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Come si elegge il Presidente della Repubblica

Convocazione

Le norme e le procedure per la convocazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica sono contenute negli articoli 85 e 86 della Costituzione e prevedono tre situazioni:

  1. convocazione alla scadenza del settennato;
  2. convocazione a Camere sciolte;
  3. convocazione in caso di dimissioni, impedimento permanente o morte del Presidente della Repubblica.
  1. a) Convocazione alla scadenza del settennato. La convocazione del Parlamento in seduta comune – è effettuata trenta giorni prima che si concluda il settennato (articolo 85, comma secondo, della Costituzione). La dottrina prevalente e la prassi costante computano l’inizio del settennato dal giorno del giuramento e non da quello dell’elezione.
  1. b) Convocazione a Camere sciolte. In caso di Camere sciolte non si applica il secondo comma dell’articolo 85, bensì il terzo, che recita: “se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica”.
  1. c) Convocazione in caso di dimissioni, impedimento permanente o morte del Presidente della Repubblica. In caso di dimissioni, si applica il secondo comma dell’articolo 86 il quale prevede che “in caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro 15 giorni ……..”

In questa situazione, il termine dei 15 giorni, decorre dalla data dell’atto di dimissioni, ed è stato sempre interpretato come quello entro il quale devono avere luogo l’effettiva riunione del Parlamento e l’inizio delle votazioni.

La convocazione in seduta comune delle due Camere è fissata per lunedì 24 gennaio 2022 alle ore 15 con il seguente ordine del giorno: “Elezione del Presidente della Repubblica”.

Primo adempimento per il Parlamento in seduta comune

Sulla base della consolidata prassi costituzionale, all’inizio della riunione del Parlamento in seduta comune, il Presidente si pronuncia, sulla validità delle elezioni dei delegati effettuate dai Consigli e dalle Assemblee regionali, dopo aver consultato gli Uffici di Presidenza di Camera e Senato. 

Composizione del seggio

Il Parlamento in seduta comune allargato ai delegati regionali risulta così composto: 629 deputati (la 630esima è Cecilia D’Elia che ha sostituito Roberto Gualtieri a seguito delle elezioni suppletive del 16 gennaio 2021), 321 senatori (315 eletti più 6 senatori a vita o di diritto), 58 delegati regionali (tre per ogni regione, due per la maggioranza e uno per l’opposizione, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne ha solo uno) per un totale di 1008 grandi elettori (articolo 83, commi primo e secondo della Costituzione).

Quorum

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea. Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. (Articolo 83, comma terzo della Costituzione).

ll quorum dei due terzi è pari a 673 voti e la maggioranza assoluta a 505 voti. 

Sistema di votazione 

Conformemente alla prassi relativa alle votazioni per schede la chiama è effettuata secondo l’ordine alfabetico. Si procede prima alla chiama dei senatori, iniziando dai senatori a vita, quindi alla chiama dei deputati e infine, alla chiama dei delegati regionali. Possono essere ammesse variazioni, dell’ordine alfabetico previsto per la chiama, esclusivamente in casi di forza maggiore e formalizzate per il tramite dei Presidenti dei gruppi. La chiama avviene, come di consueto, con il supporto del sistema elettronico. Sul tabellone alla sinistra del Presidente compariranno progressivamente i nomi degli elettori in procinto di essere chiamati. Ciascun elettore, dopo essere stato chiamato, all’atto di accedere alla cabina riceve una scheda, nella quale può` indicare un solo nominativo. Le schede recanti più di un nome sono considerate nulle. La conferenza dei capigruppo della Camera ha previsto che l‘accesso all’Aula di Montecitorio verrà consentito solo se in possesso di Green pass “base” e avverrà dal lato sinistro dell’emiciclo con un massimo di 50 grandi elettori alla volta. Si voterà per fasce orarie, in ordine alfabetico, a partire da: senatori a vita, senatori, deputati e delegati regionali. (Nella seduta di lunedì 24 gennaio i senatori voteranno dalle ore 15 alle ore 16.40, i deputati dalle ore 16.41 fino alle ore 19.23 e i delegati regionali dalle ore 19.24). Le operazioni di voto e la fase di spoglio dureranno complessivamente 4 ore e mezza e durante lo scrutinio in aula non potranno esserci più di 200 persone mentre nelle tribune potranno accedere 106 parlamentari e delegati regionali senza contingentamento per gruppo. Saranno a disposizione quattro nuove cabine elettorali con l’urna per depositare la scheda di votazione dotate di un sistema di aerazione che garantirà sicurezza e riservatezza del voto. Lunedì 24 gennaio è prevista una assemblea congiunta del Consiglio di Presidenza del Senato con quello della Camera e le conferenze dei capigruppo sulle modalità per le votazioni. 

Cadenza delle votazioni

Per quanto riguarda la cadenza delle votazioni, manca una prassi certa. Nel corso delle varie sedute comuni (la seduta comune è considerata come un’unica seduta, anche se si sviluppa in più giorni) si sono svolti in alcune giornate un solo scrutinio, in altre perfino tre. Non esistono precedenti di interi giorni di interruzione tra una votazione e l’altra. La conferenza dei capigruppo della Camera ha previsto le modalità di voto in presenza con una sola votazione al giorno nel rispetto delle misure di sicurezza anti-Covid (sanificazione, aereazione).” 

