi alla flotta e 300 milioni alla digitalizzazione ed altro. Il pareggio a livello di margine operativo prima dei costi relativi alla flotta si prevede nel 2022. Una redditività del 7% (Ebit) è ipotizzata nel 2025, a fronte di un fatturato pari a 3,4 miliardi di euro.
  5. Inizialmente la nuova compagnia avrà pochi collegamenti intercontinentali: solo nove aeroplani saranno per le tratte a lungo raggio (Stati Uniti e Sud America). Per i collegamenti europei saranno cancellate le tratte non profittevoli e saranno privilegiati i collegamenti con le grandi città (Parigi, Amsterdam, Madrid, Barcellona e Tel Aviv).
  6. Gli obiettivi – entro il 2025 – sono quelli di impiegare 9.500 dipendenti; 110 aeromobili; quadruplicare i ricavi rispetto a quelli stimati per il 2021; nel giro di due anni, avviare partnership industriali con altre compagnie aeree.

In merito, la Commissione di cui faccio parte in Senato dovrà esprimere il parere e sono state svolte numerose audizioni.

Per il parere ho proposto le seguenti integrazioni:

  1. Innanzitutto, occorre valutare ogni scenario in un contesto ancora incerto, in cui resta oggettivamente difficile prevedere con precisione l’evoluzione della domanda e il conseguente ritorno degli investimenti. In particolare, si osserva che le previsioni del piano per il biennio 2022/ 2023 (aumento della flotta – +85% – e dei lavoratori – +58%), siano particolarmente impegnative a fronte dello scenario pandemico conosciuto e difficilmente risolvibile entro l’annualità in corso (vds situazione mondiale dei vaccini e riflessioni conseguenti della comunità scientifica). A questo proposito, quindi, appare necessario predisporre una previsione, anche di massima, intermedia o comunque alternativa a quella prospettata, ancorata con gradualità e prudenza a contesti di eventuale perdurante diffusione della pandemia e/o soluzione dilatata nel tempo.
  2. Con riguardo allo sviluppo di una rete di alleanze, al fine di aumentarne le prospettive di crescita, redditività e occupazione nonché di ottimizzarne gli investimenti in flotta e sistemi, appare necessaria un’azione che abbia come obiettivi l’autonomia ed il mantenimento dell’asset nazionale, la crescita dell’efficacia e dell’efficienza della nuova compagnia, la prospettiva di allargamento dei mercati di riferimento, l’individuazione dei collegamenti altamente remunerativi,  l’implementazione di nuove rotte a servizio di collegamenti nell’area ampia del Mediterraneo, storicamente di influenza per il nostro paese ed il possibile sviluppo del settore cargo. Inoltre, si ritiene utile valutare la prospettiva di possibili alleanze differenziate mirate ad ampliare il raggio di azione di ITA SpA verso obiettivi ulteriori rispetto a quelli indicati nel piano industriale ed in particolare verso Paesi dell’est del mondo.
  1. Considerato che gli investimenti saranno focalizzati su rotte profittevoli, normalmente caratterizzate da una forte competitività, appaiono necessari l’individuazione di vettori qualitativamente adeguati, la fornitura di servizi innovativi, un adeguato marketing, un elevato standard di sicurezza e investimenti per il miglioramento dei processi operazionali, a partire dal potenziamento e dalla semplificazione del servizio di prenotazione (digitalizzazione procedure, app, fatturazione elettronica, ecc..).
  2. Al fine di favorire e sviluppare le prospettive di crescita e di maggiori ricavi nelle fasi successive all’avvio, a consolidamento strutturale delle azioni previste dal piano industriale nel periodo temporale previsto, appare utile prospettare iniziative in grado di accrescere l’autonomia e di allargare la sfera di influenza della nuova compagnia verso ulteriori approdi.
  3. Con riguardo alla delicatezza del tema “personale” da impiegare/esuberi futuri, appare necessario istituire un tavolo di confronto permanente con le Organizzazioni sindacali al fine di favorire il confronto e le soluzioni compatibili con gli scenari individuati dal piano industriale.

La compagnia ITA SpA si pone l’obiettivo di diventare la prima scelta sulle destinazioni internazionali da e per Fiumicino e di essere la compagnia di riferimento per il traffico business e leisure da e per Milano Linate. Di conseguenza, per favorire gli scali interessati e, quindi, il conseguente sviluppo e crescita di ITA SpA, occorrono azioni “altre” per incrementare la qualità dei siti aeroportuali interessati.

A tal proposito, considerato che lo sviluppo della compagnia è fortemente legato anche alla presenza delle infrastrutture per l’agevole frequentazione degli scali aerei individuati come hub, appare necessario che il Governo favorisca l’intermodalità ed in particolare i collegamenti dell’alta velocità ferroviaria con gli aeroporti internazionali.

