Trump pensa solo alle elezioni

Con l’uccisione di Qassem Soleimani, il comandante delle brigate al Qods del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Trump ha commesso un gravissimo errore, tipico di chi pensa solo alle campagne elettorali ed al consenso. Come è noto, a novembre si voterà il nuovo Presidente USA.

Quel militare aveva un ruolo importantissimo. Era il responsabile delle operazioni all’estero della Repubblica Islamica iraniana: dalla lotta allo Stato Islamico al puntellamento dell’Iraq post-Isis, fino all’assedio di Aleppo e alla riconquista della Siria a favore di Bashar al-Assad.

Ovviamente, non mi schiero con un personaggio simile, ne mi convince la propaganda americana contro di lui, ma sono in grado di valutare le ripercussioni di quelle azioni.

Ebbene, con questo attacco Trump ha trasformato Soleimani in un martire per eccellenza, subito utilizzato dagli Ayatollah può ricompattare un paese profondamente diviso al proprio interno, anche per effetto del peggioramento delle sue condizioni economiche, e pertanto dell’aumento del malcontento. Nell’area medio orientale, inoltre, la mossa darà origine a una nuova ondata di destabilizzazione.

La giustificazione ufficiale è quella della difesa preventiva contro gli attacchi a obiettivi statunitensi che il generale Suleimani stava pianificando in Iraq. Un’accusa impossibile da verificare e, quindi, dalla dubbia legittimità giuridica.

Gli omicidi non trovano giustificazione nel diritto internazionale umanitario. In questo caso, inoltre, rappresenta una sfida alla sovranità nazionale di un governo nemico. Tutti fattori che sono un pericoloso precedente.

Per tutti.

Sono convinto che Trump abbia agito seguendo un mero calcolo politico interno.

L’uccisione di quel militare così potente nel Medio Oriente (e la debolezza del regime teocratico iraniano, che è un altro elemento di preoccupazione) può essere vantata da Trump davanti ai cittadini statunitensi in questo periodo elettorale.

Il problema sarà se non ha calcolato le conseguenze, ovvero se avrà la capacità di fare fronte a tutto quello che accadrà, nel breve e nel lungo periodo.

A meno che – ma questo sarebbe suicida solo pensarlo – non abbia voluto intenzionalmente avviare il tutto proprio per sfruttare gli accadimenti successivi in chiave di campagna elettorale.

Insomma, non vedo una sola ragione, una, per dire che si è trattato di una buona mossa.

Ci sarà una ragione per la quale, nonostante Soleimani fosse sulla lista dei ricercati da anni, e ben individuabile, diverse amministrazioni precedenti a quella di Trump non hanno agito nello stesso modo?

Ah dimenticavo. In Italia uno solo si è sperticato a dire che Trump ha fatto bene. Chi poteva essere se non quello che fa le stesse cose, ovviamente in proporzione, in Italia per lucrare consenso?

Si, proprio lui, Salvini.

Ha nuovamente dimostrato di essere pericoloso. Se fosse stato il premier avrebbe attirato l’attenzione verso l’Italia di tanti che vorrebbero vendicare l’atto compiuto da Trump.

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