Voti dispersi

Dalla seduta comune del 29 giugno/8 luglio 1978, presieduta dall’on Ingrao è invalsa la prassi di non considerare dispersi i voti attribuiti a persone estranee al mondo parlamentare e politico, ma conosciuti in modo tale da essere identificabili (cioè di cui si possa verificare l’esistenza dei requisiti necessari per essere eletti).

Per essere messe a verbale, le preferenze ai candidati devono essere almeno due. Chi riceve un solo voto viene conteggiato genericamente tra i voti dispersi. 

Giuramento e messaggio del Presidente della Repubblica

Nella seduta successiva alla sua elezione, il Presidente della Repubblica, a norma dell’articolo 91 della Costituzione presta il giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione e rivolge il suo messaggio al Parlamento.

L’incendio di Isola della Scala è doloso?

Nelle prime ore di martedì 18 gennaio un incendio è divampato presso la ditta Agrofert di Isola della Scala (Verona), azienda che tratta rifiuti urbani.

Il rogo ha coinvolto diverse macchine operatrici per la movimentazione dei rifiuti che sono andate bruciate e avrebbe danneggiato la struttura.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco giunti da Verona e da Bovolone (località limitrofa a Isola della Scala) con i volontari con 3 autopompe, 2 autobotti, il carro NBCR (Nucleare Biologico Chimico Radiologico) e 21 operatori.

E’ intervenuta anche una squadra di tecnici Arpav e sono stati effettuati dei campionamenti di aria ambiente per la misura dei composti organici volatili nei pressi della ditta e nei campi circostanti potenzialmente interessati dalle ricadute.

La vicenda ha generato forte preoccupazione nella comunità locale per la natura e le caratteristiche dell’incendio nonché per il settore colpito dal rogo.

L’incendio ha un’origine dolosa? E’ responsabile la criminalità organizzata?

Le caratteristiche dell’incendio che ha coinvolto diverse macchine operatrici per la movimentazione dei rifiuti, sono particolari e meritano una profonda attenzione.

Ricordo che in Veneto, e soprattutto a Verona, negli ultimi anni diversi incendi hanno colpito società attive nel settore della raccolta, dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti.

Secondo le analisi della Direzione Nazionale Antimafia il settore dei rifiuti è al centro degli interessi economici delle organizzazioni criminali. Di conseguenza, questi incendi devono essere valutati con particolare attenzione dall’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza perché possono essere gli indicatori di azioni di intimidazione e di condizionamento da parte di gruppi criminali.

Anche le relazioni territoriali sul Veneto della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati, di cui faccio parte, hanno evidenziato la presenza di gruppi criminali nel ciclo illecito dei rifiuti e ha sottolineato il fenomeno degli incendi di natura dolosa contro aziende operanti nel settore dei rifiuti.

Non nascondo una certa preoccupazione. Se dovesse essere confermata l’origine dolosa, si confermerebbe anche la matrice e, quindi, la penetrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio.

Sulla base dell’esperienza acquisita nelle zone d’Italia ove il fenomeno della criminalità organizzata esiste da tempo, gli incendi sono tipici dell’intimidazione… a fare qualcosa.

Considerate le particolari caratteristiche dell’incendio, è necessario, quindi, avviare tutte le azioni necessarie per fugare ogni dubbio sull’eventuale coinvolgimento di gruppi criminali organizzati, quindi, ho chiesto al Ministro dell’Interno quali iniziative di competenza intende adottare per contribuire a fare luce sulle cause e sulla matrice dell’incendio di Isola della Scala e, soprattutto, quali iniziative di competenza intende adottare se dovesse emergere il coinvolgimento della criminalità organizzata.

Collegamento Verona/Aeroporto, il fallimento della Regione

Rete Ferroviaria Italiana ha, di fatto, “bocciato” la proposta della Regione Veneto di un collegamento Verona-Aeroporto/Lago di Garda.

La valutazione degli eventuali benefici di una tratta ferroviaria di quel tipo evidenzia che si tratterebbe di una perdita economica insostenibile. Diversamente, per il collegamento stazione Porta Nuova e lo scalo Valerio Catullo, ci sono ampi margini di rendimento.

Si conferma che con quella strampalata proposta la Regione ha ritardato la progettazione della nuova linea ferroviaria, ferma al progetto preliminare del 2003.

Ricordo che se oggi ancora non abbiamo il collegamento ferroviario Verona-Aeroporto è per responsabilità della Regione Veneto che non ha inserito quel collegamento nell’Accordo quadro firmato con RFI e approvato con DGR n. 1917 del 29 novembre 2016, cosa che avrebbe indotto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e RFI a finanziare l’opera nel vigente Contratto di Programma 2017/2021 (come, invece, avvenuto con il collegamento ferroviario dell’Aeroporto di Venezia).

Ma c’è di più. 

