Terrorismo, in Italia siamo al sicuro?

Dic 28 2016
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L’attentato di Berlino ha riproposto il tema della sicurezza e del terrorismo, un tema che viene spesso accostato strumentalmente all’immigrazione. Sbagliato.

Purtroppo, la certezza che tutto finisca non c’è. Anzi, in futuro potrebbe aumentare perché proseguono sia le guerre nel mondo musulmano sia la facilità nel diffondere propaganda via Internet.
Per quanto riguarda l’Italia, non dobbiamo dimenticare che se in passato la Moschea di Viale Jenner a Milano era stata identificata come la principale sede europea di arruolamento per Al Qaeda, l’attentatore di Nizza aveva legami italiani, con un uomo che ha abitato in Puglia e l’attentatore di Berlino era venuto in Italia. Riteneva Sesto San Giovanni un posto sicuro?
L’Italia, pertanto, viene usata come base di appoggio, o come passaggio libero, perché è una perfetta base logistica per chi voglia entrare e operare in Europa.
Quindi, siamo al sicuro o no?
Va detto che l’antiterrorismo italiano ha molti anni di esperienza, sia per la lotta al terrorismo interno sia a organizzazioni mafiose.
L’Italia, poi, ha usato moltissimo lo strumento delle espulsioni, anche se nel breve periodo è considerato efficace ma nel lungo non risolve il problema: dal 2004 al 2014 i Governi hanno espulso per motivi di sicurezza nazionale una media di 14 persone all’anno; negli ultimi due anni il numero delle espulsioni è salito a 123, la maggior parte delle quali dirette a marocchini e tunisini.
Le espulsioni hanno colpito soggetti che a causa della loro radicalizzazione potevano crare problemi alla nostra vita democratica, anche semplicemente attraverso la diffusione dell’ideologia terroristica oggi perorata dall’Isis. Tra gli espulsi, diversi Imam radicali.
In ogni caso, ad oggi non risultano elementi concernenti il jihadismo organizzato, anche per la mancanza di ghetti che altrove sono stati luogo di diffusione e mobilitazione e il ritorno dei “foreign fighters” non è ancora diventato un problema di grandi dimensioni.
Purtroppo non si può dire lo stesso per il jihadismo cosiddetto “homegrown”, quello scollegato dalle grandi reti terroristiche internazionali e dalle moschee e basato soprattutto sulle comunicazioni su internet.
È proprio questo pericolo che in questi giorni sta preoccupando e contro il quale si sta provvedendo con le barriere all’ingresso di luoghi molto frequentati.
Per fronteggiarlo, il Governo non solo ha incrementato le Forze di Polizia sul territorio, ma ha destinato risorse e mezzi ai servizi di sicurezza per favorire le attività di intelligence che, nonostante tutto, sono alla base per qualsiasi risposta preventiva.

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