Tracciabilità del petrolio importato

Nov 30 2015
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È necessario eliminare ogni forma di finanziamento al cosiddetto stato islamico. È inaccettabile che nel momento in cui la comunità internazionale sta combattendo quelle milizie, quel petrolio macchiato di sangue circoli liberamente in Europa e, forse, anche in Italia. L’Italia partecipa alla coalizione che sta contrastando l’espansione di Daesh, abbiamo il dovere di eliminare ogni dubbio sui finanziamenti. Per questo ho accolto l’idea della petizione e ho chiesto al Governo se non sia necessario e urgente promuovere un’iniziativa legislativa – e/o condividere analoga proposta con altri partner europei – per fissare regole e discipline che prevedano la tracciabilità del petrolio introdotto in Italia (e in Europa), al fine di bloccare le operazioni di acquisto di prodotti petroliferi provenienti dai territori occupati da Daesh ed interrompere il conseguente il flusso finanziario. Non vedo altre possibilità di impedire l’ingresso di quel petrolio.

Interrogazione a risposta scritta

AL MINISTRO PER GLI AFFARI ESTERI
AL MINISTRO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE
per sapere, premesso che:

si ha notizia che Daesh ha occupato numerosi pozzi di petrolio in Iraq e in Siria;

secondo fonti di stampa, ogni mese Daesh incasserebbe circa 50 milioni di dollari grazie a tali giacimenti di greggio: la stima arriverebbe da fonti come l’intelligence irachena e quella americana. A conferma di ciò un documento del “Diwan al-Rakaaez”, il ministero delle finanze del sedicente Califfato, pubblicato dall’Associated Press, afferma che i ricavi delle vendite del solo petrolio siriano ad aprile 2015 sono stati di 46 milioni e 700 mila dollari. Nello stesso documento sono indicati 253 pozzi sotto il controllo di Daesh in Siria, di cui 161 operativi grazie all’impiego di 275 ingegneri e 1.107 operai, salvo variazioni nel frattempo subentrate;

la vendita del petrolio sarebbe la principale entrata del sedicente Califfato, soldi che servono evidentemente per pagare i miliziani, acquistare armi, riparare le infrastrutture colpite dai raid, ecc.;

fuori dai territori attualmente occupati, Daesh utilizzerebbe una folta rete di contrabbandieri, che opererebbero soprattutto in Turchia, ai quali venderebbe il petrolio a prezzi inferiori a quelli di mercato;

le dimensioni del traffico sarebbero indirettamente confermate dalle dichiarazioni delle autorità turche che dal 2011 avrebbero sequestrato 5,5 milioni di litri di petrolio illegale in arrivo dalla Siria;

si stima che il sedicente Califfato estragga ogni giorno 30 mila barili dagli impianti siriani e 10-20 mila dall’Iraq, per lo più dai giacimenti vicino Mosul;

la Legge 13 agosto 2010, n. 136 – Piano straordinario contro le mafie, nonche’ delega al Governo in materia di normativa antimafia, all’art. 3 prevede la tracciabilità dei flussi finanziari, per bloccare le operazioni con soldi provenienti dalla mafia, con determinazione delle linee guida n. 4 del 7.7.2011;

dal dicembre 2014 il Regolamento europeo prevede la tracciabilità e l’origine dei prodotti agro-alimentari;

non esiste allo stato una normativa che riguardi la tracciabilità e l’origine del petrolio acquistato dall’Italia, per bloccare le operazioni di acquisto di prodotti petroliferi provenienti dai territori occupati da Daesh ed interrompere conseguente il flusso finanziario;

se non sia necessario e urgente promuovere un’iniziativa legislativa – e/o condividere analoga proposta con altri partner europei – per fissare regole e discipline che prevedano la tracciabilità del petrolio introdotto in Italia (e in Europa), al fine di bloccare le operazioni di acquisto di prodotti petroliferi provenienti dai territori occupati da Daesh ed interrompere conseguente il flusso finanziario.

 

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