Proposte Regione Veneto

La Regione ha chiesto a RFI di valutare un collegamento Aeroporto – Lago di Garda con due ipotesi:

  • in diramazione dalla direttrice Milano-Venezia poco ad Est di Peschiera del Garda, con andamento prevalentemente sud-nord con risalita lungo la costa orientale fino a Garda per un’estesa di circa 18 km;
  • un nuovo tracciato dal nodo di Verona, in prossimità della frazione di San Massimo, per proseguire parallelamente all’autostrada del Brennero e risalire lungo la costa orientale del lago fino a Garda, con prevalente andamento sud-est nord-ovest ed una lunghezza di circa 29 km.

L’esito dello studio è stato impietoso:

  • Verona, Peschiera, Garda – “Assumendo un servizio strutturato su 16 coppie di treni al giorno (cadenzamento orario) si avrebbe un carico medio a treno compreso tra 10 viaggiatori per la tratta “alta” (zona Garda-Bardolino) e 82 viaggiatori per la tratta “bassa” (zona Parchi divertimenti – Verona). Rapportando i 2956 spostamenti/gg previsti e la lunghezza di nuova infrastruttura di 18 km si hanno circa 164 spostamenti/km”;
  • Verona, Garda – “Assumendo un servizio strutturato su 16 coppie di treni al giorno (cadenzamento orario) si ha un carico medio a treno compreso tra 15 viaggiatori per la tratta “alta” (zona Garda-Bardolino) e 92 viaggiatori per la tratta “bassa” (zona Bussolengo-Verona). Rapportando i 3698 spostamenti/gg pervisti e la lunghezza di nuova infrastruttura di 29 km si hanno circa 127 spostamenti/km”.

Per questa ragione RFI ha chiesto alla Regione Veneto di “fornire il modello d’esercizio previsionale delle line ferroviarie delle quali si chiede la costruzione […]” e di fornire un ordine di priorità all’intervento rispetto alle richieste degli anni precedenti. La richiesta è del 18.11.2020 e dopo un anno e mezzo ancora non ci sono notizie (altro grave ritardo). 

Linea stazione Porta Nuova – Aeroporto

Per il collegamento da sempre conosciuto tra la stazione di Porta Nuova e l’Aeroporto le cose stanno molto diversamente.

Intanto, il progetto potrebbe prevedere, oltre alla conferma del servizio a frequenza oraria Verona-Mantova (52 treni al giorno), il prolungamento del servizio RV Venezia-Verona eventualmente fino alla stazione di Villafranca, passando per la stazione di “Dossobuono Aeroporto” e garantendo un servizio a frequenza media di 30’. Eventuali servizi spot possono essere istituiti da Villafranca ed Aeroporto in direzione Nord, Ovest ed Est sfruttando il complesso di bivi del nodo veronese.

Inoltre, RFI ha valutato che a fronte del flusso passeggeri dell’aeroporto Catullo di circa 3,6 milioni, stimando che la quota parte di utenti che fruiranno del treno sia simile a quanto accade per l’aeroporto Fiumicino di Roma, ovvero circa il 20%, ha ipotizzato che con i valori attuali saranno circa 720.000 i nuovi utenti.

In merito alle previsioni di flusso, RFI ha valutato i dati disponibili nel progetto del Masterplan dell’aeroporto Valerio Catullo che indica, nella relazione generale, il valore di stima del traffico previsto nel 2030 pari a 5,6 M€. Analogamente a quanto fatto in precedenza, RFI ha stimato in oltre un milione di unità la potenziale utenza nel 2030.

Conclusioni

Non sono state fatte valutazione economiche, ma è evidente che la proposta della Regione Veneto costerebbe molto, ma molto di più.

Dal confronto è più che chiaro che l’insistenza della Regione ha nuociuto al progetto da sempre desiderato e che conferirebbe al Valerio Catullo quel rango che altri aeroporti italiani hanno o che avranno a breve. Da ricordare, infatti, che le proposte avanzate da altre Regione nel 2016 (Olbia, Brindisi, Venezia) o per il decreto Olimpiadi (Bergamo) favoriranno la concorrenza di quegli scali rispetto a quello scaligero.

Ovviamente, coerentemente con questi studi, RFI ha inserito nell’allegato 10 “Studi di fattibilità in corso” del Contratto di Programma RFI in corso – parte investimenti 2017–2021, la necessità di reperire risorse per completare la progettazione di fattibilità degli studi degli interventi già in corso che superano la valutazione ex-ante nonché per l’avvio di ulteriori studi del prossimo ciclo programmatorio 2022-2026 per i progetti prioritari del Collegamento ferroviario Verona – Aeroporto di Verona e per il raddoppio della linea Verona Mantova.

Sollecito, ancora una volta, la Regione Veneto a supportare la nostra proposta indicando come massima priorità l’attuazione dell’intervento “Collegamento ferroviario aeroporto di Verona” nel Contratto di Programma MIMS‐RFI 2022‐2026.

 

Statale 12 e collegamento ferroviario con l’aeroporto.

