Uno sguardo su “Quota 100”.

“Quota 100” , sperimentale e aggiuntivo rispetto ai percorsi pensionistici ordinari di vecchiaia e anticipato, ha permesso il pensionamento ai lavoratori iscritti alle gestioni previdenziali dell’INPS che hanno perfezionato congiuntamente, nel triennio 2019-2021, i requisiti di almeno 62 anni di età e almeno 38 di anzianità contributiva-

“Quota 100” ha consentito di uscire dal mercato del lavoro sino a cinque anni prima rispetto ai requisiti ordinari per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata (tra il 2019 e il 2024 i requisiti minimi per il pensionamento di vecchiaia sono 67 anni di età e 20 di anzianità contributiva , mentre i requisiti per quello anticipato si mantengono sino al 2026 al livello assunto nel 2016 di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).

“Quota 100” è stata introdotta con l’obiettivo di reinserire nel sistema margini di flessibilità nelle scelte di pensionamento dopo che, come risposta alle difficoltà connesse con la crisi finanziaria del 2008 e all’esigenza di assicurare la sostenibilità di medio-lungo periodo dei conti pubblici, la riforma del 2011 aveva innalzato e reso più stringenti i requisiti.

La legge di bilancio per il 2022 ha infine introdotto “Quota 102”. Per accedervi è necessario avere almeno 64 anni di età e maturare almeno 38 anni di anzianità contributiva entro la fine del 2022. L’introduzione per un solo anno di “Quota 102” ha rappresentato un compromesso tra Governo e Parti sociali per evitare, alla scadenza di “Quota 100”, il repentino ritorno ai requisiti ordinari “Fornero” in attesa di una revisione strutturale delle regole nel senso di una maggiore flessibilità nel pensionamento.

Anche se “Quota 100” ha registrato minori adesioni rispetto a quanto atteso prudenzialmente nelle previsioni ufficiali, questo canale di uscita è stato comunque utilizzato da un’ampia platea di lavoratori che a fine 2025 (quando saranno pressoché esauriti i potenziali aderenti, purché i requisiti siano maturati entro il 2021) potrebbe anche superare i 450.000 soggetti.

Di seguito si riassumono i dati principali.

Al 31 dicembre 2021 le domande accolte sono risultate complessivamente poco meno di 380.000, ampiamente al di sotto di quelle attese. A ricorrere a “Quota 100” sono stati soprattutto gli uomini. Quasi l’81 per cento dei pensionati con “Quota 100” vi è transitato direttamente dal lavoro.

Se in valore assoluto le pensioni con “Quota 100” sono state più concentrate al Nord, meno al Mezzogiorno e ancor meno al Centro, quando espresse in percentuale della base occupazionale o del flusso medio delle uscite per pensione anticipata mostrano le incidenze maggiori al Mezzogiorno e minori al Nord, con il Centro in posizione intermedia.

È stata registrata anche una prevalenza a lasciare il lavoro alla prima decorrenza utile, con almeno uno dei requisiti di età e anzianità al livello minimo. L’età media alla decorrenza si è attestata poco al di sopra di 63 anni, mentre l’anzianità media è di 39,6 anni.

Si stima che la spesa effettiva – di consuntivo sino al 2021 e proiettata dal 2022 al 2025 – potrà attestarsi a circa 23,2 miliardi. Si tratta di una minore spesa di 10,3 miliardi sui 33,5 originariamente stanziati.

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