Tamponi (la verità) ed i test sierologici

Il Governo ha avviato un’un’indagine di sieroprevalenza (epidemiologica e statistica) concernente la diffusione nella popolazione italiana del COVID-19.

L’indagine si basa sull’esecuzione di analisi sierologiche, intese a rilevare la presenza di anticorpi specifici negli individui compresi nei campioni. Le finalità dell’indagine consistono:

  • nell’acquisizione di un quadro di dati sullo “stato immunitario” della popolazione e sulla diffusione del virus, superando le difficoltà di valutazione relative alla quota di soggetti che abbiano contratto l’infezione senza sintomi o con scarsi sintomi;
  • nella conseguente acquisizione di informazioni sulle caratteristiche epidemiologiche, cliniche e sierologiche del virus (ivi compreso il tasso di letalità);
  • nella possibilità di adeguare, sulla base di tali cognizioni, le misure di profilassi e di contenimento e le decisioni strategiche nel settore sanitario e socio-sanitario.

Nel contempo, è stata fatta un’analisi sui tamponi fatti, per capire a che punto siamo (oltre la propaganda).

E’ emerso che sui 2,5 milioni di tamponi effettuati, circa un terzo sono di controllo su soggetti già testati e che ogni Regione va per conto suo.

Per gli esperti sarebbe utile fissare invece uno standard minimo di almeno 250 tamponi diagnostici al giorno per 100.000 abitanti. Un dato al quale nessuna Regione è finora arrivata.

A tal proposito, però, si sospettano comportamenti opportunistici delle Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che, in base agli algoritmi attuali, aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown. Sarebbe il colmo!

Il fatto è che nella fase 2 i tamponi sono il monitoraggio migliore per studiare l’andamento dell’epidemia ed è, quindi, necessario che l’attività diagnostica proceda sempre più capillarmente.

Il Veneto effettua in media circa 170 tamponi al giorno per 100mila abitanti, dato molto lontano dall’ottimale. Ma, soprattutto, rileva che di questi, il 42% sono effettuati su soggetti già testati in passato (personale sanitario, contagiati). Pertanto, i veri tamponi diagnostici sono il restante 58% di quelli effettuati.

Questo è un dato che rivela quanto sia sbagliata la propaganda di Zaia che fa credere che il “tamponamento” massivo in Veneto sta favorendo il contenimento del contagio.

Anzi, emerge con chiarezza che il numero dei tamponi giornalieri per 100.000 abitanti è molto esiguo rispetto alla massiccia attività di monitoraggio necessaria nella fase 2. Se, malauguratamente, per un certo periodo, ovvero all’inizio della riapertura, l’eventuale diffusione del contagio non venisse subito rilevata a causa dell’insufficienza dei tamponi da fare, siamo fritti.

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