La variante alla Statale 12 rientrerà tra le opere del Decreto Olimpiadi ma per il collegamento ferroviario Verona/Catullo per responsabilità della Regione Veneto non c’è spazio, mentre altri corrono…

Nel corso di un incontro con il Ministro Enrico Giovannini per affrontare il tema degli ulteriori commissariamenti delle opere pubbliche al fine di accelerarne la realizzazione, ho ulteriormente rafforzato il suo inserimento tra le opere “olimpiche”, ovvero quelle che dovranno essere realizzate con i finanziamenti del Decreto Olimpiadi Milano/Cortina 2026.

E’ stato superato, così, il grave ritardo che la Regione Veneto aveva determinato (nonostante nel 2011 Veneto Strade si sia assunto il compito di redigere il progetto, sia preliminare che definitivo, dopo nove anni di nulla il 24/01/2020 aveva trasferito ad Anas il compito di redigere la progettazione definitiva e lo Studio di Impatto Ambientale).

Questo grave ritardo ha inciso negativamente sul reperimento delle risorse e, quindi, sulle procedure per i commissariamenti.

Per realizzare le opere delle Olimpiadi invernali il Veneto riceverà altri 321 milioni di euro, oltre a quelli già ricevuti in passato. Pare che voglia destinare alla variante solo 50 milioni di euro, ovvero un terzo di quanto servirebbe per completarla.

Ho chiesto con fermezza che il Ministro si faccia parte attiva affinché la Regione investa una cifra maggiore. Non ci fidiamo della Regione – a Verona conosciamo le incompiute, la Grezzanella monca è una ciliegina – e chiediamo maggiori finanziamenti per Verona.

Nel corso dell’incontro, però, mi è venuto letteralmente “un coccolone”.

Infatti, ho scoperto che tra i commissariamenti rientrano due opere ferroviarie nuove di zecca: i collegamenti tra le stazioni di Brindisi e di Olbia con i rispettivi aeroporti.

Due linee ferroviarie oggi non esistenti per i quali i finanziamenti sono stati integralmente reperiti rispettivamente per 112 e 170 milioni di euro.

Una botta forte, nonostante pensavo d’aver già superato lo scotto in passato. Infatti, nel Decreto Olimpiadi era stato già inserito il nuovo collegamento ferroviario tra la stazione di Bergamo e l’aeroporto di Orio al Serio, anche quello interamente finanziato.

Quei tre risultati sono stati possibili perché le tre Regioni interessate da anni avevano chiesto quelle due infrastrutture e nel tempo avevano utilmente agito per la loro realizzazione.

Di colpo quelle nuove linee appaiono interamente finanziate, commissariate e, quindi, prossime alla costruzione e la nostra linea ferroviaria, peraltro già esistente e soltanto da adattare per collegarsi con il Catullo, resta ferma al palo.

Ecco l’ennesimo incredibile risultato della Regione Veneto!

La Regione Veneto non ha inserito il collegamento ferroviario dell’Aeroporto di Verona nell’Accordo quadro firmato con RFI e approvato con DGR n. 1917 del 29 novembre 2016, cosa che avrebbe indotto il MIMS e RFI a finanziare l’opera nel vigente Contratto di Programma 2017/2021 (come, invece, avvenuto con il collegamento ferroviario dell’Aeroporto di Venezia).

Lo strabismo della Regione, che ha sempre mal posto quel tema, proponendo un collegamento con il Lago di Garda che ha inficiato il progetto originario, costringe Verona a subire ed il nostro aeroporto a perdere in concorrenza con gli altri scali in questione.

Ad oggi, sia il Ministero delle Mobilità e dei Trasporti Sostenibili, sia RFI considerano impossibile portare a termine la procedura, in quanto il progetto necessiterebbe comunque di un aggiornamento a seguito delle modifiche normative intervenute dal 2003.

Al contempo, però, anche a seguito della mia insistenza in Parlamento, nell’aggiornamento 2020/2021 del Contratto di Programma MIT‐RFI 2017/2021, il finanziamento dell’intervento è fissato al prossimo Contratto di Programma 2022‐2026 (oggi ha una dotazione finanziaria di 180.000 €).

Sollecito, quindi, la Regione Veneto a supportare la nostra proposta indicando come massima priorità l’attuazione dell’intervento “Collegamento ferroviario aeroporto di Verona” nel Contratto di Programma MIMS‐RFI 2022‐2026.

Cambiare le regole per il centro storico

Il Soprintendente per le belle arti, il paesaggio e l’archeologia di Verona, Vincenzo Tinè, ha lanciato un monito chiedendo alla città di “darsi una regolata» sulle tante manifestazioni in centro perché anche quest’anno le soluzioni approntate per il carico dei mercatini «non hanno dato i risultati sperati», quindi è doveroso «mettere ordine in centro storico».

Non ci sono dubbi che la pandemia da Covid 19 ci ha “donato” un lato che sembrava dimenticato: quello di vedere – nello stretto senso fisico e materiale – i monumenti e le piazze più belle e centrali della città nella loro bellezza e magnificenza in periodi in cui ciò non è stato possibile per tanti anni.

Pur nella drammaticità della situazione, Piazza Bra, Piazza dei Signori e le piazzette limitrofi libere nel periodo natalizio sono state una cosa che non ricordavamo da anni.