Le linee programmatiche del Governo Draghi

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato il programma del proprio impegno.

Ambizioso e complesso, ma molto chiaro negli obiettivi e negli impegni che si è assunto.

L’Italia ha la straordinaria opportunità di crescere in maniera equilibrata e sostenibile.

 

Le linee programmatiche del Governo Draghi.

Cose da fare, adesso.

Sono sempre più convinto che il Partito Democratico avrebbe dovuto porre il tema del rinnovo dell’assetto del governo subito dopo l’estate.

Non averlo proposto ci ha costretto ad inseguire altre prospettive, a non avere un ruolo da protagonisti e ad accettare prima l’inusuale e improduttiva ricerca dei “responsabili” e poi aderire alla velleitaria alternativa tra Conte e il voto (il risultato è la prova degli errori commessi).

Ancora una volta ha prevalso la ricerca della stabilità, che è un valore, ma non può essere l’unico profilo identitario del PD.

La gestione della crisi, per fortuna, ha offerto una soluzione utile al Paese.

Pur tuttavia, con la nuova formazione dell’esecutivo e con le presenze variegate che lo compongono c’è il rischio di essere “relegati” alla sola funzione di responsabilità.

È molto probabile, infatti, che, nonostante il prestigio del Presidente Draghi, alcune forze politiche puntino ad enfatizzare gli argomenti divisivi per meglio rappresentare la propria parte di società di riferimento.

I primi segnali sono già in essere da parte della Lega con la manifesta contrarietà ai provvedimenti assunti dal Ministro Speranza e addirittura con la “convocazione” di Zingaretti voluta da Salvini per esporre la necessità di prorogare il blocco dei licenziamenti in scadenza a breve.

Due atti che ben chiariscono i rapporti presenti nello stesso Governo e che consentono di prefigurare possibili scenari di contrapposizione.

Il rischio, considerando la formazione culturale del PD, è che le decisioni buone saranno figlie di Draghi e quelle problematiche saranno da addebitare alle forze responsabili.

Oltre a questo e di fronte alla concreta saldatura tra Forza Italia e Lega (favorita dalla scelta “europeista”), con un occhio a chi sta fuori (Fratelli d’Italia), la risposta del PD non può circoscriversi unicamente alla ricerca di un’alleanza stabile con M5S e LeU.

L’assetto di ieri non corrisponderebbe alla ratio (anche temporale) del nuovo Governo e tantomeno alle prospettive che abbiamo di fronte.

Infatti, costruire una maggioranza relativa all’interno della maggioranza di governo, funzionale alla prevalenza sui temi, non solo non condizionerebbe l’azione di governo (i compiti più rilevanti sono ascrivibili a Draghi), ma ci esporrebbe alla tattica leghista (dualismo maggioranza/opposizione) e, rispetto al quadro futuro, ci distrarrebbe dalla prospettiva strategica che non favorisce le alleanze pre-voto.

La nostra unica strategia è ricostruire l’alleanza di ieri?

Lo scenario molto probabile è che la destra tenterà di eleggere Draghi al Quirinale.

Subito dopo chiederanno le elezioni politiche.

Poiché il dato è molto più che concreto, occorre sin da subito intraprendere la strada della modifica della legge elettorale e, contemporaneamente, l’attuazione di politiche identitarie che interpretino il nostro tempo.

Le due cose devono viaggiare di pari passo.

A fronte del quadro che è totalmente mutato, il nostro orizzonte elettorale deve essere la nostra priorità. A maggior ragione in presenza di un governo istituzionale che non può anestetizzare la politica.

È condizione imprescindibile proporci come riferimento per progressisti e riformisti e ciò è possibile solo puntando sull’identità tematica e valoriale ponendo al centro dell’agenda i temi da sempre cari alla nostra cultura politica.

Fermo restando il rispetto istituzionale, dovuto in sincerità e lealtà rispetto alla nostra presenza nel Governo, va sempre tenuto conto – nell’ottica identitaria di ciascuno – che la Lega seguirà il percorso della “conversione politica”, Forza Italia si proporrà come cerniera del centrodestra, Italia Viva creerà occasioni funzionali ad una formazione politica centrista e i 5S punteranno anche sui temi “antisistema”.

A fronte di ciò, sarebbe un errore “zavorrarci” ai vecchi schemi in un quadro proporzionalistico (peraltro, proposto dal PD) e con un “governo di nessuno”.

Auspico, quindi, che la nostra azione sia strettamente condizionata dallo scenario prospettato e, di conseguenza, fortemente orientata al quadro/sistema proporzionale.

Un imput culturale imprescindibile che deve guidare la nostra proposta politica in Parlamento.