Un commissario per il collettore del Garda

Ormai sono passati 5 anni dal finanziamento del Governo Renzi per rifare il collettore del Garda e nonostante tutto questo tempo i soldi che coprono oltre la metà del costo preventivato sono ancora lì e del nuovo collettore neanche l’ombra!

Peraltro, è noto a tutti che l’attuale collettore, vecchio di oltre 50 anni, potrebbe cedere da un momento all’altro. Così si era espresso l’esperto intervenuto in occasione dell’affioramento a galla del tubo/collettore lungo circa 100 metri dopo aver rotto la tenuta a terra.

In questi cinque anni, un’altra cosa non è avvenuta: la Regione del Veneto non ha ancora investito un euro nell’opera. Incredibile, ma è così.

In ogni caso, l’ho sempre chiesto e ne sono sempre più convinto: l’unica cosa da fare è nominare un commissario straordinario per realizzare, ed in fretta, questa importante infrastruttura fognaria.

Ci sarebbe anche l’occasione concreta.

Il decreto “sblocca cantieri” dispone di individuare gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio-economico a livello nazionale, regionale o locale, per la cui realizzazione o il cui completamento si rende necessaria la nomina di uno o più Commissari straordinari.

Lo scopo è sostanzialmente quello di accelerare le procedure in modo da consentirne la realizzazione nel più breve tempo possibile.

In qualità di relatore del primo Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri che commissariava 57 opere in Italia, in previsione del secondo DPCM che dovrà essere emanato entro giugno, ho proposto il commissariamento del collettore, perché lo ritengo strategico per il futuro.

Solo il commissario può risolvere problemi atavici, che sono anche caratterizzate da risvolti che vanno ben oltre il territorio veronese.

Non voglio neanche immaginare il danno di immagine enorme per l’Italia se l’attuale sistema fognario dovesse cedere.

 

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