Quell’immagine, poi, della sporcizia in Piazza dei Signori dopo lo smontaggio è stata una ferita e purtroppo sta girando ovunque. Per inciso, è la stessa sporcizia che viene prodotta ad ogni smontaggio e ciò fa pensare sia alla scarsa attenzione e rispetto di coloro che vengono autorizzati a posizionarsi in quei luoghi sia alla disorganizzazione del Comune a far rispettare le regole e a provvedere contemporaneamente alla pulizia.

Guardiamo al futuro.

Condivido il richiamo del Sovrintendente Tinè a mettere ordine. E’ da anni che denuncio che le cinesate, la porchetta e le mangiatoie da sagra sono da evitare, sia perché non riflettono nessuna tradizione territoriale, sia perché sotto l’Arena non si mangia!

Occorre ripensare questi tipi di eventi in funzione della storia e delle tradizioni di Verona e dei monumenti che insistono nei luoghi dove si intendono autorizzare strutture di vario genere.

Sarà un difficile equilibrio, certo, perché decoro, conservazione e ricorrenze (storiche e culturali) da festeggiare spesso non collimano tra loro, ma non c’è altra scelta, ormai.

Poiché non esistono solo i luoghi da sempre utilizzati – ad esempio, cosa impedisce di mettere banchetti lungo Corso Porta Nuova o in Piazze come Cittadella e Corrubio? – penso sia possibile individuare un modello standard per banchetti, palchi e strutture compatibile con la storia e con il contesto in cui devono essere montati.

E perché non costituire un gruppo di lavoro composto da esponenti delle Istituzioni, Soprintendenza, storici, rappresentanti delle categorie e personalità della cultura con il compito di formulare una proposta entro il prossimo mese di giugno?

La politica, poi, ha tempo per le sue scelte in modo da essere pronti per il Natale 2022.

Altre ottime notizie per la Fondazione Arena

E’ stato approvato il mio emendamento alla legge di Bilancio che stabilisce sia un criterio più favorevole di riparto del Fondo Unico per lo Spettacolo, sia le assunzioni a tempo indeterminato di personale artistico, tecnico e amministrativo anche per il 2022, sia la proroga per il rendiconto.

Oltre ai 150 milioni di euro in due anni per le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane decisi con la Legge di Bilancio 2022, ci sono altre buone notizie per la Fondazione Arena Leggi https://www.vincenzodarienzo.it/arrivano-finanziamenti-per-la-fondazione-arena/).

Ho proposto di integrare quella previsione – che agisce in maniera determinante sui bilanci – e con il mio emendamento è stato deciso:

  • che la ripartizione della quota del Fondo unico per lo spettacolo avvenga sulla base della media delle percentuali stabilite per il triennio 2017-2019 e non sull’ultimo triennio in cui, causa Covid, non si è lavorato;
  • più tempo per rendicontare l’attività svolta nel 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, dando conto in particolare di quella realizzata a fronte dell’emergenza sanitaria da Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli;
  • di prorogare fino al 31 dicembre 2022 la possibilità di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato di personale artistico, tecnico e amministrativo mediante procedure selettive riservate in misura non superiore al 50 per cento dei posti disponibili al personale che alla data di pubblicazione dei relativi bandi presti servizio, o lo abbia prestato fino a un anno prima della data di entrata in vigore della disposizione, presso la fondazione che procede all’assunzione, sulla base di contratti di lavoro a tempo determinato per un tempo complessivo non inferiore a diciotto mesi, anche non continuativi, negli otto anni precedenti.

E’ un risultato importantissimo per la Fondazione Arena.

Ho tenuto conto delle difficoltà che le Fondazioni lirico sinfoniche hanno attraversato a causa della pandemia e per evitare che questo importante pilastro della cultura (veronese) internazionale potesse venire meno, oltre al rafforzamento dei bilanci patrimoniali, ho proposto integrazioni per consolidare la struttura di produzione.

Un ringraziamento al Ministro Franceschini che ha condiviso la proposta a testimonianza della sua vicinanza al sistema delle Fondazioni ed alla nostra in particolare.

Statale 12: finalmente la luce verde!

Risultato epocale: la variante alla Statale 12 potrà rientrare tra le opere del Decreto Olimpiadi con una provvista finanziaria di 50 milioni di euro, intanto.

La nuova strada che collegherà l’area a sud di Buttapietra fino a Verona ed eliminerà il traffico viabilistico su quell’asse e, quindi, a Cà di David, ha ricevuto l’impulso definitivo per poter far parte delle opere infrastrutturali connesse alla manifestazione olimpica Milano/Cortina 2026.

Abbiamo cercato di superare, così, il grave ritardo che la Regione Veneto aveva determinato..

Infatti, nonostante nel 2011 Veneto Strade si sia assunto il compito di redigere il progetto, sia preliminare che definitivo, dopo nove anni di nulla il 24/01/2020 aveva trasferito ad Anas il compito di redigere la progettazione definitiva e lo Studio di Impatto Ambientale.

Questo grave ritardo ha inciso negativamente sul reperimento delle risorse. Infatti, il progetto pur essendo inserito nel contratto di programma 2016-2020, non è stato mai compreso nel piano delle appaltabilità, ovvero non ci sono risorse stanziate, perchè la progettazione preliminare non consente la destinazione finanziaria.

