Un Paese più coeso, più forte, più giusto

Mar 28 2019
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Su quel pseudo convegno sulla famiglia si è detto tanto e, per fortuna, la risposta sarà adeguata.

Sono convinto che le persone e le famiglie, nelle loro diverse declinazioni, devono essere al centro del nostro sforzo per una nuova Italia. Dare forza e sicurezza alle famiglie vuol dire proteggere e difendere il benessere di tutti, sostenere le prospettive di crescita e di sviluppo del nostro Paese.

L’Italia deve finalmente diventare un Paese favorevole alle relazioni, alla generatività e alla cura, e al rispetto delle libertà di tutte e tutti, rifiutando ogni forma di discriminazione per le persone LGBT+.

Stare dalla parte delle famiglie significa costruire una rete solida di servizi, lottare per la libertà e l’autodeterminazione delle donne, combattere contro ogni discriminazione e diseguaglianza, anche sociale, moltiplicare le opportunità, affermare i diritti di tutte e di tutti.

Siamo il Paese europeo con più disparità, quello con meno figli, quello con meno occupazione femminile, quello con maggior divario tra uomini e donne, e quello che cresce meno. C’è un filo che lega questi dati, dal quale emerge un’indicazione molto chiara: dove mancano welfare e diritti c’è meno sviluppo. Più welfare e più parità di genere significa più sviluppo, per tutti.

Il governo gialloverde, incapace di dare risposte ai concreti bisogni di donne e uomini, ha scelto la via facile e breve della propaganda, del rifugio nell’ideologia.

I risultati negativi sono evidenti: nessuna azione concreta per rendere migliore la vita delle persone e sostenere le scelte familiari e genitoriali, ma solo slogan e attacchi a conquiste di civiltà che credevamo ormai consolidate. Nel Paese si assiste al tentativo di respingere le donne in una condizione di subalternità, di imporre un unico modello di famiglia, negando le differenti forme di relazioni familiari e genitoriali, di rimettere in discussione la legge per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

Lasciamo perdere, poi, i campioni dell’ipocrisia. Salvini, Meloni, sono persone che le famiglie le hanno sciolte o hanno figli senza essere spostati. Eppure, quello che hanno fatto per noi è nelle cose, per loro è censurabile pubblicamente, tranne poi farlo in privato. Un’ipocrisia senza limiti.

Congresso delle Famiglie di Verona

Il Congresso delle Famiglie di Verona, con un preoccupante protagonismo di forze di estrema destra nazionali e internazionali, è la rappresentazione plastica di un tentativo di riportare indietro il Paese o, peggio, di utilizzare strumentalmente il tema delle famiglie e delle libertà delle donne per un progetto politico autoritario e regressivo. Per questo, la partecipazione al Congresso di Verona di ministri di peso – il ministro dell’Interno, il ministro per la Famiglia e, soprattutto, il ministro dell’Istruzione –è un fatto gravissimo.

Sono in pericolo lo stato di diritto, la libertà delle persone, la garanzia del pluralismo politico e culturale.

Dobbiamo difendere la libertà delle donne, la libertà delle persone LGBT+, la libertà dei più vulnerabili.

Le conquiste di civiltà che hanno trasformato l’Italia in un paese libero, ci dicono anche che i modelli di vita e la libertà affettiva non possono essere omologati, né si può pretendere che lo Stato possa determinare queste scelte.

La famiglia non è gerarchia, ma comunità di affetti, indipendentemente dalla sua forma e dall’orientamento sessuale di chi la compone. Ogni famiglia deve essere il luogo in cui donne e uomini, ragazze e ragazzi siano messi nella condizione di realizzarsi liberamente.

Le donne esercitano ogni giorno nella loro vita libertà e responsabilità. Deve essere loro garantita la libertà di diventare madri e di svolgere allo stesso tempo il lavoro che hanno scelto, in condizioni di parità con gli uomini. Le relazioni di genere devono essere relazioni di libertà, reciproco rispetto, condivisione del lavoro domestico e di cura, e soprattutto piena autonomia. Non è un caso se il tasso di natalità cresce laddove c’è maggiore parità di genere, le donne lavorano e hanno una loro autonomia economica, specie se supportata da una forte rete di servizi per l’infanzia.

Essere con le persone e con le famiglie significa:

  • mettere subito in campo un piano per i primi 1000 giorni di vita dei bambini, agendo su due livelli: 1) investire nei servizi educativi 0-3 anni per raggiungere in breve tempo l’obiettivo del 33% di copertura per gli asili nido 2) all’interno di un grande piano per sostenere il fondo sanitario, lanciare una serie di azioni per facilitare l’accesso ai servizi e alle attività di prevenzione sanitaria, vaccinazioni, cure
  • sostenere la genitorialità con un intervento sulla tassazione che accompagni la vita delle famiglie in ogni sua fase e con l’istituzione di un assegno unico per i figli a carico
  • sostenere la parità di donne e uomini nell’accesso ai congedi familiari, nei salari, e attraverso la stabilizzazione dei finanziamenti degli istituti di conciliazione tra famiglia e lavoro già presenti nella contrattazione collettiva. Servono strumenti che allarghino le opportunità per ogni forma di lavoro, dipendente e autonomo
  • accompagnare il desiderio di diventare genitori rendendo più semplice il ricorso alle tecniche di procreazione assistita, riformando la legge sulle adozioni e riconoscendo i diritti delle bambine e dei bambini delle famiglie arcobaleno
  • riconoscere e sostenere ogni tipo di famiglia e di unione – monoparentale, eteroparentale, omogenitoriale – perché nessuno deve sentirsi invisibile.
  • contrastare ogni forma di violenza familiare, di genere e omotransfobica, rimuovere gli stereotipi di genere, sostenere una cultura basata sul rispetto dell’altro e delle diversità, a partire dal rifiuto di linguaggi stereotipati e violenti, anche sul web, riconoscere e denunciare la violenza contro donne, persone LGBT+ e minori vulnerabili è il primo passo per la costruzione di una nuova cittadinanza libera e solidale.

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