A causa del livello progettuale non è stato possibile inserirla nei due Decreti con i quali sono state commissariate decine di opere infrastrutturali in Italia – e ciò avrebbe accelerato tutto – e non sarà possibile inserirla neanche nel terzo commissariamenti che sarà approvato a Gennaio del prossimo anno.

L’unico modo per risolvere il ritardo, considerato che non crediamo saranno possibili altri commissariamenti successivi al terzo di Gennaio 2022, era ed è inserirla tra le opere “olimpiche”, in quanto Verona è sede della serata conclusiva.

Finalmente, la proposta che avevo inserito nei pareri sui precedenti commissariamenti è stata valutata positivamente e all’opera potrà essere destinata una quota finanziaria di circa 50 milioni di euro sui 145 necessari. Per la quota restante penso che possa essere inserita nel prossimo Contratto di Programma Stato/ANAS.

Con questa scelta tutte le procedure legate alla variante subiranno un impulso burocratico amministrativo notevole che potrà rendere possibile la cantierizzazione per lotti della strada e, speriamo, la costruzione di tratti importanti dell’arteria entro il 31 dicembre 25025, considerato che i giochi saranno a febbraio 2026.

Una svolta epocale che sembrava impossibile a causa dei ritardi che in questi anni sono stati provocati.

Un risultato che il Partito Democratico ha preteso con forza, a soluzione di un nodo stradale che rendeva quella parte del territorio sostanzialmente invivibile.

Le bugie e la verità

Incassato il colpo, l’Assessore regionale alle infrastrutture, Elisa De Berti ha subito replicato che il merito è suo.

Le sue dichiarazioni risentite (inutilmente), cozzano palesemente con i dati di verità ufficialmente depositati e verificabili in Comune di Verona, Regione Veneto, ANAS, Ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, con date certe e firme altrettanto certe.

Elenco, ancora una volta, i fatti veri:

  1. non è vero che i lavori per la variante inizieranno quest’anno come più volte annunciato dal Sindaco Sboarina e dalla Vicepresidente De Berti! Purtroppo, a causa loro il progetto è ancora a livello preliminare;
  2. la progettazione è ancora a livello preliminare perché nel 2011 Veneto Strade si era assunto il compito di redigere il progetto, sia preliminare che definitivo (l’incarico era stato voluto dal Consigliere Regionale PD Franco Bonfante nel 2008), ma il 24 gennaio 2020 Regione e Veneto Strade trasferivano ad Anas il compito di redigere la progettazione definitiva e lo Studio di Impatto Ambientale. Nove anni di nulla!;
  3. sono trascorsi tanti anni perché Regione Veneto e Comune di Verona non hanno trovato un accordo dal 2011 sul tracciato della variante e solo a luglio 2021, FINALMENTE, il Comune di Verona ha dato il proprio parere per il progetto definitivo;
  4. ad oggi non ci sono le risorse necessarie per costruirla perché la progettazione preliminare non consente la destinazione finanziaria. Per legge, solo dal progetto definitivo consolidato dopo la Valutazione di Impatto Ambientale è possibile provvedere al finanziamento;
  5. non è stato possibile accelerare l’iter come prevedeva il Decreto Semplificazioni (ottobre 2020) perché i requisiti richiesti per le opere stradali da commissariare erano la copertura delle risorse per almeno il 50% del totale e la progettazione definitiva;
  6. la variante non era stata inserita prima nel Decreto Olimpiadi Milano Cortina 2026 perché nel marzo del 2020 la Regione Veneto non lo chiese ed indicò altre opere stradali, di altre province;
  7. sono agli atti parlamentari i due pareri espressi dalle nostre due Commissioni Infrastrutture, Camera e Senato, nel 2021 sui due Decreti commissariamenti con i quali veniva inserita la variante tra le priorità dei medesimi commissariamenti straordinari e/o del Decreto Olimpiadi (Verona è sede della serata conclusiva), Per uno dei due il relatore sono stato io e per l’altro – relatore un Senatore di Forza Italia – la proposta è stata depositata sempre a mia firma;
  8. sono agli atti del MIMS (in presenza) e di Zoom (in videoconferenza) le riunioni che abbiamo intrattenuto – anche con altri colleghi – nel tempo sul tema;

Certo, conosciamo anche l’impegno della Regione Veneto da luglio 2021, ma siamo convinti che se lo avesse fatto qualche anno prima, la variante sarebbe già in esercizio.

L’inserimento della variante nel Decreto Olimpiadi è la più normale delle conseguenze di un impegno che si protrae da anni profuso dal Partito Democratico veronese.

Bando Periferie e recupero di Palazzo Bocca Trezza

E’ stato pubblicato, finalmente, il bando di gara per gli interventi di restauro del Palazzo Bocca Trezza, l’edificio storico che si trova nel quartiere di Veronetta, ovvero il lotto 2 finanziato con fondi statali.

Quel finanziamento ha subito un importante rallentamento. Il Governo Renzi lo aveva deciso nel 2016, ma nel 2018 il Governo Conte I l’aveva bloccato (https://www.vincenzodarienzo.it/fondi-periferie-…-toglie-a-verona/)  Solo nel 2020 il Governo Conte II, dopo nostra insistenza, l’aveva ripristinato ( https://www.vincenzodarienzo.it/torna-la-riquali…one-di-veronetta/)

Verona ha beneficiato di quei fondi: 18 milioni di euro da destinare alla riqualificazione di Veronetta.

Nel dettaglio, il progetto è diviso in tre lotti:

lotto 1 – compendio dell’ex caserma Santa Marta, con gli interventi di recupero dei fabbricati Silos di Levante, destinato a servizi universitari; Casa del Capitano, per servizi sanitari con poliambulatori; Guardiania, per sede Delegazione Centro Vigili Urbani e spazi ad associazioni;

lotto 2 – recupero di Palazzo Bocca Trezza, da destinarsi ad uso uffici comunali e spazi per servizi sociali e di quartiere;

lotto 3 – realizzazione di un Campus universitario all’interno del compendio immobiliare ex caserma Passalacqua, con impianti sportivi, parchi e parcheggi per il quartiere.

Il costo complessivo previsto per i lavori è pari a 36.480.000 euro, di cui 18.000.000 euro inerenti gli interventi con contributo statale riguardanti i lotti 1 e 2.

Il progetto concerne il restauro conservativo e la rifunzionalizzazione del Palazzo Bocca Trezza, edificio con doppio affaccio su via XX Settembre e via San Nazaro, di impostazione classicheggiante, che venne realizzato nella seconda metà del Cinquecento.

La struttura, ricca di affreschi e decorazioni, sarà ristrutturata per rendere meglio utilizzabili gli spazzi interni ed esterni, oltre all’installazione di impiantistica all’avanguardia e al ridisegno del giardino con la finalità di ristabilire il legame tra il palazzo e gli spazi aperti.

Al termine dei lavori, il palazzo sarà destinato ad uso pubblico con la collocazione all’interno di uffici comunali, zone espositive e, con funzioni temporanee, aree a disposizione delle associazioni di quartiere e zona coworking.

Nonostante il silenzio del Comune di Verona, mai pervenuto sull’argomento e, anzi, causa del blocco del finanziamento perché non aveva il progetto pronto, abbiamo ottenuto un importante risultato per Verona (l’ennesimo). Abbiamo rimesso in piedi quell’importante finanziamento che era stato bloccato dalla Lega nel Governo Conte I e a breve ne vedremo i risultati.

Arrivano finanziamenti per la Fondazione Arena

Dalla Legge di Bilancio 2022 arrivano 150 milioni di euro in due anni per le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane.

Nel dettaglio, sarà istituito un fondo con dotazione pari a 100 milioni di euro per l’anno 2022 e 50 milioni di euro per il 2023 per l’assegnazione di un contributo finalizzato a incrementare il fondo di dotazione delle fondazioni.

Un importante risorsa alla quale può aderire anche la Fondazione Arena. Infatti, tra i requisiti per avere i fondi c’è quello che nel bilancio consuntivo dell’esercizio 2021 sia indicato un patrimonio netto negativo o un patrimonio disponibile negativo e, purtroppo, la Fondazione Arena ce l’ha.

A fronte di un patrimonio indisponibile di 28.181.788 milioni di euro nel 2020, la Fondazione Arena ha un patrimonio netto di 24.921.689 mln (24.857.571 mln nel 2019 e 21.982.978 mln nel 2018). Ciò fa sì che il patrimonio netto disponibile sia negativo per 3.260.099 milioni (stabile sul 2019 con – 3.324.217 mln ed in riduzione sul 2018 con – 6.198.810 mln).

Per quanto concerne i debiti, la Fondazione ne ha per 29.182.730 milioni nel 2020 (stabili nel 2019 con 29.950.787 mln ed in diminuzione sul 2018 con 34.259.539 mln).

Valutando il confronto:

  • tra il valore della produzione – ovvero 21.346.763 nel 2020 (anno Covid), ma prendendo come riferimento il 2019 con 49.436.044 mln simile a quello 2018 con 47.075.104 mln –
  • con i costi della produzione – che sono 21.246.349 nel 2020 (anno Covid) e 46.240.327 mln nel 2019 oltre a 43.610.663 mln nel 2018 –

posso ragionevolmente dire che la Fondazione non riuscirà a breve né a ridurre il livello del debito e men che meno a fare importanti investimenti destinati ad incrementare l’attivo patrimoniale.

La conferma arriva anche dal risultato di esercizio: 64.119 euro nel 2020 (anno Covid), ma appena 2.874.590 mln nel 2019 e altrettanti 2.679.157 mln nel 2018.

Non parliamo poi del rilancio delle attività di spettacolo dal vivo mediante l’acquisto di beni strumentali, mobili e immobili, nonché mediante la realizzazione di opere infrastrutturali volte all’adeguamento tecnologico, energetico e ambientale dei teatri e degli altri immobili utilizzati per lo svolgimento delle relative attività. Si tratta di azioni urgenti e importanti, ma che la Fondazione non potrà riuscire a fare, visto la condizione economica in cui versa.

Anche molte altre Fondazioni lirico sinfoniche sono nella medesima condizione, ma in questo caso il “mal comune mezzo gaudio” non è sufficiente.

I fondi che il Governo ha deciso sono più che necessari per rafforzare le Fondazioni lirico sinfoniche.

Attenzione, però. Se la Fondazione Arena chiede il contributo e malauguratamente producesse disavanzo d’esercizio che riduce il patrimonio indisponibile, anche per un solo anno, il Ministro della cultura disporrà lo scioglimento del consiglio di indirizzo e la Fondazione sarà sottoposta ad amministrazione straordinaria.

Auspico un’attenta valutazione affinché non si realizzi questa scelta dolorosa.

Bonus edilizi, a che punto siamo

Con la Legge di Bilancio 2022, il Governo ha affrontato compiutamente il tema delle diverse tipologie di detrazioni fiscali previste per la realizzazione di interventi di efficientamento e recupero del patrimonio immobiliare.
La scelta è coerente con la rivoluzione verde e la transizione ecologica che va avanti da qualche anno. Per questa ragione l’estensione temporale dei bonus non è legata al tema della ripresa economica post Covid-19, ma è il frutto di una strategia tendente a perseguire mirabili obiettivi di medio-lungo periodo che generano effetti espansivi in termini di produzione e reddito.

Superbonus

Vengono prorogati i termini per il riconoscimento della detrazione maggiorata del 110%, in misura variabile e con effetto decrescente.
Nello specifico, per le persone fisiche che realizzano interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche, e per i condòmini, l’agevolazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, del 70% per quelle sostenute nel 2024 e del 65% per quelle sostenute nel 2025.
Per le persone fisiche che realizzano interventi su singole unità immobiliari adibite ad uso abitativo, la detrazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 30 giugno 2022, ovvero il 31 dicembre 2022 laddove alla data del 30 settembre 2021 sia stata effettuata la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (Cila) o, in alternativa, qualora gli interventi agevolabili siano realizzati su unità immobiliari adibite ad abitazione principale da parte di soggetti persone fisiche con ISEE non superiore a 25.000,00 euro annui.
Per gli Istituti autonomi case popolari IACP e gli enti assimilati, nonché per le Cooperative di abitazione a proprietà indivisa, invece, il Superbonus 110% spetta fino al 31 dicembre 2023, a condizione che alla data del 30 giugno 2023 siano stati già ultimati lavori per una percentuale di completamento dell’intervento complessivo pari almeno al 60%.

Ecobonus e Sismabonus

E’ stata stabilita la proroga triennale delle detrazioni ordinarie afferenti ad interventi edilizi di riqualificazione energetica (c.d. Ecobonus) e riduzione delle classi di rischio sismico (c.d. Sismabonus).
In particolare, viene estesa al 31 dicembre 2024 la misura agevolativa in scadenza al 31 dicembre 2021.
Vale la pena rilevare, tra l’altro, come la proroga, insistendo sull’art. 16 Dl 63/2013, riguardi non solo gli interventi strettamente inerenti al c.d. Sismabonus, ma, più in generale, tutti gli interventi edilizi disciplinati dall’art. 16-bis, comma 1, D.P.R. 916/1986 (c.d. TUIR), richiamati in seno al citato art. 16.
In forza del citato rinvio normativo, dunque, saranno inclusi nella proroga triennale anche quegli interventi edilizi che rientrano nell’ambito del c.d. Bonus Casa, anche noto come Bonus Ristrutturazioni.
Sul punto, inoltre, ci sono novità anche in tema di Bonus mobili. In relazione alle spese documentate e sostenute negli anni 2022, 2023 e 2024 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, viene riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, nella misura del 50 per cento delle spese. Muta l’ammontare massimo sul quale calcolare la detrazione, che, dagli attuali 16.000 euro, viene limitato a 5.000 euro.

Bonus Facciate sino al 2022

La legge di Bilancio 2022 proroga, in ordine alle spese a tal fine sostenute nel corso dell’anno 2022, l’agevolazione cd “bonus facciate”.
Per i contribuenti che sostengono spese nell’anno 2022, relative ad interventi di recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, la detrazione d’imposta IRPEF o IRES, originariamente prevista nella misura del 90% è riconosciuta nella misura ridotta del 60%.

Sconto in fattura e cessione del credito

Viene prorogato il meccanismo che regola l’esercizio delle opzioni alternative alla fruizione diretta della detrazione dall’imposta lorda, ossia la cessione del credito d’imposta e il contributo sotto forma di sconto in fattura, sia con riguardo ai bonus edilizi ordinari non 110% che al Superbonus 110%.
In merito ai bonus soggetti ad aliquota ordinaria (non 110%), è stata prevista la possibilità, per i soggetti che sostengono spese “negli anni 2020, 2021, 2022, 2023 e 2024”, di optare per le c.d. opzioni alternative alle detrazioni d’imposta ordinarie non 110%.
Con specifico riguardo al c.d. Superbonus 110%, è stata prevista l’estensione della possibilità di esercitare le dette opzioni alternative relativamente